CamEPrints
Not a member yet
689 research outputs found
Sort by
Itinerari culturali e patrimonio diffuso: La via Lauretana\ud nei paesaggi della contemporaneità
La ricerca muove da una riflessione sulla condizione attuale del cosiddetti beni culturali e in particolare del patrimonio storico fatto di manufatti, archeologie,\ud
elementi discreti che testimoniano i modi che hanno segnato nel tempo l’abitare il territorio, e che ancora affiorano nelle forme del paesaggio.\ud
Nella città contemporanea questo patrimonio si trova diffuso all’interno della dispersione insediativa e dell’urbanizzazione e infrastrutturazione delle campagne,\ud
e non sembra ancora aver trovato un ruolo attivo nelle dinamiche territoriali. Da una parte ci sono le eccellenze, riconosciute come tali dalle stesse politiche che\ud
proteggendole hanno in qualche misura contribuito ad isolarle dal tessuto di riferimento, e dall’altra si interviene con azioni di valorizzazione, attraverso\ud
soprattutto la pratica del turismo culturale, che rischiano di immettere nel circuito dello sviluppo non tanto questi elementi nel loro essere oggetti territoriali, quanto\ud
piuttosto le loro immagini, un’estrapolazione che finisce per aumentare la distanza tra beni e territorio.\ud
Pertanto la ricerca si pone l’obiettivo, spostando l’attenzione dall’oggetto al contesto di appartenenza, di indagare la dimensione territoriale del patrimonio\ud
attraverso la categoria itinerario culturale. In questa cornice si valuta quale ruolo può avere l’itinerario culturale nella ricomposizione di un mosaico ormai sfrangiato, nel riavvicinare il patrimonio diffuso alle comunità che dovrebbero averne cura, nel senso anglosassone del termine, e nell’inserire il patrimonio all’interno di circuiti virtuosi che attraverso azioni progettuali a varie scale, puntando sulle specificità locali, possono sottrarlo alla sua condizione di marginalità.\ud
La tesi che si discute è la possibilità che l’itinerario culturale possa contribuire a superare la distanza tra beni culturali e territorio, e che lo riesca a fare attraverso il\ud
paesaggio, mettendo cioè in gioco il paradigma paesistico così come è stato affermato a livello internazionale dalla Convenzione Europea del Paesaggio. Da una prospettiva di paesaggio, l’attualità e le potenzialità dell’itinerario culturale travalicano il suo essere un percorso che intercetta elementi discreti da recuperare e valorizzare, per risiedere proprio nella capacità di connettere porzioni di territorio e veicolare processi e progetti di trasformazione in cui il patrimonio svolge un ruolo centrale.\ud
La ricerca si colloca pertanto all’interno della disciplina della pianificazione e del governo del territorio e si riferisce al paesaggio sia come oggetto, la forma del\ud
territorio in cui si collocano i beni, che come approccio con cui affrontare la complessità del territorio interpretato come “rete di reti”. Il sottotitolo della ricerca – La via Lauretana nei paesaggi della contemporaneità – oltre ad esplicitare il caso studio di riferimento, contiene anche una dichiarazione di metodo: nei paesaggi significa attraverso il paesaggio come «angolatura più efficace per osservare e indirizzare le trasformazioni territoriali». [Sargolini M., “Scomparsa dell’agricoltura e sprawl insediativo: la ricerca di nuovi equilibri naturali”, in Sargolini M., Talia M. (a cura di), Prevedere/anticipare, numero monografico di «Spazio Ricerca» n.9., Dipartimento di Progettazione e Costruzione dell’Ambiente, Università di Camerino, Roma, Edizioni Kappa, 2009, p.48].\ud
Il concetto scientifico di paesaggio da cui la ricerca inizia è quello che matura in ambito storico-geografico, una tradizione che nel corso della tesi matura attingendo anche dalla disciplina ecologica e dalla pianificazione, nelle quali si individuano riferimenti concettuali e strumenti per dilatare il concetto di itinerario culturale. Alle spalle ci sono gli studi dei geografi italiani come Gambi e Biasutti, degli storici come Emilio Sereni e i lavori di Eugenio Turri, che più di tutti è riuscito a\ud
far confluire la sua formazione di geografo verso gli studi di paesaggio e di territorio. Il primo riferimento della ricerca è infatti Semiologia del Paesaggio Italiano, un’importante esperienza segnata dalla volontà di comprendere, in un viaggio tra «residualità consacrate e residualità per emarginazione» [Turri E., Semiologia del paesaggio italiano, Milano, Longanesi, 1990 (1979)]l’inversione di senso che il paesaggio registra. La sua campagna attraverso il paesaggio italiano non è solo una ricognizione dei cambiamenti innescati dalla Grande Trasformazione ma, secondo un approccio semiologico, l’indagine dei processi che li hanno determinati. L’occhio con cui si guarda a queste trasformazioni non è quello della\ud
storia ma del progetto e del governo del territorio, e il punto di partenza è la contemporaneità, dove le trasformazioni che hanno interessato e in parte stravolto\ud
l’assetto territoriale durante tutto il secolo scorso emergono in maniera particolarmente evidente nel rapporto difficile che si misura oggi tra i manufatti di rilevanza storico-culturale ed i paesaggi in cui si inseriscono. In particolare si guarda alla realtà italiana, che ha come peculiarità quella di avere una storia, antica e recente, che ha minuziosamente interessato tutto il territorio nazionale e prodotto una grande varietà di paesaggi.\ud
Nel lavoro di Turri è contenuto anche l’approccio metodologico da cui questa ricerca prende le mosse, ovvero guardare al paesaggio come chiave interpretativa per comprendere le trasformazioni e interpretarle in chiave progettuale. Inoltre, nel lavoro di Turri ci sono anche indicazioni circa gli strumenti utili allo scopo: il\ud
viaggio, attraverso le diversità e specificità dei paesaggi italiani; e lo sguardo fotografico, che come sguardo semiotico interviene nel mettere in luce le relazioni\ud
formali e funzionali degli oggetti nel paesaggio. Paesaggio e viaggio sono temi che strutturano la ricerca e che costruiscono il concetto di itinerario culturale, e che\ud
l’itinerario culturale a sua volta mette a sistema orientandoli verso il progetto. Il viaggio è infatti la lente che la ricerca utilizza per approfondire l’evoluzione dei paesaggi secondo una prospettiva diacronica, e sempre nel viaggio si apre ad una dimensione contemporanea in cui l’itinerario diventa luogo per il progetto. La ricerca è articolata in tre parti. La prima parte definisce lo stato dell’arte andando ad indagare all’interno della società postmoderna quale sia oggi il ruolo della storia nel rapporto uomo-territorio. Riallacciandosi ad un discorso più ampio sulla città e il senso dell’abitare, vengono esplorati la dimensione territoriale che assume il progetto contemporaneo, i processi che portano all’assimilazione e alla costruzione di nuovi modelli culturali con i quali operare in ambito patrimoniale, e l’itinerario culturale come una rete complessa e parte del sistema territoriale. Nella parte centrale la tesi, utilizzando la via storica Lauretana come caso studio, sperimenta e delinea il significato dell’itinerario culturale, un concetto che si dilata in relazione alla capacità di interpretare il patrimonio culturale e di veicolare progetti di trasformazione territoriale. La scelta del caso studio è legata al ruolo strutturante che la via Lauretana ha avuto per i territori attraversati, è infatti una via storica che nel tempo è stata percorsa da mercanti, pellegrini, guerrieri, uomini di potere, letterati e artisti, che hanno plasmato i territori attraversati arricchendoli di significati. Nella parte conclusiva, guardando alla domanda iniziale della tesi e tenendo conto degli approfondimenti sul caso studio, la tesi individua quale sia la\ud
dimensione progettuale di un itinerario culturale in rapporto al patrimonio e, guardando a tutto il territorio, nei piani e progetti di trasformazione territoriale. La\ud
disamina critica si conclude con l’elaborazione di un concetto dilatato di patrimonio diffuso, che entra attivamente nel governo del territorio; e con l’individuazione dei punti cardine che fanno dell’itinerario culturale uno strumento di governo del\ud
territorio
Analysis of Roman wall paintings and pottery from Urbs Salvia (MC, Italy)\ud
This research project is focused on the characterization of ceramic materials and pigments from wall paintings coming from the archaeological site of the Roman city of Urbs Salvia (Macerata, Marche region, Italy). This is the first archaeometrical study obtained for the archaeological materials coming from Urbs Salvia. The archaeometrical analyses consist in the application of physical, chemical,\ud
petrographical and mineralogical methods (mainly Scanning Electron Microscopy-Energy Dispersive Spectroscopy, X-Ray Diffraction, Energy Dispersive Spectroscopy whit Mapping Analysis, optical microscopy and X-Ray Fluorescence)to obtain scientific information to complement the archaeological data, for a complete characterization and interpretation of archaeological objects.\ud
The study of the archaeological materials like pottery gives information on the life, technological abilities, cultural and economic level, commercial exchanges\ud
and routes for the populations that produce or make use of these artefacts. In particular, the study of ceramics, which represent the first materials synthetically\ud
produced by mankind, the most common material in every culture, which more specifically records the information of the cultural level reached by a population, can provide also chronological data and geographical correlations between different cultures. In the case of the ceramics from Urbs Salvia, the interest of archaeologists is mainly at determining if these materials were produced locally, which implies the presence of furnaces with specialized artisans, or if the products have a different provenance. Moreover, since scarce information is available on the technology related to the ceramic production (components, firing temperature, porosity, decoration) the mineralogical, petrographical and chemical methods have been used in this work also to address these topics.\ud
The archaeometrical study of ceramic materials from Urbs Salvia has been carried out on the common ceramic (kitchenware and tableware) because, being materials of everyday use, it is most probably of local production. The understanding of the characteristics of the local production technology and materials used in the ceramic making, allows to have a reference to be used with other ceramic types in successive studies. Sixty-four samples of different ceramic classes were analyzed with several analytical methods (Optical Microscopy, XRD, XRF, statistical methods). Regarding the ceramic materials, the characterization of Kiln Wastes allowed to define a fingerprint of the local ceramic production. Analysis shows the correspondence between Rozza Terracotta samples and Kiln Wastes, and this similarity allows to define the compositional characteristics of Rozza Terracotta\ud
ceramic class that can be considered as typical local pottery. The analysis of the Kiln Wastes allowed also to make a comparison with the Pareti Sottili samples, and the\ud
results obtained shown that the majority of the samples of Pareti Sottili ceramic class have the same characteristics of production of the Kiln Wastes and Rozza Terracotta\ud
samples. Thus it is possible to affirm that most ceramic types were made locally, although samples of imported ceramics have been identified. From the analysis of the\ud
Kiln Wastes, it is possible to differentiate two different workshops production, the first aimed at a production of coarse ceramic type, like Rozza Terracotta ceramic\ud
class, whereas the other produced a more refined ceramic production, such as Pareti Sottili. The results obtained for the ceramic samples will be used for investigating the\ud
trading routes in the Adriatic area.\ud
From the Urbs Salvia archaeological site, 34 multicolor fragment of wall paintings and 2 unused paint pellets, for a total of 47 colors analyzed, were exhaustively characterized by different analytical methods (SEM-EDS, EDS\ud
Mapping Analysis and XRD). The study of these samples does not allow to make remarks about the whole wall paintings, since they are fragments found during the excavation, but it is an useful method for the identification of pigments and mixture recipes used in the decoration of the buildings. The pigments from Urbs Salvia, never characterized before, suggest the presence of experienced artists and local workshops, with a variety of pigments and the ability of using them in a number of buildings and for a long period of time during the history of the city. The color palette of Urbs Salvia wall paintings has been found to be rich, both in terms of variety of pigments used and their preciousness. In fact, ten different pigments have\ud
been found and they include both natural and synthetic pigments, either in a pure form or in mixtures, in different proportions of two or more compounds to obtain a\ud
variety of hues and specific shades. Inexpensive and widely distributed pigments such as yellow/red ochres or green earths were recognized, as well as precious pigments such as Egyptian blue/vestorianum and cinnabar.\ud
The characterization of all the materials from Urbs Salvia, together with other archaeological and historical information, supports the idea that the city of Urbs\ud
Salvia was a rich and strategic trading center in the Roman time.\ud
A brief description of the content of each Chapter follows.\ud
Chapter 1\ud
In this chapter an introduction on the history of the archaeological Roman site of Urbs Salvia (MC, Italy) is reported, along with the general information on the\ud
materials commonly used to get information about technology and development of an ancient roman sites: pigments and pottery. For pigments, a brief description of the most used colors in ancient time is presented. For the ceramic materials, the description and classification of the materials studied in this work are reported.\ud
Chapter 2\ud
This chapter contains the descriptions of the materials analyzed, followed by a brief explanation of the analytical methods and experimental conditions used for the characterization of all the samples studied.\ud
Chapter 3\ud
The experimental data and results of analysis carried out on the pigments from the wall painting samples are reported in this chapter. For the sake of simplicity the description of each pigment is reported in different sections, divided by color.\ud
Chapter 4\ud
The experimental data and results of all the analysis carried out on ceramic samples have been reported in this chapter, which presents four different sections,\ud
divided by the analytical method used. The first part (Section 4.1) is devoted to the mineralogical analysis by XRD, whereas the results of the petrographic analysis\ud
carried out on the thin sections are reported in the second part (Section 4.2). In the third section (Section 4.3) the results of the chemical analysis by SEM-EDS and XRF are reported. The chemical data have been statistically processed, as reported in the last section of this chapter (Section 4.4).\ud
Chapter 5\ud
This chapter contains the discussions regarding the results obtained from the characterization of pigments and ceramics. The results obtained from the pigments\ud
analyses are compared to the literature data regarding Roman pigments, whereas for the ceramics, the results obtained in this work are discussed on the basis of\ud
archaeological remarks, preliminarily proposed by archaeologists.\ud
Chapter 6\ud
The conclusive remarks of this work are reported, in order to summarize the most important results obtained, both regarding the pigments and the ceramics
Creating Counterpublics against the Italian Mafia: Cultural Conquerors of Web-Based Media
This study aims to develop insight into the new media’s struggle against the Mafia in Italy using the Libera Informazione, an anti-Mafia civil society organisation established in 2007, as a case study. The article argues that the endeavours of the Libera Informazione are aimed at creating a public sphere for anti-Mafia entries in the media and subsequently renewing public culture through channels in the constructed public sphere. During this process, communication strategies aim to inform the public at the local and national levels to increase consciousness about the political-criminal nexus and activities of the Mafia groups. Drawing on anthropological, moral, and reformist models of journalism, the author asserts that such a struggle is attainable in the long run, as it requires a consistent effort and inspiration, which already exist in the struggle of anti-Mafia media establishments against the Mafia in Italy
Modeling and Verification of Business Processes for the Public Administration
A successful aspect in today’s organization is the integration and cooperation among Business Processes (BPs) of heterogeneous and disperse organizations.\ud
In such a way different organizations have to logically integrate each others to provide higher value services to users and to improve their efficiency and overall\ud
effectiveness. Moving toward an inter-organizational scenarios suitable to strive cooperation in order to provide integrated functionalities is a need. The integration passes thought the coordination of organizations objectives. It is need a clear\ud
perspective on local and global views on Business Process in order to contribute to the definition of inter-organizational Business Processes stressing the role of messages exchange. The scenario previously introduced is a typical scenario in Public Administration (PA) where several organizations have to cooperate to provide\ud
public service that is the result of inter-administration Business Process. In particular, according to the European Interoperability Framework and its adoptions in the European member states one of the main challenges in PA is to cope with large collections of interconnected Business Processes. According to the Business Process Management life cycle modeling and analysis of inter-organizational BP\ud
are critical activities. This is particularly true in e-government domain.\ud
For what concern the modeling the thesis introduces a Domain Specific Language, eGAML, based on standards such as BPMN 2.0 and UML 2.0 to support the design of e-government services focusing on process component and enabling the explicit representation of related elements. The main scope is not to build a Domain Specific Language that fit every aspect of the Enterprise Architecture in egovernment,\ud
but the thesis aim to define a methodology and a practical approach that drive domain experts to model only specifics views impacting on the Business Process definition, execution and acceptance and to make clear the relations\ud
among them. For what concern the analysis phase the thesis discuss an approach for formal verification of PA inter-organizational BPs. The approach uses state evaluation techniques with an optimized unfolding algorithm based on BPMN 2.0 specific semantic. In this way after BP modeling using BPMN 2.0 the analyst can run our algorithm to check if the BP includes bad traces. In such a case he/she can\ud
re-engineer the BP in order to remove the bad traces so to derive an improved BP.\ud
Result are supported by a user-friendly and web based tool named “HawkEye” that has been successfully applied to real scenarios. It permits to have an integrated environment in which to design and to automatically verify the BP model\ud
via the proposed algorithm.\ud
The approach and the prototype have been successfully applied to real scenarios thanks to a close collaboration with local PA offices, with encouraging results. In particular, subject of the investigation are three cases studies from the e-government domain: (i) family reunion, (ii) grant citizenship, and (iii) bouncer registration
Development of new Synthetic Methodologies aimed to poly-functionalize Heterocyclic Compounds having Biological Activity
Synthetic and Heterocyclic Chemistry\ud
Synthetic chemistry is the science of constructing complex molecules from simples ones. It is possible to divide it into two great landscapes: the total synthesis, where the synthetic chemists study how step by step it is possible to build a structure usually with biologically importance, and the methodologies which introduce new reactions. One might think that the synthetic chemistry is focused on C-H bond making therefore a huge mistake because synthetic chemistry doesn’t look only to molecules built by carbon and hydrogen but also to heterocyclic compounds.\ud
Heterocyclic structures are organic compounds containing over carbon and hydrogen, heteroatoms too such as oxygen, sulfur or nitrogen in the framework of the ring structure that can show both aromatic and aliphatic properties. Heterocyclic chemistry is an inexhaustible resource of novel compounds and almost unlimited combinations of carbon, hydrogen and heteroatoms can be designed. These make compounds with the most diverse physical, chemical and biological properties available, so is very easy to guess the huge diffusion and importance of heterocyclic compounds. The examination of nature’s favorite molecules reveals a striking preference for making carbon_heteroatom bonds rather than carbon_carbon bonds, surely no surprise given that carbon dioxide is nature’s starting material and that most reactions are performed in water. Nucleic acids, proteins, and polysaccharides are condensation polymers of small subunits stitched together by carbon_heteroatom bonds.\ud
By the end of the second millennium, about approximately 20 millions of chemical compounds are been identified and to a large extend are heterocyclic. It is very easy to imagine the attention of the scientific community for this class of molecules and the efforts by the synthetic chemists to develop new procedures for their synthesis. The efforts by the synthetic chemist to synthesize new heterocycles structures, can be divided into two different strategies: the functionalization of heterocyclic frameworks and the synthesis of the functionalized ring starting from acyclic substrates. A fundamental aspect of heterocyclic chemistry is their reactivity, since the reactivity of the heteroatom influences the rest of the molecule, giving features completely different from the analogous carbon-hydrogen derivates. These features can be an advantage or a disadvantage at the same time, so the presence of the heteroatom in the ring framework is the heterocyclic chemistry's cornerstone, and these aspects will be explained during the thesis.\ud
As Corey said: “Part of the charm of synthetic organic chemistry derives from the vastness of the intellectual landscape along several dimension. There is the almost infinite variety and number of possible target structures that lurk in the darkness, waiting to be made. The chemistry of heterocyclic compounds and methods for their synthesis form the bedrock of modern medicinal chemical and pharmaceutical research.” \ud
The Marcantoni research group has been interested in both fields of the heterocycles synthesis: the functionalization of ring structures and the synthesis of heterocyclic rings staring from acyclic substrates. Regard to this, the research group has focused on the synthesis of biologically active heterocyclic scaffolds too. The study of the CeCl3.7H2O Lewis acid abilities in combination with Lewis acid activators such as NaI or CuI, as a promoter system in carbon-heteroatom bond forming reactions plays a key role as well. This thesis work is facing different aspects, as illustrated by the nature of the projects: the study of new approach to the synthesis of heterocycles from both the point of view; the functionalization of rings and the assembling starting from acyclic molecules promoted by CeCl3.7H2O Lewis acid; the synthesis of biologically active scaffolds.\ud
The first chapter is focused on the functionalization of heterocyclic structures with significant biological activity. In it, two projects are reported, the first describes the total synthesis of functionalized modified nucleoside LNA (Locked Nucleic Acid); in the second we have developed a new method for the sulfenylation of electron-rich aza-aromatics heterocycles promoted by CeCl3.7H2O Lewis acid in combination with NaI. The second chapter is concerns about the synthesis of heterocyclic structures starting from acyclic substrates. Herein three different projects are reported, each on with a new methodology promoted by CeCl3.7H2O Lewis acid system in combination with NaI or CuI. The third chapter was carried out in the the prof. T. J. Donohoe research group at the department of chemistry of the University of Oxford. Among the many research pursued by the Donohoe group, the work here described was a part of their project on the total synthesis of Microsclerodermins E. The Microsclerodermins are hexapeptide macrocyclic mulecules cointaining unusual aminoacid with significant biological activities. Microsclerodermins were isolated from natural sponges of waters of new Caledonia and Philippine by Bewley and Faulkner for the first time in 1994. Only one protocol of their total synthesis has been reported by Ma in 2003 and as shown by Ma work, one of the crucial steps of the synthesis is in the cyclization of the macrocyclic core, here is reported the total synthesis of a molecular model which mimics the cyclization of the unusual aminoacid residues to obtain the macrocyclic core.\ud
In every chapter will be presented an exhaustive explanation for each project, its synthetic importance and biological impact
Il dispiegamento vitale dell'essere in Edith Stein. Tra temporalità ed eternità.
Scopo del presente lavoro è quello di vagliare lo sviluppo che la tematica del tempo ha nell’opera di Edith Stein, soprattutto nella sua ultima fase, e di verificare la fecondità ontologica dell’approccio adottato sulla base dei risultati ottenuti.\ud
A tal fine, occorrerà, dapprima, precisare il ruolo che la Stein attribuisce alla temporalità nell’ambito del suo pensiero, vale a dire la sua stretta connessione con la chiarificazione metafisica del senso dell’essere; successivamente giustificare la legittimità del ricorso alla speculazione metafisica, in un contesto, quale quello filosofico-culturale attuale, in cui prevale il riferimento ad un post-ismo, designato prima come post-moderno e, più recentemente, come post-metafisico. \ud
La questione di fondo, in sostanza, è se tale clima di post-ismo vada letto come un dato di fatto, un presupposto imprescindibile, da cui partire per poter rileggere ed interpretare in senso nuovo i dati, nel senso di fenomeni, che emergono progressivamente dal “letto” del continuo fluire del reale, dimentichi del passato e protesi totalmente verso il futuro, privi di qualsiasi radicamento, e quindi, del nutrimento necessario alla “crescita” e allo “sviluppo” vitale (per usare una tautologia, dal momento che il processo dello sviluppo in quanto tale è legato al dispiegamento della vita) del maestoso albero dell’essere, che pure, sempre, in continuazione si presenta nelle sue diverse forme, ignaro del post-ismo che, di volta in volta, gli si voglia giustapporre; o se, invece, non sia preferibile tentare di rivitalizzare l’alveo del pensiero filosofico, ormai deprivato dei riferimenti essenziali alle sue origini, tramite una salutare “iniezione” di metafisica, che, contrariamente ad un pensiero diffuso, a partire da Kant, che la vuole una disciplina ormai morta e incapace di fornire un qualsiasi utile contributo alla discussione attuale, si configura come sommamente necessaria, poiché in grado di ridestare l’attenzione, e, quindi, l’intenzionamento filosofico per la “questione delle questioni”, vale a dire, appunto, quella dell’essere e della sua teleologia più o meno manifesta, trascurando la quale si finisce col perdere di vista la necessità dell’adozione di un criterio nella valutazione della realtà, e della direzione da imprimere ad essa nell’azione. \ud
Il propendere per l’una o per l’altra tesi non deriva tanto da una presa di posizione a-priori nei confronti della contemporaneità, quanto piuttosto dalla valutazione degli esiti antivitalistici prodotti dall’affermazione e dalla diffusione di certa cultura “nichilista”, fin nei più nascosti recessi della realtà, responsabili dell’indebolimento dell’umanità. \ud
Non si possono nascondere, inoltre, le difficoltà che si celano dietro l’utilizzo di termini come “essere”, “vita” e “tempo”, che racchiudono uno spettro semantico estremamente denso e stratificato.\ud
Un’ultima precisazione da fare, prima di procedere allo svolgimento dei nodi problematici fin qui presentati, è quella inerente il senso in cui vada inteso il termine “metafisica”, ed il suo rapporto con il filosofare dell’uomo del XXI secolo. Tale rapporto non va letto nel senso di una mera giustapposizione di concetti antichi alla situazione attuale, cosa che, tradendo il senso stesso del fare metafisica - che consiste piuttosto originariamente in un allargamento di confini, come suggerito dalla parola stessa: μετά τα φυσικά, “oltre le cose fisiche”, oltre ciò che cade immediatamente sotto il nostro sguardo - andrebbe ad ingabbiare la trama del reale, più che a districarla e portarne alla luce l’intima teleologia. Come si vedrà, invece, la metafisica stessa risulterà rivitalizzata fin nelle sue radici dal dialogo con alcune correnti filosofiche contemporanee, tra le quali un posto privilegiato è occupato dalla fenomenologia, senza dimenticare, però, il ruolo fondamentale svolto da Heidegger, e, quindi, dall’esistenzialismo, nella riapertura del dibattito metafisico in epoca contemporanea, a prescindere dagli esiti nichilistici del suo pensiero.\ud
Infine, sarà nostro preciso compito giustificare la scelta della tematica della temporalità quale nodo cruciale da sciogliere per la risoluzione, se di essa si può parlare, della “questione delle questioni”, ovvero quella metafisica. La scelta del tema del tempo, infatti, è dovuta ad un’urgenza propria dell’epoca post-metafisica che stiamo attraversando, che già nella sua stessa definizione esige il riferimento ad un “post”, ovvero ad una determinazione temporale. Ciò che emerge, d’altronde, dall’analisi fenomenologica in generale, è che proprio intorno alla questione della temporalità si gioca il rivivere di una metafisica intesa in senso positivo, come metafisica feconda, ovvero metafisica per la vita. Tempo e vita sono, infatti, due questioni essenziali e interdipendenti nell’ambito della faticosa ricostruzione metafisica attuata dalla Stein, sulla scorta del rinnovato interesse per la sfera di esistenza suscitato da Martin Heidegger.\ud
L’approccio steiniano alla tematica del tempo dell’essere consiste specificatamente nella messa a fuoco dell’apertura del tempo all’eternità, tramite la scoperta della fecondità del tempo, che si manifesta, proprio nel tempo e con il tempo della vita, nell’esistenza umana.\ud
È la qualità di “fecondità” dell’essere, che la Stein riesce a far emergere in virtù di una descrizione fenomenologica pura, cioè adeguatamente epochizzata e, perciò, depurata da preconcetti naturalistici, scientifici, ideologici, dell’esistenza umana, a risultare portatrice della chiave ermeneutica, in grado di istituire quella relazione positiva tra essere e tempo, che Heidegger non era riuscito a cogliere, nonostante avesse introdotto importanti spunti analitici, a causa del “dissolvimento del senso nella comprensione” da lui operato, ovvero dell’abbandono del rigore fenomenologico a vantaggio di un’ermeneutica non più ontologicamente ancorata.\ud
Tale ermeneutica del tempo dell’essere, nella sua fecondità, può derivare alla Stein dalla presa di coscienza della specificità del pensiero al femminile, che, più volentieri di quello al maschile, presta attenzione alla vita, quale fattore ontologico di provenienza esistenziale. Di qui, potrebbe essere scaturita anche l’originale modalità del rapporto con l’opera di Heidegger, mai escludente, ma sempre integrante.\u
I materiali del Santuario extra-urbano di Demetra a Cirene: anfore, dolia, balsamari e lucerne in relazione alla vita del complesso sacro.
Oggetto della ricerca sono alcune classi di materiali (anfore, dolia, balsamari e lucerne) provenienti dal Santauario di Demetra a Cirene e dall’area santuariale contigua a Sud di esso: l’ampia area è stata oggetto di scavo da parte della missione archeologica di Urbino diretta dal Prof. Mario Luni dal 1999 al 2010.\ud
Lo studio degli specifici materiali è complementare a paralleli lavori di ricerca effettuati su altre classi, ciò che permetterà infine di poter ricreare un quadro complessivo della vita del complesso sacro nelle varie epoche.\ud
Obiettivo finale di questo lavoro infatti è comprendere la funzione dei manufatti all’interno del Santuario, attraverso l’esame della loro diffusione e dei contesti di rinvenimento.\ud
La tesi risulta pertanto suddivisa in due sezioni fondamentali, una inerente l’individuazione e la descrizione delle tipologie; l’altra prende in considerazione i contesti di recupero offrendo un’ interpretazione del dato materiale.\ud
Dopo il sintetico capitolo sulla storia di Cirene e sulla scoperta del Santuario, nel capitolo II sono presentate in dettaglio le quattro classi di materiali: anfore, dolia, balsamari e lucerne. Ogni sezione relativa ad una classe si apre con un’introduzione comprensiva di storia degli studi e metodo utilizzato; segue la presentazione delle tipologie per grandi epoche (arcaica, classica, ellenistica, proto- e medio imperiale, tardo-imperiale) e le considerazioni conclusive di tipo quantitativo. Ogni classe si apre con le tipologie locali-regionali, i cui impasti sono descritti brevemente in Appendice.\ud
Nel capitolo III vengono analizzati i principali contesti di recupero tenendo presente il quadro globale delle classi dei materiali, così da individuare le fasi di frequentazione e abbandono delle diverse parti del Santuario.\ud
Tale analisi è alla base delle osservazioni conclusive del IV capitolo: dopo una sintesi su attestazioni e funzioni di anfore, dolia, balsamari e lucerne, si tenta infine di ripercorrere il quadro generale della vita del Santuario. Viene qui compiuto un riepilogo delle fasi cronologiche testimoniate da tutti i materiali e proposta una plausibile articolazione del rito all’interno del Santuario, così come doveva svolgersi sia durante le feste tesmoforiche ché nell’ambito della frequentazione abituale nel corso dell’anno.\ud
\ud
La natura dei materiali studiati pone l’accento su particolari tipologie di riti e attività connesse al Santuario:\ud
- anfore e dolia servivano all’immagazzinaggio di alimenti, solidi e liquidi, provenienti da terreni di proprietà del santuario o frutto della “decima” pagata dai fedeli, prodotti che venivano lavorati anche in aree limitrofe, ed erano consumati nel corso di banchetti rituali o, nel caso dell’olio, erano utilizzati quale combustibile per le lucerne (fondamentale per le processioni notturne tipiche del culto demetriaco);\ud
- i balsamari contenevano gli unguenti e le essenze offerti come ex-voto o impiegati nel corso delle cerimonie;\ud
- le lucerne erano utilizzate soprattutto durante le processioni e i riti notturni, che caratterizzavano il culto di Demetra e nello specifico i Thesmophoria.\ud
\ud
L’esame dei contesti rivela per il Santuario di Demetra un’ampia frequentazione in epoca ellenistica, una significativa fase di rinnovamento a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I d.C. ed un seguente lento decadimento, fino all’abbandono probabilmente nel III secolo d.C. \ud
La nuova area santuariale contigua ha restituito materiali di età tardoclassica ed ellenistica, mostrando anch’essa una notevole vitalità tra III e II secolo a.C.; i reperti di epoca romana testimoniano una continuazione d’uso fino al terremoto del 365 d.C., con una significativa fase di frequentazione tra II e III secolo d.C. di uno specifico settore dedicato a divinità apotropaiche.\u
Enabling learning and teaching support through mobile app development at Unimc.
According to literature review and market researches, universal and ubiquitous access to content and information is a reality enabled by the current digital ecosystem, with tablet and smartphones outselling PCs already in 2011. The ubiquitous paradigm, providing for context awareness and adaptation, differs to mobile learning under many aspects: for pedagogical theories employed, for the situatedness of application contexts, but mostly for the motto “to say the right thing, at the right time, in the right way” as opposed to the “whenever/wherever /whatever” model. In an effort to promote mobile literacy, emerging as one of the main challenges for today’s educators, we endeavour to set a first stone in outlining of a roadmap for the strategic adoption of mobile information services for the University of Macerata. This thesis asserts that the technological-educational gap, as a result of technologies developing faster than their take-up from educational institutions, can be narrowed with a clear understanding of relevant pedagogical models and an up-to-date knowledge of the necessary software development frameworks. The prototype app built is a product of the literature herein reviewed, with consequent adoption of guidelines emerged from those experiences, in a creative effort to listen to our users demanding to be supported with punctual information whether they are in a class or on a bus
"Distribution agreements" nel diritto europeo dei contratti: tra autonomia privata ed istanze di protezione del "contraente debole"
L’obiettivo della presente ricerca è di verificare se ed in quale misura sia possibile affermare l’esistenza, nell’attuale quadro del diritto europeo dei contratti, di regole sufficientemente coerenti in grado di soddisfare le istanze di protezione del contraente debole all’interno della dinamica negoziale propria dei contratti di distribuzione commerciale.\ud
E’ noto come la crescente attenzione mostrata dal diritto contrattuale europeo verso il raggiungimento di una giustizia contrattuale sostanziale abbia indotto a riflettere sulla possibilità di estendere i meccanismi analoghi a quelli predisposti a tutela del consumatore anche a tutti coloro che, nei rapporti di mercato, si trovano a dover subire gli effetti negativi di un’asimmetria di potere contrattuale. Questo partendo dalla premessa che la disparità di bargaining power, come osserva la scienza economica, costituisce un fattore fisiologico insito nella natura dei rapporti di distribuzione commerciale dove gli agenti, i concessionari o i franchisees si inseriscono come intermediari integrati all’interno di una struttura organizzativa governata e diretta dall’impresa affiliante, potenzialmente in grado di abusare della sua posizione imponendo condizioni contrattuali oggettivamente inique.\ud
D’altro canto, non si può non rilevare la difficoltà insita nell’attribuire rilevanza allo status dei soggetti, contemperando le istanze protezionistiche di derivazione comunitaria con il diritto generale dei contratti che risulta ancora oggi primariamente ispirato al principio dell’eguaglianza giuridica dei contraenti.\ud
In tale contesto, le iniziative di armonizzazione ed uniformazione del diritto promosse a livello internazionale ed europeo costituiscono l’espressione più compiuta di un approccio complessivo alla problematica, ponendo le premesse metodologiche e sostanziali per un possibile futuro intervento nel settore specifico della distribuzione commerciale.\ud
Sulla scia della recente tendenza all’elaborazione di strumenti non vincolanti di origine accademica in materia di diritto contrattuale europeo, la proposta di lavoro, che si intende sostenere, è della opportunità di partire da uno strumento specifico per i contratti di distribuzione quali i Principles of European Law on Commercial Agency, Franchise and Distribution Contracts (PEL CAFDC) elaborati all’interno dello Study Group on a European Civil Code per giungere ad uno strumento opzionale di regolamentazione della materia. Si osserva infatti che, qualora dovesse essere recepita come oggetto di un regime opzionale, la disciplina prevista nei PEL CAFDC verrebbe a rappresentare un’alternativa molto allettante per gli operatori economici, realizzando un bilanciamento efficiente tra il principio di “freedom of contract” e le istanze di “weaker party protection”. \ud
A tali conclusioni si è giunti attraverso una compiuta disamina delle soluzioni proposte con riguardo alle fasi cruciali relative al life-cycle dei contratti di distribuzione ed una successiva comparazione tra il livello di protezione raggiunto dal diritto europeo e quello generalmente assicurato dai diritti nazionali.\ud
Il lavoro di ricerca è stato strutturato secondo il metodo tradizionale della scienza comparatistica, vale a dire, attraverso l’analisi sistematica di un “selected core” di obbligazioni secondo l’approccio funzionale indicato dai due massimi esponenti del metodo, i professori K. Zweigert e H. Kötz. Inoltre, limitatamente ad alcuni aspetti specifici, si è fatto ricorso ai contributi dell’analisi economica come ulteriore fonte di dati a conferma del quadro normativo di riferimento.\ud
Il Capitolo I, La distribuzione commerciale in Europa: origini e definizione della categoria, è dedicato alla ricostruzione delle origini della disciplina dei contratti di distribuzione, individuando le caratteristiche di un sistema evolutosi a partire da una considerazione del fenomeno in chiave esclusivamente concorrenziale.\ud
La matrice economica prima che giuridica della categoria ha reso tradizionalmente incerta l’individuazione di un vero e proprio “tipo” contrattuale e, di conseguenza, l’enucleazione di una disciplina sostanziale volta all’inquadramento sistematico dei modelli negoziali singolarmente riferibili alla formula della distribuzione integrata. L’attuale quadro normativo europeo, infatti, affronta la disciplina delle restrizioni verticali in modo globale, dettando regole applicabili in via generale a tutti i tipi di accordi ed assumendo come punto di partenza della disciplina il tipo di restrizione della concorrenza piuttosto che la qualificazione del modello negoziale da cui originano gli effetti discorsivi del mercato.\ud
Nel Capitolo II, Lo “European Legal Framework” in materia di contratti di distribuzione, si pongono le premesse per la successiva ricerca, anticipandone in parte alcuni risultati. In particolare, si è voluto inquadrare la disciplina dei contratti di distribuzione attraverso la ricostruzione delle più recenti vicende del diritto europeo dei contratti, sottolineando il difficile rapporto tra regole di parte generale e regole speciali. Soffermando l’attenzione sulle natura e gli obiettivi dei PEL CAFDC, si sono illustrate le ragioni per le quali si ritiene che i PEL CAFDC soddisfino l’esigenza di tutela della parte debole in misura maggiore e più completa rispetto alle analoghe regole che sono confluite nel DCFR (Libro IV Parte E.). \ud
In particolare, si ritiene che la scelta operata dai PEL CAFDC attraverso la predisposizione in alcuni casi di una “mandatory protection” appaia infatti più coerente con il sistema di valori posti alla base dell’architettura normativa del DCFR dove eventuali restrizioni al principio fondamentale della freedom of contract trovano giustificazione nella necessità di ri-stabilizzare posizioni originariamente squilibrate.\ud
Nel Capitolo III, I contratti di distribuzione nei “Principles of European Law on Commercial Agency, Franchise and Distribution Contracts (PEL CAFDC)” si sono analizzati gli aspetti essenziali della disciplina dei contratti di distribuzione, assumendo ad oggetto della comparazione le Rules ed i Principles del DCFR e dei PEL CADFC e soffermandosi sull’esame dei seguenti profili: doveri di informazione, co-operation, recesso unilaterale, invalidità, damages e protezione dell’avviamento commerciale.\ud
Nel Capitolo IV, Il “contraente debole” nella prospettiva del diritto europeo, si sono esaminati gli aspetti della disciplina europea che hanno ad oggetto di specifica regolamentazione anche (e soprattutto) le relazioni contrattuali tra imprese, chiedendosi se sia possibile affermare la tendenza verso la formazione di un “Business to Business Acquis” in materia di contratti.\ud
In tale prospettiva, si è passata in rassegna tutta la normativa comunitaria rilevante sul punto, prendendo in considerazione le indicazioni fornite dal diritto internazionale privato così come dal diritto derivato e dalle proposte di soft law relative al diritto comune dei contratti. \ud
Nel Capitolo V, Premesse per una disciplina generale dei contratti di distribuzione e tutela del “contraente debole”, si sono individuati i tratti fondamentali del quadro normativo che sarà possibile delineare a seguito dell’entrata in vigore della proposta di Regolamento per un diritto comune della vendita (CESL). In conclusione, si sono esaminati quegli aspetti per cui si riterrà opportuno integrare la disciplina di parte generale regolata nella CESL mediante il ricorso ad un eventuale regime opzionale sui contratti di distribuzione commerciale.\u
"Il morbo di Lenin". Internamento psichiatrico e repressione politica in Italia durante il fascismo.
In Italia la legge che disciplinava l’ammissione e la permanenza nei manicomi civili era del 1904. Difesa sociale e moralità erano i suoi principi ispiratori. L’internamento coatto era previsto per coloro che fossero stati riconosciuti come pericolosi “a sé ed agli altri” o quando erano causa di “pubblico scandalo”. Il fascismo non reputò necessario porre mano alla materia e la normativa restò invariata sostanzialmente fino alla riforma degli ospedali psichiatrici del 1978. Tra il 1927 ed il 1941 i ricoverati nei diversi ospedali psichiatrici provinciali passarono da 62.127 a 96.500. Anche il ricorso alle misure di sicurezza detentive, come l’internamento in manicomio giudiziario, fece registrare un progressivo aumento negli anni del fascismo. Dal 1931 - anno della riforma del Codice penale e del regolamento penitenziario e degli stabilimenti per le misure di sicurezza - fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, si passò dai 778 casi agli oltre 5800.\ud
All’interno di questa tendenza generale è possibile ipotizzare anche un uso politico del manicomio?\ud
Negli ultimi anni alcune ricerche svolte da Paolo Francesco Peloso, Massimo Tornabene ed altri studiosi hanno messo in evidenza come, in singole vicende, si possa immaginare un uso dell’internamento psichiatrico caratterizzato dalla forte connotazione politica degli internati. Tuttavia, come ha sottolineato Massimo Moraglio, rispetto alle possibili relazioni tra segregazione in manicomio e persecuzione dell'antifascismo ancora si è ben lontani dalla possibilità di disegnare un quadro complessivo.\ud
La prima esigenza affrontata nella ricerca ha riguardato il reperimento di notizie su quanti e quali oppositori sono stati internati in manicomio durante il ventennio. A tal fine molto utile è stata la lettura delle 44.540 biografie degli antifascisti schedati nel Casellario politico centrale - curata da Adriano Dal Pont per la collana Quaderni dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani - dalla quale sono emersi 473 casi, cioè l’1,06 per cento del totale, di soggetti che sono stati sottoposti ad internamento psichiatrico, molte volte aggiungendo questa forma di segregazione asilare alle loro esperienze di reclusione nelle carceri o nelle isole di confino.\ud
Questo primo dato è stato incrociato con i risultati di due approfondimenti archivistici sugli schedati in Categoria A8, sia della questura di Bologna che di quella di Macerata, relativamente al periodo che va dalla fine del 1922 al 1943. Dal confronto è risultato che, nel caso di Macerata, il numero degli antifascisti internati in manicomio è aumentato da 4 a 7, mentre, nel caso di Bologna, da 24 a 39. Estendendo tali proporzioni anche agli altri archivi periferici, il numero totale degli antifascisti manicomializzati crescerebbe significativamente, probabilmente fino ad arrivare poco al di sotto del migliaio di casi.\ud
La ricerche effettuate su un centinaio di fascicoli conservati in Archivio centrale, nell’Archivio di Stato di Bologna, in quello di Ancona, di Perugia ed in quello di Macerata, hanno fatto emergere un quadro dove il ricorso al manicomio alcune volte potrebbe essere considerato come una misura di difesa sociale verso quella parte di popolazione tendenzialmente deviante che, sin dalla fine del XVIII secolo, aveva “ossessionato” medici, psichiatri, criminologi e giuristi impegnati a combattere sia la degenerazione che le “classi pericolose”. Dai documenti di polizia si evince però come, ai classici elementi della pericolosità sociale – come l’alcoolismo, la recidiva etc – venivano affiancati quei caratteri che rimandavano ad una pericolosità politica dei soggetti. Altri internamenti, invece, sono riferibili a soggetti che sono finiti in manicomio per cause direttamente o indirettamente collegate alla loro attività politica, magari ricoverati dopo essere stati arrestati in alcune operazioni contro le organizzazioni clandestine in Italia o dopo essere stati fermati al rimpatrio, perché precedentemente segnalati come frequentatori dei circoli politici dei fuoriusciti o come volontari delle Brigate internazionali in Spagna. Per quanti tra questi antifascisti, dopo periodi di segregazione che potevano durare anche più di dieci o dodici anni, sono poi effettivamente giunte ossessioni e deliri paranoici a legittimare ex post l’ordinanza di internamento? E’ possibile\ud
ipotizzare che, come successo in altri regimi che hanno caratterizzato la storia Europea del Novecento, il fascismo utilizzò la segregazione manicomiale come strumento di repressione del dissenso per sommare alla detenzione fisica la morte civile del soggetto?\ud
Va considerato che il manicomio, in quanto misura di sicurezza, mirava a colpire la personalità del reo più che il reato. In quest’ottica è sembrato importante provare a ricostruire queste singole personalità, utilizzando, oltre alle carte di polizia, le fonti mediche e psichiatriche contenute in diverse cartelle cliniche intestate ad antifascisti e conservate negli archivi dell’ospedale psichiatrico provinciale di Ancona, di Macerata, di Perugia e dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Volterra. Tali fonti, oltre alle osservazioni ed ai pareri degli psichiatri, in alcuni casi contengono anche scritti e memoriali degli stessi ricoverati. Agli archivi citati vanno inoltre aggiunti quelli degli ospedali psichiatrici giudiziari di Aversa, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Barcellona Pozzo di Gotto – per i quali è stata rilasciata autorizzazione dal Ministero della giustizia.\ud
Sempre nell’ambito della ricostruzione della personalità del reo, infine, molto interessante è stata la consultazione di alcuni fascicoli processuali relativi a degli internamenti ordinati con sentenza del Tribunale speciale per la difesa dello Stato. In tali fascicoli, oltre alle testimonianze raccolte dall’accusa, ai verbali di interrogatorio, alle deposizioni ed alle tracce dei tentativi di difesa degli imputati, sono conservate anche alcune perizie psichiatriche, miranti a stabilire l’eventuale incapacità di intendere e volere, condizione necessaria per motivare il proscioglimento per infermità mentale e il ricovero in manicomio giudiziario