AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
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Digital humanities e organizzazione della conoscenza: una pratica di insegnamento nel LODLAM
The lack of a definition of what it means to teach Digital Humanities (DH) that is unanimously agreed upon allows us to reflect on educational objectives and methodologies with the aim of shaping the identity of the digital humanist. The opening of the international Master’s degree program in Digital Humanities and Digital Knowledge (DHDK) at the University of Bologna aims to contribute to the discussion by developing a possible DH teaching model.Setting out from the experience developed through this project, the Knowledge Organization and Cultural Heritage (KO and CH) course, one of the first year’s compulsory modules, has been designed following a specific principle. While teaching how to move from data to knowledge and how to manage this process as an iterative workflow, this course emphasises the role of DH theories, methodologies and techniques.This paper aims to introduce the scope and content of the KO and CH course. In particular, it focuses on the guidelines required to create a project in the domain of Linked open data, by working on data, models and methods coming from libraries, archives and museums (LODLAM). Linked open data (LOD) is considered to be the primary methodology for managing KO issues in the context of LAM. For what concerns the interpretation of cultural heritage memories, the implementation of DH theories and methodologies is the added value to the project’s design, modelling and implementation.La mancanza di una definizione unanimemente condivisa su cosa significhi insegnare digital humanities (DH) ci permette di riflettere su obiettivi e metodologie formative, con l’obiettivo di ragionare sull’identità dell’umanista digitale. Il corso di laurea magistrale internazionale in Digital humanities and digital knowledge (DHDK), attivo presso l’Università di Bologna, ha lo scopo di contribuire alla discussione, proponendo un possibile modello di insegnamento delle DH.Data l’esperienza di questo progetto didattico, il corso di Knowledge organization and cultural heritage (KO and CH), una delle attività obbligatorie del primo anno del corso di laurea, è stato progettato avendo in mente un principio: enfatizzare il ruolo delle teorie, metodologie e tecniche delle DH nell’insegnare come affrontare quel percorso che va dalla creazione dei dati alla rappresentazione della conoscenza, e gestire il processo come un flusso di lavoro iterativo in ottica progettuale.Questo articolo mira a introdurre lo scopo e il contenuto del corso di KO and CH. In particolare, si vuole focalizzare sulle linee guida richieste per creare un progetto nel contesto dei linked open data, lavorando su dati, modelli e metodi provenienti dal dominio di biblioteche, archivi e musei (LODLAM). I principi che governano il percorso necessario a produrre LOD sono affrontati nei termini della riflessione sulla metodologia per la gestione dei sistemi di KO nel contesto del LAM. L’uso di teorie e metodologie delle DH, a livello di interpretazione delle memorie del patrimonio culturale, è il valore aggiunto alla progettazione, modellizzazione e implementazione del lavoro a progetto
Il Fondo Laura della Biblioteca universitaria di Genova: un fondo di persona
The paper focuses on the private Pietro Laura Fund, which belongs to the Biblioteca universitaria di Genova’s bibliographic and manuscripts collection since 1938, and presents the critical issues related to the management of this material during the years. This fund should be re-evaluated in its entirety, starting from its peculiar characteristics (notes of owners, annotations, handwritten additions) that make it valuable from the point of view of book collecting and of librarianship.In order to remedy, albeit partially, the absence of specific investigations on the fund, it was decided to proceed with the presentation of the state of the art, suggesting at the same time some points for reflection on the initial donation and on the treatment hypotheses. The fund should be treated following the guidelines produced in 2018 by the AIB Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore.Il contributo è dedicato al Fondo Pietro Laura, pervenuto alla Biblioteca universitaria di Genova nel 1938, e presenta le criticità di una gestione che nel corso degli anni non ha tenuto conto delle specificità del materiale acquisito. Il fondo, invece, dovrebbe essere rivalutato nella sua interezza a partire dai suoi caratteri peculiari (note di possesso, postille, aggiunte manoscritte) che lo rendono prezioso sia dal punto di vista del collezionismo librario sia da quello biblioteconomico.Al fine di ovviare, seppur parzialmente, all’assenza di indagini specifiche sul fondo, si è ritenuto di procedere con la presentazione dello stato dell’arte, suggerendo al contempo alcuni spunti di riflessione sia sulla donazione iniziale, sia sulle ipotesi di trattamento che dovrebbero essere poste in atto anche alla luce delle Linee guida sul trattamento dei fondi personali licenziate nel 2018 dalla Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’AIB
Le biblioteche degli ordini professionali: il caso genovese
The analysis of Genoan libraries belonging to the professional associations offers the opportunity to refocus the attention on private specialized libraries. The book collections of the professional associations are made up of often underestimated and/or unexploited bibliographic heritages that, in most cases in Genoa, have gone missing. The paper highlights the critical aspects of a non-professionalized management that is not aware of the value represented by documentary materials of specific orientation that have settled over time. At the same time, the potentialities that such book collections could play in local and national documentary networks are assessed.L’analisi delle biblioteche ordinistiche genovesi offre l’opportunità per ricentrare l’attenzione nei confronti delle biblioteche specializzate private. Le collezioni librarie degli ordini professionali sono costituite da patrimoni bibliografici spesso sottovalutati e/o non sfruttati che, nella maggior parte dei casi genovesi, sono andati dispersi. Il contributo fa emergere le criticità di una gestione non professionalizzata e poco consapevole del valore rappresentato dai materiali documentari di specifico indirizzo sedimentatisi nel tempo. Al contempo, si valutano le potenzialità che simili raccolte librarie potrebbero esprimere nelle reti documentarie locali e nazionali
Digital humanities e biblioteche
The beginnings of Digital humanities are complex to delineate but in any case connected with the use of existing libraries (in the Middle Ages or in the 19th century) or with the creation of new libraries at the end of the last century, in the projects of the Index Thomisticus, of Computer assisted tools for Septuagint studies, of the Thesaurus linguae Graecae.The basic methodological imprint, through this multi-temporal and multi-center start, is the study of the texts around which very different disciplines even apparently (or really) distant get in touch with each other. In the international context, this imprint is questioned as it would be exclusionary with respect to a variety of subjects whose horizon ranges from cultural studies, to media studies, to the geopolitical inclusion of the South of the world.The Italian situation, also through AIUCD, the Association of informatica umanistica and digital culture, is characterized instead by the ability to recognize in constantly renewed forms the vital capacity of text and textuality to constitute the connective of a variety of contents and contexts.Gli inizi delle Digital humanities sono complessi da delineare ma comunque connessi con l'utilizzo di biblioteche esistenti (nel Medioevo o nell’Ottocento) o con la creazione di nuove biblioteche sul finire del secolo scorso, nei progetti dell'Index Thomisticus, dei Computer assisted tools for Septuagint studies, del Thesaurus linguae Graecae.L'impronta metodologica di fondo, attraverso questo inizio multitemporale e multicentrico, è lo studio dei testi attorno al quale si incontrano discipline molto differenti e anche apparentemente lontane. Nel contesto internazionale questa impronta pur presente viene messa in discussione in quanto sarebbe escludente rispetto a una varietà di temi il cui orizzonte va dai cultural studies, ai media studies, all'inclusione geopolitica del Sud del mondo.La situazione italiana, anche attraverso l'AIUCD, l'Associazione di informatica umanistica e cultura digitale, si caratterizza invece per la capacità di riconoscere in forme costantemente rinnovate la capacità vitale del testo e della testualità di costituire il connettivo di una varietà di contenuti e contesti
Paul Otlet e la classificazione delle scienze
The split between the sciences and the humanities, although scientifically overcome, often remains both in practice and in relation to educational profiles of several (prestigious) academic institutions, and it strongly influences the evolution of those disciplines which are in various ways involved. The Rede lecture entitled The two cultures and the scientific revolution, held by Charles Percy Snow in Cambridge in 1959 contributed significantly to exacerbate this dichotomy. The lecture aroused, predictably, mixed reactions: part of the scientific community welcomed his theories and appreciated the decisive exposition of a clearly relevant problem of the modern world, while other scientists became strong opponents of his ideas. In this respect the concept of a third culture appeared and in the debate that followed and that is still extremely current, the documentary disciplines have taken on a significant role in an attempt to find a common field between the sciences and the humanities. This role is already recognizable in the years when documentation science was founded and theorized by the Belgian bibliographer Paul Otlet and it takes shape both in the application of its techniques – first and foremost classification – to the other sciences, and in the definition of and reflection on the very concept of ‘science’ carried out in respect to the recognition of the scientific status of documentation itself and of bibliology.La divisione tra sapere scientifico e sapere umanistico, pur se oggi scientificamente superata, permane spesso nei fatti e nei profili formativi di molte istituzioni accademiche anche prestigiose condizionando fortemente l’evoluzione degli ambiti disciplinari a vario titolo coinvolti. Ad acuire questa dicotomia contribuì in maniera significativa la Rede lecture dal titolo The two cultures and the scientific revolution che Charles Percy Snow tenne a Cambridge nel 1959. La lecture suscitò, com’era prevedibile, reazioni contrastanti: parte della comunità scientifica accolse con favore le sue teorie e apprezzò la decisa esposizione di un problema di chiara rilevanza nel mondo moderno, mentre altri diventarono forti oppositori delle sue idee. Si sviluppò in tal senso il concetto di terza cultura e, nel dibattito che ne derivò e che risulta ancora estremamente attuale, le discipline documentarie hanno assunto un ruolo significativo nel tentativo di trovare un terreno comune tra la cultura scientifica e quella umanistica. Tale ruolo è ravvisabile già negli anni in cui la documentazione venne fondata e teorizzata dal bibliografo belga Paul Otlet e si concretizza tanto nell’applicazione delle tecniche che le sono proprie – prima fra tutte la classificazione – alle altre scienze, quanto nella definizione e nella riflessione sul concetto stesso di ‘scienza’ condotte nell’ambito del riconoscimento di status scientifico alla stessa documentazione e alla bibliologia
Fake news e post-verità: disordini informativi e narrativi tra Gutenberg e Google
Fake news and conspiracy theories can be considered as information disorders and therefore as related to the relationship that each person has with information. Although the spread of computer networks and social media has made these disorders much more evident than in the past, they do not depend exclusively on the digital dimension of this relationship. This article examines the nature of information disorders and their different types in relation to information literacy on the one hand, and to storytelling on the other. The most frequently proposed solutions to information disorders, such as debunking or fact-checking, are based on assumptions that should not be taken for granted; for example the sharing of a common rational basis, which has been strongly called into question by the meaning of the term post-truth. For this reason, it is necessary to take into consideration storytelling and narrative modalities since their mechanisms are at the basis of the effectiveness and global spreading of fake news.Le fake news e la teoria del complotto possono essere considerati come disordini informativi e perciò legati al rapporto che ogni persona ha con l’informazione; per questo motivo non dipendono esclusivamente dalla declinazione digitale di questo rapporto, sebbene la diffusione delle reti telematiche e dei social media abbia reso questi disordini molto più evidenti che in passato. Questo articolo analizza la natura e le diverse tipologie di tale rapporto, in relazione da un lato all’information literacy e dall’altro al racconto. Le soluzioni proposte con maggiore frequenza ai disordini informativi, come il debunking o il fact-checking, si basano su premesse tutt’altro che scontate, ad esempio la condivisione di una base razionale comune, condivisione che il significato, più che la definizione, di post-verità, ha messo in forte discussione. Per questo motivo diventano fondamentali le modalità narrative i cui meccanismi sono alla base dell’efficacia e del dilagare delle fake news
La ‘cultura orizzontale’: prove generali ai tempi della pandemia
In February 2020 a new book was published in the Saggi tascabili Laterza editorial series, titled La cultura orizzontale, written by Giovanni Solimine and Giorgio Zanchini. It aims at analysing the changes occurred and occurring in cultural activities after the digital revolution and the advent of the so-called onlife condition. In particular, the authors have observed these phenomena from the point of view of the net generation. If, on the one hand, the book publishing had a very bad timing – just before the worsening of the pandemic and the Italy lockdown – on the other hand the timing was perfect, as a new scenario, which could not be even imagined some days before, suddenly put to test whatever is described in the book. The transition to ‘horizontal culture’ has speeded up in a way that in a situation of normality would have needed years of attempts and experiments. The essay analyses the book contents in light of what has happened in the last months.È stato pubblicato a febbraio 2020 un nuovo volume della collana Saggi tascabili Laterza dal titolo La cultura orizzontale, a firma di Giovanni Solimine e Giorgio Zanchini. Esso si propone di analizzare i cambiamenti intervenuti e in atto nei meccanismi di fruizione culturale a seguito della rivoluzione digitale e in particolare dello stato di connessione permanente alla rete, ossia la cosiddetta dimensione onlife, secondo il neologismo coniato da Luciano Floridi. Nello specifico, gli autori hanno scelto di osservare questi fenomeni dal punto di vista della cosiddetta «generazione delle reti». Se da un lato si potrebbe dire che l’uscita del libro ha avuto un timing molto sfortunato – è uscito infatti poco prima dell’aggravarsi dell’emergenza sanitaria e del conseguente lockdown del Paese – dall’altro lato si può parlare di un tempismo perfetto, dal momento che tutto quello che in esso ci viene raccontato ha dovuto fare i conti improvvisamente con uno scenario inimmaginabile fino a pochi giorni prima e la transizione verso l’era onlife e verso la cultura orizzontale ha subito un’accelerazione che probabilmente in una situazione di normalità avrebbe richiesto anni di sperimentazioni e tentativi. L’articolo ripercorre i contenuti del volume alla luce di quanto avvenuto negli ultimi mesi
Fuga dal Novecento: su The Game, la rivoluzione digitale e altre catastrofi
Librarians and scholars have been among the firsts to reach out and describe the new world of the digital revolution – the Game, as Alessandro Baricco calls it. Reading The game will therefore offer an opportunity to reconsider ourselves as librarians, scholars, citizens. In this docufiction, conte philosophique, tale, autobiography, Baricco describes the age of the game as an anthropological mutation. The new man is a hybrid, a creature-keyboard-screen: half a human being, half a product of contemporary Capitalism. And yet, this word, ‘capitalism’, never appears in The game (as underlined by the authors of the ‘sequel’, The game unplugged). As a matter of fact, ‘capitalism’ is a term strictly connected to the 20th Century, the old world. The inhabitants of the Game are immigrants: they have escaped from the old world, they are looking for new values in the ‘land of opportunities’, in the digital world.Bibliotecari e studiosi che si occupano di discipline del libro e del documento, o di digital humanities, hanno visto nascere il game – la rivoluzione digitale – trent’anni fa e più. Hanno immediatamente cercato di mettersi al servizio della comunità analizzando le opportunità e le insidie del nuovo mondo. Un’ottima occasione per riflettere sull’identità professionale e intellettuale viene pertanto offerta ora da Alessandro Baricco con The game, racconto filosofico, docufiction, al confine tra scrittura narrativa, saggistica, autobiografica. La rivoluzione digitale, il grande gioco, The game, ha rifondato il sistema economico, culturale, emotivo. Sin dalle prime pagine Baricco raffigura l’uomo della nuova era in una postura caratterizzante: perennemente attaccato a una tastiera, lo sguardo fisso allo schermo del computer o dello smartphone. Un uomo che ha subito una metamorfosi antropologica e che è diventato un tutt’uno con un oggetto, con un prodotto del nuovo capitalismo. Eppure – come sottolineano gli autori del ‘sequel’ The game unplugged – la parola ‘capitalismo’ non appare mai. Per Baricco, infatti, quella è una parola tabù proprio perché ha connotato il Novecento, l’epoca che il game intende riformare. Gli uomini del game sono fuggiti dal Novecento e cercano nuovi valori e nuove possibilità di espressione nell’oltremondo digitale, social e seriale