Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Modelling approaches to smart buildings and smart districts for the definition of demand side management strategies and data models. The ENEA "Smart Village" case study.

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    Il consumo energetico negli edifici rappresenta una sfida nel contesto della riduzione delle emissioni inquinanti ed in un più efficiente utilizzo dell’energia. Una risposta a questo problema è data dall’utilizzo di sistemi di Demand Side Management (DSM) i quali permettono di ottenere una riduzione dei consumi tramite un utilizzo sempre più spinto della tecnologia. I sistemi DSM necessitano di essere valutati durante la progettazione mediante tool di simulazione. Essi inoltre necessitano di modelli di simulazione e predizione quando i sistemi di controllo interessati sono controlli avanzati come controlli predittivi o controlli multi-livello. Nel caso di controlli multi-livello un’altra importante questione riguarda la corretta determinazione del data model ai fini dell’opportuna strutturazione del controllo. Nel presente lavoro l’oggetto di studio è uno “Smart Village” altamente sensorizzato localizzato a Roma e composto da uno smart building e uno smart district di 8 edifici. Ai fini della modellazione della domanda energetica dell’edificio e del distretto è stato sviluppato un simulatore in Simulink basato su HAMbase. Il simulatore dell’edificio è stato calibrato e validato su dati reali considerando come parametri di calibrazione i valori dei casual gain. I dati acquisiti coprono un periodo di 60 giorni durante l’inverno del 2013. La configurazione ottima del simulatore consente di ottenere un valore di MAPE dell’energia termica trasferita giornaliera minore del 6%. Successivamente viene riportato un sistema di supporto alle decisione basato sull’ottimizzazione multi-obiettivo a fronte di Pareto combinata con il simulatore dell’edificio. Questo sistema permette di dimostrare la potenzialità del modello nella definizione di politiche di DSM. Il simulatore dello smart district è stato poi derivato direttamente dal simulatore dell’edificio tramite riprogrammazione della s-function di HAMbase. Questo consente di avere istanze multiple del modello in uno stesso modello Simulink. Il simulatore del distretto viene utilizzato per introdurre nel contesto degli smart district il concetto di data model. In ultimo è stata analizzata l’accuratezza di modelli grey-box per la predizione a breve orizzonte predittivo del comportamento termico di edifici. Per questa analisi è stato condotto un processo di identificazione su un dataset reale acquisito durante l’anno 2015 e proveniente dai sensori installati su un singolo edificio dello smart district. L’identificazione mostra come i modelli a resistenza-capacità (RC) del secondo ordine costituiscano la migliore scelta in termini di accuratezza e complessità

    Vitruvio e l'architettura circolare, luce, punto cerchio

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    Development of a liquid-shaded dynamic glazed facade for buildings

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    Il presente studio riguarda la ricerca e lo sviluppo di un inedito sistema dinamico di schermatura liquida per le vetrate degli edifici, basato sull’aggiunta, ai due vetri convenzionalmente adottati nelle vetrate isolanti, di un terzo vetro che consente di creare un’intercapedine di circa 1.5 mm in cui viene fatto salire un fluido schermante utilizzato per variare la trasmittanza solare. La capacità di garantire bassa trasmissione di calore in estate, ma allo stesso tempo di massimizzare gli apporti “gratuiti” forniti dal sole in inverno, rende questa tecnologia molto competitiva rispetto ai tradizionali vetri a controllo solare o basso emissivi, che hanno trasmittanza solare fissa. Già precedenti studi hanno individuato la miscela di fluido, la tipologia di vetro, hanno dimostrato buone prestazioni in termini energetici e di durabilità. Il principale obiettivo di questo lavoro è quello di dimostrare la fattibilità tecnologica del sistema al fine di delinearne linee guida per una progettazione matura, che sia propedeutica ad una futura produzione industriale su larga scala. La fase di progettazione del dispositivo, condotta secondo una logica legata al processo produttivo, ha portato alla produzione di un prototipo funzionante di finestra apribile con schermatura liquida. Lo sviluppo del prototipo ha permesso, sia di affrontare e risolvere problematiche ingegneristiche legate all’assemblaggio dei componenti ed alle necessarie modifiche all’infisso, sia di effettuare test di funzionamento, sia di analizzare i costi di produzione. È stata, inoltre, studiata la problematica della deformabilità del vetro dovuta alla spinta idrostatica del liquido. Simulazioni software e test di laboratorio hanno permesso di avanzare una concreta soluzione al problema della deformazione. Infine, un’analisi di benchmarking ha permesso di dimostrare prestazioni, in termini energetici, assolutamente paragonabili, ed in alcuni casi superiori, rispetto a vetri tra i più performanti sul mercato

    LA DISCIPLINA DELL'UNBUNDLING DOPO LA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO DEL GAS

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    La disciplina dell’unbundling dopo la liberalizzazione del mercato del gas La liberalizzazione del mercato del gas, fenomeno che ha preso forma negli anni passati, rappresenta il frutto di un complesso percorso che ha preso avvio dalle decisioni di politica economica adottate da parte dell’Unione Europea con le quali il legislatore europeo si prefisse l’obiettivo di far nascere e sviluppare un mercato energetico europeo integrato e uniformemente regolato. Tale cammino fu intrapreso con la Direttiva europea 96/92/CE recante “Norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica” cui fece seguito la Direttiva 98/30/CE recante “Norme comuni per il mercato interno del gas naturale”. Le direttive sopracitate hanno determinato la necessità che anche l’Italia si dotasse di un complessivo sistema di regole a recepimento della disciplina comunitaria, il che accadde con il Decreto Letta e il D.Lgs. n. 93/2011; il primo ha riordinato tutto il settore del gas naturale e ha dato linee guida rilevanti per la concorrenza, la separazione delle attività, la definizione dei clienti idonei e le condizioni di reciprocità mentre il secondo ha recepito il cd. “Terzo Pacchetto Energia”. In questo contesto di liberalizzazione del mercato del gas e di emanazione di direttive comunitarie e di decreti nazionali si colloca il fenomeno dell’unbundling che ha contribuito alla separazione tra le varie componenti della filiera produttiva di un’impresa verticalmente integrata finalizzata a introdurre una maggiore competitività nel mercato di riferimento. Nel settore energetico l’unbundling ha avuto un ruolo fondamentale nel sostenere il processo di liberalizzazione del mercato rafforzando la neutralità della gestione delle infrastrutture (trasmissione, distribuzione e misura nel settore dell’energia elettrica, trasporto, distribuzione, misura, stoccaggio e rigassificazione, nel settore del gas) e favorendo la concorrenza

    L'EFFETTO DELL'ENTERPRISE RISK MANAGEMENT SULLA PERFORMANCE AZIENDALE. UN'ANALISI EMPIRICA SULLE AZIENDE DEI SETTORI NON FINANZIARI

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    A partire dagli anni Duemila, l’interesse nei confronti del tema della gestione del rischio ha subito uno sviluppo notevole e si è assistito ad un cambiamento nel paradigma di risk management, passando da un approccio tradizionale, definito “per silos”, all’approccio innovativo di Enterprise Risk Management (ERM). La tesi affronta specificamente il tema dell’ERM e, in particolare, quello dell’effetto che l’adozione di tale sistema può avere sulla performance economico-finanziaria aziendale. Dopo la descrizione dell’evoluzione del concetto di rischio e degli approcci al risk management, vengono approfondite le caratteristiche riguardanti ciascun elemento che compone un sistema di ERM. Il lavoro evidenzia inoltre i numerosi benefici riconosciuti dal mondo accademico e professionale all’adozione dell’ERM, per poi analizzare i contributi della letteratura sul tema della relazione tra l’ERM e la performance aziendale, i quali si focalizzano prevalentemente sulle aziende del settore bancario e assicurativo. Pertanto, l’obiettivo del lavoro è quello di verificare se c’è e qual è l’impatto dell’implementazione di un sistema di ERM sulla performance economico-finanziaria in un contesto ancora poco analizzato, quale quello dei settori non finanziari, contribuendo agli studi sul tema che hanno evidenziato risultati contrastanti. L’analisi, condotta attraverso un modello di regressione multipla su un campione di aziende non finanziarie quotate sulla Borsa di Milano, nel periodo 2012-2014, fa riferimento ad un indice di adozione di ERM basato su alcuni aspetti caratterizzanti tale sistema fino ad ora trascurati dalla letteratura sul tema: le strategie adottate per il trattamento dei rischi e il riferimento all’adozione di uno specifico framework di ERM. Sebbene dall’analisi risulti che l’ERM è un tema al quale le imprese stanno dedicando crescente attenzione, potendosi individuare un aumento del numero imprese che risultano di aver implementato l’ERM dal 2012 al 2014, i principali risultati evidenziano come l’adozione di un sistema di ERM non sia significativamente legato al miglioramento della performance economico-finanziaria aziendale

    Metodologia per lo sviluppo dei piani di Manutenzione Preventiva con approccio semiqualitativo per la definizione dell’MTTR customizzato

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    Sviluppo di una metodologia che, integrando i Database internazionali, quali, OREDA, EiREDA, IEEE con i Database di campo disponibili ed acquisiti personalmente negli impianti di processo all’estero oggetto di ingegneria da parte di ENERECO S.p.a., possa generare i parametri di controllo dell’ affidabilità degli asset di impianto, quali, l’MTTR, l’MTTF, l’MTBF, la disponibilità e la manutenibilità, necessari per la realizzazione dell’analisi RAM avanzata e dei piani di manutenzione, con i quali si potranno stabilire le attività di Manutenzione Preventiva

    MECCANISMI MOLECOLARI COINVOLTI NELLA SARCOPENIA DELL’ANZIANO Ruolo dell’esercizio fisico sullo stress ossidativo e la funzionalità mitocondriale

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    La Sarcopenia è una condizione non patologica legata all’invecchiamento, relativa alla perdita sia di massa muscolare che della forza e in quanto tale, determina il rallentamento nello svolgimento delle più semplici attività quotidiane incrementando il rischio di cadute, di fratture ed un conseguente abbassamento della qualità della vita. Il significativo costo socio-economico dei disordini muscolo scheletrici generati dalla sarcopenia nella popolazione anziana richiede interventi preventivi e terapeutici. Al momento non è stato approvato l’utilizzo di nessun farmaco per il trattamento dei disturbi legati alla sarcopenia. I fattori che contribuiscono all’insorgenza della sarcopenia sono di tipo nutrizionale, ormonale, metabolico e legato ad alterazioni immunologiche, che nell’insieme determinano delle modificazioni a carico del sistema neuromuscolare le quali causano a loro volta il malfunzionamento dei motoneuroni e atrofia a livello delle miofibre. Ci sono numerose evidenze che supportano il declino delle funzioni mitocondriali e il conseguente incremento nelle Specie Reattive dell’Ossigeno (ROS) che contribuiscono all’invecchiamento del muscolo e quindi all’insorgenza della sarcopenia. Nei soggetti anziani inoltre, si verifica uno sbilanciamento dell’equilibrio cellulare a favore della produzione di ROS che potrebbe compromettere la risposta adattativa dell’esercizio fisico. Il signaling radicalico, alla base della risposta antiossidante all’interno della cellula, rappresenta il fattore chiave nel mantenimento sia della forza muscolare che delle performance fisiche. In questo senso, il presente studio ha focalizzato l’attenzione sull’impatto della supplementazione con antiossidanti (ubichinolo) in combinazione con l’esercizio fisico regolare per contrastare la sarcopenia. L’ubichinolo è un cofattore lipofilico endogeno con entrambe le funzioni, antiossidante e bioenergetica e i cui livelli di sintesi tendono a diminuire con l’avanzare dell’età. Gli aspetti poc’anzi citati sono stati valutati su modelli murini di invecchiamento sottoposti ad attività fisica regolare e a supplementazione con ubichinolo usando un disegno fattoriale. Inoltre, colture cellulari di miociti, giovani e anziani, sono state esposte in vitro a concentrazioni crescenti di statina, un farmaco comunemente impiegato nella prevenzione degli effetti ipercolesterolemici ma in grado di ridurre la sintesi endogena di Coenzima Q. I dati mostrano un effetto sinergico dell’ubichinolo e l’attività fisica regolare nella promozione della biogenesi mitocondriale e nel contemporaneo abbassamento dello stress ossidativo a livello del muscolo scheletrico. Questi effetti sono evidenti nella popolazione anziana e meno negli organismi senescenti che risultano essere molto più compromessi a livello cellulare. I risultati suggeriscono un’interessante prospettiva legata all’utilizzo dell’ubichinolo nel trattamento preventivo dell’insorgenza della sarcopenia in associazione all’esercizio fisico, in condizioni subliminali di deficit di sintesi di Coenzima Q, durante l’invecchiamento e il trattamento farmacologico con statine

    Esercizio fisico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari nel paziente diabetico: Markers di difesa antiossidante, funzionalità e capacità rigenerante dell’endotelio

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    Il diabete mellito comprende un insieme di disordini metabolici caratterizzati da iperglicemia cronica ed è oggi ampiamente diffuso in tutto il mondo. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità tra i soggetti diabetici in quanto essi sono maggiormente esposti ai fattori di rischio cardiovascolare, presentando in particolare una ridotta funzionalità endoteliale ed una scarsa capacità rigenerativa dell’endotelio. Tuttavia l’esercizio fisico può essere in grado di migliorare questi indici in quanto determina, in risposta ad un aumentato flusso laminare (shear stress), un incremento di produzione e di rilascio di ossido nitrico. In questo contesto il presente lavoro ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti derivanti da uno stile di vita fisicamente più attivo per tre mesi nella prevenzione delle patologie cardiovascolari in pazienti con diabete mellito. A tal fine 19 soggetti diabetici sedentari o poco attivi, dopo essere stati sensibilizzati sull’importanza di una vita attiva, sono stati sottoposti a monitoraggio continuo per tre mesi, mediante l’impiego del gravitometro “MyWellness Key®”. Al termine del periodo di studio, i dati raccolti dallo strumento ci hanno permesso di suddividere i pazienti, in funzione dell’entità di attività fisica svolta, in tre gruppi: attivi, moderatamente attivi e poco attivi. Le indagini sono state condotte all’inizio e al termine del periodo di allenamento sia in vivo, tramite valutazione clinica del paziente e l’impiego di saggi non invasivi, sia ex vivo valutando nel sangue periferico, markers di difesa antiossidante nonché la funzionalità e le capacità rigenerative dell’endotelio. Dai risultati è emerso che il gruppo più attivo ha beneficiato di una riduzione dei livelli di alcuni markers di rischio cardiovascolare, quali pressione arteriosa sistolica, microalbuminuria, grasso androide nonché di una riduzione dello stato infiammatorio (valutato mediante dosaggio di miRNA-146 nelle CAC) e di un’aumentata attività antiossidante della PON. L’esercizio fisico svolto dal gruppo moderatamente attivo è stato sufficiente ad incrementare l’attività dello stesso enzima, a ridurre il livello sia di emoglobina glicata che di danno ossidativo al DNA e a migliorare l’attività angiogenica delle cellule progenitrici dell’endotelio (valutata mediante dosaggio di miRNA126 e miRNA130 nelle CAC). I pazienti poco attivi, infine, hanno giovato in misura minore dei benefici derivanti dall’esercizio fisico, sebbene sia stato sufficiente a ridurre l’alto livello di stress ossidativo di partenza. Questi risultati supportano quanto noto circa l’implementazione di uno stile di vita più attivo nel paziente diabetico. In particolare i dati sottolineano come l’attuazione di tali strategie abbia un ruolo nel prevenire l’ipertensione e lo stato infiammatorio nonché di migliorare lo stato ossidativo e l’attività angiogenica delle cellule progentitrici dell’endotelio. Questi ultimi aspetti rappresentano un aspetto innovativo di particolare rilevanza nella prevenzione della disfunzione endoteliale alla base delle patologie cardiovascolari nel paziente diabetico

    Boschi residui delle Marche Biodiversità e problematiche di gestione

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    Questo studio si propone di verificare, mediante un’indagine floristica e vegetazionale e attraverso l’individuazione di habitat di importanza comunitaria, lo stato di conservazione della biodiversità nei boschi residui. I boschi oggetto di studio sono localizzati nella parte meridionale delle Marche nel settore sub-collinare e costiero nelle province di Fermo ed Ascoli Piceno. I boschi residui sono piccole aree forestali incluse all’interno del tessuto urbano o nei campi agrari. Sono state studiate nove aree, otto di loro sono aree costiere, l’area sub-costiera si sviluppa su un’intera collina chiamata Rovetino. Risultati: le indagini hanno rilevato che questi territori conservano ancora una buona biodiversità con specie floristiche rare e interessanti tipologie vegetazionali. Per alcune di esse saranno proposte nuove associazioni. Sono stati anche identificati differenti habitat, alcuni prioritari, rari nella Regione. Nel bosco di Rovetino sono stati rinvenuti 531 taxa appartenenti a 329 generi e 81 famiglie. L’analisi fitosociologica ha individuato 16 fitocenosi, delle quali 6 rappresentano le associazioni, 10 sono gli aggruppamenti riconducibili complessivamente a 9 Classi fitosociologiche. Nei boschi costieri sono stati rinvenuti 288 taxa, che appartengono a 159 generi e 70 famiglie. L’indagine fitosociologica ha rilevato 17 cenosi, con 14 associazioni, sei delle quali verranno proposte come nuove, 3 sono gli aggruppamenti, riconducibili complessivamente a 9 Classi fitosociologiche. Verranno anche proposte due nuove alleanze ed una nuova sub-associazione. Per la gestione e conservazione delle aree boscate costiere si propone l’unione di dette aree a quella già esistente in un’unica area SIC; per il Rovetino l’istituzione di una nuova area SIC o in alternativa di ampliare la vicina area SIC M. Ascensione

    Low environmental impact strategies for the control of Botrytis cinerea and Plasmopara viticola of grapes

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    RIASSUNTO Strategie a basso impatto ambientale per il controllo di Botrytis cinerea e Plasmopara viticola su vite Lo scopo della tesi è stato quello di valutare strategie a basso impatto ambientale per il controllo di Botrytis cinerea e Plasmopara viticola. Dopo la raccolta l’uva da tavola va incontro a processi di deterioramento dovuti alla formazioni di funghi, e in particolare di Botrytis cinerea. Per questo motivo, in agricoltura convenzionale, l’uva da tavola è ripetutamente trattata con fungicidi durante tutta la stagione. I trattamenti post raccolta con oli essenziali e la conservazione in condizione ipobarica sono alternative all'uso dei fungicidi di sintesi e sono preferite dai consumatori per il loro basso impatto sulla salute umana e sull'ambiente. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di verificare l'efficacia di vapori di oli essenziali di Rosmarinus officinalis, Mentha piperita, e Thymus vulgaris nel ridurre i marciumi post-raccolta su uva da tavola conservata per 24 ore sia a pressione atmosferica che a pressione ipobarica. I trattamenti con vapori di olio essenziale di rosmarino, a pressione atmosferica o ipobarica, hanno ridotto sia la diffusione che l’indice di McKinney per quanto concerne lo sviluppo di marciumi in post raccolta rispetto al controllo, mentre i vapori di olio essenziale di menta sono stati efficaci nel ridurre i marciumi solo se applicati a pressione ipobarica. La peronospora della vite è una delle più gravi malattie fungine della vite. In seguito alle limitazioni nell'utilizzo di prodotti a base di rame in agricoltura biologica imposti dalla UE, composti alternativi sono sempre più richiesti per la protezione della vite. Una prova di campo di due anni è stata condotta per verificare l'efficacia di diversi composti naturali nel ridurre i sintomi di peronospora. Il chitosano ha dimostrato di essere il composto più promettente, assicurando una buona protezione della vite, in condizioni di bassa ed elevata pressione della malattia. Inoltre, si è dimostrato capace di limitare il vigore vegetativo delle piante, un fattore chiave per ottenere produzioni di qualità. Un’altra prova di campo di due anni è stata svolta per valutare l’efficacia di prodotti a dosi ridotte di rame per il controllo della peronospora della vite. Nel primo anno, caratterizzato da bassa pressione della malattia, Bordoflow ha determinato la più bassa diffusione dei sintomi di peronospora sulle foglie, mentre sui grappoli Coprantol Hi Bio ha dato il più basso valore di diffusione della malattia. Nel secondo anno caratterizzato da alta pressione della malattia, Bordoflow ha garantito di nuovo la migliore protezione sulle foglie, mentre su grappoli Helio Cuivre ha fatto registrare i migliori risultati nella protezione da peronospora. I dati ottenuti confrontando le diverse cultivar confermano la cv. Pecorino come la meno suscettibile 2 alla peronospora della vite. La Direttiva 128/2009 ha reso obbligatoria l'applicazione della difesa integrata in tutti i paesi UE a partire dal 1 gennaio 2014, e considerando la tossicità del rame verso le piante, gli animali ed il suo accumulo nei terreni, il ricorso ad alternative a basso impatto ambientale può aiutare a ridurre, se non sostituire, l'utilizzo di rame e fungicidi di sintesi

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