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    2407 research outputs found

    Immediata prefigurazione. Il bozzetto scenico tra schizzo manuale e prospettiva scientifica

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    In the stage process, unlike architectural building, the perspective method represents the creative starting point of the design process. In fact, the perspective, supporting the privileged point of view of the recipient of the fruition, expresses at the same time both the author’s design idea, and the technical information to allow its three-dimensional realization. In particular, in the stage process (a priori) and stagecraft procedure (a posteriori), the perspective instrument is concretized in the bozzetto, where it assumes a leading role in the planning process and its prefigurative value merges with the communicative hand-drawing immediacy. In such a manual skill, not only the handcraft value of the stage sketch can be retrieved, but also its artistic one, as the graphic sign does not convey only ‘objective’ data, such as the dimensioning of the stage space or its functional equipment, but also (and above all) a magisterium, unique although repeatable, which is evocative of an idea, precisely because of its autograph, thus interpretable even philologically. For this reasons, on the one hand, the sketch can be assumed as a ‘sign’, a container of information, preparatory to its three-dimensional development. On the other hand, the manual skill of its creator can be interpreted as a ‘gesture’ and therefore acquires an artistic value that cannot be darkened. If the first aspect is completed by the physical building, the second one finds its fulfilment in the performative staging. A further consideration therefore concerns the relationship between graphic expression and functionalism, whose intent, by its nature, the sketch is only apparently devoid. Through the state of the art and many examples from the classical and contemporary repertoire, the paper aims to focus on the importance of graphic-manual freedom, thanks to which the sketch activates and catalyzes imaginary, preparing them for concrete realization, without ever abandoning its constitutive manual graphic skill.Nel procedimento scenografico, a differenza che nell’edilizia architettonica, il metodo prospettico rappresenta il punto creativo di partenza del processo progettuale. La prospettiva, assecondando il punto di vista privilegiato del destinatario della fruizione, esprime infatti, in un sol tratto, l’idea progettuale dell’autore e le informazioni tecniche atte a consentirne la realizzazione tridimensionale. In particolare, nel procedimento scenografico (a priori) e scenotecnico (a posteriori), lo strumento prospettico si concretizza nel bozzetto, laddove la prospettiva assume un ruolo guida nel processo progettuale e il suo valore prefigurativo si fonde con l’immediatezza comunicativa dello schizzo manuale. In tale manualità si ritrova il valore non solo tecnico-artigianale del bozzetto scenico, ma anche quello artistico, in quanto il segno grafico non veicola solo informazioni “oggettive”, inerenti cioè al dimensionamento dello spazio scenico o al suo equipaggiamento funzionale, ma anche (e soprattutto) un magistero unico, benché ripetibile, che, proprio per questa sua autografia, è evocativo di un’idea che, in fase realizzativa, dà adito a un’interpretazione addirittura di tipo filologico. Se da un lato, cioè, il bozzetto è assumibile come “segno”, contenitore di informazioni propedeutiche al suo sviluppo tridimensionale, dall’altro la manualità del suo ideatore è interpretabile come “gesto” e quindi assume una valenza artistica intrascurabile. Un’ulteriore considerazione riguarda il rapporto tra espressione grafica e funzionalismo, del cui intento il bozzetto, per sua stessa natura, è (ma solo) apparentemente scevro. Attraverso esempi desunti dal repertorio classico e contemporaneo, il testo mira a focalizzare l’importanza della libertà grafico-manuale con cui il bozzetto attiva e catalizza immaginari, predisponendoli alla realizzazione concreta e ricapitolandoli per tutta la durata del processo creativo, senza mai abbandonare la sua manualità costitutiva

    Il disegno a mano libera come pratica fondativa del pensiero architettonico

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    This consideration starts from the observation of the progressive disappearance from the contemporary cultural debate of the discussion around architectural design as a complete artistic manual practice, on its foundations and perspectives. Caught up in the euphoria of how digital drawing would modify and transform a role, a relationship, a way of conceiving and observing the world, we have forgotten to produce the ‘experience of architecture’, both in teaching and research, in a direct form with one’s body, with the senses, with the hands, with one’s spirit, with a close and very rapid relationship between thought and action. We are certain that mind, arm, hand and sign are the substance of the relationship between theoretical thought and the ability to synthesize in formalizing a concrete point of view on reality. We intend to promote and practice hand drawing in architecture schools, as an irreplaceable means and tool for a reconciliation of the relationship with the time of our being in the world and with the poetic grandeur of direct observation through drawing which, besides restoring the immediacy of thought, can fill both the computer anonymity of the project and the analysis of reality. Every form of knowledge, in architecture as in all disciplinary fields, does not end in information, in the acquisition of perceptual data, in historical-critical elaboration, but relates to a theoretical thinking structure, articulated through the contributions of experience of ‘doing’, also through drawing. It is an ethical reasoning on teaching and training in architecture, through hand drawing intended as a creative work in arts and science, from thought to spirit. It is legitimate and essential to set up and share reasoning on the constitutive structure and the evaluation criteria of these productions, both from a theoretical point of view and from a critical, didactic and evaluative perspective.Questa riflessione parte dall’osservazione della progressiva scomparsa dal dibattito culturale contemporaneo, della discussione intorno al Disegno di Architettura come pratica manuale artistica completa, sui suoi fondamenti e sulle prospettive. Presi dall’euforia di come il disegno digitale avrebbe modificato e trasformato un ruolo, un rapporto, un modo di concepire e osservare il mondo, si è dimenticato di produrre l’”esperienza dell’architettura”, sia nella didattica che nella ricerca, in una forma diretta con il proprio corpo, con i sensi, le mani, con il proprio spirito, con uno stretto e rapidissimo rapporto tra pensiero e azione. Siamo convinti che mente, braccio, mano e segno siano sostanza del rapporto tra pensiero teorico e capacità di sintesi nel formalizzare un punto di vista concreto della realtà. Intendiamo promuovere e praticare una ripresa a coltivare il disegno a mano nelle scuole di Architettura, come mezzo e strumento insostituibile per una riconciliazione del rapporto con il tempo del nostro essere al mondo e con la grandezza poetica dell’osservazione diretta attraverso il disegno che, oltre a restituirci l’immediatezza del pensiero, può colmare sia l’anonimato informatico del progetto, che dell’analisi della realtà. Ogni forma di conoscenza, in architettura come in tutti i campi disciplinari, non si esaurisce nell’informazione, nell’acquisizione di dati percettivi, nell’elaborazione storico-critica, ma si rapporta ad una struttura di pensiero teorica, articolata attraverso i contributi dell’esperienza del fare, anche attraverso il disegno. Si tratta di un ragionamento etico sull’insegnamento e sull’addestramento all’architettura, attraverso il disegno a mano inteso come opera creativa nelle arti e nella scienza, dal pensiero allo spirito. Sulla struttura costitutiva e sui criteri di valutazione di queste produzioni, è del tutto legittimo e indispensabile impostare e condividere un ragionamento, sia dal punto di vista teorico, che da quello critico, didattico e valutativo

    Sulla natura dei regolamenti delle Camere parlamentari

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    This is the reproduction, in the original layout, of a study dedicated by Santi Romano (1875-1947) to parliamentary regulations and published in 1905. The study deals, among other things, with defining the legal nature of parliamentary regulations.This is the reproduction, in the original layout, of a study dedicated by Santi Romano (1875-1947) to parliamentary regulations and published in 1905. The study deals, among other things, with defining the legal nature of parliamentary regulations

    Lettori in movimento: Il processo di lettura

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    Contributo sull’approccio del lettore al testo scritto

    Studenti in movimento: Intervista a Marianna Giuliano

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    Intervista a Marianna Giuliano (ESN Erasmus Students Network) sull’esperienza degli studenti Erasmus

    Paura di muoversi nel tempo: Dino Buzzati e il romanzo delle attese

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    Contributo su movimento e assenza di movimento ne Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

    La legge 194: un dibattito riacceso

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    Law 194/1978, which protects maternity and regulates the voluntary interruption of pregnancy in Italy, has been at the centre of controversy and debate since its promulgation. The problem was increased after the restrictive measures on voluntary abortion taken in some European countries and above all after the American Supreme Court’s ruling (Dobbs vs Jackson Women Health Organization), which, in June 2022, overruled the historic 1973 decision (Roe vs Wade). The US Supreme Court stated that there is no constitutional foundation for the right to abortion in the US Constitution. Contrary to the USA, where the 1973 ruling was considered untouchable and no federal law followed it, in Italy a ruling by the Constitutional Court, which established the prevalence of the mother’s health over that of the foetus while recognising its rights, was followed by a State law, number 194 of May 1978. It is also worth noting the support of various media and public opinion, which made it possible to reject the abrogative referendum a few years later. With regard to its application, on the one hand, there is the optimism of the Ministry of Health’s annual report, based on the significant decrease in the number of abortions; on the other hand there is the protest over the difficulties raised by women in access abortion services in some parts of the country, linked to the high number of objectors among health personnel. There is also a reduced recourse to the pharmacological practice, which after 30 years of application has now demonstrated its safety, as certified by both the WHO and scientific societies halfway around the world. The law is more than 40 years old and should be the subject of a democratic review based on international experience and scientific evidence, but from a series of media statements and projects presented it seems that it is destined not so much to be repealed, which is legislatively very difficult, but to be emptied.La legge 194, che tutela la maternità e regolamenta in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza, è stata fin dalla sua promulgazione, al centro di polemiche e dibattiti. Il problema si è accentuato dopo le misure restrittive sull’aborto volontario prese in alcuni paesi europei e soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema Americana (Dobbs vs Jackson Women Health Organization), che, nel giugno 2022, ha giudicato priva di fondamento costituzionale la storica sentenza del 1973 (Roe vs Wade), con la quale la stessa Corte aveva sancito il diritto della donna all’autodeterminazione in tema di scelte riproduttive e sessuali. Al contrario degli USA, dove la sentenza del 1973 fu ritenuta intoccabile e ad essa non fece seguito alcuna legge federale, in Italia una sentenza della Corte costituzionale che sancì la prevalenza della salute della madre su quella del feto pur riconoscendone i diritti, fu seguita da una legge della Stato, la numero 194 del maggio 1978. Bisogna inoltre sottolineare il sostegno di vari mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica, che permise qualche anno dopo di respingere il referendum abrogativo. Per quello che riguarda la sua applicazione, da una parte c’è l’ottimismo della relazione annuale del Ministero della Salute, fondata sulla significativa diminuzione del numero di aborti; dall’altra parte c’è la protesta per la difficoltà che le donne trovano nell’usufruire del servizio in alcune parti del paese, legata all’alto numero di obiettori. C’è inoltre un ricorso ridotto alla pratica farmacologica, che dopo 30 annidi applicazione ha ormai dimostrato la sua sicurezza, come certificano sia l’OMS che le società scientifiche di mezzo mondo. La legge ha più di 40 anni e dovrebbe essere oggetto di una revisione democratica basata su esperienze internazionali ed evidenze scientifiche, ma da una serie di esternazioni mediatiche e progetti presentati pare che sia destinata non tanto all’abrogazione, legislativamente molto difficile, ma ad essere svuotata

    Le aporie del caso Dobbs ed il ruolo della giustizia costituzionale in questioni moralmente controverse

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    The US constitutional experience with regard to abortion rights provides a textbook example of the inability of constitutional adjudication to transcend the divisions of ordinary politics. This thesis is articulated through an examination of a series of aporias found in the reasoning of Dobbs regarding the existence of a constitutional right to abortion, the appropriateness of transcending Roe, and the role of constitutional adjudication in morally controversial cases. The lesson to be drawn from this jurisprudential involution is that constitutional adjudication should be neither heroic nor renouncing, but should, if anything, be modest: while the solution to social problems is primarily the responsibility of the legislature, the task of constitutional judges is setting the limits of tolerance against which legislative determinations must be measured.L’esperienza costituzionale americana in materia di diritto all’aborto costituisce un caso di scuola che dimostra l’incapacità della giustizia costituzionale di trascendere le divisioni della politica ordinaria. Tale tesi è articolata attraverso l’esame di una serie di aporie rinvenibili nelle motivazioni del caso Dobbs riguardanti l’esistenza di un diritto costituzionale all’aborto, l’opportunità di superare il precedente Roe e il ruolo della giustizia costituzionale in casi moralmente controversi. La lezione che si trae da questa involuzione giurisprudenziale è che la giustizia costituzionale non dovrebbe essere né eroica né rinunciataria, ma semmai dovrebbe essere modesta: mentre la soluzione dei problemi sociali spetta in primo luogo al legislatore, ad essa compete la funzione di fissare i limiti di tolleranza rispetto a cui si devono misurare le scelte normative del legislatore

    Libere davvero? L’effettività della legge n. 194/1978 alla prova: un caso studio nel veronese

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    Starting with a reconstruction of the socio-political context that led to the enactment of the Law n.194 in 1978 and outlining the international landscape in which it fits today, the research presents some considerations on its action to guarantee women’s health and reproductive rights. Indeed, there is not only conscientious objection that influences its effectiveness: even more so in pandemic and post-pandemic times, limitations on access to IVG have to do with a much broader dimension of systematic and structural deficiencies. In addition to the analysis of the processes that are maintaining, when not exacerbating, the dyscrasia between formal and substantive right to abortion, it is crucial to observe what this entails in the concrete experience of a woman who wants to access the service, and for this reason the research roots the analysis in the territory by focusing in the last part on a case study in the Verona area using a qualitative ethnographic methodology (shadowing).A partire dalla ricostruzione del contesto socio-politico che ha portato all’approvazione e successivamente alla promulgazione della Legge 194/78 e delineando il panorama internazionale in cui si inserisce oggi, la ricerca presenta alcune considerazioni sulla sua azione a garanzia della salute delle donne e dei diritti riproduttivi. Non vi è infatti solo l’obiezione di coscienza a condizionarne l’efficacia: ancor più in tempi pandemici e post-pandemici le limitazioni all’accesso all’IVG hanno a che fare con una dimensione di carenze sistematiche e strutturali molto più ampia. Oltre all’analisi dei processi che stanno mantenendo, quando non esacerbando, la discrasia tra diritto formale e sostanziale all’aborto, è fondamentale osservare cosa ciò comporti nella concreta esperienza di una donna che voglia accedere al servizio e per questa ragione la ricerca affonda l’analisi sul territorio concentrando nell’ultima parte uno studio di caso nel territorio veronese utilizzando una metodologia di tipo qualitativo etnografico (shadowing)

    I nuovi orizzonti delle decisioni di fine vita e della donazione di organi in Italia

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    The aim of this paper is to offer some considerations on a new field of investigation in biolaw, which has emerged from the combination of two classic and traditionally separate topics: end-of-life decisions and organ donation. The idea of exploring the opportunities arising from these separate issues has begun to gain ground in our legal system, as clearly demonstrated by the intervention of the Italian Committee for Bioethics on controlled donation after circulatory determination of death. Indeed, the evolution of the debate on the end-of-life in Italy (Constitutional Court, judgement No 242 of 2019) raises some questions on a closely related topic, that of organ donation following euthanasia or physician-assisted suicide, especially in light of the experiences of other countries where this procedure is already practiced and widespread.L’obiettivo del presente lavoro è di offrire alcune considerazioni su un nuovo campo di indagine del biodiritto, emerso dalla combinazione di due temi classici e tradizionalmente separati: le decisioni di fine vita e la donazione degli organi a scopo di trapianto. L’idea di esplorare le opportunità derivanti dall’accostamento di queste materie finora distinte ha cominciato a guadagnare terreno anche nel nostro ordinamento, come dimostra chiaramente l’intervento del Comitato Nazionale per la Bioetica sulla donazione controllata a cuore fermo. L’evoluzione del dibattito sul fine vita in Italia (Corte cost., sent. 242/2019) porta, poi, a porsi i primi interrogativi su un tema strettamente collegato, quello della donazione degli organi a seguito dell’eutanasia o del suicidio assistito, soprattutto alla luce delle esperienze maturate da altri Paesi dove questa pratica è già consolidata e diffusa

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