University of Molise

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    311 research outputs found

    Land management tools and policies for sustainable development

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    Nel nostro Paese l’assenza di un approccio strategico nel settore turistico è particolarmente evidente. Si è sempre beneficiato di un patrimonio straordinario di risorse e il turista del passato era attratto dalle destinazioni italiane anche in assenza di un’offerta ben strutturata. Da qualche anno il contesto è però radicalmente cambiato ma soprattutto, sono mutate le abitudini del far turismo. La necessità di cambiamento si fa ancor più pressante e indispensabile quando le attività turistiche si sviluppano in aree sensibili come le aree protette: ormai è un dato di fatto che la domanda di ecoturismo, turismo verde e turismo eticamente sostenibile è in costante crescita e pertanto l’importanza dell’implementazione di azioni programmatiche e di pianificazione territoriale di lungo periodo diventano assolutamente fondamentali e prioritarie. Tanti sono gli strumenti a disposizione delle amministrazioni e degli enti preposti al governo del territorio che possono contribuire al perseguimento degli obiettivi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Tra questi c’è la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) uno strumento volontario e contrattuale tra l’Ente di gestione di un parco, le imprese turistiche e la popolazione locale, per lo sviluppo di un turismo in armonia con la gestione sostenibile delle risorse naturali dell’area protetta. Si tratta in sostanza della combinazione tra un processo di pianificazione partecipata e di un sistema di gestione e controllo e trova concretezza nella individuazione di un Piano di Azione quinquennale costruito dalla collaborazione tra settore pubblico, settore privato e popolazione e che riflette la strategia dell’area protetta nel settore del turismo sostenibile. A tale processo ha deciso di aderire il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ravvisando la necessità di riorganizzare il settore turistico nel proprio territorio e individuando nella CETS il giusto percorso da intraprendere. Punto di forza della Carta è sicuramente l’approccio di tipo buttom up che si materializza nella organizzazione dei forum territoriali, tavoli di concertazione e dialogo a cui sono chiamati a sedere i responsabili dell’Ente che gestisce l’area protetta, i Comuni, gli Enti territoriali, le Aziende di promozione turistica, gli operatori economici e i rappresentanti delle Associazioni locali. Il presente lavoro riporta quanto realizzato di concerto con l’Ente Parco e con un responsabile designato da Federparchi, in termini di diagnosi territoriale (denominata Rapporto Diagnostico) analisi dalla quale emergono i punti di forza e debolezza del settore turistico ma anche le opportunità che ad esso sono associate per gli stakeholder ricadenti nell’area Parco. L’organizzazione dei forum ha preso in considerazione le caratteristiche socio-economiche nonché le omogeneità di sviluppo turistico del territorio: sono stati così individuati tre ambiti territoriali per ciascuno dei quali sono stati organizzati 3 incontri. Questi incontri sono stati preceduti da una sessione plenaria durante la quale è stata presentata una bozza del rapporto diagnostico e si sono conclusi con l’illustrazione della strategia e delle azioni che l’Ente Parco e gli stakeholder del territorio si impegnano a portare avanti. Le azioni, frutto del lavoro di concertazione e condivisione partecipata della vision e della mission del settore turistico dell’Ente Parco e degli attori del territorio, sono state confrontate con le misure previste dai Piani Programmatici 2007-2013 delle tre Regioni nei quali ricade il territorio del Parco per evidenziarne o meno la coerenza e per individuare nelle misure della Programmazione possibili fonti di finanziamento per piani e progetti contemplati nel programma di azioni della CETS. E’ stata altresì realizzata una valutazione ex ante dei possibili effetti dell’acquisizione della CETS e della implementazione del programma di azioni sui temi ambientali del territorio del Parco attraverso il popolamento di alcuni indicatori specifici del settore turistico. Le matrici così realizzate potranno essere utilizzate anche in fase di monitoraggio del processo di applicazione della Carta.In Italy the lack of a strategic approach in the tourism sector is particularly evident. For a long time everyone enjoyed its extraordinary natural resources, and in the past tourists fell for the Italian destinations in spite of the absence of a well-structured supply. For some years, however, the context is going to radically change and, above all, the habits of making tourism are going to change too. The need for a change becomes more and more urgent when tourist activities are developed in sensitive areas such as protected ones; it is now a fact that the demand for eco-tourism, green tourism and sustainable ethical tourism is growing, and therefore the importance of the implementation of programmatic actions as well as long-term territorial planning becomes absolutely fundamental priority. There are many tools available to government agencies and local public bodies that may contribute to the aim of economic, social and environmental sustainability. One of them is the European Charter for Sustainable Tourism (ECST) that is a voluntary and contractual relationship between the body of a park management, tourism enterprises and the local population, all of them to develop tourism in keeping with the sustainable management of natural resources of the protected area. This is essentially the combination of a process of participatory planning and a management system and control that materializes in the identification of a five-year Action Plan built on collaboration between public sector, private sector and local population and reflecting the strategy of the protected area in the field of sustainable tourism. The National Park of Abruzzo, Lazio and Molise decided to join in this process, recognizing the need to revamp the tourism sector in its territory and to identify the right path to follow ECST. The strong point of the Charter is by far the buttom-up approach that leads to the organization of regional forums, meetings and negotiations in which responsible entity for management of the protected area, municipalities, local authorities, local companies to promote tourism, economic operators and representatives of local associations are called down. This paper reports the achievements in cooperation with the Park Authority and a designated official Federparchi in terms of area-based analysis (called Diagnostic Report); then it attempts to show what comes out of the analysis, in particular what about the strengths and weaknesses of the tourism sector as well as the opportunities for stakeholders placed into the park. In order to organize forum, socio-economic development of tourism and the territorial homogeneity for tourist development were taken into account. In so doing, three territories were identified and three meetings were held for each of them. The meetings were preceded by a plenary session during which a draft of the diagnostic report was presented and they were settled with an illustration of the strategy and actions that the Park Board and stakeholders of the area are committed to taking forward. The actions - as the result of the work of consultation and sharing of shared vision and mission of the tourism sector of the Park and the actors of the territory - were compared with the foreseen measures in the 2007-2013 plans of all the three regions where the Park is placed in order to highlight the consistency in the measures as well as to identify the possible sources of funding for programming plans and projects covered in the agenda of the ECST. It was also carried out an ex ante evaluation of the possible effects due to acquisition and implementation of the ECST action program on environmental issues of the Park by the use of some specific indicators of the tourism sector. Thus, matrices were produced that can be employed for monitoring the implementation process of the Charter.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXII ciclo

    FDI and growth: what cross-country industry data say

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    Cipollina Maria; email: [email protected] Giorgia; email: [email protected] Filomena; email: [email protected] Alberto Franco; email: [email protected]

    Children and daily spaces: which autonomy?

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    La vita dei bambini delle città occidentali contemporanee sembra essere sempre più caratterizzata dalla mancanza di autonomia di movimento. Tale limite ha conseguenze sia sui bambini stessi sia sulla società più in generale. Partendo da queste premesse il lavoro si pone gli obiettivi di: conoscere le pratiche della vita quotidiana dei bambini “raccontate” dalla voce dei bambini stessi, verificare la presenza e i livelli di autonomia di cui i bambini dispongono nella loro quotidianità e, infine, individuare eventuali relazioni esistenti tra modalità di utilizzazione dei propri spazi e livello di autonomia disponibile. L’indagine è stata svolta attraverso la metodologia delle Time Use Survey su una popolazione di 267 bambini frequentanti la classe V elementare delle scuole della città di Campobasso nell’anno scolastico 2009/2010. I risultati ottenuti forniscono informazioni riguardanti le caratteristiche socio-demografiche della popolazione analizzata, la descrizione degli elementi principali della vita quotidiana dei bambini (attività, persone e luoghi), la proposta di un modello di autonomia e le relazioni esistenti tra uso degli spazi e autonomia.The lives of children in contemporary Western cities seems to be increasingly characterized by the lack of freedom of movement. This limit has consequences both on the children themselves and on society. On these basis the work’s objectives are: knowledge of the practices of everyday life of children "told" by themselves voices, to verify the presence and levels of autonomy that children have in their daily lives and, finally, identify any relationship between the use of their own space and level of autonomy. The survey was conducted through the methodology of the Time Use Survey on a population of 267 children attending the last year of the primary schools in the city of Campobasso in the school year 2009/2010. The results provide information on socio-demographic characteristics of the analyzed population, the description of the main elements of the children’s daily life (activities, people and places), the proposal of a model of autonomy and the relationship between the use of space and autonomy.Dottorato di ricerca in Promozione e tutela dei diritti dell'infanzia (XXII ciclo

    The non-structural and structural innovations in the distribution system: theoretical features and empirical evidence

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    L’innovazione del sistema distributivo rappresenta un tema ricorrente e ampiamente trattato dagli studiosi che riescono a rivelare solo parzialmente una realtà molto più differenziata e non sempre riconducibile a modelli teorici rigidi e nettamente distinguibili. Rifacendoci al modello di Castaldo è possibile individuare un modello che articola il campo dell’innovazione su due livelli: un livello “macro”, comprendente tre dimensioni chiave (di natura strategica, operativa e relazionale), e un livello “micro” entro cui ciascuna delle tre dimensioni chiave può essere articolata. L’analisi dei singoli livelli consente di coprire adeguatamente lo spettro complessivo dell’innovazione commerciale (di portata primaria, secondaria o terziaria) per evidenziare i molteplici percorsi innovativi attraversati dalle imprese nel panorama del sistema grocery. Pertanto il presente lavoro si muoverà sulla traccia di questa proposta di analisi, partendo dalla dimensione strategica, per poi attraversare le altre due dimensioni. A livello di leve strategiche, l’attenzione si concentrerà in particolare sui due elementi chiave, costituiti dal “modello di offerta” (formula - formato) e sulle scelte di posizionamento di fondo dell’insegna. La progettazione di nuove formule distributive non è l’unica dimensione attraverso cui le imprese commerciali si differenziano e competono tra loro. Nel nuovo contesto di mercato la competizione si gioca sempre più sull’innovazione continua delle leve dell’ “in store marketing”. Questa nuova dimensione dell’innovazione, definita operativa, non solo non è meno importante di quella strategica, ma riesce a generare una particolare capacità attrattiva e a sviluppare soprattutto la fedeltà del consumatore verso l’insegna. E’ in grado di caratterizzare l’insegna e le conferisce un vantaggio competitivo stabile e duraturo nei confronti delle altre insegne distributive, perchè impatta inevitabilmente sui modelli organizzativi e sui processi logistici. In particolare, in tale ambito l’innovazione si ricerca agendo su variabili soft come lo store design, la comunicazione, l’atmosfera, i servizi che esulano dal core business e che vengono importati da altri settori. Nell’ambito dei nuovi vettori di generazione dell’innovazione, riveste un’importanza crescente la dimensione relazionale che afferisce principalmente allo shopping esperienziale e alla customer orientation. Nei contesti maturi, infatti, i distributori tendono a proporre vere e proprie “esperienze” di acquisto che vogliono lasciare un segno indelebile nella memoria del consumatore e produrre rilevanti riflessi sul grado di soddisfazione e sulla fedeltà all’insegna. Alla luce di queste premesse, nel corso dell’elaborato proveremo ad esaminare in chiave descrittiva ciascuna delle tre dimensioni introdotte, in connessione con gli impatti innovativi che esse esprimono, per poi formulare prima una proposta complessiva di interpretazione del fenomeno dell’innovazione del retail all’interno della prospettiva organizzativa e nei suoi diversi piani di analisi (individuale, di gruppo, di azienda e di network), con riferimento particolare al contesto delle moderne organizzazioni della GDO e successivamente un modello concettuale che esprime una collocazione ragionata di un’ampia serie di casi di innovazione del retail, allo scopo di rilevare empiricamente il ruolo dei diversi driver dell’innovazione e le principali implicazioni gestionali ed organizzative che ne derivano.The innovation of the distribution system has become a topic of intense investigation in the contemporary management literature. However, the analyses conducted by various scholars have presented only a partial view of a reality which appears to be many-sided, too complex to be contained within a distinct theoretical model. With reference to the Castaldo model, it is possible to identify a pattern which extends over both the macro-level and the micro-level of the various innovation paradigms: the former includes three key dimensions (strategic, operational, interactive), while in the latter any of these three dimensions may be present and articulated. The analysis of the different levels allows us to gain a comprehensive view of commercial innovation in primary, secondary and tertiary process industries in order to highlight the innovative development procedures that companies are adopting in the grocery sector. The present study will therefore follow a path opened by this analytical frame, starting from the strategic dimension up through the third. As concerns the strategic levers, attention has first been given to these two main elements: the “offer model” (formula-format) and the positioning of branding signs. The design of innovative distribution strategies is not the only dimension a company might differentiate itself and compete within its marketplace. In the changing market scenario, competition depends far more on continuing innovation of the in-store marketing activities. As will be seen, this innovative dimension that can be called operational is not only less important than the strategic one, but, most importantly, becomes an attractive supplement channel which can enhance store loyalty. It represents an important component which contributes to characterize the brand while conferring a lasting competitive advantage because of its impact on organizational forms and logistic processes. Thus, innovation spans over a set of soft variables covering, among others, store design, communication, the general shop arrangement and atmosphere and all those application areas which are outside of the core business and must be 'imported' from other sectors. Results of research in the field show that the interactive dimension, which mainly concerns the experience-oriented shopping environment, is of growing importance for the implementation of innovations vectors. Furthermore, retailers have realized that consumers not only go shopping to make purchases but also because they enjoy to make memorable shopping 'experiences'. Their methodology develops and applies a combination of customer oriented approaches which foster retention and loyalty. In the light of these premises, we will first attempt to describe each of the three dimensions listed above and understand the impact they have on innovation. Secondly, we will present a broader and more comprehensive interpretation of retail innovations from an organizational point of view with respect to its different levels of analysis (individual, group, company, network). However, the main concern refers here to the context of modern organizations in the Mass Retail Channel, and then to the theoretical model which comprises a wide range of retail innovation cases, with the aim of revealing, from an empirical perspective, the role of the different innovation sources as drivers of managerial and organizational change.Dottorato di ricerca in Organizzazione tecnologia e sviluppo delle risorse umane (XXI ciclo

    Process and product innovation in pasta filata cheeses

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    In Italia nonostante la vasta gamma di prodotti caseari, i prodotti che assumono una reale importanza sul mercato sono pochi e spesso limitati a prodotti tipici o prodotti freschi. Inoltre le produzioni innovative sono spesso gestite da grandi produttori nazionali, e sono oggetto di diversi lavori di ricerca. Per tali motivi l’acquisizione di fette di mercato da parte di piccole realtà produttive quali quelle esistenti in un piccola regione come il Molise, deve necessariamente puntare su produzioni ad elevato contenuto innovativo di processo e di prodotto e sull’azione sinergica con le produzioni tradizionali. Gli obiettivi del presente lavoro di dottorato hanno visto la realizzazione di formaggi a pasta filata a breve e media stagionatura con un’innovazione di processo e prodotto in modo da soddisfare la presente domanda del mercato, nel rispetto della tradizionalità del prodotto finito. L’innovazione di processo ha riguardato la standardizzazione e la razionalizzazione di un impianto di asciugatura/stagionatura per prodotti lattiero caseari nel rispetto della tipicità e tradizionalità del prodotto finito. L’impianto, dotato di un sistema di deumidificazione dell’aria a basse temperature, è stato testato su prodotti a pasta filata a breve stagionatura come le scamorze passite e su prodotti a media stagionatura come i caciocavalli. L’impianto ha permesso la standardizzazione e il miglioramento della qualità dei prodotti riducendone al contempo i tempi di asciugatura. Infine ha mostrato facilità d’uso, minimo ingombro e quindi immediata applicabilità anche in piccole realtà produttive. L’innovazione di prodotto ha invece riguardato l’ottenimento di prodotti a pasta filata a breve e media stagionatura derivanti da latte vaccino miscelato con latte ovino e caprino. La realizzazione di prodotti caseari a pasta filata innovati nelle formulazioni se è una realtà già consolidata in Italia per i formaggi bufalini, evidenzia, per i prodotti realizzati con latte vaccino/ovino e vaccino/caprino, pochissimi casi in Europa, soprattutto in virtù della differente composizione del latte di partenza che ne condiziona la tecnologia di produzione e la resa. Essendo inoltre il solo latte vaccino vincolato alla produzione dalle quote latte, l’obiettivo di sviluppare la filiera a partire da diverse tipologie di latte potrebbe avere ricadute particolarmente positive sul territorio. I prodotti ottenuti hanno mostrato buone caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche evidenziando inoltre caratteristiche distintive positive e peculiari che possono permettere una diversificazione di prodotto.In Italy, despite the wide range of dairy products, the products having a real importance on the market are few and often limited to the local or fresh products. In addition, innovative products are often realized by large national brewers, after different research studies. For these reasons, the acquisition of market by smaller companies such as those existing in a small region such as Molise, have to necessarily focus on highly innovative production processes and product and on synergistic action with the traditional productions. The aim of this PhD project is the realization of pasta filata cheeses at short and medium ripening, innovated both in technologies and in formulations so as to satisfy present market demands, with respect of traditionality of finished products. The process innovation focus on the standardization and rationalization of innovated ripening methods of traditional pasta filata cheeses with respect to the typical, traditional, and microbiological aspects of finished product. The drying plant used was equipped with an air dehumidification system operating a low temperature. Cheeses at short (scamorza passita) and long ripening (caciocavallo) were dried. The innovative drying led to time saving and allowed to standardize the process. Moreover the tested plant could be used in small dairies for its small size and facility of use. Product innovation focused on the production of short-and medium-ripened pasta filata cheeses obtained from cow's milk mixed with ewe or goat milk. The realization of pasta filata products innovated in formulation is a strong reality in Italy for buffalo cheese. Instead for cow/ewe cheeses and for cow/goat cheeses few production are found in Europe, since milk composition influences technology and yield. The “quota latte” limits the cow milk production, therefore products realized with different milk may have different positive effects on territory. The obtained products showed good physical-chemical and organoleptic characteristics, having distinctive and positive characteristics that can allow a product diversification.Dottorato di ricerca in Biotecnologia degli Alimenti (XXIII ciclo

    The power, the economy and the lifestyle of a feudal family. The case of Sinforosa Mastrogiudice marchesa di Pietracatella (1675-1743)

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    Il caso della marchesa di Pietracatella, per la sua particolarità territoriale, è un tassello sconosciuto dell’ampio mosaico che costituisce la storia del Regno di Napoli in età moderna. Sinforosa Mastrogiudice nacque a Bonefro nel 1675 e morì nel 1743. La sua vita fu caratterizzata da vicende che mutarono la condizione alla quale era stata destinata dalla nascita. Le consuetudini dell’epoca non prevedevano che una donna gestisse in prima persona il patrimonio di famiglia ed i beni feudali del casato di appartenenza. Tale compito era riservato, infatti, ai primogeniti di sesso maschile delle grandi famiglie aristocratiche. Sinforosa era figlia di Luigi Mastrogiudice, marchese di Montorio, Montelongo e Bonefro, e di Beatrice Carmignani. Sposò, nell’anno 1700, Giovan Francesco Ceva Grimaldi, erede della famiglia che possedeva nel Contado di Molise i feudi di Pietracatella, Gambatesa e Macchia Valfortore. Tali terre erano collocate nelle vicinanze dei possedimenti dei Mastrogiudice, perciò il matrimonio servì a sancire l’alleanza tra i due casati. La mancanza di figli maschi da parte dei Mastrogiudice portò il padre di Sinforosa a affidarle, nel 1720, l’intero patrimonio feudale di famiglia. Questo andò ad aggiungersi alle terre dei Ceva Grimaldi che la giovane Sinforosa già gestiva dal 1707, anno in cui era rimasta vedova. Da quel momento, ella divenne signora di una vasta area territoriale che si estendeva dalla zone del Fortore molisano alle terre di Capitanata. Con intelligenza la marchesa governò per circa venti anni sui feudi delle due famiglie di cui fu l’anello di congiunzione. L’attenta gestione fu importante per le popolazioni e le città su cui esercitò il potere feudale. A Montorio nei Frentani, ad esempio, Sinforosa investì i capitali ricavati da una costante ed assidua riscossione delle tasse sui beni feudali di sua proprietà. Il paese, quasi totalmente distrutto dai terremoti, venne ricostruito grazie agli investimenti attuati dalla marchesa, e nuovi abitanti vi si trasferirono dai centri vicini. La feudataria aveva, infatti, incentivato nuove attività manifatturiere e coltivazioni di grano e cereali. I rapporti con gli abitanti dei centri su cui la nobildonna governò non furono sempre buoni. Ella dovette, soprattutto dopo il 1730, concedere privilegi alle comunità locali per porre fine alle dure lotte che erano scoppiate. Sinforosa promosse, inoltre, la ristrutturazione dei propri palazzi nobiliari rendendoli più grandi e lussuosi. Soprattutto a Pietracatella, infatti, la dimora signorile di proprietà della famiglia Ceva Grimaldi venne ampliata e ospitò il figlio della marchesa, Giuseppe Maria, dopo le nozze con Angela Pisanelli, celebrate nel 1731. Due anni prima di morire, nel 1741, Sinforosa fece testamento. Lasciò al primogenito tutti i beni feudali delle famiglie Ceva Grimaldi e Mastrogiudice e gli oggetti preziosi a lei appartenuti. Al secondo figlio, Diego, lasciò parte del patrimonio facendo in modo che non scoppiassero litigi tra i due fratelli. Alle due altre figlie femmine, monache nel monastero di S. Francesco dell’Osservanza di Napoli, Sinforosa garantì una vita senza privazioni. Tutti conservarono, nei decenni a venire, il ricordo della bontà e dell’intelligenza della marchesa.The case of Sinforosa Mastrogiudice, for its territorial particularity, is an unknown plug in the vast mosaic that constructs the history of the King of Naples in the modern age. The marchioness was born in Bonefro in 1675 and died in 1743. Her life was characterized by particular events that changed the conditions to which she was destined to live from birth. The customs of the era did not foresee in the least that a gentile woman could manage in person the family heritage and the feudal goods of noble birth. Such task was reserved, in fact, for the first born of the male sex of the grand aristocratic families. Sinforosa was daughter of Luigi Mastrogiudice, marchioness of Montorio, Montelongo and Bonefro, and of Beatrice Carmignani. She married, in the year 1700, Giovan Francesco Ceva Grimaldi, heir of the family who owned the feuds of Pietracatella, Gambatesa and Macchia Valfortore in Contado of Molise. The feuds of such lands were collocated in the vicinity of the possession of Mastrogiudice, for this reason the marriage served to ratify an alliance between the two families. In the absence of male children on behalf of the Mastrogiudice led Sinforosa’s father to entrust, in 1720, the entire feudal heritage of the family, adding to the property owned by Ceva Grimaldi which Sinforosa had already managed since 1707, the year in which she became a widow. From that moment on, she became the landlady of a vast territorial area that extended from the zone Fortore of Molise to the Capitanata. With intelligence, the marchioness governed over the property of the two families which resulted in being the engagement ring. Her close attention to management was important for the cities of which she controlled. In Montorio, for example, Sinforosa invested in many capitals made up of a constant and assiduous collection of the taxes on the feudal goods of her property. The village, which was destroyed by earthquakes, was reconstructed thanks to the investments carried out by the marchioness. Furthermore, new groups of inhabitants transferred from the central area in Montorio. Sinforosa had, in fact, provided capital in order to begin manufacturing business and cultivation of grain and cereals. The relationship with the habitants of the centres of which were governed was not always good. She had to, above all after 1730, give privileges to the local communities to end the hard fight which initiated. Sinforosa also promised the reconstruction of hew own noble buildings making them bigger and more luxurious. In Pietracatella, in fact, the residence of the Ceva Grimaldi family was enlarged and hosted Sinforosa’s son, Giuseppe Maria, after which he married, in 1731, Angela Pisanelli. Two years before dying, in 1741, Sinforosa compiled a will in testament. She left to her firstborn all the feudal goods of the Ceva Grimaldi and Mastrogiudice families. To her second child, Diego, she left a part of the heritage in a way which no conflicts would start between the two brothers. To the two daughters, nuns of the monastery of S. Francesco of Osservanza of Naples, Sinforosa guaranteed a life without privation. Everyone preserved, in the centuries to come, the memory of the generosity and the intelligence of the marchioness.Dottorato di ricerca in Storia della società italiana XIV-XX secolo (XXIII ciclo

    The flora apistica and the analyses melissopalynology orchestrates for valorizing the quality, the botanical and geographical origin of the honeys molisani

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    Con l’intento di contribuire alla caratterizzazione botanica del miele prodotto da apicoltori operanti in Molise, e stata avviata nelle stagioni 2007-2008-2009 una ricerca melissopalinologica qualitativa come proposto da Louveaux J. (1978), per identificare dei taxa o degli insiemi pollinici caratteristici dei mieli provenienti dalle diverse aree della regione. I campioni prescelti sono stati prelevati considerando le diverse caratteristiche fitoclimatiche e geologiche del territorio molisano. Sono stati analizzati 31campioni per il 2007, 26 campioni per il 2008, 33 campioni per il 2009, distribuiti su quattro principali serie di vegetazione: [137]-Serie Adriatica neutrobasifila del cerro e della roverella, [197]- Serie preappenninica centro-meridionale subacidofila del farnetto, [169a]-Serie preappennica neutrobasifila della roverella, [62]- Serie appenninica meridionale neutrobasifila del faggio. I risultati delle analisi melissopalinologiche hanno prodotto per ogni campione un elenco di taxa pollinici che descrivono la componente botanica dei mieli molisani. Nel 50% dei campioni sono presenti pollini appartenenti alle famiglie: Leguminosae (Hedysarum, Onobrychis, Trifolium repens gr., Trifolium pratense gr., Medicago, Lotus, Melilotus, Robinia, Dorycnium); Cruciferae (Brassica f. 20-25ƒÊ); Rosaceae (Prunus f., Rubus f.); Liliaceae (Allium); Oleaceae; Compositae (Compositae T); Fagaceae (Quercus robur); Graminaceae; Umbelliferae, concorde con quanto gia citato per il Molise da Belligoli et al, 2007, in un precedente lavoro eseguito per l’intero territorio nazionale. Le analisi statistiche degli stessi hanno mostrato che e possibile distinguere i mieli in base all’origine botanica e alla zona di produzione, perche la componente pollinica e risultata sufficientemente rappresentativa per distinguere mieli monoflorali da quelli millefiori, e specifica per associarla ad aree territoriali piu o meno delimitate. Si e costatato che per ognuno dei cluster individuati corrisponde una serie di vegetazione che ha dei taxa pollinici specifici. Le serie individuate con i rispettivi taxa sono: - Serie Adriatica neutrobasifila del cerro e della roverella . (Polygala,Verbena, Picea, Melilotus, Brassica 20-25?,Vitis, Ailanthus, Reseda, Olea f., Muscari); - Serie preappenninica centro-meridionale subacidofila del farnetto . (Compositae tipo S e Labiatae tipo M); - Serie preappennica neutrobasifila della roverella .(Cistus, Asparagus, Sanguisorba, Convovulus, Sideritis, Allium); - Serie appenninica meridionale neutrobasifila del faggio . (Fagus e Labiatae f.M). Alcuni di questi taxa pollinici sono fortemente legati all’attivita antropica per cui non possono, alla luce delle conoscenze presenti, essere considerati dei pollini guida di queste serie di vegetazione per i mieli molisani, sarebbe opportuno un confronto con altri campioni provenienti dalle stesse serie di vegetazione ma raccolti in aree diverse. Questo tipo di ricerca ha fatto conoscere a diversi apicoltori regionali le potenzialita del proprio prodotto, buoni monoflorali e non piu generici millefiori, ma potrebbero dare un valore maggiore allo stesso millefiori perche prodotto in una regione come il Molise che ha una variabile floristica molto elevata (Lucchese,1995) il cui territorio spazia dalla costa Adriatica passando per le colline interne fino alle montagne dell’Appennino, racchiudendo una molteplicita di taxa pollinici che valorizzano la qualita del miele.With the intent to contribute to the botanical characterization of the honey produced by working apiarists in Molise, has been on its way in the seasons 2007-2008-2009 a search qualitative melissopalinologica as proposed by Louveaux J. (1978), to identify of the taxas or of the whole characteristic pollinici of the honeys coming from the different areas of the region. The select champions have been withdrawn considering her different characteristic fitoclimatiche and geologiche of the territory molisano. 31campioni have been analyzed for 2007, 26 champions for 2008, 33 champions for 2009, distributed on four principal series of vegetation: [137] - Adriatic series neutrobasifila of the cerro and the roverella, [197] - Serious center-southern preappenninica subacidofila of the farnetto, [169a] - Serious preappennica neutrobasifilaof the roverella, [62] - serious southern appenninica neutrobasifila of the beech tree. The results of the analyses melissopalynology has produced for every champion a list of taxa pollinici that describes the botanical component of the honeys molisani. In the 50% of the champions they are present belonging pollens to the families: Leguminosae (Hedysarum, Onobrychis, Trifolium repens gr., Meadow Trifolium gr., Medicago, Lotus, Melilotus, Locust tree, Dorycnium); Cruciferae (Brassica f. 20-25 ?s); Rosaceae (Prunus f., Rubus f.); Liliaceae (Allium); Oleaceae; Compositae (Compositae T); Fagaceae (Quercus robur); Graminaceae; Umbelliferae, in agreement with how much already quoted for Molise by Belligoli et to the, 2007, in a precedent job performed for the whole national territory. The statistic analyses of the same have shown that it is possible to distinguish the honeys in base to the botanical origin and the zone of production, because the component pollinica sufficiently results representative to distinguish honeys monoflorali from those millefioris, and it specifies for associating her/it to territorial areas more or less delimited. He is ascertained that for each of the individualized clusters it corresponds a series of vegetation that has some taxas specific pollinici. The series individualized with the respective taxas are: - Adriatic series neutrobasifila of the cerro and the roverella. (Polygala, Verbena, Picea, Melilotus, Brassica 20-25 ?s, Vitis, Ailanthus, Reseda, Olea f., Muscari); - Serious center-southern preappenninica subacidofila of the farnetto. (Compositae type S and Labiatae type M); - Serious preappennica neutrobasifila of the roverella. (Cistus, Asparagus, Sanguisorba, Convovulus, Sideritis, Allium); - Serious southern appenninica neutrobasifila of the beech tree. (Fagus and Labiatae f.M). Some of these taxas pollinici is strongly tied antropica for which you/they are not able to the activity, to the light of the present knowledges, to be considered of the pollens drives of these series of vegetation for the honeys molisani, a comparison it would be opportune with other champions coming from the same series of vegetation but picked in different areas. This type of search has made to know to different regional apiarists the potentialities of the really product, good monoflorali and more generic millefiori, but you/they could give a great value to the same millefiori because produced in a region as Molise that a variable has very elevated floristica (Lucchese1995) whose territory spaces from the Adriatic coast passing for the inside hills up to the mountains of the Appennino, containing a multiplicity of taxa pollinici that valorizes the quality of the honey.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXIII ciclo

    Parents in the shadows: an analysis of prison reform in the light of protection of people within the relationship between parent/child

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    L’elaborato, dal titolo “Genitori nell’ombra: analisi della riforma penitenziaria alla luce delle esigenze di tutela della persona nella relazione genitore/figlio”, è suddiviso in due parti essenziali. Nella prima, si tratteggiano le linee di tendenza delle scelte di politica penitenziaria che hanno ispirato la riforma del 1975 fino agli adeguamenti normativi più recenti, con particolare riferimento alle prerogative e facoltà che la legge riserva agli istituti di pena e ai soggetti detenuti per garantire la tutela dei legami affettivi e familiari durante l’esecuzione di una misura penale. Nella seconda parte, si riportano gli esiti della ricerca empirica svolta presso i tre istituti penitenziari presenti sul territorio della regione Molise (Campobasso, Larino, Isernia) e presso l’Ufficio UEPE di Campobasso (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) che ha competenza sull’intero territorio regionale. La ricerca sul campo si è basata, in una prima fase, su una raccolta dati di tipo quantitativo, successivamente si è avvalsa di strumenti di indagine propri della ricerca qualitativa, come l’intervista in profondità (con schema semi-strutturato) e il focus group. La tipologia di soggetti coinvolti nell’indagine qualitativa comprende: figure istituzionali; collaboratori esterni e rappresentanti del mondo del volontariato; soggetti detenuti; mogli e figli di detenuti. Il quadro complessivo dell’elaborato finale, oltre a mettere in evidenza le potenzialità e i limiti delle disposizioni normative oggi a disposizione per garantire il mantenimento della relazione tra genitori-detenuti e figli, cerca di cogliere la specificità (rispetto al tema indagato) del divario tra legge scritta e sue possibilità di concreta attuazione, nel tentativo di afferrarne la relazione con le strutture, l’organizzazione, il personale. E partendo sostanzialmente dal presupposto che la problematica della genitorialità in carcere non ha radici nella sola disciplina giuridica, e dunque non è solo nel diritto astratto che può essere compresa e trovare soluzione. La ricerca, inoltre, dando spazio all’esperienza diretta di soggetti che a vario titolo sono coinvolti nella complessa questione, oltre a rilevare il rapporto tra legislazione e prassi, tenta di cogliere l’incidenza dei fattori culturali e dell’expertise professionale sull’applicazione delle norme giuridiche che vedono ampliarsi o restringere le proprie potenzialità a seconda delle prospettive di chi è tenuto ad interpretarle, applicarle o chiederne l’applicazione.Developed from the title “Parents in the shadows : an analysis of prison reform in the light of protection of people within the relationship between parent/child” is divided into two main parts. In the first part a thin line is outlined of prisons and their political tendencies, which inspired the 1975 reform until more recently adjusted regulations, with particular reference to privileges which the law reserves to law enforcement establishments and their prisoners, in order to guarantee the protection of personal and family relationships during the execution of criminal sentences. In the second part, you can find the results of an empirical research involving the three law enforcement establishments which are located in the Molise Region (Campobasso, Larino and Isernia) in the offices of the UEPE in Campobasso (External Criminal Execution Office) which has jurisdiction over the whole regional territory. Field research was based, initially, on a quantitive type of data collection, successively it availed itself of its own enquiries, more specifically of a qualitative nature, including in-depth interviews (with a semi-structured outline) and the focus group. The typology of the people involved in the qualitative investigation include : institutionalised figures ; external collaborators and voluntary representatives ; prisoners ; spouses and children of prisoners. The whole picture, in a final analysis, besides highlighting the potential and limits of the present regulations which are currently in act in order to guarantee the maintaining of the relationship between parent-prisoners and their child, tries to grasp the specifics (with regards the investigated topic) of the differences between the written law and the possibility of their effectual carrying out, in an attempt to capture the relationship with structures, organisations and personnel. Substantially assuming that the problematics of being a parent in prison have no foundation in the sole judicial system, therefore it is not only in abstract law that it can be understood and subsequently finding a solution. The research, besides giving ample room to the direct experience of the people who, in some way or another, are involved in the complex question, and as well as taking note of the relationship between legislation and normal procedures, attempts to capture the effect on cultural factors on the application of judicial regulations which see them expanding and restricting their actual potential according to the outlines of those who are obliged to interpret, apply and enforce them.Dottorato di ricerca in Promozione e tutela dei diritti dell'infanzia (XXII ciclo

    Geological and paleontological study of the paleoenvironmental evolution of the Molise coastal area during the Late Pleistocene-Holocene with major emphasis on the "Versilian" marine transgression

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    E’ stato effettuato uno studio interdisciplinare integrato, che ha compreso analisi geomorfologiche, stratigrafiche, paleontologiche, palinologiche e geocronologiche su successioni sedimentarie provenienti da 2 settori della costa molisana: l'area della foce del fiume Trigno e l'area del Porto di Termoli. Le analisi sono state compiute su complessive 6 successioni da carote, di cui 3 prelevate a mare, a poche centinaia di metri dalla attuale linea di costa nell’area del fiume Trigno, e altre 3 a terra, vicino all'attuale linea di costa, nell’area del porto di Termoli. I risultati ottenuti hanno consentito di ricostruire alcune delle tappe fondamentali dell'evoluzione paleoambientale delle aree di studio nel tardo Pleistocene superiore e nell'Olocene. In particolare, le analisi paleontologiche hanno ricoperto un ruolo fondamentale sia ai fini delle ricostruzioni paleo-ambientali in generale, sia per evidenziare in particolare una serie di variazioni paleobatimetriche, interpretabili come tendenze regressive e trasgressive, controllate da cambiamenti climatici, che hanno interessato l'area di studio durante gli ultimi 8000 anni. Nell'area della foce del fiume Trigno, durante l'ultima fase glaciale, era presente una topografia articolata legata ad una dinamica fluviale attiva. Dopo l'Ultimo Massimo Glaciale (LGM), intorno ai 20000 anni fa, per ca. un millennio, nelle aree incise dall'azione fluviale si impostarono ambienti di tipo fluvio-palustre popolati da faune continentali e in cui si depositavano sedimenti fini di tipo limoso. Il livello del mare era inferiore rispetto a quello attuale di ca. 100 m e la linea di costa spostata ad Est rispetto alla sua posizione attuale di alcune decine di km. La successiva fase evolutiva dell'area è legata alla risalita del livello del mare conseguente alla trasgressione marina olocenica postglaciale. Nell'area dapprima si impostarono degli ambienti simili, per caratteristiche idrodinamiche e morfologiche, a quelli lagunari, ma con condizioni di salinità di tipo marino. Intorno agli 8000 anni fa si impostarono ambienti marini tipici di spiaggia sommersa in cui si depositavano sedimenti sabbiosi. Tali ambienti erano popolati da faune infralitorali. Inizialmente le batimetrie erano ridotte ed il livello del mare era inferiore rispetto a quello attuale di 11/12 m. Nella prima fase della trasgressione, le batimetrie aumentavano, il mare avanzava e gli ambienti costiero-marginali e la linea di riva si spostavano verso terra. Successivamente si sviluppò una tendenza regressiva e le batimetrie diminuirono in risposta al deterioramento climatico verificatosi tra 6800 e 7000 anni fa ca. In tale fase il livello del mare nell’area di studio stazionava a ca. -7,5/8,0 m rispetto a quello attuale. Dopo la fase di optimum climatico di ca. 6000 anni fa, le facies marino-costiere progradarono e le batimetrie diminuirono rispetto a quelle della fase precedente, probabilmente in risposta al deterioramento climatico collegato all’inizio della neoglaciazione ca. 5000-5500 anni fa. Il livello del mare durante questa fase era di ca. – 4/5 m s.l.m. L’evoluzione successiva è caratterizzata da una permanenza dell’ambiente litorale con lievi oscillazioni della linea di costa. A questo punto dell'evoluzione era presente un ambiente fluvio-deltizio e nell'area di studio si verificavano fasi di emersione temporanee. L’evoluzione chiude con la fase recente (probabilmente successiva alla piccola età glaciale) in cui la linea di riva avanza verso terra e si imposta la costa attuale. Nell'area del porto di Termoli i risultati sono ancora preliminari e evidenziano un quadro evolutivo paleoambientale piuttosto complesso ed eterogeno. Lo studio effettuato ha consentito di individuare ripetute fasi di avanzamento ed arretramento della linea di riva durante il Pleistocene superiore e l'Olocene. Durante le fasi di emersione i sedimenti subivano fenomeni di parziale pedogenesi. L'arrivo della trasgressione marina olocenica nell'area di studio è stato individuato nel periodo in cui il livello del mare era inferiore rispetto a quello attuale di circa 11 m. Tale dato è consistente con quello ricavato per l'area della foce del fiume Trigno dove il mare raggiunge le coste attuali intorno agli 8000 anni fa quando il livello del mare era inferiore rispetto a quello attuale di 11-12 m. Nell'area del Porto di Termoli sono state individuate una serie di oscillazioni marine che si sono verificate in intervalli temporali precedenti a quelli della trasgressione marina olocenica. Attualmente non è possibile inquadrare cronologicamente in maniera precisa queste oscillazioni; è possibile comunque affermare che esse si sono verificate prima dell'ultima fase glaciale. Si tratta del primo studio che affronta in modo specifico l’aspetto della evoluzione tardo-pleistocenica ed olocenica dell’area costiera molisana. I risultati raggiunti, pur essendo, a nostro avviso, molto significativi, sono certamente ancora preliminari, ma rappresentano per l’area molisana un'importante base di partenza per gli studi che si occuperanno in futuro della tematica affrontata. Tali studi potranno consentire di sviluppare un quadro conoscitivo ed evolutivo più esteso, ma anche di maggiore dettaglio soprattutto in riferimento alle influenze climatiche, tenendo conto di dati acquisibili da altri settori costieri molisani e, in particolare anche delle evidenze morfo-sedimentarie dell'evoluzione medio e tardo-olocenica della costa molisana presenti in superficie.A multidisciplinary study comprising geomorphological, stratigraphical, paleontological, palynological and geochronological analyses has been carried out on sedimentary successions coming from two sectors of the Molise coastal area: the area of the Trigno river mouth and the area of the harbour of the Termoli city. The analyses were made on 6 core successions, three of which were drilled within the sea, some hundreds of meters from the current shoreline, in the area of the Trigno river mouth, and the other three on the beach, very near to the actual shoreline, in the area of the harbor of Termoli. The obtained results allowed us to reconstruct several stages of the palaeoenvironmental evolution of the study areas during Late Pleistocene and Holocene. The paleontological analyses were fundamental to reconstruct the palaeoenvironments in general, and to point out in particular several palaeo-bathymetric variations related alternatively to regressive and transgressive trends controlled by climatic changes occurred during the last 8000 years. In the area of the Trigno river mouth, during the Last Glacial Maximum, fluvial dynamics and erosion in particular gave origin to a very heterogeneous palaeo-topographical setting. After the Last Glacial Maximum (LGM), about 20000 years ago, fluvio-palustrine environments populated by non-marine fauna evolved and persisted for about 1000 years, giving way to a clayey-silty sedimentary sequence. At this time the sea level was about 100 m below the modern sea level and the shoreline located some tens of km more seawards. The next reconstructed evolutionary stage of this area is related to the progressive sea level rise and the Post-Glacial Holocene marine transgression. First, lagoonal-like, seaward open environments evolved. Successively, about 8000 years ago, marine, environments evolved, characterized by typical shoreface features and deposition of fossil-rich sands. These environments were populated by typical infalittoral fauna. In the first stage, the palaeo-bathymetries were very low and the sea level was about 11-12 m below the modern sea level. Immediately after, palaeo-bathymetries increased and the shoreline and related coastal-marginal environments moved further landward. Afterwards, the palaeo-bathymetries decreased again, allowing to identify a regressive trend most likely referring to the climatic cooling occurring about 6800-7000 years ago. At this period the sea level was at about 7,5/8,0 m below the present one. After the optimum climaticum, about 6000 years ago, the coastal and marine environments moved seaward and the palaeo-bathymetries decreased again, probably in response to a new phase of climatic cooling, tentatively related to the beginning of the Neoglaciation that started 5000-5500 years ago. The sea level during this period was about 4/5 m below the modern one. The next stage of environmental evolution is characterized by the persistence of littoral environments and various slight oscillations of the shoreline. At this period a fluvio-deltaic environment evolved giving way to phases of temporary emersion and consequent pedogenesis. The youngest portion of the examined sedimentary successions are related to the modern coastal setting, while sediment intervals referring to the Little Ice Age are lacking due to the consistent retreat (ca. 700 m) that has affected the coast line during the last century. The results obtained for the second study area, located immediately south to the harbour of Termoli are still preliminary and evidence a rather complicated and heterogeneous palaeoenvironmental evolutionary setting. The study allowed to identify various landward and seaward shifts of the shoreline during the Late Pleistocene and the Holocene giving rise to various stages of emersion during which the sediments partially underwent pedogenesis.. The arrival of the Holocene marine transgression in this study area corresponds to the period when sea level was about 11 m below the modern one. This evidence is in good agreement with the data obtained in the area of the Trigno mouth where the sea arrived near the present coast about 8000 years ago when the sea level was 11-12 m below the modern one. In the Termoli area several shoreline oscillations occurred before the Holocene marine transgression could be identified. At present it is not possible to precise the chronology of this oscillations which, however, took place certainly before the Last Glacial. The present study is the first one that deals specifically with the late Pleistocene and Holocene evolution of the Molise coast. The obtained results which are, we believe, very significant, are surely preliminary but may represent an important basis for further near-future studies on this thematic. Such studies, in fact, may contribute significantly to develop a more wider and detailed frame of knowledge also in relation to climate controls, taking in consideration sedimentary and morphologic data coming frorm other sectors of the Molise coast and, in particular, the outcropping morpho-sedimentary evidences which refer to the Middle and Late Holocene progradation of the Molise coast.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIII ciclo

    Molecular approaches to understand genetic basis of patulin degradation by the biocontrol agent Rhodosporidium kratochvilovae strain LS11 and by the strain IAM 13481 of Sporobolomyces sp.

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    La Patulina è una micotossina prodotta dal patogeno postraccolta Penicillium expansum. Contamina frutti di pomacee e prodotti derivati rappresentando un rischio per la salute dei consumatori. L’agente di biocontrollo Rhodosporidium kratochvilovae LS11 (lievito basidiomicete precedentemente classificato come Rhodotorula glutinis) è in grado di prevenire le infezioni di P. expansum e di metabolizzare in vitro, in condizioni di aerobiosi, la patulina. Il processo di degradazione porta alla formazione di acido desossipatulinico (DPA), composto caratterizzato da tossicità molto inferiore a quella della micotossina. Allo scopo di identificare i geni coinvolti nella degradazione della patulina, sono stati prodotti dei putativi mutanti inserzionali di R. kratochvilovae LS11 mediante trasformazione mediata da Agrobacterium tumefaciens (AMT). Tuttavia, le analisi genetico-molecolari condotte dimostrano la mancata trasformazione di questo lievito. Perciò, mediante AMT sono stati prodotti putativi mutanti inserzionali del ceppo di riferimento del genere Sporobolomyces, Sporobolomyces sp. IAM 13481. Questo lievito utilizza lo stesso pathway degradativo di LS11, formando DPA come prodotto finale della degradazione della patulina. La generazione di mutanti inserzionali di Sporobolomyces sp. IAM 13481 è stata condotta utilizzando un sistema di selezione basato sull’auxotrofia per l’uracile sviluppato in questo studio. 3200 trasformanti sono stati esaminati per la loro capacità di degradare la patulina mediante un biosaggio ad alta efficienza basato sulla differente tossicità di patulina e DPA nei confronti di Escherichia coli DH5α. Le successive analisi cromatografiche hanno mostrato che 15 trasformanti degradano la micotossina più lentamente del ceppo wild type Sporobolomyces sp. IAM 13481, e sono perciò stati denominati slower patulin degraders. Il ruolo dei geni disattivati dalle inserzioni di T-DNA nella degradazione della patulina è stato individuato correlando i meccanismi della tossicità della micotossina e la risposta fenotipica dei mutanti inserzionali slower patulin degraders. Il fenotipo slower patulin degrader appare dovuto alla disattivazione di geni coinvolti nella resistenza alla patulina, come nel caso di geni implicati più o meno direttamente nella resistenza allo stress ossidativo e nel mantenimento dell’integrità della membrana plasmatica e/o della parete cellulare (CYB5, YCK2, PAC2, ECM38, gene che codifica per la proteina con ID 28891, CDC24, GYP7, VPS8, SSO1 e MCM1). I dati ottenuti suggeriscono che, oltre ai geni codificanti per enzimi che catalizzano gli step del pathway degradativo della patulina e hanno perciò un ruolo diretto nella sua degradazione, altri geni, come quelli identificati in questo studio, esplicano un ruolo indiretto che permette alle cellule di Sporobolomyces sp. IAM 13481 di resistere inizialmente all’azione tossica della micotossina, presumibilmente propedeutico al processo degradativo. Per confermare il fenotipo ottenuto in seguito all’inattivazione di VPS8 causata dall’inserzione del T-DNA, sono stati creati, mediante mutagenesi mirata (gene replacement), mutanti delezionali di questo gene. Diversamente da quanto atteso, i due mutanti vps8 generati con mutagenesi inserzionale random (AMT) e mutagenesi mirata mostrano una risposta fenotipica differente. Questo potrebbe essere dovuto a riarrangiamenti del T-DNA che interferiscono anche con l’espressione di altri geni. Il pathway di degradazione della patulina è stato recentemente caratterizzato. Il primo step della degradazione consiste nell’idrolisi enzimatica dell’anello lattonico della micotossina. Quindi sono stati condotti esperimenti di gene replacement a carico dei geni DLH e rDLH di Sporobolomyces sp. 13481 che codificano per due diverse diene lattone idrolasi. I dati preliminari ottenuti suggeriscono un diretto coinvolgimento di questi geni nel processo di degradazione.Penicillium expansum is an aggressive postharvest pathogen of apples and is responsible for patulin contamination in stored pome fruits an derived products. The biocontrol agent Rhodosporidium kratochvilovae LS11 (basidiomycetous yeast previously classified as Rhodotorula glutinis) is able to prevent the attack of P. expansum on apples and to degrade in vitro the mycotoxin patulin under aerobic condition. The final product of patulin degradation is desoxypatulinic acid (DPA) that is much less toxic than patulin. In order to identify the genes responsible for patulin degradation in R. kratochvilovae LS11, putative insertion mutants of LS11 have been randomly generated through Agrobacterium-mediated transformation (AMT). Unfortunately, molecular analyses showed that transformation of this yeast was not successful. The strain Sporobolomyces sp. IAM 13481, whose genome has been sequenced, degrades patulin according to the same pathway of LS11 and forms DPA as the final degradation.Therefore, we used Sporobolomyces sp. IAM 13481 to produce insertion mutants through AMT for identifying the genes involved in patulin degradation. At this aim, a selection system based on the recovery of uracil prototrophy was developed, by using an uracil auxotroph derived from Sporobolomyces sp. IAM. 3200 transformants were tested for their ability to degrade patulin, by using an high throughput bioassay based on the extreme sensitivity of Escherichia coli DH5α to patulin and on its insensitivity to DPA. Chromatographic analyses showed that 15 transformants degrade patulin more slowly than the wild type strain Sporobolomyces sp. IAM 13481, and therefore these insertional mutants were named slower patulin degraders. The role in patulin degradation of genes inactivated by AMT was defined by correlating the mechanisms of patulin toxicity and some phenotype traits of the slower patulin degraders. The slower patulin degrader phenotype is apparently due to inactivation of genes involved in patulin resistance, like genes that are more or less directly involved in resistance to oxidative stress and in preserving the integrity of the plasma membrane and/or the cell wall (CYB5, YCK2, PAC2, ECM38, the gene encoding the protein ID 28891, CDC24, GYP7, VPS8, SSO1 and MCM1). This data suggest that, in addition to genes encoding for enzymes directly involved in patulin degradation, other genes, like those identified in this study, play an indirect role in Sporobolomyces sp. IAM 13481, by enabling the yeast cells to initially resist to patulin toxicity. To confirm the phenotype showed by a T-DNA insertion mutant in VPS8, this gene was targeted for creating a deletion mutant by specific homologous replacement. Unexpected, the two vps8 mutants generated by means of AMT and target gene replacement show a different phenotype. This might be due to T-DNA rearrangements that interfere also with the expression of other genes. The patulin degradation pathway has been recently elucidated. The first degradation step is the enzymatic hydrolysis of the patulin lactone ring. Therefore, the genes DLH and rDLH of Sporobolomyces sp. IAM 13481 encoding different dienelactone hydrolases has been targeted for creating the respective deletion mutants. Preliminary results suggest that these genes might be directly involved in patulin degradation.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXIII ciclo

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