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Plasticità dell'apparato radicale: risposta allo stress osmotico e alla presenza di residui organici
Infiammazione dell'organo adiposo in modelli sperimentali di obesità
E’ ben noto come i disturbi metabolici si associno all’obesità quasi esclusivamente
quando l’obesità è di tipo viscerale. Ovvero quando i depositi adiposi che si
espandono sono principalmente quelli viscerali.
Il nostro gruppo ha dimostrato che il 90% dei macrofagi nel WAT dei soggetti obesi
si dispone in maniera circolare attorno agli adipociti morti a formare strutture
denominare CLS (crown-like structures). Inoltre, abbiamo recentemente osservato
che, pur essendo valida la correlazione positiva tra dimensione degli adipociti e
densità delle CLS (indice dell’ infiammazione) sia nel grasso viscerale che nel grasso
sottocutaneo, negli animali geneticamente obesi, il grasso viscerale presenta una
maggiore densità di CLS pur avendo adipociti più piccoli. Questa osservazione
suggerisce che gli adipociti viscerali e i sottocutanei presentano una diversa
predisposizione alla morte.
L’infiltrazione macrofagica che caratterizza l’organo adiposo di soggetti obesi
determina uno stato di infiammazione cronica di basso grado che genera insulino
resistenza e diabete di tipo 2.
In questo studio abbiamo valutato l’espressione di fattori associati allo stato
d’infiammazione del tessuto adiposo e la presenza di alterazioni ultrastrutturali nelle
cellule adipose dei depositi sottocutanei e viscerali di due modelli di obesità genetica
(topi ob/ob e db/db).
Nei due ceppi di topi, l’analisi immunoistochimica per PJNK e NF-kB (molecole
associate ad infiammazione cronica) ha evidenziato l'espressione di entrambe le
proteine da parte dei macrofagi che formano le CLS suggerendo che proprio queste
strutture potrebbero essere la principale fonte di P-JNK e NF-kB.
Lo studio degli aspetti ultrastrutturali ha evidenziato una riduzione dello spessore
citoplasmatico, dell’area media dei mitocondri e della percentuale di superficie
citoplasmatica libera da gocce lipidiche occupata dai mitocondri; queste alterazioni
sono significative solo nei depositi viscerali, sito prevalente della morte adipocitaria e
della conseguente formazione delle CLS.
Questi dati confermano l’esistenza di una correlazione fra accumulo di grasso
viscerale e incidenza dei disturbi associati all’obesità e suggeriscono che interventi
mirati a ridurre lo stato di infiammazione del tessuto adiposo, impedendo il processo
di ipertrofia adipocitaria e la conseguente morte degli adipociti, potrebbero
rappresentare un promettente approccio per la prevenzione della Sindrome
Metabolica
Glicopeptido resistenza e sensibilità alla daptomicina in staphylococcus haemolyticus
La specie Staphylococcus haemolyticus tra gli stafilococchi coagulasi-negativi (CoNS) rappresenta uno dei più frequenti agenti d’infezione in ambito ospedaliero. La maggior parte degli isolati clinici sono meticillino-resistenti e per molti anni i glicopeptidi sono stati utilizzati nel trattamento delle infezioni stafilococciche nosocomiali. Recentemente è stato introdotto nella pratica clinica la daptomicina in seguito all’aumento di ceppi di Staphylococcus aureus e di stafilococchi CoNS con sensibililità ridotta ai glicopeptidi e la comparsa di ceppi di S. aureus VanA. Ceppi resistenti alla daptomicina sono ancora rari, e sembrano emergere in seguito ad esposizione prolungata alla vancomicina ma il meccanismo di resistenza è ancora da chiarire. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare l’attività della daptomicina nei confronti di coppie isogeniche di S. haemolyticus (teicoplanino-sensibile/resistente) e di derivati di laboratorio resistenti all’antibiotico. I mutanti ottenuti in seguito a selezione con la daptomicina, acquisivano la resistenza ad alto livello anche alla teicoplanina, mentre diminuiva la resistenza ai beta-lattamici, soprattutto nel derivato ottenuto dal ceppo meticillino-resistente. Questo effetto altalena non sembrava associato alla perdita dei geni mecA e blaZ e neanche alla loro mancata espressione. Si ipotizza che modificazioni nella struttura e/o nel turnover della parete possano influenzare la sensibilità ad antibiotici che agiscono sulla parete (glicopeptidi e beta-lattamici) e ostacolare anche l’azione di peptidi cationici come la daptomicina. La riduzione dell’attività autolitica e mutazioni nel gene vicK, coinvolto nella regolazione della sintesi della parete batterica, osservate nel ceppo mutante rispetto al parentale daptomicino-sensibile sembrano avvalorare tale ipotesi. Tuttavia altri sistemi di regolazione dovrebbero essere indagati poiché in S. haemolyticus la resistenza alla daptomicina, così come quella alla teicoplanina, sembra dipendere da più fattori responsabili della produzione di una superficie cellulare modificata
Comportamento imitativo e disconnessione interemisferica
L’imitazione è un’abilità che si sviluppa nell’uomo in età precoce e che si modifica nel tempo; può essere definita la riproduzione di gesti osservati.
Il presente studio indaga l’assunzione di prospettiva imitativa. Chiamato a riprodurre atti compiuti da un modello, un soggetto ha a disposizione due modalità: l’imitazione anatomica, che prevede l’utilizzo dello stesso lato del corpo utilizzato dal modello (se questi usa l’arto destro, il soggetto lo imiterà con il proprio arto destro), o l’imitazione speculare, prodotto di una corrispondenza spaziale tra stimolo e risposta (se il modello utilizza l’arto destro, il soggetto lo imiterà con il proprio arto sinistro).
Allo studio hanno preso parte un gruppo di controllo (30 adulti sani, 21-53 anni) ed un gruppo di pazienti (12 adulti, 26-57 anni) con resezione totale o parziale del corpo calloso, subita per il trattamento di forme di epilessia farmaco-resistente. A tutti veniva richiesto di imitare gesti intransitivi, con e senza senso, eseguiti da una modella, mostrata in un filmato, posta in prospettiva di terza persona (180°).
Nelle “sessioni libere” il soggetto poteva scegliere l’arto con cui riprodurre i gesti, mentre nelle “sessioni guidate” doveva usare lo stesso arto della modella o quello opposto. Nelle sessioni libere sia i controlli che i pazienti utilizzarono prevalentemente la prospettiva speculare (60% e 66%, rispettivamente). Nelle sessioni guidate, i primi utilizzarono la prospettiva anatomica (93%), i secondi privilegiarono la prospettiva speculare (61%).
Poiché la principale differenza tra i due gruppi è l’integrità del corpo calloso, e poiché la prospettiva anatomica richiede l’attivazione del meccanismo di Rotazione Mentale che molto probabilmente coinvolge la commessura, si può ipotizzare che i pazienti siano incapaci di assumere la prospettiva anatomica a causa di un deficit del funzionamento di tale meccanismo, probabilmente causato dall’assenza di regioni specifiche del corpo calloso