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    Technology, cyber and international offshore banks: financial services for asset recovery of indonesian convicts | Tecnologia, cyber e banche offshore internazionali: servizi finanziari per il recupero dei beni dei detenuti indonesiani

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    Offshore banks are characterized by their comparatively relaxed regulatory frameworks, setting them apart from the more stringent regulations governing onshore banks. This leniency renders offshore banks vulnerable to exploitation for illicit purposes, as demonstrated by prominent events such as the Panama Papers (2016), Paradise Papers (2017), and Pandora Papers (2021). While offshore banking is not inherently illegal, and legitimate reasons exist for individuals to open offshore bank accounts, concerns arise regarding the potential abuse of banking secrecy within this sphere. The strict adherence to banking secrecy can significantly hinder investigation and asset recovery efforts once illicit funds are deposited in offshore banks.One approach to address this is the implementation of Mutual Legal Assistance Treaties (MLATs). These treaties play a crucial role in international cooperation, facilitating the exchange of evidence and assets between jurisdictions to combat financial crimes and promote global accountability. In addition, advancements in cyber forensics and digital traceability technologies have enhanced the capacity to track illicit financial flow, even in jurisdictions protected by banking secrecy. Cybersecurity tools such as blockchain analytics, artificial intelligence (AI), and machine learning (ML) can now identify money laundering patterns, fraud, and other financial crimes across complex global networks. By integrating these technologies, investigators can better collaborate internationally, making it more difficult for illicit actors. Le banche offshore sono caratterizzate da quadri normativi relativamente flessibili, che le distinguono dalle normative più severe che regolano le banche onshore. Questa clemenza rende le banche offshore vulnerabili allo sfruttamento per scopi illeciti, come dimostrato da eventi di spicco come i Panama Papers (2016), i Paradise Papers (2017) e i Pandora Papers (2021). Sebbene l'attività bancaria offshore non sia intrinsecamente illegale ed esistano motivi legittimi per cui gli individui aprono conti bancari offshore, sorgono preoccupazioni in merito al potenziale abuso del segreto bancario in questa sfera. La rigorosa aderenza al segreto bancario può ostacolare in modo significativo le indagini e gli sforzi di recupero dei beni una volta che i fondi illeciti vengono depositati nelle banche offshore. Un approccio per affrontare questo problema è l'implementazione dei trattati di mutua assistenza legale (MLAT). Questi trattati svolgono un ruolo cruciale nella cooperazione internazionale, facilitando lo scambio di prove e beni tra giurisdizioni per combattere i reati finanziari e promuovere la responsabilità globale. Inoltre, i progressi nella cyber forensics e nelle tecnologie di tracciabilità digitale hanno migliorato la capacità di tracciare i flussi finanziari illeciti, anche nelle giurisdizioni protette dal segreto bancario. Strumenti di sicurezza informatica come analisi blockchain, intelligenza artificiale (AI) e apprendimento automatico (ML) possono ora identificare modelli di riciclaggio di denaro, frodi e altri reati finanziari attraverso reti globali complesse. Integrando queste tecnologie, gli investigatori possono collaborare meglio a livello internazionale, rendendo più difficile per gli attori illeciti. 

    EDITORIALE: ESISTENZE CONDIZIONATE E RESISTENZE. Una riflessione collettiva sui dispositivi di governo della povertà/Conditioned existences and resistances. A collective reflection on governing poverty

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    Il concetto di “condizionalità” – che permea, in forme diverse, tutti i contributi di questa special issue – è introdotto e approfondito da Sandro Busso, che apre il nostro numero, nonché la sezione “Mappe” della rivista. Lo studioso torinese compie un’importante ricostruzione storica del concetto, individuando nella seconda metà degli anni Ottanta, in particolare nel Consenso di Washington, un punto di rottura significativo: il passaggio della condizionalità da “strumento” a “principio” delle politiche pubbliche. Successivamente, sulla base di un lavoro empirico che ha coinvolto diversi assistenti sociali, operatori del Centro per l’Impiego e beneficiari del Reddito di Cittadinanza, lo studioso esamina la forma “concreta” che il concetto assume nella quotidianità della sua applicazione. In particolare, Busso osserva come tale principio venga naturalizzato e legittimato nella sua dimensione pratica dai vari attori sociali, anche di fronte alle difficoltà e alle contraddizioni che emergono durante la sua implementazione. A proseguire i lavori è Vincent Dubois, che affronta un tema centrale del cambiamento delle politiche sociali contemporanee: il controllo degli illegalismi di chi beneficia delle prestazioni sociali. Questo tema, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, ha assunto un ruolo crescente nel discorso pubblico, in Francia come altrove (Dubois 2021). Queste politiche, come afferma lo stesso studioso, riguardano soprattutto i beneficiari degli aiuti condizionati, poiché a questi ultimi viene ricordato che sono tenuti obbligatoriamente a rispettare delle norme di comportamento per continuare a ricevere le prestazioni sociali. Nello specifico contributo – frutto di un importante lavoro di campo, che è durato diversi anni – lo studioso francese analizza i cambiamenti avvenuti nei sistemi di controllo, esaminando le loro implicazioni sul lavoro degli ispettori incaricati di rilevare “le frodi sociali”.Paradossalmente, se si considerano i progressi nell’automazione e standardizzazione delle procedure, ciò che emerge è come la discrezionalità non svanisca dalle pratiche delle burocrazie di strada (Lipsky 1980), ma piuttosto contribuisca all’efficacia dei controlli e a un governo sempre più rigoroso dei poveri.Il tema delle condizionalità viene altrettanto affrontato da Maristella Cacciapaglia, che apre la sezione “Rotte”. Le linee della sua ricerca coincidono in particolare con quelle della condizionalità legata al lavoro – remunerato come precisa l’autrice – e relativa al Reddito di Cittadinanza italiano. In questo articolo, centrato sulle esperienze delle persone beneficiarie, le testimonianze raccolte riflettono più ampiamente sul significato attribuito oggi a un lavoro sempre più precarizzato, e lo fanno in un contesto di particolare vulnerabilità come quello di Taranto. Ad emergere è una domanda sociale importante, che non può essere ancora ignorata nelle lotte per un’esistenza dignitosa. Si è osservato come, già nella definizione dei numerosi criteri di accesso alle misure, viene esercitato un controllo sul comportamento dei poveri, determinando al tempo stesso il loro diritto a ricevere assistenza. Questi criteri, insieme alle condizionalità, contribuiscono a costruire specifiche categorie di merito. Attraverso un lavoro di campo svolto tra i beneficiari del Reddito di Cittadinanza nel territorio torinese, Eugenio Graziano analizza le loro azioni e reazioni. Egli evidenzia come, mediante pratiche quotidiane, tattiche e strategie, i beneficiari rispondano e resistano alle categorizzazioni tassonomiche che li distinguono in meritevoli e immeritevoli. All’interno dei cambiamenti del welfare incentrati sull’attivazione e sulla condizionalità, prende sempre più spazio un altro concetto: quello della “restituzione alla comunità”, affrontato da Alberto de Nicola. Lo studioso approfondisce il tema delle attività di utilità sociale obbligatorie, una configurazione specifica delle condizionalità all’interno degli schemi di reddito minimo. L’autore inserisce il tema in un contesto più ampio, legato all’integrazione delle pratiche di volontariato nel lavoro sociale, un processo che porta a una ridefinizione problematica del confine tra “attività” e “lavoro”. De Nicola sottolinea come, nel caso del workfare volunteering, tale aspetto sia aggravato dalla natura obbligatoria dell’attività. Il concetto di “restituzione alla comunità” riveste un ruolo centrale nella giustificazione delle attività richieste, configurando l’assistito come debitore nei confronti della società e lo Stato come mediatore del rapporto. Se nel caso del Regno Unito, analizzato dallo studioso, l’introduzione di tali politiche ha suscitato numerose critiche e reazioni, De Nicola osserva come, in Italia, ancora una volta nel contesto del Reddito di Cittadinanza, l’implementazione dei Progetti Utili alla Collettività (PUC) non abbia suscitato reazioni politiche.Nonostante una pluralità di scenari, che è legata a sociogenesi specifiche e diverse tra i paesi, ci sono dei punti in comune e inerenti al cambiamento più generale: la responsabilizzazione del beneficiario; la costante attenzione al suo comportamento e ai suoi illegalismi; la conseguente, importante, sofferenza sociale (Bourdieu 2015) che sembra accomunare gli “assistiti”. Questo tema viene affrontato da Federica Graziano, che apre la sezione “Rilievi” della rivista con un contributo che approfondisce il tema della violenza simbolica esercitata sui giovani percettori di reddito di cittadinanza. Dall’analisi di alcune interviste svolte tra navigator, assistenti sociali e giovani beneficiari emergono forme diverse di sofferenza sociale, legate alle asimmetrie di potere nel campo in cui si attivano. Queste sofferenze mettono,inoltre, in evidenza gli effetti di politiche sociali fondate sulla responsabilizzazione dei beneficiari.Lontano da facili narrazioni, il Reddito di Cittadinanza ha rappresentato una forma importante di supporto per i giovani in Italia. Coinvolgendone diversi del territorio torinese, nella sua ricerca Costanza Guazzo evidenzia come la misura si è intrecciata con le loro «difficoltà di esistere quotidiane» (Bourdieu 2015). Le esperienze raccolte suggeriscono una visione del supporto economico come un diritto, oltre che una necessità, rispetto alle situazioni di precarietà e fragilità di una delle categorie più svantaggiate in Italia. Le rappresentazioni definiscono, anche agli occhi degli assistenti sociali, il povero “buono”, quello “brutto” e infine quello “cattivo”, così come osservato da Busso, Meo e Morlicchio (2018). Nella prospettiva di Valeria Quarto e Armida Salvati, queste tre categorie possono essere “ribaltate” e utilizzate per rappresentare l’operato degli assistenti sociali. Sulla base di una ricerca etnografica svolta in un comune del Sud Italia, le studiose osservano come il “buono”, il “brutto” e il “cattivo” assistente sociale emergano e si differenzino per il modo distintivo in cui applicano condizionalità e discrezionalità durante la loro relazione con i beneficiari. Dal Nord al Sud, la riflessione collettiva qui presentata si sposta all’estero, in Spagna più precisamente. Alesandra Puyuelo Estrada e Alessandro Gentile offrono un’analisi del dibattito parlamentare che ha portato all’introduzione della Renta Minima Vital in Spagna. Gli studiosi sottolineano in particolare come la pandemia da Covid-19 abbia accelerato i processi propulsori della misura, ponendo fine all’“ eccezionalità” del caso spagnolo rispetto alle politiche di reddito di minimo in Europa. Fino ad allora, non vi era stata alcuna misura contro la povertà promossa a livello nazionale. Anche le riflessioni di Roberto Ciccarelli offrono una prospettiva internazionale. Il contributo dello studioso apre la nostra sezione Wunderkammer, la “camera delle meraviglie” che offre a lettori e lettrici prospettive originali e “altre” sul mondo. L’autore, effettuando una comparazione tra l’implementazione del Revenu de solidarité active in Francia e il Reddito di Cittadinanza in Italia, osserva il diverso modo in cui i due modelli, di workfare secondo lui, rispondano alle necessità economiche e produttive della governance del mercato del lavoro e dell’inclusione sociale.Le riflessioni di Sandro Gobetti, sviluppate a partire dal seminario tenutosi a Napoli proprio in occasione della presente special issue, accompagnano chi legge in un altro viaggio per il mondo. Le destinazioni coincidono con le numerose sperimentazioni del Reddito di Base universale e incondizionato, che testimoniano come esso sia tutt’altro che un’utopia, quantomeno al di fuori dell’Italia. Successivamente, la trascrizione di un altro intervento dello stesso seminario – quello di Vincent Dubois – riprende in questo numero l’importante possibilità che il “vero” Reddito di Cittadinanza, universale e incondizionato, potrebbe disvelare: configurarsi come una nuova forma di cittadinanza sociale, pur differente rispetto a quella originariamente concettualizzata da Marshall. Questo tema è ripreso finanche nel contributo di Giuseppe Allegri, che recensisce il nuovo volume Contro le condizionalità: riaffermare la cittadinanza dei diritti scritto, tra gli altri, da alcuni degli stessi autori presenti in questo numero. Nel suo intervento, Allegri contrappone al trattamento disciplinare e paternalista attuale, che riduce i poveri a “buoni a nulla, colpevoli di tutto,” l’urgenza di elaborare una cittadinanza sociale “senza condizione”.Sarah Otera chiude il nostro numero con la sua recensione de “Il reddito minimo in azione”, opera a più mani e curata da Cristiano Gori, fondamentale per una comprensione diversa e completa dell’esperienza del Reddito di Cittadinanza italiano.Con gratitudine verso tutte e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo numero di Cartografie sociali, desideriamo dedicarlo a tutti i “Daniel Blake” di Ken Loach o, come direbbe Robert Castel (2019), ai “surnumerari” del nostro tempo.

    Banche dati delle forze di polizia, dati biometrici e diritti dei cittadini in Europa | Police databases, biometric data and citizens' rights in Europe

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    Le banche dati delle forze di polizia europee e la raccolta di dati biometrici pongono sfide cruciali alla tutela dei diritti dei cittadini nel contesto dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Il contributo analizza il quadro normativo europeo che regola la circolazione e lo scambio di dati biometrici (DNA, impronte digitali, immagini facciali) tra Stati membri, soffermandosi su procedure di acquisizione, interoperabilità e bilanciamento tra esigenze di sicurezza e protezione dei dati personali, con particolare riguardo al Trattato di Prüm e ai sistemi informativi come SIS II, ECRIS e EURODAC. Si evidenziano criticità operative e giuridiche, prospettando evoluzioni normative che mirano alla massima tutela dei diritti fondamentali.Police databases and the collection of biometric data in Europe pose crucial challenges to the protection of citizens' rights within the area of freedom, security, and justice. This contribution examines the European regulatory framework governing the circulation and exchange of biometric data (DNA, fingerprints, facial images) among Member States, focusing on acquisition procedures, interoperability, and the balance between security needs and data protection, with specific reference to the Prüm Treaty and key systems such as SIS II, ECRIS, and EURODAC. Operational and legal criticalities are highlighted, and regulatory developments aiming for the highest protection of fundamental rights are discussed

    Riprogettare lo spazio urbano in un’ottica di genere

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    AbstractTalking about the relationship between women and urban space re­quires a change of paradigm, an “epistemic revolution”, capable of decon­structing the heteronormative and malecentric model on which the idea of urban space has been generated since the Greek polis. The contemporary city is a reality to measure of male: from the lighting of the roads to public transport, from the “zoning” of the city to services. In this respect, feminist criticism, referring to queer studies and their analysis of the heteronorma­tive model, has denounced the false neutrality of urban space, less atten­tive to the needs and desires of the bodies that live in that space. But what makes it difficult to plan city spaces in a gender perspective? The world of education is called to reflect on its role in the process of deconstruction of the malecentric model on which the urban organization is based, in the awareness that this deconstruction can make cities more inclusive, for all. RiassuntoParlare della relazione tra donne e spazio urbano esige un cambio di paradigma, una “rivoluzione epistemologica”, capace di decostruire il mo­dello eteronormativo e maschio-centrico su cui si è generata l’idea di spa­zio urbano sin dalla polis greca. La città contemporanea si presenta come una realtà a misura di maschio: dall’illuminazione delle strade ai trasporti pubblici, dalla “zonizzazione” della città ai servizi. Rispetto a ciò, la critica femminista – rifacendosi ai queer studies e alla loro analisi del modello eteronormativo – ha denunciato la falsa neutralità dello spazio urbano, sempre meno attento ai bisogni e ai desideri dei corpi che in quello spazio abitano e vivono. Ma cosa rende difficile pianificare gli spazi della città in una prospettiva di genere? Il mondo dell’educazione, in tal senso, è chiamato a riflettere sul suo ruolo nel processo di decostruzione del modello maschiocentrico, abile e occidentale su cui si fonda l’organizzazione urbana, nella consapevolezza che questa decostruzione può rendere le città più inclusive, per tutti

    Civil liability regimes for AI-related torts within the Italian legal system. | I criteri di imputazione della responsabilità civile per i danni cagionati dall’IA nell’ordinamento giuridico italiano.

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    The paper addresses the issue of ascribing civil liability for torts committed by ‘intelligent software agents’, i.e., tangible or intangible product equipped with Artificial Intelligence (AI) in the ‘modern’ sense of the term. As the latest proposals and forthcoming EU legislation do not affect the core of liability regimes existing at national level, it is necessary to investigate the features and operational rules of the liability regimes destined to play a central role when it comes to AI-related torts. In the Italian legal system, the outcome of the analysis shows that the so-called ‘responsibility gap’ generated by AI can be filled by providing for appropriate interpretative adjustments to the ‘traditional’ tort law rules in the light of the peculiarities of modern AI. In this respect, Italian tort law shows to be flexible enough to also cover damages caused by smart products, still reaffirming the need to strike a balance between individuals’ rights protection and incentivizing technological innovation. Il contributo affronta il tema dell'imputazione della responsabilità civile per gli illeciti commessi da agenti artificiali intelligenti, ossia da qualsiasi prodotto, materiale o immateriale, dotato di Intelligenza Artificiale (IA) in senso “moderno”. Poiché le ultime proposte dell'Unione Europea (UE) sul tema non incidono sul nucleo dei criteri di imputazione della responsabilità esistenti a livello nazionale, è necessario indagare le caratteristiche e le regole operative delle regole di responsabilità destinate a svolgere un ruolo centrale quando si tratta di illeciti cagionati dall'IA. Nell'ordinamento italiano, l'esito dell'analisi mostra che il cosiddetto “responsibility gap” generato dall'IA può essere colmato attraverso un’attenta opera di interpretazione evolutiva delle norme “tradizionali” alla luce delle peculiarità dell'IA moderna. In questo senso, il diritto italiano della responsabilità civile si dimostra sufficientemente elastico da regolare anche le fattispecie di danni causati da smart products, pur riaffermando la necessità di individuare il giusto equilibrio tra tutela dei diritti e progresso tecnologico.The paper addresses the issue of ascribing civil liability for torts committed by ‘intelligent software agents’, i.e., tangible or intangible product equipped with Artificial Intelligence (AI) in the ‘modern’ sense of the term. As the latest proposals and forthcoming EU legislation do not affect the core of liability regimes existing at national level, it is necessary to investigate the features and operational rules of the liability regimes destined to play a central role when it comes to AI-related torts. In the Italian legal system, the outcome of the analysis shows that the so-called ‘responsibility gap’ generated by AI can be filled by providing for appropriate interpretative adjustments to the ‘traditional’ tort law rules in the light of the peculiarities of modern AI. In this respect, Italian tort law shows to be flexible enough to also cover damages caused by smart products, still reaffirming the need to strike a balance between individuals’ rights protection and incentivizing technological innovation. Il contributo affronta il tema dell'imputazione della responsabilità civile per gli illeciti commessi da agenti artificiali intelligenti, ossia da qualsiasi prodotto, materiale o immateriale, dotato di Intelligenza Artificiale (IA) in senso “moderno”. Poiché le ultime proposte dell'Unione Europea (UE) sul tema non incidono sul nucleo dei criteri di imputazione della responsabilità esistenti a livello nazionale, è necessario indagare le caratteristiche e le regole operative delle regole di responsabilità destinate a svolgere un ruolo centrale quando si tratta di illeciti cagionati dall'IA. Nell'ordinamento italiano, l'esito dell'analisi mostra che il cosiddetto “responsibility gap” generato dall'IA può essere colmato attraverso un’attenta opera di interpretazione evolutiva delle norme “tradizionali” alla luce delle peculiarità dell'IA moderna. In questo senso, il diritto italiano della responsabilità civile si dimostra sufficientemente elastico da regolare anche le fattispecie di danni causati da smart products, pur riaffermando la necessità di individuare il giusto equilibrio tra tutela dei diritti e progresso tecnologico

    La tutela dei dati biometrici tra GDPR e AI ACT | The protection of biometric data between the GDPR and the AI ACT

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    Il saggio analizza la tutela dei dati biometrici nell’ambito del GDPR e dell’AI ACT, evidenziando il delicato equilibrio tra protezione della privacy e innovazione tecnologica. Viene esaminata la definizione di dato biometrico e il suo utilizzo per identificazione, autenticazione e categorizzazione, con particolare attenzione ai rischi legati alla discriminazione e all’uso improprio. Si affrontano i divieti di raccolta indiscriminata e le implicazioni etiche dell’impiego dell’IA nel riconoscimento facciale e nell’analisi delle emozioni. Infine, si discute il ruolo della valutazione d’impatto e la necessità di un approccio regolatorio che tuteli i diritti fondamentali. The essay explores the protection of biometric data within the framework of the GDPR and the AI ACT, highlighting the delicate balance between privacy protection and technological innovation. It examines the definition of biometric data and its use for identification, authentication, and categorization, with a focus on the risks of discrimination and misuse. The paper addresses the bans on indiscriminate data collection and the ethical implications of AI in facial recognition and emotion analysis. Finally, it discusses the role of impact assessment and the need for a regulatory approach that safeguards fundamental rights.Il saggio analizza la tutela dei dati biometrici nell’ambito del GDPR e dell’AI ACT, evidenziando il delicato equilibrio tra protezione della privacy e innovazione tecnologica. Viene esaminata la definizione di dato biometrico e il suo utilizzo per identificazione, autenticazione e categorizzazione, con particolare attenzione ai rischi legati alla discriminazione e all’uso improprio. Si affrontano i divieti di raccolta indiscriminata e le implicazioni etiche dell’impiego dell’IA nel riconoscimento facciale e nell’analisi delle emozioni. Infine, si discute il ruolo della valutazione d’impatto e la necessità di un approccio regolatorio che tuteli i diritti fondamentali. The essay explores the protection of biometric data within the framework of the GDPR and the AI ACT, highlighting the delicate balance between privacy protection and technological innovation. It examines the definition of biometric data and its use for identification, authentication, and categorization, with a focus on the risks of discrimination and misuse. The paper addresses the bans on indiscriminate data collection and the ethical implications of AI in facial recognition and emotion analysis. Finally, it discusses the role of impact assessment and the need for a regulatory approach that safeguards fundamental rights

    La scuola e il rischio di pedagogizzazione al ribasso

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    The City between Social Rejection and Reception. Educational Design as a Promoter of Good Inclusive Practices

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    AbstractThroughout history, the gaze resting on diversity, not only on individuals with disabilities, has moved from an original situation of marginalization and exclusion to today’s reality where we increasingly speak of integration and inclusion. Educational design – availing itself of “pedagogical” mediators such as literature, cinema, music, photography, capable of making familiar what we tend to escape because of its diversity – can become a tool capable of promoting good practices of social inclusion

    Preface

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    Dispute Resolutions for Digital Assets in a Decentralized Virtual World | La risoluzione delle controversie per i beni digitali in un mondo virtuale decentralizzato

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    Digital assets and the Metaverse have transformed our interactions and business practices. This dynamic environment, comprising virtual worlds and online communities, facilitates the creation, sharing, and consumption of digital information. As the Metaverse grows, disputes over digital assets pose challenges for traditional dispute resolution. Thus, this study explores the need for effective dispute resolution, focusing on digital assets, decentralization, digital evidence, and proposing a structure for decentralized resolution. Gli asset digitali e il Metaverso hanno trasformato le nostre interazioni e le pratiche commerciali. Con la crescita di questo ambiente dinamico, composto da mondi virtuali e comunità online, le controversie sugli asset digitali pongono sfide per la risoluzione tradizionale delle dispute.  Pertanto, questo studio esplora la necessità di una risoluzione efficace delle controversie, concentrandosi sugli asset digitali, la decentralizzazione, le prove digitali e proponendo una struttura per la risoluzione decentralizzata

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