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Le strutture della Corona d’Aragona
The Crown of Aragon was a political and social structure, currently disappeared and under controversial memories. It was a conglomerate of territories, added in the Mediterranean during the late Middle Ages, which took the name from the common ruling dynasty, being their government based on the sovereign’s weakness and the states’ strength. The political cohesion was reached, on 15th century around the implementation of humanistic justifying ideas and the combination of culture, language and territory.La Corona d'Aragona è stata una struttura politica e sociale, che attualmente è scomparsa ed è oggetto di memoria controversa. Si trattava di un conglomerato di territori costituitosi nel Mediterraneo durante il tardo Medioevo: prendeva il nome dalla comune dinastia regnante, essendo il loro governo basato sulla debolezza del sovrano e sulla forza degli Stati. La coesione politica fu raggiunta, nel XV secolo, attorno all'attuazione delle idee umanistiche giustificative e alla combinazione di cultura, lingua e territorio
Fiumi, paesaggi, spazi pubblici e complessità: il caso dell’Olona e Pogliano Milanese
The state of complexity of the watercourses that flow through the most densely urbanised areas in the European and global context has typical features that present challenges in river restoration, landscape transformation, social impact, and the construction of public spaces.In fact, river situations have a strong social and anthropological connotation because of the link that can be established between the river space and its intensive anthropic use, its transformation, and its environmental and water pollution.Every river is the result of long-term processes that, over the years, have led to the occupation and exploitation of the water space, reducing its richness and diminishing what was characteristic of a distinctive, established, and original ‘river culture’. In addition to the loss of landscape quality in this crisis, there has been a stigmatisation and rejection of watercourses. Today, these factors continue to have a negative impact on the state of rivers despite deindustrialisation and the widespread use of wastewater treatment, which have increased opportunities for the recovery of hydraulic landscapes. The text analyses these conditions by referring to aspects of a generalisable nature that are useful for establishing a dialectical comparison with similar situations. It then focuses on the river Olona and, at a trans-scalar level, on the PLIS Basso Olona and the specific situation of the municipality of Pogliano Milanese, which has been the subject of research and specific design experiments.La condizione di complessità che contraddistingue i corsi d’acqua che attraversano le aree più densamente urbanizzate del contesto europeo e mondiale presenta dei caratteri comuni che pongono delle sfide interessanti in termini di recupero, trasformazione del paesaggio e costruzione dello spazio pubblico.Ciò coinvolge in modo sostanziale la sfera sociale e antropologica per via del nesso che lega lo spazio del fiume all’intenso uso antropico, alla sua trasformazione e all’inquinamento ambientale e delle acque. Si tratta di processi che nel corso degli anni hanno occupato e sfruttato lo spazio dei corsi d’acqua, riducendone la ricchezza e sminuendo ciò che contraddistingueva la cultura dei fiumi. Si è così prodotta oltre alla perdita della qualità del paesaggio, la stigmatizzazione e il rifiuto dei corsi d’acqua. Questi fattori influenzano in modo negativo anche le condizioni del presente che offrono le possibilità di un riscatto dei paesaggi idraulici che stanno lentamente risorgendo per via della deindustrializzazione e del ricorso generalizzato alla depurazione delle acque reflue. Il testo esamina queste condizioni riferendosi a degli aspetti di carattere generalizzabile, utili per costruire un confronto dialettico con altre situazioni analoghe, rivolgendo quindi l’attenzione al fiume Olona e in modo transcalare al PLIS Basso Olona e alla condizione specifica del Comune di Pogliano Milanese, che è stata oggetto di ricerche e sperimentazioni progettuali puntuali
In the heart of Sicily: a renewed approach to knowledge to solve the complex relationship between Sicani Natural Park and its community
After a forty-year-long period of reflections and applications in an innovative approach to heritage protection and landscape quality management and development, the European Landscape Convention (Council of Europe, 2000) calls for “a sustainable development based on a balanced relationship between social needs, economic activity, and the environment”.Starting from an articulated theoretical review on the topics of cultural heritage-based development, landscape quality and land protection as community assets, the paper is focused on the identification of strategies and actions to solve the conflicts that in recent years in inner western Sicily have blocked the Sicani Natural Park Agency, in preparing consultation between the Park Authority and local communities to design the new Park Plan.The study has as a result a synoptic picture to face the challenge of territorial and social regeneration, to enhance the presence of an unspoilt natural heritage, and trigger the local resources-based development, counteracting the economic and demographic discomfort. The research results grasp all the facets of individual issues and propose the most appropriate options, proposing local solutions that promote protection and development.
Keywords: cultural heritage, nature protection, soil consumption, landscape, communityNel cuore della Sicilia: un rinnovato approccio alla conoscenza per risolvere il complesso rapporto tra il Parco Naturale dei Sicani e la sua comunità
Dopo quarant’anni di riflessioni e applicazioni in un approccio innovativo alla protezione del patrimonio, alla gestione e allo sviluppo della qualità del paesaggio, la Convenzione europea del paesaggio (2000) chiede che “uno sviluppo sostenibile basato su un rapporto equilibrato tra bisogni sociali, attività economica e ambiente”. A partire da un'articolata rassegna teorica sui temi dello sviluppo basato sul patrimonio culturale, qualità del paesaggio e protezione del territorio come beni comunitari, il documento si focalizza sull'individuazione di strategie e azioni per risolvere i conflitti che negli ultimi anni nell'interno della Sicilia occidentale hanno bloccato, più volte, l'istituzione del Parco Regionale dei Monti Sicani, e per preparare l'EnteParco alla consultazione con le comunità locali e alla progettazione del nuovo Piano Parco.Lo studio ha come risultato un quadro sinottico mirato ad affrontare la sfida della rigenerazione territoriale e sociale, a implementare il ruolo della presenza di un patrimonio naturale incontaminato, e a innescare uno sviluppo autosostenibile basato sulle risorse endogene, contrastando il disagio economico e demografico. I risultati della ricerca colgono tutte le sfaccettature dei singoli temi e propongono le opzioni più appropriate, proponendo soluzioni locali che promuovano protezione e sviluppo.
Parole chiave: patrimonio culturale, tutela, consumo di suolo, paesaggio, comunit
Landscape design in regeneration and accessibility process to cultural heritage. The study case of Liternum Archaeological Park for the Domitio-Flegreo Coast
This paper reflects on the role that historical-archaeological heritage and its relations with the landscape can assume in the socio-spatial regeneration processes affecting the urban and peri-urban dynamics of societies and territories in “transition.” In particular, projects and strategies for the protection, accessibility and enjoyment of heritage, can offer an opportunity for a project of landscape and production of contemporary, attractive and multifunctional public space, in which what is being affirmed is a new form of the public city, and more generally of a renewed welfare, beyond the mere preservation and to the transmission of the preserved assets. In the design experimentation developed for the Archaeological Park of Liternum, on the shores of Lake Patria, it was a matter of subtracting the archaeological area from its condition as a place separated from the city in order to prefigure a broader urban use (Manacorda, 2007), starting from the design of the paths of an expanded fruition capable of sequencing the archaeological remains, with the landscape and the spaces and dynamics of the city with which they establish fertile relations within a possible collaborative governance with the actors of the context.
Keywords: cultural heritage, transition, public space, landscape, accessibilityIl progetto di paesaggio nei processi di rigenerazione e accessibilità al patrimonio culturale. Il caso studio del Parco Archeologico di Liternum per il Litorale Domitio-Flegreo
Questo contributo riflette sul ruolo che il patrimonio storico-archeologico e le sue relazioni con il paesaggio possono assumere nei processi di rigenerazione socio-spaziale che interessano le dinamiche urbane e periurbane delle società e dei territori in “transizione”. In particolare, progetti e strategie per la tutela, l’accessibilità e la fruizione del patrimonio, possono offrire l’opportunità per un progetto di paesaggio e di produzione di spazio pubblico contemporaneo, attrattivo e multifunzionale, in cui quella che si viene ad affermare è una nuova forma della città pubblica, e più in generale di un rinnovato welfare, oltre la mera conservazione e alla trasmissione dei beni conservati. Nella sperimentazione progettuale sviluppata per il Parco Archeologico di Liternum, sulle sponde del Lago Patria, si è trattato di sottrarre l’area archeologica alla sua condizione di luogo separato dalla città per prefigurare un più ampio uso urbano (Manacorda, 2007), a partire dal disegno dei percorsi di una fruizione allargata capaci di mettere in sequenza i resti archeologici, con il paesaggio e gli spazi e le dinamiche della città con cui instaurano relazioni fertili dentro una possibile governance collaborativa con gli attori del contesto.
Parole chiave: patrimonio culturale, transizione, spazio pubblico, paesaggio, accessibilit
I cives malenutriti nel contado bolognese del Trecento
The article focuses on the the cives malenutriti, or citizens of Bologna living in the countryside, during the 14th century. In spite of their name, whose etymology is probably to be sought in the figurative rather than literal meanings of the verb nutrire, they constituted a village bourgeoisie of landowners and artisans, probably growing demographically and economically, whose fiscal status was repeatedly renegotiated as city governments and military spending changed. With the reforms of 1393-1395 they were significantly reduced in number and united with the nobiles to form a single fiscal category of citizens privileged in the contado.L’articolo esamina le vicende della categoria dei cives malenutriti, ovvero dei cittadini bolognesi abitanti in contado, nel Trecento. A dispetto del nome, la cui etimologia va probabilmente cercata nei significati figurati e non letterali del verbo nutrire, essi formavano una borghesia di villaggio attiva nelle arti ma anche proprietaria terriera, probabilmente in crescita demografica ed economica nel corso del secolo, il cui status fiscale fu più volte rinegoziato al mutare dei governi e della spesa militare. Con le riforme del 1393-1395 il secondo governo di Popolo bolognese li ridusse sensibilmente di numero e li unì ai nobiles, a formare un’unica categoria fiscale di cittadini privilegiati in contado
Ancora sulla Vita nova come elegia: qualche considerazione sull’influenza della linea elegiaca biblico-boeziana
The Vita nova has been convincingly traced back to the elegiac sphere on the basis of the medieval definition of the genre as stilus miserorum, centred on content and tonal rather than stylistic characteristics. One of the most representative texts of the elegiac genre is undoubtedly Boethius’ Consolatio which, by virtue of its prosimetric form and the influence of Conv. II.XII.2, is pointed out as the main model of the Vita nova. In addition to this, the other archetype of the elegiac genre certainly known to Dante is the Bible: recent studies have also increasingly clarified the articulated role played by the Lamentations of Ps. Jeremiah, while variously esteemed is the contribution offered by the Book of Job. This essay aims at re-examining this latter aspect, illustrating how the late thirteenth-century literary predilection for the type of the “sorrowful Job” over that of the “patient Job” reflects the trend of the contemporary biblical exegesis. The contribution also intends to show, starting from the case of the library of Santa Croce, the actuality and diffusion of the elegiac interpretation of the Book of Job, studying its exegesis and the circulation in Dante’s Florence of some elegiac-consolatory texts strongly influenced by the examples of Job and Boethius.La Vita nova è stata convincentemente ricondotta da Stefano Carrai all’ambito elegiaco sulla base della definizione medievale del genere quale stilus miserorum, incentrata su caratteristiche di tipo contenutistico e tonale più che stilistico. Tra i testi più rappresentativi del genere è senz’altro la Consolatio di Boezio che, in virtù di quanto affermato in Conv. II.XII.2 e della forma prosimetrica, viene additata quale principale modello della Vita nova; accanto a questa, l’altro archetipo del genere elegiaco sicuramente presente a Dante è offerto dalla Bibbia: studi recenti hanno chiarito ulteriormente l’articolato ruolo giocato dalle Lamentazioni dello ps. Geremia, mentre variamente stimato è il contributo offerto dal libro di Giobbe. Il presente saggio si propone di riesaminare quest’ultimo aspetto e illustrare come la predilezione letteraria tardoduecentesca per il tipo del Giobbe dolente su quello del Giobbe paziente rifletta l’orientamento della coeva esegesi biblica; il contributo intende inoltre mostrare, a partire dal patrimonio librario di Santa Croce, l’attualità e la diffusione dell’interpretazione elegiaca di Giobbe, studiando l’esegesi al libro biblico e la circolazione a Firenze in epoca dantesca di alcuni testi elegiacoconsolatori fortemente influenzati dagli esempi di Giobbe e Boezio
Notai sulla frontiera: pratiche e contaminazioni tra Italia e Mediterraneo (secoli XII-XV)
Compiled here are seven contributions to a comparative analysis of the practice of the notarial profession in the late Middle Ages in Europe, with a focus on border regions.Sono qui raccolti sette contributi di analisi comparativa dell’esercizio della professione notarile nel basso Medioevo europeo, con particolare attenzione alle regioni situate in aree di frontiere
The definition of the content of national identity under Art. 4(2) TEU between the Court of Justice and the Constitutional Courts: an argument for the re-centralisation of the ‘dialogue between the Courts’
L’articolo discute la questione di chi sia competente a determinare il contenuto dell’identità nazionale di cui all’art. 4, par. 2, TUE: la Corte di Giustizia ovvero le Corti costituzionali nazionali. In linea di principio, spetta alle Corti nazionali definire il contenuto dell’identità del proprio ordinamento, nel quadro dell’interpretazione dell’art. 4, par. 2, TUE resa dalla Corte di Giustizia. L’analisi della prassi, tuttavia, rivela la riluttanza delle Corti costituzionale a effettuare rinvii pregiudiziali ai sensi dell’art. 4, par. 2, TUE, temendo di essere smentite dalla Corte di Giustizia. Tale approccio della Corte di Giustizia è dovuto, si sostiene, al fatto che, nella maggior parte dei casi in cui è investita di questioni identitarie, ciò non avviene su rinvio della Corte costituzionale dello Stato interessato, spingendo la Corte GUE a un sindacato delle qualificazioni in tema di identità prospettatele. Si sostiene allora la necessità di un riaccentramento del dialogo costituzionale in tema di identità, valutando la possibilità di introdurre un «rinvio pregiudiziale al contrario» e di estendere all’ambito identitario le dottrine elaborate in tema di doppia pregiudizialitàThe article discusses the question of the institutional subject competent to determine the content of national identity under Article 4(2) TEU: the Court of Justice or the national constitutional Courts. In principle, it is up to the national Courts to define the content of the identity of their own Constitution within the framework of the Court of Justice’s interpretation of Art. 4(2) TEU. By reviewing the concrete practice, it is shown that constitutional Courts are reluctant to refer questions in matters of identity, fearing that they will be second-guessed by the Court of Justice. This approach of the Court of Justice is due, it is argued, to the fact that most cases where national identity comes to the fore are not referred by the Constitutional Court of the State concerned, thus prompting the CJEU to second-guess the referring judge in its qualification of national identity. Therefore a recentralisation of the constitutional dialogue on identity issues is needed. In this regard, both the possibility of introducing a «reverse preliminary reference», and of extending the doctrines developed on the subject of dual preliminarity to matters of national identity are considere
The role of cultural heritage in the winding path of European integration
Tra l’identità di una Nazione ed il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico esiste un intimo legame. Il patrimonio culturale, invero, costituisce espressione della memoria collettiva di un popolo e, come testimoniato dalla formulazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione, svolge altresì un ruolo di primo piano nella definizione dell’identità culturale futura della comunità civile. Partendo da queste premesse, si rifletterà sul ruolo che il patrimonio culturale può rivestire con riferimento alla costruzione ed al rafforzamento di un’identità diversa da quella nazionale, quella dell’Europa unita. Ad essere approfonditi saranno le attuali politiche ed iniziative dell’Unione europea in materia di patrimonio culturale, le quali sembrano rispecchiare l’ambivalenza propria di un organismo sovranazionale che intende promuovere un’«unione sempre più stretta tra i popoli», senza negarne le identità nazionaliAn intimate bond is found between the identity of a country and its cultural heritage. As a matter of fact, cultural heritage is an expression of the collective memory of a people and, as the wording of Italian Constitution’s Article 9 makes clear, it also has a significant impact on the definition of a community’s future cultural identity. Starting from these premises, the paper explores the role cultural heritage can play in the construction and strengthening of a different identity, the identity of the European union. Current European policies and initiatives in cultural field seem to mirror the ambivalence of a supranational organization that intends to promote an "ever closer union among peoples", while preserving their national identitie
Il diritto di essere sé stessi nell’era digitale: nuove sfide per l’identita’ personale tra tutela della dignita’ dell’individuo e integrazione europea
In 1985 the Italian Court of Cassation marked the end of the long-lasting and complex doctrinal and jurisprudential debate relating to the recognition of the right to personal identity, finding the foundation and full legitimation of this juridical situation in the personalist principle that liven up the Constitutional Charter. Almost forty years later that same need, never muted, emerges today with new and greater strength in a particularly complex scenario, characterized by technologies capable of collecting and processing information fragments of the individual’s personality. The massive use of personal data, supported by tools, such as those connected to AI, capable of «creating new knowledge» through a computing power never experienced before, set, in fact, new and significant challenges. Hence a need to analyze the perspectives for protecting personal identity in the current digital scenario, facing a technological phenomenon that seems to make the traditional boundaries between private and public increasingly blurred and fluid the territories in which personality takes shape, affecting the correct projection of personal identity within a technologically advanced society. Considering that the protection of personal identity connects to the «freedom-dignity» supreme principle guaranteed by the Italian Constitutional Charter in the hendiadys expressed by artt. 2 and 3 of the Constitution and hinged upon the art. 2 of the Treaty on European Union. A principle that needs to be preserved and protected as a common root of European constitutional experiences, and that becomes the pillar of a new fundamental phase of the European integration process in the digital ageNel 1985 la Corte di cassazione italiana sanciva la fine del lungo e complesso dibattito dottrinale e giurisprudenziale relativo al riconoscimento del diritto all’identità personale trovando fondamento e piena legittimazione di tale situazione giuridica soggettiva nel principio personalista che anima l’intera Carta costituzionale. Quasi un quarantennio dopo quella stessa esigenza, mai più sopita, emerge oggi con nuovo e maggior vigore in presenza di uno scenario particolarmente complesso perché sempre più caratterizzato da tecnologie in grado di raccogliere ed elaborare frammenti informativi della personalità dell’individuo. L’utilizzo massivo di dati personali, supportati da strumenti, come quelli connessi all’IA, in grado di «creare nuova conoscenza» tramite un potere di calcolo mai sperimentato prima pone, infatti, in tale ambito nuove e significative sfide. Da qui la necessità di analizzare le prospettive di tutela dell’identità personale nell’attuale scenario digitale dinanzi ad un fenomeno tecnologico che sembra rendere sempre più labili i tradizionali confini tra privato e pubblico e fluidi i territori nei quali la personalità si realizza, incidendo sulla corretta proiezione dell’identità personale all'interno di una società tecnologicamente avanzata. Questo nella consapevolezza che la tutela dell’identità personale inerisce quel principio supremo di «libertà-dignità» che è garantito dalla Carta costituzionale italiana nell’endiadi espressa dagli artt. 2 e 3 Cost. ed è incardinato nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea. Un principio che necessita di essere preservato e tutelato perché non solo costituisce la radice comune delle esperienze costituzionali europee, ma diventa il pilastro intorno al quale avviare una nuova fondamentale fase del processo di integrazione europea nell’era digital