Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    2176 research outputs found

    Development of modal analysis methodologies for the identification of aerospace structures in operating conditions

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    Operational modal analysis differs from traditional experimental modal analysis in that it only requires information of the output responses and the modal parameters (in terms of natural frequencies damping ratios and mode shapes) are estimated under the assumption of white noise excitation. It presents several advantages including the availability of modal properties of structure in operation thus representing a closer picture of the structure and its boundary conditions (which are not that easy to realize in laboratory conditions). However, lack of input excitation force information presents several challenges as well as the proper estimation of the frequency response functions and the accurate evaluation of modal parameters in presence of harmonic components in the excitation. Several methodologies have been developed in the last years as described in this thesis and the main purpose of the research is to assess their application in aerospace such as the rotorcraft technology and the environmental testing. Solutions to the main operational modal analysis limitations are suggested and the implementation of the related algorithms allows the application on several test cases after their validation. Taking advantages of this improving in the experimental analysis capabilities, a demanding application within the rotorcraft technology is carried out. Starting from the already developed Active Pitch Link prototype (based on the Smart Spring concept), its use for vibration reduction on rotating blade is numerically and experimentally investigated, thanks to the intensive use of the operational modal analysis for the identification of the real system properties that give the necessary information for the tuning of the numerical model, that in turn suggests the operative test conditions.The state-of-the-art in the field of vibration testing has been presented together with the developed methodologies. Within the Operational Modal Analysis the two major limitations regarding the application in presence of harmonic excitation and the scaling of the mode shapes have been addressed and the suggested solutions have been theoretically, numerically and experimentally validated. The mathematical formulations are described together with their implementation. Moreover, a numerical platform for the Operational Modal Analyses has been elaborated and it has been widely used. In particular, it has been shown as the variation of the spatial properties of a structure (in terms of mass or stiffness) induces a modal variation that allows the evaluation of the modal masses. The numerical investigations showed how two different methods can be proficiently used and the experimental activities gave the proof that they can be applied in environmental testing for space structures to increase the amount of information on the test specimen necessary to validate a numerical finite element model of the structure. A novel approach has been suggested and validated to identify the harmonic loadings acting on the structure by using the entropy statistical index. Moreover, a method on the application of the Operational Modal Analysis in case of colored noise (composed by these identified harmonic components and white noise) has been developed as a modified Hilbert Transform Method. Several applications with different sensors (accelerometers, strain gauges, Fiber Bragg Grating), different test articles (helicopters, blades, wind turbine) and several working conditions have been carried out with good results. The complex rotorcraft applications have been deeply investigated starting from the mathematical formulation until the manufacturing aspects, passing through the design and validation of the entire experimental setup. The problem of vibration reduction has been considered and, starting from the formulation of the Individual Blade Control problem for the Active Pitch Link, numerical and experimental results showed the effectiveness of the suggested control strategy. It should be stressed that all these results have been possible thanks to the application of the Operational Modal Analysis during the whole developing process because it provided the experimental parameters necessary to tune the numerical simulations. In conclusion, the importance of the Operational Modal Analysis for the aerospace applications has been proved and its capabilities to deal with different operating situations have been investigated

    Acqua e Potere. Istituzioni, mercato e abuso delle risorse irrigue. Palermo e Valencia (XX secolo)

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    Durante il XX sec., le istituzioni irrigue ebbero una parte centrale nelle società e nelle economie dei territori semi aridi caratterizzati da coltivazioni intensive. La presenza dell'agrumicoltura portò a conflitti aspri per il controllo delle risorse idriche, espressione dei sistemi di potere locali. La tesi analizza due casi di gestione delle acque: il Consorzio idro-agricolo di Bagheria, nella costa limonicola siciliana, e la Comunidad de Regantes dell'Acequia Real del Júcar, nella costa mediterranea spagnola. Legati al destino della produzione e dell'esportazione degli agrumi, questi enti rappresentano due forme di amministrazione, di sanzione degli abusi, di relazione con gli apparati pubblici sostanzialmente diverse tra loro. Lo studio approfondito dei loro archivi e il loro confronto è, quindi, un passo avanti nella comprensione delle dinamiche storiche e politiche nella percezione dell'acqua nelle società mediterranee

    CONDOTTE AGGRESSIVE E PROCESSI DI REGOLAZIONE

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    Shear Resisting Mechanisms in Composite Steel-Concrete Beams

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    Aspetti medico-legali delle visite di idoneità psico-fisica all'accesso nel ruolo dei Vigili del Fuoco nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

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    L'elaborato descrive le modalità di svolgimento delle visite mediche effettuate in seguito ad un concorso pubblico a 814 posti per il ruolo dei Vigili del Fuoco nel C.N.VV.F., nonché i criteri normativi vigenti di idoneità, analizza le cause di non idoneità, confrontadole con il numero dei ricorsi presentati presso il T.A.R. del Lazio dai candidati giudicati non idonei , ponendo in evidenza le criticità degli attuali criteri di non idoenità alla luce degli esiti dei ricorsi stessi

    Giovani migranti alla prova. Biografie in costruzione

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    Il lavoro di ricerca condotto è centrato sull’analisi dell’esperienza sociale (Dubet, 1994, 2002; Jedlowski, 2010, 2005) dei giovani immigrati di seconda generazione o di generazione 1.5. L’orientamento scelto è quello di interpretare nella contemporaneità, alla luce del declino delle istituzioni dello Stato-nazione e dell’affermarsi potente della logica di mercato, la differenza culturale e, in particolare, come questa sia sperimentata quotidianamente dai giovani migranti, dal momento che l’immigrazione rivela in modo netto le trasformazioni di un meccanismo di integrazione sociale e di una narrazione che è stata idealizzata (Dubet, 2009). Sono questi giovani, infatti, che a causa del ritrarsi dello Stato sociale e quindi del minore investimento nell’educazione formale e nei processi socializzativi, uniti all’incapacità di sviluppare un’integrazione fra competenze e mercato del lavoro, si presentano come identità a rischio. Identità cioè, che trovandosi dislocate sia rispetto al mondo globalizzato, sia rispetto allo Stato, possono trovarsi in bilico tra il ripiegamento comunitario e la perdita dell’esperienza di sé intesa come sradicamento e sottomissione al dominio del mercato. L’obiettivo della ricerca è quello di cogliere la tensione che ciascun attore sperimenta nel tenere insieme il bisogno di sentirsi parte di una collettività (e quindi di rispondere alle pressioni sociali) con le produzione di sé in quanto soggetto. La prospettiva adottata è quella dell’attore sociale e del Soggetto sui quali si concentra la riflessione teorica di Alain Touraine e del Cadis (Centre d’Analyse et d’Intervention Sociologiques), un orientamento teorico che si concentra su un tipo di azione consapevole e progettuale che entra in tensione, da un lato, con le aspettative e le norme che il contesto sociale di riferimento riproduce e, dall’altro, con le caratteristiche di un agire strumentale al fine di raggiungere un fine individuale. La concettualizzazione analitica alla base della ricerca empirica è il concetto di esperienza sociale così come formulato da François Dubet (1994). Dubet intende per esperienza la combinazione di diverse logiche di azione che l’attore “faticosamente” tenta di tenere insieme al fine di costituirsi come soggetto. Le logiche distinte da Dubet sono l’integrazione, la strategia e la soggettivazione. Se nella logica dell’integrazione, l’attore è definito in base alle proprie appartenenze volte a mantenere o rinforzare una società e si riconosce nel ruolo ricoperto all’interno della società stessa, nella logica della strategia l’attore agisce in termini di calcolo, cercando di realizzare i propri interessi e di vedersi riconosciuto per il proprio merito in una società in cui esiste una competizione per l’ottenimento di beni (denaro, potere, riconoscimento). E’, però, nella terza logica, quella della soggettivazione, che l’attore prevale rispetto al sistema. Il soggetto non si identifica né nel ruolo dell’integrazione, né negli interessi della strategia, ma si orienta verso una rappresentazione della propria creatività, della propria libertà e della propria autenticità. Il riferimento al concetto di esperienza si è rivelato molto utile sul piano metodologico poiché ha consentito di stare “dalla parte dei soggetti”, cercando di comprendere la loro personale visione del mondo e di cogliere le dimensioni centrali della loro esistenza. Ha permesso, inoltre, da un lato di cogliere le implicazioni soggettive del processo di ristrutturazione della relazione spazio-tempo nell’era della globalizzazione, e dall’altro, di chiamare in causa continuamente la responsabilità che il soggetto ha in un mondo dove è obbligato a fare continuamente delle scelte nella propria vita quotidiana. L’esperienza dei giovani migranti è stata esplorata attraverso la realizzazione e l’analisi di interviste in profondità sulle dimensioni della quotidianità (Colombo, 2010; Leonini, Rebughini, 2010; Colombo, Semi, 2007; Jedlowski, 2000; Jedlowski, Leccardi, 2003) che hanno consentito di cogliere la complessità di tale esperienza e in particolare la tensione mai risolta tra i diversi poli che la compongono. Il rapporto con gli intervistati è stato tutto volto a indagare l’esperienza quotidiana, così si è tentato di dirigere il racconto verso le loro pratiche quotidiane: come trascorrono il proprio tempo, che rapporto hanno con la famiglia, con la scuola, con la fede, che concezione hanno della cittadinanza, del lavoro e che progetti hanno, quali sono le loro relazioni amicali e sentimentali, che utilizzo fanno dei media e dei new media. La ricerca ha coinvolto 40 ragazzi (20 maschi e 20 femmine) in età compresa tra i 14 e i 22 anni; i dati raccolti hanno avuto come luogo privilegiato la scuola secondaria di secondo grado e il territorio scelto è stata la città di Napoli e il suo hinterland che hanno contribuito a rendere il lavoro più vicino all’impostazione teorico-concettuale. Il lavoro è stato realizzato in più realtà - quartieri periferici e zone centrali della città – al fine di restare concentrati sul soggetto e sulle spinte soggettive all’azione, ambiti di riflessione in cui entrano in gioco più variabili interpretative. Tuttavia, la metropoli ha avuto un ruolo fondamentale sia in una lettura sociale, nella separazione tra periferie e zone centrali, sia in una lettura culturale perché, come afferma Wieviorka (2002, 2007), nell’epoca della globalizzazione i fattori sociali e quelli culturali si intersecano sempre di più. Sul piano sociale, vivere in una metropoli, luogo per eccellenza della differenziazione sociale, acuisce per i giovani intervistati la valenza simbolica della relazione centro/periferia; e da un punto di vista prettamente culturale, i ragazzi intervistati sembrano incarnare la figura dell’uomo blasè (Simmel, 1903), di un individuo disincantato e annoiato nei confronti di tutto ciò che offre la metropoli. Ma se per Simmel l’individuo blasè è colui che “ha già visto tutto”, questo non vale per i giovani intervistati che hanno sperimentato (o sperimentano) la sensazione di essere ai margini e quindi vedono di fronte a loro un mondo di risorse a cui non possono accedere. Questa annoiata indifferenza altro non è che una forma di difesa di fronte all’eccesso di stimoli che caratterizza la vita delle grandi città e all’incapacità di dominarli e di possederli. Durante gli spostamenti metropolitani i ragazzi si rendono conto che l’esperienza è molto più ampia di quella che vivono e percepiscono, così, una complessità e una ricchezza a cui non riescono ad accedere. L’impianto metodologico della ricerca è di tipo qualitativo: le interviste in profondità (ciascuna della durata di 1 ora e ½ circa) sono state costruite e condotte tentando il più possibile di coltivare un’apertura ermeneutica. Al fine di cogliere l’unicità della dimensione quotidiana dell’esistenza e la percezione soggettiva della realtà sociale, accanto alle interviste sono stati raccolti anche materiali visuali prodotti dagli intervistati, considerati ed analizzati in base alla loro funzione ermeneutica. La presentazione dei risultati ha seguito l’iter della prospettiva narrativa attraverso racconti di episodi, descrizioni di casi, narrazioni. Leggere le biografie dei migranti con le lenti dell’esperienza sociale ha consentito, in primo luogo, di avvicinarsi maggiormente ai soggetti cogliendone la profonda inquietudine; questi, infatti, vivono - forse per primi - la dissoluzione della modernità societaria. In secondo luogo, questa lettura ha permesso di uscire da letture strutturaliste troppo incentrate sulla dicotomia integrazione/non integrazione che aiutano parzialmente nella comprensione della contemporanea società singolarizzata. Il lavoro di analisi delle interviste ha significato l’accettazione di una compresenza di almeno due logiche: una che li orienta verso l’integrazione prodotta dalle istituzioni centrali e una, invece, di resistenza al mantenimento dell’integrità di tali mondi, espressa con lo svuotamento di significati rispetto ai tradizionali mondi istituzionali. Se da un lato gli attori si trovano “tirati” dalla comunità, e quindi dal desiderio di sentirsi “parte”, dall’altro manifestano il desiderio di distanziarsene per affermare se stessi al di fuori di ruoli predefiniti che stanno perdendo via via di significato. Da questo punto di vista è interessante rivisitare il concetto di integrazione che alla luce delle interviste sembra attestarsi a un livello minimale. Famiglia, scuola, fede e città non costituiscono un ambito rilevante nel continuo processo di significazione; convergono nel polo dell’integrazione, perché sono i quadri istituzionali entro cui si muove l’individuo, quelli che lo obbligano a ridefinirsi in base al ruolo: figlio, studente, fedele, cittadino (o straniero), ma, ascoltando i racconti relativi a questi mondi istituzionali, è saltato subito all’occhio come l’integrazione prodotta dalle istituzioni centrali, sia un’integrazione “minima”, anzi nel caso della scuola è più pertinente parlare di inserimento (Spreafico, 2006; Cotesta,1999); queste istituzioni si presentano come contenitori di integrazione molto spesso privi di contenuto prodotto dagli attori stessi e lasciano vedere chiaramente la tensione tra le logiche. Il lavoro e la cittadinanza sono ambiti in cui si manifesta il bisogno di posizionarsi nella società attraverso criteri come il merito e l’uguaglianza e di vedersi riconosciuti come individui, ma rivelano, allo stesso tempo, una debole tensione verso l’agire strategico e progettuale. Debole poiché i ragazzi intervistati vivono il presente in modo esasperato (Leccardi, 2009) e i progetti di vita appaiono contraddittori, opachi e confusi. Il lavoro è un atout a disposizione per effettuare delle scelte, una rivendicazione sociale ma che non appare connessa alla ricerca di sé, ovvero alla capacità di essere attore delle proprie scelte e delle proprie esperienze. Esso, infatti, non appare legato a nessuna aspirazione e a nessun desiderio se non a quello di vivere in un altrove immaginario. Sicuramente questo risultato è attribuibile alla giovane età dei ragazzi coinvolti, che più che attori sono proto attori e ancora non si sono confrontati effettivamente con una dimensione lavorativa, però è anche vero che l'esperienza sociale dei giovani non caratterizza un attore cosciente ed organizzato ma individua una vera e propria questione sociale. Il modo in cui una generazione affronta le trasformazioni strutturali della società, la scolarizzazione prolungata, il differimento e la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, fanno sì che la gioventù si costituisca come un vero attore sociale che unisce il problema sociale a quello generazionale (Dubet e Lapeyronnie, 1992; Dubet, 1996). La cittadinanza è percepita come necessaria ma è interpretata come un diritto sociale staccato dal sé, consente inserimento ma quasi mai integrazione. Lingua, amicizia, amore, corpo, media, consumi, progetti sono ambiti nei quali il soggetto ha più margini per esprimere se stesso, la propria unicità e autenticità e convergono, così, nel polo della soggettivazione nel quale la differenza è vissuta attribuendole un senso personale. E’ qui, infatti, che il riferimento all’identità attiene soprattutto all’ordine della scelta: si sceglie di “stare nella differenza” o anche di “non stare nella differenza”, ma “si prende questo tipo di decisione […] per manifestare una capacità d’azione e tracciare la propria esistenza” (Wierviorka, 2002, p.138). Ma anche se siamo partiti dall’ipotesi che il polo della soggettivazione (cioè il desiderio di costruirsi una vita personale) è quello che meglio definisce l’identità culturale dei ragazzi intervistati e che, quindi, lo stare dentro la differenza si traduce in una produzione di significati personali, questa tensione non si manifesta tanto come capacità di agire quanto, soprattutto, come resistenza e/o rifiuto in cui possibilità e disimpegno sono presenti allo stesso modo e nello stesso momento. Questo perché il sociale “ritorna”, anche e soprattutto, in termini di conseguenze negative, di forze distruttive e comporta un disallineamento tra “mondo delle possibilità” e realtà sociale. La parte soggettiva dell’identità si coglie, quindi, sia nell’impegno del soggetto a costruire la propria vita e a percepirsi come l’attore protagonista della propria esistenza, sia nel disimpegno, nel “non desidero”, nel “non progetto”, mostrando un atteggiamento di resa di fronte agli eventi della vita. Così gli attori sembrano impauriti dall’irrompere della realtà fatta soprattutto di vincoli oggi esperiti come insuccesso scolastico, risorse economiche e di tempo limitate, impossibilità di abitare uno spazio reale e relazionale veramente integrato. La percezione dell’universo delle possibilità sembra restringersi di fronte alla realtà. I ragazzi ascoltati sentono il peso di questi vincoli e sentono di non farcela; questo non si traduce in rabbia o in desiderio di rivalsa, ma nell’assenza di passioni, di grinta e di competizione, nella scomparsa della “voglia di vincere e di realizzarsi”. La soggettivazione non emerge come contrapposizione a un dominio, come denuncia delle imposizioni, ma si definisce soprattutto nei termini di una rinuncia. I ragazzi intervistati hanno davanti a sé un mondo precario, che li rende incapaci di accedere ai segni, alla realtà del consumo e del denaro, di affermarsi personalmente ovvero di esperire la costruzione e l’espressione di sé (Wievorka, 2002, 2007); in tal senso l’esortazione a impegnare il sé, a motivarsi, a progettare la propria vita e il proprio destino diventa una vera e propria barriera. Se è vero che il lavoro dei teorici, quali Touraine, Dubet, Wieviorka e Martuccelli ha sostenuto fortemente il mio lavoro poiché ne ha fornito il frame interpretativo e ha reso intellegibile una complessità empirica che altrimenti avrei letto solo in termini di integrazione (non considerando gli altri due poli che compongono l’esperienza sociale), la dimensione empirica, ovvero la vicinanza ai soggetti, oltre ad arricchirmi umanamente, mi ha consentito di focalizzarmi su alcune questioni che appaiono dirimenti. Sicuramente ho avuto l’opportunità - grazie alle riflessioni che le narrazioni hanno suscitato in me - di rielaborare il modello analitico e di individuare un’area non presa in considerazione dal modello, che si distanzia da tutte e tre le logiche ed è abitata da coloro che non manifestano progettualità, né strategia, né radicamento, né una spinta verso la soggettivazione. Gli attori che vivono in questo spazio non attribuiscono un significato profondo e personale alla comunità (e questo si traduce in uno scarso radicamento e in un allontanamento dal polo dell’integrazione), allo stesso tempo non mostrano un disegno progettuale che lasci intravedere una strategia, né pronunciano un “no” o una critica alla situazione che stanno vivendo che consente di spingerli verso il polo della soggettivazione. Così questo gruppo di attori sceglie di non tendere verso nessuno dei tre poli, mostrando un atteggiamento che alterna l’apatia all’attesa di un domani che però non è neanche immaginato. I progetti sono confusi se non assenti, l’immaginario è imbrigliato in un realismo paralizzante: i ragazzi hanno difficoltà anche a fantasticare o ad immaginarsi tra dieci anni. Se nel modello di Dubet gli attori combinano il bisogno di appartenenza, la spinta strategica e il desiderio di affermazione di sé con grande fatica, nella realtà indagata questi tre poli non sono così forti da chiedere al soggetto una combinazione faticosa, per cui alcuni attori non sembrano affaticati dal doverle mettere insieme, ma piuttosto da una anestetizzazione rispetto a queste tre spinte. E’ questo il paradosso della contemporaneità, quello che Dubet (2009) definisce dominio senza struttura: si tratta di una dominazione del sistema che è tanto più forte quanto più il potere è debole. In assenza di istituzioni forti, di interlocutori validi, di punti di riferimento chiari, il soggetto avverte l’obbligo di essere libero e la soggettivazione si rivolta contro se stessa quando il soggetto (soprattutto se in assenza di risorse), a causa dell’indebolimento del discorso istituzionale, deve farsi carico di tutti i suoi atti e di tutti i suoi fallimenti con un eccesso di responsabilizzazione. Questo fardello si traduce, così, nella sospensione e nel disimpegno. La difficoltà sperimentata dagli attori non è da ricondurre solo alla giovane età, ma soprattutto al capitalismo contemporaneo che obbliga ad essere flessibile e a fare delle scelte: obbliga ad essere libero. Un mondo sociale così destrutturato non offre pilastri a cui l’attore sociale può appigliarsi per affermare il proprio stare nel mondo con differenza e questo si traduce in un’apatia o in un desiderio di valicare i confini che, però, non deve essere letto come rivalsa o rivendicazione, quanto, piuttosto, come resa. Gli attori sociali che vivono la dissoluzione della modernità societaria e la disgregazione del sociale difficilmente manifestano preferenze, divengono incapaci di accedere ai segni, alla realtà del consumo e del denaro e di affermarsi personalmente. Nel momento in cui non c’è una struttura da combattere, non c’è fatica nel tenere insieme le tre logiche che compongono l’esperienza sociale, anche la soggettivazione emerge con difficoltà. E’ all’interno di questo quadro che può essere interpretata quella tensione al cosmopolitismo che è un tratto significativo emergente da tutte le interviste ma che più che una scelta consapevole sembra essere una retorica al servizio del capitalismo contemporaneo. Al contrario dei padri e delle madri, i ragazzi non cercano un radicamento ma una mobilità permanente; come i padri hanno sperimentato la solitudine ma, al contrario di questi, non sentono di appartenere a una comunità e la definizione di sé appare debolmente connessa sia al passato che al futuro. Gli intervistati, quindi, manifestano un desiderio di mobilità poco realistico e poco sostenuto da strategie sia brevi che a lungo termine e la critica alla società pur essendo sempre implicita si traduce in uno scarso radicamento e in una tensione al tempo stesso emancipatrice ma anche opportunistica

    LIFE CYCLE ASSESSMENT OF DISTRIBUTED ENERGY PRODUCTION USING BIOFUEL FROM WASTE

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    Municipal Solid Waste can be a potential renewable and non-seasonal resource for energy production. Alternative uses of waste, in fact, become increasingly interesting both from a waste management perspective – to reduce the amount of increasing waste deposited at landfill - and from an energy system perspective – to get the targets in terms of share of renewable and greenhouse gas reduction. In Europe, in recent years a lot of attention has raised around the possibility to use the Organic Fraction of Municipal Solid Waste (OFMSW) for the production of energy through anaerobic digestion. In this process, the bio-waste is metabolized by bacteria under anaerobic conditions producing a gas – i.e. biogas. Digestate, a by-product of the anaerobic digestion process, can be used as a valid substitute to conventional mineral fertilisers. Production and collection of OFMSW usually takes place at district level, hence making it a great potential as non-seasonal energy feedstock. The biogas can then be used as a fuel for Combined Heat and Power (CHP) production, through systems directly installed at dwelling level. This perfectly matches with the Distributed Generation paradigm, where the energy is produced at, or near to its point of use. The aim of this thesis was to evaluate the environmental impact of a waste-to-energy system in a distributed generation paradigm. OFMSW was considered as main feedstock to produce biogas, which was fed to different micro CHP units to generate energy for those dwellings that generated the waste. Three different technologies were investigated: Solid Oxide Fuel Cell (SOFC), Micro Gas Turbine (MGT), Stirling Engine. A secondary objective of the work was to demonstrate the feasibility of the waste-to-energy closed loop at residential level. In order to achieve this, a Life Cycle Assessment with system expansion was performed considering two case studies: the Borough of Greenwich in the Greater London area (UK) and the municipality of Livorno (IT), in Toscany region. They were compared in terms of energy generation and waste disposal strategies. The analysis was based on a comparative assessment of two sub – systems: Waste Management scenarios – where alternative waste treatments for the OFMSW were investigated and a Distributed Generation scenarios – where three different micro-CHP technologies were analysed, together with two different ways of using biogas and three different operating strategies. Moreover, a reference scenario for the production of energy at a residential level was assumed in the two case studies and possible reductions in terms of several environmental impacts categories were evaluated. Results showed that, although anaerobic digestion is potentially the best option in term of GHG emissions for the treatment of the organic waste, the amount of biogas produced with this fraction was not enough to cover the energy demand of the dwellings that generated the waste. Furthermore, when normalised per tons of OFMSW produced in the two geographical contexts, 851 and 856 kg CO2 eq were saved in UK and Italy respectively, when AD was considered as alternative waste treatment compared to the landfill plant with energy recovery. The potential emissions’ savings were reduced to 30 and 35 kg CO2 eq per kg of OFMSW treated in UK and Italy respectively, if an incineration plant with electricity and heat production was considered as displaced process. The robustness of the first sub-model was investigated through a sensitivity analysis. The most critical assumption concerned the quantity and quality of the energy substituted by the biogas production. Fuel cell micro – CHP could clearly reduce the environmental impacts of UK and IT homes compared with their current average value. There was however great difficulty in estimating the magnitude of these reductions, because of the influence of key parameters assumed in the design phase of the micro CHP units, i.e. the H to P ratio of the dwellings and the operating strategy adopted. Another important issue was the type of technology that substituted the new system. Results showed that this can determine when the micro CHP system represents a saving or a burden in terms of emissions. Conclusions showed that the definition of the future energy scenario in which the process will be embedded is a key issue to determine the actual environmental benefits due to the introduction of waste to energy systems in the distributed generation paradigm. This depends on macro- national and European strategies and highlights the importance of a holistic approach to inform decision-makers on the best solution for waste to energy policies.MIU

    Regolazione e concorrenza nel mercato del gas

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    Analisi delle misure adottate per la promozione e la realizzazione di un mercato del gas concorrenziale

    L’elaborazione di Piani di Emergenza Esterna

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    Nelle procedure di analisi del rischio comunemente adottate risultano poco ap-profonditi gli aspetti relativi a quanto una corretta gestione delle emergenze in caso di incendio in una galleria ferroviaria contribuisca alla mitigazione del rischio. Il presente studio ha elaborato una procedura che, attraverso un approccio multidisci-plinare, consente la valutazione, in modo coerente alle tecniche di analisi del rischio comunemente adottate, di aspetti connessi a una corretta gestione dei soccorsi. Le analisi che ne sono conseguite hanno permesso di individuare le interdipendenze tra i differenti soggetti chiamati a concorrere nella mitigazione del rischio e a ottenere indicazioni utili alla redazione di Piani di Emergenza Esterna

    Inequalities with angular integrability and applications

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