FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
Not a member yet
485 research outputs found
Sort by
Spomenik. Architetture di sublime memoria
Spomenik is a synonym for ‘monument’ in memorial architecture and art. They are one of the outcomes of the civil strategy for resistance to Nazi fascism in Yugoslavia. This civic art corresponds to a brutalist expression, a sign of modernity and differentiation of Tito’s Yugoslavia within the world of “Soviet Realism” and a conscious action of the need to project so many pluralities of different cultures and histories into a unified national idea.
It is an “encyclopedic” experimentation of a possible marriage between architecture and sculptures. Despite being constrained within their own compositional and functional natures, the two arts come together in these installations – spatial designs, objects, or hybridized elements in their relationship of scale and function. Regardless of their nature, these constructions are aimed at a new aesthetic, figurative, and symbolic achievement with great emotional relevance.
After a phase of neglect and culpable oblivion following the Balkan conflicts, architectural critics show widespread interest in these monumental sculptures. This is proven by various international exhibitions and research works, which enhance their artistic, architectural, and cultural aspects along with the architects and artists who designed them.Gli Spomenik, sinonimi di monumento, nelle forme dell’architettura e dell’arte commemorativa, sono uno degli esiti della strategia civile per la Resistenza al nazifascismo in Jugoslavia. Arte civile identificativa di un’espressione brutalista, segno di modernità e differenziazione della Jugoslavia di Tito all’interno del mondo del “Realismo sovietico” e azione consapevole della necessità di proiettare tante pluralità di culture e storie diverse in un’idea di stato unitario.
Si tratta di una sperimentazione “enciclopedica” di un connubio possibile tra architettura e scultura che, seppur legate ai propri statuti compositivi e funzionali, si uniscono in installazioni, di volta in volta, spaziali o oggettuali o ancora ibridate nel loro rapporto di scala e di funzione, ma comunque rivolte a una nuova conquista estetica, figurativa e simbolica di grande rilevanza emozionale.
Dopo una fase di abbandono e di oblio colpevole, a seguito dei conflitti balcanici, si registra un interesse diffuso nei confronti di queste monumentali sculture da parte della critica architettonica in diverse mostre e ricerche internazionali che ne valorizzano le prerogative artistiche, architettoniche e culturali insieme alle figure degli architetti e degli artisti che le hanno ideate
Teoria e progetto. La continuità di un confronto
Review of the books Author: Raffaella NeriTitle: Il filo di un pensieroSubtitle: scritti, appunti, lezioniLanguage: italianPublisher: CLEAN edizioniCharacteristics: formato 16x24 cm, 202 pagine, brossura, black and whiteISBN: 9788884976765Year: 2020Recensione al testo Autore: Raffaella NeriTitolo: Il filo di un pensieroSottotitolo: scritti, appunti, lezioniLingua del testo: italianoEditore: CLEAN edizioniCaratteristiche: formato 16x24 cm, 202 pagine, brossura, bianco e nero ISBN: 9788884976765Anno: 202
Moderno rurale. Temi e contesti
The idea of modernity is often associated to cities where town planning and architecture contributed to the rationalization of space. However, the seemingly consequential correlation between backwardness and rurality cannot be taken for granted. In fact, throughout the 20th century, rural modernisation subverted the physical and settlement geography of many regions into different geo-political situations. The role of architectural design in these processes should be focused on a case-by-case basis. In this perspective, the present issue encompasses some significant case studies: from the settlement of Asia Minor refugees in 1920s Greece to the well-known ruralisation of Fascist Italy. In Portugal, as in Italy, rural architecture offered a contextual counterpoint to the dictates of the Modern Movement. In the countries of the Soviet Bloc, instead, collectivization brought about urbanization of the countryside, enacted by prefabricated residential blocks and collective buildings, at least until the 1956 thaw. The Seventies and the Eighties marked a watershed: a new phase of experimentation particularly evident in the large administrative centres of the collective farms, designed to provide an architectural expression of local identity.La modernità viene quasi sempre associata alle città, dove l’urbanistica e l’architettura hanno contribuito a razionalizzare lo spazio. Il binomio ruralità-arretratezza non può essere però dato per certo: per tutto il Novecento la modernizzazione rurale ha sovvertito la geografia fisica e insediativa di molte regioni in diverse realtà geo-politiche. Il ruolo del progetto di architettura in questi processi va inquadrato caso per caso. I contributi di questo numero ne abbracciano alcuni tra i più significativi: dalla gestione dell’emergenza profughi nella Grecia degli anni Venti, alla più nota ruralizzazione dell’Italia fascista. In Portogallo, come in Italia, l’architettura rurale offrì un contrappunto contestuale ai dettami del Movimento Moderno. Nei paesi del Blocco Sovietico la collettivizzazione portò con sé l’urbanizzazione delle campagne: condomini prefabbricati con edifici collettivi standardizzati, almeno fino al disgelo del 1956. Negli anni Settanta e Ottanta, con i grandi centri amministrativi delle fattorie collettive, si riprese a sperimentare cercando di dare espressione alle diverse istanze identitarie
“Tè bèjmè fshatin si qytet!”. L'urbanizzazione delle aree rurali nell'Albania socialista
In the aftermath of the Second World War, the communist party came into power in Albania where most of the society was composed of the peasantry. In line with the Soviet model, the new society that the regime aimed to build was constituted of two social groups creating the working mass: workers and peasants. To pursue the ideal of a new socialist society, efforts in bridging the distances and differences between the urban and rural contexts were conceived as a priority and went on in parallel with the collectivization process of the land, agriculture mechanization, industrialization, and the electrification of the whole country. Under the party maxim “Let’s make the village a city!” the urbanization of the countryside was a declared and tangible project toward a modern socialist rural life. Through the examination of archival documents and literature preserved in the main Albanian State archives, in this paper I will underline which were the new urban planning approach and settlements’ schemes in rural areas and the main architectural elements composing the new Albanian socialist rural village.All’indomani della Seconda guerra mondiale, il Partito Comunista salì al potere in Albania, un paese dove la maggior parte della comunità era composta da contadini e braccianti. In linea con il modello sovietico, la nuova società che il regime mirava a costruire era composta principalmente da due gruppi sociali che formavano la classe proletaria: gli operai e i contadini. Per perseguire l'ideale di una nuova Albania fondata sui principi del socialismo, il regime di Enver Hoxha mise in atto ingenti sforzi per colmare le differenze socioculturali ed economiche tra i contesti urbani e le aree rurali. Questi sforzi furono concepiti come prioritari e implementati parallelamente al processo di collettivizzazione della terra e di meccanizzazione dell’agricoltura, all’industrializzazione e all’elettrificazione dell'intero territorio. Anche attraverso massime, come quella “Facciamo del villaggio una città!”, il partito di Hoxha propagandava e concretizzava l’urbanizzazione delle aree rurali come un ben definito progetto, un atto tangibile e inderogabile che avrebbe portato verso una vita rurale socialista e moderna. Attraverso l’esame di documenti d’archivio e di fonti edite in lingua, conservati nei principali archivi e biblioteche albanesi, questo contributo metterà in luce quale fu il nuovo approccio urbanistico nelle aree rurali e quali furono gli schemi insediativi e le principali architetture che compongono il nuovo villaggio rurale socialista albanese
Architettura come vita
Reviews of the book:
Author: Paulo Mendes da RochaEditor: Carlo GandolfiTitle: La città per tutti. Scritti sceltiLanguage: ItalianoPublisher: NottetempoFeatures: 16x22 cm, 112 pages, paperback, black and whiteISBN: 978-88-7452-900-1Year: 2021Recensione del libro:
Autore: Paulo Mendes da RochaA cura di: Carlo GandolfiTitolo: La città per tuttiSottotitolo: Scritti sceltiLingua del testo: ItalianoEditore: NottetempoCaratteristiche: 16x22 cm, 112 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-7452-900-1Anno: 202
La politica regionale delle Case della Comunità: il caso Emilia Romagna
The article represents the outcome of an interview addressed by Alessia Simbari, curator in this issue of the national-level survey on Community Houses, to the Territorial Assistance Sector of the General Directorate for Personal Care and Welfare of the Emilia-Romagna Region. This interview is the follow-up to a meeting to share the PNRR research underway at the UALab of the Department of Engineering and Architecture on the architecture of Health Houses and Community Houses at a national level.L’articolo rappresenta l’esito di un’intervista rivolta da Alessia Simbari, curatrice in questo numero della ricognizione a livello nazionale sulle CdC, al Settore Assistenza Territoriale della Direzione Generale Cura della Persona e Welfare della Regione Emilia-Romagna. Tale intervista è il seguito di un incontro di condivisione della ricerca PNRR in atto presso l’UALab del Dipartimento di Ingegneria e Architettura sull’architettura delle Case della Salute, Case della Comunità in ambito nazionale
Nuove città e nuove campagne in Italia, dalla Città corporativa alla Ricostruzione
This contribution examines the relationship between architecture, town planning and rural landscape within plan for construction of new towns in areas subject lo large-scale reclamation and agricultural development before and after WWII. In the 1930s, these processes were largely based on theories about the fascist corporate state. Corporatism purported a clear hierarchy between settlements, each bound for a given role, for which specific functions were to concentrate. Shifting from the territorial level to the urban space, the hierarchy between farm, village and city comes into focus, along with architectural expressions hovering between classicism, rationalism or picturesque. The concept of integral reclamation had a long-lasting impact, inspiring as it did the institution of Land Reclamation Authorities that were to outlive the Fascist regime. Taking into consideration the cases of Agro Pontino and Matera, this contribution purports to show the continuity between extensive land reclamation undertaken during the 1930s and rural redevelopment schemes of the 1950s.Il presente contributo esamina il rapporto tra architettura, urbanistica e paesaggio rurale nell’ambito del piano di costruzione di nuove città in aree soggette a grandi bonifiche e sviluppo agricolo prima e dopo la seconda guerra mondiale, nell’ambito dei piani di bonifica integrale. Negli anni Trenta questi processi sono in gran parte basati sulla teoria dello stato corporativo fascista che stabilisce una precisa gerarchia nel reticolo insediativo, attribuendo ruoli differenziati alle città, funzioni specifiche alle diverse parti dello spazio urbano, specializzazioni colturali alla campagna. Passando dal livello territoriale allo quello urbano, la composizione dello spazio, che nell’Agro Pontino si declina secondo la triade gerarchica podere-borgo-città, mette in campo espressioni architettoniche in bilico tra classicismo, razionalismo o pittoresco.Il concetto di bonifica integrale ha avuto un impatto duraturo, ispirando l’istituzione dei Consorzi di bonifica che sarebbero sopravvissuti al regime fascista. Prendendo in considerazione i casi dell’Agro Pontino e di Matera, ci si propone di mostrare la continuità tra le bonifiche estensive avviate negli anni Trenta e gli interventi di riqualificazione rurale degli anni Cinquanta
Lo studio di un architetto
Renato Capozzi's latest scientific effort, his volume titled Sull'ordine, first of all takes the appearance of a set of sketches, notes, paperwork and everything that inhabits an architect's studio, in search of the dimension of sense and configuration that will flow into the project. This whole - in a book - of thoughts first of all, one's own and those of others, with the various categories of quotation marks acting as limes between the ones and the others, nonetheless represents the beginning of an organized sequence, not necessarily concluded, and nevertheless a very rich repertoire of ideas, concepts and projects which can certainly constitute a material of reflection for the architect and for the elaboration of other ideas, other concepts, other projects.L'ultima fatica scientifica di Renato Capozzi, il suo volume intitolato Sull'ordine, assume le sembianze innanzitutto dell'insieme di schizzi, appunti, scartoffie e tutto quanto è il caso di dire abita lo studio di un architetto, alla ricerca della dimensione di senso e configurazione che confluirà nel progetto. Questo insieme – in un libro – di pensieri in primo luogo, propri e altrui, con le varie categorie di virgolette a operare come limes tra gli uni e gli altri, rappresenta tuttavia l'inizio di una sequenza organizzata, non necessariamente conclusa, e ciononostante un ricchssimo repertorio di idee, concetti e progetti che può senz'altro costituire una materia di riflessione per l'architetto e per l'elaborazione di altre idee, di altri concetti, di altri progetti
Il centro ovunque, la circonferenza in nessun luogo
The current issue of the magazine is going to consider the role of several expressions of cultural diversity in the epoch of globalization that, on one side have contributed to promoting and sharing, under many aspects, a variety of cultural phenomena, but on the other have tended to indifferently assimilate them, consequently contributing to the erasure of their intrinsic differences. The progression of such a zeroing process, the one that Kenneth Frampton called Critical Regionalism, represents today a forcefully resurfacing phenomenon, contrasting somehow the wide spreading of a more linear and global development, that evidently, today more than ever, has demonstrated its inability not only to guarantee a better world but rather to be harmful to the future of the planet.Il presente numero della rivista riflette sul ruolo delle diversità culturali nell’epoca della globalizzazione che, da una parte hanno contribuito a condividere e diffondere, sotto ogni aspetto, i fenomeni culturali, dall’altra però tendono ad assimilarli indifferentemente, contribuendo così all’annullamento delle differenze. In tale processo di azzeramento delle differenze, quello che Kenneth Frampton, definì Regionalismo critico, rappresenta oggi un fenomeno che riemerge con forza, per contrastare la diffusione dello sviluppo lineare e globale, che evidentemente, oggi più che mai, ha dimostrato di non garantire un mondo migliore, ma piuttosto, di essere dannoso per il futuro del pianeta
Africa subsahariana. Identità, tradizione, memoria
Aside from economic and social questions, the African Continent is also now confronting the delicate question of cultural identity. The historical process marked by the phases of colonisation/decolonisation/globalisation-global colonisation, has had, and continues to have, a profound influence on African architectural culture, in which it is possible to recognise diverse attitudes. Urban culture is generating a complex and articulated reflection by artists and architects tackling the effects of contemporary globalisation, as well as the contradictory legacy of colonialism and stereotypes linked to African identity. Rural contexts, instead, are witnessing a renewed emergence of an approach that considers the needs of dwelling expressed by local communities, re-elaborating architectural culture and traditional construction.Oltre che con le problematiche di natura economica e sociale, il continente africano si misura oggi con la più delicata questione dell’identità culturale. Il processo storico costituito dalle fasi di colonizzazione-decolonizzazione, globalizzazione-colonizzazione globale, ha esercitato, ed esercita tuttora, un’influenza profonda nella cultura architettonica africana, nell’ambito della quale si possono riconoscere diversi atteggiamenti. Dalla cultura urbana proviene una complessa e articolata riflessione ad opera di artisti e architetti che fanno i conti con gli effetti della globalizzazione contemporanea, ma anche con la contraddittoria eredità coloniale e con gli stereotipi legati all’identità africana. Nei contesti rurali sta invece emergendo un rinnovato approccio ai bisogni dell’abitare delle comunità locali, rielaborando la cultura architettonica e costruttiva tradizionale