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I tituli historiarum a tema biblico della tarda antichità latina: Ambrosii Disticha, Prudenzii Dittochaeon, Miracula Christi, Rustici Helpidii Tristicha. Introduzione, testo criticamente riveduto, traduzione e commento.
Oggetto del lavoro di tesi dottorale sono quattro cicli di tituli historiarum a tema biblico della tarda antichità latina:\ud
-i Disticha attribuiti ad Ambrogio,\ud
-il cosiddetto Dittochaeon di Prudenzio,\ud
-il componimento pseudoclaudianeo intitolato Miracula Christi (PS. CLAUD. carm. min. app. 21 = ANTH. Lat. 879 R.2),\ud
-i Tristicha historiarum Testamenti ueteris et noui di Elpidio Rustico.\ud
Nella Premessa si pongono le basi per l’indagine: dopo un’analisi delle testimonianze relative all’integrazione ermeneutica dei media testo/immagine nell’antichità, vengono ricostruiti in particolare i contorni - ed i limiti - dell’effettiva prassi tardoantica di accompagnare a raffigurazioni di tema biblico brevi didascalie epigrammatiche. Si deve tuttavia constatare che, per i cicli di tituli historiarum oggetto di questo studio, difettano non solo risultanze extratestuali, ma - con la parziale eccezione dei Disticha ambrosiani - anche testimonianze relative ad un effettivo impiego epigrafico. Pur ritenendo ancora necessario studiare i rapporti fra i tituli e l’iconografia paleocristiana, nel presente lavoro i componimenti vengono quindi considerati primariamente nella loro qualità di testi, caratterizzati da uno statuto letterario irriducibilmente complesso. Eredi almeno ideali della prassi romana della scrittura esposta e nello specifico della tradizione epigrafico-monumentale cristiana inaugurata da papa Damaso, i tituli historiarum rappresentano infatti un caso di carmina ‘epigraphico more’ che rivela un aspetto dell’integrazione tardoantica fra epigrafia e letteratura “di formato epigrafico”; essi fanno uso degli stilemi della forma breuis, costituendo un caso particolare all’interno della produzione epigrammatica della tarda antichità latina, e allo stesso tempo risultano tematicamente affini alla parafrasi biblica, di cui rappresentano una sorta di uersio ultrabreuis, ma con specifiche peculiarità, dato che loro obiettivo è descrivere oggetti d’arte: sotto questo aspetto, essi sono perciò assimilabili alla tradizione antica dei “Bildepigramme”. Dopo aver messo a fuoco le diverse influenze che nei tituli convergono ed avere inoltre stilato per la prima volta un repertorio delle ricorsività formali e stilistiche che li caratterizzano, si avanza la possibilità di considerare quello dei tituli historiarum di tema biblico come un sotto-genere specifico e meritevole pertanto - al netto delle differenze esistenti fra i vari cicli, ognuno caratterizzato da peculiarità individuali - di un’analisi unitaria.\ud
Per ognuno dei quattro componimenti (Ambrosii Disticha, Prudentii Dittochaeon, Miracula Christi, Rustici Helpidii Tristicha) si offrono quindi introduzione, testo criticamente riveduto, traduzione italiana e commento.\ud
Nell’Introduzione a ciacuna opera si ripercorrono nel dettaglio la storia editoriale del testo e le ipotesi di attribuzione (la questione prospografica e di particolare rilevanza nel caso di Elpidio Rustico); attenzione specifica è poi dedicata alle diverse posizioni sul rapporto con l’iconografia, nonché alle caratteristiche formali, tematico-contenutistiche e strutturali dei diversi cicli. Nel caso dei Miracula Christi, in particolare, un riepilogo delle influenze letterarie emerse nel corso dello studio può fornire un probabile terminus a quo per la datazione, che sembra doversi collocare intorno alla metà del V secolo; per quanto riguarda Elpidio Rustico, si propende invece per una datazione ad inizio VI secolo. \ud
Dei quattro componimenti vengono poi forniti i testi, accompagnati da una nuova traduzione italiana (la prima in una lingua moderna per i Miracula Christi): si tratta di un’edizione criticamente riveduta dei Disticha ambrosiani, dei Miracula Christi e dei Tristicha di Elpidio, opere testimoniate esclusivamente dalla rispettiva editio princeps cinquecentesca che ha valore codicis instar in seguito alla perdita - in tutti e tre i casi - del codex unicus su cui essa si basava. Rispetto alla constitutio textus originaria si è prediletto quando possibile un allestimento critico conservativo, che nel riconsiderare tutti gli interventi emendatori finora prodotti ha mantenuto solo quelli effettivamente indispensabili per la comprensione del testo e con prudenza propone alcune nuove proposte di lettura, in casi in cui la lezione dell’editio princeps è inaccettabile o altamente insoddisfacente e le correzioni finora avanzate dagli studiosi sembrano migliorabili (AMBR. tituli 34; RUST. HELP. hist. testam. 31). Per quanto riguarda Prudenzio, ci si è invece basati sulle edizioni di J. Bergman (1926) e M. P. Cunningham (1966) - che divergono in dieci occorrenze, spesso per ragioni puramente ortografiche - rilevando tuttavia, in casi significativi, i contributi di tutte le principali edizioni, di cui si è operato uno spoglio sistematico a partire da quella deventeriana.\ud
Nel commento, viene segnalato innanzitutto l’ipotesto biblico che di volta in volta funge da riferimento, di cui viene richiamata la versione più vicina a quella che gli autori avranno conosciuto (a seconda dei casi, Vetus Latina o Vulgata). Il dettagliato commento è condotto in forma lemmatica e cerca di coniugare all’attenzione per il dato testuale uno specifico interesse sia per la langue poetica degli autori che per le modalità in cui la materia biblica è affrontata, ciò specialmente quando è possibile cogliere un particolare interesse di tipo didattico-parenetico, catechetico o anche esegetico da parte degli autori. Al commento di ciascun epigramma segue infine un’appendice di carattere iconografico, in cui si ricostruiscono le testimonianze figurative di epoca paleocristiana legate a ciascun episodio biblico. Pur nel tentativo di evitare ogni ipotesi semplicistica o arbitaria sulla ‘reale’ natura delle relazioni fra singoli cicli di epigrammi e relative iconografie, uno studio il più possibile preciso dei rapporti fra i tituli historiarum e le coeve raffigurazioni, che consenta di ricostruire la cultura visuale entro cui essi furono composti e fruiti, resta infatti decisivo per la comprensione di questo (sotto-)genere letterario.\ud
Il lavoro è corredato da un’ampia bibliografia ragionata. Per ognuno dei quattro componimenti studiati vengono richiamate tutte le edizioni adoperate nel lavoro e gli studi specifici; apposite sezioni sono riservate alla bibliografia di tema letterario, esegetico, epigrafico ed ai contributi di natura iconografica
La difesa della mafia. Giuristi in Sicilia nei processi di mafia tra Otto e Novecento.
Il presente lavoro mette in evidenza il ruolo della classe forense siciliana nella qualificazione giuridica del fenomeno criminale mafioso all’indomani dell’unità d’Italia.\ud
Nell’arco cronologico compreso tra il secondo Ottocento e il primo decennio del secolo XX, proliferarono le interpretazioni del fenomeno definito “associazione di malfattori” e, in fase più avanzata, “associazione a delinquere”.\ud
L’Archivio di Stato di Palermo, la sezione Fondi Antichi della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, Alberto Bombace e il Fondo Pitrè della Biblioteca della Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo custodiscono preziose fonti relative a quattro processi celebratisi presso la Corte d'Assise del capoluogo siciliano. Con specifico riferimento al tema della difesa di parte civile, restituiscono inoltre i resoconti stenografici del processo c.d. Notarbartolo svoltosi a Bologna nel 1902.\ud
Il metodo retorico, la strategia difensiva, la tecnica argomentativa utilizzata dagli avvocati siciliani, che assunsero il patrocinio di soggetti legati alle prime organizzazioni criminali della mafia, sono tutti elementi che danno una precisa fisionomia a una classe forense dotata di una spiccata identità, che aveva in comune con gli altri modelli delle diverse regioni del Regno l’appartenenza a determinati establishment sociali. \ud
Gli avvocati siciliani, come emerge dallo spoglio degli atti parlamentari, ebbero del resto un ruolo decisivo nella costruzione dell’Italia unita, specie in quel particolarissimo momento di congiuntura nel quale, con la Destra al potere, la minoranza della Sinistra trovava la propria roccaforte proprio nei deputati della Sicilia.\ud
Il lavoro esamina le strategie retoriche di questi avvocati che prestarono il loro volto alla «difesa della mafia». \ud
Di grande interesse è l’analisi delle fasi salienti della celebrazione dell’arringa, accomunate tra loro dal ricorso a precisi calchi retorici; l’individuazione e il discernimento dei rilievi di carattere procedurale, celanti a loro volta critiche al sistema giuridico esistente e moniti alla politica del tempo; il rilievo delle categorie giuridiche difensive enucleabili e sintetizzabili in uno studio comparativo. \ud
I momenti dibattimentali del processo mettono così in risalto alcuni tratti peculiari del fenomeno mafioso. Accadeva ad esempio che un procedimento intellettivo a contrario, che aveva cura di negare l’esistenza di una associazione criminale caratterizzata da un vincolo della mafia, finisse di fatto col provarla, attraverso l’alta densità di elementi sintomatici enucleati. \ud
Un focus sul banco degli avvocati di parte civile, permette infine di dimostrare la circolarità del meccanismo difensivo adottato e l'alto grado di elaborazione, cui la classe forense siciliana era già pervenuta sul finire dell'Ottocento, intorno alla comprensione del fenomeno della mafia
Corporate governance practices in Europe: revisiting the independence criteria on Board of Directors.
In this study we examine the corporate governance practices in Europe according to the best practices guideline of 17 countries. We focus on the independence criteria and in particular the recommendations of the codes of best practices regarding the proportion of independent members in the board of directors, audit committee and the division of duties between the CEO and Chairman. We wish to understand how these best practices are enforced in the actual corporate governance guidelines in Europe. We then develop firm-level statistic for a sample of 463 European listed firms to measure the level of compliance of the firms with their respective country codes and also with the Anglo-Saxon best practices of corporate governance. As the definition of independence in the countries’ best practices is different, to measure the degree of independence for the sample of firms we develop our own criteria of independence taking into account the European commission recommendation of (2005), the SEC rules on corporate governance, the OECD principles of (2004) and the countries’ best practice guidelines. We measure the level of compliance of the firms with their respective country codes. We also analyze the level of compliance of the companies with the Anglo-Saxon principle of corporate governance to see if there is any convergence towards the Anglo-Saxon model. This study contributes to the existent literature by presenting descriptive statistics on the compliance of European firms to their national guidelines and Anglo-Saxon principles of corporate governance. The findings show that the best practices in Europe differ from one country to another regarding their recommendations on the proportion of independence. We show a high level of compliance of the firms with their respective country codes. We also show a high level of compliance with the Anglo-Saxon best practices of corporate governance suggesting convergence in a firm-level versus the Anglo-Saxon model of corporate governance
BMP4: the crossroad between stemness and cancer
Increasing evidence supports the theory that tumor growth,\ud
maintenance, and recurrence are dependent on a small subset\ud
of cells with stem properties, redefined cancer initiating cells (CIC) or cancer stem cells (CSC). Bone morphogenetic proteins (BMPs)are extracellular signalling molecules, member of the transforming growth factor β (TGF‐β)superfamily. These factors control various cellular processes, such as proliferation, differentiation, apoptosis\ud
and migration.\ud
Moreover they are involved in cell‐fate specification during embryogenesis, in the maintenance of developmental\ud
potency in embryonic and adult stem cells and may contribute\ud
to sustain CIC populations in breast carcinoma.\ud
Using the mouse A17 cell model previously related to\ud
mesenchymal cancer stem cells and basal-like breast cancer,\ud
we investigated the role of BMPs in the control of breast\ud
cancer cell plasticity. We showed an autocrine activation\ud
of BMPs signaling pathway in A17 cells that seems to be\ud
crucial for the maintenance of their mesenchymal and stem-‐like phenotype. Pharmacological inhibition of BMPs signaling\ud
cascade by Dorsomorphin, a small molecule inhibitor of BMP Type I Receptor kinases, induced loss of A17s mesenchymal\ud
features, by downregulating Snail and Slug transcriptional\ud
factors and COX2 expression, resulting in the acquirement of\ud
epithelial‐like traits. Dorsomorphin treatment led also to a\ud
decrease of stem cell markers expression, resulting in the\ud
loss of self‐renewal ability. This phenotypic switch compromised A17 cells motility, invasion ability and in vitro tumor growth through inhibition of cell cycle progression.\ud
Transient transfection with a pool of four different\ud
synthetic siRNA molecules targeting specifically BMP4\ud
gave similar results supporting the specificity of\ud
pharmacological treatment evidencing BMP4 crucial role.\ud
Taken together these results reveal that BMPs family, and\ud
in particular BMP4, can be considered the key molecules at\ud
the crossroad between stemness and cancer
Metabolic and molecular action of endocrine-disrupting chemicals on nuclear receptor signalling pathways in fish
La tesi contiene i postprints di alcune pubblicazioni dell'Autore:\ud
\ud
Pomatto, V., Palermo, F., Mosconi, G., Cottone, E., Cocci, P., Nabissi, M., Borgio, L., Polzonetti-Magni, A.M., Franzoni, M.F. Xenoestrogens elicit a modulation of endocannabinoid system and estrogen receptors in 4NP treated goldfish, Carassius auratus, (2011) General and Comparative Endocrinology, 174 (1), pp. 30-35.\ud
\ud
Palermo, F.A., Cocci, P., Angeletti, M., Felici, A., Polzonetti-Magni, A.M., Mosconi, G., Dietary Aloe vera components' effects on cholesterol lowering and estrogenic responses in juvenile goldfish, Carassius auratus (2013) Fish Physiology and Biochemistry, 39 (4), pp. 851-861.\ud
\ud
Palermo, F.A., Cocci, P., Angeletti, M., Polzonetti-Magni, A., Mosconi, G. PCR-ELISA detection of estrogen receptor β mRNA expression and plasma vitellogenin induction in juvenile sole (Solea solea) exposed to waterborne 4-nonylphenol (2012) Chemosphere, 86 (9), pp. 919-925.\ud
\ud
Palermo, F.A., Cocci, P., Nabissi, M., Polzonetti-Magni, A., Mosconi, G., Cortisol response to waterborne 4-nonylphenol exposure leads to increased brain POMC and HSP70 mRNA expressions and reduced total antioxidant capacity in juvenile sole (Solea solea)(2012) Comparative Biochemistry and Physiology - C Toxicology and Pharmacology, 156 (3-4), pp. 135-139.\ud
\ud
Cocci, P., Mosconi, G., Palermo, F.A., Effects of 4-nonylphenol on hepatic gene expression of peroxisome proliferator-activated receptors and cytochrome P450 isoforms (CYP1A1 and CYP3A4) in juvenile sole (Solea solea)\ud
(2013) Chemosphere, 93 (6), pp. 1176-1181
Aggregating Proteins Affect Immunity and Bone Homeostasis in Vivo
Background: DNA vaccines provide high tolerability and safety but commonly suffer from suboptimal immunogenicity. We previously reported that a plasmid vector (pATRex), encoding for the extracellular domain of the Tumor\ud
Endothelial Marker-8, when given in combination with plasmid-encoded tumor antigens acted as a powerful molecular adjuvant enhancing immunity against various tumors. Aims: the present study has been developed to determine whether the adjuvant action of pATRex can also extend to vaccines against infectious diseases such as malaria, to identify which is the mechanism of action that underlies pATRex adjuvancy and, finally, to deeply investigate the potential side effects. Results: here we show that co-administration of pATRex potentiates antibody production elicited by an intramuscular injection of plasmid encoding for malaria plasmodium antigens. Cells were transfected with pATRex and this resulted in formation of insoluble intracellular aggregates (as confirmed by 3D molecular modeling) and apoptotic cell death, thus explaining that adjuvancy mechanism is mediated by immunogenic cell death. Besides, histological examination of pATRex-injected mice organs, we have uncovered that proteotoxic aggregates profoundly disrupt the bone and bone marrow architecture and influenced the molecular network and the cytokine interchanges through the skeletal and hematopoietic marrow components. We also discovered that a similar scenario occurs when mice were injected with a\ud
plasmid DNA encoding for the mutant Huntington, a well-known aggregating-protein responsible for Huntington's disease in humans. Finally, we provided the first evidence that the impaired bone deposition and the enfeeble bone\ud
homeostasis is also present in the transgenic mouse model for human Spinocerebellar Ataxia 1 carrying the mutant aggregating protein Ataxin 1.\ud
Conclusions and Perspectives: in the present work we found that plasmids encoding aggregating proteins behave as adjuvants for DNA vaccines but they also controvert the delicate steady-state bone and bone marrow physiology\ud
ultimately driving to impaired bone formation in conjunction with bone marrow niche disruption. These findings drew the attention of further investigation in\ud
reference to the side effects associated with the use of aggregating proteins as adjuvants. We have also unveiled, for the first time, that the osteoporotic phenotype, which is often present in the neurodegenerative diseases, is a\ud
coherent fall-out of the protein aggregates observed in human and animal carriers of the mentioned disease
Legalità e lavoro nella diaspora cinese in Italia
Il presente lavoro di ricerca si prefigge la finalita' di studiare le dinamiche relazionali che contraddistinguono l’interazione all’interno della comunita' cinese in Italia, nonche' i rapporti di relazione di questa con la popolazione autoctona e cio' considerata l’importanza che le tradizioni e la cultura assumono nel connotare il fattore identitario dei gruppi migranti nei luoghi d’accoglienza. \ud
Nell’affrontare la tematica concernente le migrazioni e nello specifico le peculiarita' riguardanti i migranti cinesi che in Italia hanno dato vita a comunita' etniche “chiuse”, exclave, e' stato ritenuto doveroso cercare di indagare e verificare quali siano stati i prodromi, cioe' a dire le condizioni culturali, sociali ed economiche che hanno reso possibile il concretarsi di una tale realta', specialmente in talune regioni. \ud
La crisi del sistema economico Occidentale, come si vedra', ha assunto, in questo fenomeno, un ruolo preminente. Si evidenziera', ad esempio, il fatto che il consolidarsi dell’utilizzo di metodi di pagamento quali il credito al consumo, abbia favorito anche un mutamento delle istanze sociali, in termini di beni da possedere e consumare. Il cliente e l’utilizzatore di beni si sono trasformati in consumatori. Così facendo essi hanno contribuito a sviluppare e consolidare un modello di mercato nel quale viene consentita la produzione di beni di bassa qualita' ma in quantita' tali da far si' che la domanda non rimanga mai disattesa, anche se cio' ha incentivato, nelle zone di penetrazione economica, lo sfruttamento del lavoratore (spesso clandestino) e il suo asservimento all’impresa. Un processo di identificazione usuale in Cina.\ud
La ricerca analizzera', dunque, la quotidianita' della vita all’interno della comunita' cinese in Italia con l’intento di rilevare quelle semplici ma tipiche condotte (usuali e valide per il cinese in Cina) qui ritenute extralegali, illegali o criminali. Comportamenti che la perdurante indifferenza di molte istituzioni - il cui compito sarebbe dovuto essere quello di sviluppare politiche sociali d’integrazione e d’inclusione tese ad armonizzare le diverse culture che s’incontrano sul territorio senza perderne il controllo – ha consentito si radicassero, dando luogo a un fertile terreno di coltura sul quale si e' assistito alla strutturazione e al consolidamento di situazioni di alterita', di realta' autonome legibus solute. \ud
[...] \ud
Nel far cio' non sara' omesso di considerare come l’adozione di questa policy disomogenea, frammentaria, emergenziale e alterna si sia rivelata, in molti casi, inadeguata nei confronti della trattazione del fenomeno migratorio nella sua globalita'.\ud
Lo svolgimento di un approfondimento delle tematiche dal carattere storico, economico e sociale consentira' di comprendere perche', dal 1984 a oggi, alcune regioni italiane – non esclusivamente quelle economicamente più prosperose, produttive e avanzate dal punto di vista artigianale e industriale - invece di altre, si siano rivelate in grado di attrarre investimenti e forza lavoro provenienti dalla Cina e come nei siti prescelti siano state fondate le Tong : vere e proprie isole etniche in tutto autoreferenziali. \ud
La medesima riflessione, poi, evidenziera' come la segretezza nell’agire, il silenzio e il basso profilo tenuti dagli appartenenti alla comunità cinese negli anni, rispetto agli appartenenti ad altre comunità di migranti (che per le loro condotte hanno, invece, attirato l’attenzione degli organismi di vigilanza e controllo sociale nonche' dei media), abbia origini risalenti nella storia di quel popolo e si siano rivelati strumentali, connotanti e vincenti. Divenendo determinanti nel dar luogo all’insorgere di importanti derive in materia di ordine pubblico e di sicurezza pubblica gli usi patrii replicati nella diaspora hanno un ruolo importantissimo. \ud
Si vedra', dunque, quanto l’accondiscendenza nei confronti di talune condotte, in principio ignorate e sottovalutate da parte delle Istituzioni, abbia ingenerato il convincimento negli appartenenti al gruppo sino-migrato che esistesse la possibilità di creare, o mantenere, una condizione di alterita' tipica del paese di provenienza alla cui base esiste un’arcaica, tradizionale ma semplice e solida struttura di comportamenti - intrecciati e solidalmente legati tra loro - sui quali poggia, oggi, l’isolamento spontaneo delle tong in Italia. \ud
Per addivenire alla spiegazione di una tale esperienza domestica che vede lo stato e le sue strutture in seconda posizione rispetto alla centralita' e alle esigenze della comunita' a cui il soggetto appartiene, e' stato riservato un capitolo di natura eminentemente storica nel quale e' stato compiuto un excursus sull’origine dell’associazionismo (segreto) cinese in patria e sul mantenimento di tale habitus anche nelle migrazioni che si sono succedute negli ultimi secoli. Da tale contesto emergeranno peculiarita' utili a comprendere come attraverso la consueta pratica dell’adesione a un’Associazione segreta, il singolo pervenga alla propria validazione in seno al gruppo nazionale. \ud
[...] \ud
In alcuni casi queste comunita' “chiuse” sono diventate talmente autosufficienti e autoreferenziali da costituire, in tutto e per tutto, la replica del modello culturale lasciato dal migrante nella madre patria. Lo strutturarsi di questa replica e' stato permesso, e talvolta incoraggiato, col fine di far sentire accettate, integrate e rispettate le giovani comunità etnico-linguistiche. L’impostazione di tale politica di accoglienza e dell’integrazione e' divenuta, pero', la prassi attraverso la quale il limite tra cio' che e' consentito e cio' che non lo e' ha avuto una progressiva dilatazione, uno spostamento “in avanti”, sino a far si' che nel migrante si compisse quella perniciosa confusione tra il lecito e l’illecito che lo ha portato ad innescare frizioni con l’autoctono. \ud
Nel corso della ricerca e' evidente l’importanza di analizzare perche' questo procedimento sia avvenuto nella comunita' cinese che vive in Italia secondo regole proprie alle quali il “sistema Cina” per piu' versi fa riferimento. Dall’esperienza sul campo in Italia emerge la responsabilita', in particolar modo degli organi amministrativi e di polizia che hanno permesso – forse con la presunzione che in virtu' di una naturale spinta osmotica tutto si sarebbe regolato da se' - il consolidamento di questi comportamenti di tal che gli usi giunti insieme ai migranti sono divenute delle consuetudini. \ud
Se tale politica di accoglienza e di integrazione e' apparsa valida alle autorita', sollevate dall’onere – segnatamente economico finanziario - di interventi di strutturazione, agli occhi degli autoctoni, invece, tutto cio' si e' palesato come la concretizzazione di una sperequazione di trattamento di fronte alla legge, come la dismissione da parte delle istituzioni di potesta' tipiche. Questa percezione – non sempre nei fatti riscontrabile - ha talvolta esasperato gli animi e condotto alla costituzione di compagini politiche che, assumendo su di se' l’onere di un’asserita tutela degli “interessi domestici” hanno veicolato messaggi razzisti e allarmistici, fomentando l’intolleranza e la xenofobía. \ud
L’intangibile libertà di esprimere la propria identita' ha fatto, dunque, si' che i gruppi nazionali migranti interpretassero un tale segno di “civilta' politica del Paese ospitante” come l’avallo di ogni pratica, anche se in evidente contrasto con le norme vigenti nello Stato italiano. \ud
L’Ente pubblico, ritenendo che questa comunita' di migranti si sarebbe allineata e integrata seguendo l’orientamento della popolazione autoctona, cosi' come altre hanno fatto nel tempo, non ha, invece, tenuto conto della specificita' del fenomeno ignorando di prendere a paradigma le pregresse e analoghe esperienze statunitensi e francesi. In tale prospettiva e' stato sottovalutato che all’interno di queste “isole di Cina in Italia”, il fattore extralegale , da principio “tollerato”, e' divenuto la norma. In alcuni casi, addirittura, si e' assistito alla validazione del crimine che, trasformando le dinamiche relazionali interne al gruppo nazionale cinese, ha consentito che la vessazione si trasformasse in sfruttamento della persona e conseguentemente in quella nuova forma di schiavitu' che l’ONU, nel Protocollo di Palermo del 2001, definisce chiaramente trafficking of human beings. \ud
Il lavoro di ricerca, poi, avra' cura di porre in evidenza quale importanza abbia assunto, nella percezione del fenomeno migratorio cinese, il ruolo dei media, che non sempre hanno diffuso informazioni in modo imparziale e piuttosto hanno, in taluni casi, favorito il radicamento di una errata percezione della realta'. Sebbene la presenza dei cinesi in Italia sia, ancora oggi, poco conosciuta e poco conoscibile, cio' non dovrebbe, di per se' solo, e con l’appoggio degli strumenti di informazione di massa, alimentare lo strutturarsi di stereotipi o il consolidarsi di pregiudizi: i cinesi non muoiono mai. Ma e' cio' che accade.\ud
Il presente lavoro di ricerca evidenzia, altresi', le difficolta' organizzative degli operatori e dei referenti locali di istituzioni centrali di vigilanza e controllo territoriale per i quali adempiere al proprio ufficio spesso diventa materia improba e frustrante. La formazione delle Tong ha implicato la formazione di gruppi criminali che gestiscono, piu' o meno violentemente, i rapporti di relazione all’interno di esse.\ud
Le interviste condotte ai funzionari, contattati per corroborare i dati estrapolati dalla ricerca teorica, saranno una testimonianza tangibile di come spesso sia l’iniziativa dei singoli a porre rimedio alla disarticolazione di una struttura centrale lontana dalle problematiche del territorio. Gli interpreti, poi, emergeranno come un vero e proprio ponte culturale tra chi migra e chi accoglie. In tale contesto, pero', emergera' anche come alcuni Enti locali e regioni abbiano colto appieno il valore aggiunto e il significato intrinseco della collaborazione interdisciplinare per materia e dell’integrazione delle competenze professionali degli operatori nella gestione e nel controllo degli insediamenti umani, delle imprese e delle attivita' economiche piu' in generale, operanti nei rispettivi ambiti territoriali. \u
NEW EXPERIMENTAL TECHNIQUES IN ELECTRON NUCLEAR SPECTROSCOPY
Part I. A detailed electron backscattering analysis in Si(Li) detectors was done in order to evaluate the response function of a Mini-Orange Spectrometer. The analisys was performed via Monte Carlo simulations and by measuring the energy and the angular dependences without and with the insertion of the Mini-Orange spectrometer in the detection system, combining data taken with a continuous beta- source (90Sr) with those from discrete electron transitions of an electron conversion source (207Bi). A simple but accurate\ud
method is described to determine the transmission function T(E) of the Mini-Orange.\ud
An experiment is described in which excited states in 162Yb were populated via beta+/EC decay and were studied via conversion electrons and gamma-ray spectroscopy at the Tandem Accelerator in the INFN Laboratory Nazionali del\ud
Sud in Catania, Italy. Conversion electrons were detected by a miniorange spectrometer with a transmission energy window that ranged from 500 to 1300 keV. The E0 decay of the first excited state at 1006 keV to the ground state was observed, and a X(E0=E2) value was deduced.\ud
\ud
Part II. Non radiative transitions in nuclear capture reactions between light nuclei might become important at very low energy and, thus, play a relevant role in stellar Nuclear Astrophysics, where nuclear processes occur at\ud
typical energies from tens to hundreds of keV, at higher energy, instead, the E0 contributions may be shadowed by more intense transitions. The experimental study of E0 transitions requires a specic detection setup, able\ud
to uniquely identify events where an electron-positron pair is produced. A compact ΔE-E charged particle spectrometer based on two silicon detectors has been designed, to be installed in the jet target chamber of the recoil mass separator ERNA (European Recoil separator for Nuclear Astrophysics) at the CIRCE laboratory of Caserta. The detector design, its performances and the rst foreseen applications are described
Application of graphene-based materials in electrochemical energy storage devices and investigation of electroactive species in all vanadium redox flow cells
The main global energy challenge is to reduce our dependence from fossil fuels. The main reason is that combustion of fossil fuels, that are limited, to produce energy generates CO2, that is the prime responsible of climate change. In order to reduce the use of fossil fuels, two main strategies are to be considered. One strategy consists in shifting electricity production from burning fuel to sustainable energy sources; the other one in developing electric vehicles, decreasing the use of oil for vehicles propulsion. For both strategies, electrical energy storage systems, that store energy from available resources and subsequently exploit that energy when needed, are critically important. Being the renewable energy supply not continuous but intermittent, electrical energy storage systems are needed to store the excess of energy produced during the peak production and to assure quality power level during the peak demand. Hence, the development of electrical storage systems with long term stability and prolonged cycle life is of great interest. Furthermore, to reduce the use of oil, conventional internal combustion engines needs to be replaced by electric ones. In this respect, an electric energy storage system should enable the vehicles to drive for long distances with a reasonable speed. For this reasons high energy and high power density with acceptable safety are the requirements for energy storage system in the automotive field.\ud
Different typologies of electrical energy storage systems can be listed: lithium-ion batteries, redox flow cells, lithium-air, super capacitors. They are suitable for several applications, accordingly to their different features.\ud
The research work presented in this thesis deals with three different types of electrical energy storage systems, i.e. lithium-ion batteries, electrochemical double layer capacitors and flow cells. More in details, investigation of graphene and graphene based composite as electrode materials for rechargeable lithium ion batteries (LIBs) and electrochemical double layer capacitors (EDLCs), as well as a spectroscopic method for determining the state of charge (SOC) of flow cells, will be presented. In the first part of my PhD thesis, graphene and metal-graphene composites are investigated as anodic materials for lithium-ion batteries. Graphene (RGO) was either synthesized in our labs or purchased from companies and characterized first morphologically, by X-ray and SEM analysis, and then electrochemically. Synthesis of Sn-graphene, Sb-graphene, Sn-Sb-graphene composites were also developed using microwave-assisted polyol procedure and polyacrylic acid (PAA) as surfactant. Their morphological and electrochemical characterization is presented.\ud
The second part of the present dissertation describes the results obtained during the six months period spent as a visiting PhD student at the ZSW (Zentrum für Sonnen-Energie und Wasserstoff-Forschung) in Ulm, Germany, under the supervision of Dr. Margret Wohlfahrt-Mehrens and Dr. Sonia Dsoke. The work deals with the study of graphene based electrodes for EDLC electrodes. Samples of graphene nano sheets with different morphologies were used as active material. Graphene nano sheets were also mixed together with activated carbon in different percentages and tested as electrodes in order to enhance specific capacitance and overall conductivity.\ud
In the last part of the thesis, a preliminary study on redox flow cell system is presented. The redox couple VO2+/VO2+ was investigated by cycling voltammetry with different working electrodes as well as by voltabsorptometry
La concorrenza nei servizi pubblici locali e la tutela dell'utente: il caso del trasporto pubblico locale
Il lavoro si propone l’obiettivo di analizzare la disciplina dei servizi pubblici economici con particolare riferimento alle problematiche riguardanti il trasporto pubblico locale. Oggetto di indagine e', infatti, la particolare regolamentazione dell’accesso al mercato all’interno di tali settori che sembra derogare i comuni principi di libera concorrenza che caratterizzano il mercato. Allo stesso modo si analizza la possibilita' di applicare la disciplina consumeristica all’utente di un servizio pubblico.\ud
The work has the objective to analyze the economic regulation of public services with particular reference to issues related to local public transport. Object of investigation is, in fact, the particular regulation of market access inside those sectors that seem to derogate from the common principles of free competition that characterize the market. Similarly is a topic of investigation the possibility of applying the consumers' protection rules to the users of a public service