FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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Future memorie. L’ex ospedale psichiatrico di Palermo
The memory of the former asylum in Palermo has a future. The reuse of the complex can reveal to the urban community the everyday life of who was called "mad" but also of the monuments, underground paradises, other historical traces, and a new permeability of the urban paths. The project for the Vignicella Palace, elaborated, among others, in a PRIN research (Program of Research of National Interest) is, rather than a solution, an exploration of the potential of the complex and a contribution to the knowledge of its architectural principles.La memoria dell’ex manicomio di Palermo ha un futuro. Il riuso del complesso può svelare alla comunità urbana vicende quotidiane di chi fu chiamato “pazzo”, monumenti, paradisi ipogei, altre tracce storiche e una nuova permeabilità dei percorsi cittadini. Il progetto per il Palazzo della Vignicella, elaborato, fra altri, in una ricerca PRIN, più che una risposta è un’esplorazione delle potenzialità dell’opera e un contributo alla conoscenza dei principi architettonici a questa sottesi
Il circo sul tetto. Spazio pubblico, bene comune
Daily, by car, happen to pass through homogeneous, desolated and usually hermetic residential areas. Those are suburbs of the contemporary so called diffused city. Distant views resemble a big "dripping" that has erased borders and canceled the differences between the parts. This "negative identity", born from mediocrity and ordinary repetition of multiple family houses, isolated houses above the carefully enclosed hillside, an infinity of sheds and infrastructures around which stand the large shopping centers and places of fun, is a continuous appearance of solitary building presences that tell an inevitably boring and somewhat false character, from homologated behaviors and resigned to long days of incommunicability, made of lifes all too similar in homogeneous spaces. For all these reasons, the "case" of the recovery of the Nave-Arts Hall complex in Santiago del Cile, suspended between the enhancement of cultural systems and a poetic vision of the architect's social commitment, seems to me to be a significant angle from which to articulate a reflection on possible treatment strategies for the sufferer. In this work by Smiljan Radic, fresh air is breathed, a new energy and vitality, represented by an architecture that looks positively on the challenges that contemporaneity offers them. This work in Santiago del Cile teaches us above all that our vision of the world depends on the points of view from which we observe it. From "absent" where the form appears as a fragment, it becomes the place of "invention" and "poetic ambiguity". The most intriguing space is the roof, 750 square meters of pure urban invention. From here you can see the Andes, but the most extraordinary thing is the circus that Radic puts on the roof. Pure poetic invention.Quotidianamente ci capita di percorrere in auto omogenee, desolate e spesso ermetiche zone residenziali. Sono le periferie della contemporanea città diffusa. Viste da lontano assomigliano ad un grande “dripping” che ha cancellato i confini e annullato le differenze tra le parti. Questa “identità negativa” nata dalla mediocrità e dall’ordinaria ripetizione di villette bi, tri, quadri familiari, case isolate sopra la collina accuratamente recintate, un’infinità di capannoni, di infrastrutture attorno alle quali si insediano i grandi centri commerciali e i luoghi del divertimento è una apparizione continua di presenze edilizie solitarie che raccontano una esistenza inevitabilmente noiosa e un po’ falsa, dai comportamenti omologati e rassegnati a lunghi giorni di incomunicabilità, fatta di vite tutte troppo simili in spazi omogenei. Per tutte queste ragioni il “caso” del recupero del complesso Nave-Arts Hall in Santiago del Cile, sospeso tra la valorizzazione dei sistemi culturali e una visione poetica dell’impegno sociale dell’architetto, mi pare un’angolatura significativa dalla quale articolare una riflessione sulle possibili strategie di cura del malato. In quest’opera di Smiljan Radic’, si respira un’aria fresca, propria di una nuova energia e vitalità, rappresentata da un’architettura che guarda da un’angolatura positiva le sfide che la contemporaneità le propone. Questo lavoro a Santiago del Cile ci insegna soprattutto che la nostra visione del mondo dipende dai punti di vista dai quali lo osserviamo. Da luogo “assente” dove la forma si presenta come frammento, diviene luogo dell’”invenzione” e dell’”ambiguità poetica”. Lo spazio più intrigante è il tetto, 750 mq di pura invenzione urbana. Da qui si vedono le Ande, ma la cosa più straordinaria è il circo che Radic’ pone sul tetto. Pura invenzione poetica
Città/Fabbrica. Uno studio di prosperità inaspettata
Prato rappresenta uno studio di come la crescita industriale nella produzione tessile possa influenzare la condizione architettonica. Negli anni del dopoguerra, i pratesi hanno sviluppato metodi di specializzazione in una rete di PMI familiari. L’industria tessile del territorio si è ristretta negli ultimi anni, alla fine soccombendo alle forze della produzione di massa. La stessa città ha visto un aumento degli immigranti cinesi, che trovano lavoro nella fiorente industria di indumenti “fast fashion”. Un rogo in una fabbrica nel dicembre del 2013 ha rivelato tensioni e la colpevolezza del grande pubblico. Ciò nonostante, il successo storico di Prato e le sue necessità urgenti richiedono un esame e un confronto. La disaggregazione fisica della fabbrica e della città dà indizi su ciò che si può salvare e rinnovare
Bernard Rudofsky. Imparare dagli "altri"
The activity of Bernard Rudofsky draws the figure of an architect that creates a rich and complex vision of Living in the modern world, through the experience of travelling, curiosity and playing. An architect that in critical terms gets close to different cultures and from them he structures a projectual experience and a teaching practice centered on confrontation and discovery. Professor, architect and exhibition designer, in each different occasions he is able to teach and learn from others.L’attività di Bernard Rudofsky delinea la figura di un architetto che costruisce una visione complessa e ricca dell’Abitare nel mondo moderno, attraverso l’esperienza del viaggio, della curiosità e del gioco. Un architetto che si accosta criticamente a culture diverse per strutturare un’esperienza progettuale e didattica centrata sul confronto e la scoperta. Professore, designer, architetto, curatore di mostre, in ogni differente occasione ha saputo insegnare e imparare dagli altri
Frammenti di un discorso educativo
Opening the work, opening course: the proposed criterion is conducted on fragments of a many voices speech describing it, opening it to different interpretations and possibly precise it by the relations between writer and reader. The path follows the traces of examples that may define general principles, opening tools towards other contests.Apertura dell’opera, apertura dell’insegnamento: il criterio proposto è condotto su frammenti di un discorso a più voci che lo descrive, lo apre alle diverse interpretazioni e eventualmente lo precisa grazie ad una relazione mutevole tra chi scrive e chi legge e a sua volta interpreta. Il percorso segue le tracce lasciate dagli esempi scelti che possono definire principi generali, che diverrebbero in tal caso strumenti per attivare ulteriori aperture verso altri contesti
Il Girasol: la cortina paesaggio vertiginoso
Con gli appartamenti dell’edificio Girasol, (Madrid 1964-67), J. A. Coderch porta entro la cortina edilizia tradizionale la gerarchia compositiva e la spazialità delle sue ville unifamiliari. Il meccanismo aggregativo delle singole unità dilata lo spazio aperto attorno a cui si organizzano i locali padronali ad una dimensione di carattere paesaggistico, resa tangibile anche dai materiali e dal loro uso.
Lo stato delle cose e la nostra formazione
Is it possible to apply strategies of formal decomposition to the figurative patrimony left in heritage by the generation of Canella, Rossi, Aymonino, Semerani and companions? Or better, isn’t it the only way accessible, after acknowledging that the historical and dialectical conditions in which those architectures and their authors took place can’t be repeated? And even, are we sure that certain figures, taken away from their natural environment and reput in circulation, still don’t preserve something of their original meaning? And how much? Therefore, it’s only by the “historical” betrayal of their world that today it’s possible to release the formal and semantic values, that instead, for their nature, benefit of several lives. Maybe, for does who loved certain forms, it’s the only work to do.È possibile applicare strategie di scomposizione formale al patrimonio figurativo lasciato in eredità dalla generazione dei Canella, Rossi, Aymonino, Semerani e compagni? O meglio, non è forse l’unica strada percorribile, una volta ammesso che le condizioni storiche e dialettiche in cui quelle architetture e i loro autori operavano non possono essere ripristinate? E anche, siamo sicuri che certe figure, prelevate dal loro ambito naturale e rimesse in circolazione, non conservino ancora qualcosa del significato originario? E per quanto? Dunque, è solo attraverso il tradimento “storico” di quel mondo che oggi è possibile liberare le valenze formali e semantiche, che invece, per loro natura, godono di molte vite. Forse, per chi ha amato certe forme, l’unico lavoro da fare.
Il tempo come materiale da costruzione. Il museo delle collezioni reali sulla Cornisa di Madrid
L’autore stesso dell’opera racconta nell’articolo il lungo percorso temporale che hanno attraversato per giungere alla realizzazione del Museo delle Collezioni Reali, che si estende sul bordo occidentale della città antica monumentale. Da un lato la scelta materico costruttiva, la ripetizione dei portali in cemento bianco, così influenzata dal contesto e dalle sue complesse stratificazioni storiche, e dall’altro la scelta tipologica, strettamente condizionata dalle necessità espositive della contemporaneità, sono declinazioni diverse di un tempo riletto come materiale del progetto
Osservazione e distrazione. Alberto Cruz nella Scuola di Valparaiso
The Ciudad Abierta at Ritoque in Chile founded in 1970 is closely linked to the PUCV Faculty of Architecture in Valparaiso. In creating the works built in this “city” a pedagogy was tried out with a particular approach to and construction of the architecture that has maintained its validity and fascination for many years. The teachings of the founders of this school still constitute a provocation for all those interested in architecture as well as those who practise it. In particular, the figure of Alberto Cruz Covarrubias, recently deceased, still seems able to stimulate imagination and creativity through his writings and drawings, in line with what he believed in: “ultimately, the only thing a professor can do for his students is to give an example”.La Ciudad Abierta di Ritoque in Cile fondata nel 1970 è strettamente connessa con la Facoltà di Architettura della PUCV di Valparaíso. Nella realizzazione delle opere costruite in questa “città” è stata sperimentata una pedagogia di approccio e costruzione dell’architettura che continua a mantenere la sua validità ed il suo fascino a distanza di molti anni. Gli insegnamenti dei fondatori di questa scuola costituiscono ancora una provocazione per tutti coloro che si interessano di architettura e che la praticano. In particolare la figura di Alberto Cruz Covarrubias, scomparso di recente, appare capace ancora di stimolare attraverso i suoi scritti ed i suoi disegni l’immaginazione e la creatività, conformemente al ciò in cui credeva: “in fondo l’unica cosa che può fare un professore davanti ai suoi alunni è dare un esempio”