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Perinatal stress and ADHD development : neurobiological and epigenetic evidence
Lo stress perinatale, inteso come l’esposizione a eventi stressanti durante il periodo pre e
postnatale, può rappresentare un fattore di rischio significativo per lo sviluppo del bambino,
con possibili conseguenze a lungo termine sul piano psicofisiologico e comportamentale.
Grazie alla sua elevata plasticità, la fase prenatale costituisce il periodo più sensibile: è ormai
ampiamente documentato che l’attivazione cronica dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene
materno determini un aumento del cortisolo nel feto. Anche il periodo postnatale precoce
rappresenta un momento di grande suscettibilità, soprattutto per quanto riguarda i neonati
pretermine che risiedono in terapia intensiva neonatale. In questo contesto, lo stress causato da
procedure invasive – esposizione a luci e rumori intensi, manipolazioni mediche e separazione
dalla madre – può alterare lo sviluppo cerebrale, aumentando il rischio di deficit neurocognitivi
e comportamentali, come supportato dal caso clinico proposto nel quarto capitolo.
Questa tesi si propone di riassumere brevemente le evidenze neurobiologiche ed epigenetiche
alla base dell’associazione tra stress perinatale e sviluppo del Disturbo da deficit di attenzione
e iperattività (ADHD). Esso è uno dei disturbi del neurosviluppo più comuni, caratterizzato da
disattenzione, iperattività e impulsività. Sebbene sia riconosciuta una forte componente
genetica, anche l’influenza di fattori ambientali stressanti è in grado di modularne l’esito,
predisponendo l’individuo allo sviluppo del disturbo.
In particolare, lo stress perinatale è in grado di indurre modificazioni strutturali e funzionali in
aree cerebrali come la corteccia prefrontale, corteccia cingolata anteriore e ippocampo, oltre
che ad alterazioni nel sistema dopaminergico; modificazioni che sono presenti anche
nell’ADHD.
Infine, il presente lavoro sottolinea l’importanza di strategie di intervento precoce che hanno
come obiettivo quello di ridurre l’esposizione materna a stress durante la gravidanza e a migliorare la qualità dell’ambiente postnatale, al fine di diminuire l’impatto negativo sullo
sviluppo del bambino.Perinatal stress, defined as the exposure to stressful events during the pre- and postnatal period,
can represent a significant risk factor for a child's development, with possible long-term
consequences on a psychophysiological and behavioral level.
Thanks to its elevated level of plasticity, the prenatal phase is the most sensitive period: it is
now well documented that the chronic activation of maternal hypothalamic-pituitaryadrenocortical axis (HPA) leads to an increase in fetal cortisol. The early postnatal period also
represents a time of great susceptibility, especially for pre-term infants in neonatal intensive
care units. In this context, the stress caused by invasive procedures, exposure to intense lights
and noises, medical manipulation, as well as separation from the mother can alter brain
development, increasing the risk of neurocognitive and behavioral deficits, as supported by the
clinical case presented in the fourth chapter.
This thesis aims to briefly summarize the neurobiological and epigenetic evidence underlying
the association between perinatal stress and the development of attention deficit hyperactivity
disorder (ADHD). ADHD is one of the most common neurodevelopmental disorders,
characterized by inattention, hyperactivity, and impulsivity. Although a strong genetic
component is recognized, the influence of stressful environmental factors can also modulate the
outcome, predisposing individuals to the development of this disorder.
In particular, perinatal stress can induce structural and functional changes in brain areas such
as the prefrontal cortex, anterior cingulate cortex, and hippocampus, as well as alterations in
the dopaminergic system; these changes are also present in ADHD.
Finally, this work emphasizes the importance of early intervention strategies aimed at reducing
maternal exposure to stress during pregnancy and improving the quality of the postnatal
environment, in order to reduce the negative impact on child development
Feeding knowledge. A design exploration of food education in the outdoor spaces of Orti Generali
La tesi esplora il potenziale degli orti urbani come strumenti educativi per promuovere sostenibilità, consapevolezza alimentare e inclusione, attraverso l’analisi del caso di Orti Generali a Torino. L’indagine si fonda su un approccio qualitativo che integra l’osservazione partecipante svolta durante il tirocinio curricolare, l’analisi della proposta didattica vigente e la revisione sistematica della letteratura su Outdoor Education e educazione alimentare. Dalla mappatura delle attività emerge una presenza frammentata del tema del cibo, nonostante la sua rilevanza all’interno del contesto agricolo e sociale dell’impresa. Tale evidenza orienta la fase progettuale, sviluppata tramite il Problem Framing e strutturata all’interno di una Theory of Change, che definisce obiettivi a lungo termine, risultati attesi e output di un concept dedicato all’Outdoor Food Literacy. Il progetto propone un insieme di possibili scenari di sviluppo che mirano a integrare in modo organico l’educazione alimentare nelle pratiche didattiche all’aperto, valorizzando l’esperienza diretta, il rapporto con il territorio e l’accessibilità pedagogica. L’esito complessivo del lavoro consiste nella definizione di un quadro progettuale replicabile che rafforza il ruolo degli orti urbani come spazi formativi multidisciplinari e inclusivi, capaci di generare competenze, benessere e senso di responsabilità ecologica nei partecipanti.The thesis explores the potential of urban gardens as educational tools to promote sustainability, food awareness, and inclusion, through the analysis of the Orti Generali case in Turin. The research is based on a qualitative approach that integrates participant observation conducted during the curricular internship, the study of the current teaching proposal, and a systematic review of the literature on Outdoor Education and nutrition education. The mapping of activities reveals a fragmented presence of the topic of food, despite its relevance within the agricultural and social context of the company. This evidence guides the design phase, developed through Problem Framing and structured within a Theory of Change, which defines long-term objectives, expected results, and outputs of a concept dedicated to Outdoor Food Literacy. The project proposes a set of possible development scenarios that aim to organically integrate nutrition education into outdoor teaching practices, enhancing direct experience, relationship with the local area, and pedagogical accessibility. The overall outcome of the work is the definition of a replicable design framework that strengthens the role of urban gardens as multidisciplinary and inclusive training spaces, capable of generating skills, fostering well-being, and instilling a sense of ecological responsibility in participants
Development of nanoparticle-based materials for biomedical applications
La nanomedicina, ovvero l'applicazione delle nanotecnologie all'assistenza sanitaria, ha un potenziale immenso per rivoluzionare la medicina moderna, consentendo una precisione senza precedenti nella diagnosi, nel monitoraggio e nel trattamento delle malattie. Le nanoparticelle con proprietà uniche come l'elevato rapporto superficie/volume, la chimica di superficie sintonizzabile e l'interazione molecolare sono particolarmente adatte per le applicazioni mediche. Uno degli aspetti più promettenti della nanomedicina è il suo potenziale per migliorare la somministrazione di farmaci, che può ridurre al minimo gli effetti collaterali e aumentare l'efficacia terapeutica. I nano sensori e gli agenti di imaging basati su nanoparticelle hanno il potenziale per rilevare le malattie nelle loro fasi iniziali, consentendo interventi più tempestivi ed efficaci. Questa tesi di dottorato si è concentrata sullo sviluppo di materiali a base di nanoparticelle per applicazioni biomediche, sviluppati presso l'Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per i Materiali Ceramici (ISSMC), parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). I nanomateriali sviluppati presentano un elevato grado di diversità nella composizione chimica e nelle proprietà fisico-chimiche, ma tutti hanno un potenziale significativo per applicazioni diagnostiche e terapeutiche. L'obiettivo primario di questo studio è stato quello di produrre nanoparticelle di fosfato di calcio e nanoparticelle a base di carbonio, comunemente chiamate “carbon dots”, che sono state sfruttate come vettori per il rilascio di peptidi terapeutici e per applicazioni di bioimaging, rispettivamente. La prima parte di questa tesi di dottorato, intitolata “Nanoparticelle di fosfato di calcio”, si concentra sulla progettazione di nanoparticelle per due applicazioni principali: il trattamento di malattie cardiovascolari e la terapia antimicrobica. La seconda parte, “Carbon Dots”, si concentra sulla sintesi e sulla caratterizzazione di carbon dots da utilizzare come sonde luminescenti nell'imaging cellulare o come agenti di contrasto nella risonanza magnetica. La ricerca ha dimostrato il potenziale delle nanoparticelle sintetizzate per applicazioni terapeutiche e diagnostiche, ampliando la gamma di nanodispositivi in campo biomedico.Nanomedicine, the application of nanotechnology to healthcare, holds immense potential for revolutionizing modern medicine by enabling unprecedented precision in diagnosing, monitoring, and treating diseases. Nanoparticles with unique properties such as high surface area-to-volume ratio, tunable surface chemistry, and molecular interaction are particularly well suited for medical applications. One of the most promising aspects of nanomedicine is its potential to enhance drug delivery, which can minimize side effects while enhancing therapeutic efficacy. Nanosensors and nanoparticle-based imaging agents have the potential to detect diseases at their early stages, enabling more timely and effective interventions. This Ph.D. thesis focused on the development of nanoparticle-based materials for biomedical applications, developed at the Institute of Science, Technology and Sustainability for Ceramic Materials (ISSMC), part of the National Research Council of Italy (CNR). The nanomaterials developed displayed a high degree of diversity in their chemical composition and physicochemical properties, yet all exhibit significant potential for both diagnostic and therapeutic applications. The primary objective of this study was to produce calcium phosphate nanoparticles and carbon-based nanoparticles, commonly referred to as "carbon dots," which were exploited as carriers for the delivery of therapeutic peptides and for bioimaging applications, respectively. The first part of this Ph.D. thesis, titled "Calcium Phosphate Nanoparticles," focuses on designing nanoparticles for two main applications: treating cardiovascular diseases and antimicrobial therapy. The second part, "Carbon Dots," focuses on the synthesis and characterization of carbon dots for use as luminescent probes in cellular imaging or as contrast agents in magnetic resonance imaging (MRI). The research demonstrated the potential of the synthesized nanoparticles for both therapeutic and diagnostic applications, broadening the range of nanodevices in the biomedical fields
Messa a punto di un set-up sperimentale per la registrazione e l’analisi elettrofisiologica delle risposte visive in Octopus vulgaris
Cephalopods are highly visual animals with developed camera eyes, large brains, and a complex
repertoire of behaviors. Several important functions rely heavily on vision, these includes: hunting
and predator avoidance, mate identification, spatial navigation, intraspecies communication and their
remarkable ability to rapidly camouflage to their surroundings. Cephalopods are the only class of invertebrates to have evolved eyes of the same complexity as vertebrates. Their phylogenetic distance from mammals makes them a unique case of convergent evolution, particularly interesting to study for brain functions, vision and the independent origin of complex brain architectures and neural mechanisms. In this study, we wished to identify the functional pathway of the Octopus vulgaris visuo-motor network composed by the optic, the pedunculate and the basal lobes. These brain areas have been described for long as important centers of visuo-motor coordination. However, despite having a rather good knowledge of their anatomical and morphological organization, there is not enough information about functional architecture of CNS connections.
This is due to the lack of established methodologies for brain recordings in live animals. Indeed, invivo central nervous system (CNS) recordings in cephalopods have been facing several technological difficulties for a long time. As an example, the salt water of the environment is highly corrosive for the electrodes, the amplifiers are difficult to waterproof, and the use of tethered wires can yield to noisy recordings. In addition, the absence of any bony structure coupled with the extremely good manipulatory ability of cephalopods, does not allow the use of a head-fixed approach for electrode implantation and in-vivo brain recordings. To overcome these issues, in this study we used a reduced O. vulgaris eye-brain preparation and developed a methodology for brain multielectrode electrophysiology in an open circle recording chamber. Temperature, oxygenation, lightening and physical stability of the preparation were optimized through the construction of appropriate holders and cooling chambers. Once reached stable conditions, brain activity following electrical and visual stimulation of the visual
pathways was recorded and analyzed. We recorded from three to four electrodes positioned in various part of the visuo-motor pathways and tested two types of electrodes with different material properties. The stimulation/recording technique was optimized to have stable recordings with a good signal to noise ratio.
Next step will be to implement a multielectrode arrays platform and perform multielectrode recordings of high motor and visual centers, to characterize the flow of information and possible signal integration occurring at each brain areas during visual processing. Through multielectrode recordings we will be also able to analyze brain activity at network level thus allowing understanding processes such as visuo-motor transformation and action planning. Building a strong and reliable electrophysiological paradigm for recording brain signals elicited by visual stimuli will be the first step toward the understanding of the basis of Cephalopods CNS functional architecture of visuo-motor integration centers. This will further expand our knowledge on cephalopod brain functional convergent evolution.I cefalopodi sono animali altamente visivi con occhi molto sviluppati, un cervello di grandi dimensioni e un ricco repertorio comportamentale. La visione è coinvolta in molte di queste importanti funzioni e comportamenti, tra i quali troviamo comportamenti di caccia e di evasione dai predatori, identificazione di potenziali partner, navigazione spaziale, comunicazione intraspecifica e la loro incredibile capacità di camouflage con l’ambiente circostante.
I Cefalopodi sono l’unica classe di invertebrati ad aver evoluto occhi di una complessità comparabile a molti vertebrati, tra cui l’uomo. La loro distanza filogenetica dai mammiferi li rende un caso unico di evoluzione convergente, particolarmente interessante per lo studio della nascita indipendente di architetture cerebrali e sistemi neurali complessi.
Il nostro studio si è posto l’obiettivo di identificare i pathway funzionali del sistema visuo-motorio di Octopus vulgaris composto dai due lobi ottici, il lobo del Peduncolo e i lobi Basali. Queste aree cerebrali sono state identificate per molto tempo con i centri di coordinazione visuo-motoria.
Nonostante la buona conoscenza dell’organizzazione anatomica e morfologica di queste strutture, le informazioni riguardanti l’architettura funzionale delle connessioni all’interno del sistema nervoso centrale rimangono ancora limitate.
Questa mancanza è in gran parte dovuta all’assenza di protocolli consolidati per registrazioni cerebrali in animali vivi. Le registrazioni in questi animali presentano diverse difficoltà tecniche: l’acqua salata, l’impermeabilizzazione degli amplificatori dall’acqua comporta più rumore nel segnale. Inoltre, l’assenza di strutture ossee rigide e la grande capacità manipolativa di questi animali rendono impraticabile l’utilizzo di approcci “head-fixed” per l’impianto di elettrodi e per registrazioni stabili in-vivo.
Per superare questi ostacoli, in questo studio abbiamo sviluppato una preparazione occhio-cervello di Octopus vulgaris, in grado di mantenere funzionale la rete visuo-motoria, e abbiamo ideato una metodologia per l’elettrofisiologia cerebrale multielettrodo, utilizzando una camera di registrazione con una circolazione costante di acqua marina areata. Attraverso la progettazione di supporti dedicati e sistemi di raffreddamento, abbiamo ottimizzato vari parametri della preparazione, come la temperatura, l’ossigenazione, l’illuminazione e la stabilità fisica.
Una volta stabilizzate le condizioni sperimentali, abbiamo registrato l’attività cerebrale in risposta a stimoli visivi ed elettrici applicati lungo le vie ottiche. Le registrazioni sono state effettuate utilizzando tre o quattro elettrodi posizionati in diverse aree del sistema visuo-motorio. Inoltre, abbiamo confrontato due differenti tipologie di elettrodi, realizzati con materiali diversi, al fine di identificare la configurazione più stabile e con il miglior rapporto segnale-rumore.
Il prossimo passo sarà l’implementazione di piattaforme multielettrodo più complesse per registrare simultaneamente nei centri visivi e motori superiori. Questo permetterà di tracciare il flusso dell’informazione sensoriale e investigare i processi di integrazione neurale tra le diverse aree cerebrali durante l’elaborazione visiva. L’uso di registrazioni simultanee ci consentirà inoltre di studiare l’attività cerebrale a livello di rete, aprendo la strada alla comprensione dei meccanismi di trasformazione visuo-motoria e pianificazione dell’azione
General Relativistic Resistive Magnetohydrodynamics in Neutron Stars: Development and Application of the MIR Code
On August 17, 2017, a gravitational wave (GW) signal (GW170814), produced by two neutron stars spiraling closer to each other and finally merging, was detected by the Advanced Virgo detector and the two Advanced LIGO detectors. This is the first GW observation confirmed by non-gravitational means, setting a real milestone in the history of multi-messenger astronomy. The post-merger GW emission depends on the magnetic field strength of the remnant. In General Relativity, describing the evolution of a magnetized fluid requires simultaneously solving the Einstein, Euler, and Maxwell equations. For this purpose, several numerical codes have been developed to date. These codes operate in the so-called Ideal MHD (magnetohydrodynamics) regime, where the fluid is assumed to be a perfect conductor. However, the combination of fast rotations and intense magnetic fields can generate anisotropies in the distribution of currents, thus dropping the conditions of validity of the Ideal MHD regime. This can lead to the development of instabilities that can increase the effective resistivity of the plasma. An optimal choice to include resistive effects in numerical simulations is the so-called IMEX (IMplicit EXplicit) scheme, which can guarantee stability in reasonable computation times. The PhD research project's main goal was to develop (from scratch) a new numerical code (MIR) capable of solving the equations of the general relativistic resistive MHD. The code has been validated against standard test cases and yields the expected results. Finally, the code has been used to perform the first study of a bar-mode instability in the resistive regime, which helps understand the effects of electrical resistivity in a post-merger-like configuration and the evolution of the magnetic field during a strongly dynamic evolution of the matter component
Design for disassembly - Design and User Experience in a Digital Platform for Spare Components
Questa tesi si concentra sulla progettazione e lo sviluppo dell’interfaccia grafica di una piattaforma digitale dedicata al disassemblaggio di pezzi di ricambio
per elettrodomestici. Il progetto nasce dalla collaborazione con un’azienda specializzata in sviluppo software, con l’obiettivo di creare uno strumento intuitivo e accessibile per semplificare la ricerca e l’acquisto di componenti di ricambio. La crescente difficoltà nel reperire pezzi di sostituzione e l’aumento dei rifiuti elettronici rendono necessaria una soluzione digitale che incentivi la riparazione e il riuso dei dispositivi, prolungandone il ciclo di vita. In questo contesto, la piattaforma si propone di favorire un approccio più sostenibile alla gestione dei prodotti tecnologici. La metodologia adottata prevede un’analisi preliminare delle esigenze degli utenti, lo sviluppo di prototipi interattivi e la successiva implementazione dell’interfaccia grafica che verrà ottimizzata attraverso una serie di interviste per migliorare l’esperienza utente, rendendola più fluida ed efficace. I risultati attesi includono una piattaforma user-friendly che faciliti il reperimento di componenti, supportando la riparazione e riducendo la necessità di sostituzione integrale dei dispositivi.Questo progetto si inserisce in una prospettiva di economia circolare, contribuendo alla riduzione dei rifiuti elettronici e promuovendo pratiche di consumo più responsabili.This thesis focuses on the design and development of the graphical interface of a digital platform dedicated to the disassembly of spare parts for household appliances.
The project was developed in collaboration with a company specializing in software development, with the goal of creating an intuitive and accessible tool that simplifies the search and purchase of replacement components. The growing difficulty in finding spare parts, together with the increasing amount of electronic waste, highlights the need for a digital solution that encourages repair and reuse, extending the lifespan of devices. In this context, the platform aims to promote a more sustainable approach to the management of technological products. The methodology adopted includes a preliminary analysis of user needs, the development of interactive prototypes, and the subsequent implementation of the graphical interface, which is optimized through a series of interviews in order to improve the user experience and make it more seamless and effective. The expected outcomes include a user-friendly platform that facilitates the retrieval of components, supports repair processes, and reduces the need for full device replacement. This project fits within the broader framework of the circular economy, contributing to the reduction of electronic waste and promoting more responsible consumption practices.
Un esempio di dispersione e di difficile contestualizzazione artistica: le tavole da soffitto di palazzo Secco Pastore a San Martino Gusnago (Mantova)
La riscoperta ottocentesca delle tavole da soffitto si accompagnò alla loro dispersione sul mercato antiquario. Emblematico il caso del noto ciclo proveniente da palazzo Secco Pastore a San Martino Gusnago, oggi suddiviso tra musei europei e statunitensi, oggetto di notevole fortuna collezionistica e critica. Alla luce di nuovi approfondimenti si propone una più puntuale contestualizzazione
Da oggetti per il culto a oggetti di culto. Dispersione, reimpiego e valorizzazione dei manoscritti liturgico-musicali: il ‘caso studio' dell’Archivio di Stato di Enna
Ottemperata la loro funzione, a partire dal Medioevo i manoscritti venivano spesso venduti per poter riutilizzarne la pergamena per disparati scopi, decretandone così la loro dispersione. Dopo aver esaminato il fenomeno, il contributo si sofferma sul fondo di coperte liturgico-musicali di riuso conservate presso l’Archivio di Stato di Enna e sui due Graduali che è stato possibile ricostruire.
Le plus radieux mélange de vénitien et de français: la vendita degli affreschi di Giambattista Tiepolo del Musée Jacquemart-André, nel 1893
Nel 1893, alcuni affreschi di Giambattista Tiepolo mutano supporto, passando dal muro alla tela, e collocazione, viaggiando dall’Italia alla Francia. Tutti trasportati su tela dal restauratore Giuseppe Steffanoni, sono oggi tra le opere più celebri del museo Jacquemart-André a Parigi. Sono quelli del salone di villa Contarini a Mira e due soffitti da Palazzo Revedin a San Polo che Édouard André acquista rispettivamente dal proprietario della villa dei Leoni, con la mediazione di Dino Barozzi, e dagli antiquari milanesi Grandi.
Tecnologie innovative applicate alla scoperta di nuovi materiali e molecole complesse
L'evoluzione della chimica, dalle sue radici chimiche fino ai giorni nostri, è un affascinante viaggio all'insegna dello sviluppo di nuove tecnologie e progettare processi che siano sostenibili dal punto di vista ambientale. In questo lavoro tecnologia e design sono stati applicati. Nel Capitolo 1 viene presentato un nuovo approccio agli esteri difenolici (DPE). Il metodo riportato è una sintesi one-pot di DPE alchilici in presenza di un catalizzatore eterogeneo. Con l'impiego del catalizzatore commerciale Aquivion®, dieci nuovi composti sono stati sintetizzati dall'acido levulinico, da un alcol e dal fenolo come solvente-reagente. Il primo esempio meccanochimico della sintesi di 1,4 allenini è riportato nel capitolo 2. Grazie all'attivazione meccanochimica del rame metallico, una nuova classe di sostanze è stata sintetizzata sotto condizioni di ball-milling. I prodotti possono essere ottenuti in breve tempo (2h) senza l'utilizzo di leganti. Il capitolo 3 contiene lo sviluppo di una metodologia che prevedere l'uso di resonance acoustic mixer (RAM) per la sintesi di composti a base di indoli, in particolare 5-idrossi indoli. Il 5 idrossi-indolo è stata sintetizzato con una procedura che impiegava l'uso del calcio cloruro (10 mol%) come catalizzatore e basso tempo di reazione (2h). I prodotti sono stati precipitati e isolati senza ulteriore purificazione. L'importanza dell'applicazione delle forze meccanochimiche è riportata in Capitolo 4. In condizioni meccanochimiche all'ossido di erbio sono state osservate modifiche strutturali. A causa della complessa interazione di forze di torsione, compresi gli impulsi di tipo urto e le sollecitazioni torsionali assieme alla riduzione delle dimensioni dei cristalli e successiva formazione di difetti una fase di transizione da cubica a monoclina è stata descritta.The evolution of chemistry, from its chemical roots until nowdays, is a fascinating journey marked by the development of new technologies and designing processes that are environmentally sustainable. In this work
technology and design has been applied. In Chapter 1 a new approach to diphenolic esters (DPE) is presented. The method reported is a one-pot synthesis of alkyl DPEs in the presence of heterogeneous catalyst. Employing the commercial catalyst Aquivion®, ten new compounds were synthesized from levulinic acid, an alcohol, and phenol as a solvent-reagent. The first mechanochemical example of the synthesis of 1,4 allenynes is reported in Chaper 2. Thanks to the mechanochemical activation of copper zero valent metal a new class of substances were synthesized under ball mill conditions. The products can be obtained in a short time (2h) without the use of ligands. Chapter 3 contains the development of a Resonance Acoustic Mixer (RAM)
methodology for the synthesis of valuable indoles moiety. The 5 hydroxy-indole moiety was synthesized with a procedure that employed the use of calcium chloride (10 mol%) as catalyst and low reaction time (2h). The products reported were precipitated and isolated without further purification. The importance of the application of mechanochemical forces is reported in Chapter 4. Under mechanochemical conditions erbium oxide structural modifications were observed. Due to the complex interplay of mechanical forces, including shock-type impulses and torsional stresses together with crystal size reduction and defect formation a transition phase from cubic to monoclinic phase was reported