AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
Not a member yet
501 research outputs found
Sort by
The library faith: miti e realtà della public library americana (Seconda parte)
In the last years the public library has been the subject of a wide debate all over the Western world, not only in the library community, but also in the public opinion. The economic crisis and the technological revolution have raised new questions about the identity of the public library and have made librarians uncertain about their future. The article wonders if public libraries are really going through an unprecedented crisis, or if this is a typical phase of a cyclical process. In order to give an answer to this question, the essay retraces the history of ideological building and search for legitimacy by the American public libraries from the '40s to the '00s, pointing out the characteristics of these libraries that weaken their identity and public perception in some historical and economic phases. (NB: this is the second part of a more extensive study. The first part has been published in AIB studi 1/2018)Negli ultimi anni, la biblioteca pubblica è diventata oggetto di un ampio dibattito in tutto il mondo occidentale non solo all'interno della comunità bibliotecaria, bensì anche da parte dell'opinione pubblica generale. La crisi economica e la rivoluzione tecnologica hanno sollevato nuovi interrogativi sull'identità della biblioteca pubblica e creato una situazione di incertezza nei bibliotecari riguardo al futuro. L'articolo si chiede se quella che le biblioteche pubbliche stanno vivendo sia effettivamente una crisi senza precedenti, ovvero se si tratti di una fase tipica all'interno un andamento ciclico. Per dare una risposta a questa domanda, il saggio ricostruisce il processo di costruzione ideologica e di ricerca di legittimazione della public library americana dagli anni Quaranta agli anni Duemila, mettendo in evidenza quelle caratteristiche che strutturalmente ne indeboliscono l'identità e la percezione pubblica in alcune fasi storiche ed economiche.(Questo articolo è la seconda parte di un contributo più esteso. La prima parte è stata pubblicata sul numero 1/2018 della rivista
Open access: per un approccio storico e critico
This article, based on the reading of Paola Castellucci’s Carte del nuovo mondo: banche dati e open access (2017), demonstrates how, also thanks to the most recent literature on the topic, the need to deal with the origins of the Open Access (OA) movement with a greater historical and critical approach is growing.L’articolo, sulla base della lettura del libro di Paola Castellucci Carte del nuovo mondo: banche dati e open access (2017), mostra come, anche sulla scorta della più recente letteratura sull’argomento, stia emergendo l’esigenza di occuparsi delle origini del movimento dell’open access (OA) con un maggior approccio storico e critico.
Volere è potere: AIB studi e il percorso verso l'open access
The paper reconstructs the main lines of the history of AIB studi. Journal of Library and Information Science, an Italian Library Association publication. The previous titles and editorial programs development of the journal are outlined, highlighting how the ‘vocation’ for the establishment of a scientific journal – as well as professional interest – internationally oriented and fully open access has been increasingly defining, with the support of the Italian Library Association (AIB).In particular, critical steps from paper to digital, indexing and open access are discussed, referring to journal management and editorial work, to actual issues and principles involved, and looking at the still possible developments in the direction of open science. The landscape in which AIB studi is placed and progresses is finally completed with some digressions on related topics, such as e-journals management systems, citational databases, and the open access movement.L’articolo ricostruisce le linee principali della storia di AIB studi. Rivista di biblioteconomia e scienze dell'informazione, pubblicata dall’Associazione italiana biblioteche. È tracciato lo sviluppo dei precedenti titoli e programmi editoriali della rivista, evidenziando come si sia sempre più definita, con il sostegno dell’AIB, la ‘vocazione’ alla costituzione di una rivista scientifica oltre che di interesse professionale, di orientamento internazionale e pienamente disponibile ad accesso aperto.In particolare, sono discussi i passaggi critici dalla carta al digitale, all’indicizzazione e all’accesso aperto, facendo riferimento alla gestione della rivista e al lavoro di redazione, alle problematiche effettive e ai principi coinvolti, prospettando le evoluzioni ancora possibili in direzione dell’open science. Il panorama in cui AIB studi si colloca e progredisce, infine, è completato con alcune digressioni su argomenti correlati, quali i sistemi di gestione delle riviste digitali, i database citazionali e il movimento per l’open access
Il bibliotecario del digitale: quale riconoscimento?
The point of view of this speech is mainly pragmatic, focused on technical and regulatory issues, with an emphasis on the market and employment opportunities too. The main question from which it starts is the following one: in the current working, institutional, and regulatory framework, for AIB (Italian libraries association) and the whole professional category, is aiming for the recognition of a librarian ‘single’ profile more profitable than stressing the different specializations which this profile may be declined in? Among those specializations, the ‘digital librarian’ is undoubtedly one of the most important, herald of future developments.Even before the enactment of Law 4/2013, exactly in 2011, AIB set up a specific OLAVeP working sub-group on professional profiles that drafted a wide range of specialist professional profiles as a corollary of basic librarian professional profile. This kind of approach has shown a series of critical aspects that had already appeared in the Norma UNI elaboration. Nowadays, in fact, it is absolutely not recommended to split the librarian profession into a further range of specialized ‘secondary’ profile, since this profession has yet to be ‘officially’ codified in the institutional systems.Rather than an ‘official’ recognition of specialist professional profiles, other issues are worth considering at this point, in order to specify and defend the system and the level of knowledge, skills and competencies needed to practice the librarian profession. Therefore, the speech argues that both UNI and AIB (in its role of a recognized professional Association) are properly been opting in favour of a single declaration of the librarian, without any specialized division.Il punto di vista dell’intervento è prevalentemente pragmatico, attento alle problematiche tecnico-normative, con un occhio rivolto al mercato e alle opportunità di occupazione. La questione fondamentale è se, nell’attuale contesto lavorativo, normativo e istituzionale, risulti più proficuo puntare sul riconoscimento di un profilo ‘unico’ di bibliotecario, o dare rilievo alle diverse specializzazioni in cui tale profilo può essere declinato, tra le quali quella del ‘bibliotecario del digitale’ rappresenta senza dubbio una delle più importanti e foriere di sviluppi futuri.Prima dell’emanazione della legge 4/2013, l’AIB aveva costituito, nel 2011, un sottogruppo di lavoro OLAVeP sui profili professionali, che, in accordo con l’Associazione, redasse, a corollario del profilo professionale del bibliotecario di base, una molteplicità di profili professionali specialistici. Questo tipo di impostazione ha mostrato una serie di criticità, evidenziatesi già in sede di elaborazione della Norma UNI. Attualmente, infatti, non è consigliabile, sia sotto il profilo politico-amministrativo che lavorativo, parcellizzare in un ulteriore ventaglio di profili ‘secondari’ specialistici una professione che deve ancora ottenere l’imprimatur di una codifica ‘ufficiale’ negli ordinamenti istituzionali.Piuttosto che sul riconoscimento ‘ufficiale’ di profili professionali specialistici, in questa fase conviene forse concentrarsi su altre questioni (quali i livelli EQF tra le professioni dei beni culturali, o i provvedimenti emanati dopo la legge 4/2014, o anche la nascita di presunte professioni di confine) al fine di difendere il sistema e il livello di conoscenze, abilità e competenze per la professione del bibliotecario.Nel contributo, pertanto, si sostiene che giustamente sia l’UNI, sia l’AIB hanno optato per un’unica declaratoria del bibliotecario, senza alcuna ripartizione specialistica. Il Regolamento di iscrizione dell’AIB offre infatti una definizione sintetica della professione nella sua globalità, mentre nella figura professionale di bibliotecario elaborata dalla Norma UNI confluiscono tutte le diverse specializzazioni in cui essa può articolarsi. In particolare, nell’ambito della Norma, l’‘Attività cinque’ può essere considerata l’hard core della figura del ‘bibliotecario del digitale’, ma molti riferimenti a conoscenze, abilità e competenze di questa figura si possono rintracciare anche all’interno di altre ‘attività’.L’articolo si conclude con una considerazione: dal punto di vista logico, culturale e professionale il ‘bibliotecario del digitale’ costituisce la naturale evoluzione storica del ‘bibliotecario analogico’. Oggi ancora ne discutiamo come di due tipologie distinte, ma un domani anche molto vicino, non esisteranno solamente ‘biblioteche e bibliotecari digitali’
The library faith: miti e realtà della public library americana (Prima parte)
In the last years the public library has been the subject of a wide debate all over the Western world, not only in the library community, but also in the public opinion. The economic crisis and the technological revolution have raised new questions about the identity of the public library and have made librarians uncertain about their future. The article wonders if public libraries are really going through an unprecedented crisis, or if this is a typical phase of a cyclical process. In order to give an answer to this question, the essay retraces the history of ideological building and search for legitimacy by the American public libraries from the ‘40s to the 2000s, pointing out the characteristics of these libraries that weaken their identity and public perception in some historical and economic phases.(NB: this is the first part of a more extensive study. The second part will be published in AIB studi 2/2018)Negli ultimi anni, la biblioteca pubblica è diventata oggetto di un ampio dibattito in tutto il mondo occidentale non solo all’interno della comunità bibliotecaria, bensì anche da parte dell’opinione pubblica generale. La crisi economica e la rivoluzione tecnologica hanno sollevato nuovi interrogativi sull’identità della biblioteca pubblica e creato una situazione di incertezza nei bibliotecari riguardo al futuro. L’articolo si chiede se quella che le biblioteche pubbliche stanno vivendo sia effettivamente una crisi senza precedenti, ovvero se si tratti di una fase tipica all’interno di un andamento ciclico. Per dare una risposta a questa domanda, il saggio ricostruisce il processo di costruzione ideologica e di ricerca di legittimazione della public library americana dagli anni Quaranta agli anni Duemila, mettendo in evidenza quelle caratteristiche che strutturalmente ne indeboliscono l’identità e la percezione pubblica in alcune fasi storiche ed economiche.(Questo articolo è la prima parte di un contributo più esteso. La seconda parte sarà pubblicata sul numero 2/2018 di AIB studi
Strumenti e metodi di innovazione nel panorama dell’open science: l’open peer review
The article offers a first reflection in Italy on the practices of open peer review (OPR), an umbrella term used to refer to several open and innovative ways to exercise the peer review in the scholarly communication web domain. OPR helps to overcome the drawbacks of anonymous traditional peer review. It improves the review process by making it more open and transparent and enhances the dialogue between scientists within the same discipline and between different disciplines. The paper also discusses the topic of the qualitative relevance of OPR. In conclusion, the author claims that OPR is still far from replacing traditional peer review models but it can become a valid support to create a better qualitative research evaluation system.L’articolo si propone di offrire una prima riflessione sulle pratiche della revisione paritaria aperta, ovvero l’open peer review (OPR), un termine cappello che racchiude diverse modalità alternative di revisione ‘aperta’ tra pari, la cui diffusione nella comunicazione scientifica, favorita dalla tecnologia e dalla scienza aperta, richiede un cambio di paradigma. L’OPR migliora il processo di revisione rendendolo più aperto e trasparente, inoltre contribuisce a superare i limiti della revisione anonima. Nel presente contributo l’autrice riflette anche sul tema della qualità dell’OPR, al fine di capire se quest’ultimo abbia una valenza qualitativa superiore alle forme di revisioni anonime. Grazie alla revisione partitaria aperta, la peer review riacquista il valore di servizio per le comunità di ricerca, esaltando in tal modo il dialogo tra scienziati all’interno della stessa disciplina e tra discipline diverse.
L'editoria pubblica in rete tra autonomia e controllo: dal 'feudalesimo' alla 'federazione'?
The article, after some methodological notes and some pieces of information on the history of public publishing in Italy, focuses on the dissemination of official publications on the sites of the public administration. The underlying trends are identified in the emergence of open data and open government, in strong decentralization and in the weakening of any form of bibliographic control. After some examples taken from the experience of the most important European countries, the article concludes hoping for the development of a federation project of public publishing, based on decentralization and the use of standards, according to the open access model of institutional archives.L’articolo, dopo aver fornito alcune note metodologiche e informazioni sulla storia dell’editoria pubblica in Italia, si concentra sulla diffusione delle pubblicazioni ufficiali nei siti della pubblica amministrazione. Le tendenze di fondo sono individuate nell’emergere dei dati aperti e dell’open government, nel forte decentramento e nell’indebolimento di ogni forma di controllo bibliografico. Segue la presentazione di alcuni esempi tratti dall’esperienza dei più importanti paesi europei. In conclusione, l’autore auspica lo sviluppo di un progetto di federazione dell’editoria pubblica in rete basato sul decentramento e sull’uso di standard secondo il modello open acess degli archivi istituzionali