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    Vivere di storie, morire di storie: Intorno alle "Mille e una notte"

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      Gli psicologi sociali, gli antropologi e gli studiosi di letteratura hanno unanimemente riscontrato nella storia della cultura araba e in particolare nella modellizzazione narrativa una consolidata primazìa del narratario rispetto al narratore, contravvenendo a una situazione che in altre culture è del tutto opposta. La manipolazione del discorso operata dal narratario e gli effetti persuasivi di tale azione ci riconducono non solo alla religione islamica e all’obbligo del proselitismo, bensì a una tradizione letteraria in cui spicca quella costellazione anonima e plurisecolare denominata Mille e una notte. Il contributo ricostruisce in modo rigoroso come il desiderio di ascoltare delle storie – incarnata dal re Shariyar nelle Mille e una notte – corrisponda a una farmacopea: il desiderio di vivere e salvarsi dalla morte

    L’Altro e la Cosa: Italo Calvino alla luce di Lacan

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    Scopo dell’articolo è rileggere l’opera di Calvino a partire dalle riflessioni di Lacan sul desiderio. Si considererà anzitutto il concetto di «desiderio dell’Altro», cui si lega la constatazione di una duplice mancanza, dell’Io e dell’Altro. È appunto l’inesauribilità di tale mancanza che alimenta il dinamismo dell’esistenza, la quale risulta quindi imperniata sull’assenza. Questo ci porta al secondo concetto chiave di Lacan: la «Cosa», indefinibile e perduta. Essa può essere accostata a uno stato di unità indifferenziata, che da un lato costituisce il vero oggetto del desiderio ma dall’altro suscita angoscia, minacciando i confini stessi dell’esistenza individuale. Tale ambivalenza rende necessario lo sviluppo di un’etica del desiderio, che ne valorizzi la forza generativa opponendosi alle derive del godimento

    Temi del traditore e dell’eroe: Oblio e racconto della guerra civile europea

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    Questo studio prende in esame la narrazione di memorie difficili o traumatiche. In particolare, sarà oggetto della mia indagine il tentativo compiuto nel secondo dopoguerra, in Francia e in Italia, di raccontare i traumi della guerra civile e del collaborazionismo. Il desiderio di raccontare si scontra con l’opposta istanza dell’oblio. Prendendo come punto di partenza teorico il concetto di finalizzazione contenuto in L’autore e l’eroe di Michail Bachtin, il saggio analizzerà opere in cui il personaggio del fascista, o del collaborazionista, resiste al tentativo dell’autore di incorniciarlo entro i limiti di una trama narrativa. L’analisi toccherà Il conformista di Alberto Moravia, L’Enfance d’un chef di Jean Paul Sartre, La Ronde de nuit di Patrick Modiano e Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci

    «This is what I long for»: Trame e desiderio in Philip Roth e Don DeLillo

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    L’articolo indaga la relazione tra la messa in intreccio e una particolare forma di desiderio (longing) in due classici della narrativa contemporanea: American Pastoral di Philip Roth e Underworld di Don DeLillo, entrambi pubblicati nel 1997. Dopo un’iniziale contestualizzazione, in cui vengono delineati alcuni paradossi della svolta narrativa, l’analisi si concentra sulla costruzione formale dei due testi. Un’attenzione particolare viene rivolta al modo in cui il rapporto tra trama e desiderio illumina alcuni aspetti cruciali del contesto storico intercettato dai due romanzi

    Il conflitto mimetico nel global novel

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    Secondo René Girard, la struttura del desiderio è triangolare: lungi dall’essere il frutto della spontaneità e della libertà individuale, il desiderio è mimetico, ossia anch’esso determinato dall’innata propensione umana all’imitazione dell’Altro, mentre il conflitto – che si prefigura come l’elemento narrativo per eccellenza utilizzato in Occidente per coinvolgere il pubblico – nasce sempre dal desiderio, non viceversa. L’articolo prende in considerazione la quadrilogia dell’Amica geniale di Elena Ferrante delineando un’ipotesi – evidentemente non esaustiva – circa l’evoluzione della geometria girardiana del desiderio nelle strategie narrative del cosiddetto global novel. Il trionfo dell’isomorfismo e lo sconfinamento identitario, caratteristiche endemiche delle società globalizzate, sembrano trasporsi a livello letterario in una mediazione interna, dove soggetto e modello si contaminano producendo doppi seriali – in cui non è più possibile differenziare gli uni dagli altri a causa della reciprocità dei rapporti mimetici – e, al pari dell’identità, l’oggetto desiderato è sempre più latitante

    I need, I wish, I neesh: Why we can’t live without narration

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    Only a few decades ago, with computer technologies on the rise and the belief that only the so-called “hard sciences” would shape the lives of future generations, few would have imagined that stories and narratives would have not only maintained their central role in human societies, but would even reinforce it. Narration has been recently recognized as a universal feature of humanity, a meta-language capable of giving order to the reality and making us escape from the boundaries of space and time, representing at the same time both a need and a wish of every human being. Given its importance, why don’t we take care of our stories the same way we take care of our bodies? This is the goal of modern bibliotherapy, which puts into practice recent discoveries for the improvement of the homo narrans’ well-being

    «Il sopra delle nubi è un altro mondo»: L’immaginario aviatorio tra le due guerre

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    Rintracciare il tema del volo in alcuni testi letterari (e in seconda misura cinematografici) ci permette di studiare la correlazione tra i cambiamenti tecnologico-materiali e il loro impatto sull’immaginario letterario. Il punto di vista verticale che appare nella Prima guerra mondiale non diventa soltanto uno strumento retorico e dialogico (da Antoine de Saint-Exupéry a Hayao Miyazaki), ma si consolida anche in un architrave narrativo: una struttura ascensionale evidente in un racconto di Roald Dahl immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale e di cui restano tracce finanche nella più recente narrativa di Daniele Del Giudice. Analizzare lo sviluppo di questo punto di vista verticale ci consente di ripensare, in conclusione, i rapporti tra il materiale e l’immaginario all’interno di una prospettiva storica

    Trame e desideri dopo il Sessantotto: Per una teoria della narrazione evaporata

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    Come ha affermato Salmon, le grands récits si sono dissolte in una quantità pressoché infinita di storie, racconti e petits récits. Per Lacan, Žižek e Recalcati, il desiderio ha vissuto una sorte analoga: dopo il movimento sessantottino, è vietato vietare ed è obbligatorio desiderare tutto. La correlazione tra plot e desiderio è stata ampiamente sviluppata da Peter Brooks, e sembrerebbe perciò proficuo motivare la proliferazione della narrazione alla luce di un’esplosione del desiderio e nello specifico di ciò che Žižek chiama jouissance. Ciò che avviene dopo il Sessantotto è infatti un’evaporazione sia del desiderio che della trama, privati del loro limite – rispettivamente, il Nome-del-Padre e il finale – e propagati come i gas. Questo contributo intende indagare le forme narrative che il connubio trama-desiderio ha esercitato a partire dalla condizione postmoderna: nello specifico, saranno esaminate architetture testuali quali il nastro di Möbius e la mise en abyme

    Le visual narratives e il desiderio di raccontare: "Maus" e dintorni

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    «Voglio narrare la tua storia, così com’è andata veramente»: Art Spiegelman apre in questo modo il celebre graphic novel Maus, che ha come obiettivo principale quello di raccontare l’esperienza autobiografica del padre Vladek nella Polonia della Seconda guerra mondiale. Un’esperienza drammatica che necessita di un narratario che non solo sia in grado di accogliere in modo autentico la testimonianza, ma anche di attribuirvi un significato. Art sembra essere colui che ha la necessità di ascoltare gli eventi (desiderio di ascoltare), mentre Vladek colui che ha la necessità di raccontarli (desiderio di narrare). Spiegelman sembra essere consapevole della valenza adattiva del desiderio: per sopravvivere, in alcuni casi, è necessario desiderare ‒ e di conseguenza, raccontare. Per strutturare questo desiderio, oltre alle numerose metalessi visive e alle metafore animali che consentono ai lettori di provare empatia nei confronti dei protagonisti, l’autore costruisce un impianto narratologico complesso basato sulla struttura intrinseca dellevisual narratives. È proprio l’integrazione tra i due codici semiotici – linguaggio verbale e rappresentazione grafica ‒ che consente di cogliere la reale complessità della vicenda

    Heidegger come lettore : Note sulla polemica con Emil Staiger riguardo all’arte dell’interpretazione

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    Lo scopo del presente articolo è quello di presentare la discussione sorta fra Emil Staiger e Martin Heidegger in occasione della lettura della conferenza di Staiger Die Kunst der Interpretation presso l’ateneo di Friburgo in Brisgovia il 16 novembre del 1950. Dopo aver definito lo sfondo storico e teorico della conferenza di Staiger, si procede ad un’analisi del testo della conferenza stessa e del breve epistolario che sviluppa la polemica con Heidegger riguardo l’interpretazione del verso finale di Auf eine Lampe di Mörike

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