Università del Salento: ESE - Salento University Publishing
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L'ecumene romana, tra Italia e Mediterraneo
The A. traces the events about the realization of the volumes V-VII of the Storia d'Europa e del Mediterraneo, analyzing the position of this 'work' in the European scientific debate
Atena a Hierapolis
EnIn the Sanctuary of Apollo, the most important sacred area of Hierapolis of Phrygia, the excavations of the Italian Archaeological Mission (MAIER) have brought to light more than 60 fragments of white marble related to a statue of Athena larger than life-size. The statue was reconstructed with the help of digital technologies. It is analysed here from the typological and iconographic point of view, and compared with the colossal Athena Parthenos discovered in 1880 on the acropolis of Pergamum. In this paper it is also emphasized the important role played by the statue of Athena in the Sanctuary of Apollo in imperial age, rich in sculptures and reproductions of masterpieces of ancient art. It was to look like an open-air museum where the magnificent statue of the elmated goddess - visible from all angles - could be admired as an emblem of wisdom, as patron of arts and crafts and as a symbol of the relationships with the Pergamene dynasty that mark the origins of the city.ItNel Santuario di Apollo, l'area sacra più importante di Hierapolis di Frigia, gli scavi della Missione Archeologica Italiana (MAIER) hanno portato alla luce oltre 60 frammenti di marmo bianco riferibili a una statua di Atena di dimensioni superiori al vero. Ricostruita grazie all'ausilio delle tecnologie digitali, la statua viene analizzata in questa sede sotto il profilo tipologico e iconografico, e confrontata con la colossale Atena Parthenos scoperta nel 1880 sull'acropoli di Pergamo. Nel contributo si sottolinea, inoltre, l'importante ruolo rivestito in età imperiale dalla statua di Atena nel Santuario di Apollo che, ricco di sculture e riproduzioni di capolavori dell'arte antica, doveva apparire simile a un museo all'aperto dove la maestosa statua della dea elmata - visibile da tutte le angolazioni - poteva essere ammirata come emblema della saggezza, come patrona delle arti e degli artigiani e come simbolo dei rapporti con la dinastia pergamena che segnano le origini della città
Aspetti di continuità e discontinuità nel rituale funerario messapico: il contributo di alcune sepolture dai recenti scavi delle necropoli di Rocavecchia (LE)
EnExcavations in the Messapic necropolis of Rocavecchia (LE), in Salento (Southern Italy), were carried out by the University of Salento. The Messapians seem to have introduced, only around 650 BC, taking example from the Greeks, the ritual of inhumation in the grave. The main peculiar features of Messapian funerary rituals are the curled deposition and the use of the same tomb for several burials by the same family group, which is documented from the Archaic to the Hellenistic period. Therefore, the finds from a collective tomb constitute a complex of grave goods. The analytical examination of the objects with the methodological tools of 'gender archaeology' has allowed the identification of the elements peculiar to the male and female worlds. In this frame, within the overall program of multidisciplinary, archaeological and anthropological studies of the Messapian necropolis of Rocavecchia, the object of this paper are six graves. Such twofold approach was required in order to reconstruct the funerary rituals and understand some aspects of the Messapic society.ItGli scavi nella necropoli messapica di Rocavecchia (LE), in Salento, sono stati condotti dall'Università del Salento. I Messapi, solo intorno al 650 a.C., sembrano aver introdotto il rito dell'inumazione nelle tombe, prendendo esempio dai Greci. Le caratteristiche peculiari dei rituali funerari messapici sono la deposizione rannicchiata e l'uso della stessa tomba per più sepolture della stessa famiglia, documentate dal periodo arcaico a quello ellenistico. I reperti di una tomba collettiva costituiscono quindi un complesso di corredi funerari. L'esame analitico degli oggetti con gli strumenti metodologici dell'archeologia di genere ha permesso di identificare elementi peculiari dei mondi maschile e femminile. In questo studio sono presentate sei tombe, indagate come parte di un studio multidisciplinare, archeologico e antropologico della necropoli messapica di Rocavecchia
Gli apiari nelle pareti delle case e nei giardini. Il caso di Ürünlü/Kite (Bursa-Turchia)
EnAsia Minor, in antiquity, was one of the most renowned and productive regions for honey production. Lycia, Caria, and Phrygia, mentioned by ancient authors, were particularly noted for their high-quality honey, which was exported, along with other products, to the Aegean and Egypt. Bithynia, however, the region at the center of this contribution, has not yet yielded written, iconographic, or archaeological sources that attest to large-scale honey production. Nevertheless, some clues presented here might suggest that this practice was also widespread in this area. In the village of Ürünlü/Kite, near the city of Prusa (Bursa), beehives have been identified in the outer walls of houses built with raw bricks. These fixed hives, created within the walls of these houses, represent a rare feature throughout the Mediterranean. Honey production in this settlement was identified for the first time as part of a multidisciplinary ethno-archaeological research conducted by the author and the University of Bursa. Recently, these now-abandoned houses have been transformed into a bee museum in 2024, following my identification and proposal for musealization as a result of the research carried out.ItL'Asia Minore, nell'antichità, era una delle regioni più rinomate e produttive per la produzione del miele. La Licia, la Caria e la Frigia, menzionate dagli autori antichi, erano particolarmente note per il miele pregiato che veniva esportato, insieme ad altri prodotti, nell'Egeo e in Egitto. La Bitinia, invece, la regione al centro di questo contributo, non ha finora restituito fonti scritte, iconografiche o archeologiche che attestino una produzione di miele su larga scala. Tuttavia, alcuni indizi qui presentati potrebbero suggerire che questa pratica fosse diffusa anche in quest'area. Nel villaggio di Ürünlü/Kite, nei pressi della città di Prusa (Bursa), sono stati individuati alveari situati nelle pareti esterne di case costruite in mattoni crudi. Gli alveari fissi, realizzati all'interno delle pareti di queste case rappresentano una caratteristica rara in tutto il Mediterraneo. La produzione di miele, in questo abitato, è stata identificata per la prima volta nell'ambito di una ricerca etno-archeologica multidisciplinare condotta dall'autore e dall'Università di Bursa. Di recente, queste case, ormai abbandonate, sono state trasformate in museo delle api nel 2024, in seguito alla mia identificazione e proposta di musealizzazione quale risultato delle ricerche svolte
L'approccio spaziale allo studio del Paleolitico. Dall'identificazione delle aree di attività alla definizione dei sistemi insediativi
EnSettlement systems/dynamics and economic strategies of Palaeolithic hunter-gatherers are central topics of international scientific debate, involving a wide range of research fields and analytical methods. The spatial approach can be considered the natural terrain where it is easier to insert and develop a multidisciplinary and integrated perspective on the behavioural analysis of the Past. The interoperability of GIS, indeed, allows the collection, archiving and geostatistical processing of results drawn from the study of possible structures, from the lithic production systems and use-wear and from the taxonomy and taphonomy of faunal remains. The analysis of these data in their own spatial dimension can significantly contribute to evaluate the preservation state of contexts. Through the palimpsests dissecting it is possible to achieve a higher temporal resolution and, eventually, a better reconstruction of the organisational models of the camps. To a diachronic scale, these results can contribute to recognize the 'rhythms' of dynamic processes hidden behind the perceived static nature of archaeological record.ItI sistemi/dinamiche insediative e le strategie economiche dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico sono argomenti centrali del dibattito scientifico internazionale, che coinvolge un'ampia gamma di campi di ricerca e metodi analitici. L'approccio spaziale può essere considerato il terreno naturale dove è più facile inserire e sviluppare una prospettiva multidisciplinare e integrata sull'analisi comportamentale del Passato. L'interoperabilità dei GIS, infatti, consente la raccolta, l'archiviazione e l'elaborazione geostatistica dei risultati tratti dallo studio delle strutture possibili, dai sistemi di produzione e usura litica e dalla tassonomia e tafonomia dei resti faunistici. L'analisi di questi dati nella loro propria dimensione spaziale può contribuire in modo significativo a valutare lo stato di conservazione dei contesti. Attraverso la dissezione dei palinsesti è possibile raggiungere una maggiore risoluzione temporale e, eventualmente, una migliore ricostruzione dei modelli organizzativi dei campi. Su scala diacronica, questi risultati possono contribuire a riconoscere i "ritmi" dei processi dinamici nascosti dietro la natura statica percepita della documentazione archeologica