Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    2176 research outputs found

    Prova tesi vecchia

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    Strade vecchie e nuove ai tempi dell’economia digitale

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    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di dare un contributo sistematico agli studi e alle ricerche sulle prospettive della formazione.NAN

    Qualità della vita in chemioterapia ed implicazioni medico legali e medico sociali

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    La disabilità rappresenta un gravoso impegno per la macchina giudiziaria del nostro Paese per le difficoltà interpretative ed applicative della normativa da cui inevitabilmente soluzioni giurisprudenziali spesso non uniformi, che non è escluso che possano rappresentare un problema anche in termini di valutazione della condotta professionale del medico legale. E’ questo il caso del diritto al beneficio dell’indennità di accompagnamento nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia. L’autore procede all’analisi di una casistica per verificare l’impiego della variabile considerata (chemioterapia) come criterio diagnostico per il riconoscimento del beneficio (indennità di accompagnamento). Il campione risulta composto da 63 pazienti (20/63 M e 43/63 F; età 18-87) selezionati sulla base di criteri di inclusione come malattia (tumore maligno), terapia (chemioterapia in atto) e domanda del beneficio inoltrata nel periodo 1 luglio 2013-30 giugno 2014. Il gruppo di controllo è composto da 58 pazienti oncologici (36/58 M e 22/58 F; età 30-85) non in chemioterapia. Dopo aver collezionato i dati dei verbali delle commissioni è stata calcolata l’associazione (Odds Ratio) tra chemioterapia e riconoscimento del beneficio, anche in funzione di variabili quali genere, età ed organo interessato. Lo studio conferma l’associazione statisticamente significativa (OR 5.28; CI 95%: 2.28-12.26; p <0.001) anche in funzione di variabili come genere [sia nell’uomo (OR 5.25; CI 95%: 1.60-17.27; p <0.01) che nella donna (OR 9.55; CI 95%: 1.98-45.96; p <0.005)], età [<50 anni (OR 20.57; CI 95%: 2.17-194.95; p <0, 01), 51-65 anni (OR 18.78; CI 95%: 2.07-170.22; p <0.01) e >66 anni (OR 1.87; CI 95%: 0.60-5.85; p <0.5)] e non risulta condizionata dalla tipologia di organo interessato dalla neoplasia [es. K mammella (OR 12.38; CI 95%: 1.29-118.34; p <0.05); K colon-retto (OR 13.91; CI 95%: 0,62-312.62; p<0.1)]. La chemioterapia si associa ad effetti indesiderati che incidono sulla qualità della vita, ed un ottuso inquadramento per codici e tabelle che obbedisca ad una presunzione di obiettività e rigore valutativo, tradisce tutti i limiti e le difficoltà di un sistema che abbia al centro il dato biologico e non funzionale

    Professioni e competenze nel lavoro in somministrazione:dal Pacchetto Treu al Jobs Act

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    Questo lavoro è frutto di una ricerca effettuata su fonti secondarie all'interno delle principali banche dati sul mercato del lavoro e nello specifico sulle Agenzie per il Lavoro (ApL) in Italia ed in Europa. Le Agenzie per il Lavoro sono operatori privati che offrono servizi per l’impiego tra cui la selezione, la formazione professionale, la somministrazione di personale e la ricollocazione professionale. In particolare la somministrazione di lavoro, oggetto della tesi, è un contratto di lavoro che prevede un rapporto trilaterale in cui i soggetti coinvolti sono: il somministratore (Agenzia per il Lavoro), l’utilizzatore (impresa) e il lavoratore. Obiettivo della tesi è, in primis, descrivere il ruolo e le funzioni delle ApL all'interno del mercato del lavoro italiano per poi analizzare il profilo professionale dei somministrati italiani anche rispetto alle trasformazioni che si sono verificate nel sistema economico-produttivo. Le cornici teoriche di riferimento guardano agli approcci empirici (Ichino, Mealli, Nannicini) che si interrogano su se ed in che misura, il lavoro somministrato rappresenti un canale di ingresso nel mercato del lavoro a tempo indeterminato e alla prospettiva del neo-istituzionalismo (Bergstrom, Consiglio, Moschera) che evidenzia la necessità di una visione olistica che consideri il contesto sociale e culturale in cui le agenzie sono inserite, per comprendere i meccanismi che hanno influenzato la diffusione del lavoro in somministrazione. A questo proposito, il lavoro ha ricostruito il campo organizzativo delle ApL in Italia evidenziando la nuova funzione sociale che quest'ultime stanno assumendo nel corso degli anni. In merito ai lavoratori è stanno analizzato in maniere diacronica l'evoluzione del loro profilo professionale insieme alle strategie di ricerca di impiego

    Il caso di Roma Est lungo il Grande Raccordo Anulare - Criticità e potenzialità delle aree limitrofe all'infrastruttura

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    Lo sviluppo della mobilità privata su gomma, avvenuta a partire dal secolo scorso, ha trasformato profondamente il ruolo della strada all’interno dei contesti urbanizzati ed il sistema di relazioni che si instaurava fra di essi, mutando da un rapporto diretto, in cui la strada risultava essere una naturale estensione dell’edificato, fruibile ad una sola velocità di percorrenza, quella del pedone, ad un rapporto indiretto di elemento attraversante – la strada – ed elemento attraversato – l’insediamento. La strada perde la sua vocazione di spazio pubblico di relazione, divenendo elemento tecnologico puro, con il solo scopo di consentire connessioni veloci anche fra ambiti urbani distanti e privi di relazioni dirette. La gestione dei volumi di traffico supera per importanza lo studio di inserimento nei contesti urbani, riducendo la progettazione delle strade ad un esercizio ingegneristico piuttosto che al governo dell’espansione della città e dei criteri insediativi che la regolano. Inoltre, la necessità di gestire le diverse velocità di percorrenza ed i diversi utilizzi della strada stessa, trova soluzione nella nascita della “strada per le auto”, sancendo la definitiva interruzione dei rapporti tra strada e insediamento. Dalla metà del novecento si riinizia a pensare alla strada come volume edificato ed elemento organizzatore dello spazio attraversato e si cerca di interpretare il complesso sistema di relazioni instaurato con i contesti urbani attraversati. Sono molteplici gli esempi di interventi su realtà esistenti o di trasformazione e razionalizzazione della fruizione delle autostrade urbane. Nel panorama internazionale si spazia dai progetti utopistici del periodo Megastrutturista; a sporadici esempi di edificio/strada come il caso Berlinese del progetto di Heinrichs e Krebs; a vere e proprie teorizzazioni sul riutilizzo di spazi di risulta generati in ambito urbano da viadotti e svincoli; allo studio di sovrapposizioni, integrazioni e mediazioni tra velocità autostradale e staticità dei contesti insediati caratteristici degli interventi spagnoli degli anni ’90 del secolo scorso. È interessante notare come si strutturi un vero e proprio dibattito sulla importanza di interpretare e gestire le relazioni tra autostrada urbana e città, accompagnato da studi di modelli di analisi che tengano conto simultaneamente dell’elemento attraversante e dello spazio attraversato. L’inserimento di variabili quali velocità, distanza fisica e distanza temporale, concentrazioni d’uso e volumi di traffico, unita al superamento dell’analisi bidimensionale del territorio, consente di restituire modelli interpretativi in grado di suggerire possibili strategie d’intervento su contesti esistenti o su realtà di nuova progettazione, in cui l’approccio progettuale tenda conto dei diversi punti di osservazione, dal piano strale e dal piano urbano. L’analisi di un caso studio come il GRA, Grande Raccordo Anulare di Roma, consente di verificare l’importanza di alcune variabili, nella ricerca di possibili strategie d’intervento a soluzione delle problematiche legate alla presenza di un’autostrada veloce in un ambito urbano. L’infrastruttura nata inizialmente ad una notevole distanza dalle aree urbanizzate, si caratterizza per essere stata essa stessa promotrice dell’effetto città, spesso in assenza di programmazione, risultando ad oggi fagocitata in più punti dagli insediamenti che da essa dipendono e per cui la stessa rappresenta un’opportunità di connessione ed una profonda cesura con gli ambiti limitrofi. L’importanza dell’autostrada per gli ambiti che attraversa suggerisce ipotesi di intervento che superino il semplice tentativo di nascondere il problema dato dall’elemento attraversante, spingendosi verso la ricerca di modelli di integrazione tra infrastruttura ed edificio

    Polarizzazione e disuguaglianza. Una proposta basata sugli indici di Bonferroni e De Vergottini

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    Il lavoro presentato fornisce un contributo, teorico ed empirico, allo studio della “bipolarizzazione” dei redditi (o svuotamento della classe media). A partire dall'indice di bipolarizzazione di Wolfson, definito come una trasformazione della differenza tra componente della disuguaglianza between groups dell’indice di Gini (1914) e componente within groups, si propongono due nuovi indici di polarizzazione: Pb costruito a partire dall’indice di concentrazione di Bonferroni (1930) e Pv costruito sull’indice di De Vergottini (1950), verificandone le loro proprietà assiomatiche ed empiriche

    Investing on ageing Extending working lives across Europe

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    Population ageing is a global phenomenon. The implications of this shift in the age structure are countless, and the financial sustainability of social protection systems and shrinking workforce are of major concern for governments. As the process is particularly advanced in EU countries, in recent years, measures aiming at extending working life have been proposed. This thesis investigates postretirement work across Europe. The aim is to identify individual determinants influencing the decision-making process leading to post-retirement work. Moreover, differences in post-retirement employment between EU countries are investigated. The role of institutional arrangements is examined. This study confirms results of previous researches, and additionally finds relevant association between the likelihood of working after retirement and low pension income. The research also found that economic disincentives on combining pension and work-related income, negatively impact on the likelihood of working after retirement. The policy implications are discussed

    Individuazione di principi teorico-metodologici nel progetto sull'esistente a partire dall'analisi di due autori italiani a confronto

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    Trasparenza e alterità Il tentativo di combinare insieme le esigenze dell’edificio antico con quelle espresse da nuovi utenti e dettate da un nuovo tempo nella vita dell’esistente, è una condizione progettuale che è un ossimoro in se stessa. Il binomio antico-nuovo è l’assunto di partenza dal quale desumere in che modo peculiari approcci progettuali sviluppino le potenzialità di tale paradosso. Se intendiamo l’esistente come la “regola” a cui il progetto contemporaneo sceglie di attenersi, possiamo identificare con quest’ultimo una “eccezione” alla regola stessa, e analizzare in che grado di interferenza specifici metodi progettuali si pongano rispetto ad essa. L’ambizione alla trasparenza del nuovo in Massimo Carmassi e la posizione di “contrasto programmatico” di Guido Canali che definiamo alterità concorde, sono le due posizioni metodologiche di cui si intende trattare, in un continuo ed inevitabile rimando al concetto di ossimoro e alla combinazione di termini antitetici uniti allo scopo di individuare nuove armonie ed unità. In entrambi i casi, la tensione alla trasparenza del nuovo e l’alterità concorde vengono lette alla luce di una particolare concezione che i singoli autori sembrano avere del concetto di antico e di nuovo. Il valore dell’antico si può identificare con il senso della memoria: la centralità del tema della memoria in Carmassi è declinata come conservazione ed innesto; in Canali possiamo parlare di recupero della memoria, poiché viene utilizzato lo strumento della metafora e dell’allusione al precario per un inserimento apparentemente reversibile del nuovo che valorizzi la spazialità esistente definendo chiaramente i propri limiti di spazio e di senso. Il termine di paragone, o meglio la regola con cui si confrontano la trasparenza e l’alterità è un “non – nuovo” filtrato attraverso due specifiche visioni: per Carmassi questo coincide con la consistenza dell’esistente in ogni sua manifestazione materica che viene dunque conservata in una tensione all’originarietà, per Canali è piuttosto l’essenza dell’esistente, dunque lo spazio in primis, che egli individua e più o meno esplicitamente mette in luce. A questa lettura del valore dell’esistente, si associa la specifica e personale concezione di cosa si intenda per nuovo: letteralmente “ciò che inizia tra poco il suo corso”, il progetto del nuovo è legato all’idea di stratificazione. Canali intende il nuovo come uno strato visibile da inserire nell’esistente, ovvero un organismo autonomo di cui è evidente il confine ed il limite con l’antico. Carmassi intende il nuovo come adeguamento in totale aderenza con l’esistente fino a divenire trasparente rispetto ad esso, a cui aggiungere pochi elementi compositivi di attrezzatura dello spazio, esibiti per contrasto. Ambire alla trasparenza rispetto all’antico vuol dire contrastare la normale natura dell’esistente, soggetto a stratificazioni successive, limitando l’evidenza formale e spaziale dei nuovi strati aggiunti? dichiararsi coraggiosamente come eccezione contemporanea alla regola dell’antico, vuol dire allora assecondare e rendere giustizia al normale corso della vita dell’esistente, diventandone una nuova stratificazione? Il termine alterità porta con sé una sensazione di contrasto, di diversità, che associamo a questa seconda posizione di “coraggio progettuale” e che segnala senza dubbi la posizione netta che il nuovo in Canali assume rispetto all’antico. Alterità deriva da alter quanto il termine alterare ed il suo contrario è racchiuso del concetto di identità. Come può un approccio identificato da un termine in contrasto con il senso stesso della “consapevolezza di sè”, dunque della identità dell’antico, divenire concorde con esso? divenire un amplificazione del valore della memoria? Un elemento concorde è per definizione uno strumento di armonia, portatore di unanimità di intenti. L’accezione di concorde per l’alterità espressa da Canali, vedremo, risiede nell’autonomia che il progetto assume: l’inserimento di un organismo spazialmente e percettivamente autosufficiente, stabilisce con l’esistente un rapporto che potremmo definire “alla pari”, tanto da inventare in esso nuovi spazi, e riuscendo in questo modo a valorizza una identità inserendovene una nuova all’interno. L’alterità trae la sua forza dalla distinguibilità, che diviene stumento in positivo di messa in valore dell’antico. Al contrario, la trasparenza del primo step progettuale di Carmassi, ha la sua forza dell’idea di tensione all’annullamento parziale della visibilità del nuovo. Trasparire vuol dire apparire attraverso, ma per un primo layer progettuale dell’adeguamento, esso vuol dire non manifestarsi, integrarsi nella consistente dell’esistente. Se trasparente vuol dire anche interpretabile con facilità, troviamo in questo approccio progettuale un ulteriore paradosso, che si associa agli ossimori di partenza: la tensione a rendere invisibile il progetto di adeguamento a nuovi usi, si intreccia con una modifica ambigua dell’esistente, sfocando il limiti del nuovo. La trasparenza è però solo parziale, poichè ad essa si associa il secondo layer progettuale dell’innesto, la cui evidenza a contrasto conferisce al progetto, anche in questo caso come in Canali, una porzione di “nuova identità” chiaramente percepibile. La distinguibilità del nuovo, nella tensione alla trasparenza è selettiva, nell’alterità è una condizione di identità equivalenti a contrasto. Gli strumenti della trasparenza e dell’alterità sono di conseguenza ben distinti: in Canali c’è un maggiore uso di metafora e simbolo, si allude a precedenti usi, si allude alla precarietà del nuovo per alleggerirne l’impatto; in Carmassi il nuovo è soprattutto adeguamento e performance funzionale, perciò si intende una tensione alla trasparenza poiché l’intenzione è quella di dotare l’esistente di una presenza che sommessamente ne consenta l’uso, lasciando la sensazione di utilizzare un contenitore antico. In Canali il carattere autonomo del nuovo sembra predominante, tuttavia il contrasto esalta la distanza tra antico e nuovo; la tensione alla trasparenza in Carmassi nega una totale autonomia al nuovo, dunque la sua presenza appare più ingombrante poiché dipendente dal contenitore. Un gioco di doppi ossimori, dunque, ci conduce alla riflessione sulla sfida che il binomio antico-nuovo impone al progetto sull’esistente, alla luce di due posizioni progettuali distinte per metodo ma affini per intenzione, ovvero la messa in valore dell’esistente attraverso nuovi usi e nuove gerarchie spaziali, più o meno evidenti e dichiarate. L’ambito di ricerca La studio condotto ambisce ad aggiungere un tassello all’ampio campo di ricerca del tema del riuso e della rifunzionalizzazione. Al di là del Restauro, ma spesso a cavallo con esso, lo studio affronta il tema del progetto sull’esistente in virtù di un’intuizione: il progetto sull’esistente procede “caso per caso” per via delle eccezionalità insite in ogni specifica preesistenza, e forse proprio a causa di questa caratteristica, non è immediato ricondurre il progetto a dei temi-guida. Nel campo progettuale dell’intervento sull’esistente, non appare infatti sperimentata la definizione di linee di ricerca teorico-operative. Nell’ambito del riuso e della rifunzionalizzazione, si procede spesso ad analisi basate su categorie di esiti, e non su categorie di strategie a monte di tali esiti, o comunque non focalizzate a comprendere il perché di tali strategie. Nella dottrina del Restauro si sono avvicendate nel tempo varie strategie metodologiche, forti di un apparato teorico capace di indirizzare l’intervento. In relazione alla pratica del progetto sull’esistente in casi estranei al Restauro oppure in casi in cui si sorpassi il limite della sola valorizzazione conservativa, questo sforzo di sintesi sembra non essere stato compiuto. Si ritiene che l’individuazione di singoli strumenti operativi non sia sufficiente a guidare nella progettazione. Oltre gli specifici aspetti tecnici e tecnologici di adeguamento, ed i principi teorici di conservazione dell’esistente, occorre formulare dei temi-guida sintetici globali, ovvero degli indirizzi di senso per il progetto. Lo studio qui presentato tenta di rispondere a questa apparente assenza di linee di ricerca, individuandone due in particolare. Occorre inoltre precisare che, abbandonando una netta collocazione all’interno della dottrina del Restauro, lo studio si focalizza sul progetto inteso come rapporto tra due entità a confronto, il nuovo e l’esistente. In questa ottica ben più globale, l’eventuale vincolo storico-artistico è visto come uno stimolo progettuale per il nuovo al pari degli stimoli posti da nuove esigenze funzionali nel riuso di preesistenze non soggette a vincolo. Obiettivi e finalità A conclusione del percorso di studio condotto, l’obiettivo che inizialmente sembrava coincidere con la redazione di un manuale critico, appare invece quello di definire una guida alla progettazione possibile, nel confronto/scontro tra antico e nuovo. Nello specifico, si punta ad individuare due linee di ricerca possibili, da cui trarre spunto per una impostazione teorica-metodologica del progetto, e soprattutto per dare un indirizzo all’intervento concreto sull’esistente. A questo obiettivo, se ne affianca un altro più circoscritto – possiamo dire un sotto-tema - ma che deriva direttamente dalla scelta dei due autori presi in esame: il confronto, in parallelo, di due approcci progettuali simili per nascita ma diversi negli esiti, al fine di rendere chiare le differenze di due strategie egualmente didattiche. L’alterità concorde e l’ambizione alla trasparenza del nuovo sono due approcci progettuali applicabili al progetto sull’esistente: quali i limiti e quali le potenzialità di entrambi? Anche a questa domanda, lo studio presentato si propone di rispondere. Figure e argomenti trattati Come già esposto, la Tesi qui presentata è uno studio che parte dai progetti, per definire quale metodo e quale poetica ci siano a monte di essi, al fine di definire approcci progettuali possibili, nel rapporto conflittuale tra esistente e nuovo. A tale scopo è apparso utile affidarsi a degli “strumenti di comprensione” ovvero, in questo caso, a due autori assunti al ruolo di esponente chiave di tale particolare ambito progettuale. La scelta è ricaduta su due autori, Guido Canali e Massimo Carmassi, in virtù di alcune loro caratteristiche: una produzione architettonica nel campo dell’intervento sull’esistente messa alla prova su vari tipi di preesistenza, dal vincolo storico-artistico alla trasformazione di edilizia comune o industriale, dunque dotata di versatilità nell’applicazione del metodo; la coerenza nei mezzi espressivi e negli strumenti progettuali adottati; una apparentemente possibile trasmissibilità del metodo. Queste caratteristiche rendono i due autori didattici al fine di poter comprendere come si possa progettare l’esistente e con quali esiti. Sarà inoltre utile valutare i modi e la “scala” con cui il nuovo viene inserito nell’esistente, ovvero possiamo dire con quale predominanza e/o adattamento. In appendice alla parte iniziale del testo, vengono trattati anche due autori del passato, considerati dei Maestri nel tema dell’approccio all’esistente: Carlo Scarpa e Franco Albini. Indiscussi protagonisti del rapporto con l’esistente, sono anch’essi assunti come casi-studio utili a comprendere quanti strumenti si possono avere a disposizione nel progetto sull’antico. La lezione dei Maestri viene rintracciata nel metodo dei due autori analizzati. Per tale ragione un richiamo ad alcuni progetti simbolo e ad alcuni concetti chiave nel loro metodo è sembrata funzionale ad una più completa comprensione degli interventi di Guido Canali e di Massimo Carmassi. Il metodo di indagine Per estrarre le intenzioni teorico-metodologiche dai progetti, per ogni autore, si tenta una divisione tra gli aspetti del metodo e gli aspetti della poetica. Affidando alla poetica il ruolo di guida, potremmo dire, “inconscia” del progetto, che unifica gli strumenti in comuni intenti, ritroviamo nel metodo gli strumenti concreti del fare architettura. Pensando al binomio metodo-poetica come unità indissolubile e fulcro di ciò che definiamo linguaggio, non si intende rinunciare a nessuno dei due aspetti: sia il metodo che la poetica vengono analizzati e ricondotti a categorie componenti il progetto. Ogni elemento desunto da metodo e poetica viene verificato alla luce di tutte le esperienze progettuali prese in esame, al fine di comprendere se sia veramente parte integrante dell’approccio del singolo autore. La ricerca deve essere letta come una vera climax di approfondimento. Si parte dal reperimento e dall’analisi dei dati concreti, oggettivi, ovvero dai casi studio. Si desumono da questi i vari strumenti progettuali utilizzati, iniziando a visualizzare e definirne le potenzialità e le differenze di esito, nel costante confronto tra i due autori. A conclusione del percorso, si individuano dei temi globali a cui sembrano far capo gli elementi precedenti, e arriva alla conferma delle due linee di ricerca enunciate. La struttura del testo La Tesi è stata organizzata in quattro capitoli, secondo la suddetta analisi progressiva. Ad essi si associa una appendice, che presenta la medesima struttura di indagine, applicata alle figure di Carlo Scarpa e Franco Albini. Lo studio procede, sostanzialmente, secondo due passaggi successivi: l’analisi dei dati oggettivi e la sintesi critica degli esiti progettuali per ricondurli a principi di metodo e formulare le due linee di ricerca. Questa scansione ha suggerito la suddivisione del testo in due volumi distinti, opzione che si è rivelata utile a vari scopi. Isolare i casi studio in una sorta di piccola antologia sull’opera di Guido Canali e Massimo Carmassi, e dei Maestri con loro, vuole mettere in luce un aspetto del metodo di studio che ha avuto un ruolo chiave. Il contatto diretto con l’opera, il sopralluogo ed il confronto con le reali esigenze di gestione e manutenzione degli spazi, sono state esperienze che hanno fornito elementi indispensabili all’approfondimento dei progetti. Il primo volume racchiude tutto questo bagaglio di informazioni, frutto dell’integrazione dei dati tratti dalla letteratura esistente, i dati reperiti sul luogo ed il confronto con gli utenti e i gestori delle strutture. E’ una sorta di diario di viaggio, e può essere utilizzato per ripercorrere le visite alle opere, come guida. Oltre a questo aspetto, la suddivisione in due parti consente anche una lettura più agevole della sezione analitico-critica. Infatti, la prima parte fornisce i dati essenziali alla comprensione dei progetti, e la distinzione i due volumi consente di abbinare alla lettura dell’analisi, la costante consultazione dei dati di progetto. Anche la comprensione degli elaborati critici presenti nei due volumi è agevolata dalla loro costante lettura comparata. Il primo capitolo introduce le due figure e propone i progetti assunti a caso studio, secondo schede monotematiche. Segue il primo capitolo, l’appendice sui Maestri dell’approccio italiano all’esistente. Il richiamo a Carlo Scarpa e Franco Albini è condotto secondo la stessa strategia di analisi utilizzata per i due autori. Lo studio dei Maestri ha avuto certamente un ruolo formativo centrale per l’impostazione critica della Tesi, ed inoltre gli stessi autori analizzati citano Scarpa e Albini come punti di riferimento. La collocazione esterna alla struttura della Tesi, consente di non interrompere il percorso di riflessione, pur mantenendo la possibilità di compiere, preliminarmente all’analisi critica, tale sosta di approfondimento. E’ stata scartata anche una collocazione cronologica dei due Maestri, per evidenziare il fatto che la Tesi non traccia un excursus storico del progetto sull’esistente, dunque non è uno studio storico-critico, ma piuttosto una operazione di sintesi teorico-progettuale sull’opera di Canali e Carmassi e sulle potenzialità del progetto sull’esistente in genere. Il secondo capitolo tratta i progetti scelti in modo trasversale rispetto alle varie categorie di analisi che compongono l’asse critico della ricerca. I due autori vengono quindi letti in parallelo e, dove utile e possibile, in comparazione, al fine di analizzare le differenze di approccio e, nei punti di contatto, la differenza eventuale di esiti. In questa sezione, come vedremo, si estrapolano dai progetti i vari strumenti concreti di modifica dell’esistente. Il terzo capitolo presenta le fonti dirette dello studio, ovvero le interviste ai due autori in esame. Nella prima fase della ricerca, quando era ancora nelle intenzioni quella di compilare un manuale critico, l’intervista all’autore era stata collocata tra i primi passi da compiere nell’avvio dello studio. Dopo una prima ricognizione sui dati presenti nella letteratura e dopo i primi esiti critici della ricerca, si è preferito rimandare le interviste ad una fase di verifica o piuttosto di confronto delle conclusioni raggiunte. Per tale ragione il reperimento dei dati, grafici e fotografici, è stato condotto tramite ricerca bibliografica e sopralluogo diretto, affidando, appunto, alle interviste, il ruolo di confronto finale. Il quarto capitolo presenta il testo sintetico e conclusivo in cui si riassumono gli esiti critici dell’analisi dei due autori, attraverso la definizione dei temi compositivi centrali nel loro approccio. In questa fase, oltre a rivedere le due posizioni progettuali dell’assunto iniziale si fa il punto sulla più o meno effettiva trasmissibilità del metodo e sulla sua validità rispetto all’enunciato di partenza, in base a parametri di flessibilità e coerenza. La struttura dell’analisi critica La Ricerca propone, non una catalogazione di dati, ma una interpretazione secondo specifiche chiavi di lettura. Per tale ragione, come già detto, assume particolare rilievo la definizione di tali misure interpretative. L’approccio agli autori viene suddiviso secondo tre categorie di analisi: le tecniche progettuali, le soluzioni funzionali, ed infine, come sintesi critica, i temi compositivi. Le tre categorie si focalizzano, ovviamente, sugli aspetti direttamente connessi al rapporto tra antico e nuovo. Per tale ragione, in alcuni casi verranno tralasciati aspetti compositivi o strumenti tecnici i quali, seppur ricorrenti ed importanti nella produzione dell’autore, non rientrano negli aspetti utili a comprenderne l’approccio specifico nella gestione dell’intervento sulla preesistenza. Le tecniche progettuali sono gli strumenti concreti che ogni autore utilizza nel progetto, sono cioè le frecce che ogni autore sceglie di avere al proprio arco, nel momento in cui si trova a lavorare su una preesistenza. Il lavoro qui presentato si è prefisso l’obiettivo di desumere tali strumenti direttamente dai progetti, ovvero dal dato concreto, di nominarli quindi definirne il senso e lo scopo, graficizzarli quindi renderli rintracciabili nel progetto, e poi metterli a confronto con gli esiti, e con gli altri autori. Quella delle soluzioni funzionali è una categoria strettamente connessa alla precedente. Le soluzioni infatti sono, allo stesso modo, strumenti concreti, che però rispondono, non solo alle intenzioni di gestione del rapporto esistente-nuovo, ma in primo luogo alle aggiornate richieste funzionali espresse dalla nuova funzione o nuova gestione dell’edificio esistente. Le soluzioni funzionali sono spesso un sottoinsieme delle tecniche ed in alcuni casi, primo fra tutti quello rappresentato da Franco Albini, esprimono un vero e proprio tema compositivo. Per quanto riguarda i temi compositivi, su può dire che essi siano la parte dell’approccio progettuale di cui si riconosce una certa appartenenza all’ambito della poetica. Non direttamente individuabili in e tramite un dato di progetto, tali temi racchiudono le intenzioni e gli scopi degli autori. Il tema compositivo dovrebbe fornire una visione globale dell’intenzione messa in atto poi dalle tecniche. I temi compositivi hanno una minore caratteristica di trasversalità nei due autori, poichè sono i caratteri che più si avvicinano alla definizione del linguaggio personale. Vedremo come i temi compositivi potranno riassumere e sintetizzare gli aspetti concreti del progetto, conducendo all’enunciazione delle due linee di ricerca e alle valutazioni conclusive. Le tre categorie sono ovviamente interconnesse tra loro, ed alcuni aspetti progettuali sono difficilmente confinabili in una sola delle tre. Nonostante ciò, alla prima verifica della validità della scansione in categorie operata sui Maestri, la suddivisione appare funzionale all’adempimento di uno dei principali obiettivi della Tesi: analizzare approcci progettuali rendendoli trasmissibili, quindi strumento utile a guidare la progettazione. La suddivisione dei progetti in tecniche e soluzioni funzionali appare la strada migliore per rendere i metodi trasmissibili e utili alla progettazione. In questo senso, sarà opportuno guardare alla suddivisione in categorie non come classificazione assoluta ma come una necessaria parcellizzazione e semplificazione del problema analitico-critico posto. L’apparato iconografico L’apparato iconografico gioca un ruolo predominante nella struttura della Tesi. Si compone di due elementi: materiale fotografico ed elaborazioni grafiche. Lo studio procede dai progetti verso una estrapolazione di temi e metodi. Per tale ragione, la graficizzazione di queste analisi ed il supporto fornito ad essa da materiale fotografico originale, rappresenta uno dei principali focus della Tesi. Come confermano anche le scelte di layout, si può affermare che il rapporto tra il dato-testo ed il dato-grafico/fotografico sia di totale equivalenza p

    Multi-Resolution Techniques for a Compressible Staggered LES Numerical Code

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    A numerical technique for mesh refinement in the HeaRT (Heat Release and Turbulence) numerical code is presented. In the CFD framework, Large Eddy Simulation (LES) approach is gaining in importance as a tool for simulating turbulent combustion processes, also if this approach has an high computational cost due to the complexity of the turbulent modeling and the high number of grid points necessary to obtain a good numerical solution. In particular, when a numerical simulation of a big domain is performed with a structured grid, the number of grid points can increase so much that the simulation becomes impossible: this problem can be overcomed with a mesh refinement technique. Mesh refinement technique developed for HeaRT numerical code (a staggered finite difference code) is based on an high order reconstruction of the variables at the grid interfaces by means of a moving least square interpolation: numerical code is written in modern Fortran (2003 standard of newer) and is parallelized using domain decomposition and message passing interface (MPI) standard. The multi-resolution algorithm is been validated by the comparison with DNS and LES data.ENEA-Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologe, l'Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibil

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