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The Mosaic of Italian Cuisine: Visual Strategies for Enhancing UNESCO Heritage
La cucina italiana è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Nonostante la forte identità simbolica e visiva che caratterizza la cultura culinaria italiana, la comunicazione legata a questo riconoscimento risulta ancora debole e poco strutturata. La cucina italiana è un mosaico di tradizioni regionali uniche, che meritano di essere valorizzate e rese leggibili nella loro complessità. Il progetto propone strategie visive efficaci per raccontarne l’unicità e supportare la comprensione del suo valore come patrimonio culturale immateriale.Italian cuisine has been recognized by UNESCO as Intangible Cultural Heritage of Humanity. Despite the strong symbolic and visual identity that characterizes Italian culinary culture, communication related to this recognition is still weak and poorly structured. Italian cuisine is a mosaic of unique regional traditions that deserve to be promoted and made understandable in all their complexity. The project proposes effective visual strategies to convey its uniqueness and support understanding of its value as intangible cultural heritage
TRICLINIVM - From the Roman Convivium to Contemporary Design: reimagining commensality through a ceramic tableware
L’esperienza Erasmus in Spagna ha rappresentato il punto di partenza di questa tesi, nata a contatto con Mérida, la “piccola Roma” spagnola che custodisce una ricchezza di resti archeologici straordinariamente conservati. È proprio durante la partecipazione al progetto internazionale BIP “Context Design applied to UNESCO heritage” che il concept inizia a prendere forma: si tratta di un tableware realizzato interamente in ceramica che reinterpreta in chiave contemporanea la ritualità conviviale nel simposio dell’Impero Romano, traducendo così il gesto quotidiano dell’aperitivo in un rito di memoria e condivisione. Il progetto mira a dare forma non solo ad un oggetto, ma all’intero percorso che lo rende realizzabile e potenzialmente inseribile sul mercato, grazie alla progettazione di uno stampo che ne consente la produzione in serie. La lavorazione è stata approfondita durante il tirocinio presso “Terracota Mérida”, laboratorio locale in cui sono stati sperimentati materiali, tecniche e sviluppi della filiera ceramica in ogni sua sfaccettatura, integrando design sensoriale, sostenibilità e reinterpretazione culturale. Questo processo si propone come ponte tra passato e presente: un oggetto narrativo, tattile e funzionale che invita a riscoprire la lentezza, la condivisione e il significato del convivio attraverso il design. The Erasmus experience in Spain was the starting point for this thesis, which came about through contact with Mérida, Spain's “little Rome,” home to a wealth of extraordinarily well-preserved archaeological remains. It was during my participation in the international BIP project “Context Design applied to UNESCO heritage” that the concept began to take shape: tableware made entirely of ceramic that reinterprets the convivial rituals of the Roman Empire symposium in a contemporary key, thus transforming the everyday gesture of the aperitif into a ritual of memory and sharing. The project aims to give shape not only to an object, but to the entire process that makes it feasible and potentially marketable, thanks to the design of a mold that allows for mass production. The manufacturing process was explored in depth during an internship at Terracota Mérida, a local workshop where materials, techniques, and developments in the ceramics industry were experimented with in all their facets, integrating sensory design, sustainability, and cultural reinterpretation. This process acts as a bridge between the past and the present: a narrative, tactile, and functional object that invites us to rediscover slowness, sharing, and the meaning of conviviality through design
An island of opportunities: design for Asinara’s territorial enhancement trough slow and mindful tourism
La presente tesi progettuale si propone di esplorare e sviluppare soluzioni innovative per la valorizzazione del territorio dell’isola dell’Asinara e del suo patrimonio naturale, storico e culturale. Il progetto ha avuto inizio con una mappatura approfondita del territorio, finalizzata a identificare risorse, criticità e opportunità. Questa analisi preliminare ha costituito la base per un processo progettuale iterativo orientato alla definizione di interventi leggeri e reversibili che migliorino la fruibilità, la conoscenza e la comunicazione del patrimonio dell’isola nel pieno rispetto della sua fragilità ecologica. In questo quadro si inserisce la progettazione di un sistema di turismo lento e consapevole, contribuendo alla rigenerazione del paesaggio attraverso esperienze educative che trasformano l’incontro con l’isola in un momento di conoscenza attiva. L’obiettivo finale è generare valore duraturo per l’Asinara e per i suoi stakeholder, attivando nuove modalità di relazione tra territorio, cultura e comunità.This design thesis aims to explore and develop innovative solutions for the enhancement of the territory of Asinara Island and its natural, historical, and cultural heritage. The project began with an in-depth mapping of the area, intended to identify resources, critical issues, and opportunities. This preliminary analysis provided the foundation for an iterative design process focused on defining light and reversible interventions that improve accessibility, understanding, and communication of the island’s heritage, while fully respecting its ecological fragility. Within this framework, the project proposes the design of a slow and mindful tourism system, contributing to landscape regeneration through educational experiences that transform the encounter with the island into an opportunity for active learning. The ultimate goal is to generate lasting value for Asinara and its stakeholders by fostering new forms of interaction between territory, culture, and community
Small eyes, big choices. The role of communication in the packaging of gluten-free products for childhood
Negli ultimi anni, il mercato dei prodotti gluten free sta crescendo all’aumentare dei casi diagnosticati di celiachia. Il packaging di questi prodotti, giocando un ruolo importante nella decisione di acquisto, presenta
delle differenze notevoli rispetto all’identità dei prodotti non gluten free.
La tesi si incentra sull’analisi dell’utenza coinvolta e sulle scelte di mercato delle aziende di riferimento, al fine di comprendere il percepito dell’utente rispetto al gap qualitativo tra la comunicazione dei prodotti per celiaci e non, affrontando più nello specifico il target dei bambini. La sperimentazione vedrà un coinvolgimento diretto
degli attori coinvolti nell’acquisto di tali prodotti, per individuare linee comunicative e buone pratiche nello sviluppo di prodotti e comunicazione nel settore gluten free.In recent years, the market for gluten-free products has been growing as the number of diagnosed cases of coeliac disease has increased. The packaging of these products, which plays an important role in the purchasing decision, differs significantly from that of non-gluten-free products.
The thesis focuses on the analysis of the users involved and the market choices of the companies in question, in order to understand the user's perception of the quality gap between the communication of gluten-free products and that of products for coeliacs.
The thesis focuses on the analysis of the users involved and the market choices of the companies of reference, in order to understand the user's perception of the quality gap between the communication of products for coeliacs and non-coeliacs, addressing more specifically the target audience of children. The experiment will involve the direct participation
of those involved in the purchase of these products, in order to identify communication strategies and best practices in product development and communication in the gluten-free sector
Recycling plastic coffee capsules: Design of a product capable of separating plastic capsules from coffee, so that the two materials can be disposed of in the appropriate waste collection.
La presente tesi affronta il tema della gestione a fine vita delle capsule di caffè in plastica, una tipologia di rifiuto ampiamente diffusa ma attualmente difficilmente riciclabile all’interno dei sistemi di raccolta e trattamento.
Le caratteristiche costruttive delle capsule e la loro forma, ne impediscono infatti il corretto inserimento nella filiera del riciclo della plastica, determinandone nella maggior parte dei casi il conferimento nel rifiuto indifferenziato.
Per questo motivo, le capsule in plastica sono generalmente considerate dai produttori come rifiuti non compatibili con la raccolta differenziata ordinaria. Considerata la diffusione globale del consumo di caffè in capsule, questa criticità assume una rilevanza internazionale. Tuttavia, la ricerca si concentra sul contesto italiano, dove operano alcune delle principali aziende produttrici di capsule destinate al mercato nazionale e internazionale.
Attraverso l’analisi della filiera del riciclo, delle criticità tecniche e dei casi studio virtuosi esistenti, la tesi evidenzia come il principale nodo del problema risieda nella fase di consumo e di conferimento domestico, momento in cui il destino del rifiuto viene in larga parte determinato.
A partire da queste considerazioni, il lavoro sviluppa una proposta progettuale volta a intervenire a monte della filiera, attraverso la realizzazione di un supporto per macchine da caffè in grado di separare i residui di caffè dall’imballaggio in plastica nell’ambito domestico. L’obiettivo è rendere le capsule recuperabili, facilitandone l’avvio ai processi di riciclo e compostaggio e contribuendo alla riduzione del conferimento nell’indifferenziata.This thesis addresses the issue of the end-of-life management of plastic coffee capsules, a type of waste that is widely used but currently difficult to recycle within conventional waste collection and treatment systems.
The structural characteristics of the capsules and their shape prevent their proper integration into the plastic recycling chain, resulting in their disposal, in most cases, as residual (mixed) waste.
For this reason, plastic coffee capsules are generally considered by manufacturers to be incompatible with ordinary separate waste collection systems. Given the global diffusion of coffee capsule consumption, this issue has international relevance; however, the research focuses on the Italian context, where some of the leading companies producing coffee capsules for both national and international markets are based.
Through the analysis of the recycling supply chain, technical constraints and existing virtuous case studies, the thesis highlights how the main critical point lies in the consumption phase and domestic disposal, when the final destination of the waste is largely determined.
Based on these considerations, the project develops a design proposal aimed at intervening upstream in the supply chain through the development of a support for coffee machines capable of separating coffee residues from the plastic capsule in the domestic environment. The objective is to make the capsules recoverable, facilitating their integration into recycling and composting processes and contributing to a reduction in the disposal of capsules as residual waste
La prova della durata: festival e anni Sessanta
La sezione dedicata agli anni Sessanta assume il festival come dispositivo chiamato a misurarsi con la durata, il mutamento storico e l’emergere di nuovi soggetti sociali. La premessa introduce una lettura problematica del decennio, interrogando l’intreccio fra continuità e rottura nei processi concreti di programmazione, governance e relazione con il pubblico
A proposito del Sessantotto al Festival dei Due Mondi
Il contributo propone una ricostruzione storico-critica del triennio 1967–1969 al Festival dei Due Mondi, interrogando il rapporto tra la manifestazione e il contesto politico e culturale della fine degli anni Sessanta. Il Sessantotto non è assunto come categoria interpretativa data, ma come problema storiografico, volto a valutare l’incidenza delle trasformazioni del periodo sulle scelte di programmazione, sulle strategie economiche e sulle modalità di organizzazione e autorappresentazione del festival. Attraverso l’analisi di cataloghi, documenti amministrativi, rassegna stampa e testimonianze orali, il saggio mette in luce la coesistenza di continuità istituzionali e tensioni emergenti, in particolare sul piano dei linguaggi scenici, dei corpi e degli spazi di fruizione. Ne emerge l’immagine di un festival dotato di una propria temporalità e di una relativa autonomia rispetto alle dinamiche della contestazione, in cui il Sessantotto non assume il valore di una rottura fondativa ma viene rielaborato, nella memoria cittadina, entro la specifica periodizzazione della “città-festival”
Ridefinizioni e snodi. Il FITU di Parma nel biennio 1965-1966
Questo contributo esamina il biennio 1965-1966 come momento di svolta nella storia del Festival Internazionale del Teatro Universitario di Parma (FITU). Attraverso l’analisi di fonti d’archivio e orali, l’articolo ricostruisce l’affermazione di una nuova governance studentesca e il conseguente riposizionamento del festival, che da rassegna universitaria si configura progressivamente come spazio di convergenza tra teatro studentesco e pratiche sperimentali, anche di ambito professionale. L’indagine si concentra su tre casi emblematici – l’happening del New Group (1965), l’Amleto di dell’Experimental Group In-Stage di Charles Marowitz (1966) e il Fuente Ovejuna politicamente dissidente del Teatro Nacional Universitario di Madrid (1965) – che testimoniano il crescente orientamento del FITU verso la sperimentazione estetica e il teatro a forte valenza politica. Il biennio analizzato emerge così come una fase di profonda trasformazione, in cui il festival supera i limiti di un’esperienza esclusivamente studentesca per affermarsi come polo internazionale di ricerca teatrale, anticipando alcune dinamiche centrali della cultura teatrale europea alla vigilia del 1968
«Folklore vero e falso»? L’ultima stagione del FITU (1973-1975)
Il contributo attraversa l’ultima stagione del FITU (dal 1973 al 1975) concentrandosi sull’orizzonte che la caratterizza: le tre rassegne si svolsero all’insegna del popolare, declinato e inteso come «etno-impegno», secondo una felice espressione di uno dei promotori del festival, il regista parmense Gigi Dall’Aglio. Intrecciando fonti d’archivio e testimonianze orali si esamina l’ultimo FITU come dispositivo culturale, nel suo essere territorio performativo di quel «dibattito sul folklore» che caratterizzò in Italia la stagione dei movimenti – e globalmente l’epoca postcoloniale – investendo più ambiti dell’elaborazione artistica. Gli studi di caso si declinano oltre i confini nazionali, fra le due sponde del Mediterraneo. Questi sono anche gli anni del passaggio di molte realtà di teatro studentesco al professionismo, tramite un nuovo ente giuridico, quello delle cooperative, che il FITU chiama a raccolta nel suo ultimo convegno: le pagine finali del saggio discutono come l’orizzonte del popolare si intrecci con il riassetto politico e organizzativo del sistema teatrale italiano, con l’invenzione di nuovi circuiti e con le politiche del decentramento
From canvas to table: impressionist art in food venues
La tesi analizza il rapporto tra l’Impressionismo e la rappresentazione del cibo, prendendo in esame non solo gli artisti e le opere più significative che hanno caratterizzato il movimento, ma anche i luoghi simbolo della convivialità dell’epoca, come cafè e ristoranti. Vengono analizzati gli oggetti presenti sulle tavole dell’Ottocento, con particolare attenzione a stoviglie, cristalleria e argenteria prodotte da aziende francesi nate in quel periodo e tuttora attive. Viene inoltre esplorata l’eredità visiva dell’Impressionismo nella cultura contemporanea e il modo in cui le sue caratteristiche possono essere reinterpretate e trasposte ai giorni nostri, in particolare nel mondo gastronomico e culinario, attraverso l’analisi di ristoranti contemporanei. In conclusione, il lavoro si sviluppa nella progettazione della brand identity di un ristorante ispirato all’estetica impressionista, includendo la progettazione del menù e dei principali supporti di comunicazione. The thesis analyzes the relationship between Impressionism and the representation of food, examining not only the most significant artists and works that characterized the movement, but also the places that symbolized conviviality at the time, such as cafés and restaurants. The objects found on 19th-century tables are analyzed, with particular attention to crockery, glassware, and silverware produced by French companies founded during that period and still in business today. The visual legacy of Impressionism in contemporary culture is also explored, as well as how its characteristics can be reinterpreted and transposed to the present day, particularly in the gastronomic and culinary world, through the analysis of contemporary restaurants. In conclusion, the work develops into the design of the brand identity of a restaurant inspired by Impressionist aesthetics, including the design of the menu and the main communication media