FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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    485 research outputs found

    I manicomi tra memoria e futuro: esempi europei

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    This paper examines the destiny of the former psychiatric hospitals in Italy after the disposal process in relation to the preservation conditions and uses, as well as memory conservation. The same set of problems are dealed with the European system in three examples relating to France (Bron, near Lyons), England (Oxford County Lunatic Asylum of Littlemore, Oxford), and Germany (Manica of Illenau, Achern), highlighting the diversity of solutions.Il contributo esamina il destino degli ex OP in Italia dopo il processo di dismissione in relazione alle condizioni di conservazione e alle destinazioni d’uso, nonché nei confronti della conservazione della memoria. Le stesse problematiche sono affrontate a scala europea in tre esempi relativi alla Francia (Manicomio di Bron, vicino Lione), all’Inghilterra (Oxford County Lunatic Asylum di Littlemore, Oxford), e Germania (Manicomio di Illenau, Achern), evidenziando la diversità di soluzioni

    Dalla “società dello spettacolo” allo spettacolo della società. La rigenerazione urbana come pratica di rivendicazione del dismesso

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    The dismission of the industrial city gives us an "unproductive" waiting condition, with regard to which three different strategies can be recognized. The first, spread in Europe since the second half of the 1970s, has elegantly removed this cumbersome presence, assimilating it to a "gap”, to redeem by invoking the "authority of the past” at achieving a continuity with the morpho-typological principles derived from the existing urban layout. The second, which consolidates in the mid-1990s, sees the chance of emptiness as an opportunity to be relocated in the reference horizon of globalization, eradicating it from the local dimension in favor of de-territorialization processes which are not given a chance of control. The third, generated by the crisis of the creative finance, requires a reflection on the "landscape of abandonment", which, due to the state of affliction which the traditional subjects of transformation experience, open up to an unprecedented crisis of the discipline. The writer believes that the prolongation of the waiting condition can become an occasion for a profound rethinking of the architect's profession and his culture, provided that people know how to look at the reality for what it is, avoiding both the "fascination" for re-composition of the lost unity and the "self-satisfaction" for the equivalence of solutions, generated by the temporary absence of constraints, which the crisis liberates and entails. La dismissione della città industriale, per sua stessa natura, ci restituisce una condizione di attesa “improduttiva”, rispetto alla quale si possono riconoscere tre differenti strategie. La prima, diffusasi in Europa a partire dalla seconda metà degli anni ’70, ha elegantemente rimosso questa presenza ingombrante, assimilandola a “lacuna”, da redimere invocando l’“autorità del passato”, nel segno di una continuità con i principi morfo-tipologici desumibili dal palinsesto urbano esistente, che ha nei fatti inaugurato la stagione del cosiddetto Neo-razionalismo. La seconda, che si consolida verso la metà degli anni ’90, con anticipazioni pioneristiche nel decennio precedente, coglie l’occasione del vuoto come opportunità da ricollocare nell’orizzonte di riferimento della globalizzazione, sradicandolo dalla dimensione locale a favore di processi di de-territorializzazione di cui non si dà possibilità di controllo. La terza, generata dalla crisi della finanza creativa, promotrice della fase precedente, impone una riflessione sul “paesaggio del dismesso” che, non essendo risolvibile nei termini pocanzi delineati, per lo stato di sofferenza in cui versano i tradizionali soggetti della trasformazione, apre ad una crisi senza precedenti della disciplina. Chi scrive ritiene che il prolungarsi della condizione di attesa, che oramai assume tratti “inquietanti”, possa diventare una occasione di profondo ripensamento del mestiere dell’architetto e della sua cultura, a condizione che si sappia guardare il reale per ciò che è, evitando tanto l’“incanto” per la ricomposizione dell’unità perduta quanto l’“autocompiacimento” per l’equivalenza delle soluzioni, generata dall’assenza temporanea di vincoli, che la crisi libera e comporta

    La nuova Fondazione Prada a Milano. Un “colossal architettonico”

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    The "dismission's landscape" is now an important resource for regeneration strategies, based on “constructing the built” practice. The complexity of disaster recovery is often reflected in the spectacular image of the results obtained; the new Rem Koolhaas's Prada Foundation is the perfect example. These operations cannot be taken as best-practices if they are sporadic and only bound to contexts in which strong private interests persist in ensuring  “all star cast" for "architectural colossal".Il “paesaggio della dismissione” è oggi una risorsa importante per le strategie di rigenerazione fondate sulla pratica del costruire il costruito. La complessità dell’azione di recupero del patrimonio dismesso si traduce, spesso, nell’immagine spettacolare dei risultati ottenuti, come nel caso della nuova Fondazione Prada di Rem Koolhaas. Operazioni, queste, che non possono essere assunte come best-practices in quanto sporadiche e unicamente rilegate a contesti in cui persistono forti interessi privati in grado di garantire “cast” stellari per “colossal architettonici”

    I camini di Serlio e le finestre di Koolhaas. Composizione non-composizione

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    Starting with a consideration on the Vitruvian dispositio, characterized in architectural treatises by a unified vision of Architecture as a discipline, and aimed to the transmission of knowledge in relation to its practice, the essay analyses the changes which have occurred in Architecture since the 18th century, in order to reflect upon the design and disciplinary role of some of the architectural tools (both compositional and non-compositional) typical of postmodernity. The framework is a sort of reasoning through the language and about architecture in general, starting from the two poles of Enlightenment and post-modern – the latter meant as the post-modern condition of thought.A partire dalla rilettura della dispositio vitruviana in stretta relazione con quella visione unitaria della disciplina che si inscrive nel solco della trattatistica e mira alla trasmissibilità del sapere in funzione della sua applicazione pratica, il saggio esamina i cambiamenti occorsi nella pratica architettonica dal Settecento in avanti per riflettere sul ruolo progettuale e disciplinare di alcuni dei dispositivi architettonici – compositivi e non-compositivi – caratteristici della postmodernità, collocandoli all’interno di una sorta di ragionamento sul linguaggio, e da qui sull’architettura in generale, a partire dai due poli dell’illuminismo e del postmoderno, quest’ultimo inteso nel senso della condizione postmoderna del pensiero

    La Ca' Brütta di Muzio e il IV libro del Serlio. L’invenzione del linguaggio

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    This essay attempts, in a fresh way, to trace the treatises behind Muzio’s figuration, highlighting the role of Sebastiano Serlio’s work as a departure point for an operational recomposition of architectural language. Serlio’s grammar and syntax in Book IV of his "Treatise on Architecture" is analysed as a source of the solutions adopted for Ca’ Brütta, defining the authenticity and depth of its genealogy together with a long-term view of its legacy.l saggio tenta in maniera inedita di rintracciare le fonti trattatistiche della figurazione muziana, evidenziando il ruolo dell’opera di Sebastiano Serlio come punto di partenza per una operativa ricomposizione del linguaggio architettonico. La grammatica e sintassi serliana del IV libro dell’architettura è analizzata come sorgente delle soluzioni attuate nella Ca’ Brütta, definendone l’autenticità e profondità della sua genealogia ed assieme la prospettiva di lungo termine della sua eredità

    Reenacting memories

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    From the Psychiatric Hospital “Santa Maria della Pietà” to the “Museo Laboratorio della Mente”: memories kept and celebrated in a web of images and stories in a constantly changing community

    Forma Orbis. Il campo di fondazione dell'architettura

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    The Forma Orbis is understood here as the cartographic representation of the surface of the Earth that makes operable a “foundation Field” for the architecture. In this Field is represented the "becoming" between the figures of the Earth and the figures of the architecture. On the basis of these assumptions, the contribution explores the difference between Ground and Field and analyzes the crisis of the role of Typology for the urban design within the Piranesi’s works. The contribution ends by reading the foundation of Rome both as one of the most archaic event in the western city history and as one of the most actual problem for the foundation of the contemporary city.La Forma Orbis è concepita qui come la rappresentazione cartografica della superficie della Terra che rende operante un “Campo di fondazione” per l’architettura. In questo Campo è rappresentato il “divenire” tra le figure della Terra e le figure dell’architettura. Sulla base di questi assunti, il contributo esplora la differenza tra Suolo e Campo e analizza la crisi del ruolo della tipologia per il progetto urbano all’interno dell’opera di Piranesi. Il contributo si conclude leggendo la fondazione di Roma sia come uno degli eventi più arcaici nella storia della città occidentale, sia come uno dei problemi più attuali per la fondazione della città contemporanea

    Editoriale: Epifenomeni

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    Gli effetti collaterali sono noti nella medicina come risultato secondario, per esempio, di un intervento chirurgico, di una medicazione specifica, oppure – come generalmente noto – di stimolanti. Sebbene siano comunemente associati con effetti indesiderati e avversi, possono essere anche di beneficio, al punto che qualche terapia o farmaco viene prescritto appositamente a causa dei loro difetti.Come comune denominatore, i nostri contributi a quest'edizione di FAmagazine si concentrano su entrambi i casi e su una comprensione imparziale degli eventi collaterali, in particolare nel contesto dell’urbanistica e dell’architettura, essendo quest'ultima o un effetto collaterale di un’altra dinamica oppure, involontariamente o consciamente, introdotta da un fenomeno supplementare

    I territori dell'analogia. A cominciare da Oswald Mathias Ungers

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    The article discusses the relationship between the analogy and the discipline of architecture. It tries to investigate, through the example of architects and architectures, the "internal" and "external" qualities to the architectural writing of the analogical process. The analogy, in fact, on the one hand implies a close relationship with the discipline and its constituent devices, with the story (the architecture analogous to the architecture), on the other hand, by introducing within the design elaboration subjective dynamics, related to memory and imagination, it also suggests external connections to the architectural field, with nature, with art, with the landscape. Through the analogy, it is possible to retrace according to an original perspective the autonomous and heteronomous characters of the architecture.L’articolo affronta il rapporto tra l’analogia e la disciplina architettonica, tenta di indagare cioè, anche attraverso l’esempio di architetti e di architetture, le qualità “interne” ed “esterne” alla scrittura architettonica del processo analogico. L’analogia, infatti, implica da un lato uno stretto rapporto con la disciplina e con i suoi dispositivi costitutivi, con la storia (l’architettura analoga dell’architettura), dall’altro, introducendo all’interno dell’elaborazione progettuale dinamiche soggettive, legate alla memoria e all’immaginazione, essa suggerisce anche connessioni esterne al campo dell’architettura, con la natura, con l’arte, con il paesaggio. Attraverso l’analogia è possibile ripercorre secondo un’angolatura originale i caratteri autonomi ed eteronomi dell’architettura

    Le città dimenticate. Dalla città per la cura alla cura per la città

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    Machines à soigner, Psychiatric hospitals that were built in compliance with medical science prescriptions, according to a bijective relationship between form and use, and decommissioned after about one hundred years, have long been struck by a damnatio memoriae.The open project for re-introducing these forgotten cities into urban dynamic cycles, refers to the chance to plan smaller or larger interventions, which are compliant with a whole design that keeps together a diversity of stories, uses, accesses and contemporary spaces. A project embedding the issue of memory, without forgetting history.This text and its pictures deal with the foundation and with a possible re-interpretation of former psychiatric hospitals, with a focus on the former Leonardo Bianchi’s in Naples, which has been a case study both for research by design and for university teaching.Machines à soigner, gli ospedali psichiatrici costruiti in relazione a prescrizioni della medicina, secondo una rispondenza precisa tra funzione-forma e dismessi dopo circa cento anni, sono stati a lungo oggetto di una damnatio memoriae.Il progetto aperto per la ri-immissione di queste città dimenticate nelle dinamiche urbane, passa per la possibilità di ipotizzare diversi interventi, dal minimo al massimo, rispondenti ad un disegno che tenga insieme storie e molteplicità di usi, di accessi, di spazi contemporanei. Tutto senza dimenticarne la storia e includendo nel progetto il tema della memoria.Il testo e le immagini raccontano della fondazione e di una possibile reinterpretazione degli ex ospedali psichiatrici con particolare riferimento all’ex Leonardo Bianchi di Napoli oggetto di studio e sperimentazione progettuale anche in ambito didattico

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