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Molecular epidemiology of Listeria monocytogenes for the implementation of surveillance and infectious risk evaluation
Listeria monocytogenes è un patogeno umano a trasmissione alimentare, ampiamente distribuito nell’ambiente, che causa la listeriosi, un importante problema per la Sanità Pubblica per l’elevato tasso di letalità (20-30%). Sia i casi sporadici sia quelli epidemici sono soprattutto associati al consumo di alimenti contaminati. Le manifestazioni cliniche vanno da gastroenteriti febbrili fino a forme invasive negli individui suscettibili (immunocompromessi, anziani, donne in gravidanza e neonati), caratterizzate da sepsi, meningiti, meningoencefaliti, aborti e morte. Data la natura opportunistica del patogeno, l’identificazione del serbatoio di infezione è spesso difficile; pertanto, lo sviluppo di procedure di tipizzazione è di importanza fondamentale per il controllo della malattia infettiva e per la sorveglianza epidemiologica.
In questo studio, ceppi di L.monocytogenes isolati da casi clinici (n=125), prodotti alimentari (n=177), tamponi di superficie di industrie alimentari (n=15), animali (n=3) e mangime (n=1) sono stati caratterizzati mediante l’applicazione di differenti metodi di tipizzazione: sierotipizzazione mediante agglutinazione; identificazione del sierogruppo e della Lineage mediante due differenti approcci in Multiplex-PCR; valutazione della sierotipizzazione e dei costi delle Multiplex-PCR al fine di proporre un nuovo approccio metodologico per la selezione dei soli antisieri necessari; screening degli isolati non invasivi mediante PCR-RFLP del gene inlA e valutazione della prevalenza di geni di virulenza, mediante PCR, per la definizione della capacità patogenetica dei ceppi; determinazione della sensibilità ai composti dell’ammonio quaternario (QACs); valutazione della distribuzione dei geni associati alla resistenza ai disinfettanti (mdrL and orfA); suscettibilità agli antibiotici; tipizzazione molecolare tramite Pulsed-Field Gel Electrophoresis (PFGE); analisi mediante High Resolution DNA Melting (HRM) per l’identificazione di SNPs e per la genotipizzazione degli isolati.
I ceppi di L.monocytogenes sono stati classificati nei sierotipi 1/2a (40,9%), 4b (23,2%), 1/2b (18,7%) e 1/2c (14,6%), seguiti dai sierotipi 3b, 3a e 4d che hanno mostrato la più bassa prevalenza. Gli isolati sono stati classificati in quattro sierogruppi, con un’elevata prevalenza (42,7%) del sierogruppo I (1/2a, 3a), mentre il 23% è stato incluso nel gruppo IV (4b, 4d, 4e), il 18,4% nel gruppo II (1/2c, 3c) e il 15,9% nel sierogruppo III (1/2b, 3b). La maggior parte degli isolati (61%) è stata classificata nella Lineage II (1/2a, 1/2c, 3a), prevalente tra i campioni di origine alimentare e ambientale, mentre il 39% è stato identificato nella Lineage I (1/2b, 4b, 4d), più rappresentata tra gli isolati clinici. Sulla base dei risultati di Multiplex-PCR per la definizione del sierogruppo è stato possibile selezionare un sottogruppo di antisieri per la sierotipizzazione, con una riduzione dei costi compresa tra il 32% e il 39% per i sierogruppi I e II; tra il 15% e il 24% per il sierogruppo III; tra il 20% e il 37% per il sierogruppo IV.
Mediante PCR per identificare la Lineage, è stato possibile ottenere una riduzione dei costi tra il 18% e il 22% per Lineage I; tra il 35% e il 42% per Lineage II; tra il 30% e il 39% per Lineage III. Mediante PCR-RFLP di un frammento polimorfico di inlA, il 52% degli isolati hanno mostrato profili composti associati con la forma completa di InlA, perlopiù riscontrata tra gli isolati clinici (80%), mentre il 43,6% è stata caratterizzata come profili della forma troncata, maggiormente associata ai ceppi da alimenti (63,8%) e ambiente (80%). Tuttavia, per tre isolati di origine alimentare e otto umani, sono stati identificati profili composti non definiti, in quanto la combinazione dei pattern ottenuti non è stata mai riportata in letteratura. I geni associati alla virulenza, amplificati mediante PCR, sono stati identificati in tutti i campioni, confermando la capacità patogenetica degli isolati umani e il potenziale di virulenza dei ceppi da alimenti e ambiente; tuttavia, solo tale valutazione non permette di definire inequivocabilmente la loro reale patogenicità, mancando, ad esempio, dati sul controllo dell’espressione.
I ceppi di L.monocytogenes hanno mostrato suscettibilità ai QACs alle concentrazioni letali raccomandate dalla ditta produttrice, tuttavia in condizioni di esposizione a concentrazioni sub-letali, è stata osservata resistenza, che potrebbe contribuire alla sopravvivenza e alla persistenza del patogeno nell’ambiente. La presenza del gene mdrL è stata più bassa negli isolati da alimenti e ambientali rispetto ai ceppi umani, suggerendo una maggiore resistenza di questi ultimi ai disinfettanti. Ciò è stato anche confermato dalla minore prevalenza di orfA nei ceppi di origine umana. I ceppi di L.monocytogenes hanno mostrato suscettibilità agli antibiotici testati, tranne per oxacillina e clindamicina, e a volte per penicillina, indicando che l’antibiotico-resistenza non è ancora diffusa nella popolazione degli stipiti di Listeria circolanti. La resistenza al cloruro di benzalconio è stata collegata all’antibiotico-resistenza, probabilmente a causa della loro attività su medesimi siti target o all’attivazione di meccanismi aspecifici. Dopo trattamento con disinfettante, i ceppi sono stati confermati resistenti a oxacillina e clindamicina. Applicando il metodo standard di Kirby-Bauer è stata osservata la riduzione delle zone di inibizione in un range compreso tra il 3,3% per oxacillina e il 60% per gentamicina, suggerendo che l’attività dei disinfettanti può contribuire alla selezione di ceppi resistenti, che possono ulteriormente acquisire una maggiore resistenza agli antibiotici, a seguito di variazioni fisiologiche e chimico-fisiche della membrana cellulare. Determinando la resistenza direttamente dalla sospensione batterica con il disinfettante, dopo opportuni lavaggi, alcuni ceppi hanno mostrato una maggiore suscettibilità per gli antibiotici testati, soprattutto per eritromicina, cloramfenicolo e penicillina. Questo potrebbe essere spiegato dalla disorganizzazione della membrana esterna che, dopo l’azione del disinfettante, sarebbe più permeabile agli antibiotici, aumentando la sensibilità a molti di essi. L’analisi molecolare mediante PFGE, ha rivelato un’eterogeneità genetica dei differenti isolati analizzati. Sono stati identificati 23 cluster per AscI e 17 per ApaI, concordando con le linee genetiche determinate. I ceppi umani, epidemiologicamente correlati da un punto di vista geografico e/o fonte di isolamento, sono stati raggruppati in distinti cluster. Inoltre, isolati di differente origine sono stati identificati in cluster, suggerendo la presenza di ceppi di successo ad ampia distribuzione. L’analisi dei dendrogrammi con entrambi gli enzimi AscI e ApaI, ha permesso di definire una correlazione tra specifici pulsotipi e sierotipi e tra Lineage e identificazione dei profili di inlA RFLP, confermando un elevato potere discriminante della PFGE e la sua utilità nell’indagine epidemiologica. L’analisi di HRM dei marker LIPI-1 (Listeria pathogenitcity island) e inlAB ha permesso di determinare una forte diversità di sequenza tra gli isolati, suggerendo l’elevato valore epidemiologico di questo nuovo approccio per la caratterizzazione dei ceppi, in particolare quando sono utilizzati come target i geni di virulenza. Notevoli variazioni di Tm sono state determinate mediante l’analisi dei ceppi vs il ceppo di riferimento EGD-e. Sono stati confrontati 81 marker ed è stata determinata una deviazione standard di ± 0,39°C; specifiche Tm sono state evidenziate per ceppi appartenenti a differenti Lineage, mostrando 8 marker correlati alla Lineage II e 11 con definite Tm per ceppi appartenenti alla Lineage I. Molte variazioni di Tm sono state osservate nei geni actA, inlA e inlB e nei quali mutazioni potrebbero essere associate con l’espressione di proteine troncate, che determinano un’attenuata virulenza dei ceppi.
In conclusione, le tecniche molecolari si sono dimostrate sensibili e specifiche per classificare i ceppi in sierogruppi e Lineage e in accordo con la sierotipizzazione. I nostri risultati inoltre suggeriscono il ruolo della proteina InlA nella listeriosi umana, in particolare negli individui immunocompetenti, e una correlazione tra la proteina troncata e il sierotipo. Le informazioni ottenute dalle analisi di PFGE e HRM sono importanti per la comprensione della situazione epidemiologica in Italia e possono sicuramente contribuire a migliorare i piani di sorveglianza nazionale per le infezioni da L.monocytogenes. I nostri dati possono anche essere usati per intraprendere azioni efficaci per la sicurezza alimentare e per fornire suggerimenti alimentari appropriati per gli individui a più alto rischio di infezione.Listeria monocytogenes is a food-borne human pathogen, widely distributed in the environment, that causes listeriosis, a serious health concern because of its high fatality rate (20-30%). Both sporadic and epidemic cases are mostly associated with the consumption of contaminated foods. The clinical syndromes can occur as a febrile gastroenteritis or an invasive form in susceptible individuals (immunocompromised, elderly, pregnant women and infants), characterised by sepsis, meningitis, meningoencephalitis, abortions and death. Because of the opportunistic nature of the pathogen, the identification of the infection source is often difficult; therefore, the development of typing procedures is critical for disease control and for the epidemiological surveillance.
In this study, L.monocytogenes strains isolated from clinical cases (n=125), food products (n=177), industry surfaces environmental swabs (n=15), animals (n=3), and feed (n=1) were characterised using several typing methods: serotyping by agglutination; serogroup and Lineage identification by two different Multiplex-PCRs; evaluation of serotyping and Multiplex-PCR costs in order to propose a new cost-effective approach to select only the necessary antisera; screening of noninvasive isolates through PCR-RFLP of inlA gene and evaluation by PCR of several virulence genes prevalence to assess the pathogenetic capability of the strains; activity of quaternary ammonium compounds (QACs) evaluation; assessment of disinfectants-associated genes prevalence (mdrL and orfA); antibiotics susceptibility; molecular typing by Pulsed-Field Gel Electrophoresis (PFGE); High Resolution DNA Melting (HRM) analysis for SNPs detection and for genotyping.
L.monocytogenes strains were classified as serotype 1/2a (40,9%), 4b (23,2%), 1/2b (18,7%) and 1/2c (14,6%), followed by serotypes 3b, 3a and 4d which showed the lowest prevalence. The isolates were classified into four serogroups, with the highest prevalence (42,7%) of serogroup I (1/2a, 3a), while the 23% of strains was typed as group IV (4b, 4d, 4e), the 18,4% as group II (1/2c, 3c) and the 15,9% as serogroup III (1/2b, 3b). The majority of strains (61%) was classified into the Lineage II (1/2a, 1/2c, 3a), prevalent among food and environmental samples; whereas the 39% was identified as belonging to Lineage I (1/2b, 4b, 4d), more represented among clinical isolates. On the basis of PCR-based screening for serogroup was possible to select a subset of antisera for serotyping, with cost savings between 32% and 39% for serogroups I and II; 15% and 24% for serogroup III; 20% and 37% for serogroup IV. By using PCR to identify the Lineage, it was possible to have cost savings between 18% and 22% for Lineage I; 35% and 42% for Lineage II; 30% and 39% for Lineage III. By PCR-RFLP of a polymorphic fragment of inlA, the 52% of the isolates showed composite profiles associated with the InlA complete form, mostly found among clinical strains (80%), whereas the 43,6% was characterised as profiles of truncated form, more associated with food (63,8%) and environmental (80%) isolates. However, for three food and eight human isolates, undefined composite profiles were detected, because the patterns combination obtained was never reported in the literature. The virulence-associated genes, amplified by PCR, were detected in all strains, confirming the pathogenetic ability of human strains and suggesting a high potential virulence of food and environmental isolates, although these data are not sufficient to definitely assess the pathogenetic capability. L.monocytogenes strains showed susceptibility to QACs at the lethal concentrations recommended by the manufacturers, but the exposure to sub-lethal concentrations may contribute to resistance, survival and persistence of bacteria in the environment. The presence of mdrL gene was lower in food and environmental than in human isolates, suggesting the highest resistance to disinfectants of clinical strains. This was further confirmed by the lower prevalence of orfA. L.monocytogenes strains were susceptible to antibiotics, except for oxacillin and clindamycin and sometimes for penicillin, indicating that the antibiotic-resistance is not yet widespread among the listerial populations. The resistance to benzalkonium chloride has been linked to antibiotic-resistance, maybe because of their activity on the same target sites or due to the activation of aspecific mechanisms. After treatment with disinfectant, the strains were confirmed resistant only to oxacillin and clindamycin. By applying the standard Kirby-Bauer method for antibiotic-susceptibility was observed a inhibition zones reduction in the range between 3,3% for oxacillin and 60% for gentamicin, suggesting that disinfectants activity may contribute to the selection of mutant strains, which may acquire a greater resistance to antibiotics, followed by physiological and chemical/physical changes of the cell membrane. By assessing the resistance directly from the bacterial suspension with disinfectant, some strains showed a higher susceptibility to almost all antibiotics tested, especially for erythromycin, chloramphenicol and penicillin. This could be explained by the disorganization of the outer membrane layer with a change in the permeability to antibiotics, hence, increasing the sensitivity to some of them. Molecular analysis by PFGE, revealed the genetic heterogeneity of the isolates analysed through the identification of 23 AscI and 17 ApaI clusters, in agreement with the Lineages previously detected. The strains with an epidemiological correlation were often grouped into distinct clusters, indicating that human listeriosis cases could be geographically defined; furthermore, clusters including isolates of different origin have been identified, probably suggesting a common source of infection and indicating the wide distribution of the pathogen. Dendrograms analysis with both AscI and ApaI enzymes showed a correlation between specific pulsotypes and serotypes, and between Lineage and inlA RFLP profiles identification, confirming the high discriminatory power of PFGE to identify outbreaks in epidemiological investigations. HRM analysis of LIPI-1 (Listeria pathogenitcity island) and inlAB markers detected a consistent genetic polymorphisms of the isolates, suggesting the epidemiological value of this novel method for strains characterisation, particularly when virulence genes are targeted. Considerable Tm variations were detected by the analysis of the strains vs the reference strain EGD-e, which was used as internal control for 81 markers that showed a Tm standard deviation of ± 0,39°C; specific Tm was detected for strains belonging to different Lineages (8 related to Lineage II and 11 markers for strains belonging to Lineage I). Most of Tm variations were observed across the actA, inlA and inlB genes in which mutations could be associated with the expression of truncated proteins, responsible of the attenuated virulence of the strains.
In conclusion, molecular techniques were sensitive and specific for classifying strains into serogroup and Lineage and in agreement with the serotyping. Our results further suggest the role of InlA protein in human listeriosis, particularly in immunocompetent individuals, and a correlation between truncated protein and serotype. The valuable information resulted from PFGE and HRM analyses are important for understanding the epidemiological situation of listeriosis in Italy and are of invaluable help to setup and improve a national surveillance network for L.monocytogenes infections. Our data can also be used to take effective actions to improve food safety and to provide dietary advices to individuals at greater risk of infection.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXII ciclo
Diversity management and gender gap in the organizations: an empirical analysis of individual perceptions
In un periodo in cui la società, sta vivendo cambiamenti profondi che riguardano la famiglia ed i differenti ruoli ricoperti al suo interno, alcuni gruppi di lavoratori continuano a sperimentare differenze, soprattutto quanto a possibilità lavorative. Allo stesso tempo, le organizzazioni devono combinare al meglio le risorse umane di cui dispongono, valutando le differenze che caratterizzano i singoli individui.
L’importanza di gestire le risorse umane, secondo le teorie del Diversity Management implica sostanzialmente, la considerazione congiunta di questi due aspetti, oltre che un miglioramento delle funzioni della dirigenza, che deve essere in grado di individuare gli aspetti che rendono i propri lavoratori differenti gli uni dagli altri, e per questo adatti a ricoprire posizioni e ruoli in linea con le proprie competenze individuali.
Una delle fonti delle differenze tra gli individui ed i gruppi è la diversità di genere, che in questo lavoro non viene semplicemente intesa come considerazione delle differenze tra uomo e donna (gender gap). Sembra scontato, come tra uomo e donna vi siano differenze di natura sociale, comportamentale, di approccio alla risoluzione dei problemi, che caratterizzano quindi i due sessi in maniera differente; tali differenze condizionano nella pratica, la possibilità delle donne, di ottenere migliori condizioni di vita e lavorative. L’esistenza di stereotipi, rappresenta uno dei più importanti aspetti che maggiormente giustifica la presenza di barriere così marcate.
In questo lavoro, vengono affrontati i temi della diversità, interpretati come parte fondamentale della gestione delle risorse umane nelle organizzazioni valutando i contributi relativi ai primi eventi sociali del riconoscimento dei diritti umani di uguaglianza, oltre alle correnti di pensiero di natura demografica. Precisamente si sono analizzate le decisive implicazioni del gap di genere nella definizione dei livelli di carriera, della distribuzione dei salari, e della job satisfaction, come elementi a volte non facilmente osservabili.
Tutti i fattori considerati, possono contribuire a definire il livello e la qualità delle percezioni, come elaborazione individuale e di gruppo della realtà. In effetti, sono stati analizzati i processi in base ai quali si sviluppano le percezioni individuali e sociali.
La formazione delle percezioni di queste differenze, concepibili quindi come barriere, si è mostrato in questo lavoro, che può essere condizionata da alcuni fattori, che di fatto modificano il senso che comunemente si attribuisce agli eventi che si verificano. In effetti, lo scopo principale è quello di comprendere il motivo per cui si formano sottogruppi di lavoratori nelle organizzazioni, in grado di rappresentare e per questo intendere la realtà in maniera differente. Comprendere la ragione per cui le donne hanno differenti percezioni degli uomini, come dimostrano molti studi che sono stati affrontati durante l’analisi, permette di comprendere in via di prima approssimazione, i riflessi della diversità di genere, nelle organizzazioni.
Quali considerazioni possono essere quindi fatte se all’interno dello stesso gruppo delle donne (ad esempio donne sposate), vi è chi si comporta in maniera differente, percependo per questo la realtà in maniera diversa rispetto ad altri gruppi (donne nubili)?
Il risultato che maggiormente sorprende, è che la presenza di fattori come gli ingenti impegni familiari delle donne, induce a percepire l’organizzazione lavorativa ed i suoi valori in maniera differente rispetto a chi invece ha minori impegni familiari. Fattori che in generale condizionano la vita di un individuo, incidono non soltanto sulle possibilità di trovare lavoro, raggiungere livelli gerarchici qualitativamente migliori, ma anche sulla formazione delle percezioni relative alla vita di tutti i giorni. Si è osservato quindi che condizionamenti provenienti dalla società, sotto forma di stereotipi condivisi, possono provocare reazioni differenti, a seconda dei gruppi che interpretano queste informazioni.In a period in which the society is living evident changes that concern the family and the different role covered inside, many groups of workers continue to live differences, in particular for the work possibilities. At the same time, the organizations must combine better their human resources, evaluating the differences that affect individuals workers.
The importance to manage human resources, evaluating Diversity Management theories, means substantially to consider jointly these two aspects and besides an improvement to the functions of human resource managers, that must be able to recognize the aspects that characterize individuals workers, speaking about the diversities between them and for this reason adapt to do works more appropriate to theirs personals skills.
One of the sources of differences between individuals and groups, is the gender diversity, that in this work, not is conceived purely how difference between men and women (gender gap). It seems obvious that between man and woman there are socials, behavioural and problem solution differences in the daily life that characterize the two different sex in different ways; these differences affect in practice, the possibility to obtain better life and working conditions. Supposed existence of stereotypes, represents one of the most important aspect that mostly justifies the presence of barriers so clear.
The existence of perceptions about these differences, conceived then how barriers, has appeared in this work, that can be conditioned by some factors, that in facts modify the common implication that in general was attributed at the events that happen. In effects, the principal aim is to understand the reason to which are subgroups of workers in the organizations, that are able to represent and for this reason to conceive the reality in a different sense. To understand the reason for which the women have different perceptions compared to the men, how shown in many studies analyzed in this work, allows to understand initially, the consequences of the gender diversity in the organizations.
If inside of the same group of the women (for example married women) there are individuals that involve in different way and that perceiving the reality in different way, in comparison to other groups (for example singles women), what kind of consideration can be done?
In this work have been treated the concepts of diversity, considered one of the most important part of human resources management in organizations, according to the contributions of the first social events of the recognition of the human right of equality, over that the demographics theories. Precisely have been analyzed the decisive implications of gender gap, in definition of carrier levels, in the wage distributions, and job satisfaction, as characteristics impossible to see easily.
All the factors studied, can contribute to define level and quality of perceptions, how personal and group elaboration of the reality. In effect, have been analyzed the processes under which individual and social perceptions are developed.
Using a perspective based on demographics theories, have been evaluated from an empirical point of view, the differences existing inside a firm, about characteristics of the daily working life of the workers. Initial hypothesis is based on the needing to identify the presence of the important stereotypes, that can depend to the gender or to other factors, like social status or familiar ties in general.
The result that mostly surprises, is that the presence of factors like the huge family problems of the women, induce to perceive the working organization and his values, in different way, in relation to the ones that have smaller family problems. Factors that in general condition the life of a person, affect not only the possibilities to search job, to reach hierarchical levels qualitatively better, but also on the formation of the perceptions about daily life. It has been seen that conditionings deriving from the society, how shared stereotypes, can induce different reactions in the people, relating to the groups that interpret these information.Dottorato di ricerca in Organizzazione tecnologia e sviluppo delle risorse umane (XXI ciclo
The extensive effect in criminal appeals
Sebbene la ratio dell’istituto disciplinato dall’art. 587 c.p.p., sia prevenire il conflitto tra decisioni irrevocabili, assicurando la par condicio tra gli imputati che si trovino in situazioni identiche, in più occasioni la Corte di legittimità ha evidenziato come lo stesso non comporti una riammissione nei termini prescritti per l’impugnazione; risulta, inoltre, pacifico che l’effetto estensivo dell’impugnazione operi a favore degli altri imputati soltanto se questi non abbiano proposto impugnazione o se quella proposta sia stata dichiarata inammissibile e non quando essa sia stata esaminata nel merito, con decisione divenuta irrevocabile, poiché in tal caso opera il principio di inviolabilità del giudicato.
Ulteriore aspetto su cui la giurisprudenza si mostra ferma è la natura di atipico rimedio straordinario e risolutivo del giudicato riconosciuta all’effetto estensivo, che, in tale chiave di lettura, non impedisce l’irrevocabilità del provvedimento nei confronti del non impugnante.
Con l’entrata in vigore dell’attuale codice di rito, l’attenzione di quella parte della dottrina interessata all’argomento si è focalizzata non più sulla natura o sulla ratio dell’istituto – che ormai appaiono pacificamente riconducibili alla funzione di strumento ostativo al conflitto di giudicati, nella prospettiva di un pari trattamento per situazioni identiche –, ma sui rapporti tra l’estensione e la formazione del giudicato.
La soluzione del quesito, lungi dall’essere mero esercizio dogmatico, presenta dei risvolti pratici di notevole rilevanza, che coinvolgono in primis il regime di esecutorietà delle statuizioni ivi contenute.
In proposito va evidenziato come la posizione della dottrina maggioritaria sia antitetica rispetto all’orientamento giurisprudenziale costante, secondo cui l’effetto estensivo opererebbe ex post, senza sospendere medio tempore il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti del non impugnante, né, di conseguenza, il procedimento di esecuzione.
Altra questione controversa riguarda la possibilità per il non impugnante di presentare motivi nuovi.
Secondo un’affermata linea interpretativa, tale diritto dovrebbe essere escluso, spettando all’impugnante «principale» di delimitare con i propri motivi d’impugnazione il tema su cui dovrà svolgersi il nuovo giudizio; un diverso indirizzo esegetico, facendo leva sulla circostanza che il non impugnante conserva nel giudizio di gravame la veste di imputato, con i diritti alla stessa connessi, ritiene che possa presentare suoi motivi nuovi, in virtù del disposto di cui all’art. 585 comma 4 c.p.p.
Invero, i motivi nuovi sono espressione di un potere distinto da quello esercitato al momento della proposizione del gravame.
Pertanto, qualora si riconoscesse come denominatore comune tra motivi nuovi e quelli iniziali i profili già individuati con l’atto d’impugnazione, i motivi differiti risulterebbero una semplice estrinsecazione del potere delle parti di depositare memorie illustrative a sostegno di quanto già rilevato.
Può, quindi, ritenersi che per effetto del fenomeno estensivo il coimputato possa presentare motivi nuovi afferenti, all’interno del capo impugnato, anche a punti diversi da quelli originariamente gravati.
Sul terreno delle impugnazioni cautelari, il tema dell’estensione soggettiva appare particolarmente complesso oltre che suscettibile di notevoli ricadute sia a livello teorico dei rapporti tra garanzie dell’individuo ed esigenze del processo, che sul piano pratico.
L’analisi dei possibili margini di operatività dell’estensione nelle impugnazioni de libertate deve tenere conto di un dato basilare: il riesame, l’appello ed il ricorso per cassazione previsti dal libro IV del codice di rito, formano un sottosistema che, se da un lato accede ai principi generali delle impugnazioni, dall’altro presenta proprie peculiarità.
I caratteri tipici della decisione cautelare, che ha ad oggetto un rapporto per sua natura instabile e costantemente rivedibile (ex art. 299 c.p.p.), e che è vincolata a serrate cadenze temporali, obbligano ad un parziale discostamento dal paradigma dell’estensione così come delineato dall’art. 587 c.p.p.The art. 587 c.p.p. avoids the contrast between judgements, ensuring the par condicio between defendants.
The Supreme court considers the extensive effect can’t determine any readmission in deadlines; this effect can act only when the defendants don’t appeal or when the appeal is unacceptable.
The expansion’s effect is an atypical and extraordinary instrument that can erase the definitive sentences.
This effect can’t suspend the enforceability of the judgements.
The Supreme court considers that if a co-defendant doesn’t lodge an appeal, he can’t present new appeal’s reasons, but he can do a new description about the requests lodged by the appellant.
However, I believe that the co-defendant can present new requests, but he has to stay within the ambit of the “capo” (=part) of the sentence lodged by the appellant.
The extensive effect works in preventive measures too; but in this field, there are some particular features of the problem.
These one are not definitive judgements, because it’s always possible an annulment; then, the preventive measures are strictly individuals.
So, the expansion’s effect is much reduced.
There are many Supreme court’s rulings that reject this effect in the appeals against preventive measures; however I think that the extensive effect can work even in this field, with some peculiarities.Dottorato di ricerca in Politiche penali dell'Unione Europea (XXII Ciclo
Environmental performance assessment of protected areas by an environmental-economic analysis model
Negli ultimi anni la crescita delle aree protette nel mondo ha visto la necessità di definire ed attuare degli strumenti per una corretta gestione delle aree protette soprattutto in vista degli obiettivi posti dal Countdown 2010 che prevede una riduzione significativa della perdita di biodiversità nel mondo entro il 2010. Il primo passo per poter salvaguardare la biodiversità a livello globale è quello di conoscere il territorio e l’ambiente definendo all’interno di un quadro programmatico di riferimento strumenti utili per monitorare nel tempo le risorse naturali in modo da attuare corrette politiche di gestione in termini di SS.
In questo contesto di riferimento la ricerca di dottorato ha avuto come obiettivo la definizione e l’elaborazione di un modello di analisi di tipo contabile ambientale per la valutazione delle performance ambientali e della trasparenza nella rendicontazione delle aree protette nonché una sperimentazione attraverso una prima applicazione del modello ai parchi nazionali presenti in Italia.
Tale modello è costituito da un set di indicatori - selezionati a partire da una rigogliosa analisi bibliografica a livello internazionale delle metodologie e strategie su cui si basano le politiche di gestione nonché trattati e convenzioni in materia di aree protette – che sono stati ricollocati all’interno di quattro dimensioni tre dei quali rappresentano le direttrici fondamentali dello sviluppo sostenibile (Ambiente, Economia, Società) ed il quarto rappresentato dalla governance. Per ognuno degli indicatori sono stati acquisiti i dati che hanno permesso il calcolo di diversi indici e che tra l’altro costituiscono il primo passo verso la realizzazione di una banca dati per le aree protette italiane. Gli indici calcolati hanno permesso l’applicazione del modello di analisi fornendo un’analisi del territorio e della relativa governance dell’area parco mentre un secondo livello ha riguardato un’indagine per comuni ad area parco.
Nel lavoro inoltre è stata proposta una prima applicazione della metodologia di analisi ovvero l’analisi territoriale effettuata su due livelli ad area parco e a livello comunale attraverso una Cluster Analysis la quale ha permesso l’individuazione di gruppi amogenei territoriali per caratteristiche ambientali, sociali, economiche e di governance.During the past few decade protected areas will become increasingly important in the preservation effort. At the same time, the need to evaluate protected area management effectiveness will become increasingly well recognised at international level because of declaration of protected areas does not always result in their adequate protection as 2010 Countdown target would be done.
After Conference on Environment and Development – Convention on Biological Diversity (Rio de Janeiro,1992), the role of protected areas for biodiversity conservation is now well understood both at international and European scale. Since 1990 a lot of methodologies have been developed to assess protected areas management effectiveness, many of them tailored to particular regions or habitats.
The analysis presented in this P.h.D research aims to propose a accountability methodology to assess management effectiveness of protected areas in Italy and also to call for their good business practices and transparency in reporting.
Management effectiveness evaluation is achieved by a set of selected indicators from a thriving international bibliographic analysis methodologies and strategies underpinning the management policies, treaties and conventions on protected areas.
Indicators are grouped in 4 dimensions that are: Environment, Economy, Governance and Society.
Every dimension is related with special topics. Society, Economy and Governance are Sustainability management tools; they can generate processes affecting sustainability evolution.
For this reason, assessment of Administrators management effectiveness must take into consideration biodiversity maintenance without neglecting social, economic and governance aspects as well as human needs.
By row data analysis 243 specific Composite Indicators are derived and put into their respective dimensions. These Composite Indicators constitute Italian Protected Areas Database (IPA).
Finally, Cluster Analysis was applied to national parks territory analysis. In so doing, homogeneous groups are founded related to their environmental, economic, social and governance traits, as well as related to their territorial scale, both municipal and parks level.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXI ciclo
Transnational organized crime and criminalization of participation: repercussions of the UNTOC Convention on the national legal systems
La globalizzazione ha avuto ripercussioni su molteplici aspetti della società, inclusa la criminalità organizzata, che ha negli anni assunto un carattere transnazionale.
La presa di consapevolezza di questo “nuovo volto” delle organizzazioni criminali, in grado ormai di adattarsi alle esigenze del mercato libero e di porre in essere attività e traffici illeciti che travalicano i confini di un singolo Stato, ha indotto le Nazioni Unite ad affrontare il problema ed a giungere alla conclusione che per contrastare una realtà criminale sovranazionale come questa occorre una cooperazione di tutte le Nazioni, che si può realizzare solo con l’adozione di una disciplina unitaria.
Su questi presupposti é stata negoziata la Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale, che ha avuto il merito di prevedere, tra le altre cose, una nozione di gruppo criminale organizzato, di gruppo strutturato e di reato transnazionale.
Altro aspetto della Convenzione é stata la previsione normativa dell’incriminazione della condotta del partecipe, che costituisce una delle ipotesi di reato di cui il Testo chiede l’introduzione nei singoli ordinamenti.
Pur salvaguardando i principi dell’uguaglianza sovrana e dell’integrità territoriale, gli Stati che hanno deciso di aderire alla Convenzione vengono invitati ad adempiere ai relativi obblighi, che includono la criminalizzazione delle fattispecie previste “laddove i reati siano di natura transnazionale e vedano coinvolto un gruppo criminale organizzato”.
Si é reso necessario ripercorrere la fase di recepimento dei due ordinamenti presi in considerazione (Italia e Regno Unito) per comprendere se e come la Convenzione di Palermo abbia avuto una reale incidenza nei sistemi giuridici interni e come questi Stati di civil e common law abbiano risposto all’impegno assunto.
Le realtà giuridiche di partenza sono profondamente diverse (art. 416 c.p. e conspiracy), come eterogeneo è l’atteggiamento assunto dai due ordinamenti, sintetizzabile nell’adozione della L. 146/06 per l’Italia e nell’emanazione di alcuni Documenti dell’Home Office e Law Commission per il Regno Unito.
Emergono profili critici circa le scelte di politica criminale assunte, sovente non del tutto conformi a quanto richiesto in sede convenzionale, lasciando l’impressione che entrambi gli Stati non abbiano colto a pieno l’occasione offerta dalla ratifica della Convenzione.
Condiviso é l’intento di contrastare il crimine organizzato, anche a fronte dell’impegno comunitario assunto da entrambi gli Stati, che si traduce non solo in un travagliato adattamento normativo ma anche nel tentativo di realizzazione di una cooperazione giudiziaria reale, supportata dall’adesione ad Organizzazioni come Europol ed Eurojust, oltre che con la previsione interna di strumenti processuali e di organi ad hoc.
In conclusione, é stato fatto un importante passo avanti nella lotta al crimine organizzato ma rimane ancora molto lavoro da compiere per pervenire ad una reale armonizzazione.
Solo con una disciplina unitaria effettiva e con una reale comunione di intenti si possono unire le forze e contrastare il fenomeno criminale: presupposto indefettibile é una puntuale adesione a quanto stabilito in sede comunitaria e sopranazionale, obiettivo realizzabile solo con un serio impegno da parte degli Stati nel superare un certo attaccamento alla propria tradizione normativa a favore di scelte comuni, anche se frutto di non facili compromessi.Dottorato di ricerca in Politiche penali dell'Unione Europea (XXII Ciclo
Improvement of quality of traditional Apulian breads. Identification of lactic bacteria that exhibit antifungal properties and sporogenic Bacillus from wheat semolina
Il lavoro di ricerca ha avuto come obiettivo il miglioramento della qualità microbiologica di pani tipici pugliesi attraverso la selezione di batteri lattici con attività antimicrobica e la caratterizzazione di contaminanti batterici (Bacillus spp.), da semole rimacinate di grano duro. I batteri lattici sono microrganismi da sempre utilizzati nella preparazione di alimenti fermentati tra cui alcuni tipi di pane ottenuti dalla fermentazione del lievito naturale. I prodotti del metabolismo dei batteri lattici favoriscono una prolungata conservabilità microbiologica del pane grazie alle loro proprietà antimicrobiche. Lo studio dei batteri lattici presenti nelle semole rimacinate di grano duro impiegate nella produzione di pani tipici pugliesi può consentire l’individuazione di ceppi con particolari caratteristiche pro-tecnologiche per il miglioramento della qualità dei prodotti da forno. Inoltre l’uso di i metaboliti antimicrobici, in alternativa all’impiego di lievito naturale, che richiede tempi di fermentazione lunghi, può rappresentare un nuovo strumento di controllo delle contaminazioni microbiche dei prodotti da forno.
In questo studio, le popolazioni lattiche isolate da 30 campioni di semole rimacinate di grano duro utilizzate per la produzione di pani tipici pugliesi sono state analizzate per individuare ceppi con proprietà antimicrobiche. L’analisi ha portato all’isolamento di 250 isolati distinti in 17 ceppi mediante rep-PCR. Un ceppo rappresentativo di ciascun profilo rep-PCR è stato utilizzato per la successiva identificazione della specie. Il sequenziamento del gene 16S rRNA ha permesso di identificare le seguenti specie: Weissella cibaria, W. confusa, Leuconostoc citreum, L. mesenteroides, Lactobacillus plantarum, L. rossiae e Lactococcus lactis subsp lactis. Tra queste, le specie W. cibaria e W. confusa hanno mostrato la variabilità genotipica più ampia e sono risultate le più comuni poiché isolate dal 75% dei campioni. La presenza di attività antimicrobica nei prodotti di fermentazione (PF) ottenuti inoculando i 17 ceppi rappresentativi dei profili rep in un substrato a base di farina, è stata valutata in vitro contro 3 funghi contaminanti i prodotti da forno (Aspergillus niger, Penicillium roqueforti e Endomyces fibuliger) e Bacillus subtilis responsabile dell’alterazione batterica nota come “pane filante”. Le analisi hanno portato all’individuazione di 6 ceppi appartenenti alle specie Weissella cibaria, Leuconostoc citreum, Lactobacillus rossiae, L. plantarum e Lactococcus lactis. Tra questi è stato selezionato il ceppo L. citreum C2-27 il cui prodotto di fermentazione ha dimostrato un’attività paragonabile a quella del propionato di calcio (0,3% p/vol) verso i tre funghi, ha inibito la germinazione delle spore di B. subtilis, ed infine è risultato efficace nel ritardare lo sviluppo di A. niger ITEM5132 direttamente sul pane. Indagini biochimiche condotte sui PF hanno indicato negli acidi lattico (28,26 mM) e acetico (14,62 mM) prodotti e nel valore di pH acido (3,42) i principali responsabili dell’attività antimicrobica.
Il contenimento delle alterazioni del pane può essere raggiunto non solo mediante l’uso di conservanti naturali, ma anche con il controllo della qualità microbiologica delle materie prime. Recentemente diverse aziende del Meridione d’Italia hanno segnalato problemi di deterioramento delle produzioni panarie attribuiti alla presenza di spore di Bacillus spp nelle materie prime. Nell’ambito dell’attività di ricerca sono stati esaminati 59 campioni di semole rimacinate di grano duro provenienti da alcune zone della provincia di Bari e Foggia al fine di valutare l’eventuale contaminazione di Bacillus spp. Lo studio ha dimostrato che ca. il 90% dei campioni presentavano un livello di contaminazione compreso tra 100-103 spore/g e che il 60% degli isolati ottenuti sono stati identificati come B. subtilis/B. amyloliquefaciens e B. licheniformis, le due specie più comunemente associate all’alterazione del pane filante.The aim of this research work was to obtain the improvement of microbiological quality of traditional Apulian breads through the selection of lactic acid bacteria with antimicrobial activity and the characterization of bacterial contaminants (Bacillus spp.) from wheat semolina. Lactic acid bacteria are microorganisms used since ancient times for preparation of fermented foods such as some types of bread made with sourdough. The products of metabolism of lactic acid bacteria can extend the shelf life of bread due to their antimicrobial properties. The study of lactic acid bacteria in the wheat semolina used in the production of traditional Apulian breads may lead to the selection of strains with peculiar pro-technological characteristics for improvement of bakery product shelf life. Moreover, the use of antimicrobial metabolites as an alternative to sourdough that need a long fermentation time, may represent a new tool for control microbial contamination of bakery products.
In this study, 30 samples of durum wheat semolina were subjected to microbiological analysis in order to explore their lactic acid bacteria diversity and to find strains with antifungal activity. The analysis led to the isolation of 250 isolates that were differentiated into 17 strains by rep-PCR. A representative strain of each rep-PCR pattern was used to identify the species. The sequencing of 16S rRNA gene allowed to identify the following species: Weissella cibaria, W. confusa, Leuconostoc citreum, L. mesenteroides, Lactobacillus plantarum, L. rossiae and Lactococcus lactis subsp lactis. In particular, W. cibaria and W. confusa showed the greatest genotypic variability and were the most widely diffused, since occurring in the 75% of the semolina samples. The antimicrobial activity of the fermentation products (FP) obtained by growing the 17 strains representative of the rep-PCR profiles in a flour-based medium, was evaluated in in vitro experiments against 3 fungal contaminants of bakery products (Aspergillus niger, Penicillium roqueforti and Endomyces fibuliger) as well as against Bacillus subtilis, the causal agent of “bread rope”. The analysis led to the selection of 6 LAB strains belonging to the species Weissella cibaria, Leuconostoc citreum, Lactobacillus rossiae, L. plantarum e Lactococcus lactis showing antimicrobial properties. Among these strains, the fermentation product of L. citreum C2-27 showed a strong inhibitory activity towards the three above fungi, which was comparable to that of calcium propionate (0.3%, wt/vol), and also inhibited B. subtilis spore germination and delayed the development of A. niger ITEM5132 directly on bread. Bichemical investigations carried out on the FPs suggested that antimicrobial activity was mainly related to lactic acid (26.28 mM) and acetic acid (14.62 mM) production, and to the low pH (pH = 3.42).
Along with the use of natural preservatives, prevention and reduction of bread spoilage may be achieved also through the control of microbiological quality of raw materials. Recently, several companies in Southern Italy have reported problems of deterioration of bakery products due to the presence of spores of Bacillus spp. in raw materials. As part of this research, 59 samples of wheat semolina from different localities in the areas of Bari and Foggia were examined in order to assess the possible contamination by Bacillus spp. The study showed that approximately the 90% of samples were contaminated by 100-103 spores/g. Sixty percent of isolates were identified as B. subtilis/B. amyloliquefaciens and B. licheniformis, the two species most commonly associated with ropy bread spoilage.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XX ciclo
Torture. Indictment pathways
L’interesse per la tematica della tortura, appartenente alla tradizione settecentesca del garantismo penale, è stato sollecitato dai tragici eventi dell’11 settembre 2001 e dalla crescente attenzione che ne è seguita per la salvaguardia degli ordinamenti democratici occidentali, messi fortemente in pericolo dal terrorismo di matrice internazionale. A partire da quella data, sembra essere stato istituito una sorta di stato di eccezione globale, in nome del quale si è ripensato ad un rinnovato rapporto tra i diritti personali e ragioni di sicurezza collettiva.
La prima parte del lavoro è dedicata all’esegesi storica della tortura, che si è espressa come strumento inquisitorio, come mezzo di ricerca della prova, ovvero come sanzione penale, che la battaglia abolizionistica vittoriosamente condotta dai riformatori dell’età dei lumi ha delegittimato, favorendone l’abolizione. Nonostante ciò la tortura ha continuato ad essere praticata.
Eppure la tortura è vietata da numerosi accordi internazionali, molti dei quali ratificati dall’Italia, e va considerata a tutti gli effetti un crimine internazionale.
Pertanto il prosieguo della ricerca si è articolato lungo un percorso teso ad evidenziare le prospettive internazionali ed ultrastatuali del divieto di tortura, dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 – di cui il nostro Paese è parte – ed il relativo Protocollo, alle fonti pattizie sui Tribunali penali internazionali ad hoc, per giungere allo International Criminal Court Statute, tappa fondamentale per l’internazionalizzazione della giustizia penale.
Quanto invece alla posizione dell’Europa in merito all’ICC Statute e, più in generale, alla tutela dei diritti umani, essa si è fermamente impegnata a promuovere l’entrata in vigore dello Statuto di Roma ed il buon funzionamento della Corte penale internazionale; d’altro canto, nell’ambito del Consiglio europeo, nato nel 1949 all’esterno della struttura istituzionale comunitaria a presidio dei valori delle democrazie occidentali, è stata approvata la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
Quest’ultima, all’art. 3 stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a tortura, a pene e a trattamenti inumani o degradanti”. Tale proibizione ha portata assoluta, dal momento che non consente né limitazioni, né eccezioni ai diritti garantiti.
Un ulteriore strumento normativo - pure approfondito- è la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, firmata a Strasburgo nel 1987 ed entrata in vigore dal febbraio 2009.
Lo studio delle tematiche sin qui sintetizzate ha radicato ancor più l’dea che non solo la prospettiva umanitaria della imprescindibile tutela dei diritti inviolabili della persona imporrebbe al legislatore italiano di stigmatizzare con la sanzione criminale atti di tortura.
Nel nostro Paese, a differenza di altri paesi europei e nonostante numerosi progetti di legge pur approdati in Senato nelle passate legislature, non esiste una norma che punisca la tortura, cui si applicano, pertanto, fattispecie talvolta assai meno gravi.
Ma è chiaro che rimettersi ad una rilevanza episodica e frammentaria di atti così gravi non consente di cogliere il precipuo disvalore che la tortura, in quanto tale, assume a prescindere dalle specifiche modalità con cui si realizza.
Nelle “convulsioni del dolore” intenzionalmente procurate dalla stessa autorità alla quale ha consegnato una porzione della propria libertà, l’individuo cessa di essere persona, e diviene risorsa utilizzata dal potere statuale.
Se così inquadrata nel novero dei rapporti dell’individuo con i poteri autoritativi dello Stato, si comprende come l’incriminazione di atti di tortura da parte del legislatore italiano (peraltro sempre prodigo di risposte penali), graviti intorno alla tematica della tutela della persona, nel riconoscimento della propria inviolabile dignità, cui la nostra Carta fondamentale assegna un innegabile primato.Topic of torture interest, belonging to the eigtheenth-century tradition of criminal guarantism, has been pressed by the tragic events of 11 September 2001 and the increasing attention that has followed to safeguard the Western democratic legal systems, highly put in danger by international terrorism.Since that date, it seems to have been established a kind of global state of exception, in the name of which it has been thought to a renewed relationship between personal rights and interests of collective security.
The first part of the work is devoted to historical exegesis of torture, which has been expressed as a inquisitorial mean, as a mean to gather evidence, or as a penalty, that the abolitionist battle successfully conducted by the reformers of the age of enlightenment has de-legitimized, favoring abolition. Despite this, torture has continued to be practiced.
Yet torture is prohibited by several international agreements, many of which are ratified by Italy, and should be considered in all respects an international crime.
Therefore the course of the research has been developed along a path aimed at highlighting prohibition of torture’s international perspectives, from UN Convention Against Torture of 1984 - of which our country is a party - and its Protocol, to the International Criminal Court Statute, a key step for the internationalization of criminal justice.
About concern in regard to 'ICC Statute and, more generally, the protection of human rights, Europe has been strongly committed in promoting the entry into force of the Rome Statute and the smooth functioning of the ICC. On the other hand, in the sphere European Council, born in 1949 outside the EU institutional structure in defense of the values of Western democracies, the European Convention has been approved in order to Protectof Human Rights and Fundamental Freedoms (ECHR ).
The ECHR, at art. 3 states that "no one shall be subjected to torture, or to inhuman or degrading punishment or treatment". This prohibition is absolute, since it must not be submitted to any kind of exceptions or limitation.
A further legal instrument, is the European Convention for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, signed at Strasbourg in 1987 and entered into force since February 2009.
The study of these issues brought to put in evidence the need for the Italian legislator, to create laws that could recognize Torture as a crime, in order to guarantee inviolable human rights.
In our country, unlike other European countries, despite numerous bills were stranded in the Senate in the past legislature, there is not a rule that punishes torture, to which sometimes they apply, far less serious cases.
But it is clear that punishing episodically and fragmentarily Torture’s acts, mean not to give the right weight to a so serious and dangerous acts.
In the "convulsions of pain" intentionally inflicted by the same authority which gave a portion of their freedom, the individual ceases to be a person and becomes a resource used by state power.
If this is framed within the category of authoritative reports of the individual with the authoritative forces of the state, we understand how the criminalization of acts of torture by the Italian lawgiver, moves around the issue of protection of fellow, in recognition of his inviolable dignity, to which our founding Charter assigns an indisputable supremacy.Dottorato di ricerca in Politiche penali dell'Unione Europea (XXI Ciclo
Multinational Banking in Europe - Financial Stability and Regulatory Implications: Lessons from the financial crisis
This paper examines whether multinational banks have a stabilising or a
destabilising role during times of financial distress. With a focus on Europe, it
looks at how these banks’ foreign affiliates have been faring during the recent
financial crisis. It finds that retail and corporate lending of these foreign affiliates
has been stable and even increasing between 2007 and 2009. This pattern is
related to the functioning of the internal capital market through which these
banks funnel funds across their units. The internal capital market has been an
effective tool to support foreign affiliates in distress and to isolate their lending
from the local availability of financial resources, notwithstanding the systemic
nature of the recent crisis. This effect has been particularly large within the EU
integrated financial market and for the EMU countries, thus showing
complementarity between economic integration and multinational banks’ internal
capital markets. In light of these findings, this paper supports the call for an
integration of the European supervisory and regulatory framework overseeing
multinational banks. The analysis is based on an analytical framework which
derives the main conditions under which the internal capital market can perform
this support function under idiosyncratic and systemic stresses. The empirical
evidence uses both aggregate evidence on foreign claims worldwide, and firm-
level evidence on the behaviour of banking groups’ affiliates, compared to
standing alone national banks.Autore: Pozzolo, Alberto Franco; email: [email protected]
Covariate Augmented Dickey-Fuller Tests with R
This paper describes CADFtest, a R (R Development Core Team 2008) package for
testing for the presence of a unit root in a time series using the Covariate Augmented
Dickey-Fuller (CADF) test proposed in Hansen (1995). The procedures presented here
are user friendly, allow fully automatic model specification, and allow computation of the
asymptotic p-values of the [email protected] in Journal of Statistical Software, 2009, vol. 32, no. 2, pp. 1-19
A Characterization of the Dickey-Fuller Distribution, With Some Extensions to the Multivariate Case
This paper provides a theoretical functional representation of the density function related to the Dickey-
Fuller random variable. The approach is extended to cover the multivariate case in two special frameworks:
the independence and the perfect correlation of the [email protected]@[email protected]