POLITesi - Archivio digitale delle tesi di laurea e di dottorato (Politecnico di Milano)
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    Atlas: un sistema empatico per l'alfabetizzazione emotiva in contesti aziendali

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    LAUREA MAGISTRALELe emozioni sono una componente pervasiva dell’esperienza: orientano percezione e decisione, modellano le interazioni, incidono sulle pratiche nei contesti di vita e di lavoro. La tesi esamina il ruolo del design della comunicazione nel sostegno all’alfabetizzazione e alla regolazione emotiva, con l’obiettivo di definire criteri progettuali capaci di favorire il riconoscimento degli stati affettivi, la loro denominazione e una riflessione situata, traducendo un quadro teorico multidisciplinare in indicazioni operative per i contesti organizzativi. Il percorso metodologico integra la revisione della letteratura sui modelli delle emozioni e sulle competenze emotive con una ricerca qualitativa svolta in ambienti professionali. L’analisi ha orientato la formulazione di principi di progetto attenti all’accessibilità cognitiva, alla coerenza terminologica e all’allineamento tra ciò che l’interfaccia richiede e ciò che rende praticabile all’utente in un contesto lavoratico. Sono stati valutati i rischi di sovraccarico informativo, le implicazioni della privacy percepita e le condizioni d’uso che favoriscono continuità e adozione. Dalla sintesi concettuale e dal confronto empirico nasce Atlas, un sistema che comprende un’applicazione e altri artefatti, concepito come strumento di orientamento nel mondo emotivo. Atlas propone check-in brevi e contestualizzati, suggerisce micro-pratiche guidate e restituisce visualizzazioni leggibili dell’andamento nel tempo; adotta un tono rispettoso, favorisce l’autodescrizione e rende visibili pattern utili alla consapevolezza. La tesi si articola in tre parti: ricostruzione del quadro teorico; traduzione in criteri per comunicazioni e interfacce che sostengono consapevolezza e regolazione; presentazione del concept Atlas con logiche d’uso e principali decisioni progettuali. Il contributo atteso è un ponte operativo tra conoscenza e pratica, capace di trasformare l’astrazione emotiva in esperienza applicabile e consapevole nei contesti organizzativi.Emotions are a pervasive component of experience: they guide perception and decision-making, shape interactions, and influence practices in life and work contexts. This thesis examines the role of communication design in supporting emotional literacy and regulation, with the aim of defining design criteria that can facilitate the recognition of affective states, their naming and situated reflection, translating a multidisciplinary theoretical framework into operational guidelines for organisational contexts. The methodological approach integrates a review of the literature on emotion models and emotional skills with qualitative research carried out in professional environments. The analysis guided the formulation of design principles focused on cognitive accessibility, terminological consistency, and alignment between what the interface requires and what is feasible for the user in a work context. The risks of information overload, the implications of perceived privacy, and the conditions of use that promote continuity and adoption were evaluated. Atlas is the result of conceptual synthesis and empirical comparison. It is a system that includes an application and other artefacts, designed as a tool for guidance in the emotional world. Atlas offers short, contextualised check-ins, suggests guided micro-practices and provides readable visualisations of progress over time. It adopts a respectful tone, encourages self-description and highlights patterns that are useful for awareness. The thesis is divided into three parts: reconstruction of the theoretical framework; translation into criteria for communications and interfaces that support awareness and regulation; presentation of the Atlas concept with usage logic and main design decisions. The expected contribution is an operational bridge between knowledge and practice, capable of transforming emotional abstraction into applicable and conscious experience in organisational contexts

    Targeting energy poverty in Piacenza through renewable energy communities: assessing capacity needs with a rule-based approach

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    LAUREA MAGISTRALELa povertà energetica continua a colpire milioni di persone in tutta Europa, in particolare nei Paesi caratterizzati da un patrimonio edilizio obsoleto e da una distribuzione del reddito diseguale, come l’Italia. La presente tesi si concentra sul settore residenziale della città di Piacenza e ha l’obiettivo di stimare la capacità di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) necessaria ad alleviare l’onere energetico delle famiglie in condizioni di povertà energetica, riducendo il rapporto tra spesa energetica e reddito fino alla soglia del 10%. Il dataset sintetico sviluppato in questo studio simula le caratteristiche di prestazione energetica, reddito e consumi energetici di tutte le famiglie residenziali di Piacenza. Tutti gli input e i parametri derivano da dati pubblicamente disponibili provenienti da istituzioni dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e da fonti nazionali italiane. È stato applicato un sistema di classificazione basato su regole per segmentare la popolazione in tre gruppi: Vulnerabili, in Povertà Energetica e Non vulnerabili, in base alla classe energetica, alla spesa annua e al reddito annuo. Particolare attenzione è stata rivolta ai nuclei familiari con certificazioni energetiche comprese tra le classi E e G e con un rapporto spesa/reddito superiore al 10%, in quanto rappresentano obiettivi realistici e di maggiore impatto per gli interventi delle CER. Lo studio si fonda su un modello di ottimizzazione che determina la capacità fotovoltaica installata necessaria a ridurre l’onere energetico delle famiglie selezionate. Infine, è stata condotta un’analisi di sensibilità a doppia variabile per valutare l’impatto di diversi limiti dell’onere energetico (dal 10% al 100%) e di differenti aliquote di incentivo per la condivisione comunitaria (dal 30% al 50%) sulla produzione complessiva della CER. I risultati mostrano che un filtraggio strategico riduce significativamente le stime irrealistiche di capacità necessaria, abbassando la capacità delle CER da 148 MW a 72 MW. In particolare, includere tutte le famiglie con un onere energetico compreso tra il 10% e il 100% comporta una capacità necessaria di 148 MW, mentre limitare la platea a quelle con oneri tra il 10% e il 30% riduce il fabbisogno a 72 MW. Ciò dimostra come restringere la popolazione eleggibile renda gli interventi delle CER più realistici e rilevanti dal punto di vista politico.Energy poverty continues to affect millions across Europe, especially in countries with old buildings and unequal income distribution such as Italy. This thesis focuses on the residential sector of the city of Piacenza and aims to estimate the amount of Renewable Energy Community (REC) capacity required to alleviate the energy burden of energy-poor households, reducing the ratio of energy expenditure to income to the 10% threshold. The synthetic dataset developed in this study simulates energy performance, income and energy consumption characteristics for all residential households in Piacenza. All inputs and parameters are derived from publicly available data from institutions in Emilia-Romagna, Lombardy and national Italian sources. A rules-based classification system is applied to segment the population into three clusters: Vulnerable, Energy Poor, and Non-vulnerable groups, based on the energetic class, annual bill and annual income. Priority is given to households with EPC ratings between E and G and a ratio of energy expenditure to income above 10%, as they represent realistic and impactful targets for REC interventions. The study builds on an optimization model that determines the installed PV capacity required to reduce the energy burdens of the selected households. Lastly, a dual sensitivity analysis is conducted to assess the impact of varying energy burden limits (from 10% to 100%) and community-sharing incentive rates (30% to 50%) on total REC production. Results show that strategic filtering significantly reduces unrealistic energy capacity, lowering the required REC capacity from 148 MW to 72 MW. Specifically, including all households with an energy burden between 10% and 100% results in a required capacity of 148 MW, while considering those with burdens between 10% and 30% reduces the requirement to 72 MW. This demonstrates how narrowing the eligible population makes REC interventions more realistic and policy relevant

    Endowment model: a suitable benchmark for Family Offices

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    LAUREA MAGISTRALEObiettivo – La tesi indaga se, e in quale misura, i principi di governance e di investimento del modello endowment possano costituire un punto di riferimento per i Family Office. L’obiettivo è valutare compatibilità, vantaggi e limiti, evidenziando al contempo le sfide più ampie legate ai processi di istituzionalizzazione, alla flessibilità e alla resilienza nella gestione dei grandi patrimoni familiari. Metodologia – La ricerca adotta un approccio qualitativo, combinando una revisione sistematica della letteratura con un’analisi empirica basata su interviste semi-strutturate a professionisti ed esperti del settore. Questa integrazione consente di confrontare le evidenze teoriche con le pratiche operative, cogliendo la complessità e l’eterogeneità dei Family Office. Risultati – I risultati evidenziano una convergenza tra i due modelli nella visione di lungo periodo, nelle strategie di diversificazione e nell’attenzione alla sostenibilità intergenerazionale. Emergono tuttavia ostacoli significativi all’adozione diretta del modello endowment nei Family Office, legati alla personalizzazione della governance, all’eterogeneità delle famiglie e alle dimensioni patrimoniali. L’istituzionalizzazione si conferma come esigenza cruciale ma al contempo controversa, mentre la flessibilità si rivela una caratteristica distintiva che spesso limita la resilienza. Il modello endowment appare quindi non come un modello da replicare, ma come un quadro di riferimento capace di ispirare adattamenti.Purpose – The thesis investigates whether, and to what extent, the governance and investment principles of the endowment model can serve as a benchmark for Family Offices. The aim is to assess compatibility, advantages, and limitations, while shedding light on the broader challenges of institutionalization, flexibility, and resilience in family wealth management. Design/methodology – The research adopts a qualitative methodology, combining a systematic review of the literature with an empirical study based on semi-structured interviews with practitioners and experts. This dual approach allows theoretical insights to be tested against real-world practices, capturing the complexity and heterogeneity of Family Offices. Findings – The results highlight convergence between the two models in their long-term orientation, diversification strategies, and focus on intergenerational sustainability. However, they also reveal significant obstacles to the direct adoption of the endowment model in Family Offices, stemming from governance personalization, family heterogeneity, and limited scale. Institutionalization emerges as a critical yet contested need, while flexibility represents a distinctive strength that often comes at the expense of resilience. The study thus positions the endowment model less as a template to replicate than as a framework to inspire adaptation

    Floating on ruins: archipelago clubbing in 12 hours

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    LAUREA MAGISTRALEL’elaborato di tesi esplora l’intersezione tra architettura e club culture, evidenziando il ruolo degli spazi del clubbing come dispositivi sociali e culturali. L’elaborato si articola in tre sezioni: attraverso un’indagine comparata tra lo scenario clubbing italiano e belga, si delineano percorsi paralleli e, talvolta, divergenti nel plasmare gli spazi della nightlife. In entrambi i contesti, il clubbing non si è consolidato nei grandi centri urbani, come avvenuto in altre aree d’Europa, ma in territori periferici e decentrati, dando vita a partire dagli anni Sessanta a una rete diffusa di spazi di aggregazione notturna. Tale genealogia di spazi emerge come espressione radicale di un pensiero progettuale sperimentale degli anni Sessanta per quanto concerne lo scenario italiano e, d’altra parte, la cultura clubbing belga si muove a partire da una sensibilità urbana per l’innovazione sonora e spaziale, influenzata dall’Expo del 1958. I due contesti geografici, apparentemente differenti fra loro, convergono a partire dagli anni Novanta, con il recupero di spazi abbandonati come luoghi di trasformazione e sperimentazione e il successivo superamento dei confini del costruito stesso, dando vita a eventi diffusi su scala urbana o naturale. La seconda sezione individua un catalogo di elementi sia tangibili che immateriali, che definiscono lo spazio esperienziale del club traducendosi in configurazioni scenografiche. Il club, in quanto spazio sociale e culturale, non è uno spazio neutro, bensì si costruisce attorno a dinamiche sensoriali e percettive, dove l’esperienza collettiva viene amplificata. Infine, il progetto si propone come esperimento di riattivazione di rovine open air, dislocate in aree periferiche, prendendo forma in un framework culturale proponendo uno scenario contemporaneo post-club. L’Atto primo di tale progetto prende forma in Italia, in un’ex discoteca costruita negli anni Settanta - Why Not club di Monteprandone (AP), mentre il secondo episodio si materializza in Belgio nel Schans of Landmolen, un’ex fortezza nei pressi di Anversa. Il progetto prende vita per dodici ore di sperimentazione, attivando un rapporto di risonanza acustica con l’architettura abbandonata. Al termine di ciascun episodio, i dispositivi che compongono Archipelago clubbing vengono smontati così da poter allestire il successivo Atto, per altre 12 ore di riattivazione sperimentale. Le ambientazioni rurali degli episodi rappresentano un desiderio di marginalità geografica; sebbene tali eventi siano per definizione temporanei, l’esperienza può produrre effetti che si estendono oltre il periodo di tempo dello stesso. Tale elaborato di tesi nasce dalla constatazione di una profonda crisi della scena clubbing europea; l’epicentro risulta essere il Regno Unito, che, secondo la Nighttime Industries Association (NTIA), avrebbe perso più della metà dei suoi nightclubs negli ultimi dieci anni: nel 2013 c’erano 1,700 locali attivi nel paese, mentre nel giugno 2022 sono solamente 1,130 i locali rimasti. Analogamente in Italia, i cambiamenti demografici e culturali hanno trasformato la vita notturna. Secondo un’inchiesta di LaRepubblica, l’Italia avrebbe perso circa metà dei suoi locali dal 1990 ad oggi, passando da 7,000 nightclubs attivi a 3,346. Il lento declino dei locali notturni urbani si manifesta anche il Belgio, dove il numero di nightcubs attivi nel 2008 era 544, mentre nel 2019 è sceso a 371. La mancanza di locali notturni è accompagnata dalla diffusione sempre più attraente di eventi temporanei, come i festival musicali; questi ultimi hanno preso sempre più spazio come fruizione della musica, diventando un’alternativa ai club, essendo in grado di interpretare i cambiamenti sociali e culturali, cogliendo le opportunità di questi ecosistemi notturni.The thesis explores the intersection between architecture and club culture, highlighting the role of clubbing spaces as social and cultural devices. The research is structured into three sections: through a comparative investigation of Italian and Belgian clubbing scenarios, parallel and occasionally divergent, paths in shaping nightlife spaces are outlined. In both contexts, clubbing did not consolidate in major urban centers, as it did in other parts of Europe, but rather in peripheral and decentralized areas, giving rise from the 1960s onwards to a widespread network of nocturnal gathering spaces. This genealogy of spaces emerges as a radical expression of an experimental design thinking of the 1960s for what concerns the Italian scenario and, on the other hand, the Belgian clubbing culture moves from an urban sensibility for sound and spatial innovation, influenced by the 1958 Expo. The two geographical contexts, apparently different from each other, converge from the 1990s onwards, with the reuse of abandoned spaces as places of transformation and experimentation and the subsequent transcending of the boundaries of the built environment itself, giving rise to diffuse events on an urban or natural scale. The second section identifies a catalog of both tangible and intangible elements that define the experiential space of the club by translating into scenic configurations. As a social and cultural environment, the club is not a neutral space, but it is built around sensory and perceptual dynamics, where the collective experience is amplified. Finally, the project is identified as an experiment in the reactivation of open-air ruins, located in suburban areas, taking shape in a cultural framework by proposing a contemporary post-club scenario. Atto Primo of the project takes shape in Italy, in a former discotheque built in the 1970s - Why Not club in Monteprandone (AP), while the second episode materializes in Belgium in the Schans of Landmolen, in a former fortress near Antwerp. The project comes to life for twelve hours of experimentation, activating a relationship of acoustic resonance with the abandoned ruin. At the end of each act, the devices that constitute Archipelago clubbing are disassembled so that the next episode can be set up again, for another 12 hours of experimental reactivation. The rural settings of the acts represent a desire for geographic marginality; although such events are by definition temporary, the experience can produce effects that extend beyond the time period of the same. The thesis stems from the observation of a profound crisis in the European clubbing scene; the epicenter appears to be the United Kingdom, which, according to the Nighttime Industries Association (NTIA), has reportedly lost more than half of its nightclubs in the past decade: in 2013 there were 1,700 active clubs in the country, while in June 2022 there are only 1,130 clubs left. Similarly in Italy, demographic and cultural changes have transformed nightlife. According to a LaRepubblica investigation, Italy has lost about half of its nightclubs since 1990, dropping from 7,000 active nightclubs to 3,346. The slow decline of urban nightclubs also appears in Belgium, where the number of active nightclubs in 2008 was 544, while in 2019 it dropped to 371. The lack of nightclubs goes with the increasingly attractive spread of temporary events, such as music festivals; the latter have taken more and more space as a fruition of music, becoming an alternative to clubs, being more able to interpret social and cultural changes, embracing the opportunities of these nightlife ecosystems

    Arctic gates : continuities between humans and spaces in extreme territories

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    LAUREA MAGISTRALELa tesi esplora le trasformazioni in atto nel paesaggio artico contemporaneo, osservando come il cambiamento climatico, la fine delle attività estrattive e le nuove narrazioni ambientali stiano ridefinendo il senso di luogo e le prospettive progettuali nell’Artico. In particolare, si analizza il ruolo dell’architettura nel confrontarsi con condizioni climatiche estreme, l’instabilità del permafrost e la necessità di infrastrutture resilienti e adattive. La ricerca si fonda su un periodo di studio e osservazione sul campo di sette mesi trascorso tra le Svalbard e Tromsø, che ha permesso un confronto diretto con il territorio, le comunità locali e le dinamiche spaziali in trasformazione. Attraverso un approccio interdisciplinare, l’indagine intreccia aspetti fisici, culturali e simbolici del paesaggio artico, riflettendo sul potenziale dell’architettura vernacolare come strumento di conoscenza e adattamento, nonché come punto di partenza per immaginare nuovi scenari di coesistenza tra uomo, ambiente e memoria storica. La tesi include un atlante delle vulnerabilità infrastrutturali e una mappatura dei paesaggi geologici artici, proponendo letture critiche e operative in un contesto in profonda transizione.The thesis investigates the contemporary transformations of the Arctic landscape, focusing on how climate change, the decline of extractive activities, and emerging environmental narratives are reshaping place identity and design perspectives in the region. Particular attention is given to the role of architecture in responding to extreme climate conditions, permafrost instability, and the growing need for resilient and adaptive infrastructures. The research is grounded in a seven-month field study conducted between Svalbard and Tromsø, allowing for direct engagement with the territory, local communities, and evolving spatial dynamics. Through an interdisciplinary lens, the thesis interweaves the physical, cultural, and symbolic dimensions of the Arctic, reflecting on the potential of vernacular architecture as both a form of situated knowledge and a strategy for adaptation. It also serves as a foundation for envisioning new scenarios of coexistence between humans, nature, and historical memory. The work includes an atlas of infrastructural vulnerabilities and a mapping of Arctic geological landscapes, offering critical and operative insights for designing in a territory undergoing profound transformation

    Implementation of dutch farming for the cultivation of tomatoes in South India

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    LAUREA MAGISTRALEL’aumento delle problematiche legate al cambiamento climatico, alla scarsità d’acqua e alla limitata disponibilità di terreni coltivabili ha evidenziato la necessità di soluzioni agricole sostenibili, in particolare nelle aree tropicali come il Sud dell’India. Questa tesi ha illustrato la progettazione, lo sviluppo e l’efficacia di un sistema idroponico passivo integrato in una struttura di coltivazione protetta, finalizzato alla produzione continua, durante tutto l’anno, di pomodori, lattuga, spinaci e basilico. Lo studio si basa su ricerche condotte nei paesi in via di sviluppo, utilizzando materiali disponibili, substrati di coltivazione economici e soluzioni di gestione manuale dei nutrienti a bassa tecnologia, per garantire una sostenibilità accessibile e scalabile ai piccoli e medi produttori. La ricerca ha compreso la selezione del sito, la progettazione di una serra passiva adattiva al clima, la scelta delle colture, la definizione delle tecniche idroponiche e la gestione delle prestazioni colturali in ambienti climatici passivi. Sono stati misurati e analizzati parametri chiave quali altezza delle piante, resa, assorbimento dei nutrienti, efficienza nell’uso dell’acqua e incidenza dei parassiti. I risultati mostrano evidenze significative del fatto che i sistemi idroponici passivi possano produrre ortaggi di alta qualità con un consumo idrico molto inferiore e un impiego ridotto di input chimici, rispetto ai tradizionali sistemi di coltivazione in suolo. L’integrazione di pratiche di gestione dei parassiti, di gestione del clima e di spaziatura delle piante ha inoltre contribuito a migliorare la salute e la resa delle colture. L’idroponica passiva in condizioni protette si configura come un’alternativa intelligente per il clima, economicamente sostenibile ed ecologicamente valida rispetto all’agricoltura tradizionale nelle regioni tropicali e semi-aride. Essa offre soluzioni tecniche concrete, nonché opportunità per l’agricoltura urbana, il vertical farming e la produzione annuale, contribuendo direttamente agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in particolare agli obiettivi Fame Zero, Consumo Responsabile e Azione per il Clima. Si raccomanda pertanto la scalabilità di tali sistemi, includendo componenti automatizzate, fonti di energia rinnovabile, riciclo dei nutrienti di scarto e maggiori strumenti politici a sostegno dell’agricoltura nelle aree rurali rispetto a quelle urbane.The increasing issues of climate change, water scarcity, and limited arable land have highlighted the need for sustainable agricultural solutions, especially in tropical areas like South India. This thesis has outlined the design, development, and effectiveness of a passive hydroponic system integrated into a protected cultivation structure for the high demand growing of tomatoes, lettuce, spinach and basil all year round. The study builds upon research conducted in developing countries using available materials, inexpensive growing media, and low-tech manual nutrient management solutions, to maintain sustainability that is accessible and scalable for small and medium sized growers. The research comprised site selection, designing a passive climate-adaptive greenhouse system, crop selection, choosing hydroponic techniques, managing crop performance in passive climate environments. Key parameters including plant height, yield, nutrient uptake, water-use efficiency, and pest counts were measured and reported. The findings show significant evidence that passive hydroponic systems can produce high-quality vegetables with much lower water use and fewer chemical inputs, to be able to grow food in comparison to traditional soil-based cropping systems. The integration of pest management practices, climate management practices, and plant spacing also improved crop health and yield. Passive hydroponics under protected conditions is a climate-smart, economically viable, and environmentally friendly alternative to traditional farming in tropical and semi-arid regions. It offers viable technical options, plus an opportunity for urban agriculture, vertical farming, and year-round production, alongside creating a direct contribution to the UN Sustainable Development Goals (SDGs); more specifically the goals applicable to Zero Hunger, Responsible Consumption, and Climate Action. It is therefore recommended that the systems be scaled, including automated components, renewable source energy, waste nutrient recycling, and greater policy tools to support farming in rural compared to urban areas

    A quorum-based approach for hard real-time distributed systems

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    LAUREA MAGISTRALEI sistemi distribuiti hard real-time sono sempre più diffusi in domini safety-critical come l’avionica, l’automotive e l’automazione industriale. Garantire sia la correttezza sia la disponibilità in questi sistemi rappresenta una sfida significativa, poiché la correttezza dipende anche dal rispetto di stringenti vincoli temporali, soprattutto in presenza di componenti distribuiti. Sebbene la letteratura offra diverse tecniche per gestire i guasti hardware in tali sistemi, pochi studi si concentrano sui guasti bizantini, e tutti si basano su meccanismi di consenso. Questa tesi indaga approcci basati su quorum per sistemi distribuiti hard real-time, con l’obiettivo di ottenere tolleranza ai guasti garantendo al contempo il rispetto delle deadline dei task anche in presenza di guasti bizantini. A differenza dei metodi basati sul consenso, il modello proposto consente la rilevazione e il recupero dai guasti senza richiedere la riesecuzione dei task, migliorando così l’efficienza e mantenendo il determinismo. Inoltre, mostriamo come l’approccio basato su quorum possa essere esteso anche alla gestione dei guasti hardware. Il modello è stato valutato tramite OMNeT++, un simulatore di rete open-source, integrato con il framework INET, che fornisce un insieme completo di protocolli di comunicazione, componenti e modelli di rete. I risultati sperimentali evidenziano sia i punti di forza sia le attuali limitazioni della soluzione proposta, delineando al contempo possibili direzioni per futuri miglioramenti. Nel complesso, questo lavoro contribuisce a gettare nuove basi per la ricerca su sistemi distribuiti hard real-time tolleranti ai guasti.Hard real-time distributed systems are increasingly deployed in safety-critical domains such as avionics, automotive, and industrial automation. Ensuring both correctness and availability in these systems poses significant challenges, since correctness also depends on meeting strict timing constraints, particularly in the presence of distributed components. While the literature provides several techniques to address hardware failures in such systems, fewer studies focus on Byzantine failures, and all of them rely on consensus-based mechanisms. This thesis investigates quorum-based approaches for hard real-time distributed systems, aiming to achieve fault tolerance while ensuring that task deadlines are met even under Byzantine failures. Unlike consensus-based methods, the proposed model enables failure detection and recovery without requiring task re-execution, thereby improving efficiency and maintaining determinism. Furthermore, we show how the quorum-based approach can also be extended to handle hardware failures. The model has been evaluated using OMNeT++, an open-source network simulator, integrated with the INET framework, which provides a comprehensive set of communication protocols, components, and network models. The experimental results highlight both the strengths and current limitations of the proposed solution, while also outlining directions for future improvements. Overall, this work contributes a novel foundation for research on fault-tolerant hard real-time distributed systems

    From forgotten to relevant : revitalizing the rural architectural legacy of Bleiburg a methodological approach through Ordinary Universal Value (OUV)

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    LAUREA MAGISTRALEQuesta tesi esplora un approccio alternativo all’urbanizzazione nei piccoli centri austriaci, concentrandosi sulla rivitalizzazione degli edifici agricoli abbandonati attraverso il concetto di Ordinary Universal Value (OUV). Sebbene la ricerca urbanistica privilegi spesso le aree metropolitane, i piccoli centri affrontano sfide specifiche come consumo di suolo, calo demografico e abbandono, che minacciano il tessuto sociale e culturale. Tali condizioni offrono tuttavia l’opportunità di ripensare il ruolo del patrimonio e di reinterpretare i siti trascurati come risorse culturalmente significative. La ricerca sviluppa un quadro teorico sull’OUV, collocandolo nel discorso sul patrimonio come strumento per riconoscere la rilevanza culturale di siti quotidiani e non monumentali, spesso esclusi dalle classificazioni convenzionali. Valorizzando spazi ordinari e marginali, l’OUV propone una rilettura degli edifici agricoli abbandonati come eredità rurale reintegrabile nel tessuto urbano, favorendo continuità, resilienza e sviluppo sostenibile nei piccoli centri. Applicando tale base teorica, la tesi utilizza l’OUV in una proposta progettuale per un sito agricolo dismesso a Bleiburg, Austria. Attraverso un’interpretazione del luogo e strategie di progetto basate su scenari, il lavoro indaga approcci di rivitalizzazione che bilanciano radicamento e adattabilità, costruendo un quadro sensibile ed evolutivo capace di garantire rilevanza culturale e sociale nel lungo termine, affrontando le sfide urbane contemporanee. Questo studio contribuisce al dibattito scientifico su patrimonio e urbanizzazione sostenibile, introducendo l’OUV come strumento replicabile per rigenerare siti abbandonati e ampliando il patrimonio da nozione retrospettiva a risorsa orientata al futuro per la resilienza urbana. In tal modo, mette in discussione i paradigmi consolidati, promuove il dialogo interdisciplinare e propone un modello di sviluppo sostenibile per i piccoli centri, riconoscendo il valore durevole dei luoghi trascurati nel plasmare la continuità culturale e sociale.This thesis explores an alternative approach to urbanization in small Austrian towns by focusing on the revitalization of abandoned agricultural buildings through the concept of Ordinary Universal Value (OUV). While urbanization research often prioritizes metropolitan areas, small towns face distinct challenges such as land consumption, population decline, and abandonment, all of which threaten their social and cultural fabric. These conditions, however, also provide opportunities to rethink the role of heritage and to reframe neglected sites as culturally significant resources. The research develops a theoretical framework around OUV, positioning it within heritage discourse as a means to recognize the cultural relevance of everyday, non-monumental sites that are frequently excluded from conventional classifications. By emphasizing the significance of ordinary and overlooked spaces, OUV offers a lens through which abandoned agricultural buildings can be reinterpreted as rural architectural legacies and reintegrated into the urban fabric, fostering continuity, resilience, and sustainable development in small towns. Building on this theoretical foundation, the thesis applies OUV to a design proposal for a neglected agricultural site in Bleiburg, Austria. Through an interpretative understanding of the site and scenario-based design strategies, the project explores revitalization approaches that balance rootedness with adaptability. The scenarios aim to establish a sensitive and evolving framework that ensures long-term cultural and social relevance while addressing contemporary urban challenges. This work contributes to the scientific discourse on heritage and sustainable urbanization by bridging theory and practice. It introduces OUV as a replicable framework for revitalizing abandoned sites, expanding the role of heritage from a backward-looking notion to a forward-oriented resource for urban resilience. In doing so, it challenges established heritage paradigms, fosters interdisciplinary discussion, and proposes a model for sustainable small-town development that acknowledges the enduring value of overlooked sites in shaping cultural and social continuity

    A forecasting algorithm for asset telemetries in non-stationary environments

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    LAUREA MAGISTRALELa previsione del comportamento futuro di utilizzo degli asset fisici è fondamentale per le aziende e le società di leasing, poiché influisce direttamente sulla continuità operativa, sulla pianificazione della manutenzione e sulle strategie finanziarie. I dati telemetrici, come il consumo energetico o il tempo di utilizzo, costituiscono la base per tale analisi e previsione. Le serie temporali telemetriche presentano spesso un comportamento non stazionario, con stagionalità e trend che possono variare in modo improvviso o graduale nel tempo. I modelli statistici tradizionali di previsione faticano a catturare questi cambiamenti di regime, mentre gli approcci moderni basati sul deep learning richiedono in genere grandi quantità di dati, difficili da reperire nella pratica, e risultano poco interpretabili. In questa tesi presentiamo un nuovo algoritmo di previsione, progettato specificamente per le serie telemetriche degli asset in ambienti non stazionari. Il metodo scompone la serie temporale nei suoi componenti di trend e stagionalità, utilizza tecniche bayesiane per rilevare improvvisi punti di cambiamento e integra queste informazioni in un framework di previsione basato su Prophet. Per migliorarne l’affidabilità, l’algoritmo introduce meccanismi di robustezza al rumore e agli outlier, oltre a un approccio a finestra mobile per adattarsi a pattern che evolvono gradualmente. Abbiamo validato l’algoritmo proposto attraverso esperimenti estensivi sia su dataset sintetici che reali. I risultati mostrano che la nostra soluzione non solo supera modelli tradizionali di riferimento come Auto-ARIMA ed ETS (Exponential Time Smoothing), ma migliora anche le prestazioni di Prophet in termini di accuratezza. Il risultato è un modello accurato, interpretabile, robusto e adattabile a diverse categorie di asset e regimi operativi.The prediction of physical assets future usage behavior is critical for asset-owning companies and leasing providers, as it directly affects operational continuity, maintenance planning, and financial strategies. Telemetry data, such as energy consumption or usage time, provides the basis for this analysis and forecasting. Telemetry time series often exhibit non-stationary behavior, with seasonalities and trends that can abruptly or gradually change over time. Traditional statistical forecasting models struggle to capture such regime shifts, while modern deep learning approaches typically require large datasets that are difficult to obtain in practice and lack interpretability. In this thesis, we present a novel forecasting algorithm specifically designed for asset telemetry in non-stationary environments. The method decomposes the time series into trend and seasonal components, employs Bayesian techniques to detect abrupt changepoints, and integrates this information into a Prophet-based forecasting framework. To improve reliability, the algorithm introduces mechanisms for robustness against noise and outliers, as well as a sliding window approach to adapt to gradual evolving patterns. We validate the proposed algorithm through extensive experiments on both synthetic and real-world datasets. Results show that our solution not only outperforms traditional baselines such as Auto-ARIMA and ETS (Exponential Time Smoothing), but also improves upon Prophet in terms of accuracy. The result is a model that is accurate, interpretable, robust and adaptable across different asset categories and operational regimes

    Phenomenology of memory in the urban landscape : remembering and forgetting in the city of Bogotá

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    LAUREA MAGISTRALEQuesta tesi esplora la fenomenologia della memoria nel paesaggio urbano, con l’obiettivo di comprendere come gli spazi collettivi acquisiscano, trasformino e perdano significato nel tempo. La memoria è considerata come un discorso plasmato dal potere, radicato nello spazio pubblico e capace di determinare come le persone interagiscono, si appropriano e abitano la città. Il lavoro si apre analizzando teorie che affrontano il tema della memoria e dello spazio urbano, elaborando una fenomenologia che mostra come essa sia sostenuta non solo da monumenti e memoriali, ma anche da luoghi quotidiani, nei quali la memoria diventa visibile, svanisce o riemerge. La ricerca identifica cinque forme di memoria: coloniale, costruita dallo Stato, cancellata, riappropriata e quotidiana, ed esplora come esse interagiscano e si sovrappongano nel plasmare l’esperienza collettiva. Le città, con le loro stratificazioni, sono presentate come palinsesti, attraversati da narrazioni conflittuali e contestate che influiscono su identità e appartenenza. La tesi si concentra sul centro di Bogotá come caso di studio in cui tutte queste forme di memoria convergono. Analizza come la memoria si inscriva negli spazi progettati, come venga cancellata attraverso incuria, demolizione o discorso ufficiale, e come riemerga attraverso pratiche quotidiane e atti di resistenza. Infine, lo studio evidenzia come la memoria rimodelli continuamente i paesaggi urbani, mostrando le città non come scenari fissi, ma come arene vive in cui storia, identità e potere sono in costante negoziazione.This thesis explores the phenomenology of memory in the urban landscape, aiming to understand how collective spaces gain, transform and lose meaning over time. It considers memory as a discourse shaped by power, embedded in public space, and capable of determining how people interact, appropriate, and inhabit the city. The work begins by studying the theory that that address memory and urban space., resulting in a phenomenology of memory that shows how it is sustained not only by monuments and memorials but also by everyday places. The student identifies five forms of memory: colonial, state-constructed, erased, reclaimed and everyday, and explores how they interact and overlap in shaping collective experience.. Cities,in their multiple layers and spaces are shown as palimpsest, layered with conflicted and contested narratives, influencing its identities. The thesis focuses on Bogotá’s city center as a case study where all these forms of memory converge.It analyzes how memory is inscribed in designed spaces, how it disappears through neglect, demolition, or official discourse, and how it resurfaces through everyday practices and acts of resistance. The thesis highlights how memory continously reshaped urban landscapes, stating cities as not fixed landscapes but as living arenas where history, identity and power are constantly in negociation

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