FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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40 anni per un’Architettura della Resistenza, un'intervista
In an interview with Ugo Rossi, renowned architectural historian Kenneth Frampton reflects, forty years later, on the concept of critical regionalism in the light of the social and cultural changes that have taken place as globalism gains ground.In occasione di un'intervista rilasciata a Ugo Rossi, il celebre storico dell'architettura Kenneth Frampton riflette, a distanza di quaranta anni, sul concetto di regionalismo critico alla luce delle mutazioni sociali, culturali manifestatesi col progressivo affermarsi del globalismo
Su globalizzazione, regionalismo e Smart City
In addition to the specific editorial by the editor of the monographic issue, this article critically examines the positions of the different invited authors. To this is added indirectly the personal reflection on the themes proposed by the curator through a grid of twelve questions.Oltre allo specifico editoriale del curatore del numero monografico, questo articolo esamina criticamente le posizioni dei differenti autori invitati. A ciò si aggiunge indirettamente la riflessione personale sulle tematiche proposte dal curatore attraverso una griglia di dodici domande
Possibili invenzioni dall’antico. Tra architettura e archeologia
Review of the book
Author: Angelo TorricelliTitle: Il momento presente del passatoSubtitle: Scritti e progetti di architetturaLanguage: ItalianPublisher: FrancoAngeli s.r.l., MilanoSeries: Architectural Design and HistoryCharacteristics: 15,5x23 cm, 155 pages, paperback, color ISBN: 978-88-351-4540-0Year: 2022Recensione del testo
Autore: Angelo TorricelliTitolo: Il momento presente del passatoSottotitolo: Scritti e progetti di architetturaLingua del testo: ItalianoEditore: FrancoAngeli s.r.l., MilanoCollana: Architectural Design and HistoryCaratteristiche: 15,5x23 cm, 155, brossura, coloreISBN: 978-88-351-4540-0Anno: 202
Un condensatore sociale rurale. La fattoria collettiva di Nakotne come risorsa e come sfida
Currently, the Soviet regime and the collective lifestyle can be seen only through the retrospective. The strong physical facts of these practices lost their meaning and utility, however, continue to dominate the present materiality of the Post-Soviet context. The article questions the successful example of Soviet collectivist architecture in the context of the relevant discourse over the complex built form. Nākotne (Latvia) is an exceptional case of the Soviet collective farm, where the contribution of the chairman and chief architect broke the neutrality between the Soviet ideology and the formal design through the innovative vision. Specifically, the Sports and Culture Centre of Nākotne is analyzed as a social condenser, which can be considered both a challenge and an asset for the issues of contemporary architectural discourse.Attualmente, la collettivizzazione imposta dal regime sovietico può essere considerata solo in retrospettiva; ciononostante, l’ambiente costruito che ne è conseguito, pur avendo perso la funzione e il significato originari, continua a caratterizzare il paesaggio. Questo contributo prende in esame il caso di Nākotne (Lettonia), una azienda agricola collettiva istituita nel periodo sovietico la cui eccezionalità deriva dalla complessità dell’impianto, dal carattere dei suoi edifici, e dalla modalità di gestione. In questo caso, il presidente e l’architetto capo della fattoria collettiva scardinarono la standardizzazione imposta dal regime sovietico, favorendo la sperimentazione progettuale. In questo senso, risulta esemplare il Centro sportivo e culturale di Nākotne: un vero e proprio condensatore sociale, il possibile riuso in un diverso contesto politico-culturale che pone anche un problema di architettura
Le diverse scale della relazionalità. Edvard Ravnikar e la Piazza della Rivoluzione a Lubiana
Revolution Square (today known as Republic Square) is a large-scale multifunctional complex of high symbolic and urban value, located by the historical center of Ljubljana. As a result of a long design process (1960-74), characterized by various volumetric and functional reconfigurations, the complex designed by Edvard Ravnikar and his collaborators can be considered as one of the most extraordinary and at the same time peculiar examples of socialist “capitols”.
Its uniqueness derives from its capacity to interlace through its various volumes a multiplicity of spatial and linguistic relationships with, on the one hand, the different scales of the city and, on the other, with its historical stratifications (from Roman archaeology to Baroque architecture, from 19th-century Ljubljana to Plečnik). The balance between the parts and between the elements of the project is managed over time, using precise tools of spatial composition that, far from rigid monumentalism, can project the work into a living, changing reality.
The essay aims to bring to light the main strategies and techniques of relationality that characterize Ravnikar’s work.La Piazza della Rivoluzione (oggi conosciuta come Piazza della Repubblica) è un complesso multifunzionale a grande scala di alto valore simbolico e urbano, che sorge a ridosso del centro storico di Lubiana. Risultato di un lungo processo progettuale (1960-74), caratterizzato da diverse riconfigurazioni volumetriche e funzionali, l’opera progettata da Edvard Ravnikar e dai suoi collaboratori può essere considerata come uno dei più straordinari e allo stesso tempo peculiari esempi di “campidogli” socialisti.
La sua particolarità deriva dalla capacità di intessere attraverso i propri diversi volumi una molteplicità di relazioni spaziali e linguistiche con, da una parte, le più varie scale della città e, dall’altra, con le sue stratificazioni storiche (dall’archeologia romana alle architetture barocche, dalla Lubiana ottocentesca a quella di Plečnik). L’equilibrio tra le parti e tra gli elementi del progetto viene gestito nel tempo, utilizzando precisi strumenti della composizione dello spazio che, lontani dal rigido monumentalismo, sono capaci di proiettare l’opera in una realtà viva e mutevole.
Il saggio vuole portare alla luce le principali strategie e tecniche di relazionalità che contraddistinguono l’opera di Ravnikar
La Sarajevo socialista: tra eredità e modernità
In the early 1960s, when Bosnia and Herzegovina was renamed to Socialist Republic of Bosnia and Herzegovina, Sarajevo experienced an exponential growth and an economic and demographic boom that exceeded the availability of housing. To remedy this growth peripheral areas were occupied by newly built districts - “residential colonies”, which among other things reflected the gigantism of the socialist period, and proposed a system made up of blocks and super-blocks scattered in open territories. The architectural panorama was enriched by a series of new architectural editions, expressly inspired by the principles of functionalism and rationalism of the Bauhaus.
All this has been created on the foundations made by a group of architects who returned to Sarajevo, and in Bosnia Herzegovina in general, after they had been trained in the most important European schools of architecture. Work of the new generations of Yugoslav architects marked a shift at the architectural scene in the 1960s who experimented with the “modernist” interpretations of authentic local architectural expression. The paper intends to retrace some of the main stages of “modernization” of Sarajevo and highlight the singularity of architectural production that is, internationally, still unknown.All'inizio degli anni '60 Sarajevo conobbe una crescita esponenziale e un boom economico e demografico tali da non riuscire a soddisfare la domanda di alloggi. Per rimediare a questa crescita, le aree periferiche, furono occupate da quartieri di nuova costruzione che riflettevano il gigantismo del periodo socialista e proponevano un sistema fatto di isolati e super-isolati sparsi in territori aperti. Il panorama architettonico si arricchì di una seriedi nuove espressioni architettoniche, inequivocabilmente ispirate ai principi del funzionalismo e del razionalismo del Bauhaus. Tutto questo è stato possibile grazie al contributo di un gruppo di architetti rientrati in Bosnia Erzegovina dopo essersi formati nelle più importanti scuole di architettura europee. Il lavoro della nuova generazione di architetti jugoslavi generò un significativo cambiamento nella scena architettonica degli anni '60. Il contributo intende ripercorrere alcune delle principali tappe del processo di “modernizzazione” di Sarajevo per sottolineare la singolarità di una produzione architettonica che, a livello internazionale, è ancora sconosciuta
Tra Archè e Techne. Sottili equilibri nell'opera di Oton Jugovec
Some works by the Slovenian architect Oton Jugovec are used to investigate his figurative and architectural research more generally, in which the definition of form can only be understood as the result of a synthesis of relationships between “construction” and “place”. The evolution of his thought manifests a gradual move away from the modes of international standardization, with the aim of developing an architecture capable of extracting and abstracting principles and forms derived from the study of previous epochs and tradition. Attention to places and memory of local identities, combined with formal and structural invention from traditional materials are the elements that distinguish his work and still constitute a topical element.Alcune opere dell’architetto sloveno Oton Jugovec sono utilizzate per indagare più in generale la sua ricerca figurativa e architettonica, in cui la definizione della forma può essere compresa solamente come il risultato di una sintesi di rapporti tra “costruzione” e “luogo”. L’evoluzione del suo pensiero manifesta un graduale allontanamento dai modi della standardizzazioneinternazionale, nell’intento di sviluppare un’architettura capace di estrarre e astrarre principi e forme derivate dallo studio di epoche precedenti, e della tradizione. Attenzione ai luoghi e memoria delle identità locali, combinate con l’invenzione formale e strutturale a partire da materiali della tradizione sono gli elementi che contraddistinguono il suo lavoro e costituiscono ancora elemento di attualità
La fine del Regionalismo
The text will start from the origins of the “critical regionalism” denomination to investigate the consequences of the “operational” approach to the history of contemporary architecture. In particular, I will start from the new framework in which the role of architecture today arises and from how this derives a need for an overall "repositioning" of the architect and his culture which requires, in addition to a change in responsibility and age, tools also reconsideration of the architectural events that preceded us and of the approach to their analysis. I will consider how the “regionalistic” position of many characters has produced a double consideration of the events of a modernity that today more than ever appears unique, multifaceted and useful perhaps more for what it contained “marginal” than for its mainstream. Finally, I will deal with an attitude, in the past practiced by architects, that of the construction of a “history” useful for the trade, now almost completely abandoned, and the risks that derive from this.Il testo partirà dalle origini della denominazione “regionalismo critico” per indagarne le conseguenze nell’approccio “operativo” alla storia dell’architettura contemporanea. In particolare, partirò dal nuovo quadro epocale in cui il ruolo dell’architettura oggi si pone e da come questo derivi una necessità di “riposizionamento” complessivo dell’architetto e della sua cultura che richiede, oltre ad una mutazione di responsabilità e strumenti anche la riconsiderazione delle vicende architettoniche che ci hanno preceduto e dell’approccio alla loro analisi. Considererò come la collocazione “regionalistica” di molti personaggi abbia prodotto una doppia considerazione delle vicende di una modernità che oggi più che mai appare unica, sfaccettata e utile forse più per ciò che ha contenuto di “marginale” che per il suo mainstream. Tratterò, infine, di una attitudine, in passato praticata dagli architetti, quella della costruzione di una “storia” utile al mestiere, oggi quasi del tutto abbandonata e dei rischi che da ciò derivano
Stato di cose. Le terme di Peter Zumthor
The text will start from the origins of the “critical regionalism” denomination to investigate the consequences of the “operational” approach to the history of contemporary architecture. In particular, I will start from the new framework in which the role of architecture today arises and from how this derives a need for an overall "repositioning" of the architect and his culture which requires, in addition to a change in responsibility and age, tools also reconsideration of the architectural events that preceded us and of the approach to their analysis. I will consider how the “regionalistic” position of many characters has produced a double consideration of the events of a modernity that today more than ever appears unique, multifaceted and useful perhaps more for what it contained “marginal” than for its mainstream. Finally, I will deal with an attitude, in the past practiced by architects, that of the construction of a “history” useful for the trade, now almost completely abandoned, and the risks that derive from this.Sono passati 30 anni dai primi studi elaborati da Peter Zumthor per le Terme di Vals, un progetto esemplare, una storia d’amore tra la pietra e l’acqua. É un intervento che ha suscitato da subito l’interesse della critica, su di esso si è scritto tanto e, avvalendosi delle suggestive immagini associate alla realizzazione, si è analizzata l’opera per comprendere il senso di quella atmosfera più volte richiamata dall’autore ed efficacemente esplicitata nella costruzione.La rilettura del progetto sviluppato da Zumthor per le Terme di Vals costituisce una opportunità per verificare la rispondenza di questa opera ai requisiti espressi da Kennet Frampton nella tesi sul Regionalismo critico, per valutare l’attualità di una sperimentazione progettuale che favorisca lo sviluppo di una cultura forte e carica di identità, che mantenga tuttavia aperti i contatti con la tecnica universale
Globalizzazione e identità nell’architettura contemporanea del Mediterraneo. Opposizione o compresenza?
Globalization and identity are concepts too vague to describe the complexity of contemporary architecture and cities. In the past, for instance, some global integration processes turned into distinctive characteristics of particular contexts. The cardo-decuman layouts of the Hellenistic-Roman civilization are now part of the identity of most of the Western, Mediterranean and Levant urban fabrics.The introduction of bastion fortification systems, as a defense after the invention of firearms, produced new artifacts and urban geometries that radically differ from those that characterized the pre-existing fabrics in European cities and beyond. Today, however, they have become components of new and more complex identities. It is therefore appropriate to take into account concrete instances of proximity and hybridization where the global and the local are intertwined, as it clearly appears in the Mediterranean architectural panorama.Globalizzazione e identità sono dei concetti troppo vaghi per descrivere la complessità dell’architettura e delle città contemporanee. Nel passato, per esempio, alcuni processi di integrazione globale si sono trasformati in tratti caratteristici di particolari contesti. I tracciati cardo-decumanici della civiltà ellenistico-romana fanno parte ormai dell’identità di gran parte dei tessuti urbani occidentali, mediterranei e del Levante.L’introduzione di sistemi di fortificazioni bastionate, come difesa dopo l’invenzione delle armi da fuoco, ha prodotto, nelle città europee e non solo, l’inserimento di nuovi manufatti e geometrie urbane radicalmente diverse da quelle dei tessuti preesistenti. Ma oggi tali geometrie sono diventate componenti di nuove e più complesse identità. È dunque opportuno tener conto di casi concreti di prossimità ed ibridazione, dove l’identitario s’intreccia con il globale, come chiaramente appare nel panorama architettonico del Mediterraneo