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    Morire al futuro : Lettura computazionale di "Il colibrì"

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    Benché il futuro appartenga morfologicamente alla sfera della realtà, e quindi rientri nel modo indicativo, la linguistica di orientamento cognitivista ha chiarito come in italiano il futuro si riferisca a fatti che sono contraddistinti da indeterminatezza e incertezza, in sostanza un mondo possibile di incerta realizzazione, mentre quando ci si vuole riferire ad azioni compiute in un momento posteriore a quello dell’enunciazione, senza specificazioni cronologiche, si usa il presente (detto presente pro futuro). Il contributo analizza il romanzo di Sandro Veronesi Il colibrì, in cui il tema dell’eutanasia e del fine-vita è predominante, riscontrando con strumenti computazionali come l’uso del futuro diventi statisticamente marcato nei capitoli in cui la morte attiva del protagonista del romanzo sembra non riservargli più alcun futuro. Il testo di Veronesi testimonia da un lato la indeterminatezza del tempo futuro in italiano, ma dall’altro vi ricorre in modo marcato proprio per configurare un mondo cognitivamente possibile

    Hugo von Hofmannsthal e la forma come identità di artistico e politico

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    La sovrapposizione fra artistico e politico è uno dei temi centrali della produzione culturale di Hofmannsthal. La capacità dell’arte di indirizzare il sociale, portando a coscienza il substrato più autentico della struttura etno-nazionale, è un tema che attraversa la sua intera produzione letteraria e saggistica. Questo articolo, però, intende spiegare come tale direttiva non viva del proposito di un impegno della cultura, ma sottenda invece il mito di un’identità di tipo platonico fra artistico e politico, intendendo con ciò la necessità di una perfetta sovrapposizione fra uno spirito nazionale identificato come autentico e le tematiche (e le forme) della produzione artistica di Hofmannsthal stesso. Detto in altro modo, è solo quando tale autentico sostrato nazionale emergerà a livello sociale che l’arte hofmannsthaliana, che quel sostrato ha il compito di portare ad auto-coscienza, potrà raggiungere la propria compiutezza tematico-formale, diventando al contempo espressione speculare della Gemeinschaft e della Kultur austriaca. Si tratta dunque di teorizzare un rapporto non-dialettico ma di identità fra cultura e piano del sociale. Seguendo da vicino la produzione letteraria e saggistica di Hofmannsthal, e inserendo il suo lavoro nel quadro della coeva produzione letteraria e filosofica della destra europea, l’articolo chiarisce come Hofmannsthal sia uno dei primi autori a concepire una possibile identità fra artistico e sociale nel quadro di una «estetizzazione della politica»

    L’enigma del potere e l’abduzione di Dostoevskij

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    Il punto di partenza di quest’articolo è il saggio Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), in cui Freud presenta una concezione rivoluzionaria per quanto riguarda l’identità degli esseri umani: l’identità viene infatti definita mediante i processi di identificazione, dunque come una relazione tra un soggetto x, non ancora formato, e il modello grazie a cui assume una forma. Questa relazione non va confusa con la semplice empatia (a cui va l’attenzione dei cognitivisti): è invece un processo grazie al quale il soggetto è in grado di conquistare successivamente diverse forme, che possono assorbirlo o che egli può oltrepassare. Tutto dipende dalla sua capacità di non rinunciare alla plasticità delle pulsioni. I processi di costruzione dell’identità possono svolgersi tra due soggetti individuali oppure tra il singolo e la massa. Si presenta così il problema del potere: perché le masse obbediscono a un leader? E fino a che punto può spingersi la loro obbedienza? La sudditanza al leader deriva da quella che La Boétie ha descritto come l’impulso alla «servitù volontaria»? In quest’articolo la risposta viene cercata anche in Dostoevskij, e più precisamente nella Leggenda del Grande Inquisitore (nei Fratelli Karamazov). Gli esseri umani, secondo Dostoevskij, sono «i più ribelli e nello stesso tempo i più dipendenti». Questa definizione viene collegata al concetto freudiano di Trieb (pulsione): è nella flessibilità che bisogna cercare la fonte della duplicità che ci caratterizza, e che forse non può sottrarsi a un destino aporetico

    Narrative Colors

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    The specific function of colors as a resource for meaning making in the humans’ life contexts points out their conceptual definition and use within culturally and socially embedded practices. Color is commonly a natural component available throughout all types of culture design and production processes - i.e., a resource for meaning making e communication equal alongside others. The contemporary scientific research analyzing the color effects on behavior confirms the main influence of the colors, each of which triggers very specific emotional states. For example, a storytelling with a dominant red color presence has themes and characters that are powerful, vigorous, defiant, anxious, angry, or romantic. Exploring the origins of the color as an abstract concept and considering it as one of the main links between culture, language and thought, it’s possible to define how, why, and where a color influences the humans existence, the sequential thinking of our memory, that is our life narration

    Disegni contro la morte: Per una fenomenologia del desiderio nella narrativa metamoderna

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    Il saggio esplora l’interazione tra una spinta semiotica in avanti (anticipazione) e una spinta semiotica all’indietro (retrospezione), attive sia nella codificazione che nella decodificazione di ogni testo narrativo: il narratore costruisce la storia in funzione di un finale desiderabile in quanto differito, a partire dal quale la storia dovrà mostrarsi totalmente risolta; il lettore attraversa la storia desiderando sapere come va a finire e immaginandola risolta a partire dal finale che via via il testo e la sua enciclopedia gli lasciano supporre. Questa doppia spinta chiama in causa il desiderio congiunto di correre alla fine e di sostare nel mezzo, di concludere e di ripetere, di sciogliere e di (col)legare, per chiarire il quale Peter Brooks ricorre alla teoria freudiana delle pulsioni. Appare così chiara l’ambivalenza dell’esperienza di ogni narratore o lettore, che se da un lato desidera appropriarsi della storia, sforzandosi di arrivare alla costruzione di significati in unità sempre maggiori, totalizzando le sue esperienze nel tempo e afferrando passato, presente e futuro in forme significanti sempre più estese, dall’altro lato desidera disfarsi della storia, raggiungendo il momento di piena realizzazione (e di totale esaurimento) della produzione del senso, poiché il senso si precisa definitivamente soltanto alla fine e il desiderio narrativo è in fondo desiderio della fine. Desiderio di costruzione e desiderio di scioglimento sono le due facce del Giano bifronte abitato da chi racconta e chi legge: la spinta propulsiva a (ri)costruire il mondo diegetico e la propria esistenza al suo interno coesiste con la spinta dissolutiva ad arrivare all’estremo limite di quel mondo e a lasciarlo andare, mettendo fine anche alla propria esistenza al suo interno

    Il legame tra desiderio e narrazione: una riflessione

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    Il presente articolo si propone di analizzare diverse categorie interpretative del ruolo del desiderio nelle narrazioni. La letteratura è storicamente e strettamente legata al tema del desiderio, poichè tratta di personaggi in azione e desideranti, desiderosi di raggiungere l’obiettivo o l’oggetto agognato. Nelle narrazioni il desiderio può essere analizzato attraverso diverse chiavi di lettura: desiderio come tema letterario, desiderio come strumento o espediente letterario, desiderio come facoltà cognitiva che ha molte analogie con il pensiero narrativo, la facoltà immaginativa e il pensiero controfattuale

    Eros dolceamaro: Saffo, Lacan e il fantasma del desiderio

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    Il saggio è incentrato sulla ricezione di Saffo e, in particolare, sulla tradizione che vede la poetessa antica morire suicida per l’amore non corrisposto di Faone. Dopo aver ricostruito i principali nuclei tematici della poesia saffica e le principali tendenze della sua ricezione, lo studio si concentra su due riscritture moderne: il dialogo Schiuma d’onda, all’interno dei Dialoghi con Leucò (1947) di Cesare Pavese, e Sappho, ou le suicide, ultimo componimento della raccolta Feux (1936) di Marguerite Yourcenar. In particolare, attraverso il confronto tra questi testi e la teoria del desiderio sviluppata da Jacques Lacan, si mostrerà in che misura il suicidio della poetessa diviene per i due autori l’occasione per una rappresentazione della natura negativa del desiderio, la cui caratterizzazione mostra un’evidente risonanza con la teoria lacaniana. Così, attraverso la comparazione tra quest’ultima e le due opere, verranno analizzati i più importanti nuclei simbolici condensati intorno alla biografia di Saffo e al suo suicidio

    "Mad Men", spazio, tempo lineare, espansioni transmediali

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    Mad Men, con il suo stile cinematografico tipico della Hollywood «classica», presenta un tempo «lineare», che potrebbe essere considerato un «personaggio», così come lo spazio. Analogamente, nella serie la storia diventa Storia, poiché le vicende dei protagonisti si intersecano con quelle degli anni ’60, periodo in cui essa è ambientata. Molti hanno poi parlato di cinematic style riferendosi alla modalità con cui Mad Men è stato girato. Poi, per quanto riguarda le sue espansioni transmediali, sono state esaminate solo le attività ufficiali della AMC, perché altrimenti ci si sarebbe persi nell’attività grassroots, difficile da individuare in un tempo che, per l’online, è molto distante (il 2015, anno in cui termina la serie). Anche l’attività ufficiale della AMC appare obsoleta per quanto riguarda il sito, mentre è più aggiornata quella, sempre della AMC, presente su altri canali online. Infine, è scomparsa ogni attività dei fan su www.amc.com, mentre permane, seppure da una prospettiva top-down, sugli altri social

    Gilgamesh the Anti-Ulysses

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    This essay will address the Epic of Gilgamesh through the critical analysis that Theodor W. Adorno and Max Horkheimer theorized in reference to the Odyssey. The author intends to discuss an alternative point of view to the one proposed by the two Frankfurt philosophers, by examining in particular the first excursus of the Dialectic of Enlightenment, where Ulysses is defined as proto-bourgeois. The conclusion suggests a new interpretation that tries to reread the Dialectic of Enlightenment through the lenses of Gilgamesh’s vicissitudes

    Per una critica all’erotismo: Il dibattito italiano (1960-1975)

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    L’articolo si propone di analizzare il dibattito sull’erotismo sviluppatosi sulle riviste letterarie italiane tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta per cercare di cogliere quali siano le principali posizioni assunte dagli intellettuali italiani (tra cui Calvino, Moravia, Pasolini, Sciascia) sui rapporti tra eros e cultura. Fondamentale a questo proposito sarà il confronto con le riflessioni teoriche e filosofiche sul desiderio sviluppate da Freud, Reich, Bataille, Marcuse che verranno assimilate e discusse criticamente dai nostri intellettuali

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