Acta Orientalia Vilnensia
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Anti-inflammatory and dry eye benefits of accelerated epi-off corneal cross-linking in pediatric keratoconus with allergic ocular surface disease and elevated MMP-9
Purpose: To assess the functional and ocular surface anti-inflammatory outcomes of epithelium-off accelerated corneal cross-linking (ACXL) in adolescents with progressive keratoconus associated with allergic ocular surface disease and dry eye disease (DED) characterized by elevated tear matrix metalloproteinase-9 (MMP-9) concentrations. Methods: Prospective interventional case series of 30 eyes from 15 patients (mean age 16.41 ± 2.36 years; Krumeich stage II) undergoing epi-off ACXL. Outcomes at baseline and 1, 3, 6, and 12 months included corrected distance visual acuity (CDVA), maximum keratometry (Kmax), minimum corneal thickness (MCT), computerized non-invasive tear break-up time (cBUT), Ocular Surface Disease Index (OSDI), and tear MMP-9 (point-of-care test). In vivo qualitative confocal microscopy (IVCM) investigation provided supportive imaging. Paired t-tests were used and results reported with 95% confidence intervals (CI). Results: CDVA improved to 0.09 logMAR at 12 months (≈ 0.81 decimal; 95% CI: 0.10–0.08 logMAR; P < 0.001). Kmax decreased from 55.00 to 53.75 D (95% CI: 53.55–53.95 D; Δ = − 1.25 D; P < 0.001), indicating ectasia stabilization. cBUT increased from 10.11 to 14.41 s (95% CI: 14.11–14.71; P < 0.01). OSDI decreased to 12.15 (95% CI: 11.65–12.65). Tear MMP-9 levels diminished from 64.79 to 16.15 ng/mL (P < 0.0001) and the proportion < 38.6 ng/mL reached 86.7% of the study cohort at 12 months. IVCM documented disappearance of inflammatory infiltrates. No postoperative persistent adverse events occurred. Conclusions: Epi-off ACXL stabilized ectasia, improving visual and ocular surface outcomes, markedly lowering tear MMP-9 levels. Although exploratory, these findings are consistent with a potential ocular surface anti-inflammatory and neuromodulatory role of ACXL, meriting validation in studies involving inflammatory DED beyond keratoconus
Da Eraclito a Netflix. Variazioni sibilline tra passato e presente.
Raccolta di saggi editi ad uso degli studenti.
Questa ‘Dispensa’ raccoglie alcuni saggi dedicati al tema della profezia sibillina e della sua straordinaria persistenza e trasformazione attraverso millenni di storia culturale e religiosa. Il filo conduttore che unisce questi contributi è la figura della Sibilla, tipologia profetica che attraversa confini temporali, geografici e religiosi, manifestandosi come voce oracolare nel mondo greco-romano, come profetessa dell'Unico Dio nelle tradizioni giudaiche e cristiane, come maga nelle tradizioni folkloriche medievali e moderne, fino alle sue metamorfosi contemporanee nel teatro e nelle serie televisive
La realtà portuale dell’antica Agatirno come fattore di rigenerazione nel contesto della Bioregione nebroidea ..
Lo scopo principale di questo contributo è quello di identificare,
attraverso il metodo geografico, strategie efficaci al fine di potenziare
lo sviluppo turistico della bioregione nebroidea, non solo riguardo
l’accesso ai luoghi più comunemente conosciuti, ma, soprattutto riguardo quelle realtà che soffrono di varie problematiche connesse
alla recessione demografica, allo spopolamento e all’abbandono del
territorio. Si analizzeranno le prospettive offerte dalla realizzazione
del nuovo porto turistico di Capo d’Orlando, che in un’area ricca di
beni ambientali e culturali, a cominciare dalle Cave del Mercadante,
può costituire un elemento chiave per la valorizzazione culturale del
comprensorio nebroideo
A Scale-constrained Multi-source Photogrammetric Survey for Archaeological Documentation: Methodological Choices, Accuracy Assessment, and Critical Evaluation
Low-cost and consumer-grade 3D surveying technologies are increasingly employed in cultural heritage documentation, particularly in archaeological contexts where ideal control conditions and professional instrumentation are often unavailable. In this contribution, we report and critically assess an integrated 3D survey conducted on Insula IV within the archaeological site of Tindari (Italy), developed under constrained technical and operational conditions. The survey was based on the combined use of UAV and terrestrial photogrammetry as the primary metric framework, selectively complemented by LiDAR data acquired with the integrated sensor of an iPad Pro 11” to improve geometric completeness in areas affected by occlusions and limited accessibility. A scale-controlled image-based workflow was adopted, where metric reliability was established through internal consistency checks and an extensive set of independent control measurements rather than through a full geodetic reference network. The resulting multi-source 3D model was evaluated in terms of metric consistency and usability for architectural and archaeological analysis. The study demonstrates that, despite non-optimal scale constraint distribution and the exclusive use of low-cost sensors, it is possible to obtain traceable and metrically coherent 3D documentation suitable for detailed planimetric restitution, elevation extraction, and stratigraphic interpretation. Rather than proposing a perspective methodology, the paper provides a transparent and reproducible account of the adopted acquisition, processing, and validation strategy, offering a practical reference for similar heritage survey projects developed under limited resources
Gesualdo Bufalino poeta: percorsi di intertestualità quasimodiana
Il magistero quasimodiano esercita la sua influenza su molti letterati meridionali e, tra questi, merita di essere approfondito Bufalino poeta. A partire da alcune evidenziazioni riscontrate nei libri di Quasimodo presenti nella biblioteca dell’autore comisano, si possono individuare dei punti di tangenza, ad esempio nelle descrizioni paesaggistiche e nella Weltanschauung dolente. Significativa è anche la prefazione di Bufalino ai ‘Notturni del re silenzioso’ di Quasimodo
Stability and thermophysical properties of PAO-Based nanofluids with MWCNTs, nano-MoS2 and their hybrid formulations for thermal applications
This study investigates the stability and thermophysical properties of polyalphaolefin (PAO)-based nanofluids formulated with molybdenum disulfide (MoS2), multi-walled carbon nanotubes (MWCNTs), and their hybrid combinations across concentrations ranging from 0.05 to 0.2 wt%. Two silane surfactants octadecyltrichlorosilane (OTS) and hexadecyltrimethoxysilane (HDTMS) were evaluated for dispersion stability, with OTS showing superior performance, particularly for MoS2-based nanofluids. OTS was therefore selected for hybrid nanofluid preparation. Thermophysical characterization revealed that PAO-MoS2 (0.05 %) achieved the highest thermal conductivity (∼0.203 W/m·K; 45 % enhancement) and thermal diffusivity (∼9.76 × 10−8 m2/s), while PAO-MWCNTs (0.1 %) demonstrated excellent diffusivity due to its low Cp. Hybrid nanofluids, especially PAO-Hybrid (0.2 %), offered a balanced performance with improved thermal conductivity (∼25.7 %), high specific heat (∼2.6 J/g·°C), and excellent viscosity index (VI = 132.77). These results highlight the synergistic effects of nanoparticle morphology and surfactant-assisted dispersion in enhancing thermal performance, confirming the potential of hybrid PAO-based nanofluids for high-efficiency heat transfer and lubrication applications
Hannah Arendt e la questione socratica della rilevanza politica del pensare
Nell’ampio panorama del dibattito filosofico novecentesco, volto
a valorizzare l’eredità di Socrate in direzione della scelta di condurre
una vita filosofica, emerge l’originalità della sua rilettura secondo Arendt, che intende
pensare con Socrate e mediante Socrate, come strategia valida a evidenziare la sospettosa connessione fra la
tradizione filosofica metafisica, inaugurata da Platone, e la catastrofe
dei totalitarismi occidentali cui si assiste nel XX secolo. Ritornare a
Socrate, insomma, è un’occasione privilegiata per immaginare come
una diversa tradizione di pensiero avrebbe potuto dare avvio a una
pratica filosofica e al contempo squisitamente politica, a partire da
una differente interpretazione della condizione umana, in quanto
ontologicamente radicata nella pluralità
DONNE E POTERE POLITICO: CITTADINANZA DEMOCRATICA E FORME DI RAPPRESENTANZA DI GENERE IN ITALIA E SPAGNA
INTRODUZIONE
Nell’attuale scenario di profonde trasformazioni politiche e sociali, la persistente e significativa sottorappresentazione delle donne nell’arena politica istituzionale, a tutti i livelli della rappresentanza, costituisce un indicatore rilevante dello stato di salute delle pari opportunità tra donne e uomini. La questione della redistribuzione di genere nella rappresentanza politica si presenta, ancora oggi, irrisolta sia nella forma che nella sostanza. Nonostante negli ultimi tre decenni la presenza femminile nelle istituzioni sia progressivamente aumentata, anche grazie all’introduzione di strumenti normativi e politiche finalizzate al riequilibrio della rappresentanza, permane una marcata divaricazione tra la parità formale e quella sostanziale (Carbone & Farina, 2019). Tale divario segnala che l’uguaglianza di genere in politica non può essere misurata unicamente in termini numerici, ma richiede una riflessione più ampia sui meccanismi strutturali che governano l’accesso, la permanenza e l’effettivo esercizio del potere. Le relazioni di genere, in questo senso, non rappresentano una dimensione marginale o accessoria dell’analisi sociopolitica, bensì una chiave interpretativa fondamentale per comprendere come si costruiscono e si riproducono le strutture di potere nelle società contemporanee. Studiare i processi di inclusione ed esclusione politica da questa prospettiva non costituisce dunque un’opzione analitica secondaria, ma risponde a un vero e proprio imperativo epistemologico, poiché tali processi, osservati nella loro dimensione strutturale, rivelano gerarchie di genere profondamente radicate, spesso naturalizzate e rese invisibili. Fenomeni come la violenza maschile contro le donne ne costituiscono un esempio paradigmatico: troppo spesso confinati alla cronaca nera o trattati come emergenze episodiche, essi restano raramente riconosciuti come espressione di dinamiche eminentemente politiche. Tale riduzione del problema a un piano contingente e non strutturale contribuisce a indebolire la capacità delle istituzioni di affrontarlo in maniera sistemica e integrata. La riflessione sulle dimensioni qualitative della rappresentanza, peraltro, non ha ancora raggiunto una piena uniformità metodologica. Gli approcci sviluppati in ambito politologico sono molteplici, sia negli interessi conoscitivi che nelle strategie di ricerca e negli strumenti empirici adottati. In ogni caso, il riequilibrio della rappresentanza politica fra i generi rimane una questione di stringente attualità (D’Amico & Catalano, 2008), in quanto la partecipazione paritaria di donne e uomini in tutte le sue articolazione politiche e sociali rappresenta non solo una condizione essenziale per lo sviluppo democratico, ma anche un indicatore della maturità politica di un Paese. In quest’ottica, lo studio delle disuguaglianze di genere si configura come uno strumento analitico privilegiato per interpretare il funzionamento di un sistema sociale, di un’organizzazione o di un’istituzione politica. L’analisi storica mostra come, nella maggior parte delle società democratiche, nonostante l’introduzione di modelli normativi e sociali orientati all’inclusione, le donne abbiano occupato prevalentemente posizioni marginali nella sfera pubblica e nei luoghi decisionali. Anche nei casi in cui si sia registrato un accesso formale alle strutture di vertice, tale accesso è risultato spesso limitato o condizionato dalla persistenza di barriere strutturali, culturali e simboliche. Il grado di superamento delle disuguaglianze di genere nei sistemi politici e sociali dipende in larga misura sia dall’effettiva applicazione delle regole, sia dall’adozione di politiche ad ampio raggio e di strumenti efficaci per rendere operativo il gender mainstreaming. Ciò implica osservare l’arena politica con una consapevolezza più acuta delle radici profonde e consolidate del potere, il quale, come suggerisce Foucault, possiede la capacità di riprodursi anche attraverso mimetismi di genere. Si tratta di un meccanismo complesso, che contribuisce a spiegare la distanza persistente tra la forma e la sostanza della politica. All’interno di questa cornice si colloca la fenomenologia di un’arena politica squilibrata, nella quale, come evidenziano Carbone e Farina, «i numeri della politica e le sfocate visioni del e sul genere sono rilevate da pratiche e programmi che solo marginalmente mettono a fuoco le criticità relazionalmente fondate» (Carbone & Farina, 2019). In questo quadro teorico, la partecipazione politica e la rappresentanza istituzionale delle donne costituiscono due ambiti emblematici nei quali si dispiega, in maniera tangibile, la dinamica della ridefinizione del potere, della cittadinanza e della legittimità democratica. Tali dimensioni non rappresentano soltanto terreni di conflitto simbolico, ma veri e propri campi di battaglia nei quali si negoziano significati, prerogative e diritti. Comprendere a fondo i dispositivi di inclusione ed esclusione che operano all’interno delle democrazie contemporanee implica un’analisi attenta dei soggetti che accedono allo spazio decisionale, delle modalità di accesso e della reale capacità di incidere sui processi decisionali. È in questo orizzonte analitico che si colloca il presente studio, volto a indagare il ruolo delle agenzie politiche femminili nel rafforzare l’impatto dei movimenti femministi sulle decisioni statali, valutandone la capacità di rappresentare in modo efficace le istanze del femminismo e di operare all’interno di un rapporto dialettico con le istituzioni nel quadro delle politiche di genere. Tale indagine si inserisce in un filone di studi che riconosce la rilevanza delle interazioni tra attivismo e istituzioni come snodo strategico per il consolidamento della democrazia paritaria (Mansbridge, 1999; Celis et al., 2008).
METODOLOGIA
La dimensione metodologica riveste in questo lavoro un ruolo centrale. La qualità democratica è stata analizzata a partire dal parametro dell’effettiva rappresentanza politica femminile, considerando sia la disciplina normativa e regolamentare relativa alla partecipazione femminile nelle assemblee parlamentari e nei partiti politici, sia il livello di partecipazione egualitaria all’interno di tali organismi. L’analisi ha preso in esame due contesti politico-istituzionali specifici: l’Italia repubblicana e la Spagna democratica, selezionati secondo la logica comparativa dei “most similar systems” (Przeworski e Teune, 1970). L’approccio comparativo, nella sua declinazione qualitativa, ha consentito di porre in relazione i due casi, concentrandosi su analogie e differenze rilevate sia in termini strutturali sia in relazione a fattori storico-politici, culturali e istituzionali. Seguendo l’impostazione di Lijphart (1975), il metodo è stato utilizzato come strumento di controllo delle relazioni empiriche ipotizzate tra variabili, permettendo di individuare correlazioni causali e differenziali. Questa strategia ha richiesto la parametrizzazione di elementi di natura storico-politico, geografica e culturale, al fine di comprendere le traiettorie specifiche di ciascun contesto. Sul piano empirico, la ricerca ha previsto un’articolata attività di raccolta dati. Per la Spagna, i dati sono stati reperiti in loco presso fonti autorevoli, integrati da letteratura scientifica difficilmente accessibile in Italia e da interviste a esponenti istituzionali e attori direttamente coinvolti nei processi analizzati. Per l’Italia, le principali fonti sono state i siti ufficiali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, oltre a banche dati e rapporti di organismi nazionali e internazionali quali ISTAT, EIGE e il Dipartimento per le Pari Opportunità. La scelta di focalizzarsi su Italia e Spagna è motivata dalla loro parziale omogeneità sotto il profilo storico, socio-politico e culturale, a cui si affiancano differenze significative nelle tempistiche e nelle modalità di consolidamento democratico. Il momento della transizione democratica ha costituito un punto di snodo fondamentale: mentre in Italia il contesto postbellico e la Guerra Fredda hanno contribuito a consolidare un modello familista e conservatore che ha ostacolato l’ingresso delle donne nella sfera politica formale, in Spagna la transizione democratica degli anni 70 ha creato un terreno più fertile per l’istituzionalizzazione delle istanze femministe, anche grazie alla pressione delle organizzazioni internazionali e dell’Unione Europea. Questa differenza storica si riflette ancora oggi nell’efficacia e nella rapidità delle misure adottate: l’Italia, pur vantando una tradizione istituzionale più longeva in termini di pari opportunità, ha spesso proceduto per aggiustamenti incrementali e discontinui, mentre la Spagna ha saputo introdurre in tempi più recenti strumenti legislativi e istituzionali più incisivi e sistemici, collocandosi in molti ambiti all’avanguardia nel panorama europeo. Ciò si traduce in una maggiore capacità di risposta politica e istituzionale alle rivendicazioni delle donne, specialmente sul fronte della prevenzione e contrasto alla violenza di genere, della rappresentanza paritaria e delle politiche di empowerment.
IPOTESI
Alla base di questa ricerca vi è l’ipotesi che le Women’s Political Agency, agenzie pubbliche istituite con il compito di promuovere la condizione e i diritti delle donne (Lovenduski, 2005), possano agire come veri e propri catalizzatori istituzionali nei processi di trasformazione delle politiche pubbliche. Queste agenzie non solo avrebbero il potenziale di sostenere e veicolare le rivendicazioni femministe all’interno delle istituzioni, ma potrebbero anche contribuire a ridefinire il quadro interpretativo del dibattito pubblico, orientando le agende istituzionali a partire da una prospettiva di genere. In questa prospettiva, si ipotizza inoltre che le agenzie politiche femminili possano ampliare l’accesso delle donne alle istituzioni, potenziandone la partecipazione ai processi decisionali e favorendo l’inclusione delle priorità femministe nelle sedi del potere. Il risultato atteso non si limiterebbe a un incremento della rappresentanza descrittiva, intesa come presenza numerica, ma si estenderebbe alla rappresentanza sostanziale, ossia alla capacità effettiva di influenzare l’agenda politica e gli esiti decisionali (Pitkin, 1967). Il confronto comparato qui proposto, pertanto, non si limita a un’analisi descrittiva dei dati, ma si configura come una riflessione di tipo causale, finalizzata a individuare i fattori che spiegano le differenze osservate e a interrogarsi sul rapporto tra partecipazione politica femminile e rappresentanza istituzionale. Tale approccio consente di problematizzare la persistenza di una discrasia tra il coinvolgimento formale delle donne nei processi politici e il loro effettivo potere decisionale.
STRUTTURA DELLA RICERCA
Il primo capitolo apre la ricerca con un’analisi ampia e multidisciplinare del concetto di potere, ricostruendone la formazione e l’evoluzione nel tempo, attraverso le prospettive storica, filosofica, politica e sociologica. Il percorso ha preso avvio dall’analisi della nascita del potere in seno alla polis greca, dove la dimensione politica si configura come pratica collettiva e spazio pubblico di confronto. Da qui si è passati alle prime elaborazioni teoriche dei filosofi classici, in particolare Platone e Aristotele, fino alle rielaborazioni medievali di pensatori come Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino, che integrano la visione politica con principi etico-religiosi. L’età moderna ha segnato un cambiamento radicale con Machiavelli, che emancipa la politica dai vincoli morali e religiosi, ponendo l’accento sulla gestione pragmatica del potere, e con la filosofia contrattualista di Hobbes, Locke e Rousseau, che sposta il fulcro della riflessione sulla legittimazione dell’autorità e sui diritti naturali. A questi contributi si sono affiancate correnti come l’utilitarismo, che inseriscono la logica dell’utile e del benessere collettivo nelle dinamiche decisionali, e le analisi critiche di autori contemporanei che hanno affrontato il potere come relazione sociale complessa e dinamica, influenzata da contesti storici e strutture culturali. La prospettiva sociologica ha consentito di integrare queste elaborazioni teoriche con un’analisi del potere come fenomeno relazionale, distribuito e riprodotto attraverso istituzioni, norme e interazioni sociali. In questo ambito, l’apporto degli studi di genere è stato decisivo per evidenziare come il potere non sia neutro, ma si declini anche in base alle gerarchie e alle disuguaglianze tra uomini e donne. Le riflessioni femministe e post-strutturaliste hanno messo in luce i meccanismi di esclusione e le forme di dominio simbolico, aprendo nuove prospettive interpretative sul rapporto tra potere, cittadinanza e rappresentanza politica. Questa ricostruzione concettuale costituisce la base teorica su cui si innesta il secondo capitolo, dedicato a indagare il rapporto tra donne, cittadinanza e governo attraverso la ricostruzione storica della lotta per il suffragio universale in Spagna e in Italia, primo passaggio cruciale per comprendere le dinamiche di inclusione e le trasformazioni della rappresentanza politica femminile nei due contesti.
Il secondo capitolo si apre con una riflessione sul legame indissolubile tra uguaglianza dei diritti politici e libertà collettiva. In una democrazia sostanziale, intesa come unità politica omogenea, la sfera politica e quella sociale non possono essere considerate come ambiti separati: a un ridotto potere sociale corrisponde inevitabilmente un ridotto potere politico, e viceversa. Da ciò discende la necessità che ogni cittadino e ogni cittadina partecipi in modo pieno e consapevole alle attività politiche fondamentali. In questa prospettiva, il capitolo è dedicato alla nascita e all’evoluzione del concetto di cittadinanza in un’ottica di genere, ricostruito attraverso un’esposizione a carattere cronologico delle principali tappe che hanno segnato il lungo cammino delle donne verso l’acquisizione, almeno sul piano formale, di quell’insieme di diritti civili e politici che definiscono chi ne è titolare come cittadino (Godineau, 2000; Fraisse, Perrot, 2000; Sineau, 2007). Si delinea dunque un excursus storico-culturale che evidenzia come il riconoscimento della parità tra i sessi sia stato il risultato di un processo non lineare, intrecciato con le diverse fasi di democratizzazione e con la progressiva estensione delle prerogative di cittadinanza. Volgendo lo sguardo alla condizione storica delle donne, emerge con chiarezza come esse siano state a lungo relegate in una posizione marginale, tanto nella struttura sociale quanto nelle istituzioni politiche e nel mondo del lavoro. Questa esclusione è stata alimentata da una netta cesura tra sfera privata e sfera pubblica, una frattura che ha privato la politica di una parte essenziale della società e della sua rappresentanza. La lotta per aumentare il peso politico femminile si è quindi sviluppata come percorso complesso, segnato da resistenze culturali, istituzionali e simboliche, ma anche da conquiste significative. Le prime iniziative furono condotte da un numero ristretto di donne, con la partecipazione di pochi uomini solidali, animate da motivazioni diverse: alcune spinte dall’ideologia del proprio ambiente politico o culturale, altre da esperienze personali che le avevano condotte a maturare un autonomo convincimento. Il loro impegno superò i confini dell’orizzonte familiare o della condizione di appartenenza, aristocratica, borghese, contadina o operaia, trovando un denominatore comune nell’obiettivo, all’epoca percepito come utopico, di ottenere un pieno riconoscimento dei diritti politici. Su scala internazionale, la conquista del suffragio universale ha seguito percorsi differenziati: in alcuni contesti come risultato di riforme graduali, in altri come conseguenza di momenti di crisi politica o di ricostruzione istituzionale. In ogni caso, essa ha rappresentato un punto di svolta nella ridefinizione della cittadinanza, pur non costituendo un traguardo definitivo ma piuttosto l’inizio di un lungo cammino verso una reale parità di partecipazione. In tale quadro, il capitolo si concentra su due casi nazionali: Spagna e Italia. Per la Spagna, si analizza l’introduzione del suffragio femminile nel 1931 durante la Seconda Repubblica, il ruolo delle figure di punta del movimento suffragista e le resistenze incontrate, seguite dalla brusca interruzione imposta dalla dittatura franchista. Viene ricostruito il processo di riapertura dello spazio politico per le donne durante la transizione democratica degli anni Settanta, in un contesto reso favorevole anche dalle pressioni internazionali e dall’adesione all’Unione Europea. Per l’Italia, l’attenzione si concentra sul lungo percorso che condusse al riconoscimento del diritto di voto nel 1945, frutto di un intreccio tra mobilitazione femminile, partecipazione alla Resistenza e rinnovamento istituzionale postbellico. Si sottolineano le peculiarità del movimento femminile italiano, caratterizzato da un forte pluralismo ideologico, e le difficoltà incontrate nel tradurre il diritto di voto in un’effettiva presenza politica e in una rappresentanza sostanziale. A ciò si aggiunge l’analisi sistematica dei dati relativi alla rappresentanza femminile nel potere legislativo e in quello esecutivo, nonché negli organi di vertice dei principali partiti politici, con particolare attenzione non solo alla quantità ma anche alla qualità della presenza femminile in tali organismi. La comparazione tra i due casi consente di evidenziare analogie e divergenze nei rispettivi percorsi storici e nei risultati conseguiti, mostrando come le modalità di acquisizione della cittadinanza politica abbiano inciso sulla successiva integrazione delle donne nella vita politica e istituzionale
Ottenuto il diritto di voto, attivo e passivo, è stato necessario interrogarsi su come questa conquista si traducesse concretamente nella vita politica delle donne. Se il suffragio ha rappresentato il primo passo verso l’inclusione nella cittadinanza democratica, la vera sfida è consistita nel comprendere quale significato assumesse la loro presenza nei luoghi decisionali e fino a che punto essa potesse incidere sugli equilibri di potere. Da questa esigenza nasce la riflessione sulla rappresentanza politica femminile, che costituisce il nucleo centrale del terzo capitolo. Nella prima parte, il concetto di rappresentanza viene chiarito attraverso il riferimento all’opera di Hanna Pitkin, che distingue tra rappresentanza descrittiva, legata alla dimensione numerica e identitaria della presenza femminile, rappresentanza simbolica, connessa al valore di visibilità e riconoscimento che tale presenza assume, e rappresentanza sostanziale, intesa come capacità di incidere concretamente sulle politiche pubbliche. Questa tassonomia consente di cogliere la complessità del fenomeno e di andare oltre una concezione meramente formale della rappresentanza. Assumendo questa cornice teorica, il capitolo sviluppa una ricostruzione quantitativa di lungo periodo che analizza la partecipazione delle donne alle istituzioni italiane e spagnole dall’introduzione del suffragio universale fino al 2022. I dati relativi alle legislature parlamentari, ai governi e ai ruoli apicali permettono di evidenziare traiettorie divergenti: la Spagna, grazie anche a strumenti normativi e partitici innovativi, ha consolidato più rapidamente un livello di presenza femminile vicino alla parità, mentre l’Italia ha conosciuto un percorso più lento e frammentato, pur registrando progressi significativi nelle ultime legislature Tuttavia, l’analisi mostra come i numeri, per quanto importanti, non siano sufficienti a definire una reale rappresentanza. Il dibattito teorico ricorda infatti che, nelle democrazie pluralistiche, la rappresentanza dovrebbe dare voce a interessi generali e non particolari, e che il genere femminile non può essere assimilato a una minoranza da tutelare con gli stessi strumenti usati in altri ambiti. Di qui le resistenze all’adozione di misure positive, considerate da alcuni come un’alterazione del principio maggioritario. Queste obiezioni rivelano i limiti di una rappresentanza meramente descrittiva o simbolica e rendono ancora più evidente l’urgenza di concentrarsi sulla rappresentanza sostanziale, capace di tradurre la presenza femminile in un effettivo potere di influenza. Il capitolo si conclude dunque sottolineando che la vera misura della democrazia paritaria non sta soltanto nella quantità di donne presenti nelle istituzioni, ma nella qualità del loro contributo all’azione politica, nella capacità di trasformare la cittadinanza formale in cittadinanza sostanziale e di rendere più inclusiva ed efficace l’intera sfera decisionale.
Il quarto capitolo segna il passaggio dalla riflessione sulla rappresentanza sostanziale verso un paradigma qualitativo della rappresentanza, rintracciato nel ruolo delle Women’s Policy Agencies (WPAs). L’analisi mostra come l’efficacia dell’intervento statale in materia di uguaglianza di genere dipenda dall’interazione tra attori istituzionali e sociali, governi, parlamenti, movimenti femministi e organizzazioni della società civile, e dal funzionamento delle agenzie di pari opportunità. Seguendo la definizione di Stetson e Mazur (1995), le WPAs sono strutture istituite con l’obiettivo primario di migliorare la condizione delle donne e di promuoverne l’empowerment in ambiti cruciali quali il lavoro, l’istruzione e la partecipazione politica. Esse assumono forme diverse a seconda dei contesti: ministeri, commis
Joining Technologies and Extended Producer Responsibility: A Review on Sustainability and End-of-Life Management of Metal Structures
Joining technologies play a decisive role in the sustainability, circularity, and end-of-life performance of metal structures. Despite the increasing emphasis on low-impact manufacturing and Extended Producer Responsibility (EPR), the connection between joining methods and producers’ environmental obligations remains underexplored. This review provides a comprehensive assessment of conventional and emerging techniques, including fusion welding, solid-state welding, mechanical fastening, adhesive bonding, and hybrid and AM-assisted processes, examining how each technology influences material efficiency, durability, repairability, disassembly, and recyclability. Particular attention is devoted to the effects of joint characteristics on life-cycle impacts, waste generation, and the technical and economic feasibility of high-quality material recovery, using recent LCA evidence and industrial case studies from automotive, shipbuilding, aerospace, and consumer products. Building on this analysis, the review proposes qualitative checklists and semi-quantitative scoring schemes to compare joining options under EPR-relevant criteria and to identify best- and worst-case design scenarios. Finally, promising research directions are outlined, including reversible and debond-on-demand solutions, low-energy solid-state routes, joining strategies for multi-material yet recyclable structures, and the integration of digital twins and LCA-informed design tools, offering a roadmap for metal structures that align technical performance with EPR-driven end-of-life management
Cutaneous leishmaniasis successfully treated with photodynamic therapy: a case series
Background: Cutaneous leishmaniasis (CL) is a parasitic skin disease caused by Leishmania spp., transmitted through infected sandflies. It manifests with lesions ranging from self-healing papules to chronic ulcerative plaques, depending on the parasite species and host immunity. Current treatments, including systemic antimonials, amphotericin B, miltefosine, and intralesional injections, are limited by systemic toxicity, invasiveness, and prolonged regimens, with additional challenges in children due to pain and poor compliance. Objective: To evaluate the efficacy, safety, and tolerability of photodynamic therapy (PDT) using either conventional (C-PDT) or daylight (DL-PDT) protocols in adult and pediatric patients with CL. Methods: A retrospective single-center study was conducted at the Dermatology Unit, University of Messina, Italy (January 2021-January 2025). Nine polymerase chain reaction (PCR)-confirmed CL patients (four pediatric, five adult) received three monthly sessions of either C-PDT or DL-PDT with 10% 5-aminolevulinic acid (ALA). Pain intensity was assessed using a visual analogue scale (VAS), and local or systemic adverse events were recorded. Clinical and dermoscopic outcomes were evaluated one year after the final session. Results: Complete lesion clearance was observed in all patients in this cohort, with good cosmetic results and no recurrences. Median VAS scores were 6 for C-PDT and 1 for DL-PDT. Only mild transient erythema occurred, and no systemic adverse events were observed. Conclusions: Both C-PDT and DL-PDT may represent safe, effective, and well-tolerated alternatives for CL. Their non-invasive nature, minimal discomfort, and good cosmetic outcomes make PDT a potential therapeutic option for pediatric and pain-sensitive patients