AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
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Finalmente maggiorenni! La 18a edizione del “Workshop di Teca” dal titolo “Il futuro delle biblioteche: nuovi ruoli nell’universo digitale”
The article provides an introduction on the papers presented at the 18th edition of the “Teca Workshop”, held in Bari on 7 and 8 April 2017, entitled “The future of libraries: new roles in the digital universe”.Il contributo offre un’introduzione sugli interventi presentati alla 18a edizione del “Workshop di Teca”, tenuta a Bari il 7 e l’8 aprile 2017, dal titolo “Il futuro delle biblioteche: nuovi ruoli nell’universo digitale”
Le raccolte di documenti personali: uno studio per la ricerca e la valorizzazione
Personal collections often consist of documents that differ in nature, purpose and use. Records, books that become ‘records’ themselves, and items that belonged to a person, constitute a unique collection of personal documents. Such collections are often scattered from the start, or else they are managed separately by the institutions that acquire them. Regardless of their subject areas, scholars are interested in documents as a whole and the research interest lies not only in correctly describing and identifying documents, but also in contextualizing documents, i.e. examining the bonds with the other documents of the collection.The aim of this study is to define the nature of these collections, highlighting research needs and identifying the features required by computer tools to be able to meet those needs, deriving and enriching institutional data, linking the information recorded in management systems to the content of the documents of the collection, re-creating existing relationships and enabling the researcher to discover new and unexpected relationships. This study considers in the first instance the number of personal collections acquired over time by the University of Milan, while considering the opportunity to extend the project to other institutions.I fondi di persona sono spesso costituiti da documenti diversi per natura, finalità e modalità di utilizzo. Carte, libri che diventano anch’essi ‘carte’, e oggetti appartenuti alla persona, costituiscono un’unica raccolta di documenti personali. Spesso tali raccolte sono disperse all’origine, oppure prendono strade diverse nelle istituzioni che le acquisiscono. Indipendentemente dall’ambito disciplinare, chi studia queste raccolte è interessato ai documenti nel loro insieme e ciò che è importante per la ricerca non consiste solo nella corretta descrizione e identificazione del documento, ma si estende alla sua contestualizzazione, cioè ai vincoli che lo legano a tutti gli altri documenti della raccolta.L’obiettivo di questo studio è definire la natura di queste raccolte, evidenziare i bisogni della ricerca e definire le caratteristiche che dovrebbe avere un utensile informatico per rispondere a tali bisogni, accogliendo e arricchendo i dati istituzionali, associando alle informazioni registrate nei sistemi di gestione i contenuti dei documenti che costituiscono la raccolta, ricreando le relazioni esistenti e consentendo al ricercatore di scoprirne di nuove non immediatamente evidenti o insospettabili. Lo studio considera in prima istanza le numerose raccolte personali acquisite nel tempo dall’Università di Milano, considerando nel contempo l’utilità di estendere il progetto ad altre istituzioni
How might we... Ripensare la biblioteca con l'aiuto del design thinking
The paper describes the Design thinking for libraries: a toolkit for patron-centered design, a document released in early 2015 and originated from experiences of librarians working side by side in their contexts under the Global libraries program funded by Bill & Melinda Gates Foundation. The private design company IDEO partnered with the Chicago Public Library in the U.S. and Aarhus Public Libraries in Denmark heading to the creation of a practical guide for librarians and managers including readings, resources, and activities that will help to understand design thinking methods and rethink the library to the users’ changing needs. The Design thinking for libraries toolkit originates from the participatory librarianship movement, giving more and more attention to the library community and its active role in designing the library of the future.Il contributo riporta un’analisi del Design thinking for libraries: a toolkit for patron-centered design, documento rilasciato nel 2015 a conclusione del progetto internazionale Global libraries finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation e volto a introdurre modalità innovative di progettazione nelle biblioteche. Nato dalla collaborazione sul campo della statunitense Chicago Public Library e delle biblioteche pubbliche di Aarhus in Danimarca insieme all’azienda IDEO, questo documento si propone come strumento pratico per i bibliotecari che vogliano ripensare e rinnovare spazi e servizi della biblioteca in funzione dei cambiamenti dei bisogni culturali e informativi degli utenti. Il documento – e il progetto a esso sotteso – si colloca in quel ramo della biblioteconomia sociale che concentra la propria attenzione sulla comunità di riferimento delle biblioteche e sul ruolo attivo dell’utente nella creazione e condivisione della conoscenza e nella definizione del servizio
Biblioteche e bibliotecari nel XXI secolo: vettori di knowledge ma anche costruttori empatici del cambiamento
In the 21th century libraries and the network of Museums, Archives and Libraries are involved in processes that can be defined by forecasting techniques. In according to futurologists, the epochal passage takes place in the middle of the century and it is characterized by the exponential development of robotics and artificial intelligence. Among the variables, we have to consider the negative effects of globalization, above all the increasing economic disequalities and the exclusion of masses of human beings from the places where strategic decisions are taken. In this context, could be useful the establishment of a new librarianship paradigm: libraries and librarians have to pay attention to the destiny of the community, in order to promote a virtuous empowerment.Nel XXI secolo le biblioteche e la filiera MAB (Musei Archivi Biblioteche) sono coinvolte in processi che possono essere decifrati con le tecniche di scenario. Il passaggio epocale secondo i futurologi si colloca alla metà del secolo ed è trainato dallo sviluppo esponenziale della robotica e dell’intelligenza artificiale. Tra le variabili vanno considerati gli effetti negativi della globalizzazione, soprattutto le disuguaglianze economiche crescenti e l’esclusione di masse di esseri umani dai luoghi della formazione delle decisioni strategiche. In questo quadro potrebbe essere molto utile l’affermarsi di un nuovo paradigma biblioteconomico per le biblioteche e i bibliotecari, configurato da un’attenzione attiva per le sorti della comunità al fine di favorirne l’evoluzione virtuosa
L’evoluzione del restauro librario: un bilancio a cinquant’anni dall’alluvione fiorentina
On the occasion of the fiftieth anniversary of the Florentine flood, the paper focuses on the progression of book conservation. Over the last few decades, it changed from being a traditional restoration treatment to an interdisciplinary intervention – that needs solid historical foundation, scientific research and practical skills – aimed at slowing down the deterioration process with respect for the volumes’ historical features, their original structures and their materials.In this evolution, some events such as the St. Gallen Conference (1898) and the salvage of the burned manuscripts of the University Library in Turin (1904) were certainly important steps, but the experiences at the National central library of Florence after the overflowing of the Arno river (1966) played a strategic role.In occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione fiorentina del 1966, il contributo richiama l’attenzione sulla straordinaria evoluzione che nel XX secolo ha caratterizzato il restauro librario. Da intervento artigianale mirato alla restituzione di funzionalità e pregio artistico a libri e documenti in cattive condizioni, esso ha assunto le caratteristiche di un’operazione interdisciplinare che necessita non solo di salde radici storiche, ma anche di competenze scientifiche e di abilità tecniche. Inoltre il restauro presenta ora finalità assai più articolate rispetto al passato: il suo primo obiettivo è quello di rallentare il processo di decadimento del patrimonio librario e documentario; il secondo riguarda la salvaguardia delle informazioni materiali di cui il libro è testimone e veicolo; l’ultimo è quello di cooperare, con il proprio specifico contributo, alla ricostruzione della cultura materiale che ha presieduto alla produzione dei manufatti antichi e moderni.In questo processo, un ruolo importante è stato svolto da alcuni eventi – quali la Conferenza di S. Gallo del 1898, l’incendio della Biblioteca Universitaria di Torino nel 1904 e la fondazione dell’Istituto di patologia del libro nel 1938 – ai quali è seguita la fondamentale esperienza di recupero dei volumi della Biblioteca nazionale centrale di Firenze travolti dall’alluvione del 1966
«Funziona come Google, vero?». Prima indagine sull’interazione utente-catalogo nella biblioteca del Dipartimento di musicologia e beni culturali (Cremona) dell’Università di Pavia
The paper presents results of a research about user-catalogue interactions developed at the library of the Department of musicology and cultural heritage (Cremona) of Pavia University (Italy). The research involved a simple random sampling of 30 users and was based on a multi-method approach, including screen captures, pre- and post-search surveys. Results show that users of the library of the Department of musicology and cultural heritage prefer searches by a ‘Google like’ interface, that they search only known items, and that most used search data are author surname (21,9%), or author name and surname (21,9%), or author surname and a word from title (15,6%). Further users put in less data than they know and quite often (36%) data collected from user by the surveys are different from data collected by the analysis of video recordings. This first research suggests to apply this multi-method approach to new case studies and to extend, if possible, researches to new search interfaces (in particular with regard to FRBR-zed OPACs).L’articolo presenta i risultati di una ricerca sull’interazione tra l’utente e il catalogo svolta nella biblioteca del Dipartimento di musicologia e beni culturali (sede di Cremona) dell’Università di Pavia (Biblioteca di musicologia). Nella ricerca è stata adottata una campionatura casuale di 30 utenti e ci si è basati su un approccio multi-metodo comprendente la cattura di screenshot e sondaggi pre e post-ricerca. I risultati dell’indagine mostrano che gli utenti della Biblioteca di musicologia preferiscono la ricerca con un’interfaccia ‘Google like’, che svolgono esclusivamente ricerche di oggetti noti, che i dati più utilizzati sono il cognome dell’autore (21,9%) o il nome e cognome dell’autore (21,9%), oppure cognome dell’autore e una parola del titolo (15,6%), che inseriscono una quantità di dati inferiore a quella in possesso e abbastanza spesso (36%) le intenzioni dichiarate sul questionario differiscono dalle azioni rilevabili dalla videoregistrazione. Questa prima indagine suggerisce di continuare ad applicare questo duplice metodo a nuovi casi, ampliando se possibile il numero del campione, diversificando la tipologia di biblioteca nella quale effettuare le ricerche ed esaminando nuove interfacce d’interrogazione (con particolare riguardo a quelle che consentono di individuare le entità definite nel modello FRBR)
Formiche virtuali o virtuose? Verso un'etica dell'accesso
Ant colony optimization (ACO) is a collaborative information retrieval technique, belonging to the wider area of AI (more specifically, swarm intelligence). ACO aims at improving search engines’ performances by exploiting users’ behavior. Bookmarks, comments and tagging (i.e. ‘like’) are processed in an algorithm which makes the search engine work in order to recommend the ‘best way’ to users with similar information needs. Postings and comments are the ‘pherormones’ left by previous users throughout information hunting. However, the metaphor of ant colonies foraging for food stimulates further questions. In fact, the optimization of information seeking could reveal a controlling attitude, urging everybody to seek for the same target, minimizing individual choice, freedom and awareness. Consequently, using ACO could be risky for accessing OPAC or digital libraries. Could ‘ants’ be easily exploited by a single-minded ideological thinking or by a market-oriented society? Indeed that was what Norbert Wiener predicted in far-off 1950.La tecnologia definita Ant colony optimization (ACO), un sottoinsieme del più ampio settore dell’intelligenza artificiale, e in particolare della teoria degli sciami, fa tesoro del comportamento di grandi masse di utenti quando accedono a risorse di rete per ricerche sia di natura scientifica che ordinaria, quotidiana. Tramite complessi algoritmi, viene mantenuta traccia dei ‘ferormoni digitali’ rilasciati dagli utenti nel loro percorso, per poter indirizzare in modo più efficace/efficiente gli utenti successivi a ‘caccia’ dei medesimi obiettivi. Se il risultato è certo soddisfacente in termini di rilevanza e pertinenza, tuttavia alcuni interrogativi nascono circa gli effetti ulteriori. I sistemi algoritmici di indirizzamento alla ricerca e alla lettura sono infatti ‘efficienti’, altamente ‘performativi’, ma non necessariamente ‘giusti’. Questo aspetto pone pertanto seri problemi in vista di un eventuale utilizzo per accessi a OPAC o a digital libraries.I sistemi ACO si basano sulla figura metaforica del formicaio. Le formiche hanno comportamenti uniformi, prevedibili, razionali, e sono dunque replicabili con algoritmi che ‘funzionano’ bene. D’altra parte, non possiamo dimenticare che già nel 1950 Norbert Wiener aveva utilizzato in senso distopico proprio l’immagine del formicaio. Occorre pertanto analizzare e valutare anche l’aspetto politico dell'indirizzamento alla ricerca e alla lettura, laddove non viene evidenziato come parametro principale la libertà, l’autonomia, e perfino l’eccentricità della singola ‘formica’
Indagine sulle biblioteche valdesi in Italia: caratteristiche, problematiche e prospettive future
The state of Waldensian libraries in Italy is a topic ever faced up by scholars. This article study in deep the libraries main features, thanks to a survey that had collected a wide range of information, from the more organized historical realities to the just born and developing entities. The heterogeneous data and sources analysis (telephone interviews, e-mail exchanges, online database consultation) has been the main feature of the research. This analysis allowed us to discover and evaluate those realities that are not open to the public, but compared to the local context, hold a significant library assets. This has highlighted a complex schema, made of by a pool of libraries with very different stages of development. The survey was held in conjunction with a particularly significant historical moment for the whole panorama of cultural heritage belonging to the Waldensian world, and that will redefine the future of the Waldensian libraries themselves.Il panorama delle biblioteche valdesi in Italia è un tema mai affrontato dagli studiosi. L’articolo ne approfondisce le caratteristiche principali grazie a un’indagine che ha raccolto informazioni a partire dalle realtà storiche e più strutturate a quelle appena nate e in via di sviluppo. L’incrocio di dati e fonti di diversa natura (interviste telefoniche, scambi di e-mail, consultazione dei database online) è stato il perno centrale della ricerca. Tale analisi ha permesso di scoprire e valutare anche quelle realtà non aperte al pubblico ma che, rispetto al contesto locale, dispongono di un patrimonio librario significativo. Si è così venuto a delineare un quadro molto ricco e complesso, formato da biblioteche caratterizzate da differenti fasi di sviluppo. L’indagine è stata svolta in concomitanza ad un momento storico particolarmente rilevante per tutto il panorama dei beni culturali afferenti al mondo valdese e che andrà a ridefinire anche il futuro delle stesse biblioteche
Se il catalogo parlasse, lo capiremmo? Cinque assiomi della comunicazione catalografica
The article applies the criteria used in communication analysis to the ‘catalogue communication’, namely to the conscious or unconscious information exchange between the catalogue and the user realized during the whole research activity. The triad sender-message-receiver can be pinpointed in libraries/librarians-search systems-users. Inspired by Paul Watzlawick’s theories, five axioms of catalogue communication are introduced: 1) a search system cannot ‘not’ communicate, even in case of a 0 results query; 2) in addition to search results, search systems establish a meta-communication with users; 3) the communication between catalogue and user is articulated by the punctuation, that is the sequence of actions performed by the user (search, navigation, selection, etc.); 4) two communications exist: a ‘digital’ one, that is the data, and an ‘analog’ one, that is the information about the catalogue (which libraries are included, cataloguing coverage and features, etc.); 5) catalogue communication can be either symmetric, when both sender and receiver are at the same level, or complementary, when a gap of status exists.Considering the catalogue a communication tool allows an analysis by means of factors and techniques that realize an effective communication (professionalism, trust, knowledge about the audience, abilities to develop the subject, to foresee the objections, to receipt feedback, etc.) in order to improve catalogue’s functionalities.L’articolo cerca di applicare i criteri usati nell’analisi della comunicazione alla ‘comunicazione catalografica’, ossia allo scambio consapevole e inconsapevole di informazioni che avviene tra un catalogo e un utente durante l’intera fase di ricerca. La triade emittente-messaggio-ricevente viene individuata in biblioteche/bibliotecari-sistemi-utenti. Prendendo spunto dalle teorie di Paul Watzlawick, vengono proposti cinque assiomi della comunicazione catalografica: 1) è impossibile per un sistema di ricerca non comunicare; 2) i sistemi stabiliscono anche una meta-comunicazione con gli utenti che va oltre i risultati di una ricerca; 3) esiste una ‘punteggiatura’ che scandisce la comunicazione catalogo-utente e che è costituita dalla sequenza di azioni (ricerca, navigazione, selezione ecc.); 4) esiste una comunicazione ‘digitale’, ossia i dati, e una comunicazione ‘analogica’, ovvero le informazioni relative al catalogo (biblioteche rappresentate, copertura catalografica ecc.); 5) la comunicazione catalografica può essere simmetrica, quando emittente e ricevente sono sullo stesso piano, o complementare, quando vi è una differenza di livello.Se il catalogo è uno strumento di comunicazione, allora è possibile analizzarlo attraverso i fattori e le tecniche che determinano una comunicazione efficace (professionalità, credibilità, conoscenza dell’audience, sviluppare il discorso, anticipare le obiezioni, recepire i feedback ecc.) al fine di migliorarne le funzionalità