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    I “contorni” negli album fotografici di fine Ottocento della Società napoletana di storia patria

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    Il presente contributo illustra i contesti di realizzazione della documentazione fotografica del patrimonio artistico e paesaggistico dopo l’Unità d’Italia, soffermandosi sulle fotografie degli Album conservati alla Società napoletana di storia patria. Le immagini analizzate rappresentano località, paesaggi, popolazioni di diverse regioni meridionali, non solo dei dintorni prossimi a Napoli, ex città capitale. Per “contorni” sono intesi i margini delle stesse rappresentazioni fotografiche, che rivelano ambienti, infrastrutture, paesaggi naturali, antropici e artificiali, spesso meno indagati rispetto al soggetto principale.This paper illustrates the contexts in which photographic documentation of the artistic and landscape heritage was made after the Unification of Italy, dwelling on the photographs in the Albums preserved at the Neapolitan Society of Homeland History. The images analyzed represent localities, landscapes, people of various southern regions, not only of the surroundings closest to Naples, the former capital city. By "contours" are understood the margins of the photographic representations themselves, which reveal environments, infrastructures, natural, anthropic and artificial landscapes, often less investigated than the main subject

    The public city and a new welfare. Regulatory inclusiveness and territorial equipment

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    Public endowments are one of the fundamental pillars for the proper functioning of urban life. Services such as health, education, green spaces and sports, and social assistance not only guarantee the well-being of citizens but, above all, contribute to reducing social inequalities and promoting inclusion. The article reflects on studies from the 2000s that identify a ‘new urban question’ and advocate for the development of a new urban welfare. Revisiting the provisions and techniques that traditionally regulate the construction of the public city in Italy since 1968, the paper highlights the need to innovate with more effective and redistributive solutions, especially considering the 2001 reform of Title V of the Constitution, the devices for the planning, acquisition and management of spaces and equipment aimed at guaranteeing the minimum endowment and supply of services that must be ensured throughout the country, in order to protect the social and civil rights of citizens. The contents of the bill of principles for spatial government and planning submitted by INU (February 2024) are illustrated and argued. The conclusions recognise urban regeneration as one of the most important public actions to be practised through an urban plan that can ensure the conditions for constructing a new urban welfare, recoding social and environmental issues. Keywords: urban welfare, urban standards, public city, inclusionCittà pubblica e nuovo welfare. Disposizioni per l’inclusione e le attrezzature territoriali Le attrezzature pubbliche rappresentano uno dei pilastri fondamentali per il buon funzionamento della vita urbana. Servizi come sanità, istruzione, verde e sport, assistenza sociale, non solo garantiscono il benessere dei cittadini ma, soprattutto, contribuiscono a ridurre le disuguaglianze sociali e a promuovere l'inclusione. L’articolo si inscrive nel solco degli studi che, dall’inizio degli anni 2000, riconoscono l’emergere di una “nuova questione urbana” che necessita di un nuovo welfare urbano. Disucsse disposizioni e tecniche che regolano in Italia, dal 1968, la costruzione della città pubblica, il paper evidenzia la necessità di innovare con soluzioni più efficaci e redistributive (considerata la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001), i dispositivi per la pianificazione, acquisizione e gestione degli spazi e delle infrastrutture finalizzati a garantire la minima dotazione e fornitura di servizi da assicurare in tutto il paese, a tutela dei diritti sociali e civili dei cittadini. Si illustrano e argomentano i contenuti della proposta di legge di principi per il governo del territorio e la pianificazione dell’INU (febbraio 2024). Le conclusioni riconoscono la rigenerazione urbana come una delle più importanti azioni pubbliche da praticare con un piano urbanistico che sappia garantire le condizioni per la costruzione di un nuovo welfare urbano, ricodificando questione sociale e ambientale. Parole chiave: welfare urbano, standard urbanistici, città pubblica, inclusion

    Napoli negli anni del Risanamento: la commissione del Ciclo di San Martino a Vincenzo Migliaro

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    The contribution analyses the representation of Naples in the late 19th and early 20th century. Attention will be paid in particular to the series of paintings dedicated to the preservation of the city’s memory, executed by the artist Vincenzo Migliaro, commissioned by the Ministry and destined for the Museo di San Martino. Through Migliaro’s works, appropriately collated with photographs of the time, an attempt will be made to examine the aspects of the places subjected to transformation in order to understand their changing iconographicfeatures.Il contributo analizza la rappresentazione della Napoli di fine Ottocento e inizi Novecento; l’attenzione sarà rivolta, in particolare, alla serie di dipinti dedicati alla conservazione della memoria cittadina, eseguiti dall’artista Vincenzo Migliaro, commissionati dal Ministero e destinati al Museo di San Martino. Attraverso le opere migliariane, opportunamente correlate con le riprese fotografiche del tempo, si cercherà di esaminaregli aspetti dei luoghi soggetti a trasformazioni per comprenderne i caratteri iconografici in continua evoluzione

    Il lungo tragitto dell’Università di Salerno dall’XI al XX secolo

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    Entrevista a Luis Alberto de Cuenca

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    On 21 March 2024, on the occasion of World Poetry Day, we had the privilege of listening to the Spanish poet Luis Alberto de Cuenca (Madrid 1950). The poet, invited by the Cervantes Institute in Rome, recited his poems together with 15 other renowned European poets, who gathered at the Hungarian Academy to celebrate poetry. The following day we had the opportunity to invite him to talk to us at the Roma Tre University. On that occasion, we reviewed the long career of this Hellenistic philologist (from his first poems in 1971 to the sixth edition of his complete works in 2023) and recent winner of the Federico García Lorca Prize (2022). Here is the transcript of our conversation.El 21 de marzo de 2024, con motivo de la celebración del Día Mundial de la Poesía, tuvimos el privilegio de escuchar al poeta español Luis Alberto de Cuenca (Madrid 1950). El vate, invitado por el Instituto Cervantes de Roma, recitó sus poemas junto a otros 15 reconocidos poetas europeos, que se dieron cita en la Academia de Hungría para festejar a la poesía. Al día siguiente, no queriendo desperdiciar la excelente oportunidad que se nos presentaba, lo invitamos a conversar con nosotros en la Universidad de Roma 3. En esa ocasión, repasamos la larga trayectoria de este filólogo helenista (desde sus primeros poemas de 1971 hasta la sexta edición de sus obras completas, de 2023) y reciente vencedor del Premio Federico García Lorca (2022). He aquí la transcripción de nuestra conversación

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    Nuove risposte organizzative, innovazione e impatto sociale del Covid-19 sulle organizzazioni di Terzo Settore in Campania

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    Utilizing Mixed Methods and an interdisciplinary approach this article explains the main results of the NORISC-19 project that investigates the impacts of COVID-19 on Third Sector Organizations (TSOs) in Campania, Italy, highlighting their innovative responses and social impacts amidst the pandemic and ongoing Third Sector Reform. The study reveals TSOs' adaptation to digitalization, resilience, and innovative strategies to address social needs and regulatory changes. Key findings include the diverse impacts of Pandemy and Normative Reforms of the Sector on TSOs, their strategic adaptations, and the crucial role of digital transformation in ensuring service continuity and addressing emerging social challenges. The main findings prompt a broader reflection, offering insights into the nonprofit sector's adaptation during crises and contributing to more articulated reflections on a policy agenda for the future of TSOs.Utilizzando metodi misti e un approccio interdisciplinare, questo articolo illustra i principali risultati del progetto NORISC-19, che indaga gli impatti del COVID-19 sulle organizzazioni del Terzo Settore in Campania, Italia, evidenziando le loro risposte innovative e gli impatti sociali nel contesto della pandemia e della riforma del Terzo Settore in corso. Lo studio rivela l'adattamento delle organizzazioni di terzo settore alla digitalizzazione, la resilienza e le strategie innovative da questi messe in pratica per rispondere ai bisogni sociali e ai cambiamenti normativi. I risultati principali includono i diversi impatti economici, sociali e organizzativi di pandemia e riforma sulle organizzazioni di terzo settore, i loro adattamenti strategici e il ruolo cruciale della trasformazione digitale nel garantire la continuità dei servizi e nell'affrontare le sfide sociali emergenti. I principali risultati sollecitano una riflessione più ampia, offrendo spunti di riflessione sull'adattamento del settore non profit durante le crisi e contribuendo a riflessioni più articolate su un'agenda politica per il futuro delle organizzazioni di terzo setotre

    Fifty years of Industrial Archaeology in Italy: is it still a frontier discipline?

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    Il testo esamina le problematiche e le sfide dell'archeologia industriale italiana, concentrandosi sulle pratiche di inventariazione, catalogazione, riallestimento e valorizzazione delle vecchie strutture produttive. Questa pratica viene paragonata alla “sindrome di Noè”, un recente disturbo mentale che comporta l'accumulo ossessivo di animali o oggetti. Gli autori evidenziano come questa sindrome si ripercuota anche sulla conservazione del patrimonio culturale: molti operatori, incapaci di stabilire delle priorità, cercano di conservare indiscriminatamente tutto. Questo fenomeno è particolarmente presente nelle aree periferiche, dove amministratori locali e appassionati cercano di proteggere e valorizzare ogni manufatto storico. Françoise Choay ha individuato questo problema nel 1992, mettendo in guardia dal rischio che un eccessivo accumulo di beni culturali protetti possa portare a una crisi delle risorse e a una perdita di significato culturale. Anche Salvatore Settis ha espresso preoccupazione per la situazione italiana, suggerendo che solo una rinascita delle virtù civiche potrebbe invertire l'attuale degrado. La soluzione proposta prevede una riforma culturale che stabilisca una gerarchia di valori storici e culturali condivisi, riducendo l'eccesso di patrimonio protetto e concentrando le risorse sui beni più significativi. Solo attraverso un'approfondita ricerca storica sarà possibile determinare quali beni meritano davvero di essere conservati e valorizzati.The text examines the issues and challenges of Italian industrial archaeology, focusing on the practices of inventorying, cataloging, repurposing, and enhancing old production structures. This practice is compared to the “Noah syndrome,” a recent mental disorder involving the obsessive accumulation of animals or objects. The authors highlight how this syndrome also affects the conservation of cultural heritage, with many practitioners, unable to set priorities, attempting to indiscriminately preserve everything. This phenomenon is particularly present in peripheral areas, where local administrators and enthusiasts try to protect and enhance every historical artifact. Françoise Choay identified this problem in 1992, warning of the risk that excessive accumulation of protected cultural assets could lead to a resource crisis and a loss of cultural significance. Salvatore Settis also expressed concern about the Italian situation, suggesting that only a revival of civic virtues could reverse the current degradation. The proposed solution involves a cultural reform that establishes a hierarchy of shared historical and cultural values, reducing the excess of protected heritage and concentrating resources on the most significant assets. Only through in-depth historical research will it be possible to determine which assets truly deserve to be preserved and enhanced

    Dall’archeologia industriale alla cultura industriale in Svizzera: un percorso tra memoria, patrimonializzazione e marketing territoriale

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    The text explores the evolution of the concept of industrial heritage in Switzerland. Initially, it highlights how industry, despite its crucial role in economic development, was long neglected in national identity representations in favor of more rural and mountainous images. It wasn’t until the 1970s and 1980s that there was a shift in perceiving industry as a significant component of Swiss identity. The Heimatschutz association, founded in 1905, played a central role in this context, initially showing little interest in industrial heritage apart from hydroelectric industry. However, by the end of the 20th century, the association began considering the preservation and reuse of disused industrial spaces as part of its commitment to cultural heritage conservation. Industrial archaeology in Switzerland began in the 1970s, influenced by international movements but lacking academic institutionalization. Early efforts focused on documenting, conserving, and enhancing the value of industrial sites and installations spanning from craftsmanship to modern industry. Despite not being formally recognized as an academic discipline, industrial archaeology evolved in close dialogue with the history of technology and gradually embraced a heritage and cultural perspective. Concurrently, various national and local initiatives emerged, such as Industriearcheologie and the creation of inventories of industrial heritage, which contributed to the preservation and valorization of buildings, machinery, and industrial landscapes. These initiatives also promoted the transformation of abandoned industrial sites into cultural and tourist spaces, facilitating collective memory and education about Switzerland’s industrial past. In conclusion, the trajectory of industrial archaeology in Switzerland serves as an example of how enhancing industrial heritage can effectively integrate into territorial marketing and national identity construction, addressing challenges like deindustrialization and the need to preserve the memory of past labor and technologies.Il testo esplora l'evoluzione del concetto di patrimonio industriale in Svizzera. Il contributo evidenzia come l'industria, nonostante il suo ruolo cruciale nello sviluppo economico, sia stata a lungo trascurata nelle rappresentazioni dell'identità nazionale a favore di immagini più rurali e montane. Solo negli anni Settanta e Ottanta si è assistito a un cambiamento nel percepire l'industria come una componente significativa dell'identità svizzera. L'associazione Heimatschutz, fondata nel 1905, ha svolto un ruolo centrale in questo contesto, inizialmente poco interessata al patrimonio industriale, a parte l'industria idroelettrica. Tuttavia, alla fine del XX secolo, l'associazione ha iniziato a prendere in considerazione la conservazione e il riutilizzo degli spazi industriali dismessi come parte del suo impegno per la conservazione del patrimonio culturale. L'archeologia industriale in Svizzera è iniziata negli anni Settanta, influenzata dai movimenti internazionali ma priva di istituzionalizzazione accademica. I primi sforzi si sono concentrati sulla documentazione, la conservazione e la valorizzazione di siti e impianti industriali che vanno dall'artigianato all'industria moderna. Nonostante non fosse formalmente riconosciuta come disciplina accademica, l'archeologia industriale si è evoluta in stretto dialogo con la storia della tecnologia e ha gradualmente abbracciato una prospettiva patrimoniale e culturale. Contemporaneamente sono nate diverse iniziative nazionali e locali, come l'Industriearcheologie e la creazione di inventari del patrimonio industriale, che hanno contribuito alla conservazione e alla valorizzazione di edifici, macchinari e paesaggi industriali. Queste iniziative hanno anche promosso la trasformazione di siti industriali abbandonati in spazi culturali e turistici, facilitando la memoria collettiva e l'educazione al passato industriale della Svizzera. In conclusione, la traiettoria dell'archeologia industriale in Svizzera è un esempio di come la valorizzazione del patrimonio industriale possa integrarsi efficacemente nel marketing territoriale e nella costruzione dell'identità nazionale, affrontando sfide come la deindustrializzazione e la necessità di preservare la memoria del lavoro e delle tecnologie del passato. &nbsp

    Cronistoria dell’industria tessile greca nella prima metà del XX secolo: due casi studio

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    Having spread its wings in the sky of independence post-revolutionary Greece employed new ways of supporting its tormented people and the shattered economy of the newly born Greek State by focusing on the development of local craft and industry, most sectors of which showed remarkable growth until the beginning of the twentieth century. The textile sector, as early as the 1860s, had proven to be particularly productive and in spite of the historical and socio-political difficulties of the second half of the nineteenth century it was developed into one of the most prolific sectors of Greek industry in the years that followed, especially in the then ‘metropoles’ of industry and transit trade of the country, as were the ports of Piraeus and Hermoupolis, the capital of Syros island. This research attempts to trace the development of the domestic textile industry from its birth to its heyday in the interwar period, commenting and analyzing its importance for the cities of Piraeus and Hermoupolis. Moreover, the case studies of the textile factory of Retsina brothers and of Krystallis-Tsagarakis textile company respectively will shed light on the way the Greek textile industry functioned, but also on its impact on the sociocultural and economic profiles of these two ports in the early twentieth century.Dopo aver spiegato le ali nel cielo dell'indipendenza, la Grecia post-rivoluzionaria trovò nuovi modi per sostenere il suo tormentato popolo e l'economia in frantumi del neo-stato greco, puntando sullo sviluppo dell'artigianato e dell'industria locale, i cui settori, per la maggior parte, registrarono una notevole crescita fino all'inizio del XX secolo. Il settore tessile, già negli anni Sessanta dell'Ottocento, si era rivelato particolarmente produttivo e, nonostante le difficoltà storiche e socio-politiche della seconda metà dell'Ottocento, negli anni successivi si sviluppò come uno dei settori più prolifici dell'industria greca, soprattutto nelle allora “metropoli” dell'industria e del commercio di transito del Paese, come erano i porti del Pireo e di Hermoupolis, capoluogo dell'isola di Syros. Questa ricerca prova a tracciare lo sviluppo dell'industria tessile nazionale dalla sua nascita al suo massimo splendore nel periodo tra le due guerre, commentando e analizzando la sua importanza per le città del Pireo e di Hermoupolis. Inoltre, i casi di studio della fabbrica tessile dei fratelli Retsina e dell'azienda tessile Krystallis-Tsagarakis faranno luce sul funzionamento dell'industria tessile greca, ma anche sul suo impatto sui profili socioculturali ed economici di questi due porti all'inizio del XX secolo

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