Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    Test e implementazione di codici di calcolo per studi di sicurezza in campo nucleare

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    L'analisi di sicurezza degli impianti nucleari si avvale di codici di calcolo sviluppati per simulare il comportamento di un sistema nucleare in condizioni incidentali. La realisticità di una simulazione è influenzata da scelte di modellazione dell'utente, dal campo di validità del codice utilizzato e da incertezze sui dati al contorno della simulazione. L'influenza di questi parametri è stata studiata attraverso l'applicazione di due codici di calcolo di sicurezza nucleare: RELAP5, codice di termoidraulica e PC-COSYMA, codice di dispersione e impatto radiologico. Un lavoro di implementazione è stato inoltre effettuato per estendere il campo di simulazione del codice RELAP5 a generatori di vapore che presentino un deflusso interno tubi di tipo elicoidale.Il lavoro di implementazione sul codice RELAP5 è stato effettuato in collaborazione con il centro ricerche ENEA Bologna

    Information Gathering in Resource Constrained Wireless Networks

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    H.264 Source for Mobile Video Streaming

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    LA CONTRAZIONE DEL CREDITO DURANTE LA CRISI FINANZIARIA: CREDIT CRUNCH O CREDIT SELECTION? UNA DISAMINA SULL’ANDAMENTO DEL CREDITO BANCARIO ITALIANO TRA FRAMEWORK NORMATIVO E CRISI FINANZIARIA.

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    Obiettivo del presente lavoro è quello di valutare la rilevanza delle determinanti di restrizione intervenute dal lato dell’offerta di credito al fine di verificare quali siano i maggiori fattori che ne hanno causato la restrizione. Nello specifico, la research question, una volta definita la tipologia di contrazione manifestatasi (credit crunch o credit selection), tenta di dare una risposta circa la rilevanza dei fattori di restrizione intervenuti dal lato dell’offerta di credito, nonché l’efficacia/efficienza delle scelte effettuate dagli intermediari bancari. Nel confronto con le altre realtà europee ed internazionali, l’industria finanziaria nazionale si è dimostrata maggiormente resistente rispetto ai contraccolpi provenienti dalla crisi finanziaria: il XV Rapporto della Fondazione Rosselli (2010) attribuisce tale “successo” alla combinazione di due fattori fortemente presenti nel sistema bancario domestico, vale a dire la flessibilità delle tecnologie di credito e la diversità delle imprese bancarie. Ciò non toglie, però, il verificarsi di fenomeni di contrazione creditizia, seppur fisiologica, in seguito a periodi di espansione della politica creditizia e/o conseguentemente a periodi di forte tensione economica e finanziaria: la flessione del credito, nel contesto italiano, è associabile alla manifestazione congiunta di entrambi i fattori. In ogni caso, però, in un’ottica di sostanziale restringimento, non è possibile parlare di negazione o esclusione dal credito di soggetti che prima ne avevano accesso, ossia di razionamento del credito a soggetti meritevoli. Appare plausibile, dunque, investigare circa la dinamica che il credito ha assunto in seguito al manifestarsi di fenomeni di contrazione e chiedersi: qual è stata la differenza comportamentale degli intermediari bancari presenti su mercato nella selezione delle imprese alle quali erogare credito? Tale selezione è stata efficace in termini di assunzione e monitoraggio del rischio per gli intermediari? La riduzione di offerta di credito da parte dei gruppi maggiori è stata pienamente controbilanciata dalle banche minori sia in termini di quantità che in termini di qualità di credito? È indubbia la dicotomia esistente, con riferimento ai criteri di selezione per la concessione di credito, tra le banche che utilizzano il modello Originate to distribute e banche che invece sono maggiormente orientate al modello Originate to hold. Il modello Originate to hold (letteralmente origina e trattieni) si basa su metodologie di erogazione del credito ancorate alla gestione dell’attivo e del passivo che prevede il trattenimento in bilancio del credito di famiglie e imprese; per la banca, quindi, c’è un forte incentivo allo screening, nel momento della selezione nell’erogazione, ed al monitoring successivo. La gestione del rischio è legata al rapporto banca-cliente sia ex ante che ex post, vale a dire che l’erogazione del credito risulta legata alla conoscenza del cliente, per cui la banca baserà la sua valutazione sia prendendo a riferimento i risultati dell’elaborazione di hard information, sia di soft information. Tali tipi di relazioni sono spesso associate a strutture bancarie di minori dimensioni, che hanno un radicamento sul territorio e che hanno una più stretta relazione con la clientela conoscendone anche l’excursus storico. Nel modello Originate to distribute (letteralmente origina e distribuisci), invece, vengono meno gli incentivi che contribuiscono al corretto funzionamento dell’erogazione e gestione del credito, poiché la filosofia di base prevede l’utilizzo della cartolarizzazione per lo smobilizzo di crediti non trasferibili. Così, viene meno l’incentivo della banca sia allo screening che al monitoring: gli strumenti di credito cambiano morfologia, passando da prodotti ritagliati sul profilo del cliente a prodotti standardizzati. Attraverso l’utilizzo di questo modello, viene meno anche, l’esigenza di un contatto con il cliente portando la banca ad effettuare valutazioni solo attraverso l’elaborazione di hard information. Tali tipi di relazioni sono spesso associate a strutture bancarie maggiori e ai gruppi. Risulta allora nodale la relazione esistente tra banca e cliente per verificare e spiegare in quale misura si possa essere verificato un “flight to small” cioè una migrazione di tutti quei clienti che non hanno visto soddisfatta la propria richiesta di credito dalle grandi banche per differenti motivazioni, ed è ancora più interessante identificare quale tipologia di clientela può aver messo in atto tale tipo di “strategia” atta ad ottenere il credito necessario. Per contro è necessario tenere sempre a mente che le politiche di offerta di credito vedono distinguersi gli intermediari in relazione ai diversi vincoli che sono loro imposti quali, tra gli altri, robustezza patrimoniale, mitigazione del rischio di portafoglio, struttura dell’attivo e del passivo patrimoniale; per cui a parità di scadimento della qualità del credito o peggioramento del merito creditizio dei clienti, quali sono state le motivazioni che hanno spinto le banche minori ad erogare credito a tali soggetti? Tali quesiti sono posti al fine di modellizzare e definire qualitativamente le interrelazioni esistenti tra le politiche economiche, le politiche relazionali, le politiche di bilancio e la quantità di credito offerto; inoltre, si cerca di identificare, quali possano essere le azioni da intraprendere per: evitare che i clienti non soddisfatti e più rischiosi gravino sui bilanci delle banche di minore dimensione; mitigare gli effetti della contrazione creditizia al momento del suo manifestarsi

    Le oinochoai cosiddette "fenicio-cipriote": dai prototipi metallici alle imitazioni ceramiche in Italia centrale

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    La ricerca, svolta nell’ambito del Dottorato di ricerca in Archeologia, indirizzo Etruscologia, sotto la direzione della prof.ssa G. Bartoloni, si propone di definire origine, modelli, evoluzione e funzione della famiglia tipologica in questione a partire dai prototipi in metallo e in materiale di pregio e di stabilire relazioni, apporti e rielaborazioni tra questi e le imitazioni ceramiche in impasto bruno, bucchero e ceramica figulina italo-geometrica diffuse in Italia centrale (Etruria, Latium Vetus e agro falisco-capenate), individuate finora nella definizione, ritenuta troppo generica, di “tipo fenicio-cipriota”. Mentre, infatti, le versioni in argento e bronzo sono state da sempre oggetto della curiosità intellettuale di numerosi studiosi di varia provenienza e formazione, classici, orientalisti, etruscologi, le imitazioni e le pochissime importazioni in Etruria, Latium Vetus e agro falisco-capenate non sono state inserite in uno studio sistematico. Per questo motivo dopo una preliminare disamina della storia degli studi che s’intreccia con quella di alcune delle scoperte più importanti per quanto riguarda l’orizzonte cronologico Orientalizzante nel Mediterraneo, dall’affaire Curium del conte Luigi Palma di Cesnola alle scoperte delle tombe “principesche” in Italia e nella Penisola Iberica fino ai recenti rinvenimenti, ancora inediti, da quest’ultima con un nuovo esemplare in bronzo dalla necropoli de “La Angorilla” di Alcalá del Río (Siviglia), si è ritenuto opportuno articolare la prima parte del catalogo in due parti: da un lato il catalogo dei prototipi in metallo e in materiale di pregio, vetro, quarzite, alabastro e avorio e dall’altro quello delle imitazioni e importazioni ceramiche in Italia centrale. Anche la raccolta dei dati si è mossa su due piani paralleli: lo spoglio bibliografico e l’esame autoptico del materiale, per quanto possibile, sia edito che inedito che ha portato alla disamina di circa 550 esemplari. La seconda fase analitica del lavoro ha riguardato l’elaborazione di una classificazione tipologica, parallela per metallo e ceramica, per la quale si è scelto un approccio di tipo empirico analizzando gli attributi nominali più significativi, sia formali che decorativi, del record archeologico disponibile considerandoli nel loro complesso e articolandoli in modo da mantenere un sistema aperto all’inserimento di nuovi tipi individuando, all’interno di quello che era già per lo più considerato un “tipo”, le caratteristiche distintive dello stesso e i parametri tipologici in base ai quali articolare la classificazione, confrontandosi anche con le classificazioni esistenti per le versioni in metallo (Blanco Freijeiro; García y Bellido; Camporeale; D’Agostino; Grau-Zimmermann) e allargando lo sguardo alla coeva produzione in red-slip fenicia. Dall’analisi tipologica complessiva possono avanzarsi una serie di considerazioni generali: • priorità del metallo sulla ceramica; • diffusione della famiglia tipologica sia in metallo che in ceramica per tutto l’Orientalizzante, mentre verrà sostituita da forme greche col volgere all’arcaismo; • evoluzione da corpo globulare a ovoide sia per il metallo che per la ceramica, anche se non mancano eccezioni come nella t. 928 di Pontecagnano; • ambiguità all’inizio della produzione della forma dell’oinochoe fenicio-cipriota con altre forme ceramiche quali l’aryballos e/o la fiasca che ne sembra determinare anche una differente funzione, soprattutto nel caso in cui le dimensioni del manufatto non superino i 15 cm di altezza, come unguentario; • laddove sono state effettuate analisi tecniche dei metalli i risultati hanno evidenziato una composizione molto simile tra esemplari di uno stesso comprensorio, anche se mancano analisi agli isotopi del piombo per il bronzo; • interpretazione delle produzioni in metallo e materiale di pregio come produzioni fenicio-occidentali: oggetti unici realizzati su commissione delle élites locali da artigiani metoikoi itineranti che lavorano a stretto contatto con artigiani locali; • ipotesi di un’origine fenicia, poi rielaborata in area etrusco-laziale, anche per la classe bronzea individuata nel 1977 da D’Agostino, definita con “alto ventre rastremato” e considerata di origine cipriota. Per la redazione della tipologia una parte importante è stata svolta dalla decorazione i cui motivi principali, figurati e non sono stai analizzati singolarmente cercando di evidenziare non solo il melting pot di influenze dall’Egitto, Vicino Oriente, Cipro, area Egea che dà vita a una cultura materiale ibrida, ma anche, per alcuni elementi più significativi e ricorrenti su esemplari di pregio come la palmetta o la testa muliebre posta sul collo delle oinochoai polimateriche e nelle imitazioni in ceramica depurata acroma tipo “Astarita”, le possibili valenze magico-religiose e cultuali, legate al momento funerario, sottolineando allo stesso tempo come nelle imitazioni in ceramica tali aspetti si perdono per essere gradualmente sostituiti da un puro gusto decorativo. Un ulteriore elemento di analisi è stato rappresentato dallo studio delle tendenze generali nella posizione, distribuzione e associazione delle oinochoai sia metalliche che ceramiche all’interno dei rispettivi contesti di rinvenimento; si è riscontrato, sotto alcuni aspetti, un diverso comportamento tra metallo e materiali di pregio da una parte, e imitazioni ceramiche, dall’altra. Per i primi si è evidenziato: • quasi esclusivo uso funerario ad eccezione della Greciae del Vicino Oriente; • presenza di un unico esemplare per ogni contesto ad eccezione della t. Regolini-Galassi e della t. 928 di Pontecagnano; • struttura tombale che privilegia ancora l’esaltazione dell’individuo; • prevalente uso dell’incinerazione per gli uomini e dell’inumazione per le donne cui si aggiunge la tendenza a utilizzare materiale diverso dal bronzo per queste ultime; • posizione per lo più in stretta connessione con il defunto, come oggetto personale; • stretta associazione, anche nella posizione, per i contesti iberici, egiziani e in alcuni casi italiani con il bacile cui si aggiunge, per i contesti iberici, il thymiaterion che ha fatto supporre un utilizzo per “per lavaggi parziali”, pensando all’insistenza nei poemi omerici sul momento del lavaggio delle mani, come premessa al rituale; • per i contesti italiani, anche se è difficile enucleare un’associazione costante, si riscontra una connessione con la coppa per bere il vino durante il banchetto sia essa la kotyle, la patera baccellata, lo skyphos, la phiale o la coppa emisferica, a volte combinate e reiterate. Probabile corredo base potrebbe essere quello argenteo della Regolini-Galassi con oinochoe, anforetta a spirali e patera baccellata. Invece per le imitazioni e le importazioni ceramiche in Italia centrale si conferma • un quasi esclusivo uso funerario (eccezioni Veio, sia in abitato che nel santuario di Portonaccio, e Roma); • una presenza generale di un unico esemplare per ogni contesto (più esemplari in presenza di due o più deposizioni anche se non mancano eccezioni); mentre si differenziano per • il prevalente utilizzo della tomba a camera e uso quasi esclusivo dell’inumazione; • la distribuzione senza differenza tra tombe maschili e femminili; • posizione insieme al resto del corredo ceramico che ne determina, ormai, il passaggio da oggetto personale legato al culto del defunto a oggetto d’uso, anche quotidiano. La parte finale della ricerca cercherà di considerare le cosiddette oinochoai “fenicio-cipriote”, vero “fossile guida” per tutto il periodo orientalizzante, nel più ampio quadro dell’Italia antica, trait d’union tra Oriente e Occidente, sintetizzando quelle che sono state le valenze, i significati e le funzioni e il ruolo svolto, negli scambi e nella diffusione di modelli formali e nuove tecniche, dagli artigiani metoikoi itineranti e del sistema del dono a livello aristocratico, pensando alle oinochoai inscritte, nell’ambito del processo di acculturazione e auto-rappresentazione delle aristocrazie nel Mediterraneo che si delineano sempre più legate alla regalità orientale e, con essa, alla sfera del divino che la sancisce e la giustifica anche agli occhi delle altre classi sociali che si vanno definendo all’interno delle società a base gentilizio-clientelare.Università di Roma La Sapienza; Soprintendenza dell'Etruria meridionale, della Toscana e del Lazio; Scuola Archeologica Italiana ad Atene; Istituto Archeologico Germanico; CNR-ISCIM

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