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Commento ai marginalia autografi in ms. London, Brit. Lib. Add. 11035 (ff. 9r-85v)
La dissertazione costituisce un contributo alla storia dell'eriugenismo nel primo Rinascimento. Attraverso lo studio dei marginalia autografi di Cusano al primo libro del Periphyseon, si intende individuare l'influenza eriugeniana nelle dottrine cardine contenute nella produzione filosofica del Treverense
Le scuole confessionali e il sistema d'istruzione. il principio di non discriminazione del lavoratore
Valutazione della stiffness epato-splenica mediante Acoustic Radiation Force Impulse (ARFI) nella stadiazione delle epatopatie croniche
La valutazione non invasiva della fibrosi epatica costituisce un tema di ampio dibattito e di grande interesse nel campo dell'epatologia clinica. L'Acoustic radiation Force Impulse (ARFI) è una metodica elastometrica che può essere effettuata utilizzato alcuni ecografi di ultima generazione. Lo scopo del lavoro è quello di valutarne la capacità di stadiazione e il valore prognostico in una popolazione di pazienti affetti da malattia epatica cronica a diversa eziologia e gravità. Sono inoltre presentati dati inerenti allo studio e al monitoraggio dell'ipertensione portale attraverso l'utilizzo dell'elastometria splenica
Aspetti del culto delle Matres nelle province galliche e rapporto con il culto della Magna Mater
LE ESPOSIZIONI SOVRANE NEI PORTAFOGLI BANCARI: STATO DELL’ARTE E PROSPETTIVE
Il lavoro analizza le relazioni tra le “regole del gioco” e le strategie poste in essere dalle banche europee, focalizzandosi sulle esposizioni sovrane nei portafogli bancari durante la crisi finanziaria globale e le recenti crisi nell'area dell'euro. La ricerca è concettualmente organizzata in tre parti. La prima parte è dedicata al contesto economico e regolamentare di riferimento. La seconda si concentra sulle evidenze empiriche disponibili, con l’obiettivo di mostrare rilevanza del fenomeno con riferimento a un campione significativo di banche europee. La terza parte si concentra sui costi e i benefici che le banche europee traggono dal trattamento prudenziale favorevole riservato alle esposizioni sovrane, ovvero, da un’altra angolazione, sull’impatto che il regolatore europeo potrebbe attendersi da un cambio di policy in materia
Il braccialetto elettronico nelle misure alternative al carcere: l’esperienza italiana ed europea
Nel senso comune la pena detentiva è considerata un elemento inevitabile della società moderna, come strumento di segregazione per coloro che sono riconosciuti colpevoli di particolari reati. Tuttavia, il luogo della pena non è più identificato necessariamente con un edificio – la prigione – che assolve a tale funzione.
I penitenziari sono afflitti dal sovraffollamento, che determina condizioni di vita inumane e degradanti per i detenuti, e sempre di più gli ordinamenti penali prevedono la possibilità di scontare una pena, o parte di essa, nella comunità, pur con alcune restrizioni. Il luogo della pena si sposta, dunque, fino ad invadere la sfera privata in quella che è stata definita “la prigione a casa”.
L’esecuzione delle condanne penali non è esente dalla continua evoluzione delle tecnologie che caratterizza il nostro tempo. Nuove forme di controllo sono rese possibili per verificare la presenza di una persona in un luogo determinato o per controllare i suoi spostamenti sul territorio.
L’utilizzo del cosiddetto ‘braccialetto elettronico’ per le attività di sorveglianza in campo penale è previsto in gran parte degli ordinamenti europei dagli anni Novanta del secolo scorso. In Italia questo strumento di controllo è stato introdotto nel 2001, con scarso successo e suscitando numerose critiche a causa degli alti costi di gestione.
Questa ricerca, condotta anche attraverso un soggiorno in Francia e in Scozia dove sono stati intervistati giudici, operatori penitenziari, operatori di probation e detenuti, intende analizzare le modalità di utilizzo del braccialetto elettronico in campo penale in Europa per trarre indicazioni utili su come migliorare l’uso di tale strumento in Italia, per aumentare il ricorso alle misure e sanzioni alternative al carcere mantenendo livelli adeguati di sicurezza
Le forme dell'abitare. Badolato tra abbandono e costruzione d'identità
La tesi studia lo spopolamento e l’abbandono di Badolato, borgo medievale calabrese, analizzandone le forme del popolamento e le trasformazioni della cultura dell’abitare. L’analisi è declinata sulla base di concetti nodali del pensiero antropologico correlati al tema: quelli di luogo e non-luogo; centro e ricerca/perdita del centro; angoscia territoriale e spaesamento/appaesamento; organizzazione, gestione e sacralizzazione dello spazio; identità (etnica, territoriale, urbana) e costruzione/invenzione dell’identità.
La lettura delle dinamiche insediative ha consentito di contestualizzare le fasi di popolamento di Badolato, connesse alla demografia della Calabria medievale. Attraverso lo studio dell’impianto urbanistico abbiamo individuato le componenti identitarie che ne hanno definito la fisionomia sociale. Abbiamo interpretato l’organizzazione dello spazio e la distribuzione della popolazione come – insieme – causa/effetto delle divisioni di classe, dei rapporti di genere, delle appartenenze d’ordine religioso; e indagato quanto queste componenti abbiano contribuito ad affermare un radicato senso d’appartenenza e identità, su base territoriale.
Si sono esaminate le principali componenti storiche, urbanistiche, paesaggistiche, ambientali, culturali della comunità. Attraverso la campagna etnografica – condotta secondo il modello dell’osservazione partecipante – abbiamo indagato il paese soffermandoci sugli aspetti che ne hanno favorito o al contrario frenato lo spopolamento e l'abbandono. Abbiamo studiato l’incidenza storica di cataclismi naturali quale forza centrifuga e componente culturale dell’abbandono; abbiamo analizzato i processi di lacerazione dell’identità legati ai processi migratori e alla creazione del “paese doppio” (dopo l’alluvione del 1951). Ci siamo soffermati, infine, sui processi di riplasmazione del territorio (soprattutto d’ordine religioso) quale forza centripeta che articola le dinamiche di costruzione dell’identità e riconciliazione simbolica delle separazioni e delle divisioni presenti all’interno della comunità.INDICE -
INTRODUZIONE -
Capitolo I
LE DINAMICHE DELL’INSEDIAMENTO
I. 1. Badolato. Immagini di un paese-presepe
I. 1. 1. Profilo di storia e geografia del sito
I. 1. 2. I caratteri insediativi
I. 1. 3. Morfologia del costruito -
Capitolo II
LE FORME DELL’ABITARE
II. 1. Le declinazioni del «centro»
II. 2. La casa come centro del mondo
II. 2. 1. Riti di fondazione e di propiziazione
II. 2. 2. Simbologia della soglia
II. 2. 3. L’organizzazione dello spazio domestico
II. 3. Organizzazione dello spazio e rapporti di socialità: la ruga
II. 4. Spazi abitativi, spazi produttivi -
Capitolo III
I PERCORSI DELL’IDENTITÀ
III. 1. Organizzazione dello spazio, identità di classe e identità di genere
III. 1. 1. Luoghi della socialità femminile
III. 1. 2. Luoghi della socialità maschile
III. 2. Suddivisione dello spazio, identità territoriale e identità religiosa
III. 2. 1. Le forme dell’identità religiosa:
la Settimana Santa -
Capitolo IV
LE FASI E I MODI DELL’ABBANDONO
IV. 1. Erosione, consunzione, espropriazione.
La fine del paese-presepe
IV. 1. 1. Abbandono, alterazioni del paesaggio e de-cultura dell’abitare
IV. 1. 2. Perdita del «centro», spaesamento e
percezione di marginalità
IV. 2. Badolato. I dati dello spopolamento
IV. 3. Le fasi e le forme dell’abbandono
IV. 3. 1. Spinte centrifughe e resistenze centripete
IV. 3. 2. Il racconto dell’abbandono: l’alluvione del 1951
IV. 3. 3. Sdoppiamento e lacerazioni dell’identità
IV. 3. 4. Mediatizzazione dell’abbandono -
CONCLUSIONI -
BIBLIOGRAFI
STUDIO DELL’ EMPATIA IN ARCHITETTURA A n a l i s i _ M e t o d i _ E s p e r i m e n t i
EXECUTIVE SUMMARY
ARGOMENTO
La mia ricerca si basa su un’indagine semiotico-critica
dell’ architettura intesa come catalizzatore emozionale e veicolo
di trasmissione ideale di contenuti socialmente condivisi.
Il tema dell’ Empatia, ampiamente indagato dal punto
di vista dello scenario filosofico e neuroscientifico, non
è stato ancora affrontato dal punto di vista spaziale e
progettuale, e risulta quindi di grande interesse.
Partendo dall’ampia trattazione scientifica in estetica e
neuroscienza, ho studiato il fenomeno dell’Empatia in
architettura, legandolo alle nuove frontiere neuro-estetiche e
tralasciando, se non per accenni, la parte più nota
del filone, relativa sicuramente all’ Art-Nouveau.
Questa scelta è stata fatta per volontà di rendere la trattazione
agevole, possedendo già un apparato introduttivo
multidisciplinare corposo, ma imprescindibile. Inoltre, poiché l’empatia è rintracciabile in tutta la storia dell’architettura, e questo testo non vuole ricadere in ambito enciclopedico, non avendone né l’interesse né la pretesa, ho piuttosto lavorato con l’ambizione
di fornire un nuovo punto di vista, per quanto modesto, sia
sull’empatia in architettura, sia sull’interpretazione di alcuni
fenomeni architettonici contemporanei, che trovano in queste
pagine un fondamento critico di ampio respiro e di, per così dire, illustre paternità. L’ obbiettivo della ricerca è la formulazione di una semantica progettuale empatica, possibilmente supportata
da una piccola serie di sperimentazioni progettuali e di
conseguenza questa tesi parla dell’individuazione di una
metodologia progettuale legata alla creazione di strumenti atti a generare un fenomeno percettivo condiviso e trasmissibile.
Nel definire una categorizzazione legata allo sviluppo di una semantica coerente di progettazione architettonica mi sono trovata davanti all’ ostacolo innegabile di dover sezionare,
invadere, investigare e portare alla luce una serie di sotto-parti dell’architettura, quasi una tassellazione gerarchica che niente
ha a che fare con l’idea, emersa intanto che si strutturava la
ricerca, di unicuum, trans-corporeo e animale, nell’ovvia
accezione di animalia. Pur trovandomi nella necessità di
rispondere al criterio di apprendibilità (Arbib, 2000), proprio del linguaggio empatico, rilevavo il disagio di applicare una
metodologia dissettica e catalogativa, al più che non è l’oggetto
architettonico tout court ad essere sotto esame, ma la
processualità ideativa prima, e la potenzialità
percettivo-comunicazionale poi.
Come applicare uno schema ordinatore a un processo relazionale?
Ho quindi elaborato il concetto di trans-categoria noumenica
ossia un sistema catalogativo che va al di là del semplice
casellario ed è afferente piuttosto ad un concetto
metafisico archetipico con-temporaneo, ossia attualizzato momento
per momento, pur dando luogo, nello specifico, ad una
serie di phaenomena. Parliamo di categorie relazionali,
inclusive, multi-scalari. Parliamo, ad esempio, di dinamismo, e ne parliamo come gestualità progettuale, come intenzionalità
architettonica, come fruizione esperienziale, come processo
relazionale non più lineare biunivoco, ma moebiusiano complesso,
di contaminazione, di mirroring, di scomparsa della soglia. Gli esempi scelti a supporto concorrono, infine, a chiarire la
trattazione teorica e a suggerire attori potenziali e strade possibili.
Nel costruire una tesi che riuscisse a dare una comprensione base dei complessi processi logici, critici e teorici, che hanno portato non solo a definire quella che ad oggi è l’empatia, ma anche a fornire una risposta alla ragioni ponderali della scelta di un tale ambito di ricerca, l’approccio multidisciplinare è stato essenziale.
Nello sviluppare un percorso verso la costruzione di una nuova semantica socialmente condivisa, mi sono avvalsa di contributi disciplinari diversi ma da sempre interrelati, non solo in parametri terminologici, ma soprattutto a livello di intuizione prima, e di evidenza scientifica ora, con le scoperte neurobiologiche che abbiamo analizzato nel terzo capitolo. L’indagine sullo stato dell’arte della ricerca sull’ empatia, che prende la prima parte di questa trattazione, mi ha consentito di tirare le somme di un movimento estetico, psicanalitico e neuroscientifico che fornisce l’apparato di premesse concettuali all’indagine che verrà poi fatta in ambito architettonico nel capitolo IV. L’approccio multiculturale è quindi strettamente legato alla poli-semanticità e alla multi-concettualità del termine, attributi che ne sostanziano la ragione d’essere.
L’esplicitazione sistematica di teorie basilari, storicamente consolidate, e di fenomeni critico-conoscitivi in atto, accorpati in un unicum teorico sintetico e agevole, costituiscono il filo conduttore del lavoro svolto, ma per poter affrontare i nodi progettuali emersi successivamente nello svolgimento della ricerca, ho profuso un
notevole impegno nel definire soprattutto i valori (poli)semantici propri dell’empatia e i filoni di più spiccata originalità ed aderenza all’ambito architettonico.
L’anima multiculturale e la capacità adattativa della teoria empatica, la rendono massimamente e proficuamente agganciata alla multiculturalità sociale ed urbana che sempre più si configura come un plusvalore dei territori che vorranno porsi come guida del cambio di paradigma odierno.
Pur con queste premesse, la mia attenzione è stata volta a ritagliare tuttavia alla teoria architettonica una sua autonomia d’ambito, proprio per evitare il rischio, che cammina al fianco della teoria dell’Empatia da sempre, di essere tutto e niente, suggestiva e non circostanziata, suggerente ma non autonoma.
Dopo aver sviluppato un approccio globale alla teoria empatica in architettura, che procede volutamente per salti teorici piuttosto che su linee temporali, ho analizzato i risultati, a mio avviso, più conformi alle premesse empatiche ed enucleato possibili frontiere critiche di progettazione.
METODOLOGIA
Le premesse teorico-culturali e i riferimenti scientifici saranno la base cognitiva sostanziale del percorso di studio multidisciplinare finalizzato alla definizione/riscoperta di una semantica empatica della città, dell’architettura e del design.
Il sema non sarà materiale ma relazionale. secondo le
trans-categorie ipotizzate nel quinto capitolo.
Il percorso seguito, basato sull’analisi di architetture scelte, sulla
ricerca e formulazione di linee guida, sulla sperimentazione
progettuale, condurrà all’approfondimento dei luoghi e degli
oggetti architettonici empatici, intesi quali punti focali, totem di una nuova organizzazione urbana e spaziale interetnica, volta a rinnovare i significati attraverso i significanti.
OBIETTIVI
L’ obiettivo principale della ricerca è l’esplicitazione del linguaggio empatico dell’architettura, che è attualmente, secondo la mia tesi, lo strumento di progettazione più aderente alle nuove scoperte scientifiche e alla morfologia spaziale e conoscitiva della società che viaggia sul concetto di rete e rizoma. L’architettura, come abbiamo illustrato attraverso numerosi esempi, si muove già, più o meno inconsapevolmente, su tracciati teorico-progettuali legati all’ empatia e la nuova era informatica, che permette l’identificazione
tra oggetto e soggetto, può essere il salto di qualità che porterà l’architettura ed il design verso nuove frontiere di partecipazione e narrazione. L’obbiettivo è quindi cercare di oggettivizzare i parametri empatici per giungere possibilmente ad una serie di strumenti operativi di progettazione.
INDICE RAGIONATO
Il primo capitolo fissa la metodologia di studio nei tre momenti
complementari dell’analisi delle teorie estetiche legate al concetto
di Empatia e delle teorie neuro-scientifiche dal 1994 in poi,
legate alla scoperta del fondamento biologico dell’Empatia,
i mirror neurons; della ricerca legata ai parametri di
classificazione dell’esperienza empatica in architettura,
attraverso un essenziale approccio multidisciplinare
e attraverso la rilettura critica di opere scelte fatta
attraverso salti logico-concettuali; della sperimentazione
di metodologie di progettazione che, partendo dai principali
riferimenti scientifici di base, indica il percorso
di studio da proseguire.
Il secondo e terzo capitolo si occupano della trattazione estetica e della trattazione neuro-scientifica del concetto di Empatia, in
maniera sintetica e sistemica alle esigenze di una trattazione
specialistica in ambito architettonico, estrapolandone le tematiche
più vicine alle specificità disciplinari oggetto di studio.
Obiettivo primario sarà oggettivare il concetto di empatia,
comprendendone appieno l’apporto profondo in quanto struttura semiotica, organizzativa, comportamentale e critica ascrivibile in parti uguali ad eventi positivi e negativi, con particolare accento posto sul concetto di emozione, sorpresa, rottura di un continuum visivo-neuronale che genera la risposta delle strutture mirror neurons.
Il quarto capitolo sviluppa una panoramica dello stato dell’ arte della ricerca e della documentazione, nel mondo scientifico, sul fenomeno empatico in architettura ed i conseguenti impatti urbani e progettuali.
La disamina sfrutta le potenzialità del web, attraverso
l’utilizzo dei motori di ricerca che hanno consentito,
in tempo reale, di individuare i centri di ricerca, le attività pregresse
e in corso, la produzione scientifica, i progetti futuri.
Chiaramente si avvale di numerosi esempi, nonanalizzati
volutamente in maniera capillare, ma visti piuttosto
in un’ ampia prospettiva, legati da un criterio di network
hic et nunc piuttosto che storico-cronologico.
Il quinto capitolo desume dalle premesse teoriche del capitolo
precedente una semantica e dei criteri di riconoscibilità
dell’ estetica empatica architettonica e traccia delle linee
guida di interpretazione di processi architettonici
multi-scalari. Si avvale di una catalogazione che lavora
su trans-categorie per delineare complessi sistemi
con-temporanei e multirelazionali. Approfondisce l’analisi di eventi architettonici ed opere rivisitate a partire dalla nuova estetica empatica rileggendo, e riscrivendo in alcuni casi, l’interpretazione di manufatti architettonici scelti.
Il sesto capitolo è composto esclusivamente di immagini. Oltre a costituire l’ apparato iconografico complementare del capitolo precedente, presentando gli episodi architettonici ed artistici presi in analisi precedentemente, ha la finalità di introdurre il lettore al linguaggio empatico attraverso un canale di comunicazione afasico visivo-emozionale.
Il settimo capitolo è dedicato ad una micro-sperimentazione
in ambito progettuale, condotta attraverso alcuni schizzi
che suggeriscono non tanto architetture, ma suggestioni legate ai risultati ottenuti dalla trattazione precedente