Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    “Silencing the ribosomal locus of Saccharomyces cerevisiae: role of RNA polymerase I transcription and chromatin acetylation”

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    During my PhD I investigated the transcriptional silencing occurring at the ribosomal DNA of Saccharomyces cerevisiae. In yeast the ribosomal locus (rDNA) is transcribed with high efficiency by RNA polymerase I (Pol I) and III to synthetize ribosomal RNAs. It has been discovered that RNA polymerase Pol II (Pol II) can also transcribe the ribosomal locus, at low level, starting from cryptic promoters and generating non coding RNAs (ncRNAs). ncRNA transcription leads to genome instability, measurable as extrachromosomal rDNA circles (ERCs) accumulation. I studied the effect of Pol I transcription in the synthesis of ncRNA and in the rDNA chromatin structure, employing yeast mutants differing in the Pol I transcriptional rate in order to find whether correlations exist between Pol I activity and ncRNA synthesis. I found that RNA polymerase I transcription is required to repress Pol II activity within rDNA. In Pol I transcription mutants the synthesis of ncRNA is strongly enhanced and histone H3 and H4 acetylation appears at the Pol II cryptic promoters. Morover, I described how nucleosome spacing and structure respond differently to Pol I and Pol II transcription within the ribosomal gene cluster. As post-doc I found that histone deacetylases (Rpd3p and Hst3p) and high mobility group proteins (Nhp6a and b) regulate the rate of ncRNA and ERCs production at rDNA. Surprisingly every of these mutants has an altered level of histone H4 lysine 16 (H4K16) acetylation. The key role of this residue in the co-ordination of transcription and recombination at rDNA was further demonstrated employing yeast strains characterized by histone H4K16Q/R substitutions

    PRODUZIONE DI VETTORI ENERGETICI PER VIA FERMENTATIVA DA RIFIUTI ORGANICI

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    Il continuo sviluppo del trasporto pone ai Paesi europei la difficile sfida di conciliare le accresciute esigenze di mobilità con quelle di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Il trasporto, soprattutto quello su strada, è tradizionalmente un’importante fonte di produzione di ossidi di carbonio (CO e CO2), di azoto (NOx), di zolfo (SOx), di idrocarburi incombusti e di particolato solido. Tale settore rappresenta, dunque, una delle priorità su cui intervenire immediatamente, dato che da esso proviene circa un quarto delle emissioni totali di gas serra e che una mobilità sostenibile è indispensabile anche su scala globale. Pertanto, nel corso degli ultimi anni si stanno avviando attività sperimentali e di ricerca finalizzate alla produzione di biofuel a partire dalla valorizzazione di scarti provenienti dall’industria agroalimentare, del legno e dal settore dei rifiuti urbani. In quest’ottica, i rifiuti lignocellulosici ed in particolare quelli organici di origine urbana rappresentano una materia prima ampiamente disponibile e reperibile sul territorio e al tempo stesso una valida risorsa ambientale, giacché possiedono un potenziale energetico che può essere recuperato e riutilizzato tramite le attuali tecnologie a disposizione. In questo quadro si inserisce il presente Progetto di Ricerca di durata triennale, sviluppato nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Ingegneria Ambientale di SAPIENZA, Università di Roma. L’obiettivo è stato quello di valutare le rese produttive in termini di idrogeno e metano da scarti organici di origine diversa, mediante il processo di digestione anaerobica, evidenziando le differenze e le criticità emerse nella valutazione delle rese di processo legate alla natura stessa dei substrati impiegati e alle specifiche condizioni operative richieste per l’applicazione del processo. Le matrici utilizzate nella sperimentazione sono state le seguenti:  rifiuti organici da raccolta differenziata costituiti da diverse tipologie di scarti umidi (FW);  frazione organica selezionata meccanicamente rifiuto urbano indifferenziato (OF);  scarti di origine domestica prelevati da una mensa universitaria (M). L’attività è stata interamente svolta nel laboratorio di Ingegneria Sanitaria-Ambientale, presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale, di SAPIENZA, Università di Roma. L’iter procedurale della sperimentazione, seguito ad una fase di approfondita ricerca bibliografica, ha previsto la realizzazione delle seguenti fasi principali di cui sono riportati sinteticamente i risultati più importanti

    PROMUOVERE LA CULTURA DEL BENESSERE PSICOLOGICO NEI GIOVANI. ANALISI E SVILUPPO DI BUONE PRATICHE NEL PROGETTO "GUADAGNARE SALUTE IN ADOLESCENZA"

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    Dott. MARCO VENTOLA Curriculum: Scienze della Salute Tesi di Dottorato XXIII Ciclo: Promuovere la cultura del benessere psicologico nei giovani. Analisi e sviluppo di buone pratiche nel progetto “Guadagnare salute in adolescenza”. Terzo anno di Dottorato di Ricerca in Scienze di Sanità Pubblica Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. Sanarelli”, Tutor Prof. GIANFRANCO TARSITANI. TITOLO TESI: Promuovere la cultura del benessere psicologico nei giovani. Analisi e sviluppo di buone pratiche nel progetto “Guadagnare salute in adolescenza” INTRODUZIONE: In questo lavoro di tesi, a partire da un’ analisi dei principali modelli scientifici di riferimento, ho analizzato i risultati del progetto Guadagnare Salute negli adolescenti in rapporo alla specifica area tematica della “salute mentale”. OBIETTIVI: L’obiettivo principale di tale operazione è stata quella di poter costruire una descrizione, quanto più affidabile, delle attività di Prevenzione, Educazione e Promozione della salute svolte da enti pubblici e privati per e con gli adolescenti. Difatti il CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha affidato nel 2006 al DoRS - Centro regionale di documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte – il compito di coordinare il lavoro dei vari Centri per poter effettuare una ricognizione sistematica dei vari progetti nelle seguenti aree di interesse quali: abitudini alimentari, attività fisica, infezioni sessualmente trasmissibili, consumo di droghe ed alcol, incidenti stradali e salute mentale. Laddove si è constatata l’assenza di un Centro di Documentazione sono state coinvolte le Agenzie Sanitarie Regionali o le Università: ciò è avvenuto per la Regione Lazio nell’individuazione del Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. Sanarelli” dell’Università degli Studi “Sapienza” di Roma quale ente preposto alla ricerca. Bisogna aggiungere che i numerosi progetti censiti, inseriti poi all’interno di una banca dati denominata Pro.Sa e sviluppata ad hoc dal DoRS, ha consentito di rilevare numerosi elementi costitutivi dei singoli progetti, quali soggetti coinvolti, metodologie utilizzate, valutazioni, etc. All’interno di questa tesi ho analizzato in particolare i progetti svolti nell’area della cosidetta “salute mentale” cercando di fornire delle griglie di lettura utilizzabili nello sviluppo di buone pratiche: ciò ha significato in definitiva, esplicitare i modelli teorici di riferimento, le metodologie utilizzate ed infine la prassi di valutazione. STRUMENTI: I criteri tematici selezionati sono evidence-based, in quanto tratti dalla letteratura scientifica internazionale, sopratutto revisioni sistematiche e meta-analisi. In specifico sono stati consultati la Cochrane Library, i siti Guide to Community Preventive Services (USA), Nice (UK) ed alcuni siti istituzionali. Inoltre l’analisi è stata effettuata attraverso la raccolta, l’individuazione e la selezione dei progetti effettuati nel Lazio dal 2000 al 2007 per gli adolescenti tra gli 11 e 18 anni nell’area salute mentale. CONCLUSIONI: Viene rilevato come gran parte dei progetti per l’area “Salute mentale” venga svolta all’interno del setting scolastico, mentre quasi tutti i progetti risultano avere come target più destinatari, a dimostrazione del fatto che l’intervento di promozione della salute mentale venga orientato da un modello sistemico. Scarsa o nulla, invece, è l’analisi della domanda rispetto alla committenza e l’integrazione degli obiettivi del progetto rispetto al percorso scolastico; inoltre non vi è mai una analisi dei progetti svolti dentro la medesima scuola. Ciò evidenzia come ci sia una difficoltà ad intervenire attraverso un modello plastico che veda la Scuola come cliente dell’intervento stesso. Infine sono stati evidenziati i principali modelli teorici utilizzati nella promozione della salute mentale evidenziandone limiti e criticità.Il progetto ha permesso di costruire una banca dati dei progetti di Promozione della Salute per adolescenti visitabile ed utilizzabile.Ministero della Salute (CCM- Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie)/DORS (DoRS - Centro di Documentazione per la Promozione della Salute

    ALLE ORIGINI DEL POTERE COSTITUENTE. GENESI DI UN CONCETTO GIURIDICO

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    L’oggetto di questa ricerca è lo studio delle origini del potere costituente nell’esperienza costituzionale e rivoluzionaria dell’Inghilterra del XVII secolo. La costituzione inglese non è classificabile seguendo i dogmi della scienza giuridica continentale se non a prezzo di una distorsione del suo significato. Parimenti, l’atteggiamento della scienza giuridica anglosassone ha manifestato sempre un sentimento di gelosia e una volontà di preservazione della propria particolarità insulare, se non nel caso di una speculare volontà di importazione dei principi del formalismo manifestata da una parte comunque minoritaria della dottrina. Allo stesso tempo è opinione comune che il Seicento inglese abbia rappresentato la prima fondamentale stagione della modernizzazione politica e costituzionale. Il caso inglese, nel quale il declino delle antiche forme del diritto si traduce immediatamente in un nuovo costituzionalismo, ovvero nel quale l’affermazione del processo di razionalizzazione nelle sue peculiarità insulari determina immediatamente il mutamento costituzionale ma allo stesso tempo esclude ogni possibilità di una formalizzazione di quest’ultimo, può indicare la via per una ricostruzione genealogica del concetto di potere costituente. I tre elementi che caratterizzano il concetto di potere costituente nella scienza giuridica moderna (individuo, formalismo, costituzione come rappresentazione) possono essere ricondotti nel caso inglese a tre presupposti che si affermano nel corso del Seicento. Antropologia individualista, fondazione razionale dell’obbligazione politica, e contratto sociale come base del potere civile, possono essere considerati, infatti, come i tre elementi che caratterizzano l’esperienza rivoluzionaria inglese e che pongono le basi per il successivo sviluppo costituzionale continentale, ma che in Inghilterra non traducono tale esperienza costituente in un potere definitivamente e formalmente costituito. Più precisamente dunque, l’oggetto specifico di questa ricerca è lo studio di questi tre presupposti, ossia dei tre elementi che secondo un punto di vista continentale non sono sufficienti a stabilire un concetto di potere costituente, ma che in Inghilterra hanno determinato un mutamento costituzionale paradigmatico. Il metodo necessario da seguire in questa sfida resta quello dell’analisi filosofica e giuridica inserito all’interno di una cornice storico-concettuale il cui riferimento costante e imprescindibile è rappresentato da una comparazione di tipo eccentrico. Se infatti il carattere filosofico si giustifica con la necessaria profondità che deve assumere la ricerca, d’altra parte la comparazione giuridica si deve dimostrare flessibile e allo stesso tempo deve tener conto delle differenti strutture concettuali per non cadere nell’anacronismo. L’organizzazione di questo tipo di ricerca non può quindi che orientarsi su due fasi. Nella prima parte, la ricostruzione del concetto di Antica Costituzione procede dall’analisi dell’irruzione e della metabolizzazione nella nuova forma costituzionale e nel diritto di common law post-rivoluzionario del concetto di creazione giuridica, cioè di quello che può essere considerato il prerequisito per la ricerca dell’esistenza di un potere costituente. Di seguito, l’Antica Costituzione come architettura formale e come articolazione strutturale viene ricostruita nel secondo e terzo capitolo al fine di far emergere l’articolazione dei tre presupposti qui citati nella fase di passaggio dal vecchio al nuovo costituzionalismo. In questa prima fase, l’analisi dello sviluppo di questi tre presupposti taglia trasversalmente l’organizzazione dell’argomentazione che in maniera organica e sistematica tenta di ricostruire i tratti distintivi della Costituzione inglese. L’antropologia individualista viene così analizzata nel passaggio dalle forme di aggregazione politico-sociali del periodo premoderno alla societas; la fondazione razionale dell’obbligazione politica viene analizzata in relazione al mutamento del concetto di common law e del significato dell’Antica Costituzione come principio di legittimazione. Il contrattualismo infine resta invece in questa fase argomento non esplicitato, sebbene il passaggio dalla costituzione premoderna alla costituzione post-rivoluzionaria venga analizzato come processo materiale di riarticolazione funzionale dell’organizzazione delle forme e dei luoghi di esercizio del potere politico. Questo tipo di investigazione che tenta di ricostruire analiticamente il concetto di Antica Costituzione nella fase di trapasso dal vecchio al nuovo costituzionalismo, benché preliminare e ancora apparentemente introduttiva del tema qui in esame, si rileva necessaria e fondamentale, poiché senza di essa la ricerca rimarrebbe inevitabilmente ingabbiata nelle strutture epistemologiche della scienza giuridica continentale per quanto riguarda l’analisi del concetto di potere costituente qui in esame. Quest’ultimo, infatti, risulta in questa maniera sottoposto ad una investigazione di tipo concettuale su due livelli intrecciati e interconnessi l’un l’altro grazie al metodo eccentrico di comparazione. Se con la ricostruzione analitica condotta nella prima parte sarà possibile chiarire la natura esatta del rapporto tra costituzionalismo inglese e potere costituente attraverso l’enucleazione degli elementi fondamentali della riarticolazione funzionale della costituzione moderna, d’altra parte con la seconda fase, (e sulla base di tale rapporto) sarà possibile delineare il contenuto effettivo del concetto di potere costituente affermatosi nell’esperienza inglese, ovvero il nucleo concettuale essenziale della sua definizione moderna. Nella seconda parte i tre presupposti del potere costituente, antropologia individualista, fondazione razionale dell’obbedienza e costituzione come contratto potranno essere così ricostruiti mettendo in relazione le polarizzazioni concettuali elaborate nella prima parte con la linea di tensione fondativa della nuova epoca costituente, ovvero con la tensione, sempre presente, tra l’astratta indeterminatezza del potere costituente e la necessità per la scienza giuridica moderna di una predeterminazione, se non della forma (come nel caso inglese), almeno degli equilibri funzionali dell’articolazione costituzionale. La parabola della modernizzazione verrà dunque ricostruita secondo l’ascesa e il declino del movimento rivoluzionario, ovvero attraverso l’investigazione di una serie di concetti «chiave» che nella comparazione concettuale in riferimento all’oggetto della ricerca si riveleranno utili alla ricostruzione di una diversa trama interpretativa dell’esperienza costituzionale inglese. Diritto naturale, definizione pattizia dell’obbligazione, Enlightenment, Secolarizzazione, ed infine, il pensiero costituzionale di Hobbes e Locke, e più in generale delle varie correnti del pensiero politico costituzionale presenti nel Seicento inglese, sono alcuni passaggi di questo percorso interpretativo che tenta di chiarire potenzialità e limiti della nuova epoca contraddistinta dal concetto di capacità costituente, ossia le potenzialità e i confini entro cui si muove il concetto pur sempre relativo di potere costituente

    La retorica della guerra e della pace negli scritti di Ralph Waldo Emerson

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    Questa ricerca si occupa della retorica della guerra e della pace negli scritti di Ralph Waldo Emerson. Da un punto di vista storico–culturale, difatti, questo studio inserisce Emerson nell’ambito dei movimenti di riforma – in particolare i movimenti per la pace - fioriti a Boston nella prima metà dell’Ottocento.Contrariamente a quanto si è fino a pochi anni fa pensato, Emerson, pur rimanendo indipendente da qualsiasi associazione, seguiva con interesse i dibattiti sulla pace e sulla schiavitù offrendo spunti di riflessione talvolta provocatori, ma sicuramente originali. Per quanto concerne l’aspetto prettamente letterario il lavoro ha origine dalla grande attrazione di Emerson per la guerra e qualsiasi forma di conflitto o di lotta, interesse che egli espone in maniera variegata, multiforme e talvolta contraddittoria. Per questo si cerca di fare chiarezza nell’enorme campo semantico della guerra creato da Emerson, un universo costellato da vari e, tra loro stessi, assai diversi impieghi dei termini bellici. Per far ciò ci si è avvalsi di una minuziosa analisi linguistica e dell’approfondimento del rapporto di Emerson con i suoi contemporanei, al fine di indagare sia i tratti condivisi con il periodo storico – culturale, sia quelli marcatamente più personali. Esplorando i lati più oscuri ed intricati della questione “bellica” sono emersi contemporaneamente, però, anche elementi legati ad un aspetto meno conosciuto del pensiero di Emerson, il lato più “pacifico”, affatto secondario e strettamente intrecciato, come si vedrà, all’attrazione per la guerra in tutte le sue forme. E’ questo, in realtà, l’aspetto che si vuole evidenziare e investigare a fondo, e per far ciò ci si è rivolti ad un metodologia interpretativa proveniente dai Peace Studies, un ambito accademico multidisciplinare che si studia i meccanismi strutturali sottesi alle varie forme di conflitto e tenta di scorgere i motivi alla base delle molteplici manifestazioni di violenza. Se applicato alla letteratura, questo tipo di approccio consente di scoprire, come afferma Laurence Lerner, “how far militarism informs our conceptualizing of other experiences”, al fine di determinare fino a che punto tutto ciò che viene presentato in termini di scontro celi davvero una volontà reale di lotta o si avvalga, invece, di una retorica della guerra per rappresentare battaglie metaforiche, morali o spirituali. Studiato sotto questa nuova luce, il pensiero di Emerson non solo ha assunto sfumature nuove, originali ed interessanti, ma si è aperto a nuove strade che sono arrivate a mete inaspettate. Difatti il suo discorso sulla guerra e sulla pace non solo si è rivelato estremamente attuale, ma ha mostrato ancor più le sue potenzialità quando messo in relazione con Foucault e Gandhi, personalità molto diverse tra di loro che hanno indagato, in maniera approfondita e articolata, la natura e la struttura dei concetti di guerra e di pace. In uno scenario contemporaneo come il nostro, dilaniato da conflitti politici, sociali e culturali, sembra sempre più difficile individuare una soluzione concreta che aiuti a gestire le divergenze e le differenze in modo costruttivo, e il pensiero di Emerson offre sicuramente un punto di vista degno di attenzione. La prima parte del lavoro inserisce Emerson nel suo contesto storico, sociale e culturale. Si entra poi nel vivo della questione, con un’analisi testuale che si addentra nell’universo bellico emersoniano e che tenta di cogliere le varie sfumature al suo interno e il tipo di legame che intercorre tra i concetti di guerra e di pace.Correlata alla retorica della guerra segue una parte dedicata alla più ampia retorica del potere, dalla cui ricerca Emerson appare realmente ossessionato. Quando arriva la guerra civile, per Emerson il momento si configura estremamente critico non solo da un punto di vista politico e sociale ma anche personale, perché l’evento storico determina uno scontro drammatico tra le sue considerazioni filosofiche sulla guerra e la guerra reale. I Journals ci conducono invece in un viaggio molto affascinante nel mondo interiore di Emerson, quel “Wide World”, come egli lo chiama, che non appare nelle opere pubblicate ma che egli abita, vive e trascrive ogni giorno -dall'adolescenza fino a poco prima della sua morte - con costanza, passione e dedizione. Nel mondo dei suoi diari, abitato da pensieri, dubbi, citazioni e riflessioni, scopriamo un Emerson più autentico, in alcuni momenti più inquieto e dubbioso di quanto si possa immaginare, senza il quale però avremmo una visione soltanto parziale del suo pensiero e della sua personalità. La seconda parte della tesi fa interagire Emerson con due personaggi contemporanei: Foucault e Gandhi, due universi lontani che in alcuni punti si intersecano però con il mondo di Emerson, generando prospettive dalle quali il suo pensiero, che per natura e per scelta rimane a tratti oscuro e indefinito, trae beneficio. Ad Emerson Foucault è vicino per le sue riflessioni sul potere e sulla guerra vista come paradigma fondante sia delle relazioni inter-personali, sia del rapporto tra individuo e società. Emerson si dimostra però molto vicino anche a Gandhi, alla sua idea di pace e alla sua filosofia della nonviolenza e, come solo lui può fare, questo secondo aspetto del suo pensiero non entra in contraddizione con quello che lo avvicina a Foucault, ma risulta ad esso complementare. Soprattutto, sia il confronto con Foucault che quello con Gandhi, oltre a rivelare somiglianze e differenze tra i vari autori, si mostra proficuo per un discorso attuale sulla conflittualità, sulla guerra e sulla pace, un argomento su cui abbiamo estrema necessità di andare a fondo e su cui Emerson ha molto da dirci. E’ la parte che dà ragione, forse, alla tesi stessa, in quanto svela i motivi dell’importanza di uno studio su Emerson a più di due secoli dalla sua nascita

    Le esperienze di colpa: il ruolo dell’altruismo e del rispetto delle norme sociali

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    Da alcuni anni lo studio dei fondamenti psicologici e neurobiologici delle emozioni morali sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Al di là delle ragioni di ciò, della difficoltà ad indagare tali aspetti della mente o nella maggiore rilevanza data alle questioni etiche nelle società occidentali, è opinione condivisa che l’esperienza o l’evitamento di stati affettivi negativi connessi alla sfera morale, come la colpa e la vergogna, caratterizzano molti momenti della nostra vita. L’esperienza comune suggerisce anche che questi stati affettivi possono favorire o meno l’adattamento dell’individuo a norme morali e culturali di una società, influenzandone giudizi, decisioni e atteggiamenti. Il senso di colpa per molti autori è l’emozione maggiormente connessa alla sfera morale; il suo coinvolgimento nel dominio morale è dimostrato da precisi dati sperimentali, anche se la ricerca non ha ancora chiarito se siano le emozioni morali a condizionare il ragionamento etico, o se da esso siano influenzate. Moll, de Oliveira-Souza, e Eslinger (2003), durante la misurazione dell’attività cerebrale di soggetti che emettevano giudizi morali, hanno evidenziato che, oltre alle aree cerebrali generalmente attive nella presa di decisione, vi è un’attivazione delle aree associate a risposte emotive. Risultati simili sono stati riportati anche da Berthoz e collaboratori (2002) e da Greene e collaboratori (2001). Tuttavia, sono necessari studi più approfonditi per comprendere quale sia il legame causale tra moralità ed emozioni. La presente tesi analizza e riassume la letteratura sul senso di colpa e fornisce un contributo sperimentale con lo scopo di ampliare le conoscenze su questa emozione e sulle tecniche utilizzate per indurla sperimentalmente. La rassegna della letteratura evidenzia il contrapporsi di teorie molto diverse. Da un lato si enfatizza la distruttività che il senso di colpa ha per l’individuo, infliggendogli punizioni e dolori per i propri sbagli fino a sfociare nella psicopatologia; dall’altro lo si descrive come un’emozione “amica”, che motiva gli esseri umani verso comportamenti adattivi alle regole sociali e culturali. Recentemente sono stati proposti alcuni modelli che cercano di integrare gli opposti punti di vista. Gli esperimenti di questa tesi cercheranno di fornire supporto empirico al recente Modello delle Due Colpe. Conoscere meglio questa emozione, il modo in cui agisce sulla moralità degli esseri umani e, di conseguenza, sulla loro vita, e comprendere i processi che guidano gli esseri umani quando sono di fronte a dilemmi etici è particolarmente interessante nell’epoca attuale in cui temi delicati, come l’aborto, l’eutanasia, la riproduzione assistita e la clonazione, sono sempre più presenti nella vita di tutti noi. Tuttavia l’interesse su questo argomento ha origine principalmente dalla considerazione della rilevanza che questa emozione ha per il mantenimento del benessere psicologico degli individui. La colpa sembra avere un ruolo educativo nel processo di sviluppo morale dei bambini per il suo carattere punitivo associato alle trasgressioni. Aiuta ad apprendere alcuni concetti chiave della moralità, quali libertà, giustizia, rispetto e dignità, fondamentali per un’efficace integrazione nella comunità. L’importante funzione di motivare le persone ad aderire alle norme culturali consente alle collettività di mantenere un ordine sociale nonché salde relazioni tra i membri del proprio gruppo di appartenenza. Anche in ambito clinico l’argomento ha un notevole interesse, testimoniato dalla rilevanza che hanno le norme morali, ed in particolare il senso di colpa, in alcune patologie. Il ruolo di un esagerato senso di responsabilità, o di colpa per l’origine ed il mantenimento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è stato enfatizzato da diversi autori (Salkovskis, 1985, 1989; Rachman, 1993; Mancini & Gangemi, 2004; Mancini, D’Olimpo & Cieri, 2004). Inoltre, facendo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali (DSM-IV-TR; APA, 2000) è possibile riscontrare come la presenza di sentimenti di colpa “eccessivi o inappropriati” è uno dei nove criteri diagnostici riportati per l’episodio depressivo maggiore. Il senso di colpa sembra essere un fattore determinante anche in altri disturbi che successivamente, nel corso di questa rassegna, prenderemo in considerazione al fine di darne una visione più ampia e dettagliata

    Il principio di non-refoulement

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    The principe of non-refoulement, established by Article 33 of the 1951 Geneva Convention Relating to the Status of Refugees, has received recently more attention due to several cases of interception of migrants on the high seas. Its implementation deserves a deep analysis: through the ECHR Case Law and the IACHR Case Law related to violations of the norm concerning the prohibition of torture, the principle of non-refoulement can be applied indirectly. Furthermore, also in the EU Law, it is regarded as the cornerstone of the Refugee Law. The extraterritorial application of the principle and the jus cogens nature of the norm concerning the prohibition of torture pave the way for the jus cogens nature of the norm concerning the non-rofulement

    A Research on the Conservation of the Spirit of Place (genius loci), Case Study: Mustafapasa (Sinasos) in Cappadocia

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    La complessità degli insediamenti storici richiede una profonda comprensione di tutti i tipi di valori come anche delle relazioni fra gli stessi. Siccome lo ‘spirito del luogo’ non può essere spiegato solo come la somma delle caratteristiche del luogo, le nuove metodologie applicate alla conoscenza degli insediamenti storici, che sono più ampi rispetto alla 'conservazione’ dei diversi valori d’insieme, sono cercate nella disciplina del restauro architettonico. In questa tesi, l’obiettivo è quello di sviluppare un metodo adeguato alla conservazione dei diversi tipi di valori d’insieme; in altre parole, la conservazione dello spirito del luogo. L’insediamento di Mustafapaşa in Cappadocia è considerato un caso di studio pertinente poiché ha valori architettonici e storici distintivi, insieme con l’unicità del suo paesaggio

    Questioni epistemologiche nella scienza della natura dell'ultimo Kant

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    The research advances an interpretation of the ‘flexible’ nature of Kantian space and time, conceived as forms of intuition and formal intuitions. This nature is determined by their dependence on the synthetic activity that plays a crucial role not only in the principles of pure understanding and the metaphysical foundations of natural science, but also in mathematics as well as in its procedure, namely construction. Secondly, the research analysed how Kant employed and determined space and time as formal intuitions in the "Metaphysical Foundations of Natural Science" by means of a conception of algebra as a heuristic self-expanding science enabling the determination of space depending on a chosen arbitrary variable. I applied this view to Kant’s cosmology concerning the expanding universe, conceived as a whole, and I gave a brief account of the influence that this model produced in the twentieth century. In Chapter 3, I approached the epistemological questions of any possible account of a totality arising from this model. I highlighted the importance of the "Critique of Judgement" in order to answer this question, by emphasising the epistemological and the ontological implications of conceiving physical entities in terms of part-whole relations. I found of great relevance for this purpose Kant’s employment of the concept of the technique of nature. Chapter 4 deals with the historical context and the framework of natural science that influenced Kant’s view of mathematics as the instrument of reason to ground physics. I analysed some of Kant’s scientific sources (Lavoisier, Herschel and Lichtenberg) for both his cosmology and his conception of natural science and I showed Kant’s acquaintance with experimental sciences and technology of the 18th century. Chapter 5 examines Kant’s argument of the aether’s proof as presented in the "Opus postumum". This part of the research shows that, according to Kant: 1) this is an indirect proof; 2) given certain philosphical and mathematical foundations, the all of matter can be determined and anticipated; 3) what Kant called the collective unity of experience and the collective universality of experience are profoundly related to the principle 'forma dat esse rei'; 4) what is real is identified with mutual active interactions among forces and particles that must be presupposed in order to determine the all-pervading cosmic matter. The Appendix of the thesis aims to give an account of Kant’s influence on contemporary philosphy of science and epistemology, especially on a possible transcendental approach to objectivity. The most significant contribution for further research is contained in the first section. This last part of the research was inspired by the reading of "Symmetries in Physics" (2003) and "Constituting Objectivity" (2009).Sapienza, University of Rom

    Effetti delle incertezze intrinseche ed epistemiche sulla risposta sismica degli aggregati edilizi: formulazione analitica di una procedura non lineare e relativi studi di sensitività

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    I centri storici sono comunemente il risultato di una serie di eventi succedutisi nel tempo che danno luogo a una stratificazione temporale e spaziale di sistemi aggregativi di costruzioni che presentano, agli occhi dell’analista strutturale, una profonda complessità che rende ardua la valutazione della loro vulnerabilità sismica.. Per la prima volta, nel 2003, l’OPCM 3274 introduce il concetto di aggregato edilizio, proponendo un metodo di riconoscimento delle sue Unità Strutturali, nonché di modellazione ed analisi di queste, fondato sulla consapevolezza che “in questi casi lo studio assume una natura convenzionale”. Nonostante ciò, si fornisce al professionista uno strumento agevole per gestire tale complessità, attraverso una serie di ipotesi semplificative, al tempo stesso imponendo, però, il ricorso all’analisi non lineare di ogni singola Unità Strutturale. Essendo la normativa di natura prestazionale, essa non fornisce indicazioni su come eseguire tale analisi. Il lavoro di questa tesi di dottorato parte esattamente da questo punto. Il primo obiettivo è stato, infatti, di sviluppare uno strumento per l’analisi del comportamento globale degli aggregati edilizi in campo non lineare, descrivendo attraverso un algoritmo implementato successivamente in un codice di calcolo, tutti gli aspetti che definiscono il rischio: dalla definizione della domanda, attraverso l’esecuzione di analisi modali semplificate, fino alla valutazione della capacità dei maschi murari, dei piani e dell’intera Unità Strutturale. La verifica viene quindi eseguita in termini di spostamento e, dal confronto con metodi superiori di analisi, si è potuto verificare che l’esito delle valutazioni col metodo sviluppato dà sempre luogo a risultati soddisfacenti. Nello sviluppo di questo lavoro si sono approfonditi anche altri aspetti rilevanti per la modellazione. Fra questi, di notevole interesse sono: a) l’effetto dell’incertezza epistemica (livello di conoscenza) sulla descrizione del meccanismo resistente di maschi murari, di taglio o di pressoflessione, b) l’effetto dei dettagli costruttivi (ammorsamento) sulle capacità dei maschi murari nel loro funzionamento nel piano, c) l’efficacia di tecniche di intervento per migliorare l’aspetto precedente, d) la modellazione esplicita della rigidezza nel piano del solaio. Il passo successivo è stato quello di inserire all’interno del framework sopra sviluppato la possibilità di tener conto delle varie sorgenti di incertezza derivanti dalla fase conoscitiva e che possono riguardare la geometria, i dettagli costruttivi e le proprietà dei v | materiali. Il pregio, infatti, di aver sviluppato una procedura interamente analitica, consente di assegnare ad ogni variabile in gioco una distribuzione probabilistica che ne rifletta le incertezze, sia di natura intrinseca sia di natura epistemica. Lo strumento così ottenuto consente di eseguire analisi Monte Carlo su qualsiasi Unità Strutturale di un aggregato edilizio, ottenendo come risultato la distribuzione probabilistica delle grandezze di interesse per la valutazione, nonché la sensitività di queste rispetto alle variabili di base. Lo studio sviluppato si ritiene di grande utilità, non solo perché consente di orientare gli approfondimenti della fase diagnostica sulle variabili con maggior peso sulla risposta, ma anche perché rappresenta un primo passo verso la definizione di tecniche di valutazione della sicurezza sismica che tengano conto delle varie incertezze che emergono nel corso del processo stesso

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