FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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La scala della "città intelligente". Abitare lo spazio pubblico nella società delle Reti
Beyond the purely technocratic dimension of the first generation of projects about of smart cities, and intending instead the research field as complex and crossdisciplinary, the job is a research, historically based, about an interpretation of the nature and role of public space in this realm, which shows drastically revamped by technological innovations, even in its cognitive origins. Examining seminal and critical experiences, it concludes that the public space of the intelligent city is the site of the collision of the social, cognitive and perceptual scales, and opens to further reflections.Al di là della dimensione puramente tecnocratica della prima generazione di progetti in materia di smart cities, e intendendo invece il settore di ricerca come complesso e crossdisciplinare, il lavoro cerca, su base storica, una interpretazione della natura e del ruolo dello spazio pubblico in questa compagine, drasticamente rinnovata dalle innovazioni tecnologiche fin nelle sue origini cognitive. Attraverso una disamina di esperienze seminali e critiche, se ne conclude che lo spazio pubblico della città intelligente è il luogo della collisione delle scale sociali, cognitive e percettive, e si apre a riflessioni future
Riqualificare il costruito, riflettere sulla città. Agganciare, includere, sopraelevare, rivestire
Within a multidisciplinary group of scientists, who worked upon a research named “INNOVATIVE TECHNOLOGY FOR ECO-STAINABLE AND ECO-FRIENDLY TIMBER SYSTEMS FOR ENERGY AND FUNCTIONAL UPGRADING OF BUILDINGS”, our role as architects interested in urban design, has been among the others, that one of focusing upon the human being and a particular environment in which he would choose to live in: the Italian historical city.All’interno di un gruppo multidisciplinare che ha lavorato ad una ricerca dal titolo “Innovazione tecnologica per lo sviluppo di sistemi ecosostenibili e ecocompatibili basati sull'utilizzo del legno per la riqualificazione energetica e funzionale del costruito esistente”, il nostro ruolo di architetti che si interessano di composizione, è stato, tra gli altri, quello di riportare al centro della riflessione l’uomo e un particolare ambiente nel quale può scegliere vivere: la città storica italiana
Broader than Broadway. Le anomalie dentro la griglia
La tipologia di edifici poco profondi e cuneiformi è emersa come conseguenza dell’incontro di un piano urbano inserito in un tessuto urbano esistente. Questo fenomeno compare in diverse città come New York o Parigi. Generalmente, queste anomalie non fanno parte della strategia urbana in modo conscio, ma sono eccezioni e difetti nella logica della pianificazione. Nonostante ciò sono la causa di momenti urbani affascinanti, nei quali l’unione tra urbanistica e architettura sembra dare del suo meglio. Queste anomalie si possono percepire sia come insoliti oggetti, sia come obbedienza al piano urbanistico. Seguendo le regole di quest'ultimo su tutta la linea, sorgono edifici grande importanza perche' pezzi indispensabili in grado di rafforzare la trama urbana
Shifting Horizons. Intentionality and architectural Composition
Composition implies the adoption of an internal order that underlies not only the shape but allows its communicability and transmissibility and so also duration, even of the constituent processes. From the second half of the '900 the principles of order and disorder become less defined: the conceptual and formal fragmentation involves the use of multiple compositional devices, logical-deductive, analog, textual, that announce reports relational, dynamic and interscalari of landscape aspect
Aree militari dismesse, ma non riconvertite. Una spettacolarizzazione istituzionale con scarsa efficacia
Following the international geopolitical changes after the Berlin Wall fall and the Army Forces radical reorganization, from the end of the Eighties significant amounts of land, located in urban and peripheral areas, have been freed of military functions.Although dismissed military sites could theoretically provide an opportunity to define new rules for urban growth and to be able to work effectively for territorial reorganization, in Italy there are found several factors that are contributing to the deterioration and obsolescence of these structures. Until today the abandoned military areas are still not converted to civilian uses and it is not existing an adequate reflection about the difficulties that local governments have been faced for the construction of virtuous reuse processes as well as for the re-introduction of the former military heritage inside the economic cycle. It is a kind of understudied “empty urban space” that needs to be rethought with a view toward regeneration, such as a development and competitiveness potentiality factor.In seguito ai mutamenti geopolitici internazionali posteriori alla caduta del muro di Berlino e al radicale riassetto delle forze armate, consistenti quantità di territorio, ubicate sia in ambito urbano, sia periferico, sono state liberate dalle funzioni militari a partire dalla fine degli anni Ottanta. Sebbene i vuoti militari dismessi possano teoricamente fornire l’occasione per definire nuove regole per la crescita urbana e poter operare efficacemente per la riorganizzazione del territorio, in Italia si riscontrano diversi fattori che stanno contribuendo al degrado e all’obsolescenza di queste strutture. Ancora ad oggi al fenomeno delle chiusure non sta seguendo la riconversione ad usi civili e non esiste una riflessione adeguata sulle difficoltà che le amministrazioni locali si sono trovate ad affrontare nella costruzione di processi virtuosi di riutilizzo e re-introduzione nel ciclo economico dei patrimoni ex militari. Si tratta di una tipologia di “vuoto urbano” relativamente poco studiata, da ripensare in un’ottica di rigenerazione e potenziale fattore di sviluppo e competitività
La città nell'università. L'esperienza Mastercampus
The fundamental role that a university currently plays in European cities requires a rethinking of the sites occupied. One of these being the campus. The Mastercampus project experience encourages reflection on some key elements to understand this type of settlement and the relationship established with the reference city in the light of fresh European needs and opportunities. Il ruolo fondamentale che oggi assume l’istituzione universitaria nei confronti della città europea richiede un ripensamento dei luoghi nei quali essa si insedia. Uno di questi è il campus. L’esperienza svolta all’interno del progetto Mastercampus stimola il ragionamento rispetto ad alcuni elementi chiave per comprendere questo tipo insediativo e la relazione che instaura con la città di riferimento, alla luce delle nuove esigenze ed opportunità europee
Ma quanto è brutta questa "Smart City"!
The Smart City is a machine, a sort of city-computer, where the hardware is made by buildings and infrastructures and the software by integrated digital networks. So an efficient city in absolute sense. The problem is when these goals and these procedures are considered able to generate an architectural form, or when considered sufficient to return quality to the city. An urban quality that derives from "efficiency" makes think more about dystopia of Fritz Lang's Metropolis that utopia of the New City of Sant'Elia.La Smart City è una macchina, una sorta di città-computer nella quale l'hardware è costituito dagli edifici e dalle infrastrutture e il software dalla gestione digitale integrata delle comunicazioni immateriali. Insomma una città efficiente nel senso pieno della parola. Il problema si pone quando queste caratteristiche vengono considerate sufficienti a restituire qualità alla città. Una qualità urbana che discende meccanicamente dalla “efficienza” farebbe pensare più alla distopia della Metropolis di Fritz Lang che alla utopia della Città nuova di Sant'Elia
Inscenando il passato industriale. Attuali strategie esperienziali tra Amsterdam, Rotterdam e Copenhagen
The article investigates the current rampant trend consisting in the regeneration of former disused industrial areas according to a sought-after "mixité" character made of culture, temporality, ephemeral, flexibility. The preliminary mapping of phenomena under way in the transformation of the city in crisis, between Amsterdam, Rotterdam and Copenhagen, brings out the role of the local community in triggering a process of value in the institutional absence of planning that is no longer able to promote it and handle it. This leads to places of / in transition that host functions of a predominantly cultural nature, promoted by a new type of "2.0" actors such as start-ups, creative industries, young entrepreneurs and cultural operators.The abandoned former industrial area aims to transform itself, therefore, into an urban centrality through gradual self-triggering actions, planned in compliance with medium-long-term time schedules. This policy, supported by adequate urban planning tools, contributes to the reactivation of the latent potential of the disused space resource, while awaiting structural projects that are aimed at permanent regenerating interventions.L’articolo indaga l’attuale tendenza dilagante consistente nella rigenerazione di ex aree industriali dismesse secondo una ricercata “mixitè” caratteriale fatta di cultura, temporaneità, effimero, flessibilità. La mappatura preliminare di fenomeni in atto nella trasformazione della città in crisi, tra Amsterdam, Rotterdam e Copenaghen, fa emergere il ruolo della comunità locale nell'innescare un processo di valore nella vacanza istituzionale del planning che non è più in grado di promuoverlo e di gestirlo. Ne derivano luoghi di/in transizione che ospitano funzioni a prevalente carattere culturale, promosse da un nuovo tipo di attori “2.0” come start-up, industrie creative, giovani imprenditori e operatori culturali. L’area dismessa ex industriale mira a trasformarsi, quindi, in una centralità urbana attraverso azioni graduali auto-innescanti, pianificate nel rispetto di cronoprogrammi a medio lungo termine. Questa politica, sostenuta da strumenti urbanistici adeguati, contribuisce alla riattivazione del potenziale latente della risorsa spaziale dismessa, in attesa di progettualità strutturali traguardanti interventi di rigenerazione permanenti
Editoriale: Dove sta andando la ricerca nei dottorati di progettazione architettonica in Italia?
Tra ottobre e novembre del 2014 si sono svolti in Italia, a Parma e Venezia, due importanti incontri sui dottorati di ricerca della progettazione architettonica. Uno, il primo, – svoltosi nell’ambito delle manifestazioni del decennale del Festival dell’Architettura 2004-2014 e più circoscritto alla Composizione architettonica e urbana e al suo insegnamento d’eccellenza –, ha visto alternare alle presentazioni delle ricerche (che compongono il numero 30 di FAmagazine) momenti di dibattito sui corsi di dottorato in progettazione/composizione architettonica. L’altro, il secondo, più sistematico nel voler affrontare il problema generale della massima formazione accademica nei diversi settori dell’architettura, della pianificazione urbanistica e del design, si è svolto all’IUAV di Venezia in un convegno di due giorni denso di spunti operativi
Bellezza della città vs efficienza urbana. La sintesi smart di Lafayette Park
Many experiences related to smart cities seem limited to control the urban efficiency through the digital systems for the construction of a city where the adjective smart doesn’t necessarily mean an urban, architectural, or, generally speaking, a formal sustainability. The question should be: is still possible build beautiful cities as well as smart ones? The text identifies Lafayette Park designed by Hilberseimer and Mies van der Rohe, as possible ante litteram example of smart city to look in order to build cities, or parts of them, to make people’s lives easier and, therefore, to make recognition places for their citizens.Molte esperienze legate alle smart cities sembrano limitate al controllo della efficienza urbana, attraverso il digitale, per la costruzione di una città dove l’aggettivo intelligente non necessariamente include una sostenibilità intesa anche come urbana, architettonica e, in genere, formale. L’interrogativo di fronte al quale ci troviamo è: perché frettolosamente rinunciare a costruire delle città che, oltre che smart, siano anche belle? Il testo individua nel progetto di Lafayette Park di Hilberseimer e Mies van der Rohe un possibile esempio di smart city ante litteram al quale guardare per costruire città, o parti di esse, che rendano la vita degli abitanti più facile ma siano anche in grado di essere luogo del riconoscimento per i propri cittadini