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Abitare la città pubblica. Housing e nuove sostenibilità
Una crisi (dal graco κρίσις, scelta) è un cambiamento traumatico o stressante per un indivi-duo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa. Che cos’è in crisi nel vivere odier-no? Direi quasi tutto: il nostro ambiente, il nostro lavoro, il nostro credo, le nostre famiglie, il nostro socializzare, il nostro linguaggio e il nostro abitare. E l’abitare a tutto è legato e certamente molto di quel tutto condiziona. Ecco l’abitare una crisi è la sfida che si è posto il presente lavoro. La crisi della città diffusa, una città auto referenziata, senza centro, auto-costruita per differenze ed in maniera frammentata. E in questa città in crisi qual è la casa che oggi aspiriamo ad abitare? Qual è il senso che la residenza pubblica può avere ancora all’interno della città esistente? E’ possibile utilizzare la residenza pubblica per innescare meccanismi di rigenerazione e riqualificazione urbana? La ricerca si prefigge l’obiettivo di individuare nel progetto della casa pubblica, uno dei possibili campi di sperimentazione ar-chitettonica, urbanistica e paesaggistica, per rispondere alle istanze sociali, individuali e alle emergenze di carattere ambientale del nostro tempo. L’attività di ricerca si è sviluppata se-condo tre differenti livelli di approfondimento. Un primo livello si è occupato di individua-re le matrici teoriche che hanno accompagnato la lunga vicenda storica del social housing. Il secondo livello si è occupato di analizzare le dinamiche tra domanda e offerta di social housing in Europa. Il terzo livello della ricerca presenta delle esperienze progettuali concre-te, compiute negli ultimi tre anni circa all’interno del Dipartimento di Architettura, Costru-zioni e Strutture, della Facoltà di Ingegneria dell’ Università Politecnica delle Marche. Viene presentato un lavoro concluso alla fine del 2011 basato su uno studio condotto insieme al Comune di Civitanova Marche. Costruito un quadro normativo di riferimento, in una se-conda fase del lavoro, sono stati elaborati i piani attuativi di alcune aree di Edilizia Resi-denziale Pubblica (ERP) del comune di Civitanova Marche. Infine, nell’ambito delle attività di tutorato all’interno dell’Università di Ancona, sono state presentate alcune delle tesi di laurea che hanno discusso il tema della residenza nella costruzione della città
La partecipazione dei lavoratori tra responsabilità sociale e amministrativa d'impresa
La partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa è un argomento che ha suscitato sempre notevoli dibattiti nella dottrina, ma che nella pratica ha spesso ricevuto poca applicazione.
Il destino di tale istituto è infatti perfettamente sovrapponibile a quello della sua norma fondamentale, che nell'ordinamento italiano si ritrova nell'articolo 46 della Costituzione, un articolo da sempre considerato semplice “norma programmatica” ed a cui non è mai stato dato un seguito legislativo.
Peraltro non si può dire che la partecipazione dei lavoratori alla formazione ed all'attuazione dei piani aziendali sia argomento secondario, posto che esso investe sia la posizione del prestatore di lavoro all'interno dell'impresa, finalmente in grado di assumere un ruolo attivo nelle decisioni da cui dipende spesso il suo futuro (e non solo lavorativo), sia quella del datore di lavoro-imprenditore, che vede comunque ridimensionato il suo ruolo di dominus assoluto dell'apparato aziendale.
Ed infatti, in tempi recenti il fenomeno della partecipazione ha assunto un'importanza fondamentale, visto che la globalizzazione dell'economia e la crisi economica che sta investendo il mondo dal 2008 fino ad oggi – ma le cui avvisaglie si erano avute con i fallimenti di numerose e grandi aziende già dal 2005 (Enron su tutte) – hanno portato a massicce operazioni di ristrutturazioni e delocalizzazioni con la conseguente perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
Questo, unito al sempre più pressante dibattito sull'azienda etica e, soprattutto, sulla responsabilità d'impresa, sia dal punto di vista sociale, mediante un metodo volontario di corporate governance con il quale l'impresa non si ferma alla semplice logica del profitto, ma assume un ruolo attivo nella difesa degli interessi di altri soggetti (stakeholders) che non siano i soli azionisti (shareholders), e con un procedimento che non si limita al semplice rispetto della norma legislativa, ma che impone di andare “oltre” la stessa, sia dal punto di vista amministrativo (ma in realtà penale), con l'introduzione nel nostro ordinamento del decreto legislativo 231 del 2001, il quale ha responsabilizzato gli enti per i reati commessi dai loro dipendenti, mi ha indotto a riflettere su come si potessero coniugare i due fenomeni della partecipazione e della – appunto - responsabilità (sociale ed amministrativa) d'impresa.
Più in particolare mi sono chiesto se e quanto dell'art. 46 della Costituzione sia stato attuato nel nostro ordinamento giuridico e se la responsabilità d'impresa potesse essere un metodo alternativo per giungere a risultati realmente partecipativi che permettessero ai lavoratori di avere “voce in capitolo” nella gestione dell'apparato aziendale.
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La prima parte del lavoro si concentra dunque nell'esaminare il fenomeno della partecipazione nella prospettiva dell'ordinamento positivo (con una breve premessa sull'azienda vista nell'ottica dell'etica prima e del diritto poi), iniziando con l'analisi proprio del concetto di “partecipazione” e delle sue molteplici forme, cercando di tenere separati i fenomeni della democrazia industriale (partecipazione, informazione, consultazione e contrattazione collettiva) da quelli della democrazia economica e tentando una sistemazione degli stessi all'interno di precise categorie.
Si passa poi all'esame dell'ordinamento italiano, con il commento all'art. 46 della Costituzione, del quale ho cercato di ricostruire un percorso ermenutico che permettesse di dare un significato al termine “collaborazione” in esso contenuto, e vedere se lo stesso possa coprire tutte le ipotesi di democrazia industriale oppure solo uno o più dei significati di partecipazione in precedenza individuati, per poi descrivere la c.d. “via italiana alla partecipazione”, partendo dallo Statuto dei lavoratori e dall'evoluzione della contrattazione collettiva in senso partecipativo degli ultimi trenta anni, fino alle pagine di democrazia industriale scritte proprio negli ultimi tempi ed ai loro effetti “partecipativi”.
Segue poi l'analisi delle varie direttive UE sui diritti di partecipazione forte, secondo il modello cogestivo tedesco, e partecipazione debole riguardante l'informazione e la consultazione, con le quali sono stati istituiti prima i Comitat2i Aziendali Europei con funzioni prettamente consultive, poi i modelli di Società Europea e Società Cooperativa Europea con l'introduzione anche della tipologia partecipativa forte, ed infine della direttiva sui diritti di informazione e consultazione che devono essere assicurati come diritti fondamentali anche a livello nazionale all'interno delle aziende, cosa quest'ultima, che tradisce chiaramente il favore dell'Unione per il modello debole di partecipazione.
La seconda parte dello studio si è concentrata invece sulla responsabilità d'impresa, e sulle ragioni per cui la stessa potrebbe favorire i fenomeni partecipativi, con l'analisi prima dell'approccio volontaristico dato dalla Responsabilità sociale d'impresa (RSI), e poi dell'approccio interessato dato dalla responsabilità amministrativa, ma in realtà penale, dell'impresa per i reati commessi nel suo interesse o vantaggio dai propri dipendenti introdotta dal decreto 231 del 2001.
Nel primo caso l'attenzione si è focalizzata sui codici etici, ovvero gli strumenti principali con cui la RSI viene interiorizzata ed applicata all'interno dell'apparato aziendale, con un occhio di riguardo soprattutto alle imprese multinazionali che operano, spesso e volentieri, in ambiti totalmente sprovvisti di tutele legali dei lavoratori, valutando pregi e difetti di tali strumenti, i quali si muovono sia sopra che sotto le garanzie previste dalla norma positiva.
Nel secondo caso si è esaminato la tipologia della responsabilità portata dal decreto 231, mostrando come la stessa, superando l'antico principio societas delinquere non potest, focalizzi una vera e 2
propria responsabilità penale da cui l'impresa può andare esente, ed evitare così le pesantissime sanzioni collegate, solo con la predisposizione di un adeguato modello organizzativo che impone, per la sua stesura ed attuazione, anche la fattiva partecipazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti, specie nel tema della sicurezza sul lavoro.
Infine, le conclusioni dello studio portano ad affermare che, non essendo ad oggi presente nel nostro ordinamento una legge che dia piena attuazione all'art. 46 della Costituzione, la proficua e continua sinergia tra responsabilità sociale ed amministrativa d'impresa può giungere, pur senza sostituire l'intervento legislativo che è l'unico a poter rendere effettivo il precetto costituzionale, a risultati alternativi ed efficaci di partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori alla gestione dell'impresa sia in ambito internazionale, grazie all'evoluzione in tale senso dei Comitati aziendali europei, sia in ambito nazionale, con un progressivo allargamento dei diritti di informazione e consultazione fino a forme di partecipazione “forte”
Somministrazione, subfornitura e tutela del contraente debole
L’ANALISI PRENDE LE MOSSE DAI RECENTI INTERVENTI LEGISLATIVI, POSTI IN ESSERE AL FINE DI
DISCIPLINARE I RAPPORTI GIURIDICI INTERCORRENTI TRA LE IMPRESE OPERANTI NEL MERCATO.
L’ATTENZIONE È POSTA, IN PARTICOLARE, ALLA TUTELA CHE L’ORDINAMENTO GIURIDICO
ITALIANO, E NON SOLO QUESTO, HA ESTESO, MUOVENDO DALLA DISCIPLINA CONSUMERISTICA,
ALL’IMPRENDITORE QUALE CONTRAENTE DEBOLE.
NEI RAPPORTI COMMERCIALI CHE INTERCORRONO TRA PRODUTTORI, SOVENTE SI CONFIGURANO
FATTISPECIE CONTRATTUALI CHE LI VEDONO PARTI DI NEGOZI SQUILIBRATI, E QUINDI INIQUI,
ESSENDO UNA DI LORO DOTATA DI MAGGIOR POTERE CONTRATTUALE E ABUSANDO DELLO STESSO.
L’INDAGINE È TESA, NELLA PRIMA PARTE, AD ANALIZZARE LE FATTISPECIE CONTRATTUALI IN CUI
POSSONO INCARDINARSI TALI RAPPORTI. NELLA SECONDA E NELLA TERZA PARTE SI SVILUPPA IL
NOCCIOLO DURO DELLA RICERCA, NELLA QUALE, ATTRAVERSO L’ANALISI DELLA FATTISPECIE DELLA
SUBFORNITURA, SI SVILUPPA IL TEMA DELL’ABUSO DEL DIRITTO, NEL PECULIARE ASPETTO
DELL’ABUSO DI DIPENDENZA ECONOMICA.
L’IMPRESA PRODUTTRICE DEL BENE FINITO SI TROVA SEMPRE AD EFFETTUARE UNA SCELTA TRA
DUE STRATEGIE: IL MAKE ED IL BUY. LA PRIMA OPZIONE COMPORTA UNA MAGGIORE
CONCENTRAZIONE, LA SECONDA UN DECENTRAMENTO PRODUTTIVO (OUTSOURCING), IL QUALE, IN
UN’OTTICA PROTESA ALLA CONCORRENZA, ANDREBBE PRIVILEGIATA.
IL FENOMENO DELLA SUBFORNITURA È , APPUNTO, ESPRESSIONE DELLA TENDENZA, IN ATTO DA
ALCUNI DECENNI, E FACENTE CAPO AD IMPRESE GRANDI E MEDIE, VOLTA A REALIZZARE FORME DI
DECENTRAMENTO PRODUTTIVO, AFFIDANDO AD IMPRESE ESTERNE L’ESECUZIONE DI SINGOLE PARTI
DEL PRODOTTO FINALE, OVVERO LO SVOLGIMENTO DI SPECIFICHE FASI DEL PROCESSO DI
PRODUZIONE.
IN TALE CIRCOSTANZA L’IMPRENDITORE, QUALE SOGGETTO DEBOLE, DIPENDENTE
ECONOMICAMENTE DA ALTRA IMPRESA, DIVIENE DESTINATARIO DI UNA TUTELA AD HOC, IN
PRECEDENZA ACCORDATA SOLO AL CONTRAENTE- CONSUMATORE
History, typology and communication research on Dong-Gou great wall in Beijing
La ricerca ha come obiettivo lo studio e la comunicazione della Grande Muraglia Dong-gou, salente al periodo Ming e che si trova nella provincia Yang-ging, vicino Pechino. Si estende per 4 Km fino a raggiungere ad est la grande muraglia di Ba-da-ling, dove nel 2000 un passo è stato aperto al turismo. Questo passo è anche noto come l’Antica grande muraglia di Ba-da-ling per richiamarne il legame con la grande muraglia di Ba-da-ling e soprattutto evidenziarne le caratteristiche strutturali, inalterate rispetto alle condizini originali.
La studio svolto si articola in tre parti. Si parte con una ricerca storica sulla grande muraglia Dong-gou per poi approfondirne le tipologie strutturali e le condizioni di riabilitazione legate alle diverse torri e mura. La terza e utima parte invece si focalizza sullo studio e descrizione del sistema turistico sviluppato in sito
Alla base della ricerca svolta indispensabile è lo studio della grande muraglia Yang-ging in particolare della sua morfologia, delle sua caratteristiche e stili costruttivi, delle trasformazioni ed influenze subite.
La ricerca storica è la parte chiave dello studio svolto in questa tesi nel tentatvio di comprendere il sistema e l’organizzazione originale della Grande Muraglia Dong-gou, ancora oggi non ben conosciuta. Lo studio in particolare si è concentrato nella caratterizzazione e comprensione delle diverse torri presenti nell’intera regione di Yan-qing in termini delle rispettive caratteristiche tipologiche e costruttive.
La conscenza acquisita mira alla valorizzazione anche in termini turistici del bene archeologico oggeto di studio
Gaetano Minnucci. Le opere marchigiane
Il fine di questa tesi di dottorato è quello di approfondire la figura dell’ingegnere Gaetano Minnucci, con particolare attenzione ai suoi rapporti lavorativi e umani con la sua regione di origine: le Marche. Prima di questi fondamentale è la parte preliminare del lavoro volta a ricucire la ricca biografia di un progettista ancora poco studiato dalla critica la cui professionalità è riconducibile in prima istanza al tema del viaggio di studio che determinate è stato per la sua carriera; l’Olanda il primo paese ad essere stato visitato nei primi anni venti e poi la Germania e la Francia.
L’analisi e la condivisione dell’esperienza vissuta hanno portato l’ingegnere alla ribalta nazionale; la maturazione in quegli anni in Italia di un sentito fervore architettonico ha trovato Minnucci consapevolmente preparato alla questioni che la nascita della disciplina urbanistica, delle esigenze tecniche della nuova architettura e infine il linguaggio che questa avrebbe assunto dalla fine degli anni venti venivano poste alla nuova classe di progettisti. Tutte le conoscenze acquisite da Minnucci vengono ampiamente diffuse attraverso una serie di pubblicazioni e in occasione della prima mostra di architettura razionale (1928) che lo vede tra gli organizzatori. A questa prima fase che possiamo definire di studio, segue l’attività professionale che inizia a riguardare con continuità le Marche dalla seconda metà degli anni quaranta. L’analisi dei progetti marchigiani, basata principalmente sullo studio dei documenti originali conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, ha portato al riconoscimento di quelle invarianti che caratterizzano gran parte della sua architettura.
Questa ricerca ha inoltre permesso di affinare ulteriormente la conoscenza di progettisti e storie legate alla realtà regionale di cui alcuni capitoli sono già stati scritti in passato e dei quali questa ricerca rappresenta la prosecuzione. Questo a rinsaldare quel processo di riscoperta che tanto utile è non solo ai fini più strettamente storici ma anche della conoscenza e consapevolezza dell’importante bagaglio culturale che ogni città e ogni edificio spesso nascondono
Riabilitazione della funzione erettile con alprostadil intracavernoso dopo prostatectomia radicale: rifiuto e drop-out
La prostatectomia radicale (RP) è un opzione per i pazienti con carcinoma prostatico localizzato e un'aspettativa di vita di almento 10 anni. La disfuzione erettile e la incontinenza urinaria, le sue più frequenti complicanze, deteriorano significativamente la qualità di vita del paziente. Abbiamo studiato il comportamento dei pazienti sottoposti a RP nerve-sparing (NS) e non nerve-sparing (NNS) in una serie di pazienti caucasici cui è stato offerto un protocollo di supporto alla funzione erettile con prostaglandina E1 (alprostadil), al fine di stabilire le cause di rifiuto del trattamento o di abbandono precoce del programma stesso.
Tutti i pazienti sottoposti a prostatectomia radicale retropubica (RRP) sia NS che non presso il nostro Istituto dal 1 Gennaio 2008 al 31 dicembre 2010 sono stati inclusi nello studio. Presso il nostro Istituto, a tutti i pazienti che vanno incontro a PR viene offerto un protocollo di supporto alla funzione erettile con Alprostadil. L'endpoint primario era il tasso di complicanze e/o di dropout nei primi 6 mesi; gli endpoint secondari erano la ragione per il rifiuto o il dropout. Tali aspetti sono stati valutati con l'ausilio dell'IIEF5 e di una intervista semistrutturata.
Un totale di 430 pazienti sono stati arruolati nello studio; la loro età media è risultata di 64,59 anni (± 6.5), e il 66,7% dei pazienti aveva un IIEF-5 maggiore o uguale a 20. Tutti hanno riportato di essere sessualmente attivi nei 6 mesi precedenti l'intervento. Il programma è stato accettato da 273 pazienti e rifiutato da 157. Il rifiuto a partecipare era dovuto a mancanza di interesse sessuale nel pazienti in 81 casi (51,6%) e dalla partner in 46 casi (30,2%). I pazienti che non hanno partecipato erano significativamente più anziani e avevano una più bassa media di IIEF5 (<20 nel 53,5% dei casi). Dei 273 che avevano deciso di partecipare, 212 (77,6%) avevano un IIEF-5 maggiore o uguale a 20. Il 18,6% dei soggetti ha abbandonato il protocollo nei primi 6 mesi, essendo la mancanza di efficacia o un'efficacia sotto le aspettative del paziente le principali cause, nonostante i tentativi di aggiustamento della dose; la seconda più comune causa è risultata il dolore
Energy, storage system, control, management and optimization in the hybrids and electrics road vehicles
Il lavoro è focalizzato in problematiche quali: sistemi di controllo e gestione dell’energia in veicoli elettrici ed ibridi (Hybrids and Electrics Vehicle: HEV) e/o alimentati a fule cells (FCEV), con particolare attenzione al sistema di accumulo dell’energia ed alla sua gestione. In dettaglio, l’attività di ricerca è incentrata su: la progettazione e l’ottimizzazione model based del sistema di trazione (Powertrain), la modellazione e la caratterizzazione delle batterie a litio, e tematiche del sistema di gestione delle batterie (Battery Management System: BMS). Al fine di supportare ed ottimizzare la progettazione di un powertrain di un veicolo, sono stati sviluppati e validati i modelli dei principali componenti presenti nei veicoli, ottenendo un tool di simulazione Simulink in grado di ottimizzare il powertrain già dalle prime fasi di progettazione. I modelli sviluppati risultano essere completamente parametrizzati e scalabili, quindi adattabili alle varie gamme e tecnologie di compienti ad oggi utilizzati in un veicolo. Il tool di simulazione oltre a fornire dei risultati molto vicini a quelli realmente ottenuti in situazioni reali, consente di effettuare le prime analisi e test degli algoritmi di controllo che andranno ad essere implementati nei componenti elettronici presenti sul veicolo. In questo modo lo sviluppo degli algoritmi e della strategie di controllo avviene di pari passo alla progettazione degli altri componenti del veicolo consentendo una notevole diminuzione dei tempi di sviluppo complessivi del powertrain. Particolare attenzione è stato dato allo sviluppo di modelli in grado di caratterizzare il comportamento dei sistemi di accumulo. In particolare si sono focalizzati i sistemi di accumulo con tecnologie a litio. Sono stati sviluppati modelli in grado di simulare il funzionamento dinamico ed il deterioramento dovuto all’utilizzo di accumulatori litio in condizioni reali. Una delle problematiche affrontate ha riguardato il bilanciamento delle celle a litio che come noto hanno al necessità di essere continuamente monitorate e gestite al fine di consentirne un impiego efficace e sicuro. Infatti la tecnologia a litio richiede la presenza di un elettronica di controllo che, tra la atre cose, si occupi di limitare gli squilibri, in termini di energia utile, tra le celle a litio che compongono un battery system. Al fine di ridurre al minimo l’impatto che una attività di bilanciamento intensa ha sull’elettronica, si è messo a punto una tecnica/procedura di raggruppamento delle celle che presentano un comportamento simile in sede operativa. L’ottimizzazione dell’efficienza complessiva del energy storage system è stata attuata mediante tecniche di clustering basate su reti neurali SOM (Self Organization Map) al fine di minimizzare l’energia persa durante le fasi di bilanciamento delle celle e con una accurate caratterizzazione, modellazione ed aggregazione delle stesse. In questo modo si è riusciti a massimizzare l’energia utile all’interno del pacco batterie ad ogni ciclo di lavoro del veicolo. L’attività conclusiva ha visto lo sviluppo dell’elettronica e delle strategie di controllo del pacco batterie, il Battery Management System (BMS). Una corretta ottimizzazione, controllo e gestione del pacco batteria abbinata ad una cooperazione con i restanti componenti presenti sul veicolo ha consentito di ottenere interessanti risultati dal punto di vista dell’efficienza complessiva del sistema, un aumento della vita utile ed un miglior sfruttamento del pacco batteria.
Tutta l’attività di sviluppo degli algoritmi di controllo del BMS è stata effettuata mediante tecniche model based e tecniche di auto-generazione del codice e del software di basso livello secondo lo standard AUTOSAR previsto dall’automotive. L’AUTOSAR è uno standard che definisce ed organizza la struttura software dei dispositivi elettronici il fine di abbattere le barriere che oggi esistono tra i domini funzionali dei dispositivi presenti sul veicolo (dominio incentrato sul veicolo ed incentrato sul passeggero). Il BMS implementa un monitoraggio e controllo delle celle a litio, attua strategie di gestione volte a garantire la safety ed il corretto bilanciamento delle celle in modo da massimizzare l’efficienza e le prestazioni del pacco batteria. Il BMS fornisce, inoltre, una accurata stima della carica residua (SOC), dello stato di salute delle celle (SOH), ed altri parametri sensibili, quali la l’impedenze interna delle celle
Modeling, estimation and identification of complex system dynamics: issues and solutions
La modellazione dei sistemi è di fondamentale importanza in tutte le discipline,
sono utili per l’analisi, la previsione o la simulazione dei sistemi. Esistono
due pratiche per definire modelli: modellazione e di identificazione. La modellazione
è basata su leggi note. L’identificazione consiste nella selezione di un
modello sulla base delle osservazioni effettuate sul sistema. In questo lavoro
si è dato un contributo all’identificazione e stima di dinamiche complesse di
sistemi. Con attenzione ai sistemi reali, sono proposte tre soluzioni.
Il primo argomento riguarda un inceneritore per rifiuti solidi urbani, dove i
modelli matematici sono troppo complessi per essere utilizzati. La soluzione
data è in grado di stimare e predire, la produzione di vapore di un inceneritore
RSU. L’algoritmo di apprendimento si basa su reti di funzioni a base radiale
e combina la tecnica Minimal Resource Allocating Network con un filtro di
Kalman esteso adattativo per aggiornare i parametri della rete.
Il secondo problema riguarda la compensazione degli errori di controllo per
un manipolatore industriale. Se un contro è ben progettato l’errore di controllo
non può essere compensato. Tuttavia nel controllo Sliding Mode discreto,
l’errore di controllo presenta dinamiche residue. Si propongono sue approcci
per compensare l’incertezza, l’obiettivo è sviluppare un SMC discreto più robusto
con due soluzioni, una basata sullo stimatore di incertezza del modello,
e un predittore autosintonizzante.
La diagnosi guasti ha ricevuto un crescente interesse degli ultimi anni. L’ultimo
argomento riguarda una procedura di rilevamento guasti e isolamento per la
rilevazione e l’analisi di difetti di motori elettrici a fine linea di un impianto
di produzione di cappe. L’obiettivo consiste nel rilevare e identificare i motori
difettosi per l’analisi di qualità. Un approccio diagnostico basato sull’analisi dei
segnali è preferibile per le caratteristiche dei segnali acquisiti e per la soluzione
di implementazione
Category management: il valore della relazione nella supply chain
Il relationship marketing, ovvero l’approccio di marketing volto a cominciare, mantenere e migliorare le relazioni con i clienti, rappresenta un salto paradigmatico nelle teoria di marketing, un cambiamento nell’approccio al cliente e un nuovo modo di vedere la relazione come fonte primaria del vantaggio competitivo. Dall’analisi della letteratura, sono stati identificati i principi, i processi e i modelli del relationship marketing e poi applicati allo studio delle relazioni all’interno la supply chain. Per supply chain si intendono tutte le fasi in cui avviene uno scambio relazionale, dall’impresa industriale all’azienda della distribuzione fino al consumatore finale. La costruzione di una relazione è strategicamente importante in tutti gli stadi della catena del valore.
Sia la distribuzione sia l’industria si stanno interfacciando con un mercato estremamente complesso: aumentano i prodotti e le categorie di prodotti da gestire in modo da soddisfare i molteplici bisogni dei consumatori; si moltiplicano i format dei punti vendita; il processo di segmentazione diventa sempre più multivariabile; la concorrenza non è più solo orizzontale, ma anche verticale e trasversale; la tecnologia evolve ad una velocità incontrollabile. Per poter gestire questa complessità, il category management sta emergendo come nuova filosofia gestionale per affrontare questi cambiamenti. Il category management può essere definito come un nuovo approccio strategico alla gestione delle categorie, riconosciute come unità strategiche di business, al fine di soddisfare i bisogni e i desideri del consumatore e, in ultima istanza, incrementare i profitti e le vendite di entrambi i partner. Il presupposto principale del category management, infatti, è l’instaurarsi di una relazione collaborativa tra supplier e retailer, abbandonando la logica della negoziazione e dell’antagonismo. Il successo della partnership deriva dalla fiducia reciproca, dallo scambio delle informazioni e dalla completa trasparenza durante la negoziazione; inoltre, risulta necessaria anche una continua analisi dei risultati di categoria in modo da controllare progressivamente la performance di categoria in termini di efficacia e efficienza.
La ricerca si basa sull’analisi di due casi di studio, che approfondiscono le relazioni collaborative tra industria-distribuzione-domanda finale nel settore food. La metodologia può essere descritta come un processo sia induttivo sia deduttivo al fine di valutare e accrescere in modo continuo la teoria tramite le riflessioni emerse dalla ricerca empirica. Al fine di confrontare le best practices in Italia e in Gran Bretagna, sono stati presentati i risultati di un’intervista face-to-face con un category manager di Unilever UK. La tesi che si intende dimostrare è che solo attraverso la costruzione di una relazione stabile e di lungo periodo è possibile sviluppare il processo di creazione di valore nella supply chain. Infine, vengono analizzate le ripercussioni che questo nuovo approccio manageriale può avere nella teoria e nella prassi aziendale