TESeO - Trento Editions Service for Open science
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Il tempo del corsivo
Focus dell’articolo sarà il tempo necessario per l’apprendimento delle nozioni e lo sviluppo della capacità di scrivere a mano, per il quale sono necessari diversi anni, da un lato a causa dell’organizzazione del sistema scolastico, dall’altro per i tempi di formazione completa dei lobi cerebrali che controllano il movimento. Si rifletterà, quindi, sulla relazione del tempo rispetto alla capacità di scrittura, sul tempo di pianificazione e su quello di esecuzione
«Chi ha tempo ha vita»: La percezione del tempo nel tempo
Lo scopo di questo articolo sarà quello di focalizzare l’attenzione del lettore sul modo di scandire il tempo attraverso gli occhi di tre figure differenti durante il periodo medievale: il contadino, il religioso e il mercante. La vita di un contadino era regolata dalle stagioni, queste ultime infatti stabilivano il ciclo dell’aratura, della semina, della coltivazione e del riposo durante il periodo invernale. Oltre al duro lavoro per prendersi cura dei campi la vita dell’agricoltore dipendeva anche dalla frequenza delle messe, centrali sia per per la vita sociale sia per la reputazione. La vita di un religioso era fortemente scandita dalla frequenza costante alle varie funzioni religiose che si tenevano svariate volte durante la giornata. Oltre a questo, un ecclesiasta svolgeva altre attività: lavori agricoli, attività di aiuto nei confronti dei poveri e copiatura dei manoscritti. La vita di un mercante era scandita dallo studio, dall’attività economica, dalla frequenza in Chiesa e dalla partecipazione alla vita mondana. Attraverso questa narrazione della gestione del tempo di questi tre protagonisti si potrà avere una più ampia conoscenza del periodo storico preso in esame e della realtà sociale
China, ep. 1: Storie illustrate
.Nella rubrica illustrata China vengono raccontate le storie di una scriba egizia, di un monaco copista del XV secolo e di un fumettista anarchico (anni ’60, USA) in attesa di ricevere un prezioso carico di inchiostro da un paese lontano
Sulla storia del concetto di theologia civilis
In its Greek origins, the concept of theology is intimately linked to the political dimension, because it is the science of divine things linked to the constitution of the city and to a specific social group that is the bearer of a knowledge and function. From these roots the Roman theologia civilis developed, which is part of the tripartite theology elaborated especially by Varro. The Christian tradition, in particular Augustine, makes a profound critique of civil theology as superstition and attributes its functions to Christian theology as such and to ecclesiastics. In the Middle Ages, the concept of theologia civilis is an antiquarian notion that refers to the Roman world, while a profound mixture of theological and political develops that borrows formulas and concepts from the ancient world applied to the theological and liturgical sphere and vice versa. In the modern age, interest in Roman religion is revived and the theme of theologia civilis and the theological-political is used to indicate the state’s activity in religious matters, but there are also other new meanings such as that offered by Vico in terms of the “science of divine providence” or the “Christian theology of politics”. In the 19th century, the term “political theology” came into use both to denote a traditionalist interpretation of politics linked to a theological derivation of power (Bakunin) and to indicate a Christian theology that was not only speculative but also militant. In the 20th century, it was Carl Schmitt in polemic with Bakunin and Kelsen who wielded the term as a polemical weapon and stimulated contemporary thinking in the theological as well as in the legal and political fields. But even in Schmitt’s version “political theology” appears as a form of knowledge linked to a determined social body
A “Reformed Führerprinzip”? On Schmitt’s criticism of Barth in the preface to the second edition of Political Theology
The similarities existing between Carl Schmitt’s thought and that of Karl Barth have been noticed by a growing number of scholars. Nonetheless, there is still much that can be uncovered by comparing their ideas. The specific aim of this paper is to compare their Theologico-political projects. The starting point of my analysis will be Schmitt’s polemics with Barth and his fellows, undertaken in the preface to the second edition of Political Theology. Later in my exposition I will discuss the connections between this text and Barth’s manifesto Theological Existence Today
Sulla performance. I caratteri ambientali nel progetto, dalla rappresentazione alla teoria
In addressing the urgency to revise architectural drawings, under the pressing demands for sustainability, this essay considers theoretical underpinnings on architectural performance and specific case studies, centering on modernist and contemporary architects whose work has engaged with bridging concerns about form with energy efficiency, thermal comfort and climate control. The diagrammatic section, tracing tangible and intangible elements, emerges as an essential tool that has the power, on the one hand, to enable analysis and criticism and, on the other, to put forward and generate revised design approaches and spatial concepts. To grapple with the current socioecological issues, the article argues, we need to be reminded that environmental sustainability is equally a representational, a cultural and a design issue.Nell’affrontare l’urgenza di rivedere i disegni architettonici sotto le pressanti richieste di sostenibilità, l’articolo considera i fondamenti teorici sulle prestazioni architettoniche e casi studio specifici, concentrandosi su architetti modernisti e contemporanei il cui lavoro si è impegnato a colmare le preoccupazioni sulla forma in relazione all’efficienza energetica, il comfort termico e il controllo del clima. Il diagramma della sezione, tracciando elementi tangibili e immateriali, emerge come uno strumento essenziale che ha il potere, da un lato, di consentire analisi e critiche e, dall’altro, di proporre e generare approcci progettuali e concetti spaziali rivisti. Per affrontare le attuali questioni socio-ecologiche, il contributo sostiene come si debba ricordare che la sostenibilità ambientale è allo stesso tempo una questione di rappresentazione, culturale e progettuale
Editoriale – H. Kelsen “Diritto pubblico e privato”
The article previews the theme of the upcoming issue of the ADP Review. Specifically, it aims to illustrate the relevance of the reflection carried out by Hans Kelsen (1881-1973) in the well-known essay on public and private law, translated into Italian and published in 1924 within the International Journal of Philosophy of Law.L\u27articolo anticipa il tema del prossimo numero della Rivista ADP. In particolare, si propone di illustrare l\u27attualità della riflessione svolta da Hans Kelsen (1881-1973) nel noto saggio su diritto pubblico e privato, tradotto in italiano e pubblicato nel 1924 all’interno della Rivista Internazionale di Filosofia del diritto
Rappresentanza “fiduciaria” e rappresentanza “in campo politico”: osservazioni su un saggio di V.E. Orlando – V.E. Orlando, “Del fondamento giuridico della rappresentanza politica”
The essay, edited by Prof. Fulco Lanchester, foretastes the theme of the next issue of the Journal and aims to analyze the reflections carried out in V.E. Orlando,V.E. Orlando, Del fondamento giuridico della rappresentanza politica, in Id., Scritti vari di Diritto pubblico generale (1881-1940), coordinati in sistema, Milan, Giuffrè, 1940, unaltered reprint 1954, pp. 417-456L\u27editoriale, a cura del Prof. Fulco Lanchester, anticipa il tema del prossimo numero della Rivista ADP. In particolare, il contributo si propone di analizzare le riflessioni svolte in V.E. Orlando, Del fondamento giuridico della rappresentanza politica, in Id., Scritti vari di Diritto pubblico generale (1881-1940), coordinati in sistema, Milano, Giuffrè, 1940, ristampa inalterata 1954, pp. 417-456