AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
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Tra immaginario e impatto atteso: le biblioteche nelle attività di valutazione delle università
As librarians, we usually deal with surveys evaluating libraries. What happens if we instead analyze the surveys evaluating universities, where libraries appear only as extras? Considering this kind of assessment can be extremely helpful for us to understand the image of academic libraries and the impact that evaluators and decision makers expect they shall make.
This article analyzes several surveys assessing Italian universities in which libraries appear as extras. Some surveys developed by Anvur (the Italian National Agency for the Evaluation of Universities and Research Institutes) will be analysed to understand whether and how libraries are taken into consideration while assessing research, teaching and distance learning, students’ opinions and the universities’ third mission.
The results of this analysis demonstrate the need to update the image associated with academic libraries, to rethink their communication strategies towards decision makers and to change their narrative and self-representation.I bibliotecari hanno solitamente a che fare con attività di valutazione che hanno come protagoniste le biblioteche. Cosa emerge se invece si analizzano le indagini finalizzate alla valutazione dell’università, nelle quali le biblioteche appaiono soltanto come comparse? Considerare queste attività valutative può farci capire molto a proposito dell’immaginario che è collegato alle biblioteche accademiche e dell’impatto che i valutatori e i decisori si aspettano che esse generino.
Partendo da questo presupposto, l’articolo prende in considerazione le indagini volte alla valutazione delle università italiane nelle quali le biblioteche appaiono come comparse. Alcune indagini elaborate dall’Anvur saranno analizzate al fine di comprendere se e in che modo le biblioteche siano prese in esame per valutare la ricerca, la didattica e la didattica a distanza, le opinioni degli studenti e la terza missione delle università.
Dalla presentazione dei risultati di questa analisi emerge la necessità di aggiornare l’immaginario associato alle biblioteche accademiche, ripensando le loro strategie di comunicazione ai decisori e la loro narrazione e auto-rappresentazione
Un’ epica bibliografia visiva della storia della distruzione dei libri
The Singapore Pavilion, set up as part of the 59th edition of the Art Exhibition La Biennale di Venezia, hosts the work of artist Shubigi Rao, a threefold multidisciplinary installation comprising a book, a video and a paper maze built around the theme of books destruction. They are part of a decade-long project under the title Pulp: A Short Biography of the Banished Book. Starting in 2014, it has brought the artist to visit archives and libraries all around the world and to meet women and men who daily dedicate themselves to defending books and cultures on the margins. Here we present the works exhibited in Venice (2022) and the three books that have already been published (2016, 2018, 2022) out of the five scheduled.Il Padiglione di Singapore, allestito nell’ambito della 59. edizione della Biennale d’Arte di Venezia, ospita l’opera dell’artista Shubigi Rao, una triplice installazione multidisciplinare che comprende un libro, un film e un labirinto di carta costruiti intorno al tema della distruzione dei libri. Fanno parte di un progetto decennale dal titolo Pulp: A Short Biography of the Banished Book. Iniziato nel 2014, ha portato l’artista a visitare archivi e biblioteche in tutto il mondo e a incontrare donne e uomini che quotidianamente si spendono per difendere i libri e le culture ai margini. In questo contesto presentiamo le opere esposte a Venezia (2022) e i tre dei cinque libri previsti che sono già stati pubblicati (2016, 2018, 2022)
Il libro digitale in biblioteca: un continuo work in progress nella distribuzione
The article aims at presenting how digital books reach public libraries and how institutions can share this bibliographic heritage with their users.Libraries, more and more involved in digital products, are experiencing a real explosion in the number of users who utilize these resources, but they are also facing the costs and choices necessary to implement or share non-physical collections. Some suppliers are available on the market, often content aggregators, available to facilitate the task of providing quality service, and to protect producers’ revenues at the same time. The other aspect that the article takes into consideration is related to the protection and management of digital rights, which until October 2021 made access to content difficult for users. In the past few weeks now, new standards for protection have been emerging, which will hopefully be increasingly adopted by producers.L’articolo intende trattare le modalità con le quali il libro digitale raggiunge le biblioteche di pubblica lettura e come le istituzioni possano condividere tale patrimonio bibliografico con i propri utenti. Le biblioteche, sempre più coinvolte nel e con il digitale, stanno fronteggiando una vera esplosione nel numero degli utenti che se ne servono, ma devono fare i conti con i costi e le scelte corrette per implementare o condividere le collezioni non fisiche. Il mercato offre dei fornitori, spesso aggregatori di contenuti, che sono a disposizione per facilitare il compito nella fornitura di un buon servizio senza che i produttori perdano nei guadagni. L’altro aspetto che viene preso in considerazione è legato alla protezione e gestione dei diritti digitali, che fino all’ottobre 2021 rendeva farraginoso, per gli utenti, l’accesso al contenuto. Da qualche settimana si stanno profilando nuovi standard di protezione, che saranno, si auspica, sempre più adottati dai produttori
Per una cultura del cambiamento, oggi: brevi considerazioni sull’eredità della biblioteconomia gestionale
In the last decade of the 20th century, the transformation in the Italian public administration stimulated a reflection focused on library management, which fostered the rooting of a result-oriented professional culture. The penetration of management into librarianship aimed at pointing library institutions towards effectiveness and represented the attempt to provide librarians with tools adequate to face the deep changes of the social and cultural context. Moving from Giovanni Solimine’s most representative studies of the time, the article tries to reflect about the legacy of library management nowadays, when change has become an immanent condition.Nell’ultimo decennio del secolo scorso le istanze di rinnovamento che hanno attraversato la pubblica amministrazione hanno stimolato anche in Italia la nascita di una riflessione incentrata sulla gestione consapevole della biblioteca e favorito il radicamento di una cultura professionale orientata al risultato. L’irruzione delle discipline gestionali negli studi biblioteconomici mirava a orientare la prassi degli istituti bibliotecari all’efficacia e rappresentava il tentativo di dotare i bibliotecari di una strumentazione adeguata ad affrontare i profondi cambiamenti del contesto sociale e culturale. L’articolo, a partire dai testi di Giovanni Solimine più rappresentativi di quella stagione, prova a riflettere sull’eredità della biblioteconomia gestionale nel contesto odierno, in cui il cambiamento è diventato una condizione immanente
Letture aumentate, fra rete e intermedialità
The article focuses on ‘augmented reading’, that is the process of deepening and widening the reading of a text – regardless of the nature of its format and the reading medium used, be it print or digital – through the consultation, on the reader’s side, of materials, contents and information resources available online, no matter their nature.In the first part of the article, the author briefly analyzes the relationship between augmented reading and text analysis, focusing on the concepts of intertextuality and intermediality. The second part of the article illustrates two examples of augmented reading, both taken from the novel The black cloud, published in 1957 by the English astrophysicist and cosmologist Fred Hoyle (1915-2001).L’articolo affronta il tema della ‘lettura aumentata’, intesa come operazione di approfondimento e allargamento della lettura di un testo – indipendentemente dalla natura del testo e dal supporto di lettura utilizzato, cartaceo o digitale – attraverso la consultazione, da parte di chi legge, di materiali, contenuti e risorse informative, di qualunque natura, disponibili online.Nella prima parte dell’articolo, l’autore analizza brevemente il rapporto fra lettura aumentata e analisi del testo, con particolare riferimento ai concetti di intertestualità e intermedialità. La seconda parte dell’articolo illustra invece due esempi di lettura aumentata, entrambi tratti dal romanzo The black cloud, pubblicato nel 1957 dall’astrofisico e cosmologo inglese Fred Hoyle (1915-2001)
Per una visione sistemica del prestito digitale bibliotecario
The article will discuss the library digital lending of e-books according to three points of view: as a part of the library seen as platform of knowledge, as a way of reading, as a way to circulate books and promote reading. It will examine the technological and distributive aspects of digital lending and those connected to it, together with the relational aspects related to digital reading and digital lending.We are going to focus on the concepts of disintermediation (and new mediation) and digital platform; then on the concept of library as a platform and on the paradigm of social librarianship, that is essential for interpreting the phenomena in depth. After that, the focus will be on some aspects concerning the new book system, increasingly marked by the integration between the physical and digital dimensions.The core part of the article is entirely dedicated to digital lending. In particular, it highlights the connection between the features of the service and the various aspects concerning the digital lending platform, the digital publishing and the libraries. Thanks to the social librarianship approach, it is also possible to enhance the digital lending relational aspects linked to the perceptions of librarians and the needs of library patrons. Therefore, we must analyze the digital lending service from different points of view, paying particular attention to the way the library patrons use the service and the vision of librarians. All these aspects are fundamental for the development of a new library service in constant evolution such as the digital lending service.Il contributo si propone come un percorso per riflettere sul prestito digitale bibliotecario di e-book secondo una triplice prospettiva: come servizio che fa parte della biblioteca piattaforma della conoscenza, come forma di lettura per le persone, come modalità di diffusione del libro e della lettura. Ciò è possibile considerando gli aspetti tecnologici e distributivi propri del servizio e a esso connessi, nonché quelli relazionali legati alla lettura e al servizio stesso.Inizialmente si prendono in esame i concetti di disintermediazione (e nuove forme di mediazione) e di piattaforma digitale; quindi, quello di biblioteca come piattaforma e il paradigma della biblioteconomica sociale, fondamentale per interpretare i fenomeni in profondità. In seguito ci si concentra su alcuni aspetti riguardanti il nuovo sistema del libro, sempre più caratterizzato dall’integrazione tra la dimensione fisica e quella digitale.La restante parte del contributo è interamente dedicata al prestito digitale. Si evidenzia come le caratteristiche del servizio siano connesse ai vari aspetti che riguardano la piattaforma di prestito digitale, l’editoria digitale e le singole realtà bibliotecarie. Grazie all’approccio proposto dalla biblioteconomia sociale è possibile valorizzare anche gli aspetti relazionali del servizio legati alle percezioni di chi lavora in biblioteca e ai bisogni dell’utenza. Per questo è importante analizzare il servizio da diverse prospettive, con particolare attenzione alle dinamiche di utilizzo da parte delle persone e alla vision di bibliotecari e bibliotecarie.Tutti questi sono aspetti fondamentali per lo sviluppo di un servizio ancora giovane e in continua innovazione
La persistente attualità di La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio di Giovanni Solimine
The article aims to reflect on topics faced by Giovanni Solimine in his book La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio (Laterza, 2004) and on the author’s purpose of «proposing an interpretation of the transformations that are affecting the system of production and circulation of knowledge and [...] reflecting on the position that the library assumes in this context».Solimine’s volume is about libraries as center of the social system of knowledge creation, transfer and transformation, and it does not aim to ‘dissect’ their structure and functions.L’articolo riflette sui temi affrontati da Giovanni Solimine nel suo volume La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio (Laterza, 2004) e sull’obiettivo dell’autore di «proporre una lettura delle trasformazioni che stanno investendo il sistema di produzione e circolazione delle conoscenze e [...] riflettere sulla collocazione che in tale contesto assume la biblioteca».Quello di Solimine, infatti, è un libro che parla di biblioteche non tanto con l’intento di ‘sezionarne’ la struttura e le funzioni, quanto con l’obiettivo di collocarle al centro del sistema sociale di creazione, trasferimento, trasformazione della conoscenza
L' utopia della biblioteca e la missione del bibliotecario
«Libraries are physically determined places and firmly planted in a precise context» but at the same time they are «pervaded by a very strong symbolic charge, which transcends reality». Starting from Giovanni Solimine’s words attesting an oscillation between reality and utopia, this article reflects on what libraries and librarians are and should do today. First of all, libraries should devote themselves to their functions that other institutions do not know and cannot perform: to ensure the collection and conservation as complete as possible of what has been produced and to document human knowledge development, and, therefore, organize information in complete and technically adequate catalogs and prepare digitization plans. But libraries are also asked to reflect again on books, reading and education which are the most immediate and pertinent horizon. Without their values, without utopia, without the mission of progress, of personal and cultural growth but also of support for social change, libraries are destined to die of uselessness and misunderstanding.«Le biblioteche sono luoghi fisicamente determinati e saldamente piantati in un preciso contesto» ma nello stesso tempo sono «pervase da una fortissima carica simbolica, che trascende la realtà». A partire da queste parole di Giovanni Solimine che testimoniano un’oscillazione tra realtà e utopia, l’autore dell’articolo riflette su cosa siano e cosa debbano fare le biblioteche e i bibliotecari oggi. Innanzitutto, le biblioteche dovrebbero dedicarsi a quelle funzioni che sono loro proprie e che altre istituzioni non sanno e non possono svolgere: assicurare la raccolta e la conservazione il più possibile completa di quanto è stato prodotto e documentare lo sviluppo del sapere umano, e quindi organizzare l’informazione in cataloghi completi e tecnicamente adeguati e predisporre piani di digitalizzazione. Ma alle biblioteche si chiede anche di tornare a riflettere sul libro, la lettura e l’educazione che sono l’orizzonte più immediato e pertinente. Senza i propri valori, senza l’utopia, senza la missione di progresso, di crescita personale e culturale ma anche di sostegno al cambiamento sociale, le biblioteche sono altrimenti destinate a morire di inutilità e di incomprensione
Biblioteche e diritti aletici: una, nessuna o centomila verità?
Two articles recently published in the international journal Libri summarized and rekindled the debate on fake news, post-truth and intellectual neutrality of librarians hosted a few years ago by AIB studi, focusing on the issues of the relevance of the concept of truth for libraries and of the possible introduction among librarians’ ethical principles of the 'alethic rights' theorized by the Italian philosopher Franca D'Agostini.
These rights can be understood in a 'strong' or a 'weak' sense: in the first case, adopting them would be problematic for libraries both from a technical and from a deontological point of view, while in the second case the adoption would be dangerous and redundant. Dangerous due to the risk that aletic rights, even if ‘weak’, are still interpreted as ‘strong’. And redundant because, on the one hand, they would not modify the practices currently in force in libraries and, on the other, any temporary (and risky) limitations of the intellectual freedom of users motivated by emergencies such as the current pandemic could in some way be justified by the principle of social responsibility, already present in many ethical codes.
As regards the relevance of truth for libraries, the theory of 'alethic pluralism' is - among those that try to define this elusive, but indispensable, concept - the most suitable to be applied in the library field, because it allows to 'translate' it with other characteristics more easily requirable from documents collected by libraries and from information provided by their reference services, such as reliability and accuracy.Due articoli recentemente pubblicati sulla rivista internazionale Libri hanno riassunto e riacceso il dibattito sulle fake news, la post-verità e la neutralità intellettuale dei bibliotecari ospitato pochi anni fa da AIB studi, concentrandosi soprattutto sui temi della maggiore o minore rilevanza del concetto di verità per le biblioteche e dell’opportunità o meno di introdurre fra i principi deontologici dei bibliotecari il rispetto dei ‘diritti aletici’ teorizzati dalla filosofa italiana Franca D’Agostini.
Tali diritti possono essere intesi in senso ‘forte’ o ‘debole’: nel primo caso adottarli sarebbe per le biblioteche problematico sia dal punto di vista tecnico che da quello deontologico, mentre nel secondo caso l’adozione risulterebbe pericolosa e ridondante. Pericolosa per il rischio che i diritti aletici, anche se ‘deboli’, vengano comunque interpretati in modo ‘forte’. E ridondante perché, da una parte, essi non modificherebbero le prassi già vigenti nelle biblioteche e, dall’altra, eventuali temporanee (e rischiose) limitazioni della libertà intellettuale degli utenti motivate da emergenze come l’attuale pandemia potrebbero comunque venire giustificate dal principio della responsabilità sociale, già presente in molti codici deontologici.
Per quanto riguarda, invece, la rilevanza della verità per le biblioteche, la teoria del ‘pluralismo aletico’ è - fra quelle che cercano di definire tale sfuggente, ma ineludibile, concetto - quella più adatta per essere applicata in ambito bibliotecario, perché permette di ‘tradurlo’ con altre proprietà più facilmente esigibili dai documenti conservati dalle biblioteche e dalle informazioni fornite dai loro servizi di reference, come ad esempio l’attendibilità e l’accuratezza
La biblioteca e la sua reputazione: sulle tracce della misurazione per costruire una nuova narrazione
The paper reflects on La biblioteca pubblica e la sua reputazione, Maria Stella Rasetti’s last book, published by Editrice bibliografica. The reflection starts from the reputation as object of study of different disciplines (such as communication, marketing, economics, sociology) and analyzes the importance of library reputation, closely associated with identity and image. Rasetti identifies four classes to place Italian public libraries and proposes a model to measure library reputation, adapted from business models, which uses personalized questionnaires for each class. The paper analyzes model validity and contextualizes it in the field of user satisfaction, performance and libraries impact. The hope is that measuring reputation can help public libraries to build a new narrative that overcomes public administration stereotypes of which they are victims, and to equip citizens with useful skills for work, everyday and social life, making them active and conscious protagonists.L’articolo riflette sui principali temi offerti da La biblioteca pubblica e la sua reputazione, ultimo libro di Maria Stella Rasetti, edito da Editrice bibliografica. Da una definizione della reputazione come oggetto di studio di diverse discipline (quali la comunicazione, il marketing, l’economia, la sociologia), si passa ad analizzare l’importanza della reputazione in biblioteca, concetto strettamente associato a quelli, altrettanto importanti, dell’identità e dell’immagine. Rasetti individua quattro classi in cui collocare le biblioteche di ente locale del nostro paese e propone un modello per la misurazione della reputazione in biblioteca, adattato dai modelli aziendali, che si avvale di questionari personalizzati per ciascuna classe. La validità del modello viene analizzata nell’articolo e contestualizzata nel più ampio filone della misurazione e della valutazione della soddisfazione degli utenti, delle performance e dell’impatto delle biblioteche. L’auspicio è che misurare la propria reputazione possa servire alle biblioteche pubbliche a costruire una nuova narrazione che superi gli stereotipi di cui esse sono vittime, in quanto parte della pubblica amministrazione, e a dotare i cittadini di competenze e saperi utili per la quotidianità, il lavoro, la vita sociale, rendendoli protagonisti attivi e consapevoli