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In Others’ Words: A Study of Italian Quotations in the Comparative Method of Qian Zhongshu
Chinese comparative literature has a great representative in the contemporary scholar and writer Qian Zhongshu (1910-1998). His comparative method tends to escape every categorization and his massive use of quotations in seven different foreign languages, main characteristic of his style, creates a collage of literary motives and genres that constitutes a fertile field for analysis to grasp the general principles of world literature, as outlined by the author.
Chinese scholars have established a discipline, the Qian Xue (Studies on Qian), that since the eighties of last century researches on Qian Zhongshu’s achievements and methodology and that plays an important role to get a full understanding of the author’s approach to writing and literature. The contribution of western scholarship is nevertheless a due and necessary investigation in the work of such a complex and varied literary production and a step that needs to be further developed, since western literature constitutes a great part of Qian’s thematic choices. The number of languages involved in the analysis and the huge number of cross references in Qian’s work require a set of skills of which this work tries to be a tiny, yet necessary, part, analysing the contribution of Italian literature to the comparative method of Qian Zhongshu.
The work tries to outline the threads that move Qian Zhongshu in the choice of authors and works that constitute, in quotation, the core of his method. As in a case study, through a punctual and meticulous analysis of all the Italian quotations that appear in Qian’s literary essays, the present study tries to answer questions on the necessity of such a consistent use of quotations and on the role that foreign literatures, with a focus on the Italian one, have in the definition of a comparative method that seems to be all-inclusive and difficult to grasp.
A deductive method is here aimed at in order to delineate the comparative method and the general principles that guide the author through the study and analysis of single quotations.
To seize an understanding of the principles that lead global literatures in an enhancement of mutual comprehension between countries and peoples seems a desirable yet unreal desire: Qian Zhongshu, through his use of quotations to establish a dialogue between different historical epochs and distant spatial settings, wants to demonstrate that this desire is, after all, attainable
Keystone Perforator Flap in Chirurgia Ricostruttiva: Evoluzione dei Lembi Fascio-Cutanei ad Isola. Studio Anatomo-fisiologico, Analisi Statistica ed Evoluzione della Tecnica Chirurgica.
Trattamento endovascolare degli aneurismi dell’aorta addominale, controllo ultrasonografico e TC a breve e medio termine, valutazione dei risultati e trattamento delle complicanze
Introduction: To date the contrast-enhanced CT scan is the recommended postoperative surveillance after endovascular aneurysm repair (EVAR). The radiation exposure and progressive renal function deleterious and cost improvement associated with this surveillance regimen represents the major problematic. We evaluated the safety and efficacy of new post-EVAR surveillance regimens.
Methods: From January 2007 to February 2010, 176 patients with abdominal aortic aneurysm (AAA) were enrolled to a prospective study to receive EVAR e subsequently a new post-EVAR surveillance regimens. An aneurysm-related morbidity (ARM) variable was calculated to include open conversion, any secondary intervention, limb thrombosis and migration, aneurysm rupture, renal morbidity and aneurysm-related death. The long-term freedom from ARM as a function of the presence or absence of any endoleak at 3, 15, and 21 months was analyzed. The instructions for use for aortic neck anatomy (>10 mm length, <32 mm diameter, <80° angulation) were followed.
Chi-Square tests for ARM data and time to event provided two-sided p values with a level of significance at 0.05 and all confidence interval (C.I.) at the 95% level. Survival curves for primary patency were plotted using Kaplan-Meier method.
Results: EVAR was done in 176 patients (mean follow-up, 25 +/- 19 months). Freedom from endoleak at 3 month was highly predictive (p < 0.0001) of reduced ARM and of reduced reinterventio (p 0.0002). Cumulative absence of endoleak at 15 year was associated with absence of reintervention. Eighteen patients required an additional intervention. The overall ARM that required reoperation was 14,3% (14 endoleak, 4 limb thrombosis, 2 femoral pseudoaneurysm, 1 surgical conversion). Six cases of renal failure with need of dialysis occurred.
Conclusions: Absence of endoleak at 3 months predicted greatly improved long-term freedom from ARM compared with early endoleak. A new EVAR surveillance regimen is recommended that modulates the intensity and frequency of postoperative imaging based on these early outcomes. In patients without early endoleak, the 3-15 months CT-scan surveillance is safe and efficacy, and 9-18 months ultrasound should be interposed for long-term surveillance >2 years. This reduced surveillance regimen seems to be appropriate and improve the patient safety. Also it reduces the cumulative contrast deleterious effects, radiation exposure and health care costs. Further studies are needed to validate the results
Mente e Materia. Fisiologia dell'anima nella tradizione galenica tardo-rinascimentale (1575-1625)
La tesi si sviluppa intorno alla diffusione ed alla tradizione del trattato galenico Quod animi mores nell'età tardo Rinascimentale. Dalla derivazione fisiologica degli stati psichici e delle scelte morali alla teoria degli elementi ed alla fisiognomica medica, il trattato di Galeno rappresenta l'esempio di un testo chiave della discussione scientifica e culturale della prima età moderna. Intorno a problemi da esso sollevati ruotano, infatti, le principali tesi dei medici e filosofi sulla natura della conoscenza - congenita o acquisita -, sul rapporto causale della fisiologia nei processi cognitivi, sulla libera determinazione delle scelte morali e sull'immortalità dell'anima. Per quanto riguarda l'esegesi rinascimentale, poi, si tratta di accettare o respingere l'intepretazione galenica del concetto di forma, radicalizzato dalla sperimentazione medica come pure da una piuttosto chiara adesione al materialismo. L'obiettivo della tesi si presenta, in tal senso, duplice: vagliare, da un lato, la ricezione del Quod animi mores in ambito medico-filosofico (con l'analisi delle opere di autori quali Juan Huarte de San Juan, Francesco Piccolomini, Nicolas de Nancel, Eustachio Rudio, Cesare Cremonini, Giovanni Battista Persona ed altri) e sottolineare, dall'altro, come il confronto maturato sul finire del XVI secolo tra le opinioni fisiologiche di Galeno, i dati acquisiti mediante l'indagine anatomica, la critica testuale e la rielaborazione della teoria del calore innato, preparassero il terreno per le discussioni e le problematiche successive relative al meccanicismo ed al rapporto mente-corp
L’esercizio del potere disciplinare ordinistico: analisi statistica ed esemplificazione casistica
La condotta illecita del sanitario può rilevare, oltre che dal punto di vista penalistico e civilistico, anche sotto il profilo disciplinare. Con l’iscrizione all’albo, infatti, il medico viene assoggettato al controllo ordinistico in base al DLCPS 233/1946, al DPR 221/1950 ed al Codice deontologico vigente. Detta attività di controllo è rivolta alla tutela degli interessi e del decoro della categoria professionale per sanzionare quei comportamenti che contrastano con la condotta richiesta dall’appartenenza alla categoria stessa. Partendo dall’analisi di 276 decisioni dell’Ordine dei Medici di Roma riguardanti le azioni disciplinari promosse nel biennio 2008-2009 e nei primi mesi del 2010 nei confronti di oltre 300 iscritti, gli Autori affrontano le criticità insite nelle varie fasi del procedimento disciplinare, analizzano la tipologia degli illeciti ed esaminano la criteriologia valutativa adottata dall’Ordine dei Medici. Dall’indagine emergono dati statisticamente significativi inerenti al sesso (netta predominanza del sesso maschile), all’età (poco coinvolti i soggetti al di sotto dei 40 anni e al di sopra di 65 anni) ed alle varie branche specialistiche interessate (più frequenti nell’ambito della Ginecologia ed Ostetricia, della Medicina Legale, della Psichiatria, delle varie branche chirurgiche e della medicina di base). Ulteriori spunti di riflessione pervengono dagli ambiti in cui possono concretizzarsi comportamenti astrattamente passibili di sanzioni disciplinari (spesso connessi ad ipotesi di responsabilità professionale, all’attività medico-legale e al rilascio delle certificazioni). Da non sottovalutare, inoltre, la frequente violazione dei doveri deontologici relativi al rapporto tra colleghi e ai doveri di collaborazione con l’Ordine. Lo studio ha, altresì, consentito di evidenziare che soltanto in una minoranza dei casi si è pervenuti al deferimento del sanitario e, quindi, all’apertura di un vero e proprio procedimento disciplinare (terminato poi, in quasi tutte le circostanze, con l’irrogazione di una sanzione). Nella maggior parte delle azioni disciplinari, infatti, all’esito della fase istruttoria è stato emesso un provvedimento di archiviazione. Ma non senza distinguo. Talvolta, infatti, anche nei provvedimenti di archiviazione l’Ordine ha ritenuto di dover invitare il sanitario ad un maggior rispetto dei doveri deontologici, indicando - in maniera esplicita e pur senza celebrare il procedimento - la sussistenza di un comportamento non perfettamente aderente al decoro professionale. Nel complesso, e salvo rare eccezioni, la casistica presa in esame descrive un’attività disciplinare serrata ed una criteriologia di giudizio sostanzialmente omogenea ed orientata al giusto rigore soprattutto in esecrabili fattispecie criminose. Sorprende, in particolare, il numero non indifferente di radiazioni dall’Albo comminate nell’arco temporale sottoposto al vaglio degli Autori; a dimostrazione che il corretto esercizio del potere disciplinare è inconciliabile con un miope corporativismo
I predittori individuali e ambientali del benessere in adolescenza
Il lavoro ho voluto dare un contributo alla promozione del benessere psicologico in adolescenza attraverso l’analisi dei complessi legami esistenti tra i fattori personali e sociali che possono favorire uno sviluppo positivo, considerandoli non isolatamente, ma all’interno di un unico modello di personalità. In particolare si è deciso sulla base della letteratura di prendere in considerazione: i tratti di estroversione e nevroticismo, l’autostima, il concetto di sé fisico, i comportamenti genitoriali di sostegno e controllo, le strategie di coping e la pratica di un’attività sportiva.
Dai risultati del lavoro che ha coinvolto complessivamente circa 1600 studenti sono apparsi due processi, uno che favorisce, l’altro che ostacola le percezioni di benessere del giovane. In particolare è emerso il ruolo chiave dell’autostima, che oltre ad essere il più forte predittore del benessere, riveste un importante ruolo di mediazione per le altre variabili
Indagine empirica su livelli di conoscenza, rappresentazioni ed esperienze didattiche degli studenti neo-diplomati dell'Università "Sapienza" di Roma
SAPIENZA - UNIVERSITÀ DI ROMA
DOTTORATO CONSORTILE IN PEDAGOGIA SPERIMENTALE – XXIV CICLO
Presentazione della tesi di dottorato di MILENA ROMBI
La conoscenza della storia del Novecento in uscita dalla scuola secondaria di II grado.
Un’indagine empirica sui livelli di conoscenza, rappresentazioni ed esperienze didattiche degli studenti neo-diplomati dell’Università “Sapienza”
Il nodo problematico da cui muove la ricerca è dato dalla percezione dell’esistenza di un vuoto di conoscenza a conclusione del ciclo di studi secondario superiore in ordine alla storia contemporanea, segnatamente di quella relativa alla seconda metà del Novecento. Vuoto di conoscenza che viene denunciato come particolarmente diffuso nonostante il mirato – e ormai non più recente – intervento legislativo con cui sono stati riformati i programmi al fine di “sancire il principio dell’inderogabilità di uno studio adeguato e approfondito della storia del XX secolo sino ai nostri giorni” (Decreto Ministero della Pubblica Istruzione n. 682, 4 novembre 1996).
L’esperienza maturata, come docente, nel campo specifico dell’insegnamento della storia nelle classi terminali delle scuole superiori, implementata dal confronto con numerosi storici contemporaneisti e dall’acquisizione degli esiti di sondaggi recenti sul rapporto dei giovani con l’apprendimento storico, è stata determinante nella messa a fuoco del problema. In particolare, ha consentito di rilevare e approfondire una palese contraddizione: da una parte è ampiamente riconosciuto il contributo che la storia più recente arreca ai fini della comprensione delle “radici del presente”, all’acquisizione di fondamentali competenze di cittadinanza attiva, all’orientamento critico nella complessità del reale; dall’altra si riscontra una diffusa disattenzione alla traduzione di queste finalità in concrete pratiche didattiche, che lascia evaso un bisogno di formazione sulla storia contemporanea non solo chiaramente esplicitato dalla normativa vigente, ma anche particolarmente avvertito dagli stessi studenti.
In considerazione del quadro problematico così delineato, la ricerca si prefigge di raccogliere elementi conoscitivi utili a delineare lo stato attuale dell’apprendimento della storia del Novecento al termine della scuola secondaria di II grado, fornendo un primo contributo alla ricognizione dell’esistente in un ambito disciplinare non ancora sottoposto a rilevazione empirica.
Per il raggiungimento di questa finalità sono stati definiti i seguenti obiettivi di ricerca:
• misurare i livelli di conoscenza della storia del Novecento raggiunti dagli studenti a conclusione della scuola secondaria di II grado;
• identificare le variabili di sfondo individuali e i fattori di contesto scolastico che esercitano maggiore influenza sulle prestazioni degli studenti;
• rilevare gli interessi, i punti di vista, le rappresentazioni degli studenti sulla storia del Novecento, con particolare attenzione alle fonti utilizzate per il suo apprendimento;
• acquisire le dichiarazioni degli studenti in merito alla qualità dell’offerta formativa e all’esperienza maturata nell’apprendimento scolastico della storia contemporanea.
Il lavoro di ricerca si è articolato in due fasi distinte, benchè tra loro strettamente connesse.
La prima fase, relativa all’indagine di sfondo, ha avuto come oggetto lo statuto epistemico della storia contemporanea, esplorato sia sul piano teorico che su quello pratico lungo i seguenti assi:
1. excursus storico-critico dei programmi di storia contemporanea emanati in Italia dall’Unità a oggi;
2. analisi dei curricoli di storia vigenti in cinque tra i più importanti Paesi dell’Unione Europea (Francia,
Germania, Inghilterra, Spagna, Paesi Bassi);
3. disamina degli esiti delle principali indagini osservative condotte sull’insegnamento/apprendimento
della storia negli ultimi decenni, in Italia e all’estero.
Il quadro teorico di riferimento è stato ricostruito attraverso un’accurata rassegna bibliografica, che ha incluso anche documenti informali, quali articoli di giornale e dossier pubblicati in alcuni siti web sulla storia contemporanea.
La seconda fase ha riguardato l’indagine empirica, il cui piano di sviluppo (ipotesi, campione, strumenti, metodologia, risultati) è illustrato all’interno della tesi in modo dettagliato, senza omettere i nodi problematici incontrati in itinere e le soluzioni di volta in volta adottate.
Per il raggiungimento degli obiettivi di ricerca sono stati messi a punto i seguenti strumenti di rilevazione:
• una prova oggettiva di profitto sulle rilevanze storiche del XX secolo, alla cui definizione ha concorso un panel di storici contemporaneisti e l’analisi comparativa dei 14 manuali di storia contemporanea più adottati nelle scuole superiori italiane. Tale prova è stata articolata in due parti simmetriche, relative rispettivamente alla prima e alla seconda metà del Novecento;
• un questionario studenti, volto alla rilevazione di un’articolata gamma di variabili individuali, di contesto e di processo da correlare agli esiti di apprendimento e da analizzare per descrivere le linee di tendenza delle preferenze e delle esperienze didattiche maturate dagli studenti nell’apprendimento della storia contemporanea.
Le dimensioni indagate dalla prova di profitto riguardano le conoscenze dichiarative sulla storia del Novecento, misurate attraverso 30 domande a scelta multipla semplice, 4 cloze test mirati, 8 tabelle cronologiche, mentre nel questionario le caratteristiche degli studenti e le variabili di sfondo (personali, motivazionali e scolastiche) sono state sondate attraverso 50 domande, prevalentemente strutturate.
Gli strumenti, costruiti e validati attraverso procedure di analisi di tipo statistico, sono stati somministrati a un campione di giudizio non probabilistico costituito da 793 studenti frequentanti nove Facoltà o Corsi di laurea della Università “Sapienza”, di cui 621 matricole diplomate nell’Esame di Stato 2010, in larghissima misura provenienti da indirizzi liceali.
I risultati della ricerca hanno posto in luce un ampio deficit di conoscenza in relazione alle vicende storiche riferibili alla seconda metà del Novecento: il numero di risposte sbagliate ammonta infatti al 57,3% del totale, con un tasso di omissioni molto elevato (15,7%). Di contro, gli studenti mostrano di possedere un bagaglio cognitivo più adeguato sugli eventi relativi alla prima metà del secolo (41,1% di risposte errate; 8,3% di risposte omesse). Questi esiti sono coerenti con quanto dichiarato dagli studenti in ordine al programma svolto nella classe terminale delle Superiori: sulla base dei dati raccolti, il 52% non ha studiato a scuola gli eventi storici successivi all’inizio della Guerra fredda, mentre oltre l’80% ha iniziato il programma con argomenti antecedenti la storia del XX secolo. Si può dunque affermare che la normativa scolastica, che prevede di riservare esclusivamente al Novecento l’insegnamento della storia nell’ultimo anno delle scuole superiori, risulta ancora ampiamente disattesa.
I risultati della prova di profitto appaiono ancor più deludenti se posti in relazione ad alcune importanti caratteristiche del campione di ricerca rilevate attraverso il questionario, quali l’elevata provenienza socio-economica e la positività del profilo in uscita dalle scuole superiori: la votazione media conseguita agli Esami di Stato risulta superiore di quasi 14 punti al voto medio nazionale e, oltre ad essere positivamente correlata al profitto, si mostra capace di spiegare da sola circa il 34% della varianza dei punteggi.
In controtendenza alla tradizionale superiorità femminile in prove concernenti materie umanistiche, la ricerca ha evidenziato una significativa differenza nei risultati di apprendimento a favore degli studenti maschi e l’esistenza di un notevole gap nelle prestazioni a vantaggio di quelli provenienti dal liceo classico.
Tra le variabili risultate maggiormente esplicative degli esiti di apprendimento figurano la spiccata preferenza accordata dagli studenti al Novecento rispetto ad altre epoche storiche, l’alto consenso dato alla presenza della storia contemporanea tra le materie curricolari obbligatorie, l’utilizzo di fonti di apprendimento di tipo non scolastico, l’importanza assegnata alla storia del pensiero e della cultura, l’adozione da parte degli insegnanti di metodologie didattiche innovative, quali la considerazione in classe di diverse interpretazioni storiografiche e la scelta di presentare gli eventi storici muovendo dalle problematiche del presente.
A completamento e chiusura della tesi sono state riportate le riflessioni sui risultati della ricerca sviluppate da alcuni esponenti di rilievo del sistema d’istruzione italiano e straniero, intervistati per il ruolo svolto in qualità di decisori politici (Berlinguer e Favini) o per quello di esperti nello specifico settore disciplinare dell’insegnamento/apprendimento della storia (Sabbatucci, Cajani, Kurstjens)