689 research outputs found

    Mente, Corpo e Cervello. Una Prospettiva Morale e Bioetica.

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    La ricerca verte sull’argomento dei rapporti tra mente, corpo e cervello indagati attraverso alcuni studi da me compiuti nel campo delle neuroscienze cognitive. È noto che questa sfera di indagine oggi riceve molta attenzione da parte di tutti coloro che compiono ricerche intorno alle persone, alla mente e alla vita umane, ricerche per le quali si rendono necessari non solo gli strumenti offerti dall’indagine filosofica e psicologica, ma anche gli strumenti offerti dalle scienze biologiche e neurologiche, i quali si auspica che in qualche misura possano conferire una base più certa alle nostre spiegazioni.\ud È da circa tre secoli e mezzo che l’indagine naturalistica intorno alla mente e alla coscienza va avanti. Grazie alle scoperte che in questi secoli sono state fatte intorno alla struttura del sistema nervoso, alla sua anatomia, alla sua istologia, è oggi possibile dire qualcosa a proposito delle funzioni che le sue parti sono in grado di svolgere, funzioni che non riguardano soltanto gli aspetti vitali o quelli sensitivi dell’esistenza, ma anche la dimensione del ragionamento e dell’intelligenza. \ud E tuttavia il boom vero e proprio delle neuroscienze è relativamente recente: è da circa trenta, quarant’anni al massimo che nuove tecnologie hanno fatto il loro ingresso in ambito clinico e neurologico, consentendo tra le altre cose lo sviluppo di tecniche di misurazione e visualizzazione degli stati cerebrali. Questi ultimi decenni sono stati decisivi per lo sviluppo della ricerca in tutti i campi delle scienze biologiche. Tale sviluppo ha avuto una grande importanza e dei risvolti significativi sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista teorico: dal punto di vista pratico, per quel che riguarda la diagnosi e la cura delle malattie, dal punto di vista teorico, per quel che riguarda la formulazione di teorie circa l’origine e la natura della mente. \ud Ciò che maggiormente cattura il nostro interesse in questo tipo di indagine e che, potremmo dire, è centrale nella nostra indagine, è la dimensione etica delle nostre menti e in generale della nostra esistenza, quella sfera che ci contraddistingue come individui o persone capaci di compiere valutazioni e scelte, o più semplicemente come individui con dei bisogni e dei sentimenti morali. \ud È proprio la dimensione degli affetti, dei sentimenti, la dimensione della nostra vita morale che ha ricevuto maggiore attenzione da parte delle neuroscienze. Altruismo, spinte simpatetiche, impulsi innati alla socialità farebbero pensare che su questo piano la natura abbia fatto del proprio meglio per unirci.\ud Un grande interesse riveste in ambito neuroscientifico il tema della coscienza come esperienza diretta e immediata dell’identità personale, o se preferiamo della soggettività. \ud Negli ultimi vent’anni a questo tema sono stati dedicati un gran numero di lavori, intorno ad esso sono state formulate ipotesi e teorie supportate dal lavoro clinico e sperimentale. Queste ipotesi e queste teorie riguardano soprattutto l’origine, il meccanismo e la localizzazione dei fenomeni coscienti. Alcune di esse, quelle alle quali è dedicata la nostra attenzione in questa indagine, hanno in comune il fatto di considerare la coscienza come fenomeno biologico, dotato pertanto di una causa e di una finalità confinate al regno della natura e al corpo degli esseri umani e degli animali.\ud È evidente che dal modo di intendere l’origine della mente dipende in un senso più generale anche il modo di intendere l’identità e la vita degli esseri umani, il loro significato e la loro natura, nonché il significato che attribuiamo ai fini e agli scopi che le persone perseguono. \ud L’indagine scientifica moderna e contemporanea si è proposta di fare un po’ di chiarezza intorno a una materia che è antica e intorno alla quale da sempre si confrontano posizioni contrastanti e anzi antagoniste, una materia che per lungo tempo è stata affidata in modo esclusivo alla metafisica.\ud Certamente quella stessa indagine scientifica ancora oggi non può dirci nulla circa le “cause” del pensiero morale e del pensiero in generale. O si nutre la fiducia, come fanno molti neuroscienziati, che le indagini nei campi della biologia molecolare o della neurofisiologia possano un giorno arrivare a districare una materia che di per sé si presenta come intricata e complessa, oppure si rimane aperti al dubbio riguardo a quelle stesse cause, riguardo al significato e al fine delle nostre vite, e soprattutto riguardo alla nostra identità personale. \ud Del resto è noto che le indagini neurobiologiche possono solo in parte chiarire chi siamo. La nostra identità è dovuta in parte alla natura (ai nostri geni ad esempio) e in parte a fattori ambientali, in particolare all’impatto del mondo sociale e culturale sulle nostre menti. Tracciare perciò un quadro delle cause del nostro modo di essere e del nostro comportamento sarebbe un’impresa filosoficamente e scientificamente impossibile. Si può solo argomentare per grandi linee intorno alla nostra complessa identità umana e personale. \ud Per i filosofi che condividono con gli scienziati l’aspirazione all’obiettività nelle spiegazioni è indispensabile tuttavia mantenere un approccio che sia il più possibile descrittivo della realtà. E pertanto essi devono tener conto della ambiguità e complessità della natura e della grande varietà dei comportamenti umani. Essi inoltre, nel tentativo di spiegare i rapporti tra mente, corpo e cervello, devono tener conto dell’insieme di circostanze e situazioni problematiche con cui gli esseri umani devono fare i conti, tra le quali quelle che hanno a che fare con l’invecchiamento nonché con le malattie o i danni neurologici. \ud Potremmo dire che sono stati proprio gli studi intorno alle malattie a permettere storicamente un avanzamento delle nostre conoscenze intorno al sistema nervoso. Molti neuroscienziati sono dei neurologi, persone che curano le malattie nervose, e oltre a far ciò, formulano anche teorie più generali circa il funzionamento delle nostre menti e dei nostri cervelli.\ud Il terreno bioetico è senza dubbio un terreno che offre molteplici spunti per una riflessione sulla natura fragile delle nostre menti e sul carattere problematico della nostra identità personale. È un terreno critico, in cui più che altrove si pone l’esigenza di cercare un fondamento solido per il valore che generalmente attribuiamo alle persone. Gli studi neuroscientifici intorno alla mente, alla coscienza, all’inconscio, ai sentimenti e alle emozioni degli esseri umani conducono a risultati importanti dei quali non si può non tener conto (qualunque visione si abbracci dell’essere umano e della vita umana) e dai quali bisogna senz’altro partire in questo tentativo di spiegazione e di giustificazione.\u

    Violazione del contratto e danno non patrimoniale.

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    La donazione mista.

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    L’interesse per la fattispecie esaminata sorge dal concorso di elementi che non trova corrispondenza in altri contratti, ovvero dalla peculiarità di un’attribuzione liberale realizzata con lo stesso ed unico atto idoneo a fondare uno scambio tra reciproche prestazioni.\ud Muovendo dall’indagine sulle origini terminologiche e concettuali del negotium mixtum cum donatione, dal diritto romano si arriva sino al pensiero giurisprudenziale moderno.\ud Quanto al punto di partenza, l’orientamento dei giuristi classici (Aristone, Pomponio, Ulpiano) viene di fatto travolto dalla legislazione costantiniana che, configurando la donazione in termini contrattuali, rompe l’equilibrio tra causa negoziale tipica e causa donationis intesa come causa di acquisto. \ud Da qui in poi, si pongono le questioni configurativa e qualificativa della donazione mista (termine, questo, introdotto da Forter-Eccius), non univocamente decifrate, nemmeno tenendo conto delle elaborazioni dei soli giuristi domestici, come si evince dal computo delle principali teorie in merito. \ud Quanto all’impostazione che annovera la donazione mista tra i negozi indiretti, precisamente tra le liberalità atipiche contemplate nell’art. 809 c.c., si ritiene si tratti di una similitudine superficiale (pur essendo, questa lettura, sposata da granitica giurisprudenza e dottrina prevalente) o, quanto meno, volta al perseguimento di un obiettivo di mera economia negoziale: tale inquadramento, difatti, si fonda sulla convinzione che l’intento liberale non entri a far parte della struttura contrattuale, negando di fatto il presupposto dell’applicazione della disciplina della donazione. Nel negozio indiretto, lo scopo ulteriore perseguito dalle parti resta così estraneo alla struttura del contratto-instrumentum (si può dire che non si ‘rivela’), condizione che non pare ragionevolmente ammissibile nella donazione mista ove, al contrario, la consistenza degli scopi perseguiti dai contraenti è indubitabile e, determinando una nuova figura di negozio, non può che influenzarne la minima unità effettuale. \ud Nondimeno, anche il richiamo al negozio misto, così come tradizionalmente elaborato, -seppur centrato ed in parte condiviso- non pare del tutto appropriato, o rectius, potrebbe essere proficuamente riletto in forza di un’altra ottica utile ad approfondire un determinato profilo: la donazione mista diventerebbe quindi un negozio con propria individualità e propria funzione concreta che consente di realizzare sia uno scambio che una liberalità, senza limitarsi alla sommatoria di due componenti -che resterebbero, in tal modo, distinti e suscettibili di ‘duplice sussumibilità’ (la prospettiva del contratto misto proietta la causa su un piano, per individuarne le componenti, il che necessariamente ne comporta la suddivisione o la duplicazione)-.\ud L’idea secondo la quale la eziologia del contratto debba essere valutata in concreto, infatti, non solo rende più elastica la distinzione tra causa e motivi, ma consente anche di abbandonare l’angolo visuale che induce alla formulazione della teoria del negozio indiretto, fornendo spiegazione all’intervento ‘funzionale’ dei contraenti che, in quanto tale, non può essere segregato in un intento ‘ulteriore’ perseguito, ma non compreso nell’assetto negoziale, e che pretende, al contrario, integrale valutazione.\ud Ecco allora che l’indagine sulla donazione mista funge da rinvio al più ampio fenomeno dei meccanismi che l’autonomia privata escogita per perseguire i propri interessi e, quindi, allo scollamento tra concreta funzione dell’atto e criteri selettivi dettati dai tipi, il quale si accentua nella valutazione di fenomeni negoziali, come quello in esame, non facilmente ascrivibili agli ambiti descritti dalla tradizionale prefigurazione tipologica dei contratti nominati.\ud Sicché il problema di metodo si pone, qui più che altrove, precipuo e trova soluzione in ciò che Pomponio, con visione assai moderna, individua nel ‘quod actum sit’ al fine di analizzare la volontà dei contraenti e di quanto essi abbiano di volta in volta concretamente statuito. L’osservazione dei possibili esiti negoziali discendenti dai contenuti dell’accordo, come tali, modellabili a seconda delle necessità, induce a ritenere che nella donazione mista le due funzioni (prima facie incompatibili) sono entrambe essenziali accorpandosi in una unica causa sui generis infrazionabile: impostazione, questa, che si intende leggere alla luce della concezione della causa concreta, la quale affonda le radici nell’individualizzazione della fattispecie, percepita non tanto come volontà dell’individuo che pone in essere il contratto, ma come ragione ontologica dell’accordo individuato in base ad una sintesi dinamica della sua funzione economico-individuale.\ud Nella donazione mista, quindi, si rinviene un’unica funzione che non è né quella della vendita né quella della donazione, ma acquista una connotazione che -impedendo di riscontrare la prevalenza di una sull’altra- partecipa ad entrambi i profili (corrispettivo e liberale) con-fondendoli e, quindi, ad entrambi i complessi di norme.\ud Da tale commixtio discende che l’individuazione della disciplina applicabile alla donazione mista non può limitarsi al mero riscontro della sproporzione tra le prestazioni –inidonea ex se ad identificare il contratto in esame-, ma deve soffermarsi sulla ratio delle disposizioni concorrenti, così da valutare se essa ne consenta l’estensione al negozio effettivamente posto in essere: il traguardo dello studio si pone, dunque, come problema di scelta delle norme più adatte al caso concreto, in virtù della logica che le ispira e della funzione praticamente conseguita dai contraenti.\u

    The consumer of foodstuffs in the European Union.\ud Origin, evolution and legislative requirements for food information to consumers.

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    In the present study on the protection of the consumer of foodstuffs in the European Union, reference will be specifically made to the history and policy of consumerism and to the complex protection of the food consumer as a specific category. The issue of information about foods needs indeed to be analysed from both the producer’s and the consumer’s perspectives. The producer must inform; the consumer has the right to be informed. Non-contractual liability as protection of the food consumer is the key of the study paper together with the protection of health as the right to information and labelling claims.\ud Chapter I refers to the EU consumer protection policy and to the development of the movement in Europe. Importance is given to the notion of consumer as fundamental party in the contracts governed by EU law, to both producer’s duty to inform and the consumer’s right to be informed. That does not concern the final consumer of foodstuffs specifically, but rather the “consumer” in all the types of contracts in which the consumer is included. \ud Chapter II analyzes the area of food and nutrition information as a goal for the European policy- makers and the European Union’s regime for regulating health claims made on food in commercial communications. A deep study of the Reg. 1924/2006 on nutrition information and health claims is conducted.\ud Chapter III refers to Reg. 1169/2011 on the provision of food information to consumers as a corollary of the European system of consumer protection. The final part of the paper is indeed focused on the food labelling in the new EU legislation and to the concept of the so-called average consumer and to the role of the label. The right to information can be considered as the synthesis of the obligations imposed to the producer, of the legal instruments needed for communication and most of all, of the relation between who informs and who receives. Thus, the status of the consumer is a new status. He/she tends to be more and more informed and aware.\ud Food safety nowadays does not only protect from unfair practices and promotes health protection. It also pursues another interest: the interest to be informed. \u

    Stéréotypie et quête identitaire dans les récits autobiographiques des apprenants en contexte migratoire. Enseignement et apprentissage de l’italien langue d’origine en milieu francophone européen : les exemples suisse, belge et français. Du binôme enseignant/apprenant à la notion d’acteur social.

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    Nous avons bâti notre thèse en nous appuyant sur l'utilisation des catégories didactologiques galissoniennes. Nous avons considéré la molécule didactique de base SOMA de toute intervention didactique d'enseignement/apprentissage d'une langue culture dans un contexte défini concernant les quatre catégories suivantes: le Sujet (l'apprenant), l'Objet (la langue-culture), le Milieu (le contexte) et l'Agent (l'enseignant) de l'action éducative. Nous avons proposé le renversement de la molécule didactique SOMA acquérant ainsi un nouvel ordre de présentation par le noyau OMSA: Objet, Milieu, Sujet, Agent. Tout en respectant la centralité du Sujet/Apprenant dans l'intervention didactique, nous avons suggéré cette transformation puisque l'Objet langue-culture d'origine (LCO) caractérise la spécificité de ce type d'intervention. Dans notre noyau OMSA ce sont l'Objet et le Milieu qui nous pemettent de définir le Sujet et l'Agent,les acteurs, apprenants et enseignants, de l'italien langue-culture d'origine et de mieux comprendre leurs nouveaux profils. Dans le noyau OMSA, le contexte se réfère au Milieu Institué, la situation d'enseignement/apprentissage de l'italien LCO en contexte scolaire exogène européen concernant les Cours de Langue et Culture Italiennes dans les établissements scolaire du Pays d'Accueil des apprenants dont les familles sont issues de l'émigration italienne. Le Milieu Institué est placé dans une cinquième catégorie galissonienne le Milieu Instituant, le contexte social, politique et économique migratoire qui justifie l'Objet même: la langue-culture d'origine enseignée/apprise dans un contexte migratoire exolingue. Les catégories du Temps et de l'Espace complètent notre analyse historique: le Temps en diachronie et en synchronie, concernant la migration italienne et notre intervention directe sur le terrain en situation scolaire en tant qu'enseignante d'italien LCO; l'Espace, le contexte migratoire et scolaire des pays francophones de notre enquête: l'espace de la migration/mobilité, l'espace de nos contextes scolaires. Mobilité, langue d'origine,francophonie, corpus, stéréotypie, identité et acteur social sont les notions, correspondant aux mots-clés de l'intitulé de notre thèse, que nous avons interrogées et placées dans les catégories susmentionnées et dans le corpus de notre recherche. La structure en entonnoir caractérisant notre thèse part du contexte social pour aboutir à la focalisation sur le corpus. Trois volets constituent l'architecture de notre recherche. Le premier: l'histoire actualisée de la migration italienne. Le deuxième: le passage de la molécule didactologique SOMA au noyau OMSA et sa déclinaison dans les quatre catégories didactologiques: l'Objet, la langue-culture d'origine; le Milieu Institué, les Cours de Langue et Culture Italiennes dans le contexte francophone européen; le Sujet, l'apprenant/acteur social d'italien LCO; l'Agent, l'enseignant/acteur social d'italien LCO. Le troisième: le corpus, les écrits autobiographiques des apprenants/acteurs sociaux en contexte migratoire dont l'analyse de contenu nous a permis de rechercher les unités d'information concernant la stéréotypie et la quête identitaire. Notre statut d'enseignant/chercheur, acteur de la mobilité longuement impliqué sur le terrain, nous a permis d'exercer nos rôles multiples (enseignant, chercheur, enquêteur, observateur, analyseur et interprète) et d'utiliser plusieurs modalités d'investigation fondées sur l'observation directe, l'enquête ethnologique de terrain, la recherche-action, la recherche archivistique et documentaire, au moyen d'outils tels que l'entretien, l'interview, le questionnaire et les archives. Notre travail est bâti sur l'utilisation de deux types de corpus qui regroupent les récits (auto)biographiques des apprenants d'italien LCO en contexte migratoire. Le premier est le résultat de notre recherche archivistique et documentaire: le corpus des apprenants adultes, travailleurs en contexte migratoire belge, exemple d'écriture semi-spontanée, que nous avons défini corpus non traité, parce qu'il n'a pas subi de traitement linguistique. Le deuxième est le résultat de notre recherche-action d'approche biographique: le corpus des apprenants collégiens et lycéens d'italien LCO en contexte migratoire, suisse et belge, exemple d'écriture guidée, que nous avons défini corpus traité, parce qu'il a subi un traitement linguistique.\ud \ud Stéréotypie et identité sont les deux notions qui sont au coeur de notre recherche. En partant d'un contexte plus agrandi et en profitant aussi de l'actualité du sujet à l'occasion des célébrations du 150° Anniversaire de l'Unification de l'Italie (1861-2011), nous avons enquêté sur les représentations et les symboles identitaires à charge culturelle partagée qui ont caractérisé l'année commémorative à travers les multiples sondages en Italie et à l'étranger. Pour le corpus brut ou attesté des adultes nous avons conçu trois grilles: d'identification, de la stéréotypie et de la quête identitaire qui nous ont permis d'analyser sociologiquement et textuellement nos unités d'information. Pour le corpus forgé des adolescents nous avons appliqué les mêmes grilles mais en modifiant la grille d'identification adaptée à la situation sociologique et scolaire des apprenants collégiens et lycéens. L'intensification de notre recherche-action pendant la dernière année scolaire d'intervention nous a permis de créer un corpus annuel constitué d'un corpus préparatoire (questionnaire, cueillette, interview) et d'un corpus final (textes autobiographiques). Grâce au questionnaire linguistico-culturel nous avons pu enquêter sur les représentations concernant l'Italie d'un troisième groupe de participants, que l'on pourrait définir groupe de contrôle, en début d'apprentissage de la culture italienne véhiculée par la langue française.\ud \ud Tout en ayant structuré l'architecture de la thèse en trois parties, nous avons focalisé notre attention surtout sur le troisième volet consacré à notre corpus qui devient ainsi le protagoniste central de notre travail. Tout au long de la thèse nous avons laissé la parole surtout aux textes. Nous avons écouté les voix de leurs auteurs, les acteurs de la mobilité. L'autobiographie devient ainsi le fil conducteur de notre thèse où les mots-clés migration, stéréotypie et identité constituent l'âme même de ces textes authentiques, expression d'une réalité historique actualisée concernant la migration/mobilité placée dans un espace et un temps bien définis. Les représentations sur le pays, le peuple et la langue d'Origine, ainsi que celles sur le pays, le peuple et la langue d'Accueil, et les dynamiques identitaires des apprenants adultes et adolescents d'italien LCO en contexte francophone européen nous restituent aussi un tableau du phénomène migratoire italien, décliné dans ses variables générationnelles. C'est à travers l'analyse de leurs textes et notre traitement des données que nous pouvons faire une lecture de l'histoire migratoire italienne et de l'expérience personnelle des participants. Le poids de la langue-culture d'origine constitue un des traits identitaires les plus marqués soutenu par les apprenants mêmes. Les Cours de Langue et Culture Italiennes deviennent ainsi un instrument pour l'appropriation linguistique des participants d'origine italienne, mais aussi un terrain de transformation du statut de la LCO en langue de partage ou partagée (LCP) des classes multiculturelles et plurilingues du contexte migratoire. Dans cette situation particulière d'enseignement/apprentissage, l'approche biographique que nous avons expérimentée avec nos apprenants collégiens et lycéens est une proposition de démarche didactique et formative à encourager et à suggérer aux acteurs sociaux qui exercent leur intervention scolaire en contexte migratoire, pour lesquels nous avons présenté des pistes de travail. Notre expérience radiophonique bruxelloise sur le voyage migratoire constitue un exemple d'approche actionnelle à exploiter en classe non seulement pour l'italien LCO et LCP, mais aussi pour les apprenants natifs en territoire métropolitain

    Le reti di imprese e il contratto di rete: profili problematici ed applicativi

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    This thesis concerns the issues of contractual networks and inter-firm cooperation, in particular, their difficulties and solutions for implementation in countries such as Italy, where a law already exists concerning network contract; UK; Brazil; and Spain.\ud The thesis particularly refers to recent Italian laws on Contractual Networks as modified by the “Fiscal Package” of summer of 2010 and subsequent amendments decree-law 83/2012, decree-law 179/2012 and Law of “Stabilità 2013”.\ud This legislative initiative was deliberately aimed at SMEs and arose from the need to address the problems resulting from the fragmentation of ownership and relatively small size of Italian firms, particularly in light of the increasing number of EU requirements.\ud This issue has received attention at European level with the passing of the Small Business Act of 2008. This Act was designed to incentivize and enable entrepreneurs (ie SMEs) to build themselves a better business environment by tightening cooperation networks and thus more fully exploit the potential of SMEs.\ud There are many arrangements or networks amongst firms which allow goods to be produced or services to be provided that individual companies would not be able to do on their own or at least not as cost effectively. These arrangements are forms of co-ordination that have a contractual element between the parties and are particularly prevalent in SMEs that want to increase their critical mass and have more strength in the market, without having to merge or join under the control of a single legal entity.\ud This new legislative initiative has helped define a new way of working called network contracts. It is important to underline that the term contractual networks comprise both multilateral contracts and networks of linked bilateral contracts. For this reason, this thesis will analyse the effectiveness of this new discipline together with similar constructs, both Italian and of other nations. These constructs will include consortium, subcontracting, franchising, the structure of a temporary enterprise ventures (known in Italy as associazione temporanea di impresa (ATI)) and the Joint Venture.\ud The objectives of this thesis are: to understand why the Italian legislature created this new legislation in partial isolation of the existing contractual framework, to examine the purpose and possible advantages and/or disadvantages of the network contract, to propose a solution for its practical implementation and to propose how multilateral contracts among enterprises might be regulated.\ud The study will also examine the antitrust perspective of network contracts because, as with all forms of cooperation, they may give rise to uncompetitive behaviour.\ud In addition, in order to ensure a firm legal basis for any proposals to address potential legislative gaps, this thesis will also consider the ‘freedom of contract’ and the general principles of contracting.\ud In summary, after a general overview of inter-firm cooperation and policies in favour of small and medium-sized enterprises, this thesis will give a brief description of the essential elements of the network contract and propose possible solutions for implementation and will critically analyse some of the issues posed by this new form of contractual collaboration

    Matteo Ricci e gli intellettuali cinesi del suo tempo.

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    La mia ricerca riguarda Matteo Ricci e i suoi interlocutori cinesi nel suo tempo. Il periodo che abbiamo scelto come oggetto di studio, va dal primo arrivo di Valignano e Ruggeri a Macao (1579) fino alla morte di Ricci a Pechino (1610).\ud Qui espongo schematicamente la conclusione della mia tesi, ovvero il riassunto del mio lavoro. Per comprendere l’esperienza di Ricci in Cina, bisogna inserirla nella storia di questo Paese, in altre parole bisogna comprendere la precisa situazione storica nel tardo periodo Ming. I primi capitoli della mia tesi ci forniscono non soltanto la documentazione di base dei personaggi cinesi che hanno popolato la vita di Ricci in Cina, ma anche un contesto storico abbastanza ampio. Sintetizzando i nuovi sviluppi della ricerca sui rapporti tra Ricci e gli intellettuali cinesi nel suo tempo, mi limito principalmente a due aspetti, assia all’analisi esterna e a quella interna dei personaggi implicati e dei loro testi principali :\ud \ud 1. Analisi esterna dei personaggi cinesi che hanno avuto rapporti con Ricci e dei testi rari e inediti concernenti Ricci. ( Procedimenti e fonti)\ud La mia ricerca è partita da una sessantina di biografie di letterati cinesi desumibili da tutte le opere ricciane e dalla corrispondenza oggi nota, raccolte nelle Opere Complete di Ricci avviata dall’Istituto Ricci di Macerata. Nella prima fase, attraverso la rilettura delle opere ricciane sia in lingua europea sia in lingua cinese, abbiamo trovato un’altra quarantina di personaggi cinesi di cui Ricci parla espressamente o ai quali si riferisce in modo implicito. La lettura delle opere complete di Ricci in multilingue possiede una carattere peculiare, perché, come avevo precedentemente sottolineato nel paragrafo relativo allo stato degli studi su questo tema, per lungo tempo il mondo accademico europeo non ha tenuto conto delle opere ricciane in lingua cinese, mentre nel continente cinese le opere manoscritte di Ricci non sono mai state tradotte e pubblicate. Perciò la lettura delle Opere complete di Ricci in varie lingue ci fornisce una prospettiva più complessa, capace di chiarire meglio la sorgente della ricchezza ricciana.\ud Nella fase successiva, abbiamo approfondito la ricerca estendendola anche alle opere di interlocutori cinesi come Zhang Huang, Feng Yingjing, Wang Kentang e degli altri compagni gesuiti di Ricci in Cina come Diego de Pantoja, Sabatino de Ursis e Giulio Aleni. Innoltre Ricci sicuramente ha scritto tante lettere in cinese. In una lettera inviata al Preposito Generale Claudio Acquaviva S.I., il 8 marzo, 1608 da Pechino, lo stesso Ricci informa che tanti letterati cinesi avevano composto opere su di lui e sul Grande Occidente, e che Ricci sicuramente ha scritto tante lettere in cinese, di cui nessun era nota in campo accademico europeo: \ud «Parmi che questo letterato [Yu Chunxi, uno dei principali interlocutori cinesi di Ricci] stamparà ambedoe le lettere, percioché tutti desiderano de guadagnare autorità con noi, alcuni stampando i nostri libri, altri ristampando le nostre opere, altri scrivendo libri delle nostre cose e della nostra terra, altri citando in sui libri le nostre opinioni, così intorno alla religione, come intorno alla morale, alla folosofia e matematica, lasciando adesso il Mappamondo che ogni anno si torna a stampare di nuovo, o per se stesse o in altri libri che trattano di quella materia. E già i nostri emoli non ponno resistere al credito universale che tutti tengono alle nostre cose; […]» \ud «Una delle maggiori occupationi che ho in questa terra è lo rispondere in lettera sinica alle continue lettere, che di diverse parti mi vengono, di persone molto gravi, conosciute in altro tempo et alcuni mai visti, che per la fama desiderano trattare con noi.» \ud Abbiamo dunque avviato il lavoro di controllo delle fonti cinesi riguardanti Ricci durante il regno di Wanli (1573-1620) nel Siku quanshu (Raccolta di tutti i classici cinesi secondo la divisione quadripartita) e nelle altre banche dati digitali di fonti cinesi come finora mai fatto in maniera sistematica. Questo controllo ha prodotto un’ altra trentina di personaggi cinesi e una ventina di testi nuovi concernenti Ricci. Per esempio, ha portato in luce alcuni interlocutori di Ricci come Zhang Huang, Yu Chunxi, Guo Zizhang, e anche i testi relativi, come la prima riproduzione esistente del primo mappamondo ricciano (Zhaoqing, 1584) raccolta nel Tushubian, opera di carattere enciclopedico di Zhang Huang; la prefazione per Dieci Capitoli composta da Yu Chunxi ma non raccolta da Li Zhizao nella Prima collezione dello studio celeste; una lettera di risposta a Ricci da parte dell’eccellente letterato Zou Yuanbiao; una prefazione per la seconda edizione del mappamondo ricciano da parte di Guo Zizhang; una decina di poesie dedicate a Ricci da parte di letterati cinesi nel tardo periodo Ming; e i commentari sullo studio occidentale da parte di un redattore anonimo del SKQS per conto dell’ Imperatore Qianlong, ed altri numerosi testi con le descrizioni su Ricci e sull’Europa.\ud Ci risulta anche che parecchi prefatori delle opere composte dai compagni gesuiti di Ricci hanno confermato di avere frequentato Ricci di persona, e in queste prefazioni alcuni hanno anche raccontato i rapporti che hanno avuto con Ricci. Perciò abbiamo anche esaminato le opere di altri gesuiti in lingua cinese nel tempo di Ricci. Chen Liangcai, inviato imperiale nella provincia dello Shandong, e Xiong Mingyu, Segretario di sorveglianza del Ministero della Guerra, hanno composto le prefazioni per le Sette Vittorie di Diego de Pantoja; Peng Weicheng, censore ministeriale, e Zheng Yiwei, membro del Consiglio Interno, sono stati due prefatori della Idraulica Occidentale di Sabatino de Ursis; Zhou Ziyu, Responsabile dell’Ufficio del calendario, ha scritto una prefazione per il Quadrante Geometrico di Sabatino de Ursis. Anche La Vita del Maestro Rcci, composta da Giulio Aleni, ha permesso di fare emergere qualche ulteriore personaggio che non compare nelle altre fonti.\ud Con la rilettura delle opere ricciane, il controllo delle banche dati digitali come il Siku quanshu, il Diaolong-le fonti cinesi e giapponesi a ricerca Full Text (Ricerca a testo intero), e anche tante altre fonti rare e preziose , siamo riusciti a individuare 154 personaggi e 33 testi rari e inediti riguardanti Ricci nel suo tempo.\ud \ud 2. Analisi interna schematica dei personaggi cinesi e dei loro testi\ud 2.1 Analisi dei personaggi cinesi che hanno avuto rapporti con Ricci nel suo tempo\ud La prima opera composta da Ricci in cinese è intitolata Dell’Amicizia. Per la sua impresa evangelizzatrice in Cina, ma anche per una comunicazione umanistica in senso generale, Matteo Ricci ha dato grande importanza all’amicizia con i letterati cinesi. Come diveva Yu Chunxi, uno dei suoi principali interlocutori cinesi, letterato simpatizzante del buddismo:«Da quando Xitai [Ricci] è entrato in Cina, gli è piaciuto comporre [opere] e stringere [amicizia]. E ha conosciuto dappertutto i letterati cinesi; perciò anche i letterati cinesi lo avvicinano». In realtà i personaggi cinesi con cui Ricci ha trattato erano di varie classi, dalla famiglia reale alle persone comuni, dai funzionari imperiali ai commercianti. Nel nostro dizionario bio-bibliografico dei personaggi cinesi concernenti Ricci nel suo tempo, abbiamo raccolto tutti quelli riscontrabili nelle fonti sia in lingua cinese sia in lingua europea, e in generale possiamo dividerli in quattro tipi:\ud a. Letterati Cinesi\ud I letterati confuciani erano gli interlocutori privilegiati scelti da Ricci. Tra tutti i 154 personaggi riguardanti Ricci ci sono 138 letterati, e di cui la maggior parte hanno anche avuto gli incarichi pubblici. E l’amicizie con questi mandarini furono molto importanti per la fondazione della fede cristiana in Cina. Poi abbiamo distinto questi personaggi in relazione alle cinque residenze aperte da Ricci nel suo soggiorno cinese (1583-1610).\ud Con la ricostruzone della vita di questi mandarini letterati, abbiamo potuto approfondire la nostra conoscenza sui loro rapporti con Ricci. Per esempio, i rapporti con i pensatori della sua epoca Zhang Huang, Jiao Hou, Li Zhi, con gli storici Shen Defu, con gli scrittori Yuan Zhongdao, Tang Xianzu, Li Rihua, con i primi scenziati cinesi Xu Guangqi, Li Zhizao, Zhou Ziyu, con i pittori Zhuang Ruitu, Chen Jiru, con i medici Wang Kentang, Wang Jilou, con l’esperto di inchiostri Cheng Dayue, ecc. Questi erano gli intellettuali più brillanti in quell’epoca, il cui status e la cui influenza nella storia della dinastia Ming, hanno contribuito non poco a dare importanza alla figura di Matteo Ricci. La maggior parte dei questi letterati non erano stati convertiti alla dottrina cristiana, ma erano ispirati da una sincera ammirazione e rispetto:«Si trattava di uomini di valore che adoperarono la loro esperienza per proteggere i gesuiti mediante azioni mirate ed efficaci, manovrando a loro favore nel ginepraio della burocrazia centrale, usando la loro influenza e posizione negli yamen, ossia nelle amministrazioni provinciali, mostrandosi disposti, nella loro qualità di letterati, a sostenere a appoggiare con prefazioni e consigli gli scritti pubblici dei gesuiti, o addirittura a tradurli in cinese […]» .\ud Nel nostro dizionario sono stati raccolti anche i letterati che erano sfavorevoli a Ricci, come il Generale della provincia del Guangdong e del Guangxi Liu Jiezhai, il Sottoprefetto di Zhaoqing Tan Junyu; la cosa interessante è che essi godevano buona fama nella storia dei Ming. C’erano anche i letterati simpatizzanti del buddismo che disputavano con Ricci sui problemi religiosi, questi ad esempio, Yu Chunxi e Huang Hui; le loro biografie nel nostro dizionario ci aiutano a comprendere meglio i termini della disputa e il loro significato.\ud Inoltre queste biografie ci permettono anche di osservare gli avvenimenti storici nei quali venivano coinvolti i letterati cinesi durante il regno di Wanli (1573-1620); per esempio, la lotta contro i sopprusi degli eunuchi, la difesa della primogenitura nella successione al trono e lo sforzo per ridurre la pressione fiscale sulle miniere, le guerre di frontiera in particolare quella con i giapponesi, i rapporti con i Pasesi vicini, ecc. Dal primo giorno della sua entrata in Cina, Ricci non poteva più essere indifferente agli avvenimenti cinesi, perché il gesuita maceratese era tenuto a vincere i cuori dei letterati vedendo che il popolo ne seguiva fedelmente l’autorità.\ud b. I primi nove fratelli coadiutori cinesi entrati nella Compagnia\ud Abbiamo registrato le informazioni di base dei fratelli coadiutori cinesi che entrarono a fare parte della compagnia di Gesù nel tempo di Ricci. Questi offrirono un contributo insostituibile per l’impresa di gesuiti in Cina.\ud c. Monaci buddisti\ud Ricci ha riportato tre monaci buddisti nelle sue opere. Dal punto di vista di Ricci, i monaci buddisti assunsero figure completamente negative. Oggi ci interessa molto la disputa tra Ricci e i monaci buddisti.\ud Un altro Monaco buddista, Zhu Hong , amico di Yu Chunxi, compose il Zhuchuang sanbi Tianshuo竹窗三笔•天说(Tre saggi informali della finestra di Bambù, sulla teoria del cielo) per disputare con il cristianesimo. In una lettera a Yu Chunxi, questo monaco definiva Ricci «piccolo demone»(么妖). Da ciò emerge l’intensità dei rapporti tra Ricci e i monaci buddisti in Cina .\ud d. Eunuchi\ud Ricci descriveva gli eunuchi inviati come «furie infernali», e anche Ricci stesso era stato insidiato dall’eunuco Ma Tang durante il secondo viaggio per offrire i doni all’Imperatore nel 1600. Tuttavia per avvicinare l’imperatore Wanli, dalle Lettere possiamo vedere che Ricci ha anche provato a trattare con gli eunuchi. Perciò le Lettere sono documentazioni preziose per quel periodo di storia.\ud 2.2 Analisi dei testi rari e inediti riguardanti Ricci durante il regno di Wanli (1573-1620).\ud I testi cinesi che abbiamo raccolto come oggetto di studio non erano necessariamente stati pubblicati prima della morte di Ricci, avvenuta nel 1610. Ma tutti gli autori erano vissuti negli stessi anni di Ricci e alcuni hanno certamente conversato direttamente con lui o per mezzo di lettere. Possiamo suddividere questi testi in tre generi sotto il profilo degli argomenti trattati:\ud a. La dottrina cristiana\ud Nella epoca di Ricci, i cinesi avevano nozioni molto vaghe dell’Europa. Prima di Ricci cerano state le comunità nestoriane tra il VII e il IX secolo, e durante la dinastia Yuan (1279-1368), c’era anche stata la missione nell’ordine francescano:\ud «[…] Questa cadde[dinastia Yuan] nel 1368 e al suo posto sorse la dinastia Ming, con la quale la Cina, nel corso di un secolo, tornò a chiudersi all’Europa, anche per l’affievolirsi dello zelo missionario nell’ordine francescano. Della grande missione da questo compiuta nell’arco di quasi un secolo non rimarrà traccia tra i cinesi. Ciò sembra dipendere specialmente dal fatto che i francescani lavorarono tra le tribù non cinesi presenti in gran numero nell’esercito mongolo; inoltre pare certo che nessuno di essi apprese la lingua cinese e che non vi fu da parte loro alcuna significativa penetrazione tra la popolazione» .\ud Perciò al momento dell’entrata di Ricci nel continente cinese, il primo vero incontro tra due civiltà, i cinesi non avevano una conoscenza concreta della dottrina cristiana. Di consegenza la missione dei gesuiti non era sviluppata abbastanza, anzi i convertiti cinesi erano molto pochi.\ud In quanto tanto Ricci mostra di avere scoperto che l’aspirazione dei cinesi, o meglio l’aspirazione dei letterati cinesi, era di mantenere la pace dello Stato oppure di buon vivere, non facendo molto caso all’anima e alle cose dell’altra vita. E nei confronti delle religioni, i cinesi eravano relativisti, lasciando ciascuno andare dove voleva, non essendo particolarmente devoti nei confronti di nessuna. E al momento dell’entrata di Ricci in Cina, i cinesi non avevano la minima conoscenza dei letterati europei, ne di loro filosofi, ne della teologia cristiana.\ud Ritenendo che il confucianesimo, la dottrina dominante in Cina nel tardo periodo Ming, non era una religione ma soltanto una filosofia morale, Ricci ha assunto una strategia missionaria che più tardi in Cina verrà chiamato metodo di completamento del confucianesimo espellendo il buddismo合(补)儒排佛. In veste di letterato occidentale, Ricci affidò principalmente a due opere il compito di riassumere i caposaldi delle dottrine principali e morali che intendeva comunicare: egli compose in ordine il Tianzhushiji天主实义 (Vero significato del Signore del Cielo) nel 1603, e il Jiren shipian畸人十篇 (Dieci capitoli di un uomo strano) nel 1608, le due opere che prima di ogni altra, hanno espresso l’immenso sforzo di avvicinamento e traduzione culturale .\ud Per i letterati cinesi, gli insegnamenti del TS e del JS erano qualcosa di nuovo, ma nello stesso tempo presentavano anche aspetti convergenti con gli insegnamenti di alcuni Santi cinesi nei tempi remoti. Perciò non era strano che la maggiore parte di letterati confuciani considerassero Ricci come «letterato confuciano occidentale», e naturalmente la presenza di Ricci in qualità di confuciano occidentale rallegrò molto i mandarini confuciani perché questo significava, la dottrina confuciana era diffusa anche al di fuori dei confini del territorio cinese. Per esempio, il primo segretario del Consiglio Interno, grande protettore di gesuiti Ye Xianggao disse: «Ci sono occidentali provenienti da una distanza di ottantamila li . Dicono di ammirare i costumi della Cina e hanno profonda competenza nella dottrina confuciana.[…] La santa dottrina confuciana è diffusa in tutto il mondo; essa è stata rivelata anche ai Paesi stranieri» .\ud D’altra parte i letterati cinesi hanno anche osservato che Ricci ha dimostrato aperta ostilità nei confronti del buddismo:\ud Xie Zhaozhe, eccellente letterato della provincia del Fujian, scrisse:«C’è un Paese del Signore del Cielo che [è] ancora più a ovest dei Paesi buddisti; [… ] C’era una persona, Li Madou, che è venuta da quel Paese [… ]. La sua religione venera il Signore del Cielo, come il confucianesimo [venera] Confucio e il buddismo Budda. La sua opera, Vero significato del Signore del Cielo, spesso delucida reciprocamente confucianesimo [e cristianesimo], mentre diffama fortemente tutta la teoria buddista e taoista della vanità, dell’illusione e della miseria [del mondo]; [il Vero significato del Signore del Cielo] è anche una sorta di fuga . Li Madou dice sempre che il buddismo ha usurpato [la dottrina della] sua religione aggiungendovi la teoria della trasmigrazione e del castigo per confondere il mondo. La religione di Ricci non si occupa di nient’altro, se non di volere soltanto che la gente si eserciti nel bene. [Se uno] si esercitasse nel bene salirebbe in paradiso, se combinasse il male cadrebbe nell’inferno, non esistendo l’espiazione e la trasmigrazione, poiché non servono la meditazione verso il muro e le pratiche ascetiche, oppure l’abbandono della propria famiglia e dei parenti; ciò che si fa ogni giorno, tutto [può essere considerato come] l’impresa del bene. Mi è piaciuto molto che la sua dottrina assomigli a quella confuciana, che ammonisce il mondo in maniera cordiale, mica come il Buddismo che sempre illude e atterrisce i filistei con parole vaghe e frammentarie.» \ud Inoltre parecchi prefatori per le opere ricciane in lingua cinese come Li Zhizao, Feng Yingjing sospiravano: Dong hai xi hai, xin tong litong 东海西海,心同理同 (le menti e i principi sono convergenti tra gli uomini dell’Oceano orientale e quelli dell’Oceano occidentale ) . Questo giudizio in realtà deriva dalla teoria di Lu Xianshan, che scrisse: «L’universo è la mia mente (il mio cuore), la mia mente (il mio cuore) cioè l’universo» . Il consenso e gli applausi per le opere di Ricci da parte dei letterati confuciani erano basati sul consenso alla teoria del Xinxue心学(Accademia della mente). \ud Forse anche Ricci ha percepito questa psicologia dei letterati confuciani, perciò quando un letterato ha composta una prefazione per i Dieci Capitoli, accennando alla differenza essenziale tra il neoconfucionesimo Xinxue (Accademia di mente\di cuore) e la dottrina cristiana, questa prefazione non era stata accolta da Ricci stesso. Questo letterato era Yu Chunxi, letterato simpatizzante per il buddismo, autore di una lettera nella quale disputava di problemi religiosi con Ricci. E la essenziale differenza tra il Xinxue e la dottrina cristiana è, nelle parole stesse di Yu Chunxi:«Perciò preservare la propria costituzione mentale e nutrire la propria natura non è il suo principio, anzi considera il Cielo come il principio della natura della mente\del cuore, la quale [dottrina] è diversa da quella nostra ben chiara.» \ud b. Le scienze occidentali\ud Per «scienze occidentali» qui si intendono specialmente la scienza matematica di Euclide, la scienza astronomica tolemaica, la scienza geografica che Ricci ha trasmesso in Cina nei primi anni dell’età moderna. Matteo Ricci viene apprezzato dai Cinesi soprattuto per la sua generosità di trasmissione del proprio sapere scientifico. Su molti testi contemporanei cinesi sono riportate le nuove scienze di Ricci.\ud c. Gli oggetti esotici\ud Gli oggetti esotici che Ricci aveva portato con se, suscitavano tra i cinesi grande stupore e ammirazione verso il Grande Occidente. Abbiamo registrato le descrizioni nei testi rari e inediti nel tempo di Ricci sull’orologio, pitture occidentali, libri, carta e manicordo, ecc.\ud Ricci era un figlio eccelente della epoca grande Rinascimento. Per i cinesi, Matteo Ricci era stato considerato come «mostro di sapere» , ovvero un uomo enciclopedico come Leonardo da Vinci. Gli oggetti esotici portato o costruito da Ricci, rappresentasero l’ingegno del popolo occidentale, e in particolare l’ingegno di Ricci. Assosciamo la formazione di Ricci, possiamo dire che anche se l’intenzione della Compagia di Gesù era per difendere la fede cristiana, è innegabile che essa anche diede una grande importanza sulle scienze razionali. I gesuiti virvuodi e eruditi come Ricci, in effetti confluirono una corrente umanistica nell’Asia estrema.\ud 3. Le prime impressioni su Ricci e sulle «Terre de’ Christiani»\ud Concludiamo con le impressione su Ricci e sul Grande Occidente nei testi rari e inediti nelle fonti cinesi del tempo. Quasi tutti questi letterati non erano cristiani; perciò la loro ammirazione era fondata sulle virtù e sul sapere di Ricci. Tuttavia bisogna accennare che il sapere e le vritù che venivano apprezzati dai letterati confuciani, al momento di Ricci, riferivano le scienze occidentali razionali e i precetti morali cristiani, riconosciuti conformi a quelli confuciani.\ud Fang Hongjing, Qianyi lu (uno su mille):«[…] quelli che hanno conosiuto Ricci di persona dicono che [Egli] è una persona pura, onesta e prudente, non mente per nessun motivo. Dopo poco tempo che è entrato in Cina si è già vestito da letterato confuciano e parla il mandarino, sembra un intellettuale elegante e grazioso». \ud Yu Chunxi, nella prefazione ai Dieci Capitoli:«la sua intelligenza è limpida, la sua parola è sofisticata; egli parla gentilmente con vedute distinte e attraenti; egli vuole studiare sollecitamente\pressantamente\ardentemente [con i suoi amici cinesi] [aiutandosi] a vicenda . Egli espone le sue opere secondo le norme[cinesi] usando il parallelismo e la metafora; si impegna nella nostra aspirazione attenendosi ai nostri classici, confermando le nostre documentazioni storiche cogliendo le teorie dei filosofi pre-Qin ». \ud Li Rihua, Zitaoxuan zazhui(Miscellanee dello studio delle pesche purpuree):«Matteo [… ] nei rapporti con gli altri li trattava secondo l’etichetta, ed anche gli altri lo amavano, e pensavano

    Parasitological and entomological investigation to monitor parasitic and pest dispersion in the province of AP\ud

    No full text
    The experimental activity I started within my doctoral course at the UNICAM centre of San Benedetto del Tronto dealt with two species, Anisakis pegreffii and Rhynchophorus\ud ferrugineus, infesting fishes and palms respectively, thus representing serious problems to human health and palms as environmental heritage of all Mediterranean regions.\ud Researches were conducted in collaboration with research groups of the Laboratories of Parasitology and of Biochemistry at our University and, regarding A. pegreffii, with the Laboratory of Parasitology at Sapienza University of Rome. First of all, the aim of the activity was to conduct an epidemiological study in order to assess anisakid infestation levels in commonly commercialized fishes such as anchovies, blackspot seabreams and horse\ud mackerels. A part of this work was showed at the XXVII Congresso Nazionale SoIPa and will be submitted for publication.\ud Then I focused on the biological indicator role of Anisakis through in vitro experiments on larvae: up to now, I set up and developed anisakid growth from L3 to a preadult\ud stage and further researches will be organized to test some xenobiotic substances usually present in Adriatic sea.\ud Regarding R. ferrugineus, the purpose was to obtain quantitative information about the proceed of infestation in San Benedetto area. The activity was conducted by dott. Luca Bracchetti and consisted of the monitor of the insect spatial diffusion through the mapping of all palms in our territory by the use of Geographic Informative System.\ud At the same time I contributed to the definition of the microbial community related to R. ferrugineus in order to verify a possible occurrence of bacterial symbionts useful for “paratransgenic” control as alternative strategy to the classical biological one

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