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Nicotinamide N-Methyltransferase: a new diagnostic marker and a terapeutic target in oral carcinoma
Il carcinoma squamocellulare (OSCC) rappresenta la lesione neoplastica più frequente nella cavità orale. Nonostante i progressi effettuati in campo sia chirurgico sia terapeutico, la sopravvivenza media a 5 anni si mantiene ancora al di sotto del 50%. La ricerca di marcatori molecolari coinvolti nella progressione neoplastica risulta essere quindi di primaria importanza.
In relazione a studi precedentemente condotti, che hanno portato all’identificazione dell’enzima Nicotinamide N-metiltrasferasi (NNMT) quale potenziale marker di alcune tipologie di tumore, è risultato interessante intraprendere uno studio dell’espressione dell’NNMT nel carcinoma orale squamocellulare. Tale analisi è stata condotta su campioni di tessuto orale sano e canceroso relativi a pazienti affetti da OSCC, affrontando uno studio sia a carico del mRNA mediante RT-PCR e Real-Time PCR, sia a carico della proteina mediante Western blot, analisi immunoistochimiche e saggio di attività enzimatica. Allo scopo di esplorare il coinvolgimento dell’NNMT nel metabolismo della cellula tumorale, sono stati successivamente effettuati esperimenti di silenziamento dell’enzima in una linea cellulare di carcinoma orale; le cellule trasfettate e quelle di controllo sono state in seguito inoculate in topi nudi.
I risultati ottenuti hanno consentito di osservare un aumento significativo dell’espressione dell’NNMT (tessuto tumorale vs mucosa sana) nella maggior parte dei soggetti privi di metastasi, mentre nei casi che presentavano metastasi linfonodali l’NNMT non sembrava subire marcate alterazioni della sua espressione. L’analisi immunoistochimica ha confermato l’overespressione della proteina nei campioni di OSCC rispetto ai campioni di mucosa sana dove il segnale era quasi o del tutto assente. Inoltre l’aumento di espressione dell’NNMT risultava più marcato nei campioni di tumore moderatamente o ben differenziato rispetto ai campioni di tumore indifferenziato.
I risultati ottenuti mediante saggio di attività catalitica hanno indicato un aumento dei livelli di attività dell’enzima nel tessuto tumorale nella quasi totalità dei campioni esaminati.
Il silenziamento dell’NNMT effettuato su cellule di carcinoma orale ha comportato una diminuzione della crescita cellulare e della capacità di formare colonie in assenza di adesione al substrato. Gli esperimenti condotti sui topi atimici hanno mostrato come l’inoculo delle cellule trasfettate nelle quali il gene NNMT era stato silenziato determinava la formazione di masse tumorali di dimensioni marcatamente ridotte rispetto a quelle ottenute in seguito all’inoculo delle cellule di controllo.
L’elevata espressione dell’NNMT nel carcinoma squamocellulare sembrerebbe indicare che l’enzima possa svolgere una funzione importante nel processo di oncogenesi orale. L’esistenza di una correlazione inversa tra i livelli di espressione dell’NNMT in OSCC (tumore versus mucosa sana) e la presenza di metastasi supporta l’ipotesi secondo la quale l’enzima possa svolgere un importante ruolo nell’invasione neoplastica, candidandolo a potenziale marcatore prognostico di tale neoplasia. L’identificazione di una correlazione inversa tra i livelli di espressione dell’NNMT e il grado istologico suggerisce un possibile ruolo dell’enzima nelle fasi iniziali dell’oncogenesi. I risultati delle analisi di attività enzimatica consentono inoltre di candidare l’NNMT quale possibile marcatore diagnostico di tale tipologia neoplastica. I risultati ottenuti in seguito agli esperimenti di silenziamento ed analisi in vivo evidenziano un coinvolgimento dell’enzima NNMT nella proliferazione cellulare. Il silenziamento di tale enzima comporta infatti una riduzione della capacità proliferativa e del potenziale tumorigenico della cellula neoplastica; la sua inibizione potrebbe quindi rappresentare un possibile approccio molecolare alla terapia del carcinoma orale
Internazionalizzazione e finanza innovativa: un Trading System per la gestione del rischio di cambio
Il “mercato globale” esprime l’idea dell’eliminazione delle barriere spaziali: idealmente,l’impresa globale è quella che riesce a portare il proprio prodotto ovunque, in qualsiasi momento, per offrirlo in un mercato locale. Esportare è il metodo più “naturale” ed immediato per conquistare una posizione nel mercato globale. E’ anche la soluzione che richiede il minor impegno
in termini di risorse, quindi la più adottata dal “tessuto economico-produttivo” italiano, caratterizzato e trainato prevalentemente da PMI. Tuttavia, a fianco dei benefici che l’attività di
import/export consente, non dobbiamo sottovalutarne i rischi peculiari: i rischio politico (instabilità istituzionale), giuridico (inadeguatezza delle leggi a tutela dei diritti soggettivi), valutario (possibile blocco dei pagamenti) e di cambio.
Tra le problematiche appena citate, il rischio di cambio ha un peso notevole, sia per la sua natura essenzialmente e puramente aleatoria - che ne rende difficoltose la valutazione e la gestione - sia per il peso che riveste per il buon esito delle operazioni commerciali, e quindi in
ultima analisi per la redditività stessa di tali attività. Le imprese italiane, e specialmente quelle piccole o medie, pur se fortemente sbilanciate verso l’internazionalizzazione, non si dotano quasi
mai di una struttura interna che analizzi tale problematica e la gestisca con criteri manageriali che ne assicurino non solo il controllo, ma lo stesso sfruttamento come leva competitiva.
Nell’accezione tradizionale, coprire una particolare posizione in valuta significa avere un ammontare analogo in valuta estera tale che un cambiamento del tasso di cambio contro di questa è bilanciato esattamente dal guadagno/perdita sulla valuta estera.
Oltre ai metodi tradizionali come Forwards e finanziamenti in valuta, ne esistono di nuovi ed efficienti quali Domestic Currency Swap, Opzioni e Gestione dinamica sul Forex Spot.
La domanda che ci siamo posti in questa sede è: come difendere i prezzi all'export, con un
euro che minaccia di diventare sempre più forte? Con questo lavoro si è dimostrato come una gestione dinamica della copertura del rischio di cambio con negoziazione di valuta spot effettuata attraverso l’applicazione meccanica di una specifica strategia di trading sia attualmente la forma
più moderna, più economica e trasparente di copertura del rischio di cambio.
Limitandoci al solo rapporto Eur/Usd si è evidenziato come le imprese italiane possano
affrontare il rischio di cambio in modo non solo difensivo: la strategia proposta si pone in alternativa all’offerta bancaria sia tradizionale (troppo difensiva) che innovativa (potenzialmente
profittevole ma rischiosa e, soprattutto, poco trasparente).
Attraverso implementazione della strategia in esame (Hedging + Trading System) qualsiasi
impresa che esporti può quindi raggiungere un triplice obiettivo:
- annullare il rischio di cambio;
- ottimizzare i flussi di cassa;
- generare delle differenze positive su cambi.
Per il raggiungimento di tali risultati si è utilizzato i principi di analisi tecnica applicati in modo sistematico per l’ottenimento di una specifica strategia.
Il Modello Export - Ema3VsEma21_filter_rsi (TF 240) - è dedicato a quei soggetti
strutturalmente esposti all’indebolimento del dollaro (tipicamente aziende esportatrici).
Scopo del modello è la stabilizzazione nel tempo dei flussi in valuta preservando le aziende da perdite su cambi nel bilancio e consentendo di investire nei mercati denominati in dollari senza
occuparsi dell’andamento del cambio: tale strategia ha permesso di salvaguardare l’azienda dalle imprevedibili oscillazione del cambio EurUsd ottenendo, a fronte di potenziali perdite, reali
differenze positive su cambi. Una sapiente politica di coperture, dinamica, attiva, tesa sì a cogliere
le opportunità di mercato, ma soprattutto a salvaguardare il business aziendale, può riuscire a frenare i pericoli che un mercato valutario in continuo movimento pone alle nostre imprese
Surgical management of hepatolithiasis
La calcolosi primaria intraepatica o epatolitiasi si definisce come la litiasi dei dotti biliari prossimali alla confluenza dei dotti epatici destro e sinistro,
indipendentemente dalla coesistenza di calcoli nella via biliare principale o nella
colecisti.
Si tratta di una patologia diffusa soprattutto in Asia e nelle aree del Pacifico, ma la cui incidenza nei paesi occidentali è in aumento per la migrazione da aree endemiche. Inoltre in occidente casi di epatolitiasi possono essere conseguenza di
stenosi benigne o maligne, di colangite sclerosante primaria o secondaria, di
sindrome di Caroli o di cisti coledociche.
Il trattamento è caratterizzato da un approccio multidisciplinare: si è passati dalla colangiodigiunostomia (uno dei trattamenti più eseguiti per epatolitiasi prima del 1985) alla introduzione dopo il 1986 di tecniche radiologiche interventistiche (PTC con o senza litotrissia) o endoscopiche (ERCP con o senza litotrissia), della litotrissia
extracorporea, della terapia con acidi biliari.
In un crescendo di avanzamenti tecnici e culturali, proprio a seguito della riduzione
della morbilità e della mortalità delle resezioni epatiche, queste tecniche sono state sempre più combinate in vario modo alle epatectomie, che hanno consentito un
trattamento più radicale della patologia.
Le resezioni epatiche dapprima limitate alla malattia unilaterale sono state poi
estese quanto ad indicazione alla malattia bilaterale, privilegiando le resezioni
anatomiche.
Le nuove tecniche laparoscopiche hanno consentito epatectomie laparoscopiche e
nuove possibilità di intervento sulle vie biliari sfruttando la esperienza della
esplorazione laparoscopica della via biliare principale.
In studio altre opzioni terapeutiche come la embolizzazione chimica dei dotti biliari.
Infine in presenza di malattia avanzata è stato proposto il trapianto.
Il tutto grazie all’apporto multidisciplinare di più specializzazioni mediche e
nell’ambito della specializzazione chirurgica di esperti in più tecniche e discipline (dagli epatologi agli oncologi chirurghi ai trapiantisti).
Si riportano due casi di calcolosi primaria intraepatica, sottoposti a resezione
chirurgica
Study of the protective human antibody response against a broad range of influenza viruses through cloning and characterization of human monoclonal antibodies
L’Influenza rappresenta un grave problema di salute pubblica che può portare a condizioni
patologiche severe e causa da 250000 a 500000 morti ogni anno nel mondo. Durante le epidemie stagionali, l’immunità pre-esistente, dovuta ad una precedente infezione o alla vaccinazione con
virus della precedente stagione, può fornire solo una protezione parziale a causa dell’insorgenza di mutazioni antigeniche nelle glicoproteine del pericapside virale. Questo fenomeno prende il nome
di deriva antigenica. La comparsa di un nuovo virus influenzale, distinto dai virus comunemente circolanti, è conosciuta con il nome di spostamento antigenico e può causare pandemie. Sebbene rare, le pandemie sono eventi che, potenzialmente, possono essere associate ad elevati tassi di
morbilità e mortalità a causa dell’assenza o dei bassi livelli di immunità pre-esistente nella popolazione umana.
È stato ampiamente dimostrato che la risposta immune umorale svolge un compito rilevante nel controllare l’infezione da virus influenzale. L’immunizzazione passiva è risultata efficace contro i
virus H1N1 e H5N1 suggerendo che il trattamento con anticorpi può rappresentare un potenziale approccio per prevenire e trattare l’infezione influenzale.
Questo studio descrive il clonaggio molecolare, le caratteristiche di legame e l’attività neutralizzante di due anticorpi monoclonali umani denominati PN-SIA28 e PN-SIA49.
In saggi di immunofluorescenza, sia PN-SIA28 che PN-SIA49 riconoscono cellule infettate con tutti i sottotipi H1N1 testati, incluso il virus H1N1 della pandemia del 2009. Inoltre, PN-SIA28 lega
anche cellule infettate con i virus di sottotipo H3N2 testati. Nessuna reattività è stata dimostrata contro il ceppo B/Lee/40. Cellule trasfettate con il gene dell’emoagglutinina (HA) del virus
A/Puerto Rico/8/34 o A/South Carolina/1/18 sono riconosciute sia da PN-SIA28 che da da PNSIA49,suggerendo che questi anticorpi legano un determinante antigenico conservato nella HA.
L’analisi tramite Western Blotting ha mostrato che l’epitopo riconosciuto da entrambi gli anticorpi è
presente solo nella forma HA0 dell’emoagglutinina e, in saggi di competizione, sia PN-SIA28 che
PN-SIA49 sono spiazzati dall’anticorpo monoclonale murino C179, che riconosce un epitopo conformazionale situato sulla regione stem della HA. Questi dati indicano che, anche, l’epitopo
riconosciuto dai due anticorpi è situato sulla regione stem della HA. PN-SIA28 e PN-SIA49 neutralizzano tutti i sottotipi H1N1 utilizzati in questo studio. Inoltre, PN-SIA28 ha una potente attività neutralizzante contro diversi virus di sottotipo H3N2. Nessuna attività neutralizzante è stata
osservata contro il ceppo influenzale di tipo B, B/Lee/40.
In conclusione, PN-SIA28 e PN-SIA49 sono in grado di legare e neutralizzare un ampio spettro di virus influenzali di sottotipo H1N1, compreso il virus pandemico del 2009. PN-SIA28 è anche in grado di legare e neutralizzare virus di sottotipo H3N2.
Lo studio proseguirà con la caratterizzazione dettagliata della regione della HA coinvolta nel
legame con PN-SIA28 e PN-SIA49 che potrebbe aiutare ad identificare epitopi conservati condivisi tra differenti virus influenzali e a sviluppare strategiae vaccinali ad ampio spettro
Contributi al dimensionamento delle opere di sostegno in condizioni sismiche
La tesi affronta lo studio delle opere di sostegno rigide in condizioni sismiche.
Nella prima parte sono dapprima analizzati e discussi i diversi metodi di analisi disponibili in letteratura.
Considerando il caso di un riempimento parzialmente sommerso viene esaminato il
dimensionamento di una particolare tipologia di opere di sostegno come le banchine a cassoni nell’ipotesi che la verifica geotecnica più gravosa per la struttura sia lo scorrimento alla base.
Assumendo l’angolo di resistenza al taglio del terreno e l’angolo di attrito terreno-struttura variabili in intervalli di interesse pratico, l’applicazione del metodo pseudo-statico secondo la
recente normativa italiana (D.M. 14/01/2008) indica che:
− l’Approccio 1 suggerito dal D.M. 14/01/2008 è sempre più cautelativo dell’Approccio 2;
esiste però un valore di soglia del coefficiente sismico orizzontale che rende impossibile il dimensionamento della struttura indipendentemente dall’approccio usato;
− per bassi valori dell’accelerazione attesa su suolo rigido e soprattutto in presenza di forze variabili il dimensionamento in condizioni statiche può risultare più gravoso di quello in condizioni sismiche;
− per bassi valori delle sovrappressioni interstiziali, considerate attraverso il coefficiente ru
assunto positivo e costante con la profondità, l’approccio basato sul cuneo di Coulomb per il calcolo della spinta sismica del terreno risulta meno cautelativo dell’approccio basato sulle
pressioni, ma diventa più conservativo per valori di ru superiori ad un valore di transizione;
− per un assegnato valore dell’accelerazione di picco l’uso dei coefficienti sismici suggeriti dalla normativa europea (Eurocodice 8) porta a dimensionamenti ultra-conservativi.
Poiché il D.M. 14/01/2008 consente l’impiego di approcci progettuali prestazionali, è stato condotto il dimensionamento della banchina a cassoni applicando un metodo degli spostamenti semplificato confrontando i risultati con il metodo pseudo-statico al variare di alcuni parametri
progettuali. I risultati ottenuti sono che:
− la condizione più gravosa per l’opera si ha in condizioni di riempimento completamente
sommerso; all’aumentare del rapporto di sommersione aumenta il rapporto tra la larghezza minima della banchina ottenuta con il metodo degli spostamenti e quella ottenuta con il metodo
pseudo-statico;
− il metodo degli spostamenti può permettere un dimensionamento meno oneroso rispetto al
metodo pseudo-statico, a patto che lo spostamento ammissibile per l’opera sia inferiore ad un
valore limite stimato in pochi centimetri;
− il valore di questo spostamento limite dipende significativamente dal valore dell’angolo di
attrito tra struttura e terreno di base, mentre è praticamente indipendente dal valore dell’angolo
di resistenza al taglio del riempimento e dell’angolo di attrito tra terreno di riempimento e opera
di sostegno, variabili in intervalli di interesse di pratico.
La seconda parte della tesi riguarda il calcolo della spinta sismica attiva del terreno utilizzando
approcci di tipo pseudo-dinamico. Sulla base del metodo proposto da Steedman e Zeng, valido
per terreni asciutti ma impropriamente usato anche in presenza di acqua, è stato sviluppato un
approccio pseudo-dinamico per il calcolo della spinta sismica del terreno nel caso di
riempimenti completamente sommersi considerando la propagazione delle onde P ed S nel
riempimento e tenendo conto degli effetti di amplificazione del moto sismico. La soluzione
proposta consente di definire un coefficiente di spinta attiva pseudo-dinamica che distingue tra
le condizioni di acqua libera e vincolata nel terrapieno e nell’ipotesi di terreno rigido coincide
perfettamente con la soluzione del metodo pseudo-statico. Il punto di applicazione della spinta
sismica totale può essere considerato prossimo ad H/3 dalla base del muro.
Considerando che l’accelerazione orizzontale del terreno proposta da Steedman e Zeng non
soddisfa le condizioni al contorno in superficie, è stato sviluppato un nuovo metodo pseudodinamico
per il calcolo della spinta del terreno considerando il riempimento a tergo dell’opera
uno strato visco-elastico lineare (rappresentato con il modello di Kelvin-Voigt) poggiante su un
substrato rigido. Nell’ipotesi di terreno asciutto, i risultati indicano che la spinta attiva pseudodinamica
del terreno ha dei massimi relativi in corrispondenza delle frequenze naturali di
vibrazione dello strato e può risultare sensibilmente più elevata di quella ottenuta con la teoria
di Steedman e Zeng; la spinta sismica diminuisce all’aumentare dei fenomeni di smorzamento
viscoso e del rapporto tra altezza del muro e altezza dello strato
Numerical Hydro-morphodinamic 2DH model for the shallow waters
Nella presente tesi viene descritto un solutore numerico idro-morfodinamico, quale contributo innovativo nello studio e previsione dei flussi sotto-costa e delle variazioni di fondale indotte da onde e correnti. Il modello include un robusto solutore idrodinamico per l'integrazione delle Non-Linear Shallow Water Equations (NSWE) ed un solutore piuttosto flessibile per la risoluzione dell'equazione di Exner (utilizzato per valutare l'evoluzione morfologica del fondale marino). L’accoppiamento delle NSWE con l’equazione di Exner e l'aggiornamento della soluzione vengono effettuati mediante uno schema di splitting sequenziale.
Il modello è stato validato mediante la riproduzione sia di test numerici/analitici, presenti nella letteratura degli ultimi anni, sia delle esperienze di laboratorio eseguite nel Laboratorio di Idraulica dell’Università Politecnica delle Marche (AN). La simulazione delle soluzioni teoriche esistenti ha portato a risultati coerenti sia per quanto riguarda l'idrodinamica sia la morfodinamica, soprattutto nella previsione dell’evoluzione dei fondali marini dovuta al trasporto solido al fondo o a quello in sospensione, in seguito a eventi di dam-break e di swash. Il confronto tra risultati numerici del solutore e dati sperimentali è parzialmente soddisfacente. Infatti, il solutore riproduce abbastanza bene le caratteristiche principali del fondo in presenza di onde spettrali, ma fallisce quando vengono riprodotte onde regolari, a causa di “effetti di laboratorio”, verificatisi in canaletta
Psyco-chemical and functional changes in mantle mitochondrial membranes of Mytilus Galloprovincialis exposed to tributyltin (TBT)
I composti organostannici trisostituiti, e in particolare lo
stagno tributile (TBT), a causa del loro utilizzo, specie in passato,
come agenti antivegetativi nelle vernici marine, sono contaminanti in
diretto contatto con l’ambiente acquatico e molto tossici per gli
organismi che vivono in esso. Attraverso l’ingestione di organismi
marini contaminati, in particolare di molluschi, questi xenobiotici
possono essere trasferiti all’uomo e costituire una grave minaccia per
la sua salute.
Nonostante siano stati condotti diversi studi scientifici, il
meccanismo dell’azione tossica dei composti triorganostannici è
ancora, almeno in parte, non chiarito. Il TBT, essendo una sostanza
fortemente lipofila, interagisce con la componente fosfolipidica delle
membrane cellulari, provocando gravi effetti tossici. I fosfolipidi
costituiscono infatti la matrice fondamentale delle membrane
biologiche e rappresentano l’ambiente in cui molte proteine,
soprattutto enzimatiche, svolgono la loro attività. L’esposizione a
contaminanti lipofilici può causare, pertanto, modificazioni delle
proprietà chimico-fisiche della matrice fosfolipidica delle membrane
e, conseguentemente, modulare l’attività di proteine associate alla
membrana, con serie ripercussioni su importanti funzioni cellulari.
In questo lavoro è stata indagata, mediante la tecnica di
spettroscopia di fluorescenza statica del Laurdan, l’influenza in vivo
del TBT sullo stato chimico-fisico delle membrane mitocondriali
isolate dal mantello di un bioindicatore marino, nonché prodotto di
largo consumo nella dieta umana, il mollusco bivalve Mytilus
galloprovincialis. Sulla base dei risultati ottenuti, l’esposizione al
TBT, pur non inducendo cambiamenti di fase nelle membrane,
provoca una diminuzione della polarità, quindi del contenuto d’acqua
del bilayer, e del grado di impacchettamento dei fosfolipidi, cioè un
aumento della fluidità di membrana, soprattutto alle concentrazioni
sperimentali di tossico più basse (0.5 μg/L) e dopo un tempo di
esposizione di 24 ore.
Allo scopo di evidenziare possibili correlazioni funzionali, sono
stati inoltre studiati gli effetti del TBT sull’attività dell’enzima
mitocondriale Mg-ATPasi oligomicina-sensibile, un bersaglio della
tossicità del TBT già noto nei mammiferi, nei lieviti e nei batteri, ma
mai ancora indagato in vivo nei molluschi. L’esposizione al TBT
determina un aumento dell’attività idrolitica dell’enzima alle
concentrazioni sperimentali di tossico più basse (0.5 μg/L) e dopo un
tempo di esposizione di 120 ore, presumibilmente in seguito
all’incorporazione non solo del TBT, bensì anche dei suoi metaboliti,
nella membrana mitocondriale con conseguente alterazione del
microambiente lipidico dell’enzima.
L’alterata funzione del complesso enzimatico mitocondriale
potrebbe colpire i meccanismi di risparmio energetico e rappresentare
un importante evento molecolare, responsabile di effetti subletali,
quali una crescita ridotta o anormale e disfunzioni riproduttive ed
endocrine, sintomi comuni della tossicità del TBT nei molluschi
Serially concatenated low-density parity-check codes for error correction
Questa tesi studia il progetto di codici Multiple Serially Concatenated Multiple Parity-Check (M-SC-MPC) che sono una classe di codici LDPC strutturati, caratterizzati da una codifica molto semplice. Si è anche studiato come il progetto dei codici M-SC-MPC può essere ottimizzato per l'uso in applicazioni wireless.
E' stato dimostrato che i codici LDPC irregolari presentano migliori prestazioni rispetto a quelli regolari, specialmente per i codici a basso tasso di rate. Per questo motivo, particolare attenzione è dedicata alla semplice modifica della struttura interna dei codici M-SC-MPC che può migliorare le prestazioni nella correzione d'errore introducendo delle irregolarità nella matrice a parità di controllo e incrementando la lunghezza dei cicli locali nel grafo di Tanner associato.
Inoltre, questa tesi presenta una versione modificata dell'algoritmo PEG (Progressive Edge Growth) che migliora i codici M-SC-MPC in termini di lunghezza dei cicli locali. Tali codici possono essere visti come codici M-SC-MPC dove è aggiunto un interleaver ad ogni coppia di codici componenti. Pertanto sono denominati Permuted Serially Concatenated Multiple Parity-Check (P-SC-MPC). Le simulazioni numeriche mostrano come i codici P-SC-MPC hanno prestazioni simili o spesso migliori rispetto ai codici M-SC-MPC regolari e irregolari e ai codici Quasi-Ciclici inclusi nello standard IEEE 802.16e
Attività sperimentale ed analisi computazionale fluidodinamica di pareti ventilate con baffle inerziale - analisi dinamica di pareti ventilate fotovoltaiche
PREMESSA - La ventilazione dell’elemento costruttivo ed il comfort termico costituiscono un aspetto molto importante nella progettazione di un edificio. Se in passato la ventilazione veniva considerata soprattutto in relazione al solo controllo della qualità dell’aria interna, recentemente si è dimostrato un crescente interesse nell’uso della ventilazione applicata all’elemento costruttivo quale strumento per garantire anche il comfort ambientale interno agli edifici nel periodo estivo e nelle stagioni intermedie, limitando il ricorso ai sistemi di refrigerazione in un’ottica di risparmio energetico. Da ciò nasce la volontà di studiare gli effetti dell’involucro edilizio ventilato sul risparmio energetico e sul benessere interno degli edifici.
La presente ricerca sperimentale si è occupata pertanto di valutare l’incidenza dell’involucro edilizio ventilato su comfort e consumi degli edifici in fase estiva e durante le stagioni intermedie, attraverso analisi sperimentali e analisi parametriche, quest’ultime effettuate mediante modelli di simulazione complessi (Fluidodinamica computazionale, CFD).
OBIETTIVI - A tal fine è stato messo a punto un modello matematico di parete ventilata sulla base delle misure effettuate da attività di monitoraggio su tale elemento costruttivo.
CASO DI STUDIO - L’edificio su cui si è deciso di analizzare la parete ventilata con paramento esterno in laterizio è la facoltà di Odontoiatria ed è situato in località Torrette di Ancona, accanto alla facoltà di Medicina e Chirurgia, nei pressi dell’Ospedale Regionale.
FASI, STRUMENTI E METODI - E’stato effettuato un monitoraggio simultaneo della parete nei diversi orientamenti e per diverse altezze (6m e 12m) del condotto di ventilazione, fissando attraverso un impianto di climatizzazione la temperatura interna a 26°C. Sono state analizzate le distribuzioni di velocità e temperature nelle pareti e individuate portate e correlazioni tra parametri termo fisici.
RISULTATI SPERIMENTALI - Lo studio ha permesso di dimostrare come la parete di 12m presenti nelle giornate soleggiate, temperature superficiali esterne, temperature dell’aria nell’intercapedine, portate e velocità dell’aria nel condotto notevolmente superiori, riuscendo però a raggiungere di notte nei vari strati temperature inferiori. I dati ottenuti hanno permesso di calcolare il numero di Reynolds e individuare il regime di moto dell’aria nell’intercapedine. Infine sono state ricavate correlazioni relative a velocità dell’aria nel condotto, portate e numero di Reynolds in relazione alla temperatura sole-aria, utili per la modellazione delle pareti ventilate, generalmente molto complessa, con pareti equivalenti. Dal confronto tra i diversi orientamenti sono stati individuate le temperature di picco in relazione all’esposizione e gli sfasamenti termici. L’analisi termografica ha permesso di dimostrare il comportamento uniforme della parete e la mancanza di ponti termici.
RISULTATI ATTIVITA’ ANALITICA SU FLUENT (CFD) - L’elaborazione del modello matematico di parete ventilata su Fluent ha avuto la finalità di arrivare a definire un modello virtuale, che, una volta tarato in base ai dati ottenuti grazie alle attività di monitoraggio, consentisse, mediante modelli di simulazione complessi basati sulla fluidodinamica computazionale (CFD), di valutare in maniera affidabile l’ incidenza dell’involucro edilizio ventilato dotato di baffle inerziale su comfort e consumi degli edifici in fase estiva e durante le stagioni intermedie, attraverso analisi parametriche.
Dalle simulazioni avviate è emerso che i due modelli matematici as-built di parete ventilata, realizzati mediante il software Fluent, sono in grado di simulare il comportamento termofisico di tale elemento costruttivo al variare delle condizioni climatiche durante l’anno.
Il confronto tra le due pareti ha messo in luce come la parete ventilata più alta sia caratterizzata da un valore di velocità dell’aria nel condotto di ventilazione più elevato, e conseguentemente da un flusso di calore maggiore, il che garantisce quindi anche una maggior capacità di efficienza energetica di tale elemento costruttivo.
RISULTATI ATTIVITA’ ANALITICA SU ENERGY PLUS - Grazie alla modellazione matematica mediante il software Energy Plus delle facciate ventilate fotovoltaiche, è stato dimostrato che tali elementi costruttivi, oltre che essere dotati di sistemi solari attivi, in grado cioè di produrre attivamente energia elettrica a supporto dei fabbisogni dell’edificio, si rivelano anche e soprattutto sistemi solari passivi. Facendo riferimento ai nostri climi, l’installazione di moduli fotovoltaici attraverso la creazione di un’intercapedine di ventilazione prima dell’involucro edilizio esistente, si dimostra particolarmente utile sia ai fini di un’adeguata ventilazione del pannello fotovoltaico con conseguente aumento del suo rendimento, sia ai fini della capacità da parte della parete di attenuare i picchi termici diurni, in fase estiva. Le alte temperature superficiali accentuano di gran lunga l’effetto camino presente all’interno della cavità ventilata , il quale a sua volta contribuisce a migliorare la capacità di asportare il calore accumulato dalla parete nelle ore diurne; e questo dimostra come si possa unire abbastanza facilmente la tecnologia a supporto dell’edificio e del comfort termo igrometrico dello stesso