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Narrare la vergogna del proprio passato fascista: Giuseppe Berto e Vitaliano Brancati
Come hanno potuto gli intellettuali un tempo fascisti ricostruire le proprie vite, contraddistinte dal passato coinvolgimento con un regime criminale, nel contesto di una rinnovata comunità nazionale nata dalla sconfitta della loro ideologia? Il presente contributo analizza questa fondamentale questione attraverso la produzione letteraria di Giuseppe Berto e Vitaliano Brancati. Le loro opere durante la transizione verso la democrazia si distinguono per un’ammissione senza compromessi di responsabilità personale, in un periodo in cui la maggior parte degli intellettuali che avevano sostenuto il regime descrivevano il passato coinvolgimento come un disorientamento temporaneo, prima delle conversioni alle nuove fedi politiche del dopoguerra. Berto e Brancati hanno preferito invece narrare la loro colpa attraverso un difficile ‘linguaggio della responsabilità’, che elabora il trauma individuale e la vergogna senza riscatto della generazione educata sotto il regime, che ha testimoniato in prima persona il collasso degli ideali di gioventù
Il trauma nella serialità televisiva di "Grey’s Anatomy"
The aim of this essay is to take into account how individual and collective traumas are shown through the new international media landscape, in particular through the US television series Grey’s Anatomy, conceived by Shonda Rhimes. At least for the 21st century, tv series have become the culturally hegemonic form of storytelling, proving to be able to tell very long stories and allowing the characters to evolve over a particularly long period of time. In addition to that, the tv series, entering the home of the user, have created a bond with him/her based on greater intimacy, which has allowed a narration of the trauma at deeper levels. Grey’s Anatomy will be the privileged object of this essay, because it faces, season after season, various collective traumas
From Collective to Individual Trauma : Nina Yargekov and the Elaboration of the Pandemic Crisis
The writing of the self is a field of election in the trauma’s processing. The COVID-19 pandemic has led to a global situation of collective trauma being processed in personal and community forms. The «Revista de la Universidad de México» promoted a Diario de la pandemia with articles published regularly to keep the feeling of daily pages testifying the pandemic waves. French-Hungarian writer Nina Yargekov took part with her article Sondage: un lapin sort grand gagnant. The personal story of pandemic trauma is declined through the use of playful way, humour, pastiche and parody, giving rise to an original mixture of reality and fiction. Yargekov, through autofictional writing, attempts to reconstruct what she calls psychisme fracturé. Her testimony, balanced between socio-political analysis and intimate reflection, shows the therapeutic aspect of writing: resilience.The writing of the self is a field of election in the trauma’s processing. The COVID-19 pandemic has led to a global situation of collective trauma being processed in personal and community forms. The «Revista de la Universidad de México» promoted a Diario de la pandemia with articles published regularly to keep the feeling of daily pages testifying the pandemic waves. French-Hungarian writer Nina Yargekov took part with her article Sondage: un lapin sort grand gagnant. The personal story of pandemic trauma is declined through the use of playful way, humour, pastiche and parody, giving rise to an original mixture of reality and fiction. Yargekov, through autofictional writing, attempts to reconstruct what she calls psychisme fracturé. Her testimony, balanced between socio-political analysis and intimate reflection, shows the therapeutic aspect of writing: resilience
Lo stile dell’ansia: La poesia della Seconda guerra mondiale
Nella lettura di testi poetici della Seconda guerra mondiale, si può trarre particolare vantaggio da un’analisi attenta a discernere l’esternalizzazione del trauma come coazione a ripetere, dalla testimonianza come ricostruzione mediata, secondo una linea di principio topica dei Trauma Studies. Durante e dopo la guerra, la difficoltà dei poeti che si pongono la questione di come riprodurre lo stordimento della realtà è in contrasto con l’imposizione morale della testimonianza, che facilmente scade nel canto parenetico. È pertanto necessario verificare quanto il bisogno di testimoniare sia in rapporto con l’elaborazione estetica: se rappresenta uno stimolo che incide sulla forma della poesia, mettendone in crisi i fondamenti estetici con esiti originali, o se al contrario induca a una regressione. In seno alla prima tendenza avremo gli esiti più interessanti sia dal punto di vista del coinvolgimento testimoniale che dal punto di vista del valore estetico, mentre in accordo alla seconda tendenza ci troveremo in presenza di esiti per lo più deteriori, doppiamente inquinati dalla retorica come forma di pacificazione sociale del trauma e riuso non originale di formule logore.  
Incubi dopo Auschwitz: Un modello di analisi linguistica per i racconti onirici dei sopravvissuti
Siamo nel 1973 e una equipe psichiatrica dell’Accademia medica di Cracovia invia un questionario ai sopravvissuti di Auschwitz per chiedere di riferire i sogni avuti nel periodo della prigionia. Le 147 persone che vi hanno risposto hanno fornito il materiale alla base di questo progetto di ricerca: vite quotidiane, angosce e speranze attraverso i loro racconti onirici. Essendo venuto in possesso di questo materiale inedito, presento i primi risultati dell’analisi testuale eseguita, con il supporto dell’università di Danzica, sul corpus di sogni. Ho utilizzato lo standard TEI-XML per la codifica di testi per descrivere semanticamente e grammaticalmente le relazioni sui sogni. Il corpus originale è stato studiato con un approccio critico (con conseguente apparato) tale come nei testi letterari, e l’analisi è stata perpetrata anche su due attente traduzioni, in inglese e in italiano
Le ‘belle ragazze’ albanesi : "Il Paese dove non si muore mai" di Ornela Vorpsi e "Sole bruciato" di Elvira Dones
Le ‘belle ragazze’ albanesi: così nel 2010 l’allora premier italiano Berlusconi descriveva le giovani ragazze provenienti dall’Albania e destinate ai marciapiedi italiani. Qualche giorno dopo Elvira Dones, scrittrice di origine albanese, spiegava che queste ‘belle ragazze’, erano violentate e schiavizzate per alimentare il traffico sessuale in Italia. Agli stereotipi politici si aggiungeva una pericolosa superficialità mediatica, che plasmava a sua volta l’immaginario collettivo italiano su queste donne. Il presente contributo propone una lettura interdisciplinare e interculturale di due romanzi, ll paese dove non si muore mai di Ornela Vorpsi e Sole bruciato di Elvira Dones. L’analisi approfondita del contesto socio-culturale albanese, assieme alle riflessioni in prima persona delle protagoniste di Vorpsi e Dones, consentono una visione sfaccettata di questa tragedia umana, rivelando lungo il percorso il valore etico della letteratura, portavoce di voci diverse
«Faire l’Homme»: The Hysterical Subject and the Quest for Femininity in Antonioni’s "Deserto rosso"
This article sets out to examine Deserto rosso as the site where the main female character can be said to destabilize the female identity quest that characterizes Antonioni’s films of the tetralogy. I shall pursue a Lacanian reflection on the film, only to discuss how the hysteric responds to an identity she perceives as elusive either through the symptom, clearly aimed at an addressee, or through a series of virile identifications aiming to fill a lack of knowledge that she feels as her own. In this sense, Giuliana’s gaze turns out to be dependent on that of the men to whom she relates, in a very peculiar manner. Giuliana, as a hysterical character, may be said to be working from within the cinematic aesthetic of the free indirect style only to disrupt it.This article sets out to examine Deserto rosso as the site where the main female character can be said to destabilize the female identity quest that characterizes Antonioni’s films of the tetralogy. I shall pursue a Lacanian reflection on the film, only to discuss how the hysteric responds to an identity she perceives as elusive either through the symptom, clearly aimed at an addressee, or through a series of virile identifications aiming to fill a lack of knowledge that she feels as her own. In this sense, Giuliana’s gaze turns out to be dependent on that of the men to whom she relates, in a very peculiar manner. Giuliana, as a hysterical character, may be said to be working from within the cinematic aesthetic of the free indirect style only to disrupt it
Tra(u)ma: racconto della perdita e perdita del racconto nella narrativa statunitense metamoderna
La narrativa metamoderna, «come la psicoanalisi, è interessata alla complessa relazione tra sapere e non sapere» instaurata dalla perdita della memoria traumatica ed è proprio «nel punto specifico in cui il sapere e il non sapere si intersecano che il linguaggio della letteratura e la teoria psicoanalitica dell’esperienza traumatica si incontrano» (Caruth). Il carattere apotropaico, restitutivo, risarcitorio del racconto, descrivibile in termini freudiani come conseguenza di una vittoria seppur circoscritta e/o velata sulla rimozione attraverso una presa di coscienza di ciò che è stato rimosso, ci ricorda che, «se il trauma è una crisi della rappresentazione, allora questo genera possibilità tanto quanto impossibilità narrative» (Luckhurst). Negli ultimi decenni l’esplorazione di queste possibilità è stata così intensa e frequente da creare un nuovo genere letterario incentrato sul tema del trauma (la cosiddetta trauma fiction) e caratterizzato da stilemi ricorrenti. Dopo la ricostruzione di una cornice teorica che collega la nascita dei trauma studies con quella dell’ermeneutica letteraria, questo saggio prende in esame due esempi recenti di rappresentazione narrativa metamoderna del trauma: Extremely Loud & Incredibly Close (2005) di Jonathan Safran Foer e A Little Life (2015) di Hanya Yanagihara
Un vuoto troppo pieno: Il trauma nel romanzo storico degli anni Zero fra paradigma identitario e paradigma vittimario
Il presente saggio si propone di indagare più da vicino il ruolo del trauma nella narrazione storica. Nella prima parte dell’analisi si indagherà sulle origini della presenza massiccia del trauma nel dibattito culturale e politico contemporaneo per evidenziare come il dispositivo traumatico si situi all’intersezione fra paradigma vittimario [Giglioli, 2011; 2014] e paradigma identitario. In un secondo momento, l’analisi si focalizzerà su un ristretto gruppo di testi afferenti al genere storico ma legati anche dalla comune vicinanza al romanzo familiare, cioè Lezioni di tenebra di Helena Janeczek (2007), Forse Esther di Katja Petrowskaja (2014), Heimat. L’album di una famiglia tedesca graphic novel di Nora Krug (2018) e Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati (2015)
Il "Doktor Faustus": l’arte in tempo di guerra
Questo articolo cerca di leggere il Doktor Faustus di Thomas Mann dal punto di vista di un romanzo il cui sfondo è rappresentato dalle due guerre mondiali del secolo scorso. Questo accade per una doppia dimensione temporale, quella in cui vive il protagonista narratore e quella del protagonista musicista, che è soggetto a un patto col diavolo. Egli deve comporre una nuova musica, secondo una struttura innovativa, libera dall’influenza del recente passato romantico e barocco, legata solo alle antiche musiche liturgiche. L’articolo rileva anche, nel romanzo, la descrizione di una pericolosa tendenza della cultura tedesca del primo novecento verso l’estremismo e la morte