Università del Salento: ESE - Salento University Publishing
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Volunteerism across institutionalization, space and time: The Three-Dimensional Framework and a multilevel research agenda for community psychology
The present paper articulates a vision of community psychology of volunteerism drawing upon existing and developing research on volunteerism. It identifies the changing nature of volunteerism and the gap in research of a unifying framework of the different forms of volunteerism (e.g., online vs. offline, continuous vs. episodic, informal vs. formal). In doing so, the paper presents both traditional forms of in-presence volunteerism and the emerging new forms of volunteerism and builds upon their dimensions (i.e., institutional, spatial, and temporal) to gather the disparate and different forms of volunteerism into a unique integrated framework. The Three-Dimensional Framework is used to move on with a multilevel research agenda for community psychology to situate the variability of the new forms of volunteerism. Notably, the paper shows how the Three-Dimensional Framework can provide a thorough basis for understanding volunteerism in community psychology and enable community psychology to operate in modern communities and contexts of volunteerism, properly addressing their peculiarities. The paper concludes with new theoretical and practical implications for community psychologists
L'evoluzione della figura dirigenziale nella scuola dell'autonomia: tra archivi e storia della scuola
Nel grande mondo della Pubblica Amministrazione rientra anche il vasto insieme della scuola, dal suo centro di potere, il Ministero dell’Istruzione fino al plesso scolastico più remoto dislocato nel territorio. Come tutta la PA anche la scuola ha subito nel corso dei decenni numerose riforme e interventi atti a modificarne apparati e funzioni. Tra le varie componenti del mondo scuola, quello della dirigenza scolastica ha subito meno interventi da parte del legislatore, che è intervenuto soltanto negli ultimi 20/30 anni a modificarne funzioni e valore. In questo saggio, si propone una rilettura dei principali passaggi del fenomeno peculiare degli anni ’90 chiamato Autonomia scolastica, collocato nel più ampio disegno di riforma della Pubblica Amministrazione. Nel contesto dell’autonomia si tenta di analizzare anche il dibattito parlamentare che ha accompagnato questo processo di riforma, fino a giungere ad una analisi della figura dirigenziale scolastica, così come si è evoluta dal processo riformatore. Emergerà la figura di un dirigente che opererà con un numero esponenziale di responsabilità, investito di una forte leadership educativa, ma privo di un vero riconoscimento, anche economico, nel quadro dirigenziale dello Stato
“Pellegrini del sapere” Gli studenti nelle prime università medievali, tra ricerca della conoscenza e vita quotidiana
Per gli studiosi dei fenomeni educativi e dei processi di istruzione, le università medievali costituiscono un tema di ricerca estremamente ricco e vasto, per il significativo valore e l’originale articolazione delle prime grande istituzioni pubbliche di ricerca e trasmissione del sapere della storia. In questo ambito, l’indagine sul ruolo, il protagonismo e le dinamiche della componente studentesca propone profili di particolare interesse. Gli studenti sono attori fondamentali nella vita delle prime università: i lunghi e a volte pericolosi viaggi compiuti per raggiungere i luoghi di studio, le vivaci dinamiche della esperienza universitaria (didattica, ricerca e vita quotidiana), le occasioni di incontro con colleghi provenienti da contesti anche molto lontani rendono la loro condizione sfidante e feconda, un vero incubatore di una nuova vitalità culturale che contribuirà in maniera rilevante alla costruzione della civiltà europea
Il corpo in gioco: verso un modello educativo integrato per lo sviluppo dell’espressività e dell’autodeterminazione
L’articolazione e la complessità delle sfide educative nel XXI secolo comportano la necessità di immaginare un’idea di educazione che sia capace di ricollocare discenti e docenti all’interno di una cornice didattica allargata e multidimensionale, in cui l’attività ludica, il corpo e il movimento non incarnino, in maniera riduttiva, il tempo della pausa ricreativa dalle “cose serie”, ma siano riconosciuti come quegli strumenti privilegiati capaci di intercettare richieste e bisogni impliciti e di tessere le trame di competenze e prospettive personalizzate. È importante riconoscere all’interno delle pratiche didattiche, già rinnovate dall’apporto delle tecnologie della conoscenza (Laurillard, 2014; Rivoltella & Rossi, 2017), un contesto esperienziale degli apprendimenti ulteriormente allargato in cui assumono spazio e valore attività di movimento e pratiche corporee in grado di offrire agli studenti possibilità di espressione assolutamente rinnovate. Il presente contributo si prefigge di disegnare un possibile itinerario di ricerca/intervento atto a valorizzare la connessione tra corpo, mente e ambiente con quelle dimensioni di natura motivazionale quali l’autostima, la fiducia, l’assertività, l’empatia e la reciprocità, che sostanziano le esperienze di significatività. Utilizzando il gioco e il movimento espressivo come veicolo e fondamento di comunicazione, conoscenza e relazione con se stesso e l’altro, si intendono delineare i tratti di un’impalcatura metodologica che orienti le consuete pratiche di educazione motoria verso la predisposizione di luoghi e percorsi di apprendimento che sappiano stimolare l’emergere di un investimento motorio autentico per favorire lo sviluppo della creatività, dell’autodeterminazione e del pensiero divergente. Parole chiave: corporeità, gioco, movimento espressivo, autodeterminazione, educazione motori
Giocare per imparare
Il gioco riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, poiché attraverso le esperienze quotidiane di esplorazione, interazione e apprendimento, favorisce la crescita intellettuale, emotiva e sociale. Esso non solo permette al bambino di acquisire conoscenze e abilità, ma rappresenta anche un'opportunità per sviluppare competenze cruciali. La mancanza di occasioni per giocare, o la privazione totale di tale esperienza durante l'infanzia e l'adolescenza, può compromettere il benessere futuro dell'individuo, influenzando negativamente la sua capacità di affrontare le sfide della vita adulta, le relazioni e la realizzazione personale. È quindi essenziale che genitori e educatori promuovano ambienti favorevoli al gioco, riconoscendo la sua importanza per una crescita equilibrata