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STUDIO PROSPETTICO SU CASI CLINICI CON L’IMPIEGO SIMULTANEO DI NEURONAVIGATORE ED ENDOSCOPIO
Studio prospettico su una serie di 19 pazienti affetti da patologie intraventricolari o del basicranio approcciabili con metodica endoscopica. Scopo della trattazione è verificare quale tecnica di neuronavigazione, ottica od elettromagnetica, sia più adatta all’endoscopia trasfenoidale-transnasale e quale all’endoscopia transventricolare. Vengono, inoltre, valutati altri parametri quali gli eventuali allungamenti dei tempi operatori, l’ingombro sterico in sala operatoria ed i costi di gestione delle metodiche. Tramite la descrizione di alcuni casi clinici esplicativi vengono, infine, delucidate le tecniche impiegate, il layout di sala operatoria e l’utilità delle metodiche di navigazione nei casi specifici. Al termine dello studio si evince come la neuronavigazione di tipo ottico sia più idonea all’endoscopia transnasale, mentre quella di tipo magnetico si adatti meglio all’endoscopia transventricolare sfruttandone appieno le migliorie introdotte negli ultimi anni
SHANGHAI PUDONG - UNA OPPORTUNITA MANCATA DI CINA DELLE METROPOLI
The development of the Pudong New District in Shanghai has missed the opportunity to introduce an innovative and inspirational urban model for cities around the world. This study investigates the aesthetic and influential role of Pudong as an urban environment and as a global model for new metropolitan China.
The Pudong New District in Shanghai was conceived to be an excellent model for Chinese city planning, and has served as influence to many other Chinese cities. It directly corresponds with successful urban development criterion defined by Chinese authorities and is also located within one of the most populated and developed cities in mainland China. Located along the east side of the Huangpu River, Pudong covers a territory area of 1210 square kilometers(almost 1/5 of the total municipality area of Shanghai), with a population of 5 millions(2010), and its gross domestic product amounts to an estimated 53.98 billion US dollars, ranking the 72nd in the world if regarded as a country. However, despite extensive planning and promotion by the government, the actual urban growth of Pudong resulted in a disagreeable, or failed, urban environment.
The study of Pudong is able to capture how the contemporary Chinese city is configured, constructed, and realized because it parallels the progression of Chinese urbanization policy. The transformation of Pudong, from docks and farmlands into a vibrant metropolis since the late 1980s, serves as one of the best examples of the large-scale urbanization process in China and of Chinese government achievements.
Although building a modern urban China was part of Pudong’s original vision, its design relied heavily on conventional urban models borrowed from the West. Little consideration was given to the aesthetic presence of urban space, the Chinese tradition, or to the vernacular architecture in the design plan. Due to the lack in experience constructing modern cities and to different values regarding the importance of design, urban management largely substituted urban design in Pudong.
For example, urban design criteria were established based on economists with quantitative parameters, rather than by designers with qualitative parameters. The changes in Pudong started with the reform of the existing economic system. The replacement of a controlled-economy by a market-based economy led to essential transformations. However, the positive economic changes weakly addressed the transformation of the environment and failed to incorporate tradition and vernacular aesthetics into the urban design.
The success of Pudong appears more in the financial statistics than in the condition of urban living. It is evident in observing the district today that the beauty, or the experience of living in the environment, was not regarded as fundamental in its design. This absence of aesthetic, or qualitative parameters, is directly responsible for the production of unpleasant spaces and of out-of-context, disproportionate buildings. The lack of the aesthetic, or experiential, consideration created an environment that cannot meet people’s requirement for beautiful urban surroundings. As a conclusion, the district of Pudong missed in the opportunity to build an essential, successful urban model for new urban China. Up to the moment of this research, China continues to experience rapid economic and urban growth without any sign of interruption; thus the study of Pudong will prove its essential value in preventing failures and leading to improvements in future Chinese urban developments.
Oggi possiamo affermare che lo sviluppo del settore di Pudong a Shanghai ha perso l'opportunità di introdurre un modello urbano innovativo e ispirante per tutte le altre città globali. Questa ricerca indaga il ruolo estetico e influente di Pudong, come ambiente urbano e come modello globale per la metropoli cinese contemporanea.
Il quartiere Pudong di Shanghai è stato concepito per essere un modello di pianificazione per la metropoli cinese, ed ha avuto certamente influenza sulla pianificazione di molte altre città cinesi, considerando anche la sua collocazione, sul fiume Huangpu, esattamente di fronte al quartiere storico (e storicamente più internazionale) del Bund di Shanghai, metropoli tra le più popolate e sviluppate della Cina continentale. Esso corrisponde in modo esatto e diretto al criterio di uno sviluppo urbano di successo, definito dalle autorità cinesi. Situato dunque lungo il lato est del fiume Huangpu, Pudong si sviluppa su una superficie territoriale di 1210 chilometri quadrati (quasi 1/5 della municipalità di Shanghai), con una popolazione dichiarata di 5 milioni di abitanti (2010) e un prodotto interno lordo stimato di 53,98 miliardi di Dollari USA, si posiziona al 72° posto nel mondo, se considerato come regione urbana. Tuttavia, nonostante l’ampia, articolata pianificazione e la forte promozione da parte del governo, la crescita urbana effettiva di Pudong ha prodotto un ambiente urbano poco vitale, poco gradevole, poco integrato e, in definitiva, fallito.
L’osservazione di Pudong permette, a nostro avviso, di cogliere come la città contemporanea cinese sia configurata, costruita e realizzata, considerando l’andamento parallelo, e a tratti coincidente, della crescita di questo business district globale e la progressione delle politiche di urbanizzazione in Cina. La trasformazione di Pudong, dai pontili fluviali e dalle coltivazioni originarie alla metropoli vibrante ed ambiziosa dalla fine degli anni ottanta, costituisce un caso studio privilegiato per analizzare l’esteso processo di urbanizzazione in Cina e i risultati di pianificazione conseguiti dal governo cinese.
Anche se alla base della visione iniziale del planning di Pudong vi è l’idea della costruzione della metropoli cinese contemporanea, il suo design è ancora solidamente appoggiato su modelli urbani convenzionali occidentali. Poca considerazione viene data all’immagine della città, alla tradizione cinese o, eventualmente, all'architettura vernacolare a cui ispirare il piano di design. A causa di una innegabile lacuna nell’esperienza della costruzione della città moderna e post moderna e dei diversi pesi attribuiti al plus valore del design urbano, possiamo affermare che nella costruzione di Pudong la gestione urbana ha in gran parte sostituito la progettazione urbana.
Ad esempio, i criteri di progettazione urbana sono stati stabiliti su basi economiche di parametri quantitativi, piuttosto che da designer, sulla base di un equilibrio tra parametri quantitativi e parametri qualitativi. La fase di transizione di Pudong inizia con la riforma del sistema economico esistente, attraverso la quale l’economia controllata è sostituita dall’economia basata sul mercato. Tuttavia, a causa della dimensione e della rapidità dei primi effetti positivi delle riforme economiche, si è affrontata la trasformazione dell'habitat come fattore di sviluppo secondario, e non si è riusciti ad integrare sin dalle fasi iniziali del nuovo sviluppo globale le strutture e le estetiche tradizionali nella concezione dello spazio abitato.
Il successo di Pudong appare più nelle statistiche finanziarie che nelle condizioni reali della vita urbana. E’ oggi evidente, nell'osservazione di questo settore urbano, che la bellezza o l'esperienza dell’appropriazione personale dell’ambiente urbano non siano considerate tra gli aspetti fondanti del suo design. Questa assenza di parametri estetici, o qualitativi, è direttamente collegata alla produzione massiccia di spazi urbani sgradevoli e, in sostanza, sbagliati in termini di vitalità, di contestualizzazione e di interscalarità. La mancanza di un lavoro sistematico sulla definizione ed applicazione di nuovi parametri utili a controllare l’estetica e l’esperienza della città contemporanea ha prodotto un ambiente che oggi ancora non soddisfa la domanda, reale, spesso implicita e assai diffusa, di un ambiente urbano che sia bello da vivere.
In conclusione, il settore urbano di Pudong ha perso la sua occasione di costruire innovazione attraverso un modello urbano di successo per la nuova metropoli globale della Cina contemporanea. Fino al momento iniziale di questa ricerca, la Cina contemporanea sperimenta una crescita economica e urbana senza confronti, che sembra non mostrare alcun segno di interruzione o cedimento. Di qui, l’attualità di uno studio su Pudong, che pensiamo possa contribuire a prevenire i danni territoriali e sociali qui considerati e, nel contempo, possa costruire profondità e visione per lo sviluppo urbano cinese futuro
“La Biblioteca di Babele”. Risorse intangibili e reti di pratiche nelle organizzazioni ad alta intensità di conoscenza
La tesi riporta gli esiti della ricerca condotta nell’ambito del dottorato in “Sistemi Sociali, Organizzazione e Analisi delle Politiche Pubbliche” ed ha per obiettivo lo studio di come un´organizzazione ad alta intensità di conoscenza produce, sedimenta, utilizza, condivide, e rende disponibili le informazioni e le conoscenze che le sono necessarie.
La ricerca si propone di studiare il tema attingendo al contributo di alcuni filoni di studio che negli ultimi anni hanno visto autori di estrazione teorica diversa osservare la conoscenza attraverso diverse “lenti teoriche”, così come definite in alcuni recenti interventi di ricostruzione di tali approcci (Nicolini 2009; Gherardi 2009b; Gherardi, Corradi, Verzelloni 2010). In particolare, gli approcci utilizzati sono di due tipi: da una parte quello che deriva dall'economia della conoscenza che concettualizza la conoscenza come risorsa (in cui, tra gli altri, si annoverano i lavori di autori quali Foray, Rullani, Drucker, Edvinsson, Stewart, Sanchez, nonché alcuni studi e ricerche promossi dalla Commissione Europea), dall'altra quello che proviene dagli studi sulla conoscenza come pratica e sulle pratiche di apprendimento situate nelle organizzazioni (in cui si sono cimentati, tra gli altri, autori quali Gherardi, Nicolini, Schatzki, Suchman, Hutchins, Lave, Wenger, Latour, etc). Nel lavoro viene indagata sia la conoscenza intesa come asset delle organizzazioni che può essere reso tangibile, codificato e utilizzato, secondo il primo approccio che partendo dal knowledge management arriva all’accounting degli asset intangibili e del capitale intellettuale; sia la conoscenza come processo, secondo l’ampio approccio che è possibile ricondurre alla categoria dei Practice Based Studies che intende la conoscenza come qualcosa che, oltre a essere in parte razionalizzabile e cristallizzabile in strutture, oggetti e dati, è conoscenza personale dei soggetti (Polanyi, 1966), inscindibile da essi, esito mutevole della loro partecipazione e interazione nelle pratiche.
L’oggetto di studio è la conoscenza nelle organizzazioni che si caratterizzano per farne un uso intenso (per questo definite in letteratura “organizzazioni ad alta intensità di conoscenza”), che la usano sia come materia prima che viene trasformata, sia come fattore di trasformazione, sia come prodotto dei processi lavorativi (Alvesson 1993; Davenport, Prusak 1998; Drucker 1999; Rullani 2004; Butera 2008). Si tratta di organizzazioni in cui la conoscenza è fattore produttivo tout court, ed in cui conoscere è lavorare e usare conoscenza (Gherardi, Bruni 2007). Più in particolare, il lavoro di ricerca analizza il modo, in cui in tali tipologie di organizzazioni, le conoscenze individuali e organizzative si creano e sono sottoposte a meccanismi di razionalizzazione e di appropriazione, si formano le reti di pratiche e quali sono gli attori umani (e “non umani” nell´accezione di Callon 1986; Latour 2005, 2007) che le popolano, l’organizzazione usa e comunica la conoscenza che ha di sé dispiegata in numerose fonti e luoghi (persone, infrastrutture di conoscenza, procedure, dati, oggetti, testi, discorsi, pratiche).
Il contesto su cui lo studio si concentra è quello delle “Higher Education Organizations”, ovvero delle organizzazioni universitarie considerate come organizzazioni ad alta intensità di conoscenza, e dunque particolarmente rappresentative dei processi di creazione, diffusione, apprendimento e sedimentazione della conoscenza. Il campo della ricerca è una Facoltà universitaria nella quale lo studio della conoscenza come risorsa e come asset è stato condotto con un approccio che si può definire hard, derivato dall’economia della conoscenza e dalle recenti teorie ed esperienze manageriali in materia, ovvero, mutuando delle categorie proposte da Cooper e Law (1995), ricorrendo ad una visione “distale” che tende a privilegiare gli aspetti “discreti”, la stabilità e la materialità, le strutture e le tassonomie. Per indagare l’aspetto della conoscenza e dell’apprendimento come pratica sociale, situata, distribuita, la Facoltà campo di indagine è stata invece studiata con un approccio soft che si avvale di metodologie di analisi qualitative, ovvero adottando una visione “prossimale” in grado di prendere in considerazione gli aspetti “continui”, l’instabilità e la mutevolezza, la dinamicità e la fluidità.
Nell’elaborazione teorica e nello studio di campo si è cercato di dare risposte a domande quali: con quali visioni, approcci e metodi studiare il tema della conoscenza e delle reti attraverso cui fluisce? Come si crea e si condivide conoscenza e come avviene l’apprendimento nelle “organizzazioni ad alta intensità di conoscenza” e negli “ambienti tecnologicamente densi”? In che modo avvengono i processi di oggettivazione ed i processi di personalizzazione della conoscenza? Cosa si perde quando si codifica, standardizza e classifica la conoscenza?
A tali domande ne vanno aggiunte alcune più generali di carattere epistemologico. Parafrasando l’affermazione di L. Wittgenstein (1953) “il nostro mondo coincide con il nostro linguaggio”, non c’è conoscenza al di fuori di quella che possiamo comunicare con un linguaggio, oppure riecheggiando M. Polanyi (1958, 1966) “possiamo conoscere più di quello che possiamo esprimere”? Come per “Funes el memorioso” di J.L. Borges (1956), “troppa memoria uccide la fantasia”, ovvero la conservazione e la gestione delle conoscenze già possedute da un’organizzazione penalizzano la creazione e l’innovazione?
Dopo aver affrontato il tema della conoscenza nelle organizzazioni nelle sue molteplici ed in alcuni casi contrapposte accezioni teoriche, come ad esempio la concezione interazionista e sociale della conoscenza rispetto a quella cognitivista, la concezione materiale rispetto a quella processuale, il punto di vista e l’interesse economico o sociale, la ricerca ha consentito di rilevare come sul campo le prospettive sulla conoscenza proposte dai diversi filoni di studio, così come gli approcci quantitativi e qualitativi, si intrecciano e si ibridano; come la conoscenza, codificata e standardizzata in dati ed indicatori ed incorporata in infrastrutture, secondo la prospettiva che tende a privilegiare gli aspetti di razionalizzazione e sistematizzazione, e che più facilmente è avvicinabile con approcci quantitativi, si intreccia e confonde con la conoscenza tacita sfuggente alle cristallizzazioni e classificazioni ed esito della partecipazione ed interazione degli attori nelle pratiche, che non può che essere studiata se non attraverso l’integrazione con l’approccio qualitativo delle etnografie organizzative.
La tesi si articola in due parti. La prima (capitoli 1, 2 e 3) pone il tema della conoscenza delle organizzazioni, definisce le organizzazioni ad alta intensità di conoscenza, riporta un approfondimento su alcuni dei principali filoni di studio che hanno affrontato il tema. Nella seconda parte (capitoli 4, 5, 6) è presentata la ricerca sul campo, condotta nell’ambito delle Higher Education Organizations, e vengono descritte le diverse manifestazioni della conoscenza in una facoltà universitaria
La ceramica a vernice nera in Campania settentrionale tra IV e III sec. a.C.: il caso di Teano
TECNICHE INNOVATIVE PER L'INDIVIDUAZIONE AUTOMATICA DEGLI OGGETTI SULLE IMMAGINI SATELLITARI
Implementazione di tecniche innovative quali la morfologia matematica, la template matching, i momenti invarianti e le reti neurali, nell'individuazione degli oggetti presenti nelle immagini satellitari a media, alta e altissima risoluzione spaziale.Implementazione di tecniche innovative quali la morfologia matematica, la template matching, i momenti invarianti e le reti neurali, nell'individuazione degli oggetti presenti nelle immagini satellitari a media, alta e altissima risoluzione spaziale.Sezione San Marco del DIAEE (Dipartimento di Ingegneria Astronautica, Elettrica ed Energetic
AEROELASTICITY OF SUSPENSION BRIDGES USING NONLINEAR AERODYNAMICS AND GEOMETRICALLY EXACT STRUCTURAL MODELS
Wind-induced vibration in super-long-span bridges is a major concern for the designers. There is a need to enhance the structural design technology, through improved computational capabilities, a critical step for a better understanding of fluid-flow physics that induce vibration and fluid- structure dynamics of flexible bridges. The design of bridges with spans significantly longer than those existing today is quite challenging. To refine the computational tools required for such bridges, a multi- disciplinary research effort devoted to the advanced modeling of flexible long-span suspension bridges is proposed. These structures exhibit an aeroelastic behavior quite different from conventional bridges.
In the present work, a fully nonlinear model of suspension bridges parameterized by one single space coordinate is proposed to describe the overall three-dimensional motion. The nonlinear equations of motion are obtained via a direct Lagrangian formulation and the kinematics, for the deck-girder and the suspension cables, feature the finite displacements of the associated base lines and the flexural and torsional finite rotations of the deck cross sections. The strain-displacement relationships for the generalized strain parameters - the cable elongations, the deck elongation, and the three curvatures - retain the full geometric nonlinearities. The nonlinear aerodynamic characteristics of the boxed sharp-edge cross section of the Danish Great Belt Bridge are investigated by using two state-of-the-art computational methods, the k-ϵ turbulence model implemented in FLUENT-ANSYS to solve the Reynolds Averaged Navier Stokes (RANS) equations and the Navier Stokes (NS) discrete-vortex method implemented in DVMFLOW-COWI. The computational fluid dynamics tools have been used to develop computationally efficient unsteady aerodynamic models taking into account viscous effects, including flow separation and boundary layer thickening, treated using Reduced-Order Models (ROMs). Frequency-domain representations of the aerodynamic loads in terms of flutter derivatives are obtained for selected values of the wind initial angle of attack. Consequently, nonlinear indicial functions are derived for these angles and incorporated into the proposed ROMs. As a result, a fully nonlinear coupled fluid-structure model for suspension bridges is assembled to study the nonlinear static and dynamic behavior thus addressing problems of static aeroelastic stability, such as torsional divergence, and dynamic aeroelastic instabilities, such as flutter and post-flutter. The geometrically exact formulation developed in this study lends itself naturally to parametric studies about the sensitivity of the static and dynamic limit states of the bridges with respect to variations of the characteristic structural parameters. In addition, the study addresses the dynamic response of the bridges under time- and space-dependent loading conditions due to time- and space-wise distributed gust
excitations as well as the study of the effects of spatial nonuniform wind distributions on the critical flutter condition. Finally, the post-flutter behavior is studied by using a continuation method to highlight the post-critical bifurcation scenarios and emphasize the complex nonlinear response of slender self-excited suspended structures
Biotechnological valorisation of agro-industrial wastes for the production of cellulases
This experimental work is embedded in a wider European-funded project named Etoile (FP7/2007-2013, Project n° 222331).
The aim of Etoile project was to develop a new integrated process where the two main wastes coming from olive oil traditional three-phase production process, the solid lignocellulosic olive pomace (OP) and the liquid olive oil mill waste water (OOMW), are exploited for the production of cellulolytic enzymes and bioethanol.More specifically, this experimental work was focused on the exploitation of the two selected wastes for the production of cellulase enzymes. In a first stage, olive pomace has been tested as a new low-cost inducer for the production of enzymes by the myceliar fungus Trichoderma reesei Rut-C30, in different cultural and metabolic conditions. Considering that OOMW may be present (as an entrainment) together with OP in the case of 3-phase processing or of drained alperujo, we also investigated the effect of that liquid residue and the effect some of the most representative OOMW polyphenols (vanillic acid, caffeic acid and tyrosol) on cellulase production. Olive pomace ahs also been tested as carbon source (after a thermochemical pretreatment) for the growth of the mold.
Finally, the ability of T. reesei to grow on and biotreat the olive oil mill waste water has been unsuccessfully tested
La finitura superficiale in Fused Deposition Modeling
Fused Deposition Modelling is a proven technology for the fabrication of both aesthetic and functional prototypes. The obtainable roughness is the most limiting aspect for its application. Indeed, the prediction of surface quality is an essential tool for the diffusion of this technology, in fact at product development stage, it allows to comply with design specifications and in process planning it is useful to determine manufacturing strategies. So a bidimensional model of the micro geometrical profile has been proposed, with the introduction of the measurement angle, the model has been extended to the third dimension. Because these models are not robust enough in predicting roughness parameters for all deposition angles, in particular for near horizontal walls. The neural networks have been used to determine roughness parameters models reliable over the entire part surface. By the utilization of an evaluation function the best solution has been found