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Le labirintiche repulsioni: Lo spazio fognario e la grammatica del disgusto
L’articolo si propone di analizzare la grammatica emozionale del disgusto a partire da alcune rappresentazioni letterarie dello spazio fognario: Les Mystères de Paris (1842) di Eugène Sue; Les Misérables (1862) di Victor Hugo; Il ventre di Napoli (1884) di Matilde Serao; Sussi e biribissi (1902) di Paolo Lorenzini; It (1987) di Stephen King. Opere, queste, in cui le fogne si configurano quali zone liminali e ipostasi di una cognizione ctonia che vede l’emozione del disgusto guidare il mapping dello spazio fognario stesso, in un’ineludibile rispondenza tra psiche e soma. Ne consegue il ruolo preminente del corpo, che nel tratteggiare una rappresentazione ‘organica’ e ‘digestiva’ dello spazio fognario, rende quest’ultimo simulatore della risposta fisiologico emozionale del soggetto
Nel fondo scuro e misterioso : Euforia e cupio dissolvi nel melodramma contemporaneo
Negli ottant’anni che separano l’avvento della psicoanalisi da quello dei gender studies, la rappresentazione melodrammatica dell’identità di genere ha percorso pendolarmente innumerevoli volte lo spazio vischioso che separa l’euforia e la disforia, le due emozioni primarie connesse all’auto-percezione del sé, che, come tutte le emozioni, sono una mediazione tra affetto e significazione culturale, tra istinto e cognizione. Analizzando alcuni testi contemporanei, entro quella singolare forma di mitopoiesi che è la costruzione melodrammatica del personaggio, assisteremo all’introduzione di elementi di un’euforia entropica che fanno della costruzione della propria identità e della pro-creazione una ri-creazione (nel doppio senso di sospensione affrontata con leggerezza e di ricostruzione profonda di sé) che implica sempre l’elaborazione (per simpatia o per contrasto) di uno speculare e consustanziale, a volte disforico, desiderio di decostruzione/distruzione, anestesia, annullamento (cupio dissolvi)
Emozioni e tormentoni musicali : A partire dai quarant’anni di "Vamos a la playa"
A partire dai quarant’anni di Vamos a la playa (1983) dei Righeira, l’articolo esamina la relazione tra emozioni e tormentoni. Il termine italiano tormentone indica una canzone orecchiabile, con forte impatto mediatico e che si impone sull’ascoltatore. Un esempio di industria culturale che però si presenta come lavoro estetico in grado di creare atmosfere emozionalmente connotate.  
Emotional numbing: neurocognitivismo e narrazione
L’emotional numbing (ottundimento emotivo) è un termine utilizzato per descrivere la limitata reattività emotiva di un individuo con inevitabili ricadute su processi decisionali, schemi d’azione e modelli predittivi. Sulla base della teoria cognitivista del marcatore somatico formulata da Antonio Damasio – secondo cui il processo decisionale deriva dal ragionamento cognitivo, ma coinvolge anche il corpo e le emozioni – questo contributo delinea un’ipotesi non esaustiva relativamente al modo in cui a partire dalla fine dell’Ottocento è stato rappresentato l’emotional numbing nelle narrazioni romanzesche
Il cronotopo della paura
Per comprendere al meglio le caratteristiche della paura è necessario riflettere sulle dinamiche temporali dell’uomo e sulla necessità per l’uomo di elaborare un’identità narrativa. La paura infatti si rivela come un disturbo di tale elaborazione e quindi dell’organizzazione cronotopica della vita umana. La narrazione, in virtù del suo ruolo modellizzante, può anche riprodurre le dinamiche temporalmente problematiche della paura e imporne la fruizione al lettore. In particolare, la soluzione della suspense assolve a questo scopo, attraverso un conflitto tra dinamica emotiva e dinamica cognitiva che può far emergere le varie forme della paura, dall’ansia fino al terrore. Grazie a un’analisi comparata di due celebri passaggi di Hitchcock – tratti da Notorious e Gli uccelli – e di due racconti letterari – Il cuore rivelatore di E.A. Poe e Lettere dalla provincia di T. Landolfi – è possibile chiarire nella maniera migliore le dinamiche specifiche che entrano in gioco
“Rimescolarsi il sangue” : Forme e dimensioni della colpa nelle finzioni testimoniali
Il contributo indaga la rappresentazione della colpa nelle Benevole (2007) di Jonathan Littell e nel Demone a Beslan (2011) di Andrea Tarabbia. L'analisi coglie in primo luogo le forme tramite cui essa si manifesta nei testi: in Aue, si assiste a una serie di somatizzazioni (dissenteria, vomito) innescate dagli eventi di guerra cui prende parte; in Marat, il rimorso per le vite stroncate dall'attentato si concretizza nei due demoni che gli appaiono durante la notte. In seguito, viene preso in considerazione l'aspetto della ricezione: l'esibizione della sofferenza da parte di chi parla innesca nel lettore un processo cognitivo complesso e contraddittorio, data la natura negativa delle voci narranti (un nazista e un terrorista). Proprio questo vincolo empatico, però, è la premessa necessaria per accogliere la riflessione sul Male che le finzioni testimoniali portano avanti
Disgusto come sovversione : Dall’avanguardia storica all’arte abietta
Il saggio analizza l’emozione del disgusto per come è stata intesa e utilizzata in ambito artistico dalle avanguardie del primo Novecento e dalle neoavanguardie degli anni Sessanta. In particolare, l’intervento mostra in che modo questi movimenti, attraverso un uso politico del disgusto, abbiano operato in maniera sovversiva rispetto al mercato dell’arte, e, più in generale, come si siano opposti all’idea di autonomia del fatto estetico nata con l’avvento al potere della borghesia
La rappresentazione delle emozioni nella complessità narrativa di "Grey’s Anatomy"
The essay analyses the way in which emotions are represented within the new international media landscape, through the American television series Grey’s Anatomy, conceived by Shonda Rhimes and still broadcast today since 2005. Seasons after seasons, Grey's Anatomy presents itself as an antidote to cynicism and indifference, representing the primary emotions painted through a strong bodily and visual component. Initially the emotions bring imbalance within the universe of the protagonist Meredith, who is confronted with the cumbersome image of a mother-surgeon, selfish and perfectionist, and an absent and weak alcoholic father: her inability to create positive bonds and her fear of abandonment will change towards a positive and at the same time always restless dimension which will be represented through the desire transposed in the narration
“TI HO VISTO” : La vergogna di vedersi visti a partire da due racconti di Italo Calvino
L’articolo prende in esame due testi di Italo Calvino, Gli anni luce e L’avventura di una bagnante, nei quali il sentimento della vergogna si associa alla scoperta di essere visti (e visibili). Nel primo caso, il racconto verrà messo in dialogo con le formulazioni che, ne L’essere e il nulla, permettono a Sartre di porre proprio il fenomeno dello sguardo al centro della relazione del soggetto con l’Altro. Nel secondo racconto, invece, il sentimento della vergogna è legato alla nudità della protagonista: verranno descritte, anche in una prospettiva di genere, le implicazioni tra la nudità del corpo femminile e la presenza di uno sguardo maschile (spesso introiettato). In entrambi i casi si cercherà di far notare come il fenomeno visuale, da cui dipende la vergogna dei protagonisti, abbia degli elementi voyeuristici
L’"Iliade" risuona nei "Canti": tracce omeriche in Leopardi
Il presente articolo si propone di esaminare il ruolo dell’intertestualità nelle liriche di Giacomo Leopardi, propenso a riportare versi di scrittori di età classica, in particolare quelli dell’Iliade. L'intertestualità, sebbene possa sembrare un semplice plagio, è una pratica che arricchisce la struttura e il significato dei testi, in accordo con le teorie di Gérard Genette. La mia ricerca prende in esame le principali citazioni intertestuali di Omero nei Canti di Leopardi, confrontando filologicamente i due testi e cercando di tracciare i fili che collegano il nativo di Smirne al Poeta recanatese con il contributo di altri filologi. Lo scopo è chiarire come queste relazioni agevolino la comprensione delle opere di Leopardi alla luce dell'influenza di Omero