Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    2176 research outputs found

    Guida alle fonti sussidiarie per la storia del Ministero delle Corporazioni

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    Oggetto della ricerca è la ricostruzione di un archivio scomparso e attraverso di esso della storia di un Ministero di cui non si conoscono appieno competenze e struttura. L'idea di ricercare questa documentazione, frammentata in varie sedi, e di redigere quindi una guida prende avvio da alcune considerazioni, molto discusse nella storiografia recente, sulla politica economica del regime fascista e su come questo politiche abbiano in qualche modo potuto influenzare le politiche economiche del periodo repubblicano. Le fonti a disposizione non consentivano di dare conferme o smentite a questa ipotesi perchè tra la documentazione del fondo del Ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato, che assunse, in periodo repubblicano, le funzioni precedentemente svolte dal Ministero delle Corporazioni, presente in Archivio Centrale dello Stato c'è una lacuna che comprende larga parte della documentazione del periodo fascista. Risultava quindi molto difficoltoso ricostruire sia le competenze sia la struttura burocratico-amministrativa del Ministero. Per la ricerca sono stati presi in considerazione circa 50 istituti conservatori ma solo alcuni di essi conservavano documentazione riguardante il Ministero, si è inoltre scelto di focalizzare l'attenzione sull'attività dell'amministrazione centrale del Ministero, tralasciando gli uffici periferici. Con questa ricerca si è tentato di porre in evidenza il ruolo fondamentale svolto dal Ministero delle Corporazioni nell'orientamento assunto dal fascismo in materia di economia, soprattutto per la parte riguardante la nascita e lo sviluppo delle aziende a partecipazione statale, ma anche come ci sia una certa linea di continuità nelle direttrici di politica economica messe in atto dagli ultimi governi del periodo liberale, dal fascismo e dai governi repubblicani. Infine si è cercato di dar conto dell'evoluzione burocratico-amministrativa del Ministero, anche in questo caso in parallelo con quella dei dicasteri che lo hanno preceduto e che gli sono succeduti, per far capire come l'aumento di competenze andasse di pari passo con l'ingigantimento della struttura burocratica

    Santa Sede e Stati Uniti tra il 1936 e il 1939

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    Con questo lavoro di ricerca si intende ricostruire ed analizzare uno degli aspetti più interessanti della storia dei rapporti fra Santa Sede e Stati Uniti del XX secolo, cioè il ripristino delle formali relazioni diplomatiche fra i due stati. L’interesse per questa tematica è nato a seguito della lettura del volume di Ennio Di Nolfo “Vaticano e Stati Uniti 1939-1952” opera fondamentale per l’argomento, nella quale si fa particolare riferimento al carteggio di Myron Taylor, l’inviato personale del presidente Roosevelt presso Pio XII. Nel 1939, con l’inizio e successivamente l’inasprimento del secondo conflitto mondiale, il presidente statunitense Roosevelt stava entrando nell’ordine di idee di un intervento americano diretto nel conflitto, evento che avrebbe richiesto l’adozione di scelte coraggiose. Una di queste fu la decisione di ripristinare i rapporti diplomatici con la Santa Sede; il Presidente rese nota la sua volontà nel messaggio natalizio a Pio XII, il 23 dicembre 1939. Parallelamente all’invio di Myron C. Taylor in Vaticano come suo rappresentante personale, si alzò un coro di decise proteste sia da parte delle autorità fasciste, sia da parte dell’opinione pubblica che del protestantesimo americano. Per Mussolini, e per la Germania nazista, il riavvicinamento fra Usa e Santa Sede rappresentava il pericolo di consolidamento delle potenze avverse all’Asse, mentre per la gran massa dell’opinione pubblica americana esso rappresentava una violazione del principio di separazione tra Stato e Chiesa. Effettivamente, a partire dalla chiusura della legazione Usa presso la Santa Sede nel 1867, i rapporti con il pontefice erano stati complicati, a causa anche delle continue manifestazioni di anti-cattolicesimo che si erano susseguite a tutti i livelli della società statunitense. Ufficialmente la missione americana era stata soppressa dal Senato per una questione di fondi, i veri motivi erano da cercarsi altrove, innanzitutto nella visione del Vaticano come simbolo dell’oscurantismo e dell’ancien régime, e della inconciliabilità del carattere chiuso della Chiesa con il modello statunitense. La questione dei rapporti fra i due Stati tornò prepotentemente d’attualità durante la Prima guerra mondiale, soprattutto a causa dell’atteggiamento di chiusura verso il Vaticano del presidente americano, Woodrow Wilson. Egli era un fervente anti-cattolico, e la sua avversione, seppure in linea con i dettami della cultura wasp, lo portò al rifiuto di qualunque iniziativa di pace promossa da Benedetto XV, e alla decisa affermazione della diversità tra il progetto americano di rifondazione del sistema internazionale e quello del pontefice. Inoltre due ordini di problemi allontanavano la prospettiva di riavvicinamento con la Santa Sede: in primo luogo la poderosa ondata di nazionalismo che pervadeva la società statunitense negli anni successivi alla Grande Guerra, che si concretizzava nel nativismo anti-cattolico; in secondo luogo i difficili rapporti tra la Chiesa centrale di Roma e la Chiesa cattolica nordamericana, che veniva accusata di eterodossia. Nel dopo Wilson quindi tutte le amministrazioni repubblicane, ad eccezione dei piccoli segnali distensivi lanciati dalla presidenza Harding, non dedicarono tempo ed energie al dialogo con la Santa Sede. La svolta nei rapporti fra Usa e Vaticano si ebbe con la presidenza Roosevelt da una parte e la figura di Eugenio Pacelli dall’altra. Nella seconda metà degli anni Trenta ci fu una reale convergenza tra la dottrina sociale della Chiesa e i principi del New Deal rooseveltiano. Non minore fu l’importanza dell’impegno di alcuni uomini come i cardinali statunitensi Mundelein e Spellman, e gli uomini dello staff presidenziale, che resero possibile la riabilitazione del cattolicesimo nel tessuto socio-politico nazionale e la ripresa dei rapporti diplomatici. Dalla visita dell’allora cardinale Pacelli negli Usa nel 1936, all’invio a Roma di Myron Taylor nel 1940, l’avvicinamento fra i due Stati fu lungo ma proficuo. Per quanto riguarda la storiografia riguardante la ricostruzione dei rapporti politico-diplomatici tra Stati Uniti e Santa Sede, l’apporto delle fonti varia a seconda del periodo. Sulla fase che va dall’inizio dei rapporti fra i due Stati alla fase immediatamente successiva alla Grande Guerra, vanno sottolineati i lavori di Francis Leo Stock, riguardanti la raccolta di documenti delle rappresentanze consolari fino al 1867, oltre che quelli di Luigi Bruti Liberati e di Dragoljub R. Zivojinovic. Per quanto riguarda il ventennio tra le due guerre vanno citati i volumi di George Q. Flynn e di Gerald P. Fogarty. Il secondo in particolar modo analizza con precisione i motivi ed i protagonisti del riavvicinamento della seconda metà degli anni Trenta, mettendo in luce l’importanza della figura di Francis Spellman. All’interno della pubblicistica italiana lo studio più autorevole è quello del Prof. Ennio Di Nolfo, “Vaticano e Stati Uniti 1939-1952”, ma di non minore importanza risulta il recente volume di Luca Castagna, “Un ponte oltre l’oceano”, esaustivo in particolar modo nella ricostruzione delle vicende interne alla società e alla gerarchia ecclesiastica americana negli anni Venti e Trenta. Altrettanto importante è risultata la consultazione di altri volumi: “Usa e Santa Sede. La lunga strada” di Jim Nicholson, ex ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, illuminante per quanto concerne la prospettiva americana della vicenda, ed il lavoro di Massimo Franco “Imperi paralleli”. Entrambi i volumi offrono una visuale di ampio raggio dei rapporti fra Usa e Vaticano, ricostruendoli a partire dalla nascita dello stato americano fino ai nostri giorni. Per quanto concerne le fonti di carattere archivistico sono stati utilizzati per questa ricerca alcuni documenti dell’Archivio Segreto Vaticano, e segnatamente i fondi “Rappresentanze Pontificie, Delegazione Apostolica degli Stati Uniti d’America”, “Segreteria di Stato”, e “Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari”, ed i fondi “Gabinetto” e “Affari Politici, 1919-1930/1931-1945” dell’Archivio Storico-diplomatico del ministero degli Affari Esteri

    Prospettive di sviluppo dei cataloghi elettronici

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    La ricerca offre una riflessione sulla natura e sull’evoluzione dei cataloghi elettronici alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche rappresentate dalla tecnologia dei linked data. Muovendo da un’analisi critica del modello funzionale proposto dagli ‘OPAC di nuova generazione’ e dai ‘sistemi per la scoperta’ si propone la necessità di una revisione del paradigma attuale di sviluppo verso nuovi modelli in grado di sostenere l’apprendimento durante il processo di ricerca dell’informazione. Le più note teorie cognitive dell’information behaviour costituiscono l’orizzonte teorico nel quale viene proposto un nuovo modello per lo sviluppo dell’OPAC fondato sulla centralità dell’utente, sui bisogni informativi, i comportamenti e sull'analisi delle componenti che entrano in gioco nel processo di ricerca. Si esplora, infine, la possibilità che i linked data possano essere la tecnologia più appropriata per la costruzione di nuovi OPAC basati sulla produzione di conoscenza durante il processo informativo

    La tutela della parte contro il giudicato

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    Variational Approach to Fracture Mechanics with Plasticity

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    In the framework of rate-independent systems, an elastic-plastic-damage model, aimed at the description of ductile fracture processes, is proposed and investigated through a variational formulation. A cohesive, or ductile, crack occurs when the displacement field suffers a discontinuity whilst still being associated to a non-vanishing tensile stress. To predict and effectively describe ductile fracture phenomena is a crucial task for many engineering materials (metals, polymers, ...), as testified by the great interest of the scientific community on the subject. Gradient damage models have been fruitfully used for the description of brittle fractures: in such cases, once the damage level reaches its maximum value, a crack is created where the traction between the two opposite lips immediately drops to zero. On the other hand, the perfect plasticity model could describe the formation of plastic slips at constant stress level. Hence, in order to describe the typical effects of a cohesive fracture, the main idea is to couple, through a variational approach, the perfect plasticity model and a softening gradient damage model. The use of a variational approach results in a weak and derivative-free formulation, gives effective means to deal with the concepts of bifurcation and stability, is intrinsically discrete and indicates a natural and rational way to define efficient numerical algorithms. Embedding damage effects in a plasticity model is not a new idea. Nevertheless the proposed model presents many original aspects as the coupling between plasticity and damage and the way the governing equations of the variables are found. The variational approach relies simply on three concepts: the irreversibility condition, a global, local or differential stability condition and the energy balance. The resulting model possesses a great flexibility in the possible coupled responses, depending on the constitutive parameters. These various responses are first considered by investigating in a one-dimensional quasi-static traction bar test a homogeneous evolution which highlights the main features of the model. The discussion about the stability of the homogeneous solutions leads to the existence of a critical bar length which in turn depends on the characteristic internal material length. For bars that are longer than this critical value the homogeneous response is proven to become unstable and a localization must appear. A construction of localization is then proposed which explicitly takes into account the irreversibility condition on the damage field. This allows the non-homogeneous evolution and the global response to be investigated. It turns out that in general a cohesive crack appears at the center of the damage zone before the complete rupture. At this point the plastic strain localises as a Dirac measure which becomes responsible for this cohesive crack. The associated cohesive law is obtained in a closed form in terms of the parameters of the model and it recovers the cohesive fracture law postulated by Barenblatt. Finally, a numeric resolution scheme is proposed, which is based on an alternate minimization algorithm, and implemented through a finite element library only for the one-dimensional traction bar test. Although the adopted finite element spaces do not embed discontinuities, the numeric results agree perfectly with the analytic solutions. This is due to a kind of numeric regularisation. Nevertheless, future developments aim to extend the simulations in a two/three-dimensional setting and test a generalized finite element method.Bando Vinc

    Navigando attraverso l’Alterità. L’identità italiana nelle relazioni di viaggio della Marina Militare della seconda metà dell’Ottocento

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    In her 2013 La Sapienza doctoral dissertation on the second half of the nineteenth century notes and diaries of Italian Navy mariners, Dr Dimpflmeier developed a framework for looking at how the representation of otherness is presented in Italian travel accounts. The time frame of her research has been chosen on the basis of the fact that during the second half of the nineteenth century, shortly after the reunification of Italy, a period of Italian presence on the international seas began: it was geared to building diplomatic contacts, helping to find countrymen and Italian explorers missing in different parts of the world, and looking for potential colonies. For the first time after the Maritime Republics, Italy started to project again her dreams on the sea, slowly igniting the possibility of building a maritime power on the Mediterranean Sea that could support her new presence in the European and international contest for territory and influence. A particular ‘sea mystic’ that silently influenced the empowerment of the Italian Navy, playing a strategic part in the Italian nation building process and early intermingling with Italian colonial ambitions. During these voyages, amounting to eleven circumnavigations of the globe and twenty-one oceanic campaigns from 1866 to 1890, Italian naval officers had the chance to come into contact directly and for the first time with the most diverse populations: from the Japanese to the Chinese, from the aborigines of Tierra del Fuego and Patagonia to the inhabitants of Papua-New Guinea. In her dissertation, Dr Dimpflmeier considered Italian mariners’ travel notes and diaries, partly available in the ‘Rivista Marittima’, the official journal of the Italian Royal Navy, or published as independent volumes, as travel narratives influenced by the new Italian politics of navalism, which was focusing on building a strong and powerful image of the Navy on the seas and of Italy as a civilized nation. In particular, she studied how Italian Navy officers used to picture ‘Others’ as a means of building a positive self-image of a nation at the top of the scale of civilization. Following analysis and research into travel notes, she showed how one can learn not only about other populations but in particular about the way of looking at them. Thanks to her travel notes examination, in fact, it is possible to extract and interpret the topoi of speech between Italians and ‘Others’ and to understand, by contrast, how much they tell us about Italian identity, Italian-ness, and how it was being developed shortly after unification, in relation to other nations and to the increasing dissemination of a strong colonial idea. Post-colonial research in particular has underlined the importance of the role played by non-European images in the self-representations of ‘civilized’ populations and their respective nationalisms. The reflections developed by Edward Said on ‘Orientalism’ are interesting as an extension of the Foucaultian notion of discourse applied to the socio-cultural relationships between the West and its others, which connects the production of knowledge to the exertion of power and calls into question the same western representations. Considering imperialism a meta-discourse that affects every practice and representation of the period, and western identity and modernity only understandable in relation to the construction of an exotic, primitive, savage or barbarian other, Dr Dimpflmeier focused on a post-colonial re-reading of the diaries and travel notes, considered as a privileged way to search for the imaginary transfigurations of Italian identity conflicts. Her analysis of the accounts – on the inhabitants of Terra del Fuego, Papuans, Tahitians and Africans – show old ways of representing indigenous populations interwoven with new knowledge, both carrying different systems of describing and comprehending otherness, such as cannibalism, science, pity, civilization, classicism, exoticism, comedy. Seen as a whole, these representations are built on very precise dichotomic opposites, from which emerges the image of an advanced, civil, modern and colonial Italian-ness. As Dr Dimpflmeier demonstrates, these descriptions, even though not univocal, reflect the process of legitimating the Italian colonizer’s role, who tries to define himself by contrast finding and enhancing those characteristics that can make him a ‘good colonialist’. Shaping an ideological limes, the pre-existing images are re-functionalized to build Italian civility, showing that Italy felt ready to share the ‘white man’s burden’. In the end, before the general overlapping of naval politics with the expansionistic Italian interest for Africa, it was the Italian Navy, even though with ups and downs, which conducted an active action whose aim was to promote Italy internationally, combining sea presence, identity and national power. The travel accounts analyzed can be considered a part of a more general colonial discourse influenced by the dynamics of recovery of the inheritance of the military values of the Risorgimento – i.e. by all the different efforts to re-evaluate and reinforce the image of Italy during the 1870s and 1880s , including the publication of the travel accounts themselves. Building on work on Italian late nineteenth representation of otherness, Dr Dimpflmeier has explored the existing Italian ‘colonial discourse’ of the time, largely shared with the rest of Europe and persisting even without colonies, both in higher and popular cultures. In this milieu, travel accounts written by navy officers gave her the opportunity to verify the process of re-functionalization of these largely pre-existing images in the international maritime environment in the period preceding the conquest of the first Italian colony and in strict connection with the building process of the Italian nation

    Studio della regolazione trascrizionale del microRNA onco-soppressore let-7c nella leucemia mieloide acuta

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    I microRNA (miR), piccoli RNA non codificanti che regolano l’espressione genica a livello post-trascrizionale, sono coinvolti in diversi processi cellulari, tra cui lo sviluppo normale o aberrante del sistema ematopoietico. Precedentemente, abbiamo dimostrato che un ristretto gruppo di miR, che include il miR let-7c, è differenzialmente espresso in blasti di leucemia acuta promielocitica (LAP) ed è modulato dal trattamento differenziante con acido retinoico tutto-trans (ATRA). In maniera interessante, let-7c è significativamente meno espresso in blasti di LAP alla diagnosi rispetto a promielociti normali differenziati in vitro. Let-7c, un membro della famiglia di microRNA let-7, è un miR intronico localizzato all’interno del gene non-codificante proteine LINC00478. Precedentemente, abbiamo dimostrato che l’espressione di let-7c è coordinata a quella del suo gene-ospite LINC00478 i cui canonici siti RARE sono legati da PML/RARα in maniera ATRA sensibile. Questi dati suggeriscono che la trascrizione del miR possa essere controllata dal promotore del gene ospite. Comunque, sta emergendo il concetto che il processamento dal trascritto primario del gene ospite del miR non è l’unica via per la formazione dei miR intronici. Sulla base di quanto sopradetto, lo scopo di questa tesi è stato quello di individuare i possibili meccanismi molecolari alla base della regolazione trascrizionale del miR let-7c in cellule mieloidi. I nostri dati mostrano che, in cellule di LAP, l’incremento dell’espressione del let-7c indotta dall’ATRA potrebbe essere mediata da meccanismi epigenetici. Abbiamo anche identificato, per il let-7c, oltre al promotore del gene ospite LINC00478, un nuovo sito di inizio di trascrizione. Questo nuovo promotore ha una propria attività trascrizionale. Tuttavia, trattamenti con ATRA, che inducono sul promotore del gene ospite LINC00478/let-7c uno stato di maggiore attivazione trascrizionale, data da una conformazione più aperta della cromatina, non portano a modulazioni significative negli stessi marcatori epigenetici sul promotore intronico. Inoltre, abbiamo dati che suggeriscono che il promotore intronico abbia un ruolo nel guidare la trascrizione del let-7c in contesti tumorali diversi da quello leucemico, in cui la trascrizione del let-7c sembra essere principalmente a carico del promotore del gene ospite. Questi risultati potrebbero contribuire ad una migliore comprensione del complesso programma trascrizionale coinvolto nella transizione dal normale differenziamento mieloide a quello patologico e potrebbero permettere l’identificazione di nuovi bersagli molecolari, e quindi di nuove terapie, per le leucemie mieloidi acute

    Individuazione delle Eventuali Correlazioni Esistenti tra le Concentrazioni delle Principali Droghe d’Abuso Associate al Particolato Atmosferico e Quelle di Altri Inquinanti.

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    Psychotropic substances in the atmosphere were monitored in Italy in the frame of the Ariadrugs and PSALM Projects, both aimed at assessing their behavior with regards to spatial and temporal modulations. Average yearly concentrations ranged from 0.02 ± 0.01 to 0.26 ± 0.11 ng m-3 for cocaine, from 0.05 ± 0.05 to 0.96 ± 1.37 ng m-3 for cannabinoids, from 16 ± 6 to 61 ± 28 ng m-3 for nicotine, and from 1.0 ± 0.8 to 8 ± 7 ng m-3 for caffeine. Palermo and Turin were the cities suffering the lowest and the highest psychotropic substance concentrations, respectively. Levels of atmospheric drugs appeared depending on the abuse prevalence in each city. Thus, correlations between drugs and recognized pollutants were checked to identify tools eventually suitable for normalizing the drug concentrations with respect to atmospheric variables. Among all of the chemicals investigated nicotine looked as the best reference substance to normalize neat concentrations of cocaine with regards to the environmental contour where it is dispersed.Dipartimento delle Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministr

    CIVILTÀ E BARBARIE: LO SGUARDO DELL’ALTRO ATTRAVERSO LE POLITICHE MIGRATORIE

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    Nell’ambito degli studi sul fenomeno migratorio in Italia, assume sempre maggiore importanza il dibattito sul rapporto fra politica, sistema dei media e percezione dell’opinione pubblica nella cosiddetta “costruzione dell’altro”. Questo progetto di ricerca propone di esplorare la rappresentazione e i processi di categorizzazione della figura del migrante nelle politiche migratorie e esaminare in quale misura il dibattito sulle politiche migratorie viene riportato nella stampa quotidiana confrontando il caso italiano con quello argentino. Il raffronto fra questi due paesi potrebbe risultare particolarmente interessante sia per i vincoli culturali e storici, sia per le profonde divergenze strutturali, politiche, socio demografiche e giuridiche (in particolare per ciò che concerne l’accesso alla cittadinanza). Si metterà in rilievo l’inversione di tendenza che si sta verificando in questi due paesi rispetto alle politiche migratorie e la stessa rappresentazione della figura dell’immigrato. L’analisi sarà focalizzata su alcuni aspetti delle politiche migratorie tra gli anni 2004-2010 quando sia in Italia sia in Argentina mutano alcuni parametri per gestire il fenomeno migratorio. Particolare attenzione sarà data alla rappresentazione del migrante che sorge in seguito all’approvazione del “Pacchetto sicurezza” (2008/2009) per il caso Italiano e quelle sorte in seguito all’approvazione della “Nueva Ley Migratoria in Argentina” (2004). Attraverso quest’analisi si vogliono far emergere le somiglianze e le divergenze ma anche le conflittualità fra questi due paesi per quanto riguarda la rappresentazione e il ruolo dell’immigrato

    L'analisi della comunità ornitica, standardizzazione e applicazioni di uno strumento di gestione

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    Gli studi faunistici svolgono da anni un ruolo importante nelle attività di gestione territoriale degli Enti locali. La base di partenza di numerosi lavori in questo settore è rappresentata da accurati censimenti dell’avifauna, utilizzati per calcolare gli indici ecologici che individuano le caratteristiche delle comunità ornitiche (Battisti 2004, Davies et al. 2001). I risultati dell'analisi dei dati raccolti portano alla definizione dello status delle differenti specie che frequentano le aree studiate e forniscono le basi per il lavoro di ricerca oggetto di questo dottorato, che riguarda le relazioni interspecifiche che caratterizzano le comunità ornitiche. Queste informazioni sono di grande interesse nelle attività di gestione, contribuendo tra l’altro alla definizione della zonazione dell’area e all'identificazione di eventuali corridoi ecologici tra aree limitrofe. il lavoro preliminare di questo studio ha contribuito al Piano di Gestione del Parco Nazionale del Circeo fornendo informazioni utili per la definizione delle diverse zone di gestione e per le operazioni di monitoraggio e di conservazione della diversità biologica. Il Parco Nazionale del Circeo rappresenta la principale area di studio di questo lavoro, nel quale sono state avviate indagini approfondite sullo status biologico e sulla struttura della comunità ornitica. Il lavoro inerente il dottorato di ricerca persegue i seguenti obiettivi: 1) Contribuire alla standardizzazione ed alla validazione del line-transect come metodo per la valutazione e la zonazione delle aree protette. L’attuale carenza di lavori mirati a definire una generalizzazione dei metodi di raccolta dati utilizzati in questo genere di ricerche rende di estremo interesse questo obiettivo. Il raggiungimento di un protocollo comune determinato dalla valutazione del rapporto tra attendibilità dei risultati e sforzo di lavoro necessario per acquisirli, anche in fase di analisi, permetterebbe la completa condivisione dei risultati che i molti gruppi di ricerca del settore ottengono su queste tematiche; 2) Contribuire alla raccolta d’informazioni utili alla conoscenza generale ed alla determinazione dei fenomeni di frammentazione. In questo senso le indagini ornitologiche rappresentano da anni un filone di ricerca che fornisce importanti risultati sull’argomento. Per realizzare questo obiettivo abbiamo, in particolare, svolto indagini sulla struttura dei raggruppamenti fenologici e sulla struttura della comunità ornitica su due aree di studio: il Parco Nazionale del Circeo e la Tenuta di Castelporziano. In relazione alle analisi preliminari i risultati mostrano lo stato di ogni specie ornitica osservata all’interno delle aree di studio. Ad esempio le specie nidificanti sono indice della qualità ambientale, perché il periodo riproduttivo aumenta le necessità ecologiche delle specie. Pertanto soltanto le aree con buone condizioni naturali, come il Circeo, sono in grado di sostenere elevati livelli di abbondanza e ricchezza di specie nidificanti. Le specie nidificanti sono inoltre una garanzia, rappresentando un serbatoio di nuove generazioni che, a seguito della loro dispersione nelle zone limitrofe, contrastano il fenomeno dell'estinzione locale delle specie nelle zone a minor qualità ambientale. E’ stata anche analizzata la presenza di alcune specie, come indicatori biologici (della qualità ambientale, della complessità e dello stato di conservazione dell’area). La cartografia mostra gli andamenti dei principali indici, per evidenziare le aree più importanti per la conservazione del Circeo, ma anche le zone più soggette a pressione antropica. Le valutazioni stagionali mostrano tendenze diverse per le stagioni, con valori più elevati durante i periodi migratori e la riproduzione. Infine, è stata realizzata una mappa complessiva che compara tutte le valutazioni per dare una visione globale, utile alla zonazione, delle condizioni ambientali delle aree di studio. In conclusione, i risultati ci mostrano un’alta qualità, ricchezza e complessità delle comunità ornitiche del Circeo, sebbene con andamenti diversi nei diversi habitat. Le aree agricole, comprese nella zona tra la Foresta Demaniale e i laghi costieri, in cui viene praticata agricoltura intensiva, hanno un impatto negativo sulla presenza di uccelli, soprattutto durante la stagione riproduttiva. Allo stesso modo le aree agricole del settore sud-orientale del Parco, anch’esse con lo stesso sistema agricolo, esercitano una forte pressione sulle sugherete, spesso a scapito degli alberi monumentali isolati. I laghi e la gariga assumono importanza durante le stagioni migratorie. Nel complesso nel Circeo è possibile identificare un grande mosaico di habitat forestali su larga scala, con un’identità specifica soprattutto a livello stagionale, che influenza in modo rilevante le caratteristiche di una comunità ornitica matura e complessa. Le suddette informazioni hanno contribuito alla stesura del Piano del Parco del Circeo. In relazione agli obiettivi del dottorato: 1) Per la validazione del metodo sono stati analizzati i risultati per valutare: a) se i dati ornitologici possono essere abbinati alle informazioni sugli habitat, in aree di studio a carattere mediterraneo. Sono stati sviluppate analisi per determinare se l'affidabilità dei risultati è stata influenzata dallascelta di sovrapporre queste informazioni con quelle relative agli habitat. Sono stati valutati i dati qualitativi (presenza-assenza di specie), quantitativi e relativi all’indice di diversità faunistica, per determinare il grado di perdita di informazioni per transetti indipendenti, transetti accorpati per habitat, o transetti accoppiati casualmente per coppie di habitat. In conclusione, le nostre analisi hanno suggerito l'importanza di una attenta pianificazione della raccolta dei dati per garantire l'affidabilità dei risultati, scegliendo il metodo migliore e utilizzando le informazioni sugli habitat solo quando questo non riduce la qualità dei risultati del lavoro. Per informazioni ottenute tramite set di dati qualitativi (presenza-assenza) è opportuno evitare la sovrapposizione con le informazioni relative agli habitat. Lo stesso si verifica utilizzando metodi quantitativi. Al contrario, utilizzando l’indice Shannon di diversità, i risultati statistici permettono la sovrapposizione con le informazioni sugli habitat; b) se l'affidabilità dei risultati è stata influenzata dalle seguenti voci nella raccolta dei dati: il numero di transetti all’interno dell’area di studio, il numero di transetti per habitat; le ripetizioni pluriennali. In altre parole: il numero di giorni di lavoro e/o il numero di operatori utilizzati nella raccolta dati e, di conseguenza, gli sforzi economici necessari per raggiungere l'obiettivo previsto. Nel complesso, la nostra analisi conferma che è sempre necessario prendere in considerazione la dimensione complessiva dell'area di studio (per determinare il numero totale minimo di transetti necessario) e l'eterogeneità di habitat (la ripetizione della raccolta dati in un habitat dipende dalle caratteristiche dell’habitat stesso). Tuttavia, è anche indispensabile effettuare studi pluriennali (minimo tre anni), se si vuole ottenere un set di dati affidabile per gestire aree a carattere mediterraneo. 2) Riguardo gli aspetti relativi al fenomeno della frammentazione, sono state svolte analisi: a) per quantificare il cambiamento nella struttura di 3 tipi di raggruppamenti fenologici di specie ornitiche, che si verificano in due diversi habitat mediterranei (piccole zone umide e querceti) utilizzando l’analisi del rapporto tra diversità e dominanza. I raggruppamenti delle zone umide hanno mostrato una minore strutturazione delle comunità nidificanti; i raggruppamenti dei querceti hanno mostrato minore strutturazione per le specie svernanti. Nel confronto tra i raggruppamenti fenologici dei 2 tipi di habitat, solo nelle specie nidificanti le pendenze delle linee dei diagrammi hanno mostrato differenze significative. Nel confronto tra i 3 raggruppamenti fenologici all'interno di ogni tipo di habitat, sono risultate differenze significative nelle zone umide di piccole dimensioni, ma non nei querceti. I nostri dati suggeriscono che la stagione associata al tipo di habitat potrebbe essere considerata un fattore importante per la struttura dei popolamenti di uccelli. Le piccole zone umide mediterranee sono caratterizzate da alti cambiamenti strutturali stagionali, nella disponibilità di risorse e di nicchia (ad esempio a causa di stress idrico, inondazioni o periodi di siccità intensi), molto più bruschi rispetto agli habitat forestali. Questo permette la coesistenza di un elevato numero di individui e di specie e influisce decisamente sui raggruppamenti ornitologici. Durante la primavera le specie nidificanti sono meno rappresentate nelle piccole zone umide rispetto ai querceti, a causa della vegetazione meno stratificata e complessa. Al contrario, i querceti sono ambienti poveri di risorse e meno dinamici in inverno (elevata pendenza della linea di tendenza), condizioni in cui solo le specie generaliste sedentarie possono prosperare; b) per determinare la struttura delle comunità in un insieme di habitat naturali. I risultati mostrano che Castelporziano presenta un ecosistema complesso, formato da un mosaico di habitat diversi e dai loro ecotoni, con un alto livello di biodiversità. Le zone umide ospitato il maggior numero di specie di uccelli, seguite dai querceti. Le comunità ornitiche di Castelporziano sono caratterizzate da un alto grado di ricchezza e complessità. L’analisi del null-model rivela che la comunità non è strutturata casualmente (RA2 denota che la natura generalista-specialista delle specie riduce la somiglianza ecologica; mentre RA3 e RA4 mostrano invece che i tipi di risorse utilizzati non riducono la somiglianza ecologico). Viceversa il Circeo mostra una maggiore autonomia delle comunità ornitiche dei diversi habitat, che sono inseriti in un mosaico meno eterogeneo, nel quale però si rileva una forte variazione del peso relativo degli habitat a livello stagionale. I risultati di questo studio portano non solo un contributo all’analisi del livello di conservazione degli habitat di carattere mediterraneo, ma suggeriscono anche un differente approccio alla “biologia della frammentazione”, in cui deve essere stimata la qualità naturale di ogni patch del mosaico ambientale, attraverso l’uso di adeguati strumenti di analisi.Lo studio si propone di discutere i risultati ottenuti attraverso l’analisi delle comunità ornitiche e le loro applicazioni in attività di gestione territoriale. La discussione riguarda la standardizzazione del metodo di analisi dei dati e l’approfondimento delle informazioni derivanti dall’analisi della struttura dei raggruppamenti ornitici e della struttura delle comunità. L’analisi viene svolta attraverso l’uso di indici delle comunità (ricchezza, diversità, abbondanza, dominanza, ecc.) e attraverso l’analisi avanzata dei dati (diagrammi diversità/dominanza, Ancova e Statistica di Montecarlo). Il lavoro mostra interessanti risultati sulla struttura delle comunità (utili nella gestione delle aree oggetto di studio: Circeo e Castelporziano), sulle dinamiche generali in habitat mediterranei e sugli standard necessari in questi ambienti per ottenere un buon rapporto tra sforzi di raccolta dati e livello di affidabilità dei risultati

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