Annali online Unife (Università degli Studi di Ferrara)
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Intercultural Circulation and Short Circuits in the Society of Jesus between Italy, Japan, and China (17th–18th centuries)
This essay compares different channels of cultural dissemination regarding the Jesuit missions as found within the applications for the overseas territories (litterae indipetae) sent by Italians at the turn of the eighteenth century[1]. Jesuits regularly read letters and treatises (by Francis Xavier and Daniello Bartoli, among others), and their importance is confirmed by applications for the missions in which the Jesuits relate their vocation to these sources. The Histories of the Society of Jesus written by Daniello Bartoli in the 17th century, for instance, remained inspirational among members of the religious order at least two hundred years. However, for these Jesuits, the lack of updated and objective information could lead to curious misunderstandings, like the “fake news” spread through Southern Italian colleges that Japan was reopening to foreigners and Christianity.Questo saggio mette a confronto i diversi canali di diffusione culturale delle missioni gesuitiche presenti nelle domande per i territori d\u27oltremare (litterae indipetae) inviate dagli italiani a cavallo del XVIII secolo. I gesuiti leggevano regolarmente lettere e trattati (di Francesco Saverio e Daniello Bartoli, tra gli altri), e la loro importanza è confermata dalle domande per le missioni in cui i gesuiti mettono in relazione la loro vocazione con queste fonti. Le Storie della Compagnia di Gesù scritte da Daniello Bartoli nel XVII secolo, ad esempio, sono rimaste fonte di ispirazione tra i membri dell\u27ordine religioso per almeno duecento anni. Tuttavia, per questi gesuiti, la mancanza di informazioni aggiornate e obiettive potrebbe portare a curiosi fraintendimenti, come la "fake news" diffusa nei collegi dell\u27Italia meridionale secondo cui il Giappone si sarebbe riaperto agli stranieri e al cristianesimo
I tempietti miniaturistici plumbei della nave romana di Comacchio (Fe): nuove ipotesi in relazione al culto nei mari e la navigazione antica
The six lead miniature temples found in the cargo of the shipwreck of Valle Ponti, located at Comacchio (province of Ferrara, Italy) and dated to the last quarter of the first century BC, have often been interpreted as a unicum in the Roman world. The main objective of the study is the contextualization of this category of objects within the cult in the seas, which is still waiting to be addressed in a complete and exhaustive way. Through the written sources and the iconographic and archaeological comparisons with similar artifacts and votive statuettes representing the same deities present in the ship of Valle Ponti new interpretative perspectives have been opened on the reasons behind the production of the lead temples, their use and the scope for which they may have been produced. Some symbolic elements and the deities represented seem to provide important clues about the ritual and religiosity on the wreck. In this perspective, the maritime-related cult in the classical world has been deepened, in an attempt to understand the meaning, the function and the position of the small temples inside the ship of Valle Ponti, by confronting the ancient primary sources with other worship-related objects found in mediterranean shipwrecks.I sei templi in miniatura in piombo rinvenuti nel carico del naufragio di Valle Ponti, situato a Comacchio (provincia di Ferrara, Italia) e datato all\u27ultimo quarto del I secolo a.C., sono stati spesso interpretati come un unicum nel mondo romano. L\u27obiettivo principale dello studio è la contestualizzazione di questa categoria di oggetti all\u27interno del culto mariano, che attende ancora di essere affrontato in modo completo ed esaustivo. Attraverso le fonti scritte e i confronti iconografici e archeologici con analoghi manufatti e statuette votive raffiguranti le stesse divinità presenti nella nave di Valle Ponti, sono state aperte nuove prospettive interpretative sulle ragioni alla base della produzione dei templi in piombo, sul loro utilizzo e sull\u27ambito per cui potrebbero essere stati prodotti. Alcuni elementi simbolici e le divinità rappresentate sembrano fornire importanti indizi sul rituale e sulla religiosità del relitto. In questa prospettiva, è stato approfondito il culto marittimo nel mondo classico, nel tentativo di comprendere il significato, la funzione e la posizione dei tempietti all\u27interno della nave di Valle Ponti, confrontando le fonti primarie antiche con altri oggetti di culto rinvenuti nei relitti mediterranei.
Una ricerca sulle competenze linguistiche nelle classi prime della scuola primaria: quale contributo per la formazione degli insegnanti?
Abstract – The teaching of reading-writing in Primary School is closely linked both to the teachers\u27 conception of written language and how they think pupils acquire it. Starting from these assumptions, the present contribution intends to illustrate the training processes developed from Italian data obtained in broader research, carried out in collaboration with the University of Grenoble Alpes (France) and Almería (Spain), aimed at describing the spelling and narrative skills of pupils aged 6 to 11. By entering into dialogue with professional practice, the purpose was both to bring out teachers\u27 conceptions of written language and how pupils learn it, and to describe and clarify teachers\u27 practices in relation to pupils\u27 learning outcomes. The findings so far show that there is a clear correlation between the teachers\u27 representations – especially their consideration of writing as a socio-cultural object and their accurate knowledge of the conceptualisation process of written language – and the pupils\u27 narrative skills.Riassunto – L’insegnamento della letto-scrittura nella Scuola Primaria è connesso alla concezione di lingua scritta che i docenti possiedono e a come pensano che gli alunni l’acquisiscano. Il presente contributo intende descrivere i processi formativi messi in atto alla luce dei dati italiani di una ricerca più ampia realizzata in collaborazione con l’Università di Grenoble Alpes (Francia) e di Almería (Spagna), volta a descrivere le competenze ortografiche e narrative degli alunni dai 6 agli 11 anni. Obiettivo dello studio far emergere le concezioni che gli insegnanti possiedono rispetto alla lingua scritta e a come gli alunni l’apprendono e descrivere le pratiche dei docenti in relazione ai risultati degli apprendimenti degli alunni. I risultati evidenziano una stretta correlazione tra le rappresentazioni degli insegnanti – in particolare una considerazione della scrittura in quanto oggetto socioculturale e una conoscenza accurata del processo di concettualizzazione della lingua scritta – e le competenze narrative degli alunni
Visibile e invisibile: caminos interdisciplinarios para una usabilidad generalizada de los bienes del museo. Investigación-acción para una didàctica inclusiva
Abstract – In contemporary society, characterized by widespread and permanent learning, the museum is no longer conceived exclusively as a place to contemplate the past, but also and above all as a center for education, production and cultural promotion. For this reason, it is configured as an effective decentralized teaching room, where children but also adults with disabilities are offered the opportunity to relate to the past in order to understand the present and plan their future as conscious citizens. In this context, the multisensory museum to which we refer becomes a dynamic place in which to experience new methods of teaching and communication through ICT. In this article, the author presents an investigation that focuses on two strongly connected and interrelated areas related, on the one hand, to the development of innovative methodological approaches for the visual and tactile knowledge of museum assets (preserved in a visible and usable way and “invisible” way), on the other hand, the experimentation of a protocol of actions capable of enhancing the educational offer and unleashing cultural well-being. The project activates a system of skills capable of promoting the convergence of technologies and applications between the different disciplines involved and is specified in “cultural experience” actions, in which the user can be hyper-stimulated towards the museum world, through specific effects that use of “digital”.Riassunto – Nella società contemporanea, caratterizzata da un apprendimento diffuso e permanente, il museo non è più concepito esclusivamente come luogo di contemplazione del passato, ma anche e soprattutto come centro di formazione, produzione e promozione culturale. Per questo si configura come un\u27effettiva aula didattica decentrata, dove ai bambini ma anche agli adulti con disabilità viene offerta la possibilità di relazionarsi con il passato per comprendere il presente e progettare il proprio futuro di cittadini consapevoli. In questo contesto, il museo multisensoriale a cui facciamo riferimento diventa un luogo dinamico in cui sperimentare nuove modalità di insegnamento e comunicazione attraverso le ICT. In questo articolo l\u27autore presenta una ricerca che è in atto e che si concentra su due ambiti fortemente connessi e interrelati relativi, da un lato, allo sviluppo di approcci metodologici innovativi per la conoscenza visiva e tattile dei beni museali (conservati in modo visibile e fruibile e modo “invisibile”), dall\u27altro, la sperimentazione di un protocollo di azioni in grado di valorizzare l\u27offerta formativa e di sprigionare benessere culturale. Il progetto attiva un sistema di competenze in grado di favorire la convergenza di tecnologie e applicazioni tra le diverse discipline coinvolte e si concretizza in azioni di “esperienza culturale”, in cui l\u27utente può essere iperstimolato verso il mondo museale, attraverso specifici effetti che utilizzano di “digitale”
Progettazione inclusiva e narrazione. Il contributo dell’insegnante di sostegno nella scuola primaria
Abstract – Today’s school, more and more committed to the affirmation of an inclusive education, is increasingly devoting attention to a critical review of educational pathways, to the recognition of the differences and diversities of pupils in their developmental progress, to the reduction/removal of barriers, obstacles, marginalisation and isolation at both micro and macro socio-cultural environments. In this perspective, it is enacting a profound revision of the educational-didactic choices by promoting an inclusive design aimed at all pupils, along with those with special or particular needs, requirements and vulnerabilities. The implementation of quality educational-didactic projects, promoted and supported by the specialised teacher, makes use of the effective contribution of narrative, as an inclusive and respectful approach oriented to promoting open and flexible teaching. With this in mind, two inclusive narrative designs are presented with the aim of ensuring an authentic culture of participation, belonging and accessibility in the primary school.Riassunto – La scuola attuale, sempre più impegnata nell’affermazione dell’educazione inclusiva, rivolge la sua attenzione alla rivisitazione critica dei percorsi formativi, al riconoscimento delle differenze e delle diversità degli alunni nel loro percorso evolutivo, alla riduzione delle barriere, degli ostacoli, dell’emarginazione e dell’isolamento nei micro e macro contesti socio-culturali. In tale prospettiva, tende a operare una profonda revisione delle scelte educativo-didattiche promuovendo una progettazione inclusiva destinata a tutti gli alunni, non solo a quelli che manifestano particolari o speciali bisogni, esigenze e vulnerabilità. La realizzazione di progetti educativo-didattici di qualità, promossi e sostenuti dall’insegnante specializzato, si avvale dell’efficace contributo della narrazione, quale approccio inclusivo orientato a promuovere una didattica aperta e flessibile. In tale prospettiva, vengono presentate due progettazioni narrative inclusive finalizzate a potenziare l’autentica cultura della partecipazione, dell’appartenenza e dell’accessibilità nella scuola primaria
Ingenuità, disoccultamento, afferramento: Prospettive chiaroscurali dell’intuire in Eugen Fink
This paper aims at analysing the role of the intuitive knowledge in Fink’s phenomenology, comparing two different aspects: on the one hand, the intuition as overriding access to the primigenial phenomenological-ontological ground; on the other hand, the intuitive life of the natural attitude as ingenuous form of conceptualization, in which the obvious steers the focus on the worldly perception. Within this ambiguity, Fink’s perspective vouches for a transcendental circuit that proceeds from the took-for-granted life towards a self-conscious movement, reaching an (enlightened) obscure fundament, which is the most intuitive and spontaneous symbolon. Starting from his early production – especially thematising the “specular result” of the VI Cartesian Meditation – this research overlooks the latest Fink’s Nietzschean-Presocratic motif, in which the intuition appears as the transcendental possibility of an immediate grab on the arché: in this and by this the very human perception is pre-oriented, dismissing logical and conceptual attempts of explanation. After several grades of Enthüllung, this fundament shows itself as the shadiest as much as ambiguous totality, that only the dynamic of a cosmological play can properly interface with.Il contributo intende offrire uno spaccato della fenomenologia finkiana secondo la problematizzazione del concetto di intuizione. Se, infatti, da un lato questa sembra avere ruolo privilegiato in un’ottica vitalistica, secondo la più tarda influenza nietzscheana nel pensiero dell’autore, dall’altro è possibile notare come nella VI Meditazione la costruzione di una “dottrina trascendentale del metodo”, nel programma di una “fenomenologia della fenomenologia”, segua proprio il debellamento dell’atto intuitivo nei confronti del metodo stesso, nonché dell’atteggiamento naturale. Lo stesso concetto di mondo assume, per ragioni qui mostrate come affini, la medesima ambiguità. Dal mondo come intuizione ingenua la fenomenologia si distacca per riflettere su se stessa entro sestessa; così soltanto, in ultima istanza, procede a ritroso ancora verso il mondo, come orizzonte atematico. Attraverso gradi di disoccultamento, verso una possibile messa in luce dell’origine – rivelantesi quanto mai oscura – si scorge la spontaneità del gioco, o del mondo individuato simbolico; il trascendentale è allora posto nell’interrogativo circa questa tensione, nell’oscillare e nello specchiarsi dei poli di un afferramento intuitivo e di una dialettica metodologica
Abiti e costumi: radici, sviluppi e problematizzazioni di una fortunata dicotomia
Philosophical reflection on “customs” has ancient roots, which are rooted in more than one tradition of thought, and is intertwined with that on “habits”, producing a complex history of contaminations that cross medieval thought, marked by a substantially negative conception of the former. After the modern rehabilitation of “custom” in an anti-Scholastic function, one sees, throughout the 18th century, its substantial reunification with “habit”, both on an epistemic and epistemological level. However, the process of the “individualization of habit” produces, throughout the 19th century, an almost total disregard for “custom” within main philosophies of habit of the time. The theme of the failure of excessively rapid transformations of collective habits, which emerges in two articles published in 1876, one by Léon Dumont and one by Jules Renouvier, is taken up by John Dewey in his important reflection on habit and custom, which is here placed in dialogue with Pierre Bourdieu\u27s theory on the reproduction and transformation of habitus and Ludwig Wittgenstein’s theory on acting by rules.La riflessione filosofica sui “costumi” ha radici antiche, che affondano in più di una tradizione di pensiero, e s’intreccia con quella sugli “abiti”, producendo una complessa storia di contaminazioni che attraversano il pensiero medievale, segnato da una concezione sostanzialmente negativa dei primi. Dopo la riabilitazione moderna del “costume” in funzione anti-Scolastica, si assiste, lungo il XVIII secolo a una sua sostanziale riunificazione con l’”abito”, sia sul piano epistemico sia su quello epistemologico. Tuttavia, il processo di “individualizzazione dell’abitudine” produce lungo il XIX secolo un pressoché totale disinteresse per i “costumi” all’interno delle principali filosofie dell’abitudine dell’epoca. Il tema del fallimento delle trasformazioni troppo rapide dei costumi, che affiora in due articoli usciti nel 1876, uno di Léon Dumont e uno di Jules Renouvier, è ripreso da John Dewey nella sua importante riflessione sugli abiti e i costumi, che qui è posta in dialogo con la teoria sulla riproduzione e sulla trasformazione dell’habitus di Pierre Bourdieu e con quella sull’agire secondo regole di Ludwig Wittgenstein
Dalla realtà alla poesia. Lettere di Filippo de Pisis a Giuseppe Marchiori
The Archive “Giuseppe Marchiori” which is kept in the Municipal Library in Lendinara, preserves the letters the painter Filippo de Pisis wrote to the art critic Giuseppe Marchiori. They met in 1926 during the XVII exhibition of Cà Pesaro in Lido of Venice thanks to the painter Juti Ravenna. An exchange of news, care and projects, fully transcribed for the first time, which gives back cultural unrest that began with the publication of Giovanni Cavicchioli’s monograph on de Pisis, for Marchiori’s North-East Editions (1932). Both collaborated with the Bolognese magazine «L’Orto», for which de Pisis, member of the Italiens de Paris group, created articles and illustrations. Marchiori published many reviews on de Pisis\u27 work, for example in «Emporium» (1936) and in «Corriere Padano» (1938), considering it a privileged channel in order to connect to the new artistic movements in Paris.L’Archivio Giuseppe Marchiori custodito nella Biblioteca Comunale di Lendinara conserva le lettere del pittore Filippo de Pisis al critico d’arte Giuseppe Marchiori, conosciutisi nel 1926 grazie al pittore Juti Ravenna, in concomitanza con la XVII mostra di Cà Pesaro al Lido di Venezia. Uno scambio di notizie, attenzioni e progetti, per la prima volta trascritto integralmente, che restituisce i fermenti culturali iniziati con la pubblicazione di una monografia su de Pisis di Giovanni Cavicchioli, per le Edizioni Nord-Est di Marchiori (1932). Entrambi collaborarono alla rivista bolognese «L’Orto», per la quale de Pisis, esponente del gruppo Italiens de Paris, realizzò articoli e illustrazioni. Marchiori pubblicò molte recensioni sul lavoro di de Pisis, ad esempio su «Emporium» (1936) e sul «Corriere padano» (1938), considerandolo un canale privilegiato per collegarsi ai nuovi fenomeni artistici di Parigi