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Projecting, connecting, reconfiguring: Nostalgic and antinostalgic features in Richard McGuire’s "Here"
Nostalgia is an emotion that binds a memory to an emotional component, divided between melancholy and comfort. In comics, nostalgia can be elicited through several thematic, formal, and structural triggers. McGuire’s Here (2014) is a peculiar example of these dynamics. Through a non-chronological, fragmentary progression, the graphic novel tells several mundane moments of millions of years of a corner of the United States, seen from a fixed perspective and occupied mainly by a living room. Here thus shows, on first analysis, a scattered and frayed plot, which implies low narrativity and should result in an anti-nostalgic attitude. However, these effects are countered by an antithetical set of mechanisms that ask to imbue the transitions between panels with meaning and reconstitute the textual network of semantic and plastic echoes, encouraging active reading and producing ambivalent effects for the nostalgic feeling
Scritture della vergogna : Il detto e il non detto nella rappresentazione letteraria della violenza sessuale
La rappresentazione letteraria dell’abuso sessuale ha da sempre dovuto fare i conti con le norme e con l’immaginario di una cultura che, anche nel caso di quella europeo-occidentale, non ha saputo configurarsi altrimenti che patriarcale e sessista. Attraverso il detto e il non detto, nella caratterizzazione degli stessi personaggi e nelle dinamiche delle vicende narrate confluiscono difatti una serie di istanze culturali affianco ad esigenze e strategie estetiche e narrative degli autori e delle autrici: istanze con le quali lo spazio testuale chiama apertamente in causa il pubblico, i critici e i lettori. Partendo da queste riflessioni, il presente contributo intende focalizzarsi sul tema più specifico della vergogna delle vittime di stupro, ovvero su una reazione emotiva scandalosamente attuale che implicitamente fa dialogare il piano letterario con quello testimoniale, l’arte con la storia e con l’attualità, evidenziando le specificità, e quindi anche delle crepe e delle controtendenze nel discorso letterario tra Otto- e Novecento.  
Note sul romanzo metaffettivo : La retorica depressiva in David Foster Wallace e Michel Houellebecq
Tra le peculiarità che distinguono la narrativa “post-postmoderna” da quella postmoderna spicca l’abbandono dei solventi ironici e cinici, sostituiti da una centralità della componente emotiva e della vicinanza empatica. Tale tendenza finzionale entra in sintonia con un’attenzione diffusa che l’accademia, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, ha riservato alla sfera affettivo-emozionale e a come essa interviene nella dimensione sociale e storica (Clough, 2007). Ciononostante, Rachel Greenwald Smith ha espresso un certo scetticismo di fronte al così battezzato “Affective Turn”, avanzando preoccupazioni in merito a una pericolosa corrispondenza tra la rilevanza emotiva nel fenomeno letterario e lo sfruttamento delle emozioni in qualità di forza lavoro ad opera del neoliberalismo (Greenwald Smith, 2015). Come documentato da Arlie Hochschild (1983), il sistema tardocapitalistico – convertitosi alla produzione immateriale – esercita un perverso ed efficace management emozionale per consentire alcune attività lavorative ormai essenziali all’interno della logica postfordista, quali l’advertising, l’assistenza ai trasporti, il servizio nei punti vendita, etc. La paura di Greenwald Smith, dunque, è quella di rinvigorire la suddetta manovra biopolitica soffocando l’ambito narrativo nell’emotività coercitiva, tanto da suggerire, come risposta antagonista, un ricorso alle emozioni non-umane. Optando per una soluzione intermedia, Ralph Clare ha recentemente coniato la formula di “metaffective fiction” – su esplicito calco della “metafiction” per come l’ha intesa Patricia Waugh – per indicare una particolare configurazione metatestuale atta a riflettere criticamente la propria architettura emozionale, a enfatizzare in piena autocoscienza la rappresentazione delle emozioni di cui è motore, al fine di contrastare la mercificazione affettiva del neoliberalismo e di costituire una valida contronarrazione al discorso egemone (Clare, 2018). Questo contributo, dopo un’introduzione teorica utile a inquadrare sinteticamente il terreno d’indagine sul quale ci si muove, ha come obiettivo quello di analizzare la produzione di David Foster Wallace e di Michel Houellebecq rileggendo alcune delle loro opere principali – Infinite Jest, Brief Interviews with Hideous Men, The Pale King; Extension du domaine de la lutte, Les Particules élémentaires, La carte et le territoire, Sérotonine – alla luce della categoria del “romanzo metaffettivo”. Entrambi gli autori inscenano l’emotività depressiva problematizzandola grazie a movimenti retorici – soprattutto metatattici – che attivano la responsività del lettore e lo stimolano a interrogare il potenziale affettivo di ciò che si racconta
“Meat to be Delivered” : Disgust and Empathy in "Blonde" across Media
The article examines the role played by readers’ engagement with characters in their interpretive strategies of physical and moral disgust, by taking as its point of departure the concept of “character-centered illusion” developed by Marco Caracciolo. Through my case studies – the novel Blonde (2000) and its film adaptation (2022) – I attempt to show how formally and thematically similar works may produce a different reception of disgust, depending on a different structural juxtaposition between empathetic perspective-taking and cognitive dissonance toward their protagonist, Norma Jeane. In my comparative analysis I focus on a range of formal and thematic strategies adopted by the two works to elicit disgust in their recipients, distinguishing between differential and medium-specific techniques. I then examine how the two works foreground Norma Jeane’s fractured identity and altered state of consciousness as a means of problematizing readers’ engagement with her. While highlighting the continuities between the novel and the movie, I suggest that the latter disrupts the effective balance between empathy and cognitive dissonance of the former by relying heavily on the conventions of the psychological horror and Norma Jeane’s hallucinatory and delusional states, thus forcing a switch in viewers’ interpretive strategies
Trial and testimony of sense of guilt in Nina Yargekov’s Vous serez mes témoins
Since the last decades of the 20th century, there has been a growing interest in the study of emotions. The emotional turn (T. Anz 1999) has not only involved psychology (K. Oatley 2004, P. Ekman 2003, K. Scherer 2009) but is a true interdisciplinary approach (Affective Sciences). The sense of guilt, first studied in psychology by Freud in Mourning and Melancholy (1917), is a complex secondary emotion (C. Izard 1977) that is generated by the relationship with society and its norms and is therefore defined as self-reflexive, for it implies that the individual reflects on him/herself within his/her social context. In Vous serez mes témoins (2011), the French-Hungarian writer Nina Yargekov approaches the theme of the sense of guilt over the suicide death of her best friend Élodie. Balancing between a court testimony and a diary of mourning, the novel tells the story of a court trial where the narrator is accused of an unusual fraud: the simulation of mourning. The novel becomes simultaneously the courthouse and the diary in which to record the sense of guilt in a neurotic and chaotic manner. A painful writing full of fiction and humour, which thanks to the skilful use of parody and pastiche makes possible the literary transposition of what can hardly be said and understood
Scrivere per sentirsi meno soli : La tristezza in tre racconti postmoderni: Donald Barthelme, Jonathan Lethem, David Foster Wallace
La tristezza è una cifra delle narrazioni postmoderne, e la depressione un tema sotteso a molti romanzi e racconti della seconda metà del Novecento. In tre racconti statunitensi, tristezza e depressione sono trasfigurati con effetti stranianti e finali spiazzanti.
Come le novelle, i racconti brevi accumulano strutturalmente la tensione sul finale (Šklovskij 1968) e si basano spesso sul disvelamento conclusivo: accade così per Il pallone di Donald Barthelme (1968), in cui la storia surreale di un pallone che lentamente invade la città è metafora della tristezza del narratore per la lontananza dell’amata, e lo straniamento viene normalizzato solo nella frase finale; nell’Uomo felice di Jonathan Lethem (1996), la depressione è rappresentata in maniera straniante come l’immersione in un videogioco a tema inferno, da cui il protagonista riemerge per periodi sempre più brevi; in Caro vecchio neon (2004), di David Foster Wallace (che considerava Il pallone il racconto per cui era diventato uno scrittore), diegesi e realtà si confondono e il racconto dal punto di vista di un suicida viene inevitabilmente letto oggi alla luce delle vicende biografiche dell’autore, morto suicida nel 2008 dopo una lunga depressione.
David Foster Wallace ha dichiarato che la letteratura serve a sentirsi meno soli, e questi tre racconti rappresentano un percorso che parte dalla tristezza come tema narrativo (Barthelme), che con Lethem fa della letteratura lo strumento per “rendere il familiare strano” (Wallace), in modo da consentire al lettore di mettere a fuoco, attraverso lo straniamento, una condizione di difficile comprensione. Con il racconto di Wallace – così come con il suo Infinite Jest e altri suoi scritti –, il racconto della morte dal punto di vista di un suicida, lungi dall’essere un esercizio di funambolismo letterario, erode il confine fra realtà e letteratura, in un fulgido esempio di sincerità narrativa lontana dal luogo comune del postmodernismo come pastiche privo di contenuti
Sentire umano, sentire cosmico : Teoria dei sentimenti ed Eros cosmogonico nella filosofia di Ludwig Klages
L’articolo si propone di indagare la concezione dei sentimenti (Gefühle) che Ludwig Klages, pensatore sui generis all’interno del panorama intellettuale del suo tempo, ha abbozzato all’interno della sua “fenomenologia” di stampo antipsicologista. Per fare ciò, si inizierà con il tracciare una breve panoramica del suo pensiero, fondato sulla dicotomia anima-spirito (Seele-Geist) e radicato in una concezione patico-ricettiva della soggettività.
Il contributo proseguirà con un approfondimento sul concetto di Eros, definito da Klages “elementare” e “cosmogonico”, che costituisce un caposaldo del suo impianto metafisico. Uno degli obiettivi del lavoro sarà quello di illustrare le ragioni per cui proprio l’Eros, nella sua assoluta centralità e unicità, appaia molto diverso da qualunque altro sentimento, non lasciandosi affatto comprendere mediante le stesse categorie atte a descrivere i Gefühle.
Infine, attraverso l’analisi di affinità e differenze tra l’Eros e gli altri sentimenti, si cercherà di mostrare come Klages riservi uno spazio del tutto peculiare alla sfera dell’affettività, assegnandole di fatto una funzione ontologica fondamentale all’interno della sua filosofia
Amore e melodramma nella narrativa di Jonathan Safran Foer
Muovendosi all’interno della cornice culturale metamoderna, il saggio esplora la narrativa di Jonathan Safran Foer focalizzandosi sulle specifiche modalità discorsive attraverso le quali il tema dell’esperienza emozionale dell’amore viene rappresentato. Particolare attenzione sarà dedicata ai fenomeni enunciativi, alla costruzione di trame reticolari e ai processi metadiegetici
I diavoli e Dante: paura, identità e “sconfinamenti”
Il presente articolo tenta di analizzare la paura e l’angoscia che emergono in due gruppi di canti della Divina Commedia: la “tragedia” alle porte di Dite (Inf. VIII-IX) e la “commedia” o “farsa” della quinta Bolgia (Inf. XXI-XXIII), nei quali le emozioni di Dante e Virgilio, che subiscono le aggressioni dei diavoli, giocano un ruolo centrale nella narrazione. Se da un punto di vista teologico l’esperienza della paura indica il rischio per l’agens di cedere a una peccaminosa disperazione della Salvezza, si può tentare di una lettura più sottile dei due episodi: su un piano più specificamente filosofico, infatti, la paura sembra costituire una situazione emotiva attraverso la quale l’agens può, in termini heideggeriani, aprirsi alle proprie possibilità superiori e oltrepassare se stesso
Catching Ecstasy : Proust and the Tangibilia Beyond Time’s Dimension
The article starts recalling the barthesian notion of Tangibilia, referred to the concrete detail’s device present in Japanese haiku, explicitly related to the Recherche. By retracing earlier Proustian texts it’s shown the persistency of his tension toward this styleme conceived as key of an emotional writing, up to its complete realisation in the Recherche. In this œuvre, thanks to a finally defined conceptual architecture, the detail is invested by the idea of Time; at once, it decisively contributes to structure it and to make it communicable through the instant of Ecstasy. The article concludes with a brief review of interdisciplinary perspective about the detail. It also proposes a possible resolution to Barthes’ problem of passing from Notation to Novel, suggesting that the latter could be considered a producer, more than a container, of the former