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Il ruolo della progettazione strutturale nell’opera di Toyo Ito: 2000-2009
Oggetto di questa ricerca è l'indagine sul ruolo che la progettazione strutturale occupa all'interno del processo progettuale contemporaneo attraverso l’analisi dell’opera di Toyo Ito, il quale ha fatto di questa relazione uno dei suoi principali strumenti di ricerca. A partire dall'esperienza maturata con il progetto della Mediateca di Sendai, Ito ha iniziato una riflessione critica sul tema dell’uso espressivo degli elementi strutturali all’interno delle proprie architetture che lo ha portato negli ultimi dieci anni a stringere intensi rapporti di collaborazione con alcuni importanti progettisti strutturali. In particolare con Cecil Balmond, Mutsuro Sasaki e Masato Araya, egli ha sperimentato metodi innovativi di analisi statica che univano allo studio del comportamento delle strutture una ricerca sul piano formale e spaziale. Le architetture scaturite da questi rapporti hanno delle connotazioni precise e differenziate, legate a linee di ricerca specifiche e agli strumenti teorici impiegati
Storia dei mutilati della Grande Guerra in Italia (1915-1924)
The Great War caused a huge number of mutilations and injuries which made young men unable to come back to their lives. They needed pensions and assistance but, at the same time, they asked not to be forgotten. The foundation of the Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG) was the first step those men took in order to have their rights respected
COMMITTENZA E COLLEZIONISMO NELLA ROMA CHIGIANA: IL CARDINALE GIACOMO FILIPPO NINI (1628-1680)
Il lavoro fa luce su alcune personalità poco note agli studi, gravitanti nella corte chigiana e che ebbero modo di distinguersi nel panorama culturale del Seicento grazie anche al loro mecenatismo artistico e letterari
Innovative Adaptive Techniques for Multi Channel Spaceborne SAR Systems
Synthetic Aperture Radar (SAR) is a well-known technology which allows to coherently combine
multiple returns from (typically) ground-based targets from a moving radar mounted either on an airborne
or on a space-borne vehicle. The relative motion between the targets on ground and the platform
causes a Doppler effect, which is exploited to discriminate along-track positions of targets themselves.
In addition, as most of conventional radar, a pulsed wide-band waveform is transmitted periodically,
thus allowing even a radar discrimination capability in the range direction (i.e. in distance).
For side-looking acquisition geometries, the along-track and the range directions are almost
orthogonal, so that the two dimensional target discrimination capabiliy results in the possibility to
produce images of the illuminated area on ground. A side-looking geometry consists in the radar
antenna to be, either mechanically or electronically, oriented perpendicular to the observed area.
Nowadays technology allows discrimination capability (also referred to as resolution) in both alongtrack
and range directions in the order of few tenths of centimeters.
Since the SAR is a microwave active sensor, this technology assure the possibility to produce images
of the terrain independently of the sunlight illumination and/or weather conditions. This makes the SAR
a very useful instrument for monitoring and mapping both the natural and the artificial activities over
the Earth’s surface. Among all the limitations of a single-channel SAR system, this work focuses over some of them
which are briefly listed below:
a) the performance achievable in terms of resolution are usually paid in terms of system
complexity, dimension, mass and cost;
b) since the SAR is a coherent active sensor, it is vulnerable to both intentionally and unintentionally
radio-frequency interferences which might limit normal system operability;
c) since the Doppler effect it is used to discriminate targets (assumed to be stationary) on the
ground, this causes an intrinsic ambiguity in the interpretation of backscattered returns from
moving targets.
These drawbacks can be easily overcome by resorting to a Multi-cannel SAR (M-SAR) system
Traduzione come interpretazione della cultura - utilizzo degli anime per l'apprendimento della cultura
Procedure e metodologie per la gestione delle attività di progettazione e sviluppo di prodotti eco-efficienti
Systematics and phylogeny of Sarcophaga (Heteronychia) (Diptera, Sarcophagidae)
This thesis presents the results of a 4-year Ph.D. project on the Palaearctic subgenus of flesh-flies Sarcophaga (Heteronychia). The goals of the project were: a) to undertake a taxonomic revision
of the subgenus; b) to carry out a cladistic parsimony analysis with the objectives of testing the monophyly of Heteronychia and establishing a phylogenetic classification for Heteronychia and the supposedly closely related subgenera Discachaeta and Notoecus. The revisionary part of the
project, for which type material of most species was examined (including 100 primary types) together with over 4,350 non-type specimens, resulted in the description of eight new species and the publication of a large number of taxonomic and nomenclatural acts. The cladistic
analysis was based on a data matrix containing 84 male morphological characters and 88 terminal taxa. The analysis, which was carried out in TNT using the ‘Traditional search’ function
with all characters equally weighted, resulted in 4 most parsimonious trees. A clade formed by Heteronychia + Discachaeta + Sarcophaga longestylata (previously ascribed to the monotypic
subgenus Notoecus) came out as monophyletic, whereas Discachaeta was polyphyletic. Within
this clade, few species-groups received high support. The best-supported group was the filiagroup, within which S. longestylata was well included both in the unweighted analysis and under
implied weighting. The monophyletic clade [Heteronychia + Discachaeta + Sarcophaga
longestylata] is considered under the one name Heteronychia, with Discachaeta and Notoecus proposed as synonyms, Heteronychia now comprising a total of 89 valid species. Future
prospects of research on this group of flesh-flies include a further refinement of the
morphological data matrix and the possible inclusion of molecular characters, as well as the inclusion of representatives of a number of other Palaearctic subgenera of Sarcophaga besides those already analysed
Studio in vitro dell’incidenza di frattura di due sistemi di strumenti rotanti in Ni-Ti: ProTaper e Mtwo
Fare famiglia in comunità per minori: forme di organizzazione e partecipazione
Il presente contributo indaga le forme organizzative e partecipative alla vita familiare di tre comunità per minori – strutture residenziali per minori allontanati dalla famiglia d’origine. L’ottica applicata, dichiaratamente culturale (Vygotskij, 1990; Cole, 1995; Zucchermaglio, 2002; Mantovani, 2008b), ha permesso di intendere tali contesti come gruppi primari a carattere familiare, creatori di sistemi di significato situati, di pratiche organizzative e di socializzazione. La ricerca si costituisce, infatti, quale contributo complesso ed innovativo ad un tema che è stato principalmente approcciato con le lenti della psicologia clinica.
In questa sede, vengono invece restituite alla loro dimensione sociale, culturale e semiotica alcune scene di vita quotidiana dei gruppi osservati attraverso un’approfondita etnografia organizzativa (Bruni, 2003; Mantovani & Spagnolli, 2003), che si è in un secondo momento concentrata sull’analisi di interazioni video-registrate a cena. Il fatto di aver costruito un corpus di dati video-registrati rappresenta uno dei principali punti innovativi del contributo, insieme alla specifica ottica applicata alle comunità.
Lo studio ha coinvolto tre comunità per minori romane, scelte insieme alle istituzioni (V° Dipartimento del Comune di Roma e una rilevante associazione del settore) come esempi eccellenti delle principali tipologie di gestione organizzativa: da parte di un’associazione laica di educatori turnanti, con coppia residente e con personale religioso residente. Le comunità, qui denominate Comunità Staff, Comunità Famiglia e Comunità Religiose, hanno aderito alla ricerca in maniera dialogica e partecipativa, permettendo di creare un account di ricerca ‘emico’ (Cfr. Pike, 1974; Zucchermaglio, 2002).
Gli obbiettivi della ricerca – che hanno lo scopo finale di contribuire ad un importante processo locale di ampliamento dei criteri di valutazione delle strutture, ora limitati alle sole dimensioni quantitative e regolamentative – vanno nella direzione di indagare le comunità per minori come organizzazioni, gruppi primari e familiari. Come organizzazioni, l’obbiettivo è di restituire una visione situata delle tre comunità per quel che riguarda la stabilità degli adulti e il legame con le pratiche interattive, gli esiti del progetto del ragazzo, il tipo di intervento educativo e il rapporto con l’esterno (in particolare con la famiglia d’origine). Come gruppi primari, l’obbiettivo è di comprendere se le comunità possano costituirsi come thinking spaces (Perret-Clermont, 2004), luoghi di costruzione di argomentazioni discorsive e spazi di sviluppo psico-sociale per minori. La scelta di indagare se e come le comunità ‘fanno famiglia’ nasce dalla considerazione che troppo spesso queste vengono contrapposte ideologicamente alle famiglie (d’origine, affidataria, adottiva). L’obbiettivo è, quindi, di comprendere se esse costruiscono discorsivamente contesti di cura e affetto, discussione, identità, moralità, ecc.
A livello metodologico, l’impianto dell’etnografia organizzativa garantisce flessibilità e capacità di investigazione approfondita. Le video-riprese di interazioni a cena hanno permesso di concentrare l’attenzione sulle pratiche discorsive, analizzate con gli strumenti dell’Analisi Conversazionale (Sacks et al., 1974; Sacks, 1992; Fasulo & Pontecorvo, 1999; Fele, 2007).
Il contributo si divide, pertanto, in tre sezioni: la prima ripercorre la costruzione dell’impianto teorico della ricerca (Cap. 1-2), la seconda si colloca dentro la ricerca, a partire dall’esposizione metodologica all’analisi dei dati (Cap. 3-6) e la terza ‘situa’ la ricerca al futuro (Cap. 7), mostrando il carattere intrinsecamente dinamico ed evolutivo dell’impresa conoscitiva qui affrontata.
Il primo capitolo rappresenta, pertanto, un’organica rassegna del materiale normativo e della letteratura (nazionale ed internazionale) sulle comunità per minori, a partire dalle definizioni, agli obbiettivi, ai principali dati e filoni che si sono interessati al fenomeno. Tale quadro permette, infatti, di comprendere i legami con le ‘vecchie’ pratiche degli istituti per minori qui intesi come ‘istituzioni totali’ (Goffman, 1961). Inoltre, l’analisi critica del materiale ha permesso di far emergere gli specifici problemi di questi contesti, come quello del turnover degli operatori, che inficia la qualità del servizio stesso.
Il secondo capitolo espone l’impianto teorico che si rifà principalmente alla psicologia culturale (Cfr. Zucchermaglio, 2002; Mantovani, 2008b) e discorsiva (Edwards & Potter, 1992; Molder & Potter, 2005). Le organizzazioni sono intese nell’accezione di costruzioni situate di senso e di produzione culturale e semiotica (Cfr. Suchman, 1987), ovvero come comunità di pratiche (Lave & Wenger, 1991; Wenger, 1998). I gruppi sono analizzati come dimensioni emergenti dai discorsi stessi e l’interazione sociale è considerata come strumento di mediazione locale di costruzione di agency (Duranti, 2000; Donzelli & Fasulo, 2007) e partecipazione (Cfr. Philips, 1983; Goffman, 1981; Goodwin, 1994, 2002, 2003; Goodwin & Goodwin, 2003; Tannen, 2006). Lo strumento analitico del ‘fare famiglia’ è, poi, analizzato nelle sue funzioni di costruzione del gruppo primario, di socializzazione, nella fattispecie linguistica (Cfr. Ochs & Schiefflin, 1984), e di costruzione di contesti d’interazione.
Il terzo capitolo ripercorre il percorso metodologico: dalla formulazione delle ipotesi descrittive alla scelta dell’etnografia, all’utilizzo di strumenti (come l’intervista narrativa e le video-riprese), dall’esplicitazione delle procedure analitiche alla costruzione del corpus di dati fino alla complessa negoziazione che ha portato la ricercatrice nei contesti di analisi.
Il quarto capitolo fornisce una prima organica descrizione delle tre comunità per ciò che riguarda le dimensioni storiche e organizzative. Tale scenario è stato costruito attraverso le note di campo della ricercatrice, l’analisi della documentazione ambientale e le interviste narrative degli operatori e dei coordinatori, attivi protagonisti della costruzione conoscitiva.
Il quinto capitolo affronta le dimensioni organizzative delle comunità soprattutto per ciò che ha a che fare con le eredità degli istituti per minori; tale compito è portato avanti attraverso l’analisi dell’utilizzo degli spazi, della scansione temporale della vita quotidiana e della relazione con la famiglia d’origine, principale interlocutore di ogni comunità. L’analisi del rapporto fra la stabilità degli adulti e le pratiche comunicative permette, inoltre, di mettere in evidenza le differenti realizzazioni interattive a seconda del modello organizzativo.
Il sesto capitolo rappresenta l’analisi delle costruzioni interattive emerse nell’analisi del materiale video-registrato. Attraverso una fine analisi conversazionale, si sono portati in evidenza due principali modi di ‘fare famiglia’ attraverso la partecipazione. Da una parte, il modello denominato ‘centripeto’ offre forme di partecipazione rigide, vincolanti, prevedibili e scarsamente innovative. Il sistema interattivo ‘aperto’, invece, assicura la possibilità di nuove e mutevoli forme di partecipazione ai ragazzi, consentendo loro di sperimentarsi discorsivamente in un ambiente sicuro e stabile. I riscontri emersi dall’analisi hanno permesso di evidenziare che la funzione centrale è l’interpretazione del mandato sociale da parte delle comunità per minori: essa orienta, infatti, verso scopi, obbiettivi, funzionamenti organizzativi ed interattivi nel nostro caso decisamente coerenti. Le tre comunità emergono, infatti, come contesti con differenti interpretazioni della loro funzione eppure coerenti al proprio interno per quel che riguarda gli esiti a breve termine e gli scenari interattivi creati.
Il settimo capitolo, pertanto, fornisce i principali risultati emersi dall’analisi e riporta numerose indicazioni, sia metodologiche che pratiche. Il tentativo è, infatti, quello di veicolare la costruzione di ‘buone prassi’ tramite apposite restituzioni con gli attori sociali della ricerca e con le istituzioni coinvolte