Sapienza University of Rome

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    Mathematical models of cell migration and self-organization in embryogenesis

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    In this thesis we deal with mathematical models and numerical simulations for cell migration and self-organization in embryogenesis. The part of biology which studies the formation and development of the embryo from fertilization until birth is called embryology. Morphogenesis is then the part of embryology which is concerned with the development of patterns and forms. It is well known that although morphogenesis processes are controlled at the genetic scale, genes themselves cannot create the pattern. In general a series of biological mechanisms of self-organization intervene during the early development and the formation of particular biological structures can not be anticipated solely by genetic information. This needs to be taken into account in the choice of a suitable mathematical formulation of such phenomena. Two main main topics will be investigated: we will analyze and mathematically model the self-organizing cell migration in the morphogenesis of the lateral line in the zebrafish (Danio rerio); in a second part, starting from this model, we will propose, and will study both from the analytical and the numerical point of view, a mathematical model of collective motion under only alignment and chemotaxis effects. The present thesis is organized in four chapters. In Chapter 1 we will introduce biological elements about the morphogenetic process occurring in the development of the lateral line in a zebrafish. After a first discussion on the lateral line system and on its fundamental relevance in the current scientific research, we will focus on the main mechanisms of chemical signaling and collective cell migration that will be taken into account later in our mathematical formulation of the phenomenon. In Chapter 2 we will provide a mathematical-modelling background that, starting from the morphogenesis on the chemical scale, will gradually lead us to discuss the existing mathematical models, proposed in the last years to describe collective motion in living system and in particular in the biological field. Example of numerical simulations, and their comparison with experimental evidences will be briefly shown, taken from the recent modelling literature. In Chapter 3 we will introduce a mathematical model describing the self-organizing cell migration in the zebrafish lateral line primordium. We will discuss the derivation of the model, justifying our modelling choices and comparing them with the existing literature. The proposed model will adopt a hybrid “discrete in continuous” description, where cells are treated as discrete entities moving in a continuous space, and chemical signals at molecular level are described by continuous variables. On the chemical scale we will employ diffusion and chemotaxis equations, while on the cellular scale a Newtonian second order equation for each cell will take into account typical effects arising from collective dynamics models. Cell dimension will be recovered introducing suitable detection radii and nonlocal effects. Particular steady states, corresponding to emerging structures, said neuromasts, will then be investigated and their stability will be numerically assessed. Moreover, after a description of the designed numerical approximation scheme, some dynamical simulations will be proposed to show the powerful and the limit of our approach. Finally, we will discuss the estimate of the parameters of the model, derived in part by the biological and the modelling literature, in part by the stationary model or by a numerical data fitting. In Chapter 4 we will propose a Cucker and Smale-like mathematical model of collective motion. Our hybrid model will describe a system of interacting particles under an alignment and chemotaxis effect. From an analytical point of view local and global existence and uniqueness of the solution will be proved. Furthermore, the asymptotic behaviour of the model will be investigated on a linearized form of the system. From a numerical point of view, through an approximation scheme based on finite differences, the full nonlinear system will be simulated and some significant dynamical tests will be shown. Numerical results will be compared with those analytical, and new perspectives will be proposed

    MEMORIA E SPAZIO URBANO

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    Monitoraggio del recupero immunologico nel GALT in pazienti naïve HIV⁺

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    Per verificare se la HAART è in grado di ripristinare le cellule CD4+ T intestinali, abbiamo condotto uno studio longitudinale analizzando il fenotipo nelle cellule del sangue periferico e nelle biopsie ottenute dall’ileo, colon destro, colon sinistro e sigma. Negli anni passati il ruolo del tessuto intestinale è stato esplorato ma con risultati controversi. Per la difficoltà di eseguire il campionamento invasivo sequenziale nel colon, la maggior parte degli studi riguardano osservazioni fatte su campioni di retto, regione sigmoide o digiunale dell’intestino. Alcuni studi longitudinali e trasversali in pazienti HIV, dimostravano che la deplezione delle CD4 nella lamina propria nel tratto sigma o digiunale persisteva anche quando veniva iniziata la terapia HAART durante l’infezione primaria (Guadalupe et al., 2003 George et al 2005, Mehandru et al 2006; Trincati et al., 2009). Viceversa recenti studi trasversali hanno segnalato la possibilità di un buon recupero delle cellule CD4+T della mucosa intestinale (Sheth et at., 2008; Macal et al., 2008; Gordon et al., 2010). Nel nostro studio abbiamo osservato che 32 settimane di terapia HAART possono indurre significativamente un’elevata ricostituzione di CD4+ nella mucosa intestinale, e che tale ricostituzione è maggiore nell’intestino rispetto al sangue periferico. Il buon recupero delle CD4 ottenuto in un breve periodo nel GALT può sostenere le conclusioni che l’uso precoce di terapia HAART migliora la ricostituzione nei pazienti infetti da HIV (Lok et al 2012). In prima analisi analisi abbiamo determinato le differenze nella distribuzione delle CD4+T nel distretto periferico e intestinale. La frequenza delle cellule CD4+ che produce IL-17 senza alcun stimolo era molto bassa nella maggior parte dei nostri pazienti, sia in periferia, sia nel GALT. Questo non è sorprendente; le CD4+ Th17 sembrano essere il bersaglio privilegiato dell’infezione da HIV nel GALT (Brenchley et al., 2008), e il suo esaurimento avviene nella fase iniziale dell’infezione (Chege et al., 2011). La bassa percentuale di CD4+Th17 trovata nei PBMC dopo stimolo con PMA nei nostri pazienti naive era simile a quella trovata in uno studio precedente (Prendergast et al., 2010); mentre frequenze relativamente più alte delle CD4+Th17 sono state osservate nell’intestino rispetto al sangue periferico (Brenchley et al., 2008). Nei nostri pazienti naive è stata osservata una bassa frequenza di CD4+Th1 in entrambi i distretti, a conferma della compromissione delle Th1 in individui con HIV non trattati. Lo studio longitudinale ha reso possibile la valutazione e l’eventuale ricostituzione delle CD4+Th17 e CD4+Th1 dopo 32 settimane di HAART in pazienti naive. Nel sangue periferico non abbiamo trovato aumento significativo nelle frequenze di CD4+Th17 sia in PBMC non stimolati, sia in PBMC stimolati. Nell’intestino abbiamo trovato un lieve aumento di CD4+Th17 quando stimolate con PMA,SK e Ca, rispetto ai valori pre-HAART; l’aumento ha raggiunto una significatività statistica con stimolo Ca su LPL. Studi trasversali precedenti hanno riferito una diminuzione delle frequenze di CD4+Th17 nei PBMC e nel GALT in individui HIV con replicazione virale attiva (Brenchley et al., 2008; Salgado et al., 2011; Chege et al., 2011; Ciccone et al., 2011). Nel nostro studio riportiamo un parziale recupero delle CD4+Th17 nell’intestino dopo poco tempo dall’introduzione della HAART. Tuttavia il parziale ripristino della popolazione CD4+Th17 non è stato associato ad un significativo ripopolamento delle cellule CD4+T. considerando che si possono osservare bassi livelli di replicazione virale anche dopo anni di HAART (Mehandru et al., 2006; Guadalupe et al., 2006; Yukl et a., 2010), è ragionevole ipotizzare che sei mesi di terapia avrebbero potuto solo parzialmente sopprimere la replicazione virale attiva nell’intestino dei nostri pazienti. La maggior espressione di INFγ era più coerente, in risposta a stimoli con SK si osserva un aumento in PBMC e GALT. Inoltre il parziale recupero delle CD4+TH1 è positivamente correlato con la ripopolazione CD4 nel sangue periferico, suggerendo che il ripopolamento delle Th1potrebbe avvenire in tempi più brevi rispetto alle Th17. Le nostre osservazioni sulla ricostituzione CD4+ Th1-Th17 sono supportate da Mavigner e colleghi(Mavigner et al.,2012). Successivamente abbiamo studiato altri marcatori, al fine di trovare una relazione diretta tra ripopolamento nel GALT delle CD4 e la diminuzione dell’attivazione immunitaria periferica. Nel nostro studio 32 settimane di terapia sono stati sufficienti per osservare una diminuzione significativa dei marker di attivazione del sistema immunitario, misurati da HLA-DR e CD38, e marker di proliferazione misurati con Ki67 in cellule CD4 e CD8. Anche 16sRNA batterica è risultata invariata dopo 32 settimane di terapia soppressiva virologica. Risultati simili sono stati trovati da Ciccone e colleghi (2011). Ma valori normali sono stati raggiunti raramente (Brenchley et al.,2006; d’Ettorre et al.,2011), anche dopo un lungo periodo di HAART (Papasavvas et al., 2009; Jiang et al., 2009; Wallet et al., 2010, Merlini 2011; Baroncelli et al., 2011). Nel nostro studio abbiamo trovato una significativa associazione tra il recupero delle cellule CD4 nell’intestino e l’abbassamento parziale dei livelli di LPS nel sangue. Infine non abbiamo trovato alcuna associazione tra minore attivazione immunitaria sistemica e cambiamenti immunologici che avvengono nella mucosa intestinale. La mancanza di correlazioni con la ricostituzione delle GALT potrebbe essere dovuto a molte ragioni: prima di tutto il breve periodo di terapia HAART, 32 settimane sono efficaci nella soppressione virale e nel miglioramento della risposta in periferia, ma probabilmente non abbastanza per permettere un ripopolamento specifico delle CD4 della mucosa intestinale, in cui l’efficacia della HAART sulla soppressione virologica potrebbe essere parziale, come già osservato da altri (Trincati et al.2009). A sostegno di questa ipotesi abbiamo riscontrato una leggera associazione tra la lunghezza della HAART, tra le due colonscopie(da 22 a 46 settimane) e il recupero delle CD4 nell’intestino (r=0.653, p=0.053). In secondo luogo il piccolo numero di pazienti analizzati avrebbe potuto limitare la capacità statistica per rilevare le differenze significative. In conclusione, i risultati confermano la notevole incidenza della terapia HAART sull’immunità mucosale nell’intestino in pazienti HIV. Nonostante i limiti di questo studio, abbiamo dimostrato che 32 settimane di HAART inducono un significativo recupero delle cellule CD4+T nell’intestino e un parziale ripristino della sottopopolazione Th1 e Th17; la quantità di Cd4 della mucosa e il ripopolamento delle cellule T è stata associata con la riduzione di LPS ma ulteriori studi devono essere eseguiti per definire e distinguere le sottopopolazioni CD4 coinvolte nella ricostituzione e nel mantenimento dell’integrità della mucosa intestinale

    METODI PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO GEOLOGICO, DAL RILEVAMENTO GEOMORFOLOGICO ALL’ITINERARIO GEOTURISTICO. APPLICAZIONI IN AMBIENTE URBANO E NATURALE.

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    This research develops within the framework of a recent, widespread, need to give space to the popularization of Earth Sciences and to highlight the scientific work in these disciplines. The geological heritage is an essential part of the cultural heritage of a territory and it needs land planning, conservation, valorisation and dissemination. In the context of sustainable development, different forms of "thematic" tourism have grown in recent years, including the geotourism. The scientific community is increasingly involved in the economic development of the territory, through the research on geological heritage too. Different aspects are being studied: -the analysis of the territory for the recognition of geological aspects of scientific interest; -their evaluation; -the analysis of the risks to which they are subject and the conservation strategies; -the strategies for the use of the sites, the understanding of scientific aspects by users and tools for the mediation of knowledges. Aim of the research Through the scientific literature and the direct knowledge of an area it is possible to understand the geological heritage value, depending on its conservation and enhancement. For this reason institutions, public and private structures involved in land management often address to the universities and to the research to develop territories potential through the use of geo-environmental information, education, dissemination and sustainable management of the landscape. The aim of this thesis was to prepare a methodological procedure for the geoheritage enhancement, that defines the steps for the analysis of an area, beginning from the geomorphological survey to the creation and dissemination of instruments to popularize the geological heritage. The procedure has been developed starting from pure research, but aimed to its direct application as a guideline for the institutions and structures mentioned above. Study areas The development of the methodological procedure is supported by verifying its functionality through the application on two areas. A natural area, the mountain range of Monti Ernici (Southern Lazio) of known geomorphological interest and of interesting cultural aspects related to karst phenomenon; and an urbanized area, the city of Rome, characterized by the enormous knowledge accumulated in bibliography and the great potential of its geological and cultural heritage. The application of the method involved the geomorphological survey of the areas and the production of thematic cartography. Were inventoried and evaluated the geosites and geomorphosites characterizing the two territories and their data were organized in a relational database, functional to the processing for the automathic choice of geotourist trails. For each area was developed an enhancement proposal. This PhD thesis presents the research work describing it in three parts and an appendix. Part I The first part develops in three chapters introducing the context in which the work fits in. In Chapter 1, summarizing the remarkable bibliography consulted, are introduced the terms of geological heritage and the definitions adopted among the various developed in the history of this kind of studies. In particular geological goods are described as part of the cultural heritage and the definition of geosite is explained through its historical evolution (Strasser et al., 1995; Grandgirard, 1997, 1999; Wimbledon et al., 1999), its increasing specificity depending on the fields of application (Panizza & Piacente, 1999, 2003; Panizza, 2001) and through the definition of descriptive attributes of the quality of a geological site (Reynard, 2004, 2005). Some important concept are introduced such as geodiversity and geoconservation, and the application concepts of “geodiffusione” (spreading geological knowledges, Piacente, 2003) and geotourism (Hose, 1995, 2000; Newsome & Dowling, 2010; Gray, 2011; Arouca Declaration, 2011). The Chapter 2 is a retrospective of the projects, the research and the legislation about geological heritage, starting from the understanding of the need to safeguard geodiversity such as biodiversity. This excursus is a pan of the national and international initiatives. It is highlight the importance of Geoparks initiative, under the auspices of UNESCO, and the Italian Geological Service's role in launching the national-level projects. Particular attention was paid to the state of the art in the Latium region, to mark the starting point of the work on the study areas. The Latium regional geosites inventory was arranged by the Regional Park Agency-ARP (Cresta et al., 2005), in the context of initiatives undertaken by the Geological Survey, in collaboration with it and with the Latium Region. The ARP provided the geosites evaluation too, developing an evaluation model that indexes the Intrinsic Value of Sites of Geological Interest (VISIG). This index allows to give a priority order to the protection and preservation of geosites. The Regional Park Agency also contributed to the promulgation of regional laws for the geosites protection (D.G.R. Lazio 859/09). In the Chapter 3 are described the interventions of the research on geological heritage, in particular the axis on which the studies develop (evaluation, protection, popularization) and the problems they face. The first paragraph introduce the results of international and national research on the evaluation models of geological heritage goods. There are different models depending on the purpose of the evaluations, which can be summed up in three kinds: awareness and conservation of geosites (Panizza & Piacente, 1993; Serrano & Gonzales Trueba, 2005; Pereira et al., 2007; Fattori & Mancinella, 2010; Coratza et al., 2012), environmental impact assessments (Rivas et al., 1997; Coratza & Giusti, 2005; Bruschi & Cendrero, 2005), education and/or local development through thematic tourism (Reynard, 2007; Bollati, 2012). The same type of description is made of the tools developed for the protection, legislation and management of geosites, which concerns the administration of the territory. Management is also the issue of the vulnerability of the sites, exposed to flows of visitors, but also the vulnerability of the visitors in the presence of active geosites and, in particular, active geomorphosites (Reynard, 2004). Finally, are described the geo-heritage enhancement strategies on which the majority of studies concentrate: geotourist trails planning (Coratza et al., 2004; The Via Geoalpina VVAA, 2010; Del Monte et al., 2013; Magagna et al., 2013) virtual and non-virtual ones, static mapping (Carton et al., 2005; Castaldini, 2005; Coratza & Regolini-Bissig, 2009; Regolini-Bissig & Reynard, 2010 and bibliography inside; Regolini, 2012 ) and dynamic (Ghiraldi et al., 2009, 2010), the preparation of informational supports, panels, guides and smartphones applications (Small, 2005; Qiu & Hubble, 2012 e bibliography inside; Magagna et al., 2010; divulgando.eu), methods for the scientific information interpretation (Cayla, 2009; Dowling, 2010; Calonge, 2010; Cardozo Moreira, 2012) and in conclusion the evaluation of the efficacy of these products (Sellier, 2009; Martin et al., 2010). The chapter closes by raising issues like the need for a uniform methodology of analysis, the disclosure of evaluations and the need to use the environmental interpretation, particularly in the geotourist cartography. Part II In this part of the thesis are shown the purpose of the work, the methods chosen to built the enhancement procedure and the integrations improved on the methods, to optimize the purposes. The Part II develops in two chapters in which it deals with the revision of several existing methods for the inventory, evaluation and enhancement of the geological heritage (methods chapter). The other chapter (materials chapter) describes the instruments chosen for enhancement and summarize the work in the proposal for a methodology that allows to start from the territory to get to its usability in geotourist terms. The chapter 4 refers to methods consulted for each step of the analysis and geotourist enhancement of an area, then arousing the interest on the integretions. Bibliographic consultation, for example, based on scientific publications, is complemented by tourist and popularization ones, such as data about the historical-archaeological heritage. This informations are needed for the enhancement of cultural landscapes in which the geosites are inserted. Among the methods for the analysis and the representation of the areas there are the geomorphological survey and mapping. In the paragraph related to the materials of enhancement the geotourist mapping methods are described and the proposal of a model for geotourist map legend. The selection and integrations of the inventory and evaluation methods constitute the fundamental element of the chapter. The methods have been analyzed and dismantled in their parts to build a new inventory and evaluation card: it contains informations open to every kind of reader and it shows the significance of a site for geotourism. The card is based on two models: the geosite inventory card by ISPRA (Italian insitute for Environmental Protection and Research, isprambiente.it) and the geosite evaluation model proposed by the ARP (Latium Regional Park Agency; Fattori & Mancinella, 2010). The integrations to this methods are described below. Geosite inventory card: • the information given is useful and essential (the document is simple, easy to read and it uses a non-specialist language); • the iconographic and representative aspects of the geological site are widely highlighted (images, maps, explanatory schemes of genetic processes); • the scientific description is in non-specialist terms and it is based on the interpretation of scientific language (Ham, 1984); • in the card are described scientific interests of the site and additional (contextual) too; • the informations given are useful for the approach to the site (land use, conservation status, guidance on usability and accessibility). Geosite evaluation card: The use of a site of geological interest for economic development through geotourism need to evaluate different aspect of a geosite. Among the several attributes which could be quantified, can't miss the attributes summarized in the new index proposed in this thesis, the Value of a Site for Geotourism (VSG) index: VSG= RP+RR+SCE+SAC+AC the attributes are representativeness (RP), rarity (RR), scenic value (SCE), historical-cultural-archeological value (SAC) and accessibility (AC). The card allows to confer a value to each attribute identifing the characteristics of the geosite and recognizing them in the descriptions in the card. Each description try to remove the subjectivity of the selection and confers a value to the analysis of the geosite characteristics. The integrations to the base model lie in: • some aspects included in representativeness (RP) evaluation has been redefined; the relationship between frequency of a geological aspect and the geographical setting of analysis is a new proposal for rarity (RR) evaluation; sub-attributes describing the scenic value (SCE) of a site are integrated from other models (Reynard et al, 2007; Ghiraldi, 2011) and “peculiarity of the forms” has been introduced as a new characteristic ; the evaluation of historical, archaeological and cultural value (SAC) of the site has been included in the geosite evaluetion; the difficulty to reach a site and the presence of nearby services are the sub-attributes for the accessibility (AC); • the card has been reviewed in order to make possible to understand the evaluation of a geological good to "non-specialists" users. • finally, when compared to other evaluation models, the Value of a Site for Geoturism doesn’t present weights of the attributes. Infact, scientific attributes of the geosite are as important as additional ones, as the definition of geotourism wants (Arouca Declaration, 2011). The chapter 5 describes the materials of this research, consisting of geoturist enhancement tools. Chief among these a relational database in G.I.S. environment, for storage, management and analysis of all data (results of the survey, the geosite inventory and evaluation, network of touristic attractors of the analyzed areas, etc.). The geographical characterization of geomorphosites (forms present in geographic space, which are mapped and spatially georeferenced), linked to a number of attributes, makes them ideal objects to be managed by G.I.S systems . The database consists of 3 types of data: raster files, vector files, tables. The tables are structured on the basis of the assessment model of the VSG. Using the potential of relational database (connections between tables with one-to-one relationships and many to one and/or query formulation) it is possible to get the selection of geosites that respond to specific needs (Gregori & Melelli, 2005). The geographic properties of the data (georeferencing) also allows to create connection paths between sites, which take into account additional features such as usability or accessibility (geotourist itineraries). This is the procedure used to develop geoturist itineraries, described in the paragraph dedicated to enhancement tools. It is shown how to set a query, from the choice of a set of specific requirments for the itinerary: -choosing data from query -joining tables -queries of type ‘select by attributes ... ' and ' select by location ... '. Geosites with requested attributes and the closest traces (paths or roads) are selected in this way and joined to build the itinerary. The popularization of the geotourist itinerary consists in the description by stops, which is combined to the geoturist map. The problems of geoturist mapping (Regolini, 2012) are analyzed in this chapter to propose simplifications, changes and integrations of a geomorphologic map used to develop a the geoturist one. In particular, integrations include: the theme of the map, the base, the scale, the legend and the geo-morphological symbology. Each map product in this thesis is the synthesis of digital georeferenced data, which constitute the G.I.S environment relational database. The data stored in the database will appear as a paper geoturist map or as digital frame, via a web-gis that works on computerized platforms with a user-friendly interface. At the moment, the work still lack of the web-GIS implementation and interface. The last paragraph of chapter 5 summarizes in a flowchart the procedure proposed for the geoturist enhancement of an area, which may have application as a guideline for the institutions and public and private structures involved in the management and development of the territory. Part III The last part of the thesis is divided into three chapters, focusing on the areas of application of the methodology proposed. The chapter 6 briefly describes the landscapes of the Lazio region and places Rome and the Ernici Mountains within their variety, reflecting the distribution of the litostructural units and hence the regional geo-diversity. It also mentions the tourism dynamics in Lazio and the fusion of natural and cultural aspects of the territories represented in the selected areas. It gives an added value for Lazio classic tourism. The chapter 7 introduce the geographical and geological framework of Rome, followed by a description of the geomorphologic detection. Rome has been the subject of numerous studies, some of which about geomorphological setting (Bellotti et al., 1997, Della Seta & Del Monte, 2006; Ascani et al., 2008; Del Monte et al., 2013). Data avalaible in bibliography are not homogeneous, beacause of the different subjects and objectives of the studies. The analysis of different aspects did’nt include the geomorphological survey and the description of results, traditionally structured in the genetic classification of forms and data representation on a geomorphological map. For this reason, the geomorphological survey was conducted, at 1: 10,000 scale and produced the geomorphologic map of Rome. The geosite inventory was supported by this analysis and the geomorphological map is the basis for the geoturist map. The geosites inventory allowed to add two new geosites (geomorphosites) to the regional inventory: the Tiberina Island, a fluvial bar arosed where the Velabrum Maius merge into the Tevere counter flow and with an almost flat confluence angle; and the Testaccio Mount, an example of human morphogenesis, with its 48 m s.l.m. consisting of testae, broken Roman amphoras. The VSG (Value of a Site for Geotourism) of these geomorphosites, and the geosite reported by ARP (Regional Park Agency), has been evaluated. The results data, stored in ESRI ArcMap ® (ArcGIS software), were interrogated through specific queries, selecting the geosites of " mid-high VSG, linked to historical and archaeological aspects of high importance and quoting Roman legends or traditions, with high scenic value (SCE attribute) due to grandeur and presence of naturality colors ". Queries are the translation of this sentence. The enhancement proposal of the area consists of a geotourist itinerary, developed linking the selected geosites. The geotourist map includes the itinerary description with suggested stops of natural and cultural interests. Text and diagrams allow the scientific explanation of geological and geomorphological aspects and refer to historical-archeological ones (Coarelli, 2001; Insolera, 2001; Puliga & Panichi, 2009; Touring Club Italiano, 1999). The structure of chapter 8 is the same of the previous one: Ernici Mountains geographical and geological framework, geomorphological survey, geosites inventory and evaluation, enhancement. The literature about geomorphological setting of this area is very lacking. The mountain chain extension is about 550km2, this wide area demanded the choice of two sub-areas representative of the morphological aspects, on which concentrate the 1: 10,000 scale geomorphologic survey. An area includes Lazio and Abruzzi slopes of Viglio Mount and the ridges towards Campo Catino, including the homonimous hollow; the second sub-area insists on the Fiume river valley, Trisulti of Collepardo, including the foothills of the Rotonaria and Monna Mountains. The geosites inventory for these areas has identified three new geomorphosites unreported in regional inventory: the Viglio Mount wreck glacial cirque, fine example of the last glacial maximum glacialism forms on the Lazio-Abruzzi Apennines; the Madonna delle Cese (Our Lady of Meadows) Cave, a karst open cave that now houses a chapel; and the Arch in the rock of Trisulti, the wreck of a pressured karstic pipe of an ancient karstic underground grid. The superficial streaming reached and intruded by erosion the underground one, so nowadays the Fiume river flows thorugh the ancient pipe track. The VSG (Value of a Site for Geotourism) of these geomorphosites, and the geosite reported by ARP (Regional Park Agency), has been evaluated. The procedure of automatic selection of sites to develop the geotourist itinerary was not applied, because of the geographical separation of the two sub-areas and the related difficulty to develop an itinerary connecting them. The enhancement proposal of the Ernici Mounts consits of the geoturist map (paper)of the Rotonaria Mount-Trisulti of Collepardo sub-area, which includes a geoturist itinerary described by stops, schematic scientific aspects explanation and images. The itinerary tells about the cultural landscape (Sauer, 1925; Andreotti, 1998, 2008; Unesco, 2005) of the area, through Karst, hermitages and spirituality. Appendix Appendix is about the formative experience at the Adamello Brenta Nature Park, Geopark of the European UNESCO Network. The experience was a curricular internship, based on an agreement between La Sapienza University and Adamello Brenta Natural GeoPark. The internship objectives and subjects were the experience with geological heritage enhancement and dissemination tools and related practical activities; geological heritage mapping; geomorphological hazards analysis along geoturist itinerariess. The result of the internship is a partnership with the Geopark, that allowed the application of the enhancement methodology developed during this doctorate on the geopark area of UNESCO Dolomites

    Il costituzionalismo della Romania

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    Diritto costituzionale romeno, Storia del diritto RomenoL'elaborato tratta la storia costituzionale della Romani

    Multinuclear NMR spectroscopy and isotopomer distribution analysis applied to metabolic phenotype characterization of complex systems

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    In the present work, the complex metabolic effects of a rag8 genetic mutation performed on Kluyveromyces lactis yeast cells is investigated with a specific, ‘information-rich’ analytical approach: differential NMR metabolomics. The use of such NMR-based metabolite profiling techniques form the basis for intelligent screening strategies to exploit the biotechnological potentials of yeasts because the rational improvement of K. lactis strains for the production of primary and secondary metabolites requires, first of all, a quantitative understanding of their metabolism, allowing the development of more efficient cell factories through metabolic engineering. Wild-type and mutant cell lines metabolomes are compared each other: through the application of multivariate statistical models a metabolic network is built on statistical basis, describing the metabolite phenotype of the rag8 mutant K. lactis strain. However, the measurement and interpretation of such in vivo metabolite dynamics at a systems level is inherently difficult. Indeed, decipher the intricate web of metabolic networks of a complex system and, particularly, infer something about gene functions only based on metabolite profiling, is one of the greatest challenges in molecular biology which cannot be resolved fully by any metabolomic tool. To resolve and improve the metabolic network description, an extension of the 13C labeling protocol for investigating eukaryotic cellular systems is applied in this work. The resulting labeling pattern of each metabolite reflects the relative importance of the alternative pathways within the metabolic network. This observation underscores the need for acquiring 13C-isotopomer data, instead of just steady-state concentrations, to deduce meaningful relationships between metabolites in related pathways. It was displayed that differential 13C-labeled isotopomer profiles and abundance can serve as a fingerprint of the metabolic networks activity and could reflects both qualitative and quantitative differences in the metabolic pathways that lead to the synthesis of each metabolite. In this way, the role of several metabolic processes could be defined, allowing the exploration of metabolic pathways, leading to qualitative information on the links between labeled precursors and their products and quantitative information on metabolic fluxes. It was demonstrated that in yeasts it has been possible to make significant progress in the analysis of carbon metabolism by using 13C NMR to measure metabolic fluxes in genetically modified cells. This approach, so, can be used for functional genomic analysis of yeast mutants providing detailed quantitative information for the understanding of a biological network useful to identify the key genes for strain improvement. Moreover, an intelligent screening of the large unexploited fungal biodiversity opens the possibility to the development and use of directed genetic modifications of cell factories for the production of novel compounds, that are otherwise difficult to produce by chemical synthesis, and also of new, efficient and environmentally friendly bioprocesses. These possibilities open the way to many comparative functional studies and will certainly change the respective importance of the different yeasts, building up new model yeasts for specific studies

    Il principio di organizzazione/autoorganizzazione nel progetto architettonico

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    Obiettivo della dissertazione è indagare il ruolo delle nuove tecnologie digitali e l’emergere di concetti derivati dal pensiero scientifico e filosofico contemporaneo - quali quelli di organizzazione, autorganizzazione, feedback/ricorsività - all’interno di alcune ricerche architettoniche contemporanee. Ciò che, in particolare, caratterizza tali ricerche è la centralità del processo progettuale e la tendenza, attraverso strumenti di generazione della forma dinamici ed evolutivi, ad assimilare sempre più l’architettura e le sue dinamiche organizzative al mondo vivente. L’emergere in architettura di questo nuovo paradigma, caratterizzato dal prevalere degli aspetti relazionali, è strettamente legato all’uso dello strumento informatico (e dunque alla “rivoluzione informatica” in architettura) ed è il riflesso di un pensiero più ampio che caratterizza la nostra epoca: esiste, cioè, uno stretto legame tra processo creativo e tecnica e, di conseguenza, l’introduzione di nuovi strumenti e tecnologie modifica radicalmente non solo il modo di rapportarsi alla creazione artistica ma, più in generale, le modalità secondo cui conosciamo e percepiamo ogni realtà. L’importanza della rivoluzione informatica in architettura è, perciò, strettamente legata non solo ai nuovi strumenti che introduce ma, più in generale, alla visione del mondo che afferma: la stretta relazione tra forma, strumento e pensiero è, dunque, il filo conduttore di una riflessione che intende indagare le potenzialità degli strumenti digitali in architettura e le sue conseguenze sulla pratica progettuale. L’architettura come creazione o manipolazione di forme è, allora, messa in relazione sia agli strumenti informatici utilizzati (e in particolare a quella pratica sempre più diffusa, che è la progettazione per algoritmi) sia alla visione del mondo derivante dal pensiero scientifico e filosofico contemporaneo. Punto di partenza della dissertazione è, per questo, il tema più vasto della “questione della tecnica” che diventa anche il quadro di riferimento generale per comprendere le architetture successivamente analizzate. Una riflessione sul problema della tecnica è sembrata, infatti, utile per indagare non solo le possibili conseguenze e le implicazioni dell’uso dei nuovi strumenti tecnologici nel campo dell’architettura ma anche per riflettere sul tema più generale del rapporto tra uomo e ambiente e tra natura e artificio, alla luce dei progressi sempre più rapidi della tecnologia e delle sue conseguenze sull’intero pianeta. Alcuni strumenti bibliografici – dal fondamentale saggio di Martin Heidegger, L’epoca dell’immagine del mondo (1938) ai più recenti testi di Michela Nacci, Pensare la tecnica. Un secolo di incomprensioni (2000) e della sociologa francese Céline Lafontaine, L'Empire cybernétique: des machines à penserà la pensée machine (2004) – hanno permesso di ripercorrere alcune delle riflessioni filosofiche e scientifiche sviluppate nel corso del Novecento, con particolare riferimento all’opposizione tra “tecnoscettici” e “transumanisti”: tra chi, cioè, vede nella tecnica un pericolo estremo e una minaccia per l’uomo e per l’ambiente e chi ne esalta, invece, le potenzialità. Attraverso i testi di autori quali Giuseppe O. Longo (Homo Technologicus, 2001), Carlo Sini (L’uomo, la macchina, l’automa. lavoro e conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto, 2009) e Kevin Kelly (Out of control: la nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo dell'economia, 1996) ci si è soffermati in particolare sui recenti fenomeni del post-umano e del transumanesimo: sulla prefigurazione, cioè, come ultima frontiera dell’applicazione delle teorie informatiche e cibernetiche, di un’evoluzione della specie umana attraverso l’ibridazione con la macchina. Tra demonizzazione e celebrazione della tecnica si è cercato di individuare un possibile percorso epistemologico per superare il carattere autoreferenziale e di dominio - che, comunque, lo sviluppo tecnologico assume nella civiltà occidentale - e porre le basi di un’etica della responsabilità in grado di orientare il rapporto con la tecnica anche nella nostra disciplina. È, allora, nel pensiero di due importanti protagonisti del Novecento, Martin Heidegger e Werner Heisenberg, che è stato individuato un possibile percorso di interpretazione del rapporto uomo/tecnica e uomo/natura. Tali temi rivestono un ruolo centrale nella costruzione del pensiero filosofico di Heidegger e, nonostante il forte pessimismo della sua visione - che considera la tecnica un processo inarrestabile di “dominio” dell’uomo sulla natura - è possibile individuare nei suoi scritti non solo una messa in guardia contri i pericoli della tecnica e un monito ad “aver cura” degli enti di natura, ma anche l’apertura a una speranza, l’indicazione di una strada che porti alla salvezza per l’uomo, la possibilità di trovare nella tecnica stessa una via di salvezza. Contemporaneo di Heidegger, Heisenberg è uno dei protagonisti della rivoluzione che nei primi decenni del Novecento, attraverso la meccanica quantistica e il principio di indeterminazione, sconvolse l’intero assetto delle scienze della natura: ma il suo ruolo va tuttavia ben oltre la portata scientifica delle sue ricerche e, toccando concetti fondamentali come quelli di realtà, spazio e tempo, ha avuto implicazioni filosofiche e risonanze più vaste: il principio di indeterminazione e, più in generale, la meccanica quantistica non hanno solo messo in crisi numerosi concetti fondamentali della fisica classica ma hanno posto le basi per una riflessione di carattere epistemologico e filosofico sulla necessità di instaurare nuovi rapporti tra uomo e natura, tra scienza e tecnica. A partire dagli anni Trenta Heidegger e Heisenberg furono protagonisti di una serie di incontri e colloqui che divennero importanti occasioni di confronto tra il pensiero filosofico dell’uno e le esperienze scientifiche dell’altro. Particolarmente rilevante è stata poi la partecipazione di entrambi a un ciclo di conferenze organizzate a Monaco dall’Accademia bavarese delle Belle Arti (presso la Technische Höchschule) nel 1953 dal titolo “La arti nell’età della tecnica”: in un momento di crisi che non riguardava solo le scienze e la filosofia ma ogni aspetto della vita dell’uomo – politico, sociale, economico, artistico - scopo del convegno era discutere del ruolo dell’arte e della figura dell’artista in un’epoca di grandi trasformazioni. Heidegger interviene al convegno con la conferenza La questione della tecnica, lo scritto che forse meglio sintetizza la sua posizione sul problema della tecnica e che tiene conto, spesso polemizzando con esso, dell’intervento di Heisenberg, dal titolo L’immagine della natura nella fisica contemporanea. Dall’analisi di entrambi i testi (il cui contenuto è stato analizzato in maniera puntuale nell’appendice al capitolo primo), nonchè dei principali scritti di Heidegger e di Heisenberg sul problema della tecnica e attraverso il riferimento a critici quali Otto Pöggeler e Pietro Chiodi, è stato possibile individuare possibili convergenze fra le posizioni dei due autori: entrambi, infatti, dopo aver delineato un quadro di riferimento volto a comprendere la questione della tecnica, il suo ruolo nella storia dell’umanità, i suoi rapporti con la scienza e con la filosofia, i pericoli cui espone l’uomo e la natura, individuano nella tecnica stessa una possibilità di salvezza, la possibilità di una strada da percorrere per ritrovare un rapporto più autentico con la natura e con l’essenza stessa dell’uomo. La definizione dell’essenza della tecnica moderna come Ge-stell (imposizione) che riduce la natura a “fondo da impiegare”(la terra come bacino carbonifero, il suolo come riserva di minerali, il fiume come produttore di forza idrica, ecc.) è il concetto chiave del pensiero di Heidegger. È questo modo di rapportarsi agli enti di natura il pericolo estremo, ciò che preclude all’uomo la possibilità di arrivare a un “disvelamento” più originario, a una verità più profonda: la relazione strumentale con l’ambiente ci impedisce di arrivare alla consapevolezza della natura sistemica del reale e ci fa continuare ad agire nei termini del dualismo cartesiano mente-materia e di contrapposizioni come uomo-ambiente. Se attraverso la tecnica intesa come Ge-stell la realtà sta di fronte all’uomo come ente separato e distinto da lui, oggetto da utilizzare e consumare, la nuova epistemologia delineata da Heisenberg pone la relazione al centro di ogni processo conoscitivo e creativo: l’impossibilità di rapportarci al reale in maniera oggettiva, conseguenza del principio di indeterminazione, determina lo sfumare dei confini tra soggetto e oggetto e, mettendo in crisi il dualismo cartesiano mente-materia e uomo-ambiente, costituisce la premessa per una consapevolezza della natura sistemica e interrelata della realtà di cui anche l’uomo fa parte. Definire possibilità e limiti della tecnica è, dunque, la sfida che, alla luce del pensiero di Heidegger e Heisenberg, ci pone la contemporaneità. La consapevolezza del limite suggerita da Heisenberg e la possibilità di un pensiero meditativo come ascolto di cui parla Heidegger possono guidare non solo la ricerca tecno-scientifica ma anche l’architettura verso nuovi percorsi di sostenibilità, di crescita e di sviluppo, verso un uso della tecnologia che sia non tanto uno strumento per mitigare gli effetti negativi dell’intervento umano sull’ambiente, quanto un mezzo per definire nuovi equilibri tra natura e artificio, tra artefatti e mondo vivente. Superare il concetto di im-posizione per abbracciare il pensiero relazionale emerso dalla scienza contemporanea, vuol dire, allora, in architettura elaborare una concezione del progetto in grado di far interagire tutti gli elementi legati al contesto e alla fruizione, superare logiche progettuali top-down (che sono quelle proprie della macchina o del robot, i cui comportamenti sono programmati a priori), schemi rigidi e preordinati, per aprirsi a processi bottom-up, che simulando i processi naturali, costruiscono a partire dalle relazioni tra gli elementi in gioco livelli di complessità sempre maggiori. A partire da ciò, la tecnologia può diventare lo “strumento” in grado di realizzare questo passaggio da una concezione dell’architettura come oggetto, entità statica, chiusa e autonoma a una che privilegi le interconnessioni dinamiche, le interrelazioni: l’elemento di svolta per l’architettura contemporanea non è, allora, costituito dalla tecnica in sé ma dalla capacità di stabilire una connessione e integrazione tra ecologia e informazione, di riproporre, cioè, attraverso gli strumenti informatici, le dinamiche evolutive presenti in natura. La possibilità di tradurre tali concetti in logiche di organizzazione per la generazione del progetto è indagata (nel secondo capitolo) a partire dagli sviluppi della cibernetica e del pensiero sistemico. Il rinnovamento della scienza avviato da Heisenberg prosegue, infatti, negli anni Quaranta con le ricerche cibernetiche e la Teoria Generale dei Sistemi che - attraverso i concetti di sistema, retroazione, informazione e organizzazione - sottolineano ulteriormente l’importanza delle interconnessioni e delle relazioni, pongono l’accento sul contesto, sulla necessità che ogni programma di modificazione parta dalla valutazione delle relazioni con l’esistente, determinano sempre più il passaggio da una conoscenza manipolatrice a una che mira alla comprensione dei fenomeni. Il concetto di organizzazione sistemica introdotto dalla prima cibernetica si amplia con il pensiero di Gregory Bateson che (in particolare attraverso gli scritti: Mente e Natura, un’unità necessaria e Verso un’ecologia della mente), introducendo le interazioni tra organismo e ambiente e l’idea di una struttura che connette mente e natura, segna il superamento dell’ idea di una realtà costituita da oggetti isolati e autosufficienti, regolati da leggi universali e necessarie, indipendenti dal soggetto conoscente e dal proprio ambiente. È proprio la relazione fra l’uomo e il più ampio sistema in cui vive – l’organismo-nel-suo-ambiente - a diventare centrale nella riflessione di Bateson che, rompendo con la tradizione di pensiero moderna e la sua concezione strumentale del rapporto con la natura, afferma una visione sistemica del mondo naturale e vede nell’uomo, nel sistema sociale e nell’ambiente naturale tre sistemi autocorrettivi considerati nel loro accoppiamento coevolutivo. La nuova visione introdotta dalla cibernetica influenza inoltre, già a partire dagli anni Cinquanta, anche gli sviluppi della biologia e della genetica, ponendo le basi, con il successivo passaggio al concetto di autorganizzazione, per una nuova definizione del concetto di vita. Il riferimento agli studi di Humberto Maturana e Francisco Varela (con l’introduzione dei concetti di autopoiesi e accoppiamento strutturale), di Conrad H. Waddington (con i concetti di creodo e paesaggio epigenetico), di Stuart Kaufmann (con i modelli di reti genetiche) e agli studi sulla vita artificiale (da von Neumann alle ricerche di Thomas Ray e John Horton Conway) ha permesso allora di individuare nel concetto di autorganizzazione il fondamento di una nuova fenomenologia del vivente (basata sulla tesi che la vita è forma e la forma è una realtà in divenire che si genera attraverso una molteplicità di interazioni fra l’organismo e il contesto in cui si muove) a partire da cui si pone, anche per l’architettura, la sfida di creare sistemi che si autorganizzino, che siano in grado, cioè, di creare equilibri dinamici tra l’uomo e tutte le componenti dell’ambiente in cui vive, di dissolvere le tradizionali opposizioni tra forma e funzione, tra parte e tutto, tra organismo e ambiente. È soprattutto a partire dagli anni Novanta che la ricerca architettonica comincia a sperimentare la possibilità di generare la forma attraverso processi genetici ed evolutivi. Tuttavia il pensiero sistemico e relazionale, che tenta di superare l’ordine gerarchico e il determinismo della scienza classica (sul modello della meccanica quantistica di Heisenberg), comincia negli stessi anni Venti-Trenta a spostare l’attenzione di alcuni architetti verso la logica della vita come processo essenzialmente formale e creativo, secondo una visione relazionale tra la forma in evoluzione e l’ambiente. Negli stessi anni Venti, in cui gran parte del Movimento Moderno elaborava un pensiero progettuale basato su una rigida codificazione e sulla piena fiducia nella razionalità tecnica e scientifica del piano, affiorano testimonianze di un modo diverso di intendere l’architettura: l’espressionismo di Eric Mendhelson e di Hans Scharoun, le "architetture alpine" di Bruno Taut, l’organicare di Hugo Häring o l’architettura organica di F. Lloyd Wright e Alvar Aalto. La dissertazione si sofferma in particolare sulle ricerche di Bruno Taut (La dissoluzione della città), Hugo Häring (Il segreto della forma) e Frederick Kiesler (On Correalism and Biotechnique) che, in alternativa alle logiche del funzionalismo, suggeriscono un’architettura ispirata alle logiche della vita e del pensiero sistemico. È solo a partire dai primi anni Sessanta però che diversi gli architetti che cominciano a far propria la visione sistemica emersa nel pensiero scientifico e a elaborare un’idea di architettura come parte di una dinamica naturale più complessa, sottosistema soggetto alle stesse leggi dell’universo: in seguito a una maggiore attenzione al tema del rapporto tra architettura e natura, dovuta alle prime denunce dei segnali della crisi ambientale (dalla diminuzione di risorse alle distruzioni causate dall’inquinamento) e a all’influsso delle teorie cibernetiche e informatiche, l’architettura comincia infatti a elaborare ricerche di una nuova integrazione fra costruito e ambiente, attuate attraverso il ricorso alla flessibilità e alla tecnologizzazione delle strutture per rispondere a esigenze di autocontrollo e autorganizzazione. Si è individuato in particolare nelle ricerche di Richard Buckminster Fuller, di Frei Otto, di Archigram e del Movimento Metabolista gli esempi più significativi di una dimensione relazionale del progetto e l’attenzione al processo piuttosto che alla forma: in queste ricerche l’architettura è vista come parte di una dinamica complessa in cui intervengono aspetti di ordine diverso - naturale, sociale, antropologico, politico, scientifico - e al cui centro c’è l’uomo. L'ideale di migliorare la qualità della vita dell’uomo è, infatti, il principale obiettivo di queste ricerche che, anche attraverso l'utilizzo di nuovi materiali e la sperimentazione di nuove tecnologie produttive e costruttive, tendono a una maggiore integrazione tra tecnica e natura e a proporre alternative allo sfruttamento delle risorse naturali messo in atto dal sistema industriale. Le ricerche degli anni Sessanta hanno anticipato molti dei temi che oggi la rivoluzione informatica ha portato in primo piano: i concetti di nomadismo, leggerezza, trasparenza, provvisorietà, flessibilità; le sperimentazioni sull'architettura bioclimatica; l'automatismo e la riflessione sulle strutture mobili sono divenuti centrali in molte ricerche architettoniche contemporanee sempre più basate sul concetto di sistema, sia nell’esito finale (prodotto) sia nel processo progettuale. Tuttavia è soprattutto negli ultimi due decenni che l’architettura, servendosi di strumenti di progettazione dinamici e generativi, ha tentato di trasferire al proprio interno le più recenti acquisizioni della scienza e della tecnica, trasformandosi (spesso) da oggetto meccanico a organismo intelligente, capace di captare e metabolizzare interazioni complesse con l’ambiente e l’utente: a porsi, dunque, come parte di una dinamica ampliata, sistema soggetto alle medesime leggi della natura. Si è visto, allora, nel tema del rapporto fra “tecnica, materia, forma” la premessa fondamentale per indagare l’elaborazione di un pensiero sistemico nella ricerca architettonica contemporanea: è da un lato, il pensiero della complessità - con gli sviluppi delle scienze (analizzate nell’appendice al capitolo terzo) e della filosofia - e, dall’altro, il diffondersi delle nuove tecnologie digitali a determinare una visione dinamica ed evolutiva della forma. Le ricerche scientifiche e il pensiero filosofico più recenti parlano di una realtà complessa e interrelata, le cui forme non sono strutture rigide ma “manifestazioni flessibili” dei processi sottostanti e, non più descrivibili con gli strumenti della geometria euclidea, rimandano a concetti quali quelli di frattale, superficie topologica, caos deterministico, ecc. Se la scienza descrive un universo le cui manifestazioni sono tutte, dalle particelle suba¬tomiche alle galassie, parte di una totalità ininterrotta, e la vita stessa si dispiega nella materia in stadi sempre più elevati di organizzazione, anche il pensiero filosofico suggeri¬sce l’idea di una realtà interconnessa e continua. Particolarmente importanti da questo punto di vista, anche per l’influenza che hanno avuto su molti architetti, sono le riflessioni di Gilles Deleuze e Félix Guattari: i concetti di phylum macchinico, introdotto in Mille plateaux. Capitalisme et schizophrénie (1980) e di piega, in Le pli. Leibniz et le Baroque (Deleuze 1988), descrivono una realtà permeata da una materia-energia continua che non ammette il vuoto ma si evolve e involve differenziandosi. A partire da questi presupposti è stato possibile definire la problematica della genesi della forma nel progetto di architettura, mettendone soprattutto in evidenza il carattere dinamico ed evolutivo: dalla geometria topologica alle ipersuperfici, dai blob alle pieghe, è in atto una chiara tendenza a cercare ed esplorare le proprietà della forma come fonti di sistemi di organizzazione. Metodi computazionali di esplorazione e generazione della forma, analoghi a quelli che governano sia la vita biologica che la materia inorganica, introducono nel processo progettuale possibilità di autogenerazione del modello in base alla variazione dei dati immessi dal progettista, in alcuni, casi, definiscono persino possibilità di autorganizzazione e autoaccrescimento, per cui, attraverso principi di retroazione, il modello si autoalimenta in un’evoluzione in cui il progetto definitivo rappresenta solo un’istantanea, ovvero un fermo-immagine di un flusso divenire. Sono le tecnologie digitali a segnare in architettura l’avvento di un nuovo paradigma: non solo perché, attraverso software di modellazione e disegno automatico, consentono di rappresentare e controllare facilmente forme molto complesse ma, soprattutto, perché modificano profondamente le modalità temporali e spaziali dell’intero processo progettuale: introducono multiple e differenti variabili, che non necessariamente hanno un’organizzazione gerarchica; azzerano il tempo lineare introducendo simultaneità e istantaneità; creano nuove configurazioni ibride trovando spesso nella natura non solo una fonte di ispirazione ma un vero e proprio modello da replicare; modificano profondamente, attraverso le più recenti tecnologie CAD/CAM, il rapporto tra concezione ed esecuzione del progetto. Il riferimento al testo di Kostas Terzidis, Expressive Form: A conceptual approach to computational design (2003) ha permesso di individuare e definire due possibili modalità di utilizzo degli strumenti informatici in architettura: quella che Terzidis definisce computation (calcolo) - che consiste nel determinare qualcosa con metodi logico-matematici – e quella che è definita computerization (informatizzazione) - che consiste invece, nell’immettere, elaborare o memorizzare informazioni in un sistema informatico. Se inizialmente, attraverso i primi softwa

    MULTIPLE GLASSY STATES AND ANOMALOUS BEHAVIOR OF COLLOIDAL SYSTEMS: SIMULATIONS AND THEORY

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