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Il laboratorio teatrale come palestra critica di democrazia: Riflessioni pedagogiche e un esempio storico
In order to respond to the crisis of the last two years in a proper way, a paradigm shift seems necessary to centralize the individual and collective active responsibility in transformative and generative processes for a new start and change. The pedagogical (re)centralization of the person as change agent entails an education whose objective is the emancipation of man, caught in the relationship between the particular and the universal. Starting from here, this study aims to explore a possible democracy-oriented political education modality, which enables to grasp the contemporary complexity from a critical perspective. The starting point will be the pedagogical thought of Klaus Mollenhauer, then a different realization space – the theatrical laboratory – will be proposed, in the light of some pedagogical studies about the connection between theatre and education and considering the historical experience of the Schaubühne am Halleschen Ufer in Berlin, directed by Peter Stein from 1970.Per rispondere adeguatamente alla crisi dell’ultimo biennio appare necessario un cambio di paradigma che centralizzi la responsabilità attiva individuale e collettiva nel favorire processi trasformativi e generativi di cambiamento e ripartenza. La (ri)centralizzazione pedagogica della persona come agente di cambiamento implica, pertanto, un’educazione che abbia come fine l’emancipazione dell’uomo, colto nella relazione tra particolare e universale. Muovendo da qui, il presente studio intende esplorare una possibile modalità di formazione politica alla democrazia, che consenta di cogliere criticamente la complessità e problematicità del contemporaneo. Si partirà, pertanto, dal pensiero pedagogico di Klaus Mollenhauer e si proporrà, poi, uno spazio realizzativo altro qual è quello del laboratorio teatrale, alla luce di studi pedagogici sul nesso formazione-teatro e guardando all’esperienza storica della Schaubühne am Halleschen Ufer di Berlino, diretta dal regista Peter Stein dal 1970
Comunità educanti: Dall’epistemologia della ricerca educativa al caso dei CPIA in Italia
In this multi-voice essay, the authors will endeavour to prove a point on the epistemology of educational research and show its consequences for a specific case. Section 1 introduces the notion of educational research as a practical science belonging to the Greater Humanities paradigm. Hence, Section 2 uses discourse analysis to reconstruct the hermeneutic framework surrounding the Scienze della formazione educational research programme, which is currently trending in the Italian academic debate. In the ‘discourse’, communities emerge as the key players in achieving welfare goals notwithstanding the socioeconomical and environmental challenges they face. Drawing on participant observation and policy analysis, Section 3 shows how the above understanding is validated by the case of the Italian Provincial Centres for Adult Education. These work as networks rather than monolithic institutions and cater for the welfare of communities by interacting with their stakeholders. Section 4 draws the conclusions: the Scienze della formazione research programme is fertile grounds for ecopedagogy, which is corroborated by the case of CPIAs. This paper constitutes one of the research outputs of the SIREF Summer School 2021.Il presente saggio, scritto a più mani, illustra una posizione epistemologica riguardante la ricerca educativa e ne mostrerà le ricadute in un caso specifico. La Sezione 1 introduce la nozione di ricerca educativa come scienza pratica che appartiene al paradigma delle Greater Humanities. Quindi, la Sezione 2 utilizza l’analisi del discorso per ricostruire il quadro di riferimento ermeneutico che circonda il programma di ricerca denominato Scienze della formazione, attualmente diffuso nello scenario accademico italiano. Nel “discorso”, le comunità emergono come attori-chiave per il raggiungimento degli obiettivi di benessere condiviso – nonostante le sfide socioeconomiche ed ambientali. Basandosi sull’analisi delle policy e sull’osservazione partecipante, la Sezione 3 mostra come il quadro interpretativo di cui sopra sia confermato dal caso dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA). Questi ultimi funzionano come network anziché istituzioni monolitiche e incrementano il welfare delle comunità interagendo con le parti sociali di maggior rilievo educativo. La Sezione 4 conclude: il programma di ricerca delle Scienze della formazione è terreno fertile per l’ecopedagogia e il caso dei CPIA corrobora tale convinzione. Questo contributo costituisce uno degli output della SIREF Summer School 2021
Il ruolo dell’autoefficacia sugli atteggiamenti dei docenti verso l’inclusione degli alunni con disabilità: un confronto tra insegnanti curricolari e insegnanti di sostegno
In educational contexts, teachers’ attitudes towards inclusion are considered crucial elements for the implementation of effective inclusive practices. Teachers’ self-efficacy is considered one of the most relevant factors underlying their intention to implement different teaching strategies for including all students, in particular students with disabilities and special educational needs. Although the literature indicates that teachers have positive attitudes towards inclusion, studies focusing on such attitudes show inconsistent finding on the role and correlation between the different factors that determine them. The aim of this study is to investigate teachers’ attitude by taking into account, as determining factors, teachers’ role (curricular or support teacher) and self-efficacy, with further analysis on the relationship between the two factors. Results show significant differences on the role of these two factors in determining teachers’ attitudes.Nei contesti educativi, gli atteggiamenti dei docenti verso l’inclusione sono considerati elementi cruciali per l’implementazione di effettive pratiche inclusive. Il senso di autoefficacia degli insegnanti è ritenuto uno dei fattori più rilevanti alla base delle loro intenzioni di attuare diverse strategie didattiche per l’inclusione di tutti gli studenti, in particolare degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali. Sebbene la letteratura indichi che gli insegnanti hanno atteggiamenti positivi verso l’inclusione, gli studi incentrati su tali atteggiamenti mostrano risultati incoerenti rispetto al ruolo e alla correlazione tra i diversi fattori che li determinano. Lo scopo del presente studio è quello di indagare gli atteggiamenti degli insegnanti prendendo in considerazione, come fattori determinanti, il ruolo ricoperto (insegnante curricolare o di sostegno) e l’autoefficacia, con un’ulteriore analisi sulla relazione che lega i due fattori. I risultati mostrano differenze significative rispetto al ruolo che hanno questi due fattori nel determinare gli atteggiamenti dei docenti
Un modello di formazione per lo sviluppo professionale degli insegnanti
The models currently adopted in teacher training need a profound review and now they have to be organically inserted within circular models aimed at progressive improvement, which involve a continuous integration among recognition of the problem, selection of hypotheses, development of effective interventions, evaluation of results, review. The purpose of this paper is to describe both the technical and organizational methods that allow implementing a training project capable to accompany and translate into practice the objectives identified in the School Improvement Plans (SIP) in order to make them the subject of targeted and functional interventions to achieve the expected results. An important role is taken by guided modelling processes, integrated with direct experiences in the classroom completed by recursive “reflective activities” and, in this sense, the methodologies and techniques that, more than others, can respond to training needs will be presented. In particular, activities of microteaching and lesson study will be detailed since, when they are hybridized with video modelling, they could prefigure a development perspective for teacher training processes.Gli attuali modelli nella formazione degli insegnanti necessitano di una profonda rivisitazione e richiedono ormai di essere inseriti organicamente all’interno di modelli circolari orientati al progressivo miglioramento, che comportano una integrazione continua tra riconoscimento del problema, selezione di ipotesi, messa a punto di interventi adeguati, valutazione dei risultati, riesame. Lo scopo di questo lavoro è di descrivere le modalità tecniche e organizzative attraverso le quali è possibile attuare un progetto formativo capace di accompagnare e tradurre in pratica gli obiettivi individuati nei piani di miglioramento delle scuole per renderli oggetto di interventi mirati e funzionali al conseguimento dei risultati attesi. Un ruolo importante è assunto dai processi di modellamento guidato, integrati con esperienze dirette in aula accompagnate da “attività riflessive” di natura ricorsiva e, in tal senso, presenteremo le metodologie e le tecniche che, più di altre, possono rispondere alle esigenze di formazione. Ci riferiamo, in particolare, al microteaching e al lesson study che, se ibridati con il video modeling, potrebbero prefigurare una prospettiva di sviluppo per i processi di formazione degli insegnanti
Le funzioni del Gioco Motorio e le sue implicazioni evolutive nello sviluppo del bambino
With this contribution we want to further elevate the value of the educational contribution that the observation of the game before, and the game itself then, can give to the work of the teacher. The aim is to ask ourselves how the game, as a daily and fundamental element for a harmonious psychophysical growth of the child, can become a fundamental element also for adults and in particular to identify, decrease and counteract increasingly frequent aggressive phenomena in our classes/ sections. Physical activity (PA) and fundamental motor skills are important components of present and future health trajectories in young children. This study examined the effects of a 24-week mobility intervention on the motor competence of kindergarten children. Initial tests were on guided play (research group A) and free play (control group B). 20 preschool children were assessed for motor skills before and after surgery using the tests of long jump from standstill and fast run over a distance of 10 meters. The tests were administered to both groups and immediately before the start of the research, as well as at the end the same tests were administered for the evaluation of the results. All children significantly improved their motor skills from baseline to final assessment. Both Group A children and Group B children have shown slight rates of change, proving that the game is independent of adult control. It stimulates memory, motor language, attention, promotes the development of perceptive patterns and socio-emotional-affective abilities. On the contrary, a poor playful activity can lead to deficiencies in the child’s personal maturity and maturity.Con il presente contributo si vuole elevare ulteriormente il valore dell’apporto educativo che l’osservazione del gioco prima, e il gioco stesso poi, possono dare al lavoro dell’insegnante. Lo scopo è interrogarci su come il gioco, da elemento quotidiano e fondamentale per una armoniosa crescita psicofisica del bambino, possa divenire elemento fondamentale anche per gli adulti ed in particolar modo per individuare, diminuire e contrastare fenomeni di aggressività sempre più frequenti nelle nostre classi/sezioni. L’attività fisica (PA) e le abilità motorie fondamentali sono componenti importanti delle traiettorie di salute presenti e future nei bambini piccoli. Questo studio ha esaminato gli effetti di un intervento di abilità motoria di 24 settimane sulla competenza motoria dei bambini della scuola dell’infanzia. I test iniziali sono stati sul gioco guidato (gruppo di ricerca A) e sul gioco libero (gruppo di controllo B). A 20 bambini in età prescolare sono state valutate le capacità motorie prima e dopo l’intervento utilizzando i test del salto in lungo da fermo e della corsa veloce su una distanza di 10 metri. I test sono stati somministrati ad entrambi i gruppi ed immediatamente prima della partenza della ricerca, così come alla fine sono stati somministrati gli stessi test per la valutazione dei risultati. Tutti i bambini hanno sensibilmente migliorato le proprie capacità motorie dal basale alla valutazione finale. Sia i bambini del Gruppo A e sia i bambini del Gruppo B hanno dimostrato lievi tassi di cambiamento dimostrando così, che il gioco è indipendente dal controllo dell’adulto. Esso stimola la memoria, il linguaggio motorio, l’attenzione, favorisce lo sviluppo di schemi percettivi e le capacità socio-emotive-affettive. Al contrario, invece, una scarsa attività ludica può comportare nel bambino carenze sulla personale maturazione e maturità
La voce dell’immagine: Considerazioni teoriche ed esperienze pratiche nell’uso della fotografia come strumento analitico e pratico in contesti di ricerca e formazione
This contribution explores a practice of educational research, the use of visual data, as a strategy for researching and reflecting on one’s own ways of perception and analysis of educational experiences. The use of images, as in the practice of photovoice, combined with descriptive captions and group discussions is a valuable tool for developing a reflective and open gaze and a pedagogical stance of a responsible educator-researcher in documenting and analysing educational experiences. Within educational research, visual data provide access to a participatory and active dimension and, accompanied by photo captions and discussions, enable theory and practice to be held together and the relationship between context, subjects and readers to be addressed, recognising the self-educational and awareness-raising effect for those who collect and write the data.Questo contributo esplora una pratica della ricerca formativa, l’utilizzo dei dati visuali, come strategia di ricerca e di riflessione sulle proprie modalità di percezione e di lettura delle esperienze educative. L’utilizzo di immagini, come nella pratica del photovoice, combinato con didascalie descrittive e discussioni di gruppo è uno strumento prezioso per sviluppare uno sguardo riflessivo e aperto e una postura pedagogica di educatore-ricercatore responsabile nel documentare e analizzare le esperienze educative. All’interno della ricerca formativa i dati visuali danno accesso a una dimensione partecipativa e attiva e, accompagnati da didascalie e discussioni, permettono di tenere insieme teoria e pratica e di affrontare il rapporto tra contesto, soggetti e lettori riconoscendo l’effetto di autoformazione e di consapevolizzazione per chi raccoglie e scrive i dati
Una pedagogia fenomenologica e metacognitiva
The article analyzes the differences extensively studied by sociolinguistics and psychology between inner and social language as well as the role played in learning by endophasic or subvocal thinking. The scientific research in the last decades has shown that the knowledge processes can be traced back to both the logical-propositional principles and the mental images (thought images), particularly investigated by Shepard and Kosslyn. The primary functions of thought, as defined by cognitivism, are however incomplete and not very usable by teachers in their classroom work if they are not accompanied by a metacognitive and phenomenological vision. In other words, in teaching, cognitivist theories are functional if enriched by approaches of the theory of mind such as the enhancement of learning styles. Only an integrated didactic proposal could give a fresh impetus to the Italian school system and help it move towards objectives that are still far from being achieved, such as personalization, school inclusion and the enhancement of differences.L’articolo analizza le differenze tra il linguaggio interiore e sociale studiate ampiamente dalla sociolinguistica e dalla psicologia nonché il ruolo svolto nell’apprendimento dal pensiero endofasico o subvocalico. La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha evidenziato che i processi di conoscenza sono riconducibili sia ai principi logico-proposizionali che alle immagini mentali (thought images) esaminate in modo particolare da Shepard e Kosslyn. Le funzioni primarie del pensiero, secondo l’interpretazione del cognitivismo, risultano però incomplete e poco fruibili dai docenti nel lavoro d’aula se non sono accompagnate da una visione metacognitiva e fenomenologica. In altre parole, nell’insegnamento le teorie cognitiviste sono funzionali se arricchite da approcci della teoria della mente come, ad esempio, la valorizzazione degli stili di apprendimento. Soltanto una proposta didattica integrata potrebbe ridare nuovo slancio alla scuola italiana per spingerla verso obiettivi ancora lontani dall’essere conseguiti come la personalizzazione, l’inclusione scolastica e la valorizzazione delle differenze
Alle origini dell’integrazione scolastica: un caso di studio nel Manicomio di Pratozanino
The study in question analysed the educational methods directed towards the children recovering at the Pavilion 10 of Pratozanino Asylum in Cogoleto, in the Province of Genoa, during the period between 1887, the year the facility opened, until about 1940. In this case, the attempt at school integration was covered in two ways: through the classroom, inside the structure, and through the official school system in which Giuseppe Vidoni, a psychiatrist, supported the importance in the attendance of the children, considered abnormal, into the multi-classes of Pratozanino. In order to give a better understanding to the reader, I have chosen to use, within the text, the terminology present in the original documentation.Lo studio in questione ha analizzato i metodi educativi rivolti ai bambini ricoverati all’interno del Padiglione 10 del manicomio di Pratozanino a Cogoleto, in provincia di Genova, durante il periodo che va dal 1887, anno di apertura della struttura, sino al 1940 circa. Nella fattispecie, il tentativo di integrazione scolastica, avvenne in due modi: attraverso la classe interna alla struttura, e attraverso il sistema scolastico ufficiale in cui giocò un ruolo fondamentale Giuseppe Vidoni, psichiatra che sosterrà l’importanza della frequenza dei bambini considerati anormali, nella pluriclasse di Pratozanino. Per meglio rendere l’idea al lettore, si è scelto di utilizzare, all’interno del testo, la terminologia presente nella documentazione ritrovata
Il “vero” Analista Transazionale: riflessioni sull’insegnamento-apprendimento in AT in ambito clinico
We would like to present our vision of teaching and learning Transactional Analysis as a complex process, which is influenced by multiple dimensions and contexts; this leads us to propose a Transactional Analysis teaching methodology developed from experience.Questa nostra riflessione parte dalla visione dell’insegnamento e dell’apprendimento come un processo complesso, che si determina in più dimensioni e contesti, e ci porta a presentare una proposta corrispondente di metodologia didattica analitico transazionale, elaborata a partire dalla esperienza