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AHMED ZOGU: La Costituzione Dello Stato Albanese Il suo Consolidamento nell’Arena Internazionale (1912 – 1939)
Questa tesi ha come obiettivo principale la dimostrazione dell’influenza di Ahmed Zogu sulla creazione e consolidamento nell’arena internazionale dello stato albanese negli anni 1912 – 1939.
In conformità ad archivi e giornali del tempo l'autore ha cercato di portare quanti più dettagli su questo periodo. Per cinquanta anni la dittatura di EnverHoxha ha cercato di cancellare qualsiasi aspetto positivo del periodo di Ahmed Zogu, negando la verità al popolo albanese. Con l'arrivo della democrazia crescono gli interessi di molti autori albanesi e stranieri adapprofondire questo periodo storico-politico molto importante e poco citato durante questi cinquanta anni di comunismo, durante i quali molti dei documenti erano andati perduti. Non potevano essere consultati o erano tolti dagli Archivi di Stato. Pertanto la storia era stata ricostruita negli interessi del partito comunista. Mancanza di obbiettività ha incoraggiato l'autore a fare ricerca su questo periodo per portare alla luce le contraddizioni della storiografia durante il periodo di dittatura.
La tesi èbasata su 4 momenti chiave:
a. La proclamazione dell’indipendenza dell’Albania e gli sforzi fatti per ottenere il riconoscimento nell’arena internazionale.
b. Il Congresso di Lushnja e l'influenza di Ahmed Zogu.
c. la centralizzazione del potere nelle mani diZogu.
d. Le relazioni con l’estero e l'invasione d'Italia.
L'autore ha cercato di far luce sulle contraddizioni che ancora oggi si presentano per la figura di Ahmed Zogu. Pertanto il materiale utilizzato proviene da una ricerca approfondita negli archivi e della consultazione di molti libri dell'epoca e recenti. È stato osservato che il parere degli autori albanesi è ancora diviso intorno all’azione governativa di quel periodo . Sembra che l'influenza delle ideologie haradici nella storiografia albanese, ciò rende molto più difficile la ricerca. Come autore scettico circa l'impatto di Ahmed Zogu è Arben Puto, il quale nel suo libro “Shqiperiapolitike” 1912-1939.Toena. Tirana 2009,lopersonifica Zogu come un dittatore e con una visione monocratica dello Stato al limite della dittatura.
Invece KristoDako nel suo libro “Ahmed Zogumbreti i shqiptareve Tirana 1937”lo personifica come salvatore della nazione.
La tesi si apre con una descrizione dell'origine diAhmed Zogu e la sua giovinezza, dando maggiori dettagli sulla formazione della sua cultura e della sua istruzione. La sua influenza fin dall'inizio dello Stato Albanese è stato evidente e decisivo. Come e stato accennato in precedenza, i libri di storia albaneseannotano la discesa in politica di Ahmed Zogu solo dopo il Congresso di Lushnjanelgennaio 1920. Ma sulla base degli Archivi dello Statol’autore ha scoperto con documenti originali che la sua influenza nella creazione dello Stato è presente da molti anni prima.
Basandosi sul documento F.416. D . 10prelevatodall’Archivio centrale dello Stato. Tirana (A.Q.SH.) nella quale si legge la partecipazione a Valona come delegato di Mati tra gli insorti per l’indipendenza. In seguito negli anni 1920 doppo il Congresso di Lushnja Ahmed Zogu diventail principale attore della politica albanese. Fine a diventare presidente e inseguito autoproclamarsi Re degli Albanesi. Sono molti gli storiografi che hanno espresso le loro considerazioni concordando in molti punti.
Uno di questi è proprio Bernd Fischer, il quale nella sua opera“Ahmed Zogu ei tentativi per la stabilità in Albania.”Cabej. Tirana 1995, esprime pareri positivi sull’azione politico di Zoguper la costituzione dello stato albanese e il suo consolidamento nell’arena internazionale.
Dopo la rivoluzione del giugnoZogu rientra in Albania dall’esilio di sei messi, e con l’aiuto della Jugoslavia arriva al potere. L’alleanza con la Jugoslavia e giudicata come forma sbagliata dalla maggior parte degli autori albanesi. Per esempio Arben Puto nella sua opera sopra citata va oltre quando rileva il patto segreto sulla cessione di San Naum alla Jugoslavia e lo chiama traditore.
Oltre a questo tutti gli storici evidenziano l’eliminazione degli avversari politici di Zog, anche con l’omicidio come nel caso di LuigjGurakuqi, quindi cercare di eliminare l’opposizione politica.
Negli anni del suo regno gli storici divergendo sulla politica di Zog hanno cercato di dimostrare che:
a. Il suo regime era una dittatura.
b. Le riforme avevano un impatto rilevante nella prosperità dello Stato albanese.
L’autore sì e messo davanti ad un dilemma, giacché queste due posizioni non sono state mai spiegate obiettivamente e ciò rendeva molto difficile la ricerca.
I giornali del tempo poiché la maggior parte si pubblicavano all’estero proprio dalla vecchia opposizione, non sono tanto affidabili, anche se sono stati citati da molti autori. Questi giornali erano “Vatra” che si pubblicava negli Stati Uniti e “BashkimiKombetar” si pubblicava a Viena e Parigi, tutti organi della vecchia opposizione. Anche i giornali pubblicati in Albania non erano neutrali, perché erano controllate dal governo, come “Besa”, “Drita” ecc. L’autore ha cercato di essere obiettivo basandosi negli archivi e autori non soli albanesi.
Sull’azione di Zog nelle riforme l’autore ha rilevato basandosi nella legislazione e negli archivi, che le nuove leggi hanno avuto un impatto notevole sulla Società albanese. Possiamo notare le riforme della costituzione legislativa, amministrativa, istruzione, sanità, economia ecc. Queste riforme sono attuate con l’aiuto degli esperti italiani. Invece la riformaagraria, una di quelle riforme più utili al momento progettata dal professor Giovanni Lorenzoni: La questione agraria albanese. Laterza & Figli Firenze 1930, non ha avuto buon successo, rimasto solo in carta.
Secondo diversi autori tra questi Arben Puto, Kastriot Dervishi questa riforma non è stata portata a termine per il mancato impegno dal Re, mentre l’autore facendo una ricerca nei bollettini ufficiali ha trovato una legge approvata ma mai applicata. Oltre a questo negli archivi del parlamento sì è visto che in ogni apertura delle sessioni il Re mandava un messaggio al parlamento sui problemi e tra quelli, citava anche la riforma agraria come un problema rilevante. La mancata riforma secondo il parere dell’autore e una scelta di Zog per non toccare gli interessi dei feudali presenti anche nel suo governo. Secondo le ricerche svolte, interessante si presenta anche la sua politica estera.Sin da giovane Zog ha avuto abilita diplomatico e quindi un successo nelle negoziate e nei rapporti con gli Stati stranieri.La sua aspirazione di governare senza influenze dai paesi stranieri era il suo sogno,pero l’impossibilita di un paese economicamente molto debole lo portava a fare il doppio gioco. IlirUshtelenca nella sua opera“La Diplomazia Di Re Zogu Dal 1912 al 1939. Toena. Tirana 1995” lo definisce un Re diplomatico. Il fatto che lui non voleva dipendere da Stati stranieri lo porta a una resistenza lunga e faticosa con l’Italia. Nei diari: Galeazzo Ciano: Diario 1937 – 1943 Milano 1950, e Francesco Jacomoni: La politica dell’Italia in Albania. Capelli Bologna 196, si nota che Ahmed Zogu non ha mai voluto patteggiare la rinuncia alla sua funzione di re e di governare per consegnare l’Albania all’Italia.
Un fatto interessante rilevato dagli archivi era anche l’invito di Galeazzo Cianocome testimone alle sue nozze con l’intenzione di migliorare i rapporti con l’Italia, ma fu insufficiente, come tanti tentativi in seguenti.
L’autore in questa tesi a suo parere si e giunto a due importanti conclusioni:
a. Ha portato alla luce vari documenti inediti che portano nuova luce sull’azione della costituzione dello Stato Albanese e il suo consolidamento nell’arena internazionale.
b. Nelle divergenti storiografie sull’epoca ha cercato di raccontare i fatti che certamente aprano nuove e più obiettiva interpretazione sul periodo trattato.
Tre anni di ricerche finiscono con un’opera approfondita sulla posizione di Ahmed Zogu nella formazione e il consolidamento dello stato albanese.
Sì e giunto alla conclusione che: nonostante qualche sbaglio durante il suo lungo tempo al potere come primo ministro, come presidente o Re si può dire senza dubbi che il consolidamento dello Stato albanese sia a livello nazionale e internazionale è strettamente legato al nome di AhmedZogu
Modelling nucleocytoplasmic transport with application to the intracellular dynamics of the tumor suppressor protein p53
In this thesis, I discuss two main subjects coming from biology and I propose two models that mimic the behaviours of the biological networks studied.
The first part of the thesis deals with intracellular transport of molecules.
Proteins, RNA and, generally, any kind of cargo molecules move freely in the cytoplasm: intracellular transport as a consequence of Brownian motion is classically modelled as a diffusion process.
Some specific proteins, like the tumour suppressor p53, use microtubules to facilitate their
way towards the nucleus. Microtubules are a dense network of filaments that point towards the cell centre. Motor proteins bind to these filaments and move along, bearing a cargo bound to them.
I propose a simplified bi-dimensional model of nucleocytoplasmic transport taking
into account the kinetic processes linked to microtubule transport. Unlike in other models we know, I represented
the position of a single MT filament. This model is given by a system of partial differential equations which are cast in different dimensions and connected by suitable exchange rules. A numerical scheme is introduced and
several scenarios are presented and discussed to answer to the question of which proteins benefit from microtubule transport, depending on their diffusion coefficients.
In the second part of the thesis, I design and analyse a physiologically based model representing
the accumulation of protein p53 in the nucleus after triggering of the sentinel protein ATM by DNA damage.
The p53 protein plays an essential role in the physiological maintenance of healthy tissue
integrity in multicellular organisms (regulation of cell cycle arrest, repair pathways and
apoptosis). Firstly, I developed a compartmental ODE model to represent the temporal dynamics of the protein.
Since the p53 protein is known for its oscillatory behaviour, I performed a numerical bifurcation study to verify the existence, in the model, of stable periodic solutions. Next,
I have expanded the model by the addition of a spatial variable and analysed the spatio-temporal dynamics of p53. After checking the existence of oscillations in the spatial setting, I have analysed the robustness of the system under spatial variations (diffusion and permeability coefficients, cell shape and size)
"Munshed Al-Sharjah e il canto religioso islamico (inshad)nella società araba contemporanea. "
Questa tesi intende fornire degli spunti di riflessione su un fenomeno musicale significativo nel mondo arabo contemporaneo: il grande sviluppo di un genere vocale denominato al-inshad, termine che non ha una chiara traduzione italiana, trovandosi in un campo semantico collocato in un’area in cui si sovrappongono il significato di ‘canto’ e quello di ‘preghiera’. Si tratta di un fenomeno che ha raggiunto livelli di grande popolarità nella società araba contemporanea e che verrà analizzato attraverso il caso particolarmente eclatante di una trasmissione televisiva, Munshed al-Sharjah trasmessa dal canale satellitare del Principato di Al-Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti. Il programma prende a modello il format del reality show, in particolare quello della scoperta di nuovi talenti musicali il cui capostipite è X-Factor, rivolgendolo a giovani specialisti di musica vocale provenienti da diversi paesi del mondo islamico i cui canti sono di argomento religioso.
Si tratta di forme nuove di creazione e diffusione di questo genere, al-inshad, che è presente nel mondo arabo fin da tempi pre-islamici. Dunque, indirettamente, questa tesi intende anche affrontare una questione dibattuta nel mondo islamico fin dai suoi inizi, quella dei rapporti tra musica e religione. Questione controversa che ha dato adito a continue dispute teologiche e culturali, contrapponendo posizioni che ritenevano lecito l’uso del canto e della musica purché si limitasse a pratiche decorose e con intenzioni dettate da una corretta pratica religiosa a interdizioni anche assolute che consideravano la pratica musicale (soprattutto quella strumentale) vietata in quanto non consona ai dettami dell’Islam, rifacendosi entrambe alle parole del Profeta.
Tutto ciò è oggi messo alla prova dalle profonde trasformazioni della società contemporanea in cui al-inshad deve misurarsi con la pervasiva presenza dei media, prima fra tutte la televisione, con le nuove tecnologie quali internet e i telefoni cellulari e con una circolazione delle musiche e dei fenomeni culturali così rapida e intensa come mai in passato, che coinvolge l’intero mondo islamico, dall’Indonesia
alla Mauritania. Giusto per fare un esempio, il vincitore del programma Munshed al-sharjah è deciso in gran parte dal televoto del pubblico che, come si vedrà in seguito, è inviato attraverso internet e telefoni cellulari da spettatori che assistono al programma trasmesso dal canale satellitare in tutto il mondo arabo.
La ricerca è stata condotta sul campo negli Emirati Arabi e si sviluppa mediante interviste, colloqui con i produttori del programma televisivo, raccolta di dati relativi agli ascolti e ala partecipazione dei telespettatori. Parte rilevante della ricerca è poi costituita da un questionario da me elaborato che è stato somministrato a un campione di oltre cento telespettatori del programma nel principato di Al-Sharjah, di cui sono stati successivamente analizzati i dati. Altro elemento importante di questa ricerca è stata la consultazione di internet, in particolare dei forum e dei siti nei quali venivano dibattute questioni relative al programma, fornendo giudizi a volte contrastanti sui vari cantori (munshed) cercando di determinare quale sia il “gusto” musicale medio nel mondo arabo e quali siano gli elementi che determinano il gradimento di un determinato canto o di un determinato munshed.
In questo senso questa tesi si pone come un elemento di novità in quanto, nello spoglio della bibliografia esistente e di ciò che è ritrovabile in internet, non risultano esservi studi di carattere accademico rivolti ad approfondire questioni musicali, sociali e riguardanti il legame tra musica e religione applicati alla attuale popular music nel mondo arabo. Fenomeni di grande attualità che, come vedremo, interagiscono con i recenti movimenti che animano la società araba contemporanea quali le cosiddette “primavere” che hanno scosso recentemente diversi paesi tra cui Egitto, Tunisia, Yemen. Ma anche il contrasto tra fondamentalismo religioso e laicità dello stato, la questione palestinese, i movimenti di liberazione, tutti aspetti che hanno ricadute sulla musica e possono essere letti e interpretati attraverso di essa.
Questa tesi, dunque, si propone di essere un primo studio rivolto ad un fenomeno fino ad ora non considerato dal mondo accademico ma di grande importanza ai fini della comprensione dei movimenti culturali che animano la società araba contemporanea in cui, attraverso la musica si possano comprendere processi di sviluppo e di trasformazione sociali, culturali e religiosi. Trattandosi di un primo tentativo di mettere a fuoco la questione, i dati raccolti e le considerazioni svolte sono da considerarsi ancora parziali e preliminari, ma l’intenzione di questa ricerca è anche quella di porre le basi per ricerche future e segnalare l’importanza e la dimensione di un fenomeno fino ad ora sottaciuto e poco o nulla considerato. Inoltre, scopo di questa tesi è anche quello di fornire, soprattutto ma non solo, a un ambito di studi occidentale, materiali audio, visivi ed audiovisivi di difficile reperibilità relativi al fenomeno del canto religioso islamico.
La tesi si articola in cinque capitoli.
Nel primo capitolo si ripercorre sinteticamente la storia di un genere quello dell’inshad che trae le sue origini nel canto di lode madih già diffuso nel periodo pre-islamico e poi adattato alla nuova prospettiva religiosa come canto di lode al Profeta. Attraverso una tabella riassuntiva, commentata e illustrata con esempi, si ripercorre anche la storia dei generi legati a ciò che si può definire ‘canto religioso islamico’ valutandone, in base alle fonti storiche anche la relativa liceità in base a principi religiosi.
Nel secondo capitolo si forniscono alcuni spunti di riflessione sulla controversa questione della liceità della musica nell’islam, mettendo a confronto diverse posizioni a favore e contrarie alle pratiche musicali che si sono confrontate nel corso dei secoli, facendo particolare riferimento ad alcune fatwa che, soprattutto nel XX secolo, hanno affrontato la questione, fino a due esempi di attualità che riguardano il dibattito sull’opportunità di ascolto di musica militare da parte di fedeli dell’islam e le posizion che alcune autorità religiose esprimono su quale siano i suoni più adatti che un buon fedele dell’islam debba utilizzare per la suoneria del proprio cellulare.
Un terzo capitolo è dedicato alla presentazione del programma Munshed al-Sharjah anche mediante la citazione e il commento di alcuni comunicati stampa prodotti dall’emittente televisiva, un’intervista a produttore e dirigenti del programma e la presentazione, una ad una, delle quattro edizioni del programma fino ad ora trasmesse dalla televisione del principato di Al-Sharjah.
Il quarto capitolo presenta il questionario predisposto per intervistare un campione rappresentativo di telespettatori (oltre cento intervistati nel principato, ma provenienti da 17 diversi paesi del mondo arabo) e un commento per ciascuna delle domande relative a dati anagrafici e sociali degli intervistati, ai loro gusti e alle loro competenze musicali, alle loro abitudini di ascolto, con una particolare attenzione anche ai criteri con i quali vengono formulati i giudizi relativi ai diversi munshed in gara.
Criteri e parametri di giudizio che vengono ripresi anche nel quinto successivo, dedicato ad un’ulteriore approfondimento dell’analisi dei dati raccolti attraverso il questionario, anche mediante il confronto con i dibattiti presenti nei forum e nei siti internet relativi al programma in questione. L’intenzione è quella di stabilire una relativa gerarchia tra i parametri di valutazione dell’inshad, mettendo a confronto giudizi della giuria di esperti del programma con quelli dei telespettatori, al fine di determinare una sorta di linee guida per comprendere modalità di ricezione all’ascolto e di gradimento dell’inshad nell’ambito della società araba contemporanea.
La tesi si conclude con un ampio apparato di appendici nelle quali vengono presentati diversi materiali utili ad ulteriori approfondimenti di questo fenomeno: copertine dei diversi dischi di inshad, locandine pubblicitarie, liste di cantori celebri, oltre ad una bibliografia che comprende anche numerose fonti in lingua araba.
Si tratta di una ricerca che prende in considerazione anche il punto di vista di un ricercatore che proviene dal mondo arabo e che, anche basandosi ampiamente sul proprio vissuto di musicista, volge lo sguardo ad un fenomeno ritenuto di particolare interesse e mai affrontato fino ad ora in ambito accademico, nel tentativo di fornire spunti per un dibattito e ulteriori approfondimenti ai più recenti sviluppi di un genere che sfugge alle classificazioni musicologiche del mondo occidentale proprio perché collocato all’intersezione, problematica e controversa, ma feconda di questioni significative per comprende i recenti sviluppi del dibattito, culturale, sociale e politico del monda arabo attuale, tra preghiera e canto
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