Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    Differenze individuali nei sistemi di Attivazione e Inibizione comportamentale nella risposta di “startle” e nell’inibizione della risposta motoria

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    Il lavoro di tesi esamina in maniera approfondita i meccanismi di elaborazione dell’informazione studiando sia le prime fasi di selezione e processamento dell’ informazioni in entrata (sensorimotor gating) che della conseguente emissione di una risposta motoria o della sua inibizione, in relazione i tratti temperamentali. Tale indagine ha previsto lo studio dei correlati neurali e dei segnali bioelettrici delle risposte. Nella prima ricerca viene approfondita la relazione tra il sistemi di approccio (BAS), di inibizione (BIS) e di attacco/fuga (FFFS), postulati dalla teoria di J. Gray, e la modulazione della risposta di startle mediante l’utilizzo del paradigma di Prepulse Inhibition. Particolare attenzione è stata data allo studio della relazione tra questa risposta e il sistema difensivo modulato dalle dimensioni temperamentali dell’ansia e della paura. Nella seconda ricerca i suddetti sistemi comportamentali vengono messi in relazione questa volta all’abilità di inibire una risposta motoria precedentemente programma mediante l’utilizzo di un compito di Stop-Signal con compenso monetario. Inoltre è stata valutata l’influenza che tratti temperamentali quali l’impulsività e l’ansia possono avere sulle capacità di inibizione. A completamento di entrambi gli studi l’utilizzo del software sLORETA, per la localizzazione dei generatori neurali delle componenti dei potenziali evento-correlati, ha permesso un confronto con quelle ricerche che hanno approfondito lo studio dei substrati neurali dei meccanismi di sensorimotor gating. I risultati hanno evidenziato come alcuni stili comportamentali possano influenzare disfunzionalmente i processi di gating sensorio e motorio. In conclusione, sia la risposta di startle che il compito di Stop-Signal, producendo indici comportamentali manifesti potrebbero quindi rivelarsi degli ottimi strumenti per valutare fattori predisponenti e precipitanti nell’insorgere di condizioni patologiche, affiancati alla comune diagnostica psicometrica

    La letteratura postcoloniale italiana. Strategie di auto-rappresentazione in tre scrittrici africane-italiane.

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    La ricerca svolta nella mia tesi di dottorato ha come obiettivo principale l'analisi di romanzi e racconti prodotti da tre scrittrici postcoloniali africane-italiane contemporanee – Gabriella Ghermandi, Ubax Cristina Ali Farah e Igiaba Scego - legate per storia personale alle ex-colonie italiane d'Eritrea, Etiopia e Somalia. Con la scelta di definire queste scrittrici postcoloniali intendo collocarle all'interno di quel movimento intellettuale – definito appunto postcoloniale – che, attraverso pratiche critiche estetiche e testuali, rilegge e riscrive la storia del passato coloniale dal punto di vista degli ex-colonizzati, e alla luce delle ricadute di tale passato nella contemporaneità. Il focus principale della ricerca si concentra sulle strategie di auto-rappresentazione messe in atto nei romanzi e nei racconti in esame. Questa tesi si colloca dal punto di vista disciplinare sui confini – di per sé porosi – tra gli studi postcoloniali, gli studi culturali e gli studi di genere. Per questa ragione in questo studio mi doto di strumenti teorici provenienti da disparati settori disciplinari: la critica letteraria, la sociologia della letteratura, gli studi storici sul colonialismo, l'antropologia, la sociologia, gli studi sulle migrazioni, gli studi sulla costruzione sociale della razza e gli studi sulla costruzione sociale dei generi. Pertanto la metodologia con cui ho analizzato i testi delle tre scrittrici in esame è segnata dall'interdisciplinarità. In linea con il dibattito teorico che ha attraversato il settore degli studi di genere soprattutto in contesti angloamericani in questo lavoro utilizzo la metodologia dell'intersezionalità. Il lavoro è diviso in quattro capitoli. Nel Capitolo Uno, alla luce della ricezione del dibattito sul canone della rappresentazione postmoderna in Italia, traccio alcune linee storiografiche che mi permettono di inserire la produzione delle tre autrici prese in esame nel contesto della letteratura italiana degli ultimi 20 anni. Nel Capitolo Due esamino parte della produzione letteraria di Igiaba Scego – i romanzi Rhoda e Oltre Babilonia e i racconti Salsicce, Identità e «Dismatria» - indagandone la dimensione temporale e spaziale e sostenendo che le narrazioni di Scego sostanziano la convergenza tra rappresentazione postmoderna e rappresentazione postcoloniale. I romanzi e i racconti presi in esame in questo capitolo hanno tutti come protagoniste giovani donne nere italiane (o neo-italiane) alle prese con la difficoltà di conciliare l'essere donna, nera ed italiana in una società profondamente segnata dalle disuguaglianze razziali. Nell'analisi dell'opera di Scego mi concentro sulle strategie attraverso cui l'autrice decostruisce l'immaginario coloniale italiano che ha rappresentato e continua a rappresentare le donne nere come corpi ipersessuali ed esotici. Mi soffermo, dunque, sulle rappresentazioni delle dinamiche di costruzione della razza, del genere e della sessualità e sulla dimensione spaziale dei corpi che caratterizzano l'opera di Scego. Nel Capitolo Tre analizzo la costruzione e la trasmissione della memoria culturale del colonialismo italiano in Etiopia alla luce delle contro-memorie etiopi contenute nel romanzo Regina di fiori e di perle di Gabriella Ghermandi. In questo capitolo sostengo che la letteratura è uno dei luoghi in cui possono essere ri-attivate memorie collettive in grado di sfidare i pericolosi meccanismi di oblio e rimozione a cui e andato incontro il passato coloniale italiano. Mi concentro, inoltre, tramite l'analisi del romanzo di Ghermandi, sulla rappresentazione delle politiche razziali in Etiopia nella loro intersezione con le politiche volte al disciplinamento del genere. Infine analizzo il ruolo che Ghermandi affida alle donne guerriere nel suo romanzo. Nel Capitolo Quattro, infine, analizzo il romanzo Madre piccola di Ubax Cristina Ali Farah. Il romanzo è incentrato sulle narrazioni di donne e uomini della diaspora somala costretti ad abbandonare la Somalia con lo scoppio della guerra civile nel 1991 ed è caratterizzato da una struttura corale e da una fitta tela di narrazioni che hanno lo scopo di ricostruire i legami dispersi dalla diaspora. La mia analisi si concentra sulla rappresentazione della materialità della diaspora somala in Italia nonché sulla dimensione fantasmagorica e spettrale sia del passato coloniale che del presente postcoloniale

    Genotype-Phenotype correlation in Arrhythmogenic Right Ventricular Cardiomyopathy (ARVC)

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    ABSTRACT 1 Background. With recognition of disease-causing genes in arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy, mutation analysis is being applied. Methods and Results. The role of genotyping in familial assessment for arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy was investigated, including the prevalence of mutations in known causal genes, the penetrance and expressivity in genotyped families, and the utility of the 2010 Task Force criteria in clinical diagnosis. Clinical and molecular genetic evaluation was performed in 210 first-degree and 45 second-degree relatives from 100 families. In 51 families, the proband was deceased. The living probands had a high prevalence of ECG abnormalities (89%) and ventricular arrhythmia (78%) and evidence of more severe disease than relatives. Definite or probable causal mutations were found in 58% of families and 73% of living probands, of whom 28% had an additional desmosomal variant (ie, mutation or polymorphism). Ninety-three relatives had a causal mutation; 33% fulfilled the 2010 criteria, whereas only 19% satisfied the 1994 version (P=0.03). An additional desmosomal gene variant was found in 10% and was associated with a 5-fold increased risk of developing penetrant disease (odds ratio, 4.7; 95% confidence interval, 1.1 to 20.4; P=0.04). Conclusions. Arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy is a genetically complex disease characterized by marked intrafamilial phenotype diversity. Penetrance is definition dependent and is greater with the 2010 criteria compared with the 1994 criteria. Relatives harboring >1 genetic variant had significantly increased risk of developing clinical disease, potentially an important determinant of the phenotypic heterogeneity seen within families with arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy. ABSTRACT 2 Aims. Arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy (ARVC) is an inherited heart muscle disease predominantly caused by mutations in desmosomal protein genes. Lamin A/C gene (LMNA) mutations are associated with dilated cardiomyopathy, conduction abnormalities and high incidence of sudden cardiac death. In this study we screened a large cohort of ARVC patients for LMNA mutations. Methods and Results. One hundred and eight patients from unrelated families with borderline (n= 27) or definite (n= 81) diagnosis of ARVC were genetically tested for five desmosomal genes and LMNA. Sixty-one (56.5 %) were positive for desmosomal gene mutations. Standard polymerase chain reaction (PCR) amplification of the 12 protein-coding LMNA exons was performed and mutational screening performed by direct sequencing. Four patients (4%) without desmosomal gene mutations carried LMNA variants. Three had severe RV involvement, and during follow-up three died (two suddenly and one from congestive heart failure); all three had conduction abnormalities on resting 12 lead ECG. Myocardial tissue from two patients showed myocyte loss and fibro-fatty replacement. In one of these, immunohistochemical staining with antibody to plakoglobin showed reduced/absent staining of the intercalated discs in the myocardium. Conclusion. LMNA mutations can be found in severe forms of ARVC. LMNA should be added to desmosomal genes when genetically testing patients with suspected ARVC, particularly when they also have ECG evidence for conduction disease.Arrhythmogenic right ventricular cardiomyopathy (ARVC) is an inherited heart muscle disease characterised by potentially lethal ventricular arrhythmias of predominantly right ventricular (RV) origin. It is one of the commonest causes of sudden death (SD) in the young. Post mortem typically reveals fibrous and/or fibro-fatty replacement of myocytes in specific areas of the RV. Left ventricular (LV) involvement occurs with disease development and recently forms with predominant LV involvement have been described. ARVC has only been recognised in the last 3 decades and only when it is more obvious clinical and pathological manifestations are present. During the past decade, the genetic basis has begun to be elucidated. Five genes encoding important desmosomal proteins have been identified and shown to cause disease in up to 70% of patients. Recently, non-desmosomal gene mutations have been associated with ARVC: transmembrane protein 43 and desmin. Some authors suggested ryanodine receptor-2 (RYR2) and transforming growth factor-beta3 (TGFβ3) genes to be associated with the condition, but their pathogenicity has been questioned. Identification of disease within families is revealing a wider spectrum of disease than has been previously recognized in probands. The concept that ARVC is typified by individuals with left bundle brunch block ventricular tachycardia (LBBB VT) is incorrect or, at best, limited. In 1994, Task Force criteria for the clinical diagnosis of ARVC were published by the Working Group on Myocardial and Pericardial Diseases of the European Society of Cardiology and the Scientific Council on Cardiomyopathies of the International Society and Federation of Cardiology. The criteria included a score based on right ventricular morphological and functional abnormalities, electrocardiographic (repolarization and depolarization) abnormalities, histopathological abnormalities, ventricular arrhythmias and family history. In 2010, a modification of the Task Force criteria has been proposed, with the recognition of the lack of sensitivity of the 1994 criteria for early and familial disease. Current genotype-phenotype studies suggest that: (1) mutations in desmosomal genes account for disease in 30-60% of cases; (2) compound heterozygotes and homozygotes have severe disease expression; (3) desmoplakin mutations at the C-terminal end (binding to intermediate filaments) are associated with an LV phenotype; (4) mutations in plakophilin-2 are common but, in isolation, many may not be disease causing; (5) mutations in transmembrane protein 43 (TMEM43) gene are of uncertain prevalence but cause a severe form of ARVC. The data on genotype-phenotype, however, have some limitations: 1) They are based on few probands and the data on family members is often not available. 2) Most of the cohorts have selected symptomatic patients with high event rates. 3) Studies based on probands only do not allow co-segregation analysis, which is important to prove that gene mutations are disease causing, especially for missense mutations. 4) No consistent data on the penetrance of the disease are available, due to small numbers. 5) Genotype-phenotype studies are based on single genes and 1994 criteria. The aims of our study were: • To study in a large, genotyped population of probands and relatives the prevalence of mutations in known causal genes, penetrance, disease expression and natural history of the disease. • To evaluate the utility of 2010 diagnostic criteria in familial diagnosis. • To identify new non-desmosomal candidate genes associated with the disease. This study was undertaken in collaboration with the National Referral Center for Diagnosis and Treatment of Inherited Cardiac Diseases at The Heart Hospital, University College of London Hospital, NHS Trust, under the supervision of Professor William J McKenna.PhD Fellowship from the University “La Sapienza” of Rome, European Society of Cardiology Research Fellowship and InGenious Hypercare

    Solvency II premium risk modeling under the direct compensation CARD scheme

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    This dissertation will discuss most relevant issues and challenges for Italian TPML practice derived from the introduction of CARD direct reimbursement scheme regulation. A special attention will be devoted to the development of an internal model for the non-life underwriting premium risk capital charge coherent with the new business practices that the CARD system has introduced.Axa Assicurazioni & Investiment

    A PDE approach to Shape from Shading via Photometric Stereo

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    We present a new analytic and numerical approach to the shape from shading using photometric stereo technique. That is, we solve the problem to find the 3D surface of an object starting from its several 2D pictures taken from the same point of view, but changing, for every image, the direction of the light source

    The Phosphatidylinositol 3-Kinase p85alpha is the physical link between cAMP-PKA and retinoic receptor trasduction pathways.

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    I membri della famiglia di proteine della fosfoinositide-3-OH chinasi (PI3K) sono spesso coinvolti nella regolazione di vari processi cellulari, come la sopravvivenza, la crescita, la proliferazione e la motilità, e rappresentano alcune fra le proteine più mutate nei tumori (Bunney T.D. e Katan M., 2010). Numerosi studi sui meccanismi molecolari coinvolti nella trasduzione del segnale della PI3K hanno dimostrato che la subunità regolativa della PI3K, p85α, è responsabile di molte interazioni proteina-proteina. Attraverso il dominio inter-SH2 (iSH2), la p85αPI3K interagisce con la subunità catalitica della PI3K, p110PI3K (Klippel A. et al, 1993), mentre con i domini SH3 e SH2 interagisce con tirosin-chinasi, proteine adattatrici, recettori nucleari e con la Protein-Chinasi A (PKA) (Hellyer N.J. et al, 1998; McGlade C.J. et al., 1992; Ciullo I. et al., 2001; Cosentino C. et al., 2007). Nonostante sia stato largamente studiato il ruolo del dominio SH2 della p85αPI3K nella trasduzione del segnale, la funzione del dominio SH3 è ancora poco chiara. L’Acido Retinoico (RA) è un derivato della vitamina A che regola la crescita cellulare, la differenziazione e l’apoptosi (DeLuca L.M., 1991; Sporn M.B e Roberts A.B., 1994), e per questo motivo si presenta come farmaco promettente per il trattamento e la prevenzione di numerosi tumori, compreso il carcinoma della mammella (Veronesi U. et al., 1999; Dragnev K.H. et al., 2000; Guruswamy et al., 2001; del Rincòn S.V. et al., 2003). Recentemente è stato dimostrato che il RA esercita un’azione rapida e non genomica sulla via di segnalazione della PI3K attraverso un meccanismo che prevede la formazione di un complesso stabile fra il recettore per l’acido retinoico (RARα) e p85αPI3K, che avviene anche in assenza di ligando (Masià S. et al., 2007). È stato identificato un residuo (Ser83) adiacente al dominio SH3 N-terminale della p85αPI3K, critico per la progressione del ciclo cellulare e la sopravvivenza 6 delle cellule epiteliali normali. La Ser83 della p85αPI3K è fosforilata dalla PKA in vivo e in vitro, e questa fosforilazione influenza la capacità del dominio SH3 di interagire con diversi partner, come il recettore per gli estrogeni, la subunità regolativa RIIβ della PKA e p21/Ras (Cosentino C. et al., 2007; De Gregorio G. et al., 2007). Potenzialmente, tutti i recettori in grado di legare la p85αPI3K possono cooperare con la via del segnale della PKA attraverso la fosforilazione della Ser83 (Cosentino C. et al, 2007). Questo studio dimostra l’esistenza di un complesso ternario costituito da RARα/PI3K/P-FAK nella linea cellulare tumorale di mammella MCF7, che è finemente regolato dalla fosforilazione della Ser83 della p85αPI3K e dal trattamento con l’Acido Retinoico. La Ser83 rappresenta pertanto un interessante sito di convergenza fra diverse vie di trasduzione del segnale (cAMP-PKA, RA e FAK), ed è un importante regolatore della proliferazione e della capacità migratoria delle cellule MCF7

    Proteomic study with mass spectrometry techniques

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    VALUTAZIONE DELLE FRAZIONI LIPIDICHE E CORRELAZIONE CON IL non-HDL COLESTEROLO IN TRE FORME DI DISLIPIDEMIA ATEROGENA

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    Background and aims: Atherogenic Dyslipidemia is a common feature of Metabolic Syndrome (MS), Type 2 Diabetes Mellitus (T2DM) and Familial Combined Hyperlipidemia (FCHL). The aim of our pilot study was to compare lipid levels, cholesterol and triglycerides (TG) content in lipoprotein sub fractions in subjects with MS, T2DM and FCHL and to correlate lipoprotein subfraction levels with non-HDL cholesterol levels. Materials and methods:Two hundred and four individuals were studied: 80 subjects with MS, 85 with T2DM and 39 with FCHL. All subjects were in primary prevention for CVD and not on lipid-lowering therapy. Total Cholesterol (TC), HDL-C and TG were measured by standard assays; NON- HDL-C was calculated as TC minus HDL-C; cholesterol and TG in VLDL, Intermediate density lipoproteins(IDL) and LDL particles were measured after separation by density-gradient ultracentrifugation. Data are expressed as mean (±SD). For comparison between groups the ANOVA was used. Generalized linear model was performed for multivariate analysis (adjusting for age, sex, BMI and smoke). A p value of <0.05 was considered significant. Results:Mean age in MS, T2DM and FCHL subjects was 51 (± 1.58), 60.2 (± 9.88) and 46.05 (± 9.72) years, respectively. AD was present in 53.7% of patients with MS, in 23.5% of T2DM patients and in 46.1% of FCHL patients. After multivariate regression analysis, T2DM patients showed significantly lower levels of TC, TG, NON-HDL-C and significantly higher HDL-C levels as compared to MS and FCHL patients (p<0.001 for all). Accordingly, cholesterol in VLDL and IDL and TG in VLDL, IDL and LDL subfractions were also significantly lower in T2DM than in the other 2 groups (p < 0.001 for all. High correlation between non HDL cholesterol levels and lipid subfraction was founf in all three groups. Conclusion:In the cohorts studied, T2DM patients display a less atherogenic lipid profile as compared to patients with MS and FCHL; non HDL choesterl confirms his high correlation with VLDL and IDL levels

    Analisi retorico-argomentativa del discorso presidenziale in Francia dal 1974 al 2007

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    Protagonista della vita politica nazionale e detentore di ampi poteri politici e simbolici, il presidente della Quinta Repubblica francese è una figura di grande interesse sia per gli studiosi di politica che per gli esperti di comunicazione. Le circostanze storiche degli ultimi decenni hanno contribuito, infatti, a consegnare al presidente francese uno status del tutto peculiare, difficilmente paragonabile a quello di altri capi di Stato europei. Attraverso l’analisi (tematica, retorica e argomentativa) dei principali discorsi ufficiali pronunciati da Giscard d’Estaing, Mitterrand e Chirac, viene descritta l’evoluzione della funzione presidenziale nella fase di consolidamento della Quinta repubblica, nel tentativo di analizzare le trasformazioni delle culture politiche nella Francia degli ultimi trent’anni. La tesi sostenuta in questo lavoro è che la progressiva deritualizzazione della comunicazione presidenziale va di pari passo con un sensibile slittamento della retorica politica dal polo razionale del logos a quelli, più affettivi, dell'ethos e del pathos

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