Phrasis - Rivista di studi fraseologici e paremiologici
Not a member yet
133 research outputs found
Sort by
Sobre el origen no evangélico de Noli me tangere
Noli me tangere is one of the best-known Latin locutions that is often associated with the scene of Mary Magdalene meeting the risen Jesus Christ (John 20: 17). It is a cultural europeanism that has developed several meanings (some of them technical). The present work focuses mainly on the search for the origin of the inscription “Noli me tangere, quia Caesaris sum”, related to the legend of Caesar’s stag, the reminiscences of which can be found, for example, in Petrarch’s sonnet 190 and in its English version by Thomas Wyatt. In philological studies there is a unanimous opinion that both texts refer to the words of Jesus Christ. On the basis of archaeological evidence, we demonstrate that the roots of the inscription in question actually lie in a very ancient formulaic scheme related to the so-called ‘speaking inscriptions’ of the pre-Christian times.Noli me tangere es una de las locuciones latinas más conocidas que suele asociarse con la escena del reencuentro de María Magdalena con Jesucristo resucitado (Juan 20: 17). Se trata de un europeísmo cultural que ha desarrollado varios significados (algunos de ellos, técnicos). El presente trabajo se centra sobre todo en la búsqueda del origen de la inscripción “Noli me tangere, quia Caesaris sum”, relacionada con la leyenda del ciervo de César, cuyas reminiscencias se encuentran, por ejemplo, en el soneto 190 de Petrarca y en su versión inglesa de Thomas Wyatt. En los estudios filológicos existe una opinión unánime de que en ambos textos se hace referencia a las palabras de Jesucristo. A partir de unas evidencias arqueológicas demostramos que las raíces de la inscripción en cuestión se hallan realmente en un esquema formular muy antiguo que está relacionado con las llamadas “inscripciones parlantes” de la época precristiana.Noli me tangere es una de las locuciones latinas más conocidas que suele asociarse con la escena del reencuentro de María Magdalena con Jesucristo resucitado (Juan 20: 17). Se trata de un europeísmo cultural que ha desarrollado varios significados (algunos de ellos, técnicos). El presente trabajo se centra sobre todo en la búsqueda del origen de la inscripción “Noli me tangere, quia Caesaris sum”, relacionada con la leyenda del ciervo de César, cuyas reminiscencias se encuentran, por ejemplo, en el soneto 190 de Petrarca y en su versión inglesa de Thomas Wyatt. En los estudios filológicos existe una opinión unánime de que en ambos textos se hace referencia a las palabras de Jesucristo. A partir de unas evidencias arqueológicas demostramos que las raíces de la inscripción en cuestión se hallan realmente en un esquema formular muy antiguo que está relacionado con las llamadas “inscripciones parlantes” de la época precristiana
Tant qu’il y a de la phraséologie, il y a de l’espoir : mots vieillis et expressions figées
This study examines the role of phraseology in the preservation of old and archaic words. The analysis focuses on 129 lexical units – old, archaic words, words that have been subjected to a shift in meaning – extracted manually from Le Robert, Dictionnaire des expressions et locutions (2003). The objective is to demonstrate that, in most cases, these lexical units constitute fixed expressions that are still used regularly; this contributes to the preservation of a rich lexical and cultural heritage. For the analysis a corpus of contemporary French, FrTenTen23, is exploited.This study examines the role of phraseology in the preservation of old and archaic words. The analysis focuses on 129 lexical units – old, archaic words, words that have been subjected to a shift in meaning – extracted manually from Le Robert, Dictionnaire des expressions et locutions (2003). The objective is to demonstrate that, in most cases, these lexical units constitute fixed expressions that are still used regularly; this contributes to the preservation of a rich lexical and cultural heritage. For the analysis a corpus of contemporary French, FrTenTen23, is exploited.Cette étude examine le rôle de la phraséologie dans la préservation de mots vieillis et archaïques. L’analyse porte sur 129 unités lexicales – vieillies, archaïques ou ayant subi un glissement de sens – extraites de manière manuelle de l’ouvrage Le Robert, Dictionnaire des expressions et locutions (2003). Nous nous proposons de démontrer que, dans la plupart des cas, ces unités lexicales constituent des expressions figées qui sont employées régulièrement, ce qui permet de sauvegarder un riche patrimoine lexical et culturel ; pour ce faire, un corpus de français contemporain, FrTenTen23, est exploité
Introduzione
Le parole e le espressioni che si utilizzano quotidianamente rappresentano il riflesso di una storia complessa, intrecciata con le tradizioni, le pratiche culturali e le dinamiche sociali. Questo fascicolo della rivista Phrasis esplora gli usi del linguaggio attraverso lo studio di unità fraseologiche, locuzioni e paremie di lingue di frammentaria attestazione, con un’attenzione particolare al loro impiego nei diversi contesti storici e culturali.
Dai testi didattici per l’insegnamento dell’italiano in Inghilterra tra il XVI e il XVIII secolo alle antiche formule rituali delle Tavole Iguvine, il fascicolo raccoglie una serie di contributi che indagano la paremiologia nelle sue molteplici sfaccettature. Infatti, ogni studio qui presentato permette di fare chiarezza su alcune espressioni codificate nel tempo, sulla loro funzione comunicativa e sul modo in cui esse modellano il pensiero e le interazioni sociali.
Più nello specifico, attraverso un approccio interdisciplinare, il fascicolo attraversa epoche e tradizioni linguistiche differenti, collegando l’analisi linguistica alla storia, alla cultura e alla società.
Questo numero di Phrasis, pertanto, si rivolge sia a specialisti del settore linguistico che a lettori interessati alla ricchezza espressiva della lingua, con il proposito di offrire spunti di riflessione sull’evoluzione delle lingue, con riferimento specifico alle categorie di comprensione e di interpretazione del mondo.
In particolare, il primo contributo, firmato da Daniela D’Eugenio, tratta di unità fraseologiche e paremiologiche in uso in Inghilterra fra il 1500 e il 1700 presenti all’interno di strumenti didattici per l’apprendimento della lingua italiana.
Il secondo contributo, scritto da Mario Iodice, prende in esame alcune formule rituali attestate nella grande cerimonia liturgica descritta nelle Tavole Iguvine di cui vengono valutati aspetti formali, semantici e funzionalità all’interno del testo.
Più avanti, il contributo di Marco Luchi si occupa dell’analisi dell’espressione latina utres inflati utilizzata da Orazio, Petronio, Apuleio e Arnobio con esiti diversi in conformità al loro stile, al loro scopo e ai loro generi letterari, mentre il saggio di Giovanna Rocca prende in considerazione le due definizioni Assa voce e viva voce in uso nella tradizione letteraria latina per descrivere il ruolo di “protagonista” della voce nel campo di particolari comunicazioni.
In seguito, il contributo di Giulia Sarullo si occupa della fraseologia utilizzata per descrivere la stipula di un patto nel mondo antico ed evidenzia un procedimento metonimico, osservabile in area greca, anatolica, semitica e in alcune espressioni inglesi, per il quale un verbo che designa una parte della complessa procedura del giuramento dei patti passa a indicare la stipula del trattato.
Il saggio di Anna Zholobova si concentra sull’origine dell’espressione Noli me tangere quia Caesaris sum, locuzione latina che si associa generalmente alla scena dell’incontro di Maria Maddalena con Cristo resuscitato.
Infine, chiude questa sezione il contributo di Giulio Facchetti, che esamina la glossa etrusca arse verse, interpretandola come formula magica contro gli incendi, confermandone l’autenticità linguistica. Analizza la struttura morfologica dei termini, in particolare la radice ar- (“portare”) e il suffisso -s- con valore separativo. L’espressione, probabilmente tratta dai Libri Etruschi, riflette una concezione religiosa e linguistica complessa.
Oltre alla focus tematico sulle lingue di frammentaria attestazione, il numero include anche una sezione varia. All’interno della sezione, il contributo di Marilena Adamo affronta le strategie traduttive adottate per rendere le polirematiche regionali nel Sorriso dell’ignoto marinaio di Consolo nelle versioni francese, tedesca e inglese, mettendo in luce le sfide culturali e linguistiche poste dai regionalismi nella traduzione letteraria. La proposta di Silvia Calvi, invece, analizza come la fraseologia contribuisca alla conservazione di parole francesi arcaiche o in disuso, dimostrando che molte di esse sopravvivono grazie al loro impiego in espressioni fisse. Lo studio, basato su 129 unità lessicali tratte da un dizionario specialistico e verificate in un corpus contemporaneo, evidenzia il valore culturale e linguistico di queste espressioni.
Il saggio di Maria Chiara Salvatore propone un’analisi contrastiva dei phrasèmes animaliers in francese e in russo, con l’obiettivo di costruire un bestiario fraseologico comparato che evidenzi le convergenze e le divergenze simboliche, semantiche e culturali nelle due lingue. Infine, il contributo di Maria Antonella Sardelli propone un modello metodologico per l’analisi extrinseca delle paremie nei testi letterari contemporanei, illustrando come queste unità proverbiali, pur in declino nell’uso attivo, mantengano una funzione significativa nella costruzione narrativa, stilistica e comunicativa delle opere.
Chiude il fascicolo la recensione di Cosimo De Giovanni, che presenta una visione critica dell’opera di Silvia Calvi La collocation en terminologie, evidenziando come l’autrice proponga una metodologia rigorosa per l’identificazione e l’analisi delle collocazioni terminologiche nel campo del commercio internazionale, combinando approcci linguistici, statistici e computazionali
La resa della dialettalità delle lessicalizzazioni complesse del Sorriso dell’ignoto marinaio di Vincenzo Consolo nelle traduzioni francese, tedesca e inglese
The following contribution focuses on the translation rendering of some regional idioms or compounds in the novel Il sorriso dell’ignoto marinaio by Vincenzo Consolo (1933-2012) in the French version by Fusco and Sager (1980), the German version by Gianchi (1984) and the English version by Farrell (1994). On the basis of the translation strategies identified by Baker (1992) for the above word level equivalence and taken up by Obstová (2022) – using an idiom of similar meaning and form, similar meaning but dissimilar form, translation by paraphrase, literal translation/calque and omission – we will focus on those cases in which translators have recognized the necessity to opt for cultural homologation and we will provide an example of omission with compensation for the loss of information.Il contributo presente analizza la resa traduttiva di alcune polirematiche regionali del romanzo Il Sorriso dell’ignoto marinaio di Vincenzo Consolo (1933-2012) nelle versioni francese ad opera di Fusco e Sager (1980), tedesca ad opera di Gianchi (1984) e inglese ad opera di Farrell (1994). Sulla base delle strategie traduttive individuate da Baker (1992) per l’equivalence above word level e riprese da Obstová (2022) – piena equivalenza con significato e forma simile, corrispondenza con significato simile e forma differente, parafrasi, traduzione letterale/ calco, elusione ed eventuale recupero dell’informazione persa – ci si sofferma su alcuni casi in cui i traduttori hanno ravvisato la necessità di optare per un’omologazione culturale, per l’adattamento o trasposizione al testo d’arrivo (TA), fornendo un esempio di elusione con recupero dell’informazione persa.Il contributo presente analizza la resa traduttiva di alcune polirematiche regionali del romanzo Il Sorriso dell’ignoto marinaio di Vincenzo Consolo (1933-2012) nelle versioni francese ad opera di Fusco e Sager (1980), tedesca ad opera di Gianchi (1984) e inglese ad opera di Farrell (1994). Sulla base delle strategie traduttive individuate da Baker (1992) per l’equivalence above word level e riprese da Obstová (2022) – piena equivalenza con significato e forma simile, corrispondenza con significato simile e forma differente, parafrasi, traduzione letterale/ calco, elusione ed eventuale recupero dell’informazione persa – ci si sofferma su alcuni casi in cui i traduttori hanno ravvisato la necessità di optare per un’omologazione culturale, per l’adattamento o trasposizione al testo d’arrivo (TA), fornendo un esempio di elusione con recupero dell’informazione persa
Indagine sull’espressione latina Utres inflati
The aim of this article is to show how four Latin authors (Horace, Petronius, Apuleius and Arnobius) use the same proverbial expression (utres inflati) with different outcomes in compliance with their style, their purpose and their literary genres. In doing so, we will start from the Greek origin of the expression, and we will look at the various meanings in which the idiom is used. In addition, a special look will be taken at linguistic issues, as paremias find their natural place in the Umgangssprache. We hope that this kind of comparative analysis opens the way to a more deepened investigation on the use of proverbs and sayings within Latin novelistic and satirical context.L’obiettivo di questo articolo è quello di mostrare come quattro autori latini (Orazio, Petronio, Apuleio e Arnobio) utilizzino la stessa espressione proverbiale (utres inflati) con esiti diversi in conformità al loro stile, al loro scopo e ai loro generi letterari. Nel far ciò, partiremo dall’origine greca dell’espressione e vedremo le varie accezioni in cui il modo di dire è usato. Inoltre, un particolare sguardo sarà rivolto a questioni di tipo linguistico, in quanto le paremie trovano la loro naturale collocazione nell’Umgangssprache. Ci auguriamo che questo tipo di analisi comparativa apra la strada a un’indagine più approfondita sull’uso dei proverbi e dei modi di dire nel contesto romanzesco e satirico latino.L’obiettivo di questo articolo è quello di mostrare come quattro autori latini (Orazio, Petronio, Apuleio e Arnobio) utilizzino la stessa espressione proverbiale (utres inflati) con esiti diversi in conformità al loro stile, al loro scopo e ai loro generi letterari. Nel far ciò, partiremo dall’origine greca dell’espressione e vedremo le varie accezioni in cui il modo di dire è usato. Inoltre, un particolare sguardo sarà rivolto a questioni di tipo linguistico, in quanto le paremie trovano la loro naturale collocazione nell’Umgangssprache. Ci auguriamo che questo tipo di analisi comparativa apra la strada a un’indagine più approfondita sull’uso dei proverbi e dei modi di dire nel contesto romanzesco e satirico latino
Fundamentos téoricos y metodológicos para el análisis extrínseco de las paremias en texto literario
In this paper, we aim to offer guidelines for approaching the study of paremias in literary texts with scientific rigor. After presenting the theoretical framework and the working methodology employed by the members of the UCM Research Group 930235 Phraseology and Paremiology, we introduce a model of extrinsic analysis based on a corpus of paremias extracted from the works of authors within the contemporary Spanish literary landscape. The objective of this study is to present a growing line of research along with a methodological approach for the production of scholarly articles in this area of linguistics.En este trabajo pretendemos ofrecer unas pautas para abordar el estudio de las paremias en los textos literarios con rigor científico. Tras presentar el marco teórico y la metodología de trabajo empleada por los miembros de Grupo de Investigación UCM 930235 Fraseología y paremiología, introducimos un modelo de análisis extrínseco a partir de un corpus de paremias extraídas de la producción de escritores del panorama literario español contemporáneo. El objetivo de este estudio es presentar una línea de investigación en auge con un método de trabajo para la producción de artículos científicos acerca de esta parcela de la lingüística.En este trabajo pretendemos ofrecer unas pautas para abordar el estudio de las paremias en los textos literarios con rigor científico. Tras presentar el marco teórico y la metodología de trabajo empleada por los miembros de Grupo de Investigación UCM 930235 Fraseología y paremiología, introducimos un modelo de análisis extrínseco a partir de un corpus de paremias extraídas de la producción de escritores del panorama literario español contemporáneo. El objetivo de este estudio es presentar una línea de investigación en auge con un método de trabajo para la producción de artículos científicos acerca de esta parcela de la lingüística
Formule rituali nelle Tavole Iguvine
Some ritual formulas attested in the great liturgical ceremony described in the VI and VII tablets of Gubbio are taken into consideration and their formal and semantic aspects and functionality within the text are evaluated, identifying possible parallels in other Indo-European traditions.Si prendono in considerazione alcune formule rituali attestate nella grande cerimonia liturgica descritta nella VI e VII tavola di Gubbio e se ne valutano gli aspetti formali, semantici e la funzionalità all’interno del testo, individuando possibili parallelismi in altre tradizioni indoeuropee.Si prendono in considerazione alcune formule rituali attestate nella grande cerimonia liturgica descritta nella VI e VII tavola di Gubbio e se ne valutano gli aspetti formali, semantici e la funzionalità all’interno del testo, individuando possibili parallelismi in altre tradizioni indoeuropee
Assa voce, viva voce. Due modalità della voce nell’antichità
Assa voce and viva voce are two terms used in the Latin literary tradition to describe the central role of the voice in particular communicative acts. The former emphasizes the voice’s capacity to foreground specific content, while the latter presents it as a dynamic, flowing source of information in interpersonal exchanges, akin to a living spring.Assa voce e viva voce sono due definizioni in uso nella tradizione letteraria latina per descrivere il ruolo di “protagonista” della voce nel campo di comunicazioni particolari: in un caso la voce ha il compito “da sola” di mettere in rilievo contenuti “speciali”, nell’altro è vista come una “sorgente” di informazioni in un contatto interpersonale, descritta in modo metaforico nel suo fluire in un continuum come l’acqua viva di una fonte.Assa voce e viva voce sono due definizioni in uso nella tradizione letteraria latina per descrivere il ruolo di “protagonista” della voce nel campo di comunicazioni particolari: in un caso la voce ha il compito “da sola” di mettere in rilievo contenuti “speciali”, nell’altro è vista come una “sorgente” di informazioni in un contatto interpersonale, descritta in modo metaforico nel suo fluire in un continuum come l’acqua viva di una fonte
“Colpire” un trattato - “Tagliare” un patto. Da Foedus ferire a To strike a treaty
This paper examines the phraseology used to describe the conclusion of a pact in antiquity. An analysis of Latin literary corpora reveals a high frequency of verbs meaning “to strike/cut’’ in conjunction with foedus to indicate the conclusion of an agreement. A metonymic process is thus highlighted whereby a verb designating a part of the complex procedure of swearing oaths for pacts comes to indicate the conclusion of the treaty itself. The same process is also observed in the Greek, Anatolian, and Semitic worlds, suggesting a common underlying origin. A similar metonymic shift is observed in the English expressions “to strike a treaty”, “a deal”, and “a bargain”, attested at least since the 16th century. The expression “to strike hands”, used to mark the conclusion of an agreement, which recalls an ancient practice documented in both the Greek and Roman cultures, may have contributed to this particular use of “to strike”.Questo contributo prende in esame la fraseologia utilizzata per descrivere la stipula di un patto nel mondo antico. Dall’analisi dei dati estrapolati dal corpus letterario latino emerge un’alta frequenza di verbi che indicano “colpire/ tagliare” in unione a foedus per indicare la conclusione di un accordo. Si evidenzia quindi un procedimento metonimico per il quale un verbo che designa una parte della complessa procedura del giuramento dei patti passa a indicare la stipula del trattato. Lo stesso procedimento si osserva anche in area greca, anatolica e semitica, per cui è possibile ipotizzare un origine comune.
Un simile procedimento di trasferimento metonimico si osserva nelle espressioni inglesi to strike a treaty, a deal, a bargain, attestate almeno a partire dal XVI secolo. A questo uso particolare di to strike potrebbe aver contribuito l’espressione to strike hands usata per segnalare la conclusione di un accordo, che richiama una prassi antica e documentata sia nel mondo greco che nel mondo romano.Questo contributo prende in esame la fraseologia utilizzata per descrivere la stipula di un patto nel mondo antico. Dall’analisi dei dati estrapolati dal corpus letterario latino emerge un’alta frequenza di verbi che indicano “colpire/ tagliare” in unione a foedus per indicare la conclusione di un accordo. Si evidenzia quindi un procedimento metonimico per il quale un verbo che designa una parte della complessa procedura del giuramento dei patti passa a indicare la stipula del trattato. Lo stesso procedimento si osserva anche in area greca, anatolica e semitica, per cui è possibile ipotizzare un origine comune.
Un simile procedimento di trasferimento metonimico si osserva nelle espressioni inglesi to strike a treaty, a deal, a bargain, attestate almeno a partire dal XVI secolo. A questo uso particolare di to strike potrebbe aver contribuito l’espressione to strike hands usata per segnalare la conclusione di un accordo, che richiama una prassi antica e documentata sia nel mondo greco che nel mondo romano
Frasemi, locuzioni, paremie: lezioni di lingua italiana in Inghilterra fra 1500 e 1700
The teaching tools for learning the Italian language used in England between 1500 and 1700 (lexicographic works and language manuals) were full of phraseological and paremiological units which, translated from Italian into English, contributed to conveying a use of the language in context. Simultaneously, they promoted oral production, guaranteed naturalness in communication and exposure to culture, and stimulated intercultural comparison. If John Florio was the most prominent figure in the panorama of Italian teaching thanks to his dictionary and his bilingual manuals, other language teachers, such as Benvenuto Italiano, Giovanni Torriano, and Pietro Paravicino, also created pedagogical works. However, after Florio’s example, phrases and paremias, while continuing to be included in didactic dialogues, decreased in number. They became less important, thus reflecting a progressive decline in the role of the Italian language and culture in English society. Only in the 1700 did Giuseppe Baretti manage to bring back the prestige of Italian thanks to his pedagogical production.Gli strumenti didattici per l’apprendimento della lingua italiana in uso in Inghilterra fra il 1500 e il 1700 (opere lessicografiche e manuali di lingua) sono fitti di unità fraseologiche e paremiologiche che, tradotte dall’italiano all’inglese, contribuiscono a veicolare un uso della lingua in contesto, promuovere la produzione orale, garantire naturalezza nella comunicazione e nell’esposizione alla cultura e stimolare il confronto interculturale. Se John Florio costituisce la figura di maggior spicco nel panorama della didattica dell’italiano con il suo dizionario e i suoi manuali bilingui, anche altri insegnanti di lingua, come Benvenuto Italiano, Giovanni Torriano e Pietro Paravicino, si cimentano nella realizzazione di strumenti pedagogici. Dopo l’esempio floriano, però, frasemi e paremie, pur continuando a essere inclusi nei dialoghi didattici, diminuiscono di numero e assumono minore importanza in linea con un progressivo declino del ruolo della lingua e della cultura italiana nella società inglese. Solo nel 1700, Giuseppe Baretti riesce a riportare in auge i lustri dell’italiano tramite la sua produzione pedagogica.Gli strumenti didattici per l’apprendimento della lingua italiana in uso in Inghilterra fra il 1500 e il 1700 (opere lessicografiche e manuali di lingua) sono fitti di unità fraseologiche e paremiologiche che, tradotte dall’italiano all’inglese, contribuiscono a veicolare un uso della lingua in contesto, promuovere la produzione orale, garantire naturalezza nella comunicazione e nell’esposizione alla cultura e stimolare il confronto interculturale. Se John Florio costituisce la figura di maggior spicco nel panorama della didattica dell’italiano con il suo dizionario e i suoi manuali bilingui, anche altri insegnanti di lingua, come Benvenuto Italiano, Giovanni Torriano e Pietro Paravicino, si cimentano nella realizzazione di strumenti pedagogici. Dopo l’esempio floriano, però, frasemi e paremie, pur continuando a essere inclusi nei dialoghi didattici, diminuiscono di numero e assumono minore importanza in linea con un progressivo declino del ruolo della lingua e della cultura italiana nella società inglese. Solo nel 1700, Giuseppe Baretti riesce a riportare in auge i lustri dell’italiano tramite la sua produzione pedagogica