TESeO - Trento Editions Service for Open science
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Per una narrazione etica del minore malato online: criteri e linee guida per una condivisione consapevole
The growing presence of social media in the lives of families with children affected by incurable illnesses raises significant cultural and ethical concerns. While digital storytelling can provide emotional support and promote awareness, it also exposes minors to risks related to privacy, identity, and digital profiling. This article explores the delicate balance between visibility and the protection of children\u27s dignity, examining the role of parents, healthcare professionals, and organizations in shaping these narratives. It also presents the Imago project, which offers clear and non-coercive guidelines to promote responsible sharing practices.La crescente presenza dei social media nella vita delle famiglie con bambini affetti da malattie inguaribili solleva importanti questioni culturali ed etiche. Se da un lato la narrazione digitale può offrire sostegno emotivo e promuovere la sensibilizzazione, dall’altro espone i minori a rischi legati alla privacy, all’identità e alla profilazione digitale. Questo articolo analizza il delicato equilibrio tra visibilità e tutela della dignità del bambino, esaminando il ruolo di genitori, operatori sanitari e organizzazioni nella costruzione di queste narrazioni. A tal proposito viene presentato il progetto IMA-GO che propone linee guida chiare e non coercitive per favorire pratiche di condivisione responsabili
L\u27appartenenza sociale e le sfide della neo-istituzionalizzazione psichiatrica: un’analisi socio-giuridica da Geel
This article analyses the neo-institutionalisation of mental illness from a sociological perspective, based on research conducted in November 2024 at the OPZ in Geel, Belgium. It focuses on the concept of social belonging in psychiatry as a means to counter cyclical relapses into new institutional forms. After defining neo-institutionalisation and examining the Italian case (Law 180/1978), the text explores Geel as a model of family foster care. The findings suggest that communi-ty education and awareness-raising are crucial tools for strengthening long-term deinstitutionalising practices.Questo articolo analizza la neo-istituzionalizzazione della malattia men-tale da una prospettiva sociologica, basandosi su una ricerca condotta nel novem-bre 2024 presso l’OPZ di Geel, in Belgio. Il fulcro è il concetto di appartenenza so-ciale in psichiatria come strumento per arginare le ricadute cicliche in nuove forme istituzionali. Dopo aver definito la neo-istituzionalizzazione e analizzato il caso ita-liano (Legge 180/1978), il testo esplora Geel come modello di accoglienza familia-re. I risultati indicano che educazione comunitaria e sensibilizzazione sono stru-menti cruciali per rafforzare pratiche deistituzionalizzanti durature
Possiamo affermare che l’AI Act sia parte integrante del digital constitutionalism?
 
Il contenuto dell’AI Act riprende i principî etici più importanti in tema di intelligenza artificiale?
 
Ripensare l’evidenza: approccio multidisciplinare all’uso dei dati sintetici in ambito sanitario – Parte I
This essay explores the role of synthetic data in clinical trials and Health Technology Assessment, highlighting its transformative potential on epistemological and legal levels. Adopting a multidisciplinary approach, it examines the compatibility of such data with European health law and the evidence-based design paradigm. The aim is to propose a systemic interpretation of the current legal framework that legitimizes synthesization as an emerging form of evidence generation, calling for the development of a new legal grammar capable of reconciling technological innovation, fundamental rights, and the sustainability of healthcare systems.Il saggio esplora il ruolo dei dati sintetici nella sperimentazione clinica e nell’Health Technology Assessment, evidenziandone il potenziale trasformativo sul piano epistemologico e giuridico. Muovendo da un approccio multidisciplinare, si analizza la compatibilità di tali dati con il diritto europeo della salute e il paradigma dell’evidence-based design. L’obiettivo è proporre una lettura sistemica dell’ordinamento vigente che legittimi la sintetizzazione come forma emergente di costruzione dell’evidenza, sollecitando l’elaborazione di una nuova grammatica giuridica capace di coniugare innovazione tecnologica, diritti fondamentali e sostenibilità dei sistemi sanitari
In Verrem: l’oratoria ciceroniana nel processo criminale romano
In Verrem, a collection of speeches written by Marcus Tullius Cicero in 70 BCE, represents a fundamental source for understanding criminal procedural law in the late Republican era. The work was composed in occasion of the criminal trial for extortion and corruption brought by the people of Sicilian province against the island’s former praetor, Gaius Verres. It consists of the speeches that Cicero, as the prosecutor of the case, was supposed to deliver during the trial. The Verrine Orations, beyond their historical value in the context of Roman criminal trials and the political and social framework of the late Republic, stand out for their dramatic and rhetorical vigor, representing one of the finest examples of Cicero’s ars rhetorica. This article, after a brief introduction to Cicero work, aims firstly to analyze and extract the historical-legal elements present in the text. Afterwards, it will address the stylistic aspects of the work, focusing on specific passages that highlight the rhetorical strategies employed by the author to captivate and persuade his audience. The purpose is to understand how and to what extent Cicero’s dialectical skills influenced the trial’s outcome and which oratorical techniques he employed to be so persuasive and achieve such a resounding success.In Verrem, raccolta di orazioni scritte da Marco Tullio Cicerone nel 70 a.C., rappresenta una fonte fondamentale per comprendere il diritto criminale processuale dell’epoca tardo-repubblicana. L’opera fu elaborata in occasione della causa penale per concussione e corruzione intrapresa dal popolo della provincia di Sicilia contro l’ex propretore dell\u27isola Gaio Licinio Verre ed è relativa alle orazioni che l’Arpinate, chiamato a rivestire il ruolo di accusatore nella controversia, avrebbe dovuto pronunciare durante il processo. Le Verrine non solo emergono per il loro prezioso valore storico nell’ambito del processo criminale romano e del quadro politico-sociale della tarda repubblica ma anche per il vigore drammatico e oratorio, rappresentando uno dei maggiori esempi dell’ars rhetorica di Cicerone. Il presente contributo, dopo una breve introduzione dell’opera ciceroniana, si propone innanzitutto di analizzare ed estrapolare gli elementi di rilevanza storico-giuridica contenuti nel testo; a seguire, l’elaborato volge l’attenzione sull’aspetto stilistico dell’opera, soffermandosi su alcuni passaggi che testimoniano le strategie retoriche utilizzate dall’autore per conquistare e persuadere il proprio pubblico. L’obiettivo è quello di comprendere in che modo e in quale misura l’abilità dialettica di Cicerone abbia influenzato l’esito del processo, nonché di osservare a quali tecniche oratorie egli sia ricorso al fine di risultare così incisivo e raggiungere un risultato schiacciante
Crisis, Deceleration, and the Visual Poetics of Refusal. Raphaël Cuomo and Maria Iorio’s “Sudeuropa” (2005–7)
Today Photojournalism and Contemporary Art risk to spectacularize Mediterranean migration as crisis and to reaffirm the securitarian control on migrants’ bodies. The visual archive of Mediterranean migration-as-crisis should thus be understood not simply as a collection of representations of border crossings, but also as material sites for the (re)production of borders themselves. Considering this frame, this article will explore an alternative model: the use of deceleration technique in video as a counterforce to the border crisis imaginary and, more specifically, the Raphaël Cuomo and Maria Iorio’s experimental film Sudeuropa (2005-2007).Al giorno d’oggi, il fotogiornalismo e l’arte contemporanea rischiano di spettacolarizzare la migrazione nel Mediterraneo nei termini di una crisi e di ribadire così il controllo securitario sui corpi dei migranti. L’archivio visivo della ‘migrazione mediterranea come crisi’ andrebbe quindi concepito non come una semplice raccolta di rappresentazioni di attraversamenti di confini, ma anche come un luogo materiale per la (ri)produzione dei confini stessi. In questa prospettiva, il presente articolo esplorerà un modello alternativo: l’uso della tecnica del rallentamento nei video come forza contraria all’immaginario della crisi frontaliera e, nello specifico, il film sperimentale di Raphaël Cuomo e Maria Iorio intitolato Sudeuropa (2005-2007)
Risonanze batailliane negli esordi di Dario Bellezza: Prospettive sulle traduzioni di Simona (1969) e Madame edwarda (1972)
The essay proposes a comparative study focused on the Italian translations of Historie de l’œil and Madame Edwarda by Georges Bataille, made by Dario Bellezza in 1969 and 1972, and his debut works – which date back to the same period. Bataille’s literary work represents a crucial point of reference in the formation Bellezza’s poetics and aesthetics. By adopting a hermeneutic approach that is both philological and comparative, this analysis confirms the assumption through the identification of numerous interdiscursive and intertextual points of contact between the texts of the two authors. Focusing on Bellezza\u27s first novel (L\u27innocenza, 1970), his first poetry collection (Invettive e licenze, 1971), and the two volumes he translated, the article aims to explore these connections and highlight their significance.L’articolo propone uno studio delle traduzioni italiane di Historie de l’œil e Madame Edwarda di Georges Bataille realizzate da Dario Bellezza nel 1969 e nel 1972, e la loro messa in rapporto alle pubblicazioni d’esordio di quest’ultimo – risalenti allo stesso periodo. L’opera di Bataille costituisce infatti, per il ‘primo’ Bellezza, un termine di raffronto fondamentale nella costituzione della sua poetica e della sua estetica. Nell’ambito dell’analisi testuale, adottando un approccio ermeneutico parimenti filologico e comparativo, tale assunto viene confermato dalla rilevazione di numerosi punti di contatto interdiscorsivo e intertestuale tra i testi dei due autori. Con particolare riferimento al primo romanzo (L’innocenza, 1970) e alla prima raccolta poetica (Invettive e licenze, 1971) di Bellezza, e ai due volumi da lui tradotti, lo scopo dell’articolo è offrire una ricognizione su tali momenti di relazione, e metterne in luce l’importanza
Memorie rivisitate nella poesia di Ana Luísa Amaral
With the metaphor of the visiting rooms, Portuguese poet Ana Luísa Amaral presents a conception of memory and revisitation, both personal and cultural, that reduces the distance between lived life and memory, whether individual or collective, embracing the coexistence and overlap of different times. In both realms—personal and cultural—a process takes place that we can define, borrowing the poet\u27s own terms, as one of inversion or reversal. Cultural, poetic, or historiographic revisitation is not merely a retelling of what is already known but becomes a rewriting that places the act of remembering within an intimate dimension, overturning traditional perspectives on memory. This reversal of traditional memory opens the way to a more inclusive cultural and historiographic vision, one that intertwines individual experiences with collective memory. The metaphor of the visiting rooms effectively captures the complexity of this approach, rooted in a balance between ethics, freedom, and intimacy in the act of remembering.Con la metafora delle sale delle visite, la poetessa portoghese Ana Luísa Amaral presenta una concezione del ricordo e della rivisitazione, sia personale che culturale, che riduce la distanza tra vita vissuta e memoria, individuale e collettiva, abbracciando la coesistenza e la coabitazione dei tempi. In entrambi gli ambiti – personale e culturale – si compie un’operazione che possiamo definire, riprendendo le parole della stessa poetessa, di inverso o rovescio. La rivisitazione culturale, poetica o storiografica, non si limita a essere un semplice retelling di ciò che è già noto, ma diventa una riscrittura che colloca l’atto di ricordare in una dimensione intima, capovolgendo le prospettive tradizionali della memoria. Questo rovesciamento della memoria tradizionale apre la strada a una visione culturale e storiografica più inclusiva, capace di intrecciare il vissuto privato con il ricordo collettivo. La metafora delle sale delle visite sintetizza con efficacia la complessità di questo approccio, radicato in un equilibrio tra etica, libertà e intimità nel ricordare
Tempi di percorrenza di Via del Popolo: Il teatro della memoria di Saverio La Ruina
The paper focuses on the pièce Via del Popolo, an autobiographical work by playwright and director Saverio La Ruina, set on the eponymous street in Castrovillari, the author\u27s hometown and the place of his childhood. In the play, memory emerges prominently both as a theme – intertwining private and familial recollections with collective, social, and historical time – and as a method of dramaturgical construction. Employing a contemporary ars memoriae, evocative of the principles detailed in ancient mnemotechnical treatises, La Ruina transforms a small village street into a mnemonic and scenic space where lost local figures, customs, and both intimate and communal stories are brought back to life.
Il contributo intende analizzare la pièce teatrale Via del Popolo, opera autobiografica del drammaturgo e regista Saverio La Ruina ambientata nella strada omonima della cittadina di Castrovillari, luogo dell’infanzia dell’autore. Nell’opera la memoria emerge potentemente sia come tema – la memoria di un tempo privato e familiare che si intreccia con il tempo sociale, collettivo, storico – sia come pratica di costruzione della drammaturgia da parte dell’autore. Attraverso una contemporanea ars memoriae, che rimanda curiosamente ai precetti degli antichi trattati di mnemotecnica, La Ruina trasforma una piccola strada di paese in uno spazio mnemonico e scenico, dove rivivono figure e consuetudini locali scomparse, storie intime e comunitarie